30 settembre 2013

#YOGA: KARMA, L’EFFETTO DELLA SCELTA



"Tutti noi siamo il risultato delle nostre scelte". Il maestro indiano James Eruppakkattu, sorridente come suo solito, inizia subito con una provocazione la conferenza all'interno di Torino Spiritualità, dal titolo "Karma, l'effetto della scelta". E continua: "Quanti di noi, guardando al passato, pensano di avere fatto sempre le scelte giuste? Oppure sono convinti di avere sbagliato?". Qualche mano, timidamente si alza. Con l'incalzare proprio del domandare maieutico che induce l'ascoltatore a giungere da solo alle risposte, James ci pone subito nel cuore esatto della questione: non esistono scelte di per sé giuste o sbagliate, esiste solo il fare una determinata esperienza che, in un dato momento della vita, evidentemente è necessario fare. Di conseguenza, anche i risultati delle nostre scelte sono di per sé neutri, siamo noi che – filtrati dalle nostre immagini o impressioni mentali (ne ha parlato anche lo Swami Veetamohananda) - li carichiamo di giudizi, positivi o negativi, e questo ci induce a colpevolizzarci di continuo. Iniziare ad avere la consapevolezza che esiste un tempo per ogni esperienza, può sollevarci dal peso di rimorsi o mortificazioni di vario genere. Naturalmente, ciò non vuol dire soccombere a qualsiasi situazione ci si presenti, piuttosto diventare veicoli di consapevolezza. Consapevolezza Superiore.

Per fare questo ci viene incontro lo Yoga e le sue pratiche armonizzanti che, agendo contemporaneamente sulla purificazione e sul potenziamento delle facoltà mentali, favorisce la sintonizzazione di tutto il nostro essere (dai pensieri alle emozioni) su livelli più elevati di energia, là dove non c’è più bisogno nemmeno di “scegliere”, perché le cose semplicemente accadono in sintonia con la volontà divina, quell’Intelligenza cosmica intrisa di energia che sottostà a tutto il creato. In questo modo diveniamo veicoli di una volontà più grande che non può sbagliare, perché agisce sempre nel nome dell’amore. Ma per entrare in sintonia con tale piano di evoluzione, è necessario rimanere sempre ricettivi, aperti, predisposti a ricevere perché se è vero che l’energia è sempre lì, sempre disponibile per tutti in quantità infinite, è altrettanto vero che bisogna sapere come riceverla. Proprio come un canale ricetrasmittente: non basta accendere la radio per ascoltare un certo canale, occorre sintonizzarsi a una data frequenza. Lo stesso vale per noi, perché siamo fatti di energia (parole, pensieri ed emozioni emanano vibrazioni continuamente). Dobbiamo pertanto diventare canali di apertura e, contemporaneamente, sintonizzaci con le frequenze più elevate affinché quelle più basse, legate all’istinto, all’inconscio e alle forme di coscienza inferiori, non facciano più presa su di noi. Proviamo a sorridere un pò più spesso, ad esempio. E a dire qualche SI in più.

Un altro punto cruciale su cui il maestro ci invita a riflettere è questo: siamo tutti interconnessi. Tutto quello che facciamo per noi, in realtà ha una ripercussione inevitabile anche sugli altri, che ne siamo consci oppure no. E’ una legge universale. Perché, appunto, ai livelli più sottili dove agiscono le energie che emaniamo sintonizzandoci con quelle simili alle nostre, siamo tutti collegati. Uno dei principi basilari del Karma Yoga (lo Yoga dell’azione disinteressata) è quello per cui noi, facendo parte (anche) del mondo fisico materiale, abbiamo il dovere di agire perché ciascuno di noi è chiamato a realizzare il proprio “dharma” (dovere, missione, compito, vocazione) per il quale si è incarnato in questa vita ma senza attaccamento per i risultati. Perché “l’azione è tua, il risultato è del mondo”, sintetizza eloquentemente James.

A questo punto sorge la domanda fondamentale, la stessa su cui poggia tutto il dilemma di Arjuna nell’episodio cruciale del “Maharabarata”, noto come Bhagavad Gita (dedicherò in seguito un post riservato a questo fondamentale testo indiano di grande ispirazione spirituale): come si fa a capire se un’azione è giusta o sbagliata, o ancora, a scegliere quando bisogna agire e quando è meglio di no?

Se si è connessi con la Consapevolezza Superiore a cui abbiamo accennato prima, non si hanno dubbi. Il primo passo da compiere è uno: prendere una decisione. La sola scelta che dobbiamo davvero fare è quella di voler cambiare. Scegliere di voler fare un passo in avanti nella nostra evoluzione, scegliere di voler migliorare. Decidere di voler cambiare è tutto quello che ci serve affinché l’Intelligenza universale “cospiri” (parafrasando Paulo Coehlo) a nostro favore, sempre. Decidere è diverso dal desiderare. Le parole hanno un peso energetico diverso. Un conto è dire “desidero cambiare”, un altro è affermare con convinzione e intenzione sincera: “io scelgo di cambiare”. Ci sarebbe molto da dire sul potere delle affermazioni positive, il maestro Paramhansa Yogananda ne ha fatto un cardine dei suoi insegnamenti (un libro che consiglio sempre è “Affermazioni scientifiche di guarigione"), ma in questo post mi limito a riportare le riflessioni scaturite dal bellissimo incontro con il maestro James il quale, prima di condurre i presenti in una sessione pratica di respirazioni, visualizzazioni e canti del mantra Om, conclude la parte teorica con questo sillogismo metafisico: chi crede in Dio non può non credere nella reincarnazione. Siete curiosi di sapere perché? Ne parlerò nel prossimo post.

Ricordo che il maestro James insegna Yoga a Torino dal 1980 presso la Scuola Yoga Shanti di Via San Secondo 51 (tel. 011.597153, www.scuolayogashanti.it, Facebook: Scuola Yoga Shanti).

Quando desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio. Esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà, è perché questo desiderio è nato nell'anima dell'Universo. Quella cosa rappresenta la tua missione sulla terra” (Paulo Coelho)

Letture consigliate
"Yoga pratici" di Swami Vivekananda
"La pratica del Karma Yoga" di Swami Sivananda Saraswati
"Lo Yoga della Bhagavad Gita" di Sri Aurobindo
E - a proposito di scelte - leggete qui e connettetevi con le Energie della Nuova Terra, favorite dall'equinozio d'autunno 2013


La Pratica del Karma Yoga
Yoga Pratici
Lo Yoga della Bhagavad Gita Voto medio su 4 recensioni: Da non perdere

27 settembre 2013

#MAESTRI – IL CORAGGIO DI ESSERE: INCONTRO CON SWAMI VEETAMOHANANDA


Una bella lezione di vita ieri pomeriggio presso il Circolo dei Lettori dove si è svolto un incontro con  lo Swami Veetamohananda. Avvolto nella sua morbida veste arancione, lo Swami si siede e, dopo avere ringraziato Torino Spiritualità per l'organizzazione di questi incontri "sempre più necessari per il benessere dell'umanità" entra subito nel vivo dell’argomento della serata dedicato al “Coraggio di essere”. E non ci gira troppo intorno:

"Ciascun  individuo porta dentro  di sé la vita eterna". Paradossalmente suona quasi come un anatema questo esordio ma è più che mai efficace. Nei tempi di  oggi, così frenetici e virtualizzati, esposti a un'invasione di tecnologia che ormai pervade la sfera dei rapporti sociali senza soluzione di continuità, sembra pressoché impossibile "accorgersi" di quanto risuona nel nostro intimo, se solo si rimanesse un po’ più nel  silenzio.

Lo Swami inizia con le precisazioni per rendere più chiaro il concetto. Sono sette gli elementi che riflettono questa natura divina che è in ciascuno di noi:

l'armonia di pura energia
la radianza (luce, luminosità)
la bellezza
l'amore puro
l'intelligenza (creatività)
il sapere
la benedizione (gioia)

Ma tali aspetti sono offuscati, se non addirittura completamente nascosti, a causa delle limitazioni che  affliggono l'essere umano. Basti pensare, precisa Veetamohananda, che "ciascun individuo si porta dentro  le "impressioni" delle sette generazioni che lo hanno preceduto!

Cosa sono le impressioni?
Sono gli schemi comportamentali, mentali, emozionali, sensoriali appartenuti alle generazioni precedenti e che giacciono nel nostro subconscio affiorando spontaneamente e il più delle volte in maniera del tutto inconsapevole. Ma non finisce qui. Oltre a queste impressioni ancestrali (il termine sanscrito che  traduce tale elemento è Samskara), ci sono anche i condizionamenti sia dell'educazione familiare che dei valori sociali. Il tutto contribuisce a limitare la libertà d'azione del nostro vero Sé (la "vita eterna" come l'ha chiamata lo Swami), il che si traduce in una considerevole perdita di forza vitale, quel Sé positivo che prova pura gioia di vivere, scevro da preoccupazioni e da sensazioni di sfiducia se non addirittura di depressione (oggigiorno così diffusa)

Ma come fare, allora, per recuperare l'essenza di questo nostro Sé vitale e gioioso?
Qui entriamo nel vivo di quel coraggio di essere che è il tema della lezione. Lo Swami ci incoraggia a dirigere le nostre attività quotidiane seguendo una sorta di disciplina interiore coltivando, nello specifico, il sentimento dell'amore verso gli altri e verso ciò che si fa, interrogandosi spesso sul senso del nostro agire quotidiano. Un esempio di analisi che potrebbe aiutarci a riguardo, è domandarci periodicamente (meglio se quotidianamente) se le nostre azioni compiute durante la giornata abbiano arrecato beneficio a noi stessi e a chi ci circonda (non puro beneficio materiale, s'intende). Un altro strumento per riconnetterci con la vita eterna che è  dentro di noi sbarazzandoci delle limitazioni esteriori, è la creatività. Essere creativi, anche nelle  piccole cose, riconnette all'essenza stessa della vita che è pura creazione luminosa. Il punto cruciale  è: una solida disciplina interiore rende liberi dalle circostanze esteriori e quando ci si sente liberi, il cuore si apre, l'amore si sprigiona incondizionatamente e la paura, qualsiasi paura o preoccupazione, svanisce. Il coraggio deriva dalla gioia. La forza non è altro che forza dell'amore. E dove c'è amore non  può esistere la paura. Non è un'affermazione opinabile questa, è una tautologia, una legge universale al  pari della forza di gravità. Dunque, non rimane che impegnarsi a liberare dai vincoli in cui sono ingabbiati l'amore puro e la gioia di cui siamo fatti. Anche la concentrazione può venirci incontro in questo scopo. Rimanendo costantemente centrati sulla verità del nostro vero Sé, attivando la gioia e l'amore istante dopo istante, non permettiamo che le forze esterne negative prendano il sopravvento su di noi creando confusione nelle nostre vite.

Di fronte alle difficoltà non è necessario scappare, conclude lo Swami: non dobbiamo fare altro che intensificare le nostre forze interiori (armonia, radianza, bellezza, amore, creatività, conoscenza e gioia) che sono sempre lì, in attesa di essere contattate da noi per potersi esprimere in tutta la loro potenza e renderci finalmente liberi. Liberi di essere, come accennato in quest’altro post dedicato allo Yoga.

Meditazione mattutina (consigliata da Swami Veetamohananda)
Prima di iniziare qualsiasi attività quotidiana, immergendosi nella bellezza luminosa del sole che sorge, facendo alcuni respiri profondi, ad occhi chiusi, ripetiamo queste affermazioni positive (Sankalpa):

Ogni cellula del mio corpo è puro Amore
Ogni cellula del mio corpo è pura Gioia
Ogni cellula del mio corpo è pura Luce
Ogni cellula del mio corpo è pura Bellezza
Ogni cellula del mio corpo è pura Armonia
Ogni cellula del mio corpo è pura Pace

Questa semplice pratica può durare non più di cinque minuti ma, se effettuata con concentrazione mentale e purezza di intenzioni,  produce immediati effetti armonizzanti su tutti i campi della nostra vita.

Qualcosa sullo Swami  Veetamohananda
Nato a Mangalore, in India, a vent’anni entra nell’Ordine  Ramakrishna. Dopo un ritiro a Kaladi (dove la tradizione pone la nascita di Sri Shankara) è inviato al  Ramakrishna Institute of Moral and Spiritual Education di Mysore. Poi in Francia, al Centro Vedantico  Ramakrishna, Gretz, del quale è oggi presidente.

Letture consigliate (da me)
"Affermazioni Scientifiche di Guarigione" di Paramhansa Yogananda
"Lo Yoga nella Vita" di Donna Farhi
"La potenza del pensiero" di Swami Sivananda

Gayatri Mantra
Om
Bhur Bhuva Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dheemahi
Dhiyo yonah Prachodayat

Il Gayatri é una preghiera rivolta all'Intelligenza Universale. Il suo scopo é quello di accendere il potere del discernimento per permettere all'uomo di analizzarsi e di rendersi conto della sua natura divina risvegliandone le qualità: coraggio, salute, radiosità, armonia, intelligenza, creatività e bellezza.

Può interessarti anche l’incontro con il Maha Yogi indiano Pilot Baba, trattato nel post: L’origine di tutte le cose è la stessa: energia


Affermazioni Scientifiche di Guarigione
La Potenza del Pensiero Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere
Lo Yoga nella Vita Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

25 settembre 2013

#YOGA - COME INIZIARE E PERCHE'

Benchè ormai il mio percorso yogico sia avviato da anni, partecipo sempre molto volentieri agli incontri introduttivi allo Yoga. Perchè fa sempre bene ricordarsi da dove si è partiti e il confronto con chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina è più che mai proficuo.

"Chi fa yoga per sperimentare solo i benefici del corpo fisico, è come chi si avvicina a un banchetto succulento e si accontenta delle briciole". Il mio maestro romano Giorgio Furlan ama questa affermazione ed è più che mai fondamentale penetrarne il senso profondo. Gli fa eco il mio nuovo maestro "torinese" James Eruppakkattu (che in realtà è indiano che più indiano non si può) il quale, introducendo lo Yoga in una delle sue lezioni preliminari per i nuovi allievi della Scuola, si sofferma a lungo sulla necessità di comprendere come e perchè armonizzare corpo-mente-spirito, che poi è l'essenza di quella Unione così teneramente custodita nel nome stesso di Yoga (la radice del termine viene dal sanscrito: "iug" e vuol dire, appunto, "unione").

Se si vogliono ottenere benefici solo sul piano fisico, si può fare ginnastica o qualsiasi altro sport che tenga in allenamento il corpo. Ma lo Yoga è ben altro perchè, benchè abbia a che fare visceralmente con il nostro involucro fisico da cui non possiamo prescindere in quanto esseri incarnati, va ben oltre. Il vero processo che la Sadhana (pratica yogica) stimola è un radicale cambiamento della coscienza. A questo si va incontro, praticando con serietà lo Yoga. Ed è bene saperlo subito.

Una delle ragazze presenti all'incontro introduttivo, alla fine dell'ora rimane perplessa. Si aspettava di "conoscere qualcosa di più sulle posizioni". E questo riflette bene l'equivoco di fondo - in realtà si tratta spesso solo di innocente mancanza di conoscenza sulla materia (ci sono passata anche io) - su cosa sia praticare Yoga, complice a mio avviso una spropositata diffusione negli ultimi anni di corsi e seminari che offrono yoga in tutte le salse promuovendolo come una sorta di ginnastica da palestra anti-stress. Ebbene, le tanto amate "asana" (posizioni fisiche) sono solo una parte della disciplina yogica, una parte senz'altro fondamentale perchè aiuta e sostiene il nostro organismo nel processo di "evoluzione interiore" che la Sadhana svolta con costanza e intenzione, supporta: purificazione dalle tossine, potenziamento delle energie vitali, flessibilità muscolare, regolarizzazione della pressione sanguigna, maggiore capacità polmonare, sono solo alcuni dei più immediati benefici ottenibili a livello fisico e, conseguentemente, mentale e spirituale.
E conseguentemente mentale e spirituale. Questo nesso è cruciale.

Lo Yoga si basa su una conoscenza certosina dell'organismo umano quale unione perfetta tra un corpo fisico (facilmente sperimentabile grazie ai cinque sensi), un corpo mentale (facilmente sperimentabile grazie a pensieri ed emozioni), un corpo animico o spirituale (non facilmente sperimentabile... ed è qui che lo Yoga interviene in tutta la sua potenza). Se i tre elementi sono, come lo sono, intrinsecamente connessi tra di loro, agendo su uno dei tre si hanno ripercussioni inevitabili anche sugli altri due. Lo Yoga aggiunge un ingrediente fondamentale affinchè questa alchimia funzioni alla perfezione inducendo all'armonizzazione perfetta dei tre elementi (che poi non sono solo tre ma ne parleremo un'altra volta, accenno soltanto al fatto che siamo composti anche di un corpo di beatitudine stracolmo di gioia - l'Ananda Maya Kosha- che non aspetta altro di essere attivato!). La parola magica è: Consapevolezza.

Cosa distingue una postura di streching da un'asana dello yoga?
L'atteggiamento mentale. La concentrazione e la cura del respiro (altro elemento cruciale della Sadhana), unite alla lentezza dei movimenti e al mantenimento cosciente della posizione per alcuni minuti in uno stato di interiorizzazione focalizzata, trasformano un gesto ginnico in un atto meditativo.

Dall'immobilità della posizione scaturisce la calma nel corpo fisico, dal controllo del respiro (pranayama) scaturisce la quiete della mente (ritmo del respiro ed attività mentale è un altro di quei rapporti per i quali intervenendo su un elemento si hanno ripercussioni anche sull'altro), dall'interiorizzazione focalizzata nasce il silenzio ed è lì che si entra in contatto con la parte animico spirituale di noi stessi: l'Atman. Qualcosa che va oltre qualsiasi definizione e che lo Yoga offre al praticante sincero come un puro esperire. Perchè se è vero che lo Yoga poggia le basi su un considerevole retroterra culturale e filosofico (basti citare i Veda che sono le scritture più antiche della storia), esso è prima di tutto una PRATICA. Non è un atto di fede e non contempla adesioni religiose particolari. Lo Yoga si mette in pratica, altrimenti non è Yoga. E, benchè ci siano una miriade di testi dedicati all'argomento, lo Yoga non si può imparare (solo) sui libri. L'indottrinamento che non porti a risultati percepibili sulla nostra personale evoluzione è un segnale che c'è qualcosa che non va: la via dell'apprendimento passa soprattutto per la sperimentazione individuale.

"Il risultato è la misura della verità" - recita un detto hawaiano. Ed è proprio così.

Ciò detto, non esiste una verità uguale per tutti e questo è un altro concetto a cui tengo molto. Benchè io sia una yogini convinta ed appassionata, credo che ciascuno abbia la sua strada da percorrere, il suo personale cammino ed esperienza, così come c'è un tempo per ogni cosa nella vita. Ci sono diversi strumenti per ottenere uno stesso risultato (persino all'interno dello Yoga ci sono tante diramazioni: Hatha, Kundalini, Raja, Bhakti, Karma, Jnana). L'importante sarebbe tenere a mente il risultato, dare uno scopo alla propria vita che non sia la sopravvivenza, provare gioia in tutto quello che si fa e, soprattutto, che si é. Essere liberi. Liberi di essere.

Concludo questo post con le parole del Maestro James, sono sicura le prime di una lunga serie di pillole di saggezza da poter condividere con chiunque vorrà leggerle e farle sue.

"La vera libertà è desiderare di meno, ma prima tuffatevi nel mondo e prendete tutto quello che potete, con gioia e consapevolezza. Dopo, tornate a voi stessi. Non vi servirà altro" (James Eruppakkattu)

 

Scuola Yoga Shanti
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Letture consigliate

"Yoga Sutra" di Patanjali

Yoga - Armonia - Potenza - Saggezza
Lo yoga dei grandi maestri