23 aprile 2014

Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante



Cos’è il caos? “Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante” sosteneva poeticamente il grande filosofo Nietzsche. La definizione più scientifica lo rivela come uno stato di minimo dispendio energetico al fine di arrivare a un ordine più vantaggioso. Se ci “arrendiamo” a questa legge, sperimentandoci come campi di energia “informata” (che contiene cioè informazioni), mossi da continui assestamenti adeguati, il risultato è che ... Cominciamo dal principio. 

Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo


Era un’assolata giornata di maggio del 2013 quando mi recai a Monterotondo a prendere parte a un seminario che prometteva di integrare nientedimeno che la Fisica Quantistica alla vita quotidiana. Vi immaginate il risultato dell’applicazione di grandi e spesso astratti concetti quali energia, campi elettromagnetici, salto quantico, frequenze di oscillazione, costante universale di Plank alle piccole concrete cose dell’ordinaria amministrazione nelle quali, nostro malgrado, ci troviamo – spesso non troppo serenamente – a vivere?
Decido di parlare di questo seminario invogliando chi volesse vivere la mia stessa esperienza a non perdere l’occasione mettendosi in contatto con la dott.ssa Luciana Cantafio e sperimentando la sua particolare visione terapeutica olistica che abbiamo approfondito in quest’altro articolo: Gli sbagli della natura non esistono. La fisica quantistica applicata alla medicina.

Negli ultimi tempi si è assistito a una crescita esponenziale di materiali e informazioni accessibili a tutti (rispetto a certo ermetismo del passato), riguardanti tematiche inerenti al Risveglio e all'evoluzione personale con il rischio però di rimanere impantanati in una mole di nozioni certo stimolanti ma poi … la messa in pratica è un’altra cosa

Come più volte sottolineato anche nei post dedicati alla disciplina dello Yoga, per chi intraprende un percorso di crescita personale, la misura della verità è solo il risultato ottenuto e non c’è risultato sperimentabile che non passi attraverso una reale pratica. Fintantoché i concetti rimangono pure idee, non ci può essere trasformazione interiore. Dunque, il consiglio valido sempre è quello di sperimentare il più possibile, di persona, qualsiasi “teoria” colpisca il nostro immaginario o risuoni con la nostra anima: il daimon ha bisogno di essere ascoltato e impersonificato, nient’altro vale più di questo.

Tornando al seminario, dopo una prima breve meditazione incentrata sul dare e ricevere amore (tratta da un bellissimo libro di Jasmuheen di cui riporto il titolo nei consigli di lettura a fine articolo), per sintonizzarsi subito con frequenze più armoniche adatte a iniziare questa giornata esperienziale, il primo input che ricevo è questo: quando riapriamo gli occhi dopo un qualsiasi esercizio di interiorizzazione, non affrettiamoci a “tornare”, compiendo movimenti veloci né tantomeno interagendo subito con le tecnologie che ormai ci invadono (la tentazione di dare un’occhiata allo smartphone per vedere se nel frattempo è arrivato un nuovo messaggio o una notifica di Facebook, tanto per dire). L’ideale è scegliere di staccare per qualche ora o minuto che sia, ma farlo completamente e lasciare che i tempi di passaggio da uno stato meditativo di rilassamento al successivo riprendere la coscienza ordinaria siano più lenti possibile per non far collassare subito la “collana d’onda”.  Ed eccolo, un primo concetto a matrice quantistica che emerge simpaticamente dopo la sperimentazione di una pratica di contatto con la profondità del nostro Sé.




Collana d’onda
Le frequenze invisibili regolano la nostra vita. La vita è fatta di frequenze e l’osservatore influenza la realtà. Questo è davvero un concetto chiave della Fisica Quantistica, da cui muovono peraltro tutte le varie teorie legate al potere di intervenire sulla realtà modificandola e co-creandola, come la legge dell’attrazione, del pensiero positivo, la legge di risonanza etc. Vivendo tutti indistintamente in un campo condiviso di energie in cui anche la materia non è altro che una forma di energia più densa, anche il semplice atto di osservare produce effetti sul campo di osservazione stesso a causa dell’interferenza delle vibrazioni emanate da chi osserva. La nostra mente, infatti, diffonde di continuo vibrazioni, anche i pensieri producono energia nella forma invisibile di frequenze con una specifica lunghezza d’onda che andranno poi a sintonizzarsi con lunghezze d’onda simili. Da qui l’importanza – che non ci stancheremo mai di sottolineare – della “scelta” dei pensieri perché – man mano che ci si addentra negli strati più sottili dell’universo, ovvero nel campo dell’ultramicroscopico – vale la legge del “simile attira il simile” e non più quella degli “opposti si attraggono” che regola, invece, il campo magnetico nel quale siamo abituati a vivere con la nostra coscienza ordinaria. Cambiando punto di vista, si cambia “campo” e frequenze e si finisce in un meraviglioso mondo dove vigono altre potenti e rivoluzionarie leggi. In questo nuovo campo niente è statico e assoluto e tutto è davvero possibile.

I nostri pensieri, emozioni, stati mentali creano veri e propri campi elettromagnetici, influenzando lo strato proteico e determinando modificazioni nel nostro DNA. Quindi, non è “merito” o “colpa” del DNA, e nessuno nasce con un certo problema: in base a come viviamo la nostra vita, diamo informazioni alla nostra struttura, la quale si modella di conseguenza. Mi spiego meglio: fino a che siamo nel campo magnetico, abbiamo un polo positivo che attira un polo negativo, e siamo nella materia. Quando però andiamo nell’ultramicroscopico, la legge è diversa: il più attira il più, mentre il meno attira il meno.” (dott.ssa Luciana Cantafio)

Dunque, il primo passo fondamentale è: cambiare punto di vista, avere nuovi occhi. Vi ricorda qualcosa? Qualcuno di molto illuminato lo aveva suggerito già oltre 2000 anni fa: “Chi ha occhi per vedere, veda e chi ha orecchie per intendere, intenda.”

Invece di affannarci a cambiare le cose (esterno), mutando il punto di vista su di esse (interno) si entra in sintonia con le dinamiche armoniche che regolano spontaneamente il “campo” e, a quel punto, scompare persino la necessità da parte nostra di voler cambiare qualcosa perché subentra la volontà di stare con quello che c’è, fluire con il flusso vitale facendo esperienza di tutto ciò che c’è. Perché si sperimenta la perfezione del caos. Ed eccoci ad un altro concetto astratto che inglobato nelle nostre esistenze, compie miracoli.

Cos'è il caos?  

Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante” sosteneva poeticamente il grande filosofo Nietzsche.  La definizione più scientifica lo rivela come uno stato di minimo dispendio energetico al fine di arrivare a un ordine più vantaggioso. Se ci “arrendiamo” a questa legge, sperimentandoci come campi di energia “informata” (che contiene cioè informazioni), mossi da continui assestamenti adeguati, il risultato è che: non esistono sbagli di natura, ma solo adattamenti funzionali all'evoluzione del “sistema Uomo". Insomma, diventiamo fluidi, aperti, coraggiosi, spontanei, perché dove finisce la paura di sbagliare, o di soffrire – legata a sua volta alle credenze separatiste della mente che si identifica con il mondo da terza dimensione (il campo magnetico, per mantenere il gergo quantistico) – inizia l’amore, la bellezza, la gioia, la libertà di fare esperienze che non sono né giuste né sbagliate in se stesse, come evoca anche il concetto yogico del “karma. 

Puoi approfondire leggendo questo post: Karma, l’effetto della scelta.


Facciamo parte dell’Universo in quanto partecipiamo letteralmente della sua stessa sostanza composta di informazioni e di frequenze. Anche se l’energia purissima originaria man mano che si addensa nella materia si abbassa di vibrazione, mantiene sempre in se stessa l’informazione iniziale. Tutte le esperienze ci riportano sempre per analogia a quell’informazione, sono linguaggi coerenti con quanto ci è più utile in quel momento esperire ai fini del nostro progresso spirituale, interiore, globale.

“Il caso non è caos” e “Dio non gioca a dadi”, tanto per parafrasare quel genio di Albert Einstein che con i misteri dell’universo aveva una certa familiarità.

Tutto procede secondo una sua logica interna che è infallibile e noi facciamo parte di questo Tutto. Tutto è Uno e tutto è vibrazione. Fisica Quantistica e Veda non sono mai stati così vicini. Se pensiamo all'importanza dei mantra nelle tradizioni spirituali indiane, e orientali in genere, ci rendiamo conto della lungimiranza di certe visioni: sonorità formulate per accordarsi direttamente alle armoniche cosmiche e per avvicinare chi li intona, per risonanza, alla pura vibrazione della fonte originaria: Dio, Luce, Matrix, Intelligenza Universale o qualsiasi nome le si voglia dare o non dare.




Ricordiamoci infine che l’unica costante all'interno dell’evoluzione è il cambiamento.
Scegliamo di fluire con la vita qualsiasi cosa ci accada, non possiamo compiere scelta migliore di questa.

Letture consigliate

“L’antico segreto del fiore della vita” di Drunvalo Melchizedek
“Uno. Sperimentare l’unità con tutto ciò che è” di Rasha
“La Biologia delle Credenze” di Bruce Lipton
“Il Tao della fisica” di Fritjof Capra
“Il Cibo degli Dei” di Jasmuheen
“La potenza del pensiero” di Swami Sivananda Saraswati

Mantra

Gayatri mantra: rivolto all'Intelligenza Universale favorisce la comprensione della natura divina dell’uomo, è uno dei mantra più sacri contenuti nei Veda, considerato una vera e propria “reliquia”. 



OM 

Bhur Bhuva Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dheemahi
Dhiyo yonah Prachodayat





Ascolta il Gayatri Mantra 





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17 aprile 2014

DOPO IL CAFFE' E IL LIBRO: IL SORRISO SOSPESO

Mi ha sempre colpito tanto la storia del caffè sospeso, quell'usanza di lasciare un caffè già pagato al bar, di modo che qualcun'altro, magari un mendicante che non ha i soldi nemmeno per un caffè, possa beneficiare di quel dono. Poi, anzi recentemente, è arrivata la bella notizia della tendenza del libro sospeso: si entra in libreria e si compra un libro, lasciandolo lì con un post-it ben in evidenza che indica la sua natura, appunto, di "libro sospeso" a portata di chiunque voglia prenderlo e fare sua quella storia, approfittando del cortese lascito di uno sconosciuto. 
Bisognerebbe fare lo stesso con il sorriso e non stancarsi mai di lasciare sospesi i propri volti sereni ovunque si vada, affinchè chi ne ha più bisogno possa nutrirsi di quella benevolenza del destino, una risata inaspettata dentro mille prevedibili passi. Un sorriso sospeso. Magari proprio durante la giornata in cui va tutto storto. Quella pacca sulla spalla quando meno te l'aspetti, e senza sapere chi ne sia l'artefice. Potrebbe essere chiunque, oppure dio, il tuo dio personale, anche se non ci credi. Ciascuno saprebbe che nome dare a quel sorriso senza un volto, e ne porterebbe comunque una traccia, nella sua intimità più incoffessabile sarebbe lieto e grato.

"In questo locale c'è un sorriso sospeso, chi vuole può ritirarlo alla cassa". Immaginate anche solo la scena. Non foss'altro per l'anomalia della situazione, qualcosa suciterebbe senz'altro soprattutto in chi magari si trova lì in quel momento di passaggio, con uno stato d'animo non proprio solare. Una risata involontaria, un motto di spirito, la curiosità di saperne di più. Ed entrerebbe inconsapevolmente nel circolo virtuoso delle sincronicità universali (o coincidenze, che dir si voglia) che sono "il modo in cui Dio ha scelto di rendersi anonimo", prendendo in prestito le parole di quel genio di Albert Einstein.
Qualcosa di bello è cominciato, a sua insaputa.
Sarebbe molto appagante, non trovate? Anzi, togliamo il condizionale. Perchè - al di là della sfumatura ironica e provocatoria di questa ... come chiamarla? ... visione - ciascuno di noi può farlo, ogni giorno e in ogni situazione più scomoda (in fila alla posta, un classico!). Sospendere un sorriso invece che affogarlo nella noia o, peggio, nell'impazienza infastidita che ci scollega immediatamente con il respiro universale.
Stay Humna! Restiamo umani, il più possibile e in qualsiasi occasione, dalla più banale - come, in fondo, è la fila alla posta - alla più eclatante come può essere la guerra da cui l'urlo di Vittorio Arrigoni ha preso la forma virale che oggi conosciamo. Ma più che conoscerla, dovremmo praticarla.

E tu, che hai seminato il tuo sorriso nel vento o in chissà quale strato di invisibile amorevolezza, non saresti sorpreso che te ne tornino indietro altri cento!

Se vi sembra impossibile mantenere acceso a lungo il vostro sorriso (interiore ed esteriore), qualche consiglio lo trovate in questi post:

L'ENERGIA DEL RISVEGLIO
PAROLA MAGICHE: ABBANDONO
PAROLE MAGICHE: ESSERCI
GIOIA, QUELLA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE
ACCETTA E LASCIA CHE SIA - IGOR BRAGATO
IL CORAGGIO DI ESSERE: INCONTRO CON SWAMI VEETAMOHANANDA

Letture consigliate
"Il caffè sospeso" di Luciano De Crescenzo

Video
Lasciatevi vorticosamente contagiare da questo video-virale sulle note di HAPPY


13 aprile 2014

#YOGA KUNDALINI SHAKTI L’ENERGIA DEL RISVEGLIO

Perché non proviamo gioia in maniera continuativa? Perché il nostro sorriso interiore a volte si spegne?

Gli incontri con il maestro James sono come sempre momenti preziosi per fare esperienza di nuove consapevolezze. Sì fare esperienza. Perché la comprensione profonda è qualcosa che passa per la pratica e non potrebbe essere altrimenti. Complice un bellissimo e intenso stage dedicato alla Kundalini-Shakti, percepisco in maniera tattile come si possa letteralmente intervenire sugli stati d’animo di solito altalenanti, modificando semplicemente i punti di vista.
Quando si entra nel terreno minato ma affascinante del Kundalini Yoga, c’è il rischio concreto di rimanere impelagati in una moltitudine di pratiche, tra l’altro nemmeno troppo semplici da effettuare e men che mai senza la guida di un maestro serio ed esperto, che possono scoraggiare il praticante invece di motivarlo nel suo intento del “risveglio” dell’energia cosmica. Kundalini Yoga è uno dei più completi (e senz’altro validi) sistemi mai messi a punto dall’uomo, basati sui chakra, o corpi energetici, che dipendono da un assiduo e impegnativo lavoro energetico sul corpo. Ma è anche molto complesso, se preso alla lettera ovviamente, come meriterebbe una così sistematica teorizzazione dei corpi ed energie sottili che permeano il mondo fisico.
La soluzione per un approccio più plausibile nel mondo occidentale, accessibile a tutti – come ci suggerisce James – è questa: lavorare sulla mente, il resto viene di conseguenza, compresa la famigerata apertura dei chakra e il risveglio dell’energia vitale addormentata al fondo della spina dorsale.

Per mente non s’intende naturalmente il “cervello” con il suo chiacchiericcio dettato dalla personalità egoica ed egocentrica, ma la forza di volontà, quella mente cioè che – scegliendo di non reagire impulsivamente agli istinti - agisce in sintonia con l’Anima divenendo, in tal modo, una mente Superiore che, necessariamente, non può nuocere né a se stessa né al prossimo. La riflessione a cui ci sottopone James parte da questo presupposto fondamentale: fin quando viviamo nell’istinto – che equivale a rimanere sui piani più grossolani di energia e consapevolezza – non c’è possibilità di risvegliarsi, ovvero di smuovere l’energia vitale, sottile, invisibile, fluida, corroborante che sottosta a tutta la Creazione.
Vivere limitandosi a seguire l’istinto equivale a sopravvivere, espletando le quattro funzioni fondamentali che regolano la dimensione propria del mondo animale: cibarsi, accoppiarsi, dormire, giocare/divertirsi. Vuol dire utilizzare solo la millesima parte delle potenzialità insite nella nostra mente dal momento che gli esseri umani hanno nel loro kit di dotazione naturale, una “supermente” collaudata proprio per trascendere il piano fisico.

 Fatti non foste a viver come bruti, 
ma per seguir virtute e canoscenza
(Dante - Canto XXVI dell'Inferno)

L’uomo è un essere “metafisico” per costituzione, il suo bagaglio mentale – se utilizzato in tutto il suo potenziale - è predisposto per andare oltre il piano fisico, appunto, oltre ciò che si vede e si sente con i sensi ordinari e accedere al regno dell’invisibile. Se non viene utilizzata per questo scopo durante il cammino su questa terra, tutto il potenziale insito nella nostra natura umana/divina viene completamente sprecato. Ma che senso ha allora vivere come esseri umani, ovvero come anime che hanno preso dimora in un corpo fisico? Tanto valeva rimanere nella condizione evolutiva precedente, vivere nel mondo puramente istintuale degli animali.

Quello che troppo spesso si dimentica è la nostra Origine luminosa
, la pura energia vibrante di cui siamo composti. Siamo scaturiti da un susseguirsi di conflagrazioni sempre più forti, da esplosioni di luce, di energia sottile divenuta man mano sempre più densa fino a materializzarsi nella realtà più grossolana alla quale siamo tanto avvezzi, identificandoci totalmente in essa. Ma è davvero tempo di risvegliarsi a percezioni extrasensoriali (psichiche) che utilizzano, appunto, il potere della mente Superiore che abbiamo in dotazione. Già il fatto di ricordarci continuamente questa nostra origine “energetica”, potrebbe essere un punto di partenza molto potente.
Fa notare James che si può immediatamente cambiare livello di vibrazione e, dunque, di consapevolezza e, dunque, di stato d’animo (passando, ad esempio, dall’ansia alla quiete) con semplici gesti quali:
  • chiudere gli occhi (è un gesto che sottovalutiamo ma è una sorta di mudra del viso che automaticamente ci fa passare dagli stimoli del mondo esterno al silenzio del mondo interiore) 
  • assumere una posizione con la spina dorsale eretta e iniziare a seguire il respiro con consapevolezza 
  • volendo, in fase di espirazione emettere il suono nasale della Om

Yoga Chitta Vritti Nirodha
Yoga è il controllo delle onde-pensiero della mente”
(Patanjali - Yogasutra)

A questo punto, microvibrazioni si saranno già messe in atto, il campo elettromagnetico del vostro corpo risulterà cambiato, e questo grazie al potere insito nella forza di volontà (aver scelto di farlo), nella respirazione consapevole (seguire attentamente le fasi del respiro, inalazione ed esalazione e, volendo, ritenzione), nel pensiero focalizzato (attenzione costante durante tutta la pratica) e vibrazioni del mantra Om (il suono originario dotato di una delle energie più sottili possibili). Una pratica di interiorizzazione del genere può essere fatta anche in 60 secondi. Non ci sono scuse al fatto di “non avere mai tempo” e, soprattutto, non c’è alcuna complessità particolare nel suo svolgimento, salvo la necessità di mantenere un atteggiamento di focalizzazione, concentrazione e consapevolezza su quanto si sta effettuando. Questa semplice pratica di “connessione” con il mondo interiore è in grado di smuovere l’energia, agendo di conseguenza sui chakra in virtù del suo forte potere armonizzante.  

E’ bene tenere presente, ci ricorda James, che i chakra possono aprirsi e chiudersi continuamente, a seconda delle circostanze, dei momenti che stiamo vivendo e delle più svariate contingenze. Non è un processo statico che, una volta avvenuto, ci legittima a non lavorare più su noi stessi perché le energie sono sempre in movimento e noi dobbiamo fluire di continuo insieme ad esse. L’unica cosa sicura della vita è il cambiamento, su questo non c’è alcun dubbio, lo diceva l’ispirato Buddha ma anche gli scienziati di oggi sono arrivati alla stessa conclusione.
Cosa c’entra tutto questo con le domande poste all’inizio del post?
C’entra come la ghianda nel suo essere quercia in potenza, parafrasando il lungimirante James Hillman. Lo stato di gioia senza oggetto, quello cioè che non è influenzato né influenzabile dalla circostanze esterne, dipende da questo mutamento di consapevolezza che, a sua volta, scaturisce dalla pratica: bisogna fare esperienza dell’essere parte di questo Tutto che vibra. A quel punto, non c’è più motivo per essere insicuri, ansiosi, depressi, stanchi, svogliati.

GIOIA: QUELLA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE


Se sperimentiamo (e sottolineo sperimentiamo, nessun atto di fede o comprensione puramente intellettuale) la nostra connessione con il Tutto universale – che equivale a sentirci interconnessi anche con gli altri esseri umani e con tutto ciò che esiste – come potremmo mai sentirci soli, abbandonati, incapaci di portare a termine i nostri progetti, inadeguati? Inoltre – ci stimola James – è possibile fare delle cose senza gioia quando si ha la consapevolezza che stiamo facendo qualcosa che influisce sia su noi che sugli altri?
Essere parte del Tutto vibrante vuol dire che ogni singolo gesto della nostra vita quotidiana ha un effetto energetico concreto sulle esistenze individuali, collettive, planetarie, galattiche, intergalattiche. Vi pare poco? Vi sentite ancora così inutili e poco motivati? James ci fa sorridere con la sua eloquenza brillante “anche lavarsi i denti serve per noi e per gli altri, immaginate se nessuno si lavasse i denti…”.

Essere gioiosi è contagioso
(come qualsiasi stato d’animo d’altronde, che si propaga nell’etere allineandosi a frequenze d’onda specifiche) e non c’è miglior servizio che possiamo fare all’umanità di mantenere il nostro sorriso sempre acceso, come un faro nella notte. Ma quando capitano situazioni “negative”, dolorose, difficili, come si fa a sorridere, a mantenersi nella gioia? Innanzi tutto converrebbe ricordarsi che non esistono situazioni “negative” in se stesse, ma solo esperienze, come abbiamo approfondito qui. Inoltre, un altro passo da fare – continua James – è questo: trasformare il prima possibile l’evento negativo in un’opportunità vedendo l’aspetto positivo. Non bisogna reprimere la rabbia, o la tristezza, o altre emozioni che possono scaturire da momenti di difficoltà, altrimenti sarebbe ancora più dannoso. I lati oscuri vanno riconosciuti, prima di lasciarli andare. Non bisogna indugiare nello sconforto, piangendosi addosso come vittime inconsapevoli di chissà quale ingrato destino. È proprio in quei momenti che è possibile fare la differenza, mettendo in atto la “supermente” e trovando una soluzione positiva, che c’è sempre. Già la decisione di volerlo fare è un esercizio di potenziamento della propria forza di volontà. La forza di volontà, insieme all’amore incondizionato (la resa e l’abbandono fiducioso) per tutto ciò che capita, è il più grande fuoco trasmutatore che ci sia. Ecco, basterebbe mettere in pratica questo esercizio di Apertura (passare dal negativo al positivo) tutti i giorni per attivare l’apertura dei chakra. 

"Non dire mai "sono stanco". Lavora con entusiasmo. Mentre lavori, senti scorrere incessantemente dentro di te l’eterna Energia Vitale. Non esiste miglior tonico rivitalizzante del sorriso. Non c’è ornamento migliore di un sorriso sincero. Non c’è bellezza più grande del sorriso di pace e saggezza che risplende sul tuo volto" (Paramhansa Yogananda)

Ne approfitto per segnalare questo appuntamento “intensivo” per fare pratica con il Maestro James: nel weekend del 23-24-25 Maggio 2014, sarà organizzato uno stage residenziale di approfondimento (respirazione, concentrazione, meditazione e rilassamento) presso il Monastero di San Biagio di Mondovì (Pogliola, in provincia di Cuneo). Il costo dello stage è di 230 euro, comprensivo di vitto e alloggio e 16 ore di approfondimento. Per chi volesse iniziare, o approfondire, la pratica dello Yoga, ricordo che James insegna presso la Scuola Yoga Shanti di Torino. Maggiori informazioni sul sito della Scuola e sulla Pagina Facebook. Chi fosse interessato allo stage residenziale deve dare la conferma entro la seconda settimana di Maggio. 

Il Maestro James Eruppakkattu, fondatore della Scuola Yoga Shanti di Torino, insegna Yoga in Italia dal 1980

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02 aprile 2014

#VIAGGI: VARANASI LUNA PIENA E GANGA AARTI

Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014














L'esplosione istrionica del primo sole della stagione calda cede il passo alla prima luna piena del mese di marzo e l'ennesimo pezzo di universo si piega al mio destino e a quello di chiunque altro durante la cerimonia Ganga Aarti, sacro rituale indù che viene celebrato tutti i giorni al tramonto in tre delle sette città sante: Varanasi, Haridwar e Rishikesh.  A detta di chi ha potuto assistere alle celebrazioni nelle altre due città citate, quelle di Varanasi sono le più scenografiche. La notte della luna piena (Guru Purnima) è già di per sè carica di energie particolari, la luna vicino all'acqua in commistione fluida con le sue profondità - che sia mare o fiume - a sua volta sancisce un legame con l'invisibile espanso all'ennesima potenza. L'astro che influenza i liquidi, che smuove maree e umori femminini, che cova inquietudini e sollecita illuminazioni ... quanto può sembrarmi ingombrante e al tempo stesso necessario ora, al cospetto del fiume sacro mentre i preparativi della cerimonia aggiungono fermento alla mia impressione di assistere minuto dopo minuto a qualcosa di veramente speciale.




Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014





Tutto mi rotea attorno in un amalgama insieme statico e dinamico, come se il centro di gravitazione universale avesse spostato il suo asse ed io potessi danzare immobile e alla velocità della luce in qualsiasi direzione lo sguardo mi proietti: sono sull'altra sponda del Gange, quella deserta perchè lì si rischia di tornare scimmie nell'eterno ciclo delle reincarnazioni e nessuno osa sfidare la leggenda, sono nel pulviscolo che sa d'incenso e nel fondale melmoso a confondermi con le ceneri dei morti, sono sulla prima curva di luna rosea che affiora dalle acque (tutto qui sembra originare dal fiume) prima di volgere in alto la sua brama incondizionata, sono sulle pire accese di fuochi e fiamme svolazzanti al ritmo di campanelli, sono sulle inflessioni acute e monotone dei 108 nomi di dio racchiusi in un mala da benedire prima che il viaggio finisca, sono nell'odore acre di sterco e di coriandolo, di collane di fiori arancioni che raggrinziscono al caldo sui petti palpitanti dei devoti e su quelli vanitosi di turisti di passaggio, sono in uno spasmo di lacerante commozione che mi prende davanti a tutto questo, naufraga persa e ritrovata di fronte a un'immensità pietosa a cui non so dare un nome. Anche le lacrime qui a Varanasi hanno la stessa sostanza dei sogni, iniziano dagli occhi ma cambiano direzione senza troppa importanza, deviano nei meandri dell'invisibile, attraversano strati di corpo che nemmeno sai di avere, corrodono la materia scavando solchi proprio là dove qualcosa da dire ha preso dimora e non vuole cedere il passo. Sputo lacrime, muco e polvere, e mi garantisco così l'ingresso a pieno titolo nella ritualità di Varanasi perchè qui sputare è necessario almeno quanto respirare a fondo, possibilmente con il naso, se non si vuole ingoiare fino all'inverosimile la densa polverosa sporcizia che tinge l'aria con i suoi odori e dissapori.


Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014






La luna si appresta a levitare sopra l'acqua e gli officianti della Puja iniziano i loro preparativi mentre aumenta l'afflusso di gente che converge al Dasaswamedh Ghat  (il ghat principale di Varanasi, detto anche Main Ghat) per assistere alla cerimonia, l'irreprensibile culto in onore di Shiva e della Dea Ganga la quale della purezza himalaiana della fonte lascia strascichi opachi, come aloni circoscritti tra le sagome sbilenche delle barche. Mi sembra di ondeggiare insieme a loro, come se la mia andatura non potesse essere più altro ormai che un fluire incorruttibile con quanto accade.
I pandit con gli abiti color zafferano hanno ai miei occhi la stessa consistenza di una carezza morbida su un volto pruriginoso: iniziano a disporsi tra la folla ciascuno sul suo palchetto allestito ai piedi del ghat, in prossimità della sponda del fiume, uno accanto all'altro, sincronizzati in ogni movenza, nei volteggi che dedicano all'ignoto cospargendo l'aria di incensi e roteando grandi lampade di fuoco vivo nelle quattro direzioni dei punti cardinali mentre il sottofondo di scampanellii e canti raggiunge il parossismo. 
 Sembrano funamboli dello spirito nel crepuscolo degli dei



Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014








"Non so se sono più sopraffatta dall'essenza o dall'assenza - scrivo sul mio taccuino - perchè in questo luogo intriso di vacuità tutti gli elementi della terra sono sacri, acqua, vento, terra, fuoco... E mi inchino al mio sgomento. Brulica la vita nell'olezzo dei rifiuti bruciati. Questa terra brucia ad ogni angolo, sembra nascere dalle sue ceneri ogni giorno".



Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014




E' vero, Varanasi brucia, brucia da tutti i pori e ti conduce nel rogo insieme a lei tenendoti per mano. Brucia la pelle, le convinzioni, le consuetudini della mente, le inibizioni, il karma, le futilità, i corpi in carne ed ossa. Varanasi vacilla su perpetue e inespugnabili nuvole di fumo, arde fin dove c'è materia da ardere e incenerisce i pensieri inutili fin dove c'è sostanza senziente. Varanasi, questa incontinenza di un'India diventata vecchia che risarcisce dai suoi stessi danni come una sacerdotessa malconcia ma amorevole, dispensatrice prolifica di scaltre promesse d'eternità. 

"Nella polvere dell'umana presenza, il piccolo fuoco diventa grande - leggo tra le pagine del mio taccuino - sulle sponde dei sadhu e dei mendicanti macchie di colori a schernire lo sguardo che da curiosità diventa certezza" ...   
             
           Mi accingo a ricordare quello che non finisce dove si arrendono gli dei




Foto ©CECILIA MARTINO - 16 marzo 2014