20 luglio 2017

DISTANZE E PROFONDITA': COSA MI HA INSEGNATO L’ADOZIONE A DISTANZA


Una delle prime cose che mi ha insegnato l’adozione a distanza è forse banale ma non per questo scontata ed è che non solo ciò che possiamo avere sotto gli occhi ogni giorno ha bisogno del nostro amore, cura e attenzione e che le distanze, in fondo, non esistono se in mezzo c'è la dedizione. 

Dedizione. Mi dedico a nutrire ciò che non vedo. E, solo perché non lo vedo, non vuol dire che non esiste o che non ha bisogno di me.

L'adozione a distanza mi sta temprando a questo esserci senza pretesa di controllo, possesso, rimando quotidiano che di sicuro dà gioia a chi lo riceve e contribuisce allo scambio generoso di energie creative (l’amore è sempre creazione) ma… alla fine ciò che conta è quanto ci si sente vicini o lontani da quel centro esatto da cui ogni emanazione d'amore procede, che è il cuore. Perché, in fondo, amare non vuol dire che questo: vedere l'invisibile e vedere l'invisibile vuol dire sapere che l'invisibile c'è



Sentirsi soli al mondo è un presagio che andrebbe accolto come un dono e non un movente per assecondare qualsiasi cosa possa servire da succedaneo a tale sensazione auto-ingannevole (figli, animali domestici, relazioni poco nutrienti, etc.). Quante volte, in modi più o meno inconsapevoli, si fanno scelte di questo tipo? Figli che nascono per mettere in salvo relazioni in crisi o per assicurarsi sostegno durante la vecchiaia, animali domestici presi magari per il capriccio di un momento più intenso di solitudine, partner eletti a dame/cavalieri di compagnia con tutte le aspettative (e le infelicità) del caso … Ovviamente, non è sempre né per tutti così. 

Ad ogni modo, imparare a stare bene da soli e a sentirsi completi in sé stessi è il primo passo per poter davvero riempire le nostre vite di tutto l’amore di cui abbiamo bisogno e di cui siamo capaci. Non è che il “Segreto” che si è perso nella notte dei tempi, in fondo: quello dell’androgino, del matrimonio mistico e dell’unione degli opposti (maschile/femminile, luce/ombra, sole/luna etc.) da realizzare dentro di noi. Dopodiché, ci sono tanti modi per “fare la propria parte nel mondo” - come direbbe il colibrì della foresta andina mentre tenta di salvare Pachamama dalle fiamme (ne ho raccontato qui dopo il mio viaggio in Ecuador e l'incontro con lo sciamano delle Ande). U
n cuore puro e una volontà impeccabile sono le migliori bussole per trovare la propria. 



Personalmente, ho imparato sulla mia pelle e con le mie ossa che non ho più bisogno di complici per “farmi compagnia”, che la mia integrità passa necessariamente dalla coltivazione (sì, proprio come una campo, una zolla di terra, la Natura intera) di relazioni autentiche d’amore, che nutrono, rigenerano e accrescono l’esistenza in forme sempre più concrete. Perché, a dispetto di tanto parlare e concettualizzare sull'amore, non c’è niente di più concreto della ritualistica di chi ama. 

La distanza – che non è indifferenza né gelido distacco – mi allena alla percezione dell’invisibile, del non controllo, del non attaccamento e di tutto quanto la mia mente possa farmi passare come “mancanza”. E’ un addestramento cruciale, nella nostra cultura occidentale votata al materialismo e alla sovraesposizione del senso della vista, quello di ricollegarci alla multidimensionalità di cui siamo non capaci bensì addirittura co-creatori. Ogni volta che percepiamo una distanza, proviamo a localizzarla molto concretamente in un punto preciso del nostro corpo: da quale parte delle nostre membra, organi, visceri ci sta chiamando? Dare ascolto, darci tregua, è il primo passo per non re-agire a disagi che sono lì apposta per portarci messaggi molto profondi. Se si ha il coraggio di andare in profondità, le distanze si annullano all'istante. E, insieme ad esse, il dolore, la necessità di fare subito qualcosa, di colmare quel vuoto che vuoto non è. Di scappare da quella solitudine che solitudine non è. E se anche lo fosse, è lì per amarti e farsi amare.

Non esistono distanze, solo profondità.



Ci sono sempre altri mondi dove potersi incontrare, che siano le quattro mura di una casa o il villaggio del Malawi dove un bambino sta crescendo, giocando e studiando sapendo che esisti tu e che sei parte della realizzazione del suo sogno. Il focolare esiste ovunque ci sia un fuoco che arde e nessun calore è più avvolgente di quello emanato da un cuore pulsante di vita. L'abbondanza si misura in intensità più che in quantità. 


Gabriel in Malawi 


Quanta abbondanza abbiamo nelle nostre vite? Cosa è per noi l’abbondanza? Concediamoci il lusso, ogni tanto, di fermarci prima di accumulare qualsiasi altra cosa che magari può appagarci nell'immediato ma che non ci nutre in profondità. 









Come ho scritto altrove: 

“Non esistono cose impossibili ma solo cose per le quali non è ancora arrivato il momento. Non esistono amori irraggiungibili ma relazioni per le quali il tempo è una menzogna. Quanto siete disposti ad aspettare, quanto siete disposti a dare, quanto siete disposti a darvi all’inconoscibile, quanto siete disposti a rinunciare al controllo, al possesso, all’attaccamento? …

Non calpestate i vostri sogni con l’irruenza di un mendicante che brama, ma fatelo con la grazia di un guerriero che sa già di aver ottenuto la vittoria con la complicità universale e dunque si gode il passaggio. … 

Se vi sentite soli, non riconosciuti da chi amate, non visti da chi desiderate, apprensivi di attenzioni, non rinunciate al romanticismo ma siate voi i primi seduttori del creato, di voi stessi e fate della vita la vostra prima amante in tutte le sue forme. Non c’è sentimentalismo più audace che scegliere di amare il mistero, l’invisibile, l’anima nel cuore di ogni cosa, quello spazio neutro al di là del bene e del male dove potete celebrare l’inizio di ogni possibilità. Lì incontrerete tutto l’amore di cui avete bisogno e nelle modalità meno prevedibili e calcolabili che possiate immaginare. Provate a disobbedire, ogni tanto ma fatelo spesso! – alla morsa dei luoghi comuni, siate gente di frontiera, equilibristi di valichi, assetati di orizzonti senza porte e finestre. Riprendetevi la vostra libertà, l’amore non è un’àncora, l’amore è il mare. Prendete il largo… chi vi ama vi seguirà, altrimenti lasciate andare, nell’imparmanenza tutto si rigenera continuamente e niente si perde perché tutto si trasforma. Siate disposti a morire a voi stessi … 

Se vi siete inceppati, danzate, correte, muovete il corpo, sciogliete i legami, respirate potentemente fino a dissolvervi nel vuoto dell’infinito, tremate, ridete, piangete, ruggite, ululate, non addossate agli altri le responsabilità ma abbracciate dell’altro l’anima che vi invita a danzare. Ognuno di noi non è mai solo, ha sempre uno spirito da coltivare e nutrire. Depersonalizzatevi, siate plurali come l’universo. Non prendete tutto in maniera personale, ma limitatevi a prendere tutto. Accogliete ogni esperienza come la vostra più grande benedizione perché tutta la vita non è che una grande esperienza di amore.  A chi mi chiede “Cecilia, cosa è per te l’amore per un uomo?” rispondo che l’amore è un’esperienza universale, a prescindere dalla persona che te lo ispira. Dopodiché, è essere grati alla vita perché quella persona per te speciale semplicemente esiste, né più né meno. Ed è creazione quotidiana della reciproca libertà. Siate liberi nella vastità di poter essere voi stessi fino in fondo."




Con Te e Senza di Te
Una nuova visione delle relazioni umane
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