12 dicembre 2019

13 dicembre Santa Lucia | Il giorno più corto che ci sia


Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, è corrispondente nell'antico calendario giuliano al solstizio d’inverno, “il giorno più corto che ci sia”.

Il nome Lucia contiene la radice della parola latina lux, luce. Tra storia e leggenda si tramanda che la Santa si sarebbe cavata gli occhi come offerta votiva dopo un doloroso tradimento subito dal fidanzato e relativo scioglimento del vincolo nuziale. Per questo è anche venerata come Santa della vista. La cecità non è che un ponte per vedere Altro. Ciò che non si vede, non è detto che non esista.
Semplicemente, è invisibile. 
Siamo sempre uniti a qualcosa di invisibile, che ci nutre e sostiene, anche nei "momenti bui".
Imparare a vedere è il più grande atto d'amore che possiamo incarnare su questa terra.
Fiat Lux.
"Non ti abbiamo visto, non ti abbiamo riconosciuto" si legge nei Vangeli.
"Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada." (RM Rilke)

Io ti vedo (Avatar) 



"Ora finalmente ti ho visto: non costruirai più, poiché le travi si sono spezzate e il tetto è distrutto. La mente si è liberata dal peso della materia e ora non è più consumata dalla sete." Queste sono state le prime parole pronunciate da Buddha dopo l'illuminazione  
La chiara visione è visione poetica, unificante, integrale, accogliente, non giudicante, amorevole. Essere poeticamente al mondo è "avere occhi per vedere".



L'unico tradimento possibile è interrompere il dialogo con l'anima, la nostra metà invisibile, la nostra pienezza originaria. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.

L'unico peccato possibile è uno sguardo privo di attenzione, presenza alla vita (il senso etimologico originario di peccare è "sbagliare mira"). 

Ricordiamoci la nostra vera natura, luminosa, silenziosa, sensibile, intimamente poetica.

"Questo vedere è il vostro stato naturale. Siate soltanto consapevoli del fatto che non vedete. Diventate più consapevoli del fatto di essere continuamente in reazione. Vedere non richiede sforzo, perché la vostra natura è vedere, essere silenzio. Quando non cercate più un risultato, non cercate di criticare, di valutare, di concludere, ma osservate soltanto, allora potete percepire questa reazione e non esserne più complici." (Jean Klein, La naturalezza dell'essere).


Il momento presente, che è l'unico che abbiamo davvero a disposizione, è un richiamo costante a vedere ciò che c'è, così com'è, varcando le soglie di giudizi e pregiudizi, paure e preferenze, persino gioia e dolore. La vita non è una questione da risolvere nell'appropriatezza di ciò che riteniamo essere più conveniente, la vita è un disvelamento supremo che coglie sguardi innocenti di sorpresa proprio perché non c'è niente da attendersi in cambio.

Riusciamo anche solo per un istante a vivere un momento di riposo supremo in cui non dobbiamo fare nulla? Per molti è una sensazione simile alla morte, l'eterno riposo.
Eppure, la nostra vera natura anche nello stare al mondo sarebbe proprio quella del Riposo. Oggigiorno si fa più fatica a riposarsi che a cercare distrazioni per sentirsi vivi, anestetizzandosi e allontanandosi sempre più dalla realtà vitale dentro di noi. 
Ma "morire" conduce al buio o alla luce? Si muore ogni giorno, così come ogni giorno si nasce, morire a vecchie abitudini o addirittura a una totalità di struttura vitale (scambiare per reale ciò che reale non è) è una chiamata a cui non tutti hanno il coraggio di rispondere. 


Perché si ha così paura del buio?
Nel buio non si vede, o si crede di non vedere nulla, si scambia ciò che non si vede con ciò che non esiste. Ma soprattutto, nel buio si perdono sicurezze, appigli, zone di comfort. Il buio non conforta, non concede distrazioni, esorta a guardarsi dentro, è il dentro, il fondo oscuro delle cose, l'abisso a cui si può concedere fede, mettendosi una mano sul cuore e l'altra sull'addome e respirandoci una profonda sacrosanta attenzione rilassata, l'abbandono al minimo sforzo, la resa amorevole e il trasporto indomabile nella pienezza dell'essere. 
Non ci sono limiti a quanto la vita può essere generosa, a cominciare dai momenti vuoti di nulla, la materia oscura di cui è composto la maggior parte dell'universo, e che ci consente di ammirare le stelle. E' meraviglioso esperire in maniera costruttiva e fertile la funzionalità del vuoto nell'economia della vita cosmica. Siamo universi in miniatura, polvere di stelle, anime incarnate, poeti di nascita.

Lascio che questi versi del poeta Emerson  ispirino i "momenti bui" affinché non siano più vissuti in maniera paralizzante bensì vivificante: 


Brahman

Se l'assassino crede di uccidere
O se la vittima crede di morire
Entrambi non conoscono bene quei modi sottili
In cui mi manifesto, passo e ritorno.
Il lontano o il dimenticato sono per me vicini,
La luce del sole o l'ombra per me sono la stessa cosa;
Gli dei spariti a me riappaiono,
E una cosa sola sono per me l'onta e la gloria.
Considerano malato chi mi esclude
Quando volano con me io sono le loro ali
Io sono colui che dubita e il dubbio stesso
E sono l'inno che canta il Brhamino.
Le forti divinità ambiscono al mio posto
E si struggono per i sette luoghi sacri
Ma non tu, umile amante della verità!
Trovami e ritorna nel paradiso.

(Ralph Waldo Emerson)


YULE 21 DICEMBRE SOLSTIZIO D'INVERNO:SIGNIFICATO E PRATICHE


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