29 agosto 2025

Abitare il riposo: Yoga Nidra e il Silenzio del Cuore

Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. 

Testo di Simone Carbonardi, Turiya Yoga Academy 

Lo Yoga Nidra, così come tramandato nel nostro lignaggio, non è una semplice tecnica di rilassamento né un esercizio mentale di suggestione, ma un processo filosofico e psicologico che riconduce la mente a quella soglia invisibile in cui il sonno incontra la veglia e l’essere umano può riscoprire la propria vera natura. Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. Un riposo che non è fuga nell’incoscienza, ma conquista consapevole di uno stato in cui la mente, silenziosa, impara a non disperdersi e a non lasciarsi travolgere dalle sue stesse modificazioni. Nella nostra epoca, in cui il tempo è diventato merce e il sonno stesso viene frammentato e impoverito, proporre una filosofia del riposo cosciente assume un valore politico, perché tocca la radice di una società che non sa più fermarsi.

La tradizione da cui riceviamo questo insegnamento non concepisce lo Yoga Nidra come un percorso di visualizzazioni guidate, affermazioni o costruzioni di scenari interiori. Tutti questi elementi possono avere la loro utilità, ma restano secondari rispetto al cuore della pratica: la sospensione consapevole tra veglia, sogno e sonno, in cui la mente impara a restare vigile mentre il corpo e le emozioni si immergono nel silenzio. Inoltre ben consci del ruolo e delle problematiche del processo immaginativo che prende il nome di Vikalpa e del suo imponente fattore di distrazione e di replica klistha (imbevuto di afflizione e potere associativo e distraente) lo utilizziamo come struttura il più lineare e scarna possibile in modo da creare il meno possibile associazioni che non potremmo indirizzare con la nostra, per quanto sapiente, guida.  Non vi è alcuna contrapposizione con le vie che hanno divulgato una versione più immaginativa, ma piuttosto una diversa profondità di prospettiva. La filosofia che sostiene il nostro approccio non cerca di riempire la coscienza di nuove immagini, bensì di educarla al vuoto che libera, al silenzio che rigenera, al riposo che non è interruzione, ma ritorno a una sorgente più profonda. Pensiamo però, sapendo bene che ogni mente, volente o nolente, produce una modificazione nel campo del ricevente (Agama), che l'insegnante che lo eroga debba essere in un continuo processo di purificazione del proprio campo mentale.


Il procedimento è semplice, ma non banale. Ci si prepara sdraiandosi in shavasana su un piano stabile, coprendosi se necessario e predisponendo il corpo a non sentire disagio. Il respiro diaframmatico diventa la base, stabilendo un’onda regolare e silenziosa. Talvolta si disegna mentalmente attorno a sé un mandala di luce, tre cerchi concentrici che proteggono lo spazio interiore e impediscono alla mente di vagare, un simbolo che nel nostro lignaggio si oppone alle tre modalità di sofferenza. Poi si comincia a scivolare in un rilassamento progressivo, punto per punto, sciogliendo i nodi del corpo e con essi quelli della mente. Il corpo nello yoga è sempre prodotto dell'accumulo delle azioni mentali che vi riversiamo e viene considerato prarabdha karma.
Questo rilassamento non è un massaggio immaginato, ma un’educazione all’ascolto sottile: la mente viene insegnata a penetrare nei tessuti, negli organi, nelle articolazioni, per riconoscere che il corpo fisico e quello energetico sono due facce dello stesso respiro vitale.

Nella mitologia induista, Vishnu, il dio protettore, viene spesso rappresentato in stato di Yoga Nidra, spesso sull'oceano primordiale, simboleggiando il suo riposo tra i cicli cosmici.

Il passo successivo è il respiro psichico. L’inspirazione viene vissuta come se scendesse dalla sommità del capo, l’espirazione come se uscisse da punti diversi del corpo: le dita dei piedi, le ginocchia, il perineo, l’ombelico, il cuore, la gola, il centro fra le sopracciglia. Questo non serve a creare una mappa simbolica, ma a insegnare alla mente la continuità dell’attenzione, la capacità di scorrere senza interruzioni. Non ci sono mantra a differenza della meditazione supercosciente per come insegnata da Swami Rama né immagini: solo il fluire del respiro come unico oggetto di coscienza.
A questo punto si entra nel cuore della pratica. La mente è invitata a dimorare nel cavo del cuore, luogo delle emozioni e dei sogni, ma ora privo di agitazione. Lo Yoga Nidra è definito “silenzio del cuore” perché non è un semplice rilassamento cardiaco, ma l’esperienza di un cuore che riposa senza pensiero, senza immagine, senza parola. È un silenzio vivo, che non addormenta, ma vigila.

Questo stato ha una portata filosofica enorme. Secondo la visione vedantica e secondo la nostra tradizione yogica, il sonno profondo è un’esperienza di contatto con una dimensione più vasta, ma che normalmente attraversiamo in incoscienza. Yoga Nidra è la possibilità di entrare in quello stesso spazio restando svegli. È un allenamento alla soglia, un’arte di vivere ciò che di solito si subisce. Non si tratta di ottenere nuove esperienze straordinarie, ma di riscoprire la qualità originaria della mente: la capacità di essere testimone anche quando ogni altro contenuto si ritira. Una propedeutica essenziale per fare sì che la mente cominci a lavorare in piena accordanza e sincronia con il divenire.

Chi ha praticato seriamente sa che pochi minuti di questo riposo cosciente possono rigenerare più di ore di sonno. Ma ridurre Yoga Nidra a una tecnica per dormire meglio o per recuperare energia sarebbe ancora una volta un impoverimento. Il vero senso di questa disciplina è psicologico ed esistenziale: si tratta di imparare a non essere trascinati dalle modificazioni del campo mentale facendolo in un luogo e con una attitudine preferenziale e comoda. La mente che si abitua a sostare tra veglia e sonno, senza cadere nell’oblio, diventa stabile anche nella vita quotidiana. L’attenzione acquista radici, non viene più spazzata via da ogni stimolo, e in quella stabilità può nascere una comprensione più profonda di sé e del mondo.

Nella fase più avanzata della pratica si incontra la cosiddetta shava-yatra, il “pellegrinaggio del corpo”, in cui la consapevolezza viaggia da un punto all’altro del corpo accompagnata da un punto di luce e dalla reintroduzione del mantra che vibra come una stella. Questa esperienza non è un esercizio immaginativo, ma un atto di interiorizzazione estrema: il corpo intero diventa paesaggio della coscienza, la mente si ritira dalle distrazioni esterne e si ricongiunge con il campo vitale universale. È qui che si compie la fusione tra la consapevolezza sulla propria energia come prāṇa individuale e quella universale che prende il nome di prāṇa cosmico: il respiro non è più solo dell’organismo, ma onda unica che scorre nel mare infinito dell’esistenza.

Ciò che distingue radicalmente questa visione è che non si cerca di indirizzare la mente verso nuove costruzioni, ma di liberarla da ogni costruzione, lo spazio cognitivo che si vuole creare è uno spazio vuoto di ciò che può dividerlo che è proprio vikalpa l'immaginazione e lasciarlo finalmente pieno solo della propria vera natura. 

Troppo spesso Yoga Nidra viene venduto come un accompagnamento immaginativo, una favola da vivere distesi con l'utilizzo di alcune immagini di cui non si comprende portata e delle volte il potere associativo che filtrato da memorie personali può condurre ad una esperienza poco piacevole.

Invece di riempire il cuore di immagini, lo si lascia vuoto, e proprio in questo vuoto si manifesta la sua vera potenza. La mente diventa specchio puro, capace di riflettere senza deformare. Questo non è un ideale mistico, ma un’esperienza concreta che chiunque può toccare con la pratica corretta. È un ritorno a ciò che siamo prima delle nostre storie interiori, prima delle nostre identificazioni. Yoga Nidra può essere considerata propriamente, in tale accezione, vera e propria pratica di pratyahara.

In una società che corre, produce, consuma e accumula, l’atto di fermarsi e riposare coscientemente diventa gesto rivoluzionario. Lo Yoga Nidra ci restituisce il diritto a non essere continuamente inghiottiti dall’efficienza e dalla distrazione. Restituirci al silenzio del cuore significa affermare che l’essere umano non è fatto solo per funzionare, ma per conoscere se stesso nella sua radice. La filosofia dello Yoga Nidra è allora un atto di resistenza: resistenza al sonno inconsapevole che domina le nostre vite, resistenza al dominio della mente dispersa, resistenza a un sistema che ci vuole sempre anestetizzati in produttività e mai presenti.

La forza di questa disciplina non sta nel promettere esperienze straordinarie, ma nel restituirci ciò che abbiamo dimenticato: la possibilità di abitare il riposo. Non un riposo passivo, ma un riposo cosciente che diventa conoscenza, che diventa via di trasformazione. Il silenzio del cuore non è assenza, è pienezza. 

Ed è qui che Yoga Nidra mostra il suo vero volto: un cammino semplice, che non richiede posture complicate né visualizzazioni complesse, ma che chiede soltanto la disponibilità a restare vigili dentro il silenzio.

Così, in un mondo che ci educa a fuggire da noi stessi attraverso distrazioni continue, lo Yoga Nidra ci educa a rimanere. 

Ci mostra che non abbiamo bisogno di riempire la coscienza per sentirci vivi, ma di alleggerirla per scoprire la vita stessa.

È teoria incarnata, pedagogia della soglia, arte di risvegliare la mente dentro al sonno. In questa prospettiva, parlare di Yoga Nidra non significa diffondere un’altra tecnica di rilassamento, ma restituire all’umanità un sapere antico che oggi appare più che mai rivoluzionario: il diritto al riposo cosciente ed una induzione cosciente a ritornare a studiare l'immensità della Darshana per come descritta dagli Yoga Sutra di Patanjali.

(Fonte: Simone Carbonardi, Il Silenzio del Cuore: la Filosofia dello Yoga Nidra - Turiyayoga.it

 


Leggi anche: Yoga e meditazione: l'importanza del "vero cuore"


La consapevolezza è una forma di amore. 
La parola pali da cui proviene è sati, che è ricordare, riportare al cuore. 

[...] La postura è soprattutto una postura del cuore...

La postura del cuore è: io sono qui, aperta a qualsiasi cosa sorga e mi visiti, sono radicata a terra, sento il suo sostegno e insieme mi alzo verso il cielo, nello spazio, li cucio. Il respiro è il mio alleato, mi fa stare in questo momento che fugge, nel presente che non è un tempo [...]

Nel Buddhismo si dice che un essere risvegliato abbia il cuore vuoto, che significa spazioso, ampio, un cielo in cui le emozioni, gli affetti, i pensieri, le opinioni (in sanscrito cuore e mente sono un termine solo: citta) passano, ma non permangono, sorgono e svaniscono. La non-identificazione con le ineffabili emozioni, i discontinui pensieri, illumina la fondamentale vacuità dello sfondo, della coscienza, la vivezza di uno spazio che riceve con freschezza l'esperienza senza interpretarla, nè evitarla, senza aggiungere, senza togliere, nudamente.  (Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva - L'arte della meditazione



Tu cerchi la vera coscienza.  Dove la puoi trovare? Puoi forse trovarla al di fuori di te? Devi trovarla dentro di te. Perciò rivolgiti all'interno. Il cuore è la sede della coscienza, o la coscienza stessa. (Ramana Maharshi, Consigli per la pratica spirituale)

 

10 agosto 2025

Rainer Maria Rilke | Quel libro caduto dallo scaffale



È caduto dallo scaffale, rovesciando una ciotola di pietre e cristalli a forma di cuore, facendo quel giusto rumore da soprassalto. Ero in un'altra stanza.
Un richiamo come da un altro paese, un'altra galassia, una pietra a terra tipo mollica di Pollicino, poi un'altra e un'altra ancora fino a guidare lo sguardo sul punto della caduta. C'era lui, il libro.
Dimenticato, impolverato, fermo a Roma, nella cameretta della mia adolescenza.
Lo prendo tra le mani e solo a leggere il titolo mi sussulta l'anima. Nome proprio di persona, lui in tre parole, nome proprio di Poesia. Rainer Maria Rilke, l'amato Rilke.

Cosa è venuto a dirmi? 

Intuitivamente apro, annuso e mi si spalanca una dedica che mi riprecipita a un incontro antico, uno di quelli belli in una libreria-bugigattolo-scrigno di tesori tra i vicoli di Genova in uno dei mesi più freddi dell'anno. Eppure, dentro a quel metro quadro pieno zeppo di carta, libri rari e storie raccontate a voce, c'era il calore esatto della corrispondenza. Rispondere ascoltando, in silenzio.
Corrispondere a un invito intimo, che sa di tempo propizio, la giustezza del Kairos che sospende l'irriverenza cronologica della fretta e dell'ipocrisia.
Quando non c'è mai tempo per le cose che contano. 

Ho realizzato solo ora, in questo Ora carpito all'eterno, la rarità non solo del libro che ha preso improvvisamente e letteralmente vita nella stanza di gioventù romana, ma di quel momento di scambio e della stupefacente commozione di una dedica scritta a mano, calligrafiche venature d'anima con echi che parlano più di quanto non dicano.

Ringrazio il messaggio in codice di tutto questo, la Poesia che sempre dona alla mia vita il tocco assoluto della Bellezza, proprio quando finisco un po' più incerta in vertigini di imprecise scoperte, e ringrazio lui, Rainer Maria Rilke che in ostinate dolci maniere si prende cura di me, chiunque io sia. 

Allegria è la parola chiave.

E grazie universo, che ami parlarci per simboli, affinché possiamo riprendercelo quel ruolo nel mondo che si compie nel dialogo con l'invisibile, lo spirito in sé stessi e negli altri che dovrebbe unirci, inequivocabilmente, in disarmate complicità.


Viaggio in Andalusia: Ronda, la città emblematica di Rilke


Come attualizzare la potente visione poetica di Rilke – Elegia VI – Il “puro segreto” del fico


Noi siamo le api dell'invisibile | Rainer Maria Rilke








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05 luglio 2025

Viaggi India Tiruvannamalai Istantanea 1: la Montagna


Lo spirito di Arunachala Shiva che ha traslocato in meandri di me inesplorati, sorregge una stranissima percezione del viaggio che mi ha portata a gennaio scorso in Tamil Nadu


L'anima non si spiega, si dispiega, come una bellezza incomunicabile a parole ma che è finita così dentro di te da portarsi addosso i connotati di sconosciute presenze interiori.

E così, credo, che la montagna mi sia finita dentro, plasmandosi nelle risonanze organiche di ogni presunto sentimento. Arunachala, la montagna sacra di Tiruvannamalai, che per 10 giorni è stata onnipresente allo sguardo degli occhi e del cuore, mi si è installata dentro, come un innesto di impalpabile coscienza, come un manto fatto di terra e di cielo che si dilegua nell'immensità dello spazio vuoto. Chissà, quella "terra senza sentieri" con cui Krishnamurti richiamava il senso della Verità ultima? . 

Lo spirito di Arunachala Shiva che ha traslocato in meandri di me inesplorati, sorregge una stranissima percezione del viaggio che mi ha portata a gennaio scorso in Tamil Nadu, nel luogo devozionale per eccellenza del grande maestro Ramana Maharshi di cui, ora, troneggia in casa una stampa comprata nel suo Ashram con impressa una sua celebre massima:

"L'Ordinatore controlla il destino delle anime in base alle loro azioni passate. Qualunque cosa sia destinata a non accadere, non accadrà, per quanto tu possa provarci. Qualunque cosa sia destinata ad accadere accadrà, anche se fai tutto il possibile per impedirla. Questo è certo. La cosa migliore, quindi, è rimanere in silenzio".


Il silenzio, un certo tipo di silenzio, assoluto tra i frastuoni di istintualitá pregresse o future, ha coinvolto anche qualsiasi anelito da parte mia di esternare qualcosa in merito alla molteplicità univoca di esperienza che mi ha donato il passaggio a Tiruvannamalai.

In questi giorni, sarà per le temperature così alte che mi riportano a quel caldo intenso assorbito in quei giorni, anche dal cibo piccantissimo senza possibilità di evitarlo... Sarà il fumo e l'odore di incenso che danza, evaporando, davanti all'immagine di Ramana rendendo ancora più gentile quel sorriso appena accennato e così totale che lo immortala in quasi tutte le sue foto...

Sarà che l'assenza dell'India diventa presenza a contatto con l'emozione di un sentire né sacro né profano, chissà forse profondamente umano... Sarà che oggi, semplicemente, qualcosa di quella Montagna Interiore ha scelto di emettere i suoni di queste parole e di condividerle con chi li leggerà, senza pretesa di nulla. Come quando si scarta un regalo talmente bello, che viene voglia di condividerlo. 




L'urgenza di un rituale di scambio, come il fiore giallo del prasad (cibo rituale) che ho lasciato scorrere tra le acque del lago al cospetto di Arunachala, in solitarie peregrinazioni controcorrente (guarda il video).
C'era un universo intero di uccelli a corteggiare quel momento d'estasi, di perdita e di ritrovamento.  E c'era, e c'è tutt'ora, l'invisibile canto di una perseveranza a cui non so dare nomi, ma che svetta come la cima di Arunachala dietro il cappello di un manto di nuvole. Quelle che passano, mentre l'esistenza resta, cosciente di Sé.

La cima che riunifica gli opposti.

La mano che molla la presa, il fiore che scorre nell'acqua. 

L'anima non si spiega, si dispiega.



VIAGGIO A TIRUVANNAMALAI, GENNAIO 2025





Appunti di viaggio ... 

Suoni in lontananza, canti con il riverbero di vento e silenzio,
aria di sacralità senza nessun officiante.
L'uccello azzurro gorgheggia in prossimità della finestra,
il canto del gallo riecheggia insieme ai primi ruggiti di motori e faccende umane.
La montagna di fuoco Arunachala osserva il transito di ogni cosa.
Le vacche vestite a festa, le donne curve sui loro escrementi sacri,
accendono fuochi e tengono cesti pesanti sulla testa.
Tra elemosina e Assoluto che differenza fa? 



10 ANNI PRIMA

VARANASI, LA CITTA' CHE BRUCIA

IL LIBRO IN VENDITA SU AMAZON




02 luglio 2025

Rigenerazione Yoga


Ci rigeneriamo ogni volta che ci connettiamo di più con l’essere, che ci sintonizziamo con una frequenza più ampia, in un luogo più intimo dove ascoltare senza filtri ciò che c’è, ogni volta che ci con-sentiamo, ci permettiamo di percepire in maniera differente dall’ordinario, aprendoci all’apertura, senza difese egoiche favorendo un processo di consapevolezza (
Yoga) che purifica in profondità il sistema nervoso. Tutte le volte che la gabbia dell’ego separato – la grande illusione creata dalle ingannevoli percezioni mentali (Maya) – viene smascherata anche solo da un istante di integrità tra le braccia dell’infinito, in una Presenza vitale senza impedimenti.


La rigenerazione è una cura che passa dal generarsi nuovamente (ri-generazione), ovvero, nascere a nuove visioni, prospettive e a quell’unica Saggezza di fondo che cela la più luminosa verità sulla nostra natura essenziale: il Sé, l’essere, la pura coscienza, atman/Brahman, nomi che indicano ma non possono definire l’essenza innominabile di tale principio di Unità fondamentale, “Amor che move il Sole e l’altre stelle”.

Ci rigeneriamo quando andiamo al di là dei nomi e delle forme (Namarupa) che ci costringono in false identità, su tutte il corpo-mente.

Ci rigeneriamo quando ci immergiamo con presenza piena in ambienti di natura ricchi di prana, energia vitale, dove poter ampliare il respiro non solo nei polmoni, ma anche nella prospettiva delle cose. Davanti al mare, la ricchezza di ioni negativi nell’aria che veicolano la vitalità energetica (prana) è al massimo. (Yoga e mare, i benefici della "pratica oceanica")

Ci rigeneriamo in Ananta Samapatti, contemplando l’infinito, immergendo la mente nel cuore e in orizzonti che si estendono, dimorando senza fretta nell’apertura stessa, abbandonando la pretesa di sforzo personale e procedendo con grazia nell’oceano dell’ignoto in sospensione di reazione, pionieri di osservazione equanime e di stupore senza censura. La contemplazione è la porta suprema.

Contempliamo le sensazioni del corpo assumendo la postura (asana) che è una posa della mente e dell’anima sul mistero dell’esserci, un mistero sempre nuovo mai ripetitivo da attraversare sempre nuovi mai ripetitivi, come? Scomparendo, essendo talmente tanto da non essere più nulla, nulla di definitivo e vincolante … quando anche l’ultimo frammento di sé ha trovato, riconoscendola, la via maestra del Sé.

Tra le pieghe di un corpo che si risveglia alla vitalità rilassata, di una mente senza arroganza che ritrova la chiarezza trasparente di un lago senza increspature e la calma rasserenante di una eco nel vento che risuona senza trattenere, si compie il rito della rigenerazione yogica, una gratitudine sollecita nel respiro che accompagna il cambiamento di rotta. Ci ri-posizioniamo (asana) nella giusta visione (ad Est, quella dell’orientamento, Oriente, sorgere del Sole, sole che illumina le tenebre dell’ignoranza/avidya).

Ci rigeneriamo perché torna a splendere il sole dentro di noi. Senza essersi mai spento, siamo noi che ritorniamo a Casa.


Perché pratichiamo lo yoga | Gérard Blitz Un maestro del nostro tempo

La prima volta che si sperimenta il corpo vuoto


ESTATE 2025 PORTO RECANATI YOGA DAVANTI AL MARE


RIGENERAZIONE GRATITUDINE RESPIRO

MERCOLEDI ORE 6.30-7.30
VENERDI  ORE 19.00-20

Da luglio, all'alba e al tramonto due incontri alla settimana, davanti al mare per riconnetterci al "sentimento oceanico" del nostro vero Sé. E' pratica "avanzata" ogni movimento che ci porta più vicini al riconoscimento del nostro vero Sé. Il Sé non è un obiettivo esterno da raggiungere ma la base essenziale alla quale tornare. Il nostro stato naturale.  Connettersi alla nostra vera natura è Yoga, Unione a tale essenza libera, non condizionata, ampia, rilassata, quieta, spaziosa, atemporale. 


"Yatha pinde tatha brahmande

Yatha brahmande tatha pinde"


06 maggio 2025

Fede nella primavera Poesia di Ludwig Uhland












Con questa poesia di Ludwig Uhland ci lasciamo ispirare per la stagione che viene, sempre con lo sguardo rivolto anche alle "stagioni interiori del cuore".


Le dolci brezze si sono risvegliate

spirano e sussurrano giorno e notte

si muovono ovunque

aria fresca nuovo suono

ora povero cuore non temere

ora tutto, tutto deve cambiare.

Il mondo diventa più bello ogni giorno

e non si sa cosa diventerà.

La fioritura non accenna a finire

e fiorisce anche la valle più profonda.

Ora povero cuore dimentica il tuo tormento.

Ora tutto, tutto deve cambiare

(Fede nella primavera, Ludwig Uhland)


L'universo ci parla sempre con messaggi poetici, con simboli e archetipi - l'antica sapienza dello Yoga direbbe con la Comprensione del Cuore, che è intuizione e non concettualizzazione: cum-prendere, prendere con sé, è più un abbraccio che un punto di vista... 

Il "cuore che dimentica il suo tormento" è l'ampiezza dello spazio di coscienza in cui tutto può fluire senza per questo essere rimosso, indesiderato, manipolato. E' il cielo che lascia andare e venire le nubi. 

Spesso i più grandi rifiuti, tormenti e conflitti, sono quelli creati dalle ostinate illusioni della mente

Un fiore, quando è il momento, fiorisce.
Una foglia, quando è il momento, cade dall'albero.
Un bruco, quando è il momento, diventa farfalla. Compie un balzo evolutivo, un salto quantico e nemmeno lo sa. Lo vive e basta, spontaneamente.
L'essere umano ha la potenzialità suprema di fiorire nell'intelletto, nell'anima e, ancora oltre, con l'ultimo azzardo, nello Spirito. E' una benedizione che ci spetta, una legge di evoluzione, non una magia operata da pochi e per pochi, tantomeno una superstizione.
Ha i suoi tempi, anzi, si compie nella dimensione del non tempo quando si è pronti al grande salto. Mettiamoci il cuore in pace: "ora tutto, tutto deve cambiare" ... 

 Come si legge nel libro La luce sul sentiero:

"Non vivere nel presente o nel futuro, ma nell'eterno".


E allora, rimaniamo nella fede, fede nella primavera, in quella dimensione interiore che ci rende tutt'uno con la Vita e il suo fluire, senza nulla più ostinatamente volere con istinto di conservazione e certo orgoglio di separazione (l'ego non ama le primavere...) 

Ricordiamoci la sublime lezione del "papavero di Pessoa"

Esile come stelo di papavero

mi sostiene il momento

Nulla voglio


NAMASTE! ॐ


(Testo tratto dalla newsletter del 6 maggio. Se vuoi iscriverti e ricevere testi di ispirazione come questo, aggiornamenti su eventi o altro, compila il semplicissimo Form di iscrizione sul sito www.ceciliamartino.it - CONTATTI




03 febbraio 2025

Arunachala La Via della Montagna | Tiruvannamalai Tamil Nadu India

Da chi sono stato attirato qui? Da Arunachala. Il Potere non può essere negato, comunque vi ripeto che Arunachala è all'interno e non all'esterno. Arunachala è il Sé (Ramana Maharshi)

212. Il Maharshi osservò: - Il pradakshina (il rito indù che consiste nel girare intorno all'oggetto della propria adorazione) vuol dire: "Tutto è in me".
Si dice che il giro fatto intorno alla montagna di Arunachala sia altrettanto efficace del giro fatto intorno al mondo. Ciò significa che il mondo intero è condensato in questa montagna. Il giro fatto attorno al tempio di Arunachala è molto favorevole e girare su se stessi è altrettanto buono. Tutti questi giri sono contenuti nel Sé.
La Ribhu Gita dice: "Io resto fermo mentre innumerevoli Universi, che diventano concetti nella mia mente, ruotano in me. Questa meditazione è il giro (pradakshina) supremo".

216. Il Maharshi spiegò il significato di Arunachala. 
Aruna =  rosso, brillante come il fuoco. Questo "fuoco" non è quello comune, che è solo caldo. Si tratta del "fuoco della saggezza" (jnanagni) che non è né caldo né freddo. 
Achala = montagna. Arunachala è dunque la Montagna della Saggezza.

218. Oggi il Maharshi ha dato un'occhiata allo Shiva Purana. Poi ha detto: - Gli aspetti trascendente e immanente di Shiva sono rappresentati rispettivamente dal suo essere invisibile e trascendentale e dal lingam. Il lingam che si è manifestato anticamente nella forma di Arunachala esiste ancora oggi. Questa manifestazione ebbe luogo quando la luna si trovava nella costellazione di Orione (Ardra) in dicembre. Il lingam fu però adorato per la prima volta nel giorno dello Shivaratri, data considerata sacra anche adesso.

219. Ramakrishna Swami, un discepolo da tempo residente, chiese al Maharshi il significato di Twairyarunachala Sarvam, un verso dei Cinque Inni ad Arunachala. Maharshi - L'universo è come un dipinto su una tela. La tela è la montagna rossa: Arunachala. Ciò che si eleva e si abbassa è fatto della stessa sostanza della sorgente da cui proviene. La finalità dell'universo è Dio Arunachala. Quando si medita su di Lui o sul Veggente, il Sé, si produce la vibrazione mentale "Io", alla quale tutto si riduce. Quando si va alla ricerca della sorgente di questo "Io", rimane soltanto l'"Io" primordiale, che è inesprimibile. La sede della realizzazione è dentro e il ricercatore non la può trovare come fosse un oggetto al di fuori di sé. Questa sede è Beatitudine ed è l'essenza centrale di tutti gli esseri. Per questo viene chiamata Cuore. L'unico scopo della presente nascita è quello di volgersi all'interno e realizzare ciò. Non vi è altro da fare.

273. [...] Da chi sono stato attirato qui? Da Arunachala. Il Potere non può essere negato, comunque vi ripeto che Arunachala è all'interno e non all'esterno. Arunachala è il Sé.






VIAGGIO A TIRUVANNAMALAI GENNAIO 2025






Appunti di viaggio ... 

Suoni in lontananza, canti con il riverbero di vento e silenzio,
aria di sacralità senza nessun officiante.
L'uccello azzurro gorgheggia in prossimità della finestra,
il canto del gallo riecheggia insieme ai primi ruggiti di motori e faccende umane.
La montagna di fuoco Arunachala osserva il transito di ogni cosa.
Le vacche vestite a festa, le donne curve sui loro escrementi sacri,
accendono fuochi e tengono cesti pesanti sulla testa.
Tra elemosina e Assoluto che differenza fa?






10 ANNI PRIMA... 


Un grande viaggio di iniziazione, 
forti emozioni, poesia 
e una piccola-grande chiave 
per trasformare la paura di morire.