13 marzo 2017

ROSSO ISTANBUL

Rosso Istanbul. Istànbul, non Istanbul. Tanto per cominciare... è un ritmo diverso il nome pronunciato dai personaggi del memoire di Ozpetek. 

Una trama narrativa così densa di sospesi, di accenni più che di accenti (tranne quello sulla a di Istànbul...), di tante allusioni che non piegano in uno sviluppo concreto e tutto sembra ruotare attorno a un ineffabile centro prolifico di domande più che di risposte... Di assenze più che di presenze, tutt'al più presentimenti. Di attese più che di conclusioni. 



Moschea e minareto al tramonto Foto ©CECILIA MARTINO
Già, l'attesa. Come essa sia una vera e propria arte, solitamente femminile. Femminile plurale: attese. E come profuma di donna Istànbul. Istànbul, la terra madre di Ozpetek e  Pamuk, l'ispirazione e la poesia. Istànbul, la madre, gravida. La dolce attesa, appunto. E come può essere sublime e insieme fatale! Attendere un corpo che riemerga dagli abissi del Bosforo o il riscatto di un dolore atavico che l'incontro non casuale di anime e volti solleva dalla memoria. Perché è sempre una questione di rimandi, l'incontrarsi. Un dialogo fitto di silenzi, di fotografie appese ai muri tra luci e ombre di una sconsolata e inconsolabile prematura bellezza. 

Rosso Istanbul Skyline Foto ©CECILIA MARTINO
L'amore può arrivare al momento giusto o non arrivare mai. Oppure accadere, fuori tempo o fuori dal tempo. E, dunque, non durare. O iniziare appena. 

“Chi guarda troppo il passato, non vede il presente” è uno dei primi ammonimenti del film. Ne arriveranno altri, a mo’ di massime che sembrano essere l’unica ancora a cui aggrapparsi, se ci si vuole per forza aggrappare a qualcosa! 

“Ciò che tu senti quando ti innamori, non sarà mai quello che l'altro sente”, “le separazioni sono solo per chi ama con gli occhi; chi si ama col cuore non si separa mai”, “il dolore separa le persone o le unisce per sempre”, “niente è più importante dell’amore”. 




Ponte sul Bosforo  Foto ©CECILIA MARTINO

L’amore… ma l’amore è un destino che può stravolgere la vita e il coraggio non è per tutti. Non tutti possono sfidare il Bosforo a bracciate da una riva all'altra. Da una parte l'Europa, dall'altra l'Asia. Solo al centro, stando al centro di quel magma d'acqua pericolosamente attraente, si sente pulsare il cuore di Istànbul, si sgrava la sua essenza, per antitesi o follia, dal momento che la sua essenza è – citando il Premio Nobel Orhan Pamuk – quella di essere “infinita e senza centro”.


Dal battello sul Bosforo Foto ©CECILIA MARTINO

Un salto nel vuoto, dunque, altresì una tautologia. Il Bosforo che, sempre citando Pamuk, è “la forza vitale di Istanbul”, cela e disvela, accoglie, ama, ferisce e tradisce, risuona di filastrocche turche e di corpi che cedono al richiamo di Ade. Non poteva esprimersi che con una metafora così astuta la nota dominante del racconto di Ozpetek, quella insostenibile eppur leggiadra tristezza (hüzün in turco) che è l’amplificatore della diabolica bellezza di Istànbul. Lei l’inizio, lei la fine, lei la vera protagonista del film. Il resto è ridotto al grado zero e non poteva, forse, essere altrimenti. Chi ha letto il libro di Pamuk ("Istanbul") percepirà forse a cosa mi sto riferendo; chi ha letto solo il libro di Ozpetek da cui il film è tratto, probabilmente no!


Foto ©CECILIA MARTINO

Dove sta il segreto di Istànbul? Nella miseria che vive accanto alla sua grande storia, nel suo condurre segretamente una vita chiusa di quartiere e di comunità, nonostante fosse così aperta agli influssi esterni, oppure nella sua vita quotidiana costituita di rapporti infranti e fragili, dietro la sua chiara bellezza monumentale?” (Orhan Pamuk)

Il film di Ozpetek a me è parso rimbombare di quei rapporti infranti e fragili.
Tutto il resto, uno spiazzante pretesto preso in prestito dalla vita.


"Il vero altrove spesso è già dove siamo e possiamo trovarlo solo se abbiamo la forza di affrontarlo. Muoversi da fermi, accettando la realtà. E solo così cambiarla. Muoversi da fermi, o fare valigie per il mondo. Un passo dopo l’altro. E quando trovi il coraggio di raccontarla, la tua storia, tutto cambia. perchè nel momento stesso in cui la vita si fa racconto, il buio si fa luce e la luce ti indica la strada. E adesso lo sai. Il posto caldo, il posto al sud sei tu". (Ferzan Ozpetek)


Foto ©CECILIA MARTINO





 Foto ©CECILIA MARTINO

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