26 febbraio 2014

PAROLE MAGICHE: ESSERCI

Vi è mai capitato di sentirvi “oppressi” dalle cose da fare, dalle scadenze, dagli impegni, dai progetti, persino dalle aspirazioni più nobili e gioiose? E dal vostro stesso entusiasmo? Ecco, quanto sto per scrivere nasce proprio dopo uno di quei momenti, perchè a me capita eccome. E aggiungo, fortunatamente. Si perchè così mi viene offerto prezioso “materiale su cui lavorare” per la mia crescita personale.

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Siamo condannati ad essere felici; tanto vale iniziare da subito  
(Arcangelo Miranda)

Foto scattatata davanti alla Sala Molinari  presso la Biblioteca civica Natalia Ginzburg di Torino.
Mario Molinari, lo scultore del colore.
 
 

25 febbraio 2014

Non importa quello che farò ma chi sono ora

Vi è mai capitato di sentirvi “oppressi” dalle cose da fare, dalle scadenze, dagli impegni, dai progetti, persino dalle aspirazioni più nobili e gioiose? E dal vostro stesso entusiasmo? Ecco, quanto sto per scrivere nasce proprio dopo uno di quei momenti, perché a me capita eccome. E aggiungo, fortunatamente. Si perché così mi viene offerto prezioso “materiale su cui lavorare” per la mia crescita personale. Infatti, la prima cosa da fare in questi casi è non cedere per nessuna ragione al mondo al giudizio, quella spada di Damocle sempre pronta a minare il benessere anche del più volenteroso ricercatore spirituale. La tentazione di giudicarsi, di pensare che si stia sbagliando qualcosa nel proprio percorso se ci si sente così, è la scorciatoia che usa la mente egoica per vampirizzare all'anima ancora più energia.
Cosa fare? Tornare alla giusta visione, immediatamente: tutto è perfetto così com'è. 

spostare l’attenzione dal dover-fare qualcosa all'essere. 

Semplicemente, esserci. Qui e ora, senza bisogno di aggiungere altro. 

“Non importa quello che farò, come lo farò e quando lo farò, l’importante è chi sarò, anzi chi sono ora in questo preciso istante e tutto il resto verrà da sé”. Queste parole ispiratemi dall'anima, sono le mie personali ancore di salvezza contro i sabotaggi tesi dalla mente egoica in preda ai suoi deliri di onnipotenza. Quando soccombiamo al moto vorticoso creato dal turbinio di cose da fare e, peggio ancora, dal turbinio della mente che solitamente le precede appesantendole con preoccupazioni, ansie preventive, smania di controllare tutto fino all'ultimo dettaglio, aspettative… fermiamoci. Fermiamoci un momento. Se, ad esempio, stiamo camminando e verosimilmente abbiamo affrettato il passo perché il corpo va dove la mente lo porta (e se la mente turbina il corpo accelera), rallentiamo il passo. Di solito proprio mentre si cammina per strada, o quando si mangia (specie se da soli), o quando si compiono altre attività che tutti riusciamo a svolgere senza doverci prestare particolare attenzione, la mente attacca. Non importa che accada, importa che ce ne accorgiamo. Ricordiamocelo, rallentiamo e sorridiamo.

In questo spazio che creiamo tra l’automatismo del nostro fare e la coscienza del nostro essere, dimora l’attimo di pace. L’unico che valga la pena vivere, perché l’unico realmente esistente: il momento presente. Quando la mente pensa (e sottolineo pensa, riferendomi cioè a quel chiacchiericcio interno che sposta continuamente la nostra attenzione da una cosa all'altra potenzialmente all'infinito grazie alle sopraffine capacità associative del pensiero) noi non stiamo vivendo, ci stiamo facendo distrarre, stiamo fantasticando letteralmente proiettati nel passato o nel futuro e ci stiamo perdendo la bellezza presente del mondo che, di base, è senza affanni. Ci stiamo perdendo il ramo fiorito sull'albero del nostro viale di casa o il gusto speziato del cibo che stiamo ingerendo. Ci stiamo perdendo il miracolo dell’essere vivi.

L’esserci, l’essere umano, compreso nella sua estrema possibilità d’essere,  è il tempo stesso, e non è nel tempo” (Martin Heidegger)

Quando ci spogliamo anche solo per un momento da tutti i ruoli che impersonifichiamo (figlia, madre, amica, amante, fidanzata, impiegata, manager, insegnante di yoga, casalinga e via dicendo… ) e che si portano dietro tutto quel chiacchiericcio mentale, quando ci alleggeriamo da tutti gli orpelli della personalità con le sue ansie da prestazione, possiamo percepire immediatamente (e se non lo percepiamo è perché stiamo ancora utilizzando la mente) un gran senso di pace e libertà. A me capita spesso, in questo rituale di passaggio da uno stato di incoscienza (sonno) a uno di Coscienza (risveglio), di accompagnare la sensazione che ne ricavo all'istante con un suono liberatorio: Ahhhh, eccomi, ci sono. Ora ci sono, sono “tornata” e non serve altro. Io sono quel che io sono. Ed è tutto perfetto. E poi concludo con un bel ringraziamento amorevole. La gratitudine è un potente trasmutatore di energie, al pari dell’amore incondizionato (nel quale rientra il non giudizio) e della gioia.

Perché la Gioia è il cuore del mondo,
sta al fondo delle cose, è
“il pozzo di miele coperto dalla roccia” .
(Rig Veda, II.24.4)

Tornare subito al momento presente, interrompendo, non appena ce ne accorgiamo, la foga del nostro agire in preda a pensieri compulsivi, è un vero e proprio esercizio spirituale con effetti sorprendenti sulla nostra evoluzione. Ne hanno parlato approfonditamente e in maniera egregia autori come – tra gli altri – Ekhart Tolle, Yehuda Berg, Salvatore Brizzi dei quali cito rispettivamente i libri “Il potere di adesso”, “Il Potere della Kabbalah”, “Risveglio”. 

Una sapienza antica che gli yogi oltre 5000 anni fa riassumevano nell’importanza di allenare la consapevolezza fissandola nel corpo e nel respiro per mantenere l’Unione (il termine yoga non vuol dire che questo: unione) con quanto è essenziale: la purezza dello spirito che ci anima e che si può percepire solo nel silenzio di un momento di vivida presenza. Nella fisiologia esoterica dello Yoga si parla di un “corpo fatto di felicità“, anzi di Beatitudine: uno dei cinque involucri della nostra composizione energetica sottile composta dal corpo fisico (Annamaya kosha), corpo pranico (Pranamaya kosha), corpo mentale (Manomaya kosha), corpo astrale (Vijanamaya kosha) e, appunto, corpo di beatitudine (Anandamaya kosha). Ogni singolo momento di pienezza gioiosa e vigile va a stimolare il risveglio di quel meraviglioso “corpo di grazia” che ci appartiene per diritto di nascita.  L’autentica sadhana (pratica) yogica non è altro che questo allenamento alla Presenza. In tal senso, anche lavare i piatti in un certo stato di coscienza equivale a fare yoga!

Un ulteriore incoraggiamento proviene dall'alchimia: per tramutare il piombo in oro di cosa c’è bisogno secondo voi? Del piombo, naturalmente. Della pesante e grossolana materia prima. Dunque, fuor di metafora, non ci accasciamo di fronte a ciò che ci crea disagio perché è il nostro oro in potenza. Ed è lo sforzo a valere, non il risultato in sé. Dunque, anche qui, un ulteriore alleggerimento: niente aspettative.Tutto quello che dobbiamo fare è esserci. Ricordarci di esistere e di essere parte del gioco della Creazione; l’etimologia della parola greca “entusiasmo” ci ricorda di lasciarci ispirare dal dio che abbiamo dentro: se è la mente che esulta, ci sentiamo schiacciati, se è il Cuore che pulsa, ci sentiamo vivi .

Tutto quello che dobbiamo fare è esserci.
Tutto il resto, avviene per complicità universale.

Siamo condannati ad essere felici; tanto vale iniziare da subito” (Arcangelo Miranda)


CONSIGLI DI LETTURA



Il Potere di Adesso - Una Guida all'Illuminazione SpiritualeVoto medio su 152 recensioni: Da non perdere
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Il Potere della Kabbalah
Una tecnologia per l'anima
Voto medio su 25 recensioni: Da non perdere
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Risveglio
Con gli esercizi delle antiche scuole esoteriche
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Trilogia dell'Io Sono
Io Sono (Conte Saint Germain) - Io Sono Dio (A. M. King) - Io Sono Colui che È (Conte Cagliostro) - A cura di Arcangelo Miranda
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La Potenza del PensieroVoto medio su 9 recensioni: Da non perdere
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Un Fisico delle Origini
Heidegger, la scienza e il rapporto con la natura
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20 febbraio 2014

#GIOIA: QUELLA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE


Ma l'amore e la libertà del lasciar essere nella fiducia dell'espressione accade dentro il passo dell'espansione della gioia. E dunque, date attenzione al vostro passo, a muoverlo nella gioia

Sarà che quando si parla di Gioia per me è un richiamo irresistibile. Non c'è suono che  faccia sussultare tanto la mia interiorità quanto quello emesso dalle 5 lettere della composizione GIOIA, che in sanscrito diventano 6 (ANANDA) con una traduzione ancora più esaltante: BEATITUDINE. E' un trasalimento privo di riferimenti esterni che scaturisce dal profondo, non c'è una ragione precisa per essere gioiosi (ragione, infatti, è un termine caro alla mente ma non al Cuore), è una dimensione naturale dell'essere a cui tutti siamo invitati a tornare. E’ il più chiassoso richiamo del nostro vero Sè, da non confondere con uno stato ipnotico di buonismo a tutti i costi, di sorrisi ebeti stampati sulla faccia in qualsiasi occasione, perché la gioia a cui mi riferisco può esistere anche durante un attacco di rabbia o una crisi di pianto. E' questo il punto. Essere gioiosi è un'emozione superiore dell'anima che equivale a vivere in uno stato di perenne innamoramento della vita in tutte le sue manifestazioni, anche quelle che la mente egoica definirebbe "negative".

La gioia è l'estasi della coscienza ed è la risposta estetico-estatica all'anestesia dei condizionamenti mentali che mettono in gabbia la creatività di cui siamo portatori per natura.

Oggi mi sono imbattuta in una canalizzazione intitolata "Un messaggio per gli Amici della Stazione Celeste per il 2014" e trovo splendidi alcuni passaggi in cui vibra forte l'energia della gioia. Non posso che condividerli qui sul mio Blog come ulteriore suggestione per chi sta sperimentando, come me, la bellezza di questo tempo di transizione planetaria in cui siamo chiamati tutti a mettere la nostra firma come co-creatori dell’Opera perfetta chiamata Vita. E se ancora non riuscite a vederlo, questo capolavoro, e men che mai provate gioia, provate a rilasciare qualsiasi giudizio, come primo passo. Provate ad uscire da questo schema e ripetetevi ogni mattina, come intenzione per la giornata: “Oggi non emetterò giudizi di alcun tipo, né su di me né sugli altri, e mi limiterò ad osservare come fossi un testimone”. Lo sforzo che ci metterete sarà più importante del risultato stesso, perché anche la scelta di non-reagire all’automatismo della mente giudicante è un atto di creazione. Diventate proattivi: è in quello spazio vuoto che ponete tra la reazione e la pro-azione, che si annida la gioia. 
La statua di Shiva nella sua forma Nataraja (Re della Danza) fotografata al Ristorante indiano Gandhi di Torino. Esplosione estatica di pura gioia creativa…

Basta guardare dentro il cielo, accorgetevi che siete voi il cielo, muovetelo nel passo della terra e onorate il cielo che siete. Cominciate a trasformare in sostanza la Luce onorando la vita in cui voi siete.

Questo tempo richiede grande Cuore. Questo tempo richiede che voi possiate vivere e vedere attraverso il Cuore. Questo tempo richiede la semplicità del Cuore nell'espressione, nella comunicazione. Questo tempo richiede la saggezza che nasce dal Cuore. Questo tempo è il movimento della vostra coscienza che si allinea alla coscienza dell'infinito.

Guardate i vostri figli, hanno la Luce dell'arcobaleno, siate d'imparare da essi e lasciateli liberi di essere. E questo lo potete fare solamente se nel vostro Cuore vi è gratitudine e amore e grande presenza. Allora il rispetto diventa libertà di lasciar essere, libera da qualunque idea o convinzione di come qualcosa o qualcuno ha da manifestarsi.

Ma l'amore e la libertà del lasciar essere nella fiducia dell'espressione accade dentro il passo dell'espansione della gioia. E dunque, date attenzione al vostro passo, a muoverlo nella gioia.

(il corsivo è mio)

Ora è il tempo di accorgervi che è sufficiente l'intenzione e nell'intenzione portate attenzione, portando attenzione create realtà in base all'attenzione che avete scelto. E allora, date attenzione alla gioia, date attenzione all'amore, date attenzione alla gratitudine. Mettete questa intenzione e spostatevi da qualunque altra intenzione. Poiché nell'intenzione portate la realtà di ciò che poi è... siete creatori. Ora siete più che mai nella coscienza del risveglio e dunque la responsabilità di riconoscere quanto sta in voi ciò che andate creando.

Potete leggere la canalizzazione completa qui, sul sito di Stazione Celeste
 

"La vera gioia non ha come causa niente di visibile o tangibile; è una gioia senza causa, che ci è data dalla sola sensazione di esistere come anima e come spirito. Allora, anziché attendere di possedere qualcosa o qualcuno per potervi rallegrare, dovete fare il contrario, ossia rallegrarvi dell'esistenza degli esseri e delle cose, ... perché nella gioia che essi vi danno, avete la sensazione che vi appartengano. Solo ciò che vi dà gioia vi appartiene, mentre ciò che vi appartiene, non necessariamente vi procura molta gioia. Tutto ciò che vi rallegra, voi lo possedete veramente, e più ancora che se ne foste i veri proprietari" (Omraam Mikhael Aivanhov)


Letture consigliate
"Alle Sorgenti Inalterabili della Gioia" di Omraam Mikhael Aivanhov
"Il potere della kabbalah. Una tecnologia per l'anima" di Berg Yehuda

Alle Sorgenti Inalterabili della Gioia Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere
Il Potere della Kabbalah Voto medio su 22 recensioni: Da non perdere

18 febbraio 2014

“FARE ANIMA”: IL MARE DI BIANCO

Prime luci del mattino - Bianco (RC)

Ora so che sei per me un luogo dell'anima, uno di quelli dove i ricordi sono più vividi e sensazioni ineffabili mi raggiungono sempre per portarmi nell'altrove, in quel regno invisibile delle possibilità dove posso spogliarmi delle mie vesti e, senza più recitare, tornare all'essenza originaria del mio sogno primigenio. La tua spuma avvolgente respira nella mia pelle quando mi lascio spettinare il corpo galleggiando sospesa tra la sabbia e il tepore del sole, quei miraggi di luce fulminei sull'acqua posati come spore di sentimento in un campo leggero di grazia, tra le onde, immergermi senza memoria lasciando il fiato solo per il respiro, con il petto devoto al ritmo delle braccia e delle gambe a mollo abbandonate all'assenza di gravità. Tu mi prendi sempre per mano, prima, invitandomi a passeggiare sulla battigia per sentire la verità dei miei passi mentre scompare la traccia che lasciano le orme e rimane l'immagine del volo dei gabbiani, un sogno lucido mentre il mio corpo perde peso, forma e abitudini, si limita a camminare come un anelito senza soluzione di continuità che induce in tentazione il farsi acqua, e sabbia, e spuma, e vento, e fuoco, e sassi, e sale, e sprofondare nel grembo che mi fagocita la notte sempre più spesso quando chiudo gli occhi e ci sei sempre tu, mare. Mare di Bianco.
La punta dei gabbiani - Bianco (RC)
 Sono figlia dei tuoi assoli con il cielo, quando piccola con i braccioli più grandi di me, mi divertivo a leccarmi il sale sulla faccia, dentro al tuo morbido fluente rocambolesco giocare io ci stavo bene, e ho imparato a guardare il fondo anche se opaco. C'erano pietre colorate, lampi di sole, cose che la gente aveva perduto, vecchie suole di scarpe o portafogli ma io li vedevo tremolare come puri riflessi di un giorno qualunque.

Sono madre dei tuoi presentimenti, delle lacrime versate ai primi amori finiti quando l'estate tingeva di oblio la parte più superficiale dell'essere innamorati ma senza sapere di chi. O di cosa. Mi hai prescelta per le ore instancabili a sfidare l'ebbrezza dell'andare sempre più a largo, e nuotare fino allo sfinimento per impossessarmi della trasparenza che spargi negli occhi di chi ti mira senza chiedere nulla in cambio. 


L'albeggiare, dalla terrazza di casa - Bianco (RC)
Quante albe e tramonti, quel tuo lattiginoso fonderti tra le moine del crepuscolo e io testimone di un nuovo giorno finito nei deserti della mente, con il liquido amniotico nel cuore e il tuo alito salino tra i capelli, e dappertutto. La mia anima straripa dei sussurri sgargianti a primo sole, delle piccole luci che fanno eco alle lampare dei pescatori, dei riccioli d’argento che con le notti di luna piena graffiano il silenzio delle stelle ammortizzate da quella bufera di candore, insopprimibile luce che prega sulla tua massa d’acqua carezzevoli melodie di lontane gesta. 
Luna Piena 13 agosto 2011 - Bianco (RC)
Sei nei suoni dei dialetti cari a chi mi ha dondolato tra le braccia mentre fuori una ninnananna celeste ruggisce nel tuo profondo ventre. E ogni volta che m’immergo in te, ora mi sento morire. Perché so che sono nuda davanti ai tuoi liquidi occhi e so che sono amata come nessuno mai. Muoio d’amore e di malinconia, e nasco ogni volta nel tuo battesimo che mi scioglie addosso il nome senza nome dell’Infinito. 



I luoghi dove i ricordi 
possono essere più densi 
sono i luoghi migliori 
per parlare con gli dei  


Bianco (RC) estate 1978

Altre foto scattate da me le trovate qui: La Calabria che sposa lo Jonio

Letture consigliate

"James Hillman - Il Cammino del «fare Anima» e dell'Ecologia Profonda" - Libro + DVD di Selene Calloni Williams
"Sri Aurobindo e l'Avventura della Coscienza" di Satprem
"Il libro tibetano dei morti" di Padmasambhava
"Medicina per la terra" di Sandra Ingerman


James Hillman - Il Cammino del «fare Anima» e dell'Ecologia Profonda - Libro + DVD

Sri Aurobindo l'Avventura della Coscienza Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere
Il Libro Tibetano dei Morti
Medicina per la terra Voto medio su 4 recensioni: Da non perdere

07 febbraio 2014

#ANGELI: COME ENTRARE IN CONTATTO CON LE LORO VIBRAZIONI


  "Il primo pensiero di Dio fu un angelo. La prima parola di Dio fu un uomo" (Kahlil Gibran)


C’è un bell’“effetto collaterale” a portata di mano (anzi, di Anima) per chi intraprende un percorso di ricerca interiore coadiuvato da volontà e disciplina costante: quello di divenire più ricettivi a campi di frequenza vibrazionale superiore. Man mano, infatti, che la corazza della mente egoica separatista si sgretola a colpi di presenza, consapevolezza, amore incondizionato e gioia, inevitabilmente l’apparato psicofisico inizia ad alleggerirsi, si avvicina a un vibrante stato di grazia connesso alla sensazione di Unità sottostante a qualsiasi esperienza anche fulminea di risveglio. In questo stato di grazia non si è mai soli, è bene saperlo. C’è sempre una schiera di “collaboratori spirituali” pronti a sostenere il percorso evolutivo del fedele ricercatore, ad una sola condizione.  LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

06 febbraio 2014

#LIBRI: AAA LETTORI CREATIVI CERCASI

Allo scadere di gennaio con la Candelora alle porte a ricordarci di fare spazio al Nuovo, puntuale arriva la risposta. Si è rotto il ghiaccio e un altro ponte è stato gettato tra le magiche reti dell’ascolto condiviso in un piovoso e umido weekend torinese. Io e le altre compagne di avventura abbiamo finalmente presentato il “libricino dal numero Cinque” ispirato a Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg. Per capire di cosa sto vaneggiando, fate un passo indietro leggendo qui


In questo post condivido in tutto e per tutto le riflessioni sorte durante la preparazione dei due eventi in quel di Torino e ne approfitto per ringraziare chi ha fatto di tutto per esserci. Esserci/Dasein, che bel verbo caro Heidegger vero?

Tornando a noi. Ma cosa è esattamente questo libro?
Niente di esatto, innanzi tutto.
E’ un libro di pure voci dirette, senza alcuna interferenza raziocinante che in terza persona tenti di spiegare il filo sottile che lega le parti. E questo può disorientare, ammettiamolo. Ma ben venga il disorientamento. Una lettura può piacere o non piacere, peggio è se lascia indifferenti. E’ l’intercalare di tre voci (anzi quattro, considerando anche l’intervento di Maja Pflug, la traduttrice delle opere della Ginzburg in tedesco, che ho intervistato e di cui viene riportato, appunto, solo il suo parlare) che dialogano attorno a un’ispirazione comune: un libro ben preciso e una scrittrice ben precisa. E dal momento che il libro è Lessico Famigliare non poteva che venir fuori così questo libricino: dando spazio alle voci, ai dialoghi, al lessico, appunto, di tre donne che si incontrano tra casualità e predeterminazione nel nome di Natalia Ginzburg e poi… 

E poi succede qualcosa di inaspettato. Che cosa?
Il libro ri-prende vita, e non solo in senso metaforico.


"Tutto ciò che accade, tu lo scrivi", disse.
"Tutto ciò che io scrivo accade", fu la risposta.


(L'Infanta Imperatrice e il Vecchio della Montagna Vagante in La storia infinita)

Presentazione del libro alla Galleria delle Donne di Torino 31-01-2014. Ringrazio per la foto Erika Savio
Io, all’inizio, dovevo solo fare da “ponte”, aiutando Sandra al reperimento di materiali utili per la stesura di questo numero pilota del progetto Ex libris. Trovandomi qui a Torino, ero un canale privilegiato. Ma poi, da quando ho iniziato le ricerche (e la lettura del libro che, ammetto, non avevo letto), è successo qualcosa. Qualcosa di veramente magico nel senso precipuo del termine: si era aperta una porta verso una realtà parallela in cui, man mano che indagavo sulle vicende del Lessico, mi ci ritrovavo letteralmente dentro. Dentro ai suoi luoghi, ad esempio, e dentro a tutta una serie di sincronicità significative di cui racconto brevemente nel libro che vi invito a leggere, e che poi ci hanno convinte a lasciar prendere a questo lavoro una piega diversa. Quella che stava venendo fuori da sé, spontaneamente. Una piega un po’ visionaria, lo ammettiamo, ma la visione che ci guidava ci sembrava degna di essere espressa senza troppi filtri.

Perché, alla fine, è il libro che ha preso il sopravvento su di noi, noi che non abbiamo la presunzione né la pretesa di definirci Autrici con la A maiuscola, ma Lettrici sì. Con la L maiuscola. Ecco, questo libro è stato scritto principalmente da Lettrici e sull’importanza di essere Lettori vorrei ora focalizzare l’attenzione. Questo libricino è la dimostrazione della forza, sottovalutata, che i lettori hanno. Mi viene in mente in film “La storia infinita” che immagino conosciate più o meno tutti: è la storia di un bambino che, mentre legge appassionatamente un libro fantasy, si ritrova a farne parte e ad essere addirittura il protagonista cruciale per la risoluzione del finale. Ecco, un po’ quello che è successo a me, a noi, con questo libro. Spesso sono proprio i lettori a scrivere il finale di una storia o la sua continuazione, a interferire nel destino di un libro fino a plasmarlo con originali intuizioni. Di sicuro, i lettori hanno importanza nel sostenere l'affermazione di un libro nella memoria collettiva. E non è poco.

Sbagliamo quando pensiamo che a compiere l'atto creativo sia solo chi i libri li scrive. Gli autori vengono ammirati in misura maggiore dei lettori. E non è giusto. Oggi poi tutti vogliono fare gli scrittori! Bisognerebbe prima imparare ad essere dei veri lettori. Chi legge compie un atto creativo non meno fondamentale (nel senso letterale di “fondante”, che mette le fondamenta) di chi scrive. E cosa fonda? Le premesse affinché le magie dei libri si compiano. La mia piccola testimonianza all'interno del libro inizia proprio con questo avvertimento: Attenzione! I libri creano magie.



Sì perché noi crediamo che la lettura sia un atto squisitamente individuale, ma se partiamo dal presupposto che in questo Universo siamo tutti collegati ed interconnessi (ed è la fisica quantistica a dimostrarlo, non superstizioni esoteriche o - come direbbe il padre della Ginzburg - "negrigure" New Age), una realtà più grande si schiude ai nostri occhi: ciascun gesto, pensiero, parola, sentimento noi proviamo nel nostro intimo, viene emanato come un'onda elettromagnetica nell'ambiente che frequentiamo. Vi pare poco?

Noi pensiamo che tutto quello che ci passa per la testa, per il solo fatto che non lo verbalizziamo con un suono (non lo esternalizziamo), non abbia alcun effetto all'esterno. Non è così. Gli infrarossi o i raggi ultravioletti non è che non esistono solo perché noi non possiamo percepirli. Esistono dimensioni sottili che - anche se noi non riusciamo a cogliere con i sensi ordinari - agiscono incessantemente, interferendo con la nostra realtà più grossolana e sensibile più di quanto si possa immaginare. Lo stesso dicasi per il nostro mondo interiore fatto di emozioni e pensieri. Pensate a quanto mondo interiore è racchiuso dentro alle pagine di un libro. Perché dietro ai libri ci sono sempre delle persone - come ci ricorda il nostro libricino rosso.

Riuscite per caso ora a capire il nesso tra questo discorso e l'importanza di essere lettori?

L'importanza sta anche, come in tutte le cose del resto, nella scelta: sapere cosa leggere. Sapere cosa si sceglie di emanare nelle nostre vite attraverso l’adozione di parole racchiuse nei libri. E qui mi viene subito in mente l’incipit di una bellissima poesia di Alda Merini, che dice:

"Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole - di parole scelte sapientemente ..."  (il corsivo è mio).


Ecco. Scegliere le parole che usiamo maggiormente nella vita quotidiana - consapevoli che hanno dei veri e propri effetti energetici su chi le riceve (e anche su chi le emette) - così come scegliere i libri da leggere, che sono intrisi di parole... non è una responsabilità da poco. Ma è una responsabilità. E' questo il punto: diventare consapevoli della nostra responsabilità di lettori. E della nostra responsabilità di esseri umani tout court: esseri, cioè, dotati di Coscienza.

La storia di Rosalba Durante contenuta nel libro, ad esempio, è meravigliosa in tal senso. E' la testimonianza di come un libro possa letteralmente salvare la vita, o comunque influenzarla radicalmente. E allora, perché non scegliere il meglio per noi?

E come si fa a scegliere il meglio?
Qui entrano in gioco altri fattori, ma ce n'è uno soltanto che può bastare, se vi lasciate davvero andare alla fiducia che siete voi i creatori della vostra realtà personale, e che l'esterno non può far altro che "reagire" ai vostri input. Ogni atto creativo nasce da una visione interiore. Il mio consiglio è: rimanete costantemente, il più a lungo possibile, nell'Apertura e rimanete presenti. Siate ricettivi, permettenti, imparate a dire più SI che NO, confidando nel fatto che l'Universo ha sempre in serbo qualcosa per voi. Niente arriva mai per caso nella vita, nemmeno un libro da leggere, o da scrivere. Scelgo di concludere con tale considerazione, perché questo libricino, in fondo, nasce esattamente dall’aver pronunciato un SI.

"Ti rispondo di pancia, fulminante. Sì, t'aiuto". Queste sono state le parole che hanno gettato le fondamenta (i retroscena li trovate spiegati per benino tra le prime pagine del libro). E giuro, che oltre alla pancia, c'è stato messo anche molto, molto, moltissimo Cuore.

Non sai mai cosa c'è in serbo per te!
(Queenie - nel film Il curioso caso di Benjamin Button)


Letture consigliate
“La storia infinita” di Michael Ende
“Fahrenheit 451” di Ray Bradbury
“Inseguendo un libro s'incontrano le persone - Lessico famigliare di Natalia Ginzburg" di Sandra Giuliani, Rosalba Durante, Cecilia Martino (lo potete acquistare anche online qui. Presso la Galleria delle Donne di Torino, Via Fabro 5, sono disponibili alcune copie
e presto nelle librerie).

Film consigliati
“La storia infinita” di Wolfgang Petersen, 1984
“Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, 2008