11 ottobre 2015

Androginia Amore Anime Gemelle - Cos'è una relazione?

Virginia Woolf e Vita Sackville-West

Cos’è una relazione? 
Semplicemente, 
un mondo irripetibile a due. 

Cos’è una relazione?  
E' connessione, è appartenenza. 

E che cos’è l’appartenenza? 
E' unione, 
armonia unificata con la Sorgente primigenia, 
che è Padre e Madre simultaneamente, 
maschio e femmina. 

Dunque, dal due all’uno, anzi:
all’uno grazie al mondo irripetibile a due.  

Le polarità sono energie di segno opposto. Di segno opposto, non di sesso opposto. L’anima muove verso la ricerca di questa unità primigenia nell'incontro di qualsiasi relazione utile a ricordarcelo, a prescindere dalle differenze di genere.   

Shiva è spesso rappresentato nell’iconografia indiana con i tratti di un ermafrodito, ardhavira, l’Androgino con la parte destra del corpo maschile e la parte sinistra femminile: i due sessi riuniti in un solo corpo ricostituiscono l’unità originaria e al tempo stesso evocano la simultanea presenza degli opposti nell’equilibrio cosmico.

Da un punto di vista animico si può procedere ancora oltre, e il canto suona più o meno con queste parole: che cos’è in realtà una relazione? E’ connessione, è appartenenza. E che cos’è l’appartenenza? E’ unione, armonia unificata con la Sorgente primigenia, che è Padre e Madre simultaneamente, maschio e femmina. Dunque, dal due all’uno, anzi, all’uno grazie al mondo irripetibile a due. La supercoscienza (datele pure un nome che vi risuona di più, può essere dio, l’universo, la forza vitale, il daimon…) non è né maschile né femminile: è entrambi. E’ egualitaria, di natura unisessuale o androgina; è un’espressione dell’allineamento e dell’armonia, dell’equilibrio tra i due generi. I due generi sono a loro volta un insieme più o meno armonico di femminilità e mascolinità, le polarità onnipresenti nella Creazione, anzi della Creazione, perché non ci può essere nessuna manifestazione generativa senza che queste due forze e potenze opposte e complementari agiscano all’unisono. Queste due energie alle quali si possono dare tanti nomi ma la sostanza non cambia (Yin e Yang, Shiva e Shakti, Logos e Sophia, Madre e Padre), appartengono all’essenza più intima di ogni essere umano e la ricerca della loro complicità armonica e fusione d’amore è quanto smuove qualsiasi tipo di tensione a qualsiasi livello: ardore mistico, passione sensuale, ispirazione emotiva. Soltanto che l’esperienza che comunemente siamo indotti a fare è quella di ricercare al di fuori di noi la completezza di questa unione, estasi di appartenenza, integrità nelle polarità: la ricerca dell’anima gemella che si divincola nelle insidie del riempimento di vuoti interiori, di parti mancanti che in realtà non mancano dentro di noi ma vanno solo viste e riconosciute.

“In ogni tuo contatto ravvicinato e intimo tutto parla di te”.
Le polarità sono energie di segno opposto. Di segno opposto, non di sesso opposto. L’anima muove verso la ricerca di questa unità primigenia nell’incontro di qualsiasi relazione utile a ricordarcelo, a prescindere dalle differenze di genere.
“Tu dici dunque, Trismegisto, che Dio è di entrambi i sessi?”
“Sì, e non solo Dio, Asclepius, ma tutte le cose animate e inanimate, perché entrambi i sessi brulicano di potenza riproduttiva, e la loro energia di legame, o piuttosto unità, che tu chiami Venere o Cupido o entrambi, trascende la comprensione. La più alta chiarezza, gioia, allegrezza e amore divino sono in essa innati”
Dal punto di vista dell’anima – e dell’universo che segue le leggi unificanti del ritmo e dell’armonia e non quelle separative della discriminazione giudicante di bene/male, giusto/sbagliato – dal punto di vista cosmico, qualsiasi tipo di relazione è “neutra”, per il solo fatto di esistere ha diritto di esistere nell'ottica del fine superiore a cui tende ogni cosa, situazione o esperienza che si è chiamati a fare. Ma è responsabilità individuale comprendere tale rimando a un’urgenza più grande dietro a qualsiasi incontro avvenga nelle nostre vite, che siano relazioni di coppia, di amicizia, familiari, e con qualsiasi sfumatura che non ha senso definire perché tutto ciò che esiste è naturale, altrimenti non esisterebbe e l’amore va ben oltre qualsiasi accento discriminante essendo un’esperienza che rimanda sempre all'integrità nella sua purezza originaria. E all'origine di questa “purezza”, che sta per Bellezza, armonia, danza, equilibrio, movimento creativo, piacere sempre vivo, ardente passione ispiratrice, gioia senza oggetto, c’è la magia più grande che si possa compiere nelle nostre vite: unirci nell'intimità più audace e ingombrante di noi, con tutti i nostri aspetti, luci e ombre, e scoprire che il nostro/la nostra amante più fedele è sempre lì, pronto/a ad accoglierci senza giudizio e folle di un amore incondizionato. Per questo incontro (o matrimonio mistico) è necessario fare spazio all’interezza che noi siamo, tutti indistintamente: lunari come il femminile, solari come il maschile, con tutte le miriadi di sfaccettature che queste polarità energetiche racchiudono.
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Fare spazio all’interezza dentro di noi, “ampliare gli orizzonti del piacere lasciando cadere le vecchie abitudini” – come ci insegna poeticamente la leggenda di Thonban Hla, divinità birmana il cui nome è traducibile come “Colei che è tre volte bella”, in quanto incarna sia la bellezza del femminile dolce, sia la bellezza del femminile selvaggio e aggressivo, sia la bellezza maschile in tutte le sue forme. “Io sono la notte e la luce, io sono il femminile e il maschile … Io so ingrassare, chiacchierare, sragionare e impaurirmi. Sono una amante degli dei. Cerco di ampliare gli orizzonti del piacere, lasciando cadere le vecchie abitudini. Il mio metodo è unificare l’energia maschile (solare) con quella femminile (lunare) e fondere le energie superiori con quelle inferiori, mantenendo costantemente la conoscenza alla purezza primordiale”. Danzare questo ritmo è la migliore musica che si possa scegliere di far risuonare, il richiamo più suadente che un’anima innamorata possa intonare, l’inizio senza fine di ogni relazione veramente creativa, perché autosufficiente. (Leggi anche a tal proposito: se ami qualcuno, liberalo da te)
“Quando vi libererete dall'idea che l’anima compagna sia un’entità capace di portarvi la felicità, e quando intenderete come anima compagna il resto dell’umanità, allora l’entità – la vostra anima compagna, quella che vi renderà possibile l’esperienza della felicità – apparirà sul vostro cammino”

Libri delle citazioni usate e consigli di lettura:

Adorata creatura. Le lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf di Vita Sackville-West, Virginia Woolf
Incontro con l’Androgino. L’esperienza della completezza sessuale di Elèmire Zolla
Anime gemelle Anime compagne di Saint Germain
Thonban Hla – La leggenda di Selene Calloni Williams
Mantra Madre – la tradizione e le pratiche segrete del matrimonio mistico e del risveglio di Selene Calloni Williams
Poesia sull’Androgino: Distinti ma non separatiSull’Androginia di Shiva: Maha Shivaratri: significato e rituali per la Grande Notte di Shiva

Thonban Hla
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13 settembre 2015

Il significato esoterico di Avatar e Pandora


Avatar, colossal del 2009 firmato James Cameron. Un film che ho molto amato a suo tempo quando mi cimentai con la prima visione in 3D della mia vita, ma che ho apprezzato ancora di più rivedendolo recentemente in dvd, forse nemmeno del tutto consapevole delle nuove intuizioni che ne sarebbero scaturite. 

pandora_avatar
Che altro è Pandora se non la “terra di mezzo” definita dagli yogin tantrici la “medesimezza”, la mitica Shambhala, il luogo liminale della Grande Soglia dove si entra in contatto con gli spiriti che altro non sono se non aspetti impalpabili e invisibili di noi. 
Che altro è il viaggio dell’ex marine invalido Jake Sully se non il coraggioso e inevitabilmente terrificante incontro con le sue parti più selvagge, incontrollabili, le zone d’ombra, le paure, rappresentate da Neytiri, guerriera dell’etnia Na’Vi di cui finirà per innamorarsi. E questa sarà la sua salvezza definitiva. 
Perché non c’è vera salvezza, guarigione e libertà più grande che quella di scegliere di amare i propri lati oscuri riconoscendoli per quello che sono: apparizioni prive di sostanza oggettiva, sogni, energie da integrare, forze da ritualizzare celebrando così il matrimonio mistico, emblema e compimento della Grande Imago, l’espressione cioè dell’incontro di luce e ombra, di vita e morte, unione per eccellenza che si trova nella radice del termine sanscrito yug, da cui deriva Yoga (unire, unificare). 
I due alla fine celebreranno la loro unione d’amore, lui sceglierà di rimanere a Pandora con un atto estremo di rinuncia a sé (cioè alla sua personalità, la sua vecchia vita invalidante) per darsi all'amore più pericoloso, folle, imprevisto e imprevedibile che potesse capitargli. 
E questo amore lo salva. “Perché la vera conoscenza si risveglia nel momento del dolore” e “perché così deve essere l’amore: improvviso, irragionevole, travolgente!” 
(Thónbàn Hlá)

Solo il cuore può aiutare la ragione
a compiere il sacrificio di sé,
sacrificio che è al tempo stesso
il suo trionfo e il suo compimento”
(da Yogin e Sciamano)

Avatar_love
Nel suo atto di abbandono totale all'amore – che è anche sposalizio divino con la sua parte selvaggia (la donna Na’Vi), tra maschile e femminile, razionalità e senso mistico – egli rinasce a nuova vita, la vita da Na’Vi nella terra dove a comandare è lo spirito di Eywa, la Grande Madre, dove vigono le leggi naturali del ritmo e della Bellezza, dove le piante sono fluorescenti, i rami degli alberi diventano amache, la natura rigogliosa è in uno stato di grazia supremo e i suoi abitanti custodi ne sono altrettanto nutriti, accuditi…
La prima cosa che deve imparare l’Avatar-Jake non appena rimane solo per una notte intera nella foresta (la notte oscura dell’anima), è comunicare con questo Spirito della Grande Madre Eywa, ovvero con il lato invisibile delle cose, affinare i sensi, le percezioni, stare all'erta in uno stato sempre vigile perché ogni minimo passo falso quella notte sarebbe risultato fatale. 
È il suo momento iniziatico di Bardo, il limbo tra la vita e la morte, la discesa nel mondo infero, in Ade, ovvero nella parte più imperscrutabile e oscura di se stesso. 
Solo dopo il paziente addestramento di Neytiri (che rappresenta la sua anima selvaggia) quel luogo alla prima terrificante e denso di agguati, si trasformerà in un magico mondo incantato colmo di accoglienza e complicità. Con l’ascolto del richiamo della sua anima selvaggia è avvenuta la trasmutazione alchemica nel ciclo naturale Vita/Morte/Vita
La guerriera Neytiri lo addestrerà subito all'attenzione, a muoversi danzando nei ritmi della madre terra, all'ascolto dei suoni della foresta, dei piccoli e grandi rumori, di ogni minimo segnale proveniente da quel mondo ancestrale, selvatico, intriso di energie sottili, di magia ma anche di tranelli. L’attenzione è la prima qualità di qualsiasi approccio sciamanico alla vita, ovvero di comunione totale con le forze della natura. “Lo sciamanesimo è attenzione” e quello che Neytri trasmette a Jake è la capacità di intuire nell'universo la presenza di una volontà cosciente.
avatar_neytiri
Immancabili in questo viaggio dell’eroe verso l’accoglienza totale e definitiva della sua sposa selvaggia celeste/sotterranea, i tanti momenti di ritualità, perché il rito è riportare le cose all'equilibrio primevo quando l’ordine universale viene rotto; immancabile il momento della complicità erotica, perché l’eros è energia creativa, dionisiaca, intrinsecamente naturale; immancabili le sfide iperboliche (come quella di dover domare il mastodontico Leonopteryx Toruk, la più grande creatura volante di tutti i cieli) perché “la grandezza di un uomo non sta, forse, nel sentire la propria vacuità e nell'offrirsi ai propri limiti?” (Thónbàn Hlá). 


Di sicuro, una delle frasi più belle del film che suona come un potente mantra all’apice della trasformazione del nostro eroe è questa:
A volte tutta la vita si riduce ad un unico, folle gesto”.
È il momento in cui l’Avatar-Jake decide di intraprendere con il sostegno di tutta la tribù dei nativi, la battaglia contro la RDA, la compagnia interplanetaria terrestre per la quale lavorava e che voleva distruggere Pandora. 
Nell'eroe che ha sposato il richiamo dell’anima, si compie la trasvalutazione dei valori: i nemici da abbattere non sono più i selvaggi, ma gli umani che devastano la Grande Madre. 
Il cammino del fare anima diviene necessariamente un cammino di ecologia profonda. Un viaggio nella Medesimezza tanto inesorabile quanto infallibile.
“La medesimezza è l’acquietarsi del vento degli opposti,
il non avere paura, il non voltarsi indietro,
la forza di restare, di guardare, di vedere,
di accogliere l’esperienza che deve accadere”.

(da James Hillman. Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda)
È il campo di battaglia e la corsia preferenziale degli outsider coloro i quali, proprio come l’eroe di Avatar, sfidano arditamente i propri limiti, non si arrendono mai, non stanno dentro ai ruoli e ai comportamenti prestabiliti. E così compiono atti di vera rivoluzione spirituale.
shiva
Non sarà un dettaglio notare che il colore blu degli Avatar di Cameron richiama molto da vicino le raffigurazioni delle divinità del pantheon induista, e di Shiva in particolare il quale, leggenda vuole, prese su di sé il veleno di Vasuki che minacciava il mondo, tenendolo nella sua gola dove lo terrà sempre per salvare la terra. Per questo il dio è anche noto come Nilkantha, “gola blu”

Shiva è il dio tantrico per eccellenza, l’androgino (Ardhanarishvara) e il selvaggio (Bhairava) che ama frequentare i luoghi più desolati, impervi e terrificanti della natura perché egli insegna a trarre forza dalla selva e a incanalare dentro si sé le energie per sublimarle e pacificarle o per fluirle e potenziarle. 
Torna prepotente l’immagine della foresta – così preponderante nel film Avatar – quale dimensione sacra insieme concreta e simbolica in cui affrontare i propri demoni, accogliendoli e sfidandoli a colpi di amore. E per amore Jake decide di morire, abbandonando il suo vecchio corpo per vivere definitivamente nella sua forma di Avatar, quella che lo ha portato a una libertà più grande, universalizzando la propria coscienza nel risveglio alla divinità interiore
Il termine Avatar, d'altronde, vuol dire proprio questo: “Dio nell'uomo”.

“La vera nascita è la seconda,
la vera madre è la seconda,
la vera vita è la seconda”


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LIBRI DELLE CITAZIONI UTILIZZATE


James Hillman - Il Cammino del «fare Anima» e dell'Ecologia Profonda - Libro + DVD Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere
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Thonban Hla
La Leggenda
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Mantra Madre
Le tradizioni e le pratiche segrete del matrimonio mistico e del risveglio
Voto medio su 13 recensioni: Da non perdere
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Iniziazione allo Yoga Sciamanico
Viaggio ai confini tra lo spazio e il nulla
Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere
€ 9,50

ALTRI CONSIGLI DI LETTURA 

Donne che Corrono coi Lupi Voto medio su 59 recensioni: Da non perdere
€ 15,00

Lo Yoga della Bhagavad Gita Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere
€ 32,00

Ma gcig, Canti spirituali



11 settembre 2015

UN DESTINO E' UN DESTINO! (DIECI SETTEMBRE DUEMILAQUINDICI)

Io ho un destino, amore, e so di averlo! 
Non dovrò fare nulla di nuovo,
né illuminare qualcosa che prima illuminato non fosse, 
bensì io dovrò semplicemente rimuovere l'idea 
che ciò che é luminoso tale invece non sia. 
Questo é il destino di Thónbàn Hlá! 
E non che questo destino serva a qualcuno. 
A che serve un destino? A niente, a nessuno. 
Un destino é un destino!

Autoscatto nel souq di Marrakech, in una tienda di un ragazzo Tuareg, Agosto 2015

 Cresceva nello spirito, poichè nutriva gli dei che la popolavano.

Permanendo nello stato naturale
io vado ovunque 
senza paura

Jemaa el-Fna, Marrakech, Agosto 2015

 Nulla di ciò che ci portiamo dentro
è esente dall'accadere ...

Ma alla fine ciò che accade è ciò
che vuole la mia anima

 
Autoscatto nel souq di Marrakech, in una tienda di un ragazzo Tuareg, Agosto 2015

In questo mio corpo ci sono fiumi, mari, monti, campi, 
tutte le stelle e i pianeti.
Vi si muovono il sole e la luna,
autori della creazione e della distruzione.
Vi sono anche l'etere, l'aria,
il fuoco, l'acqua e la terra.

Spiaggia dei chorten, Boa Vista, Capo Verde, Agosto 2015

La mia estasi ha un solo fine, quello di danzare

Spiaggia di Boa Vista, Capo Verde, Agosto 2015

Brani tratti dal libro "Thónbàn Hlá, la leggenda", di Selene Calloni Williams

04 agosto 2015

CHI E' SRI TATHATA?




Tathata, maestro vivente nato in Kerala, nel Sud dell’India, è un libro aperto sull'Universo. Bastano gli occhi, quello sguardo proteso sull’infinito, uno sguardo senza fondo né appigli, che attinge a tutta la Bellezza del mondo, che trasborda di amore e sembra urlare, placido, un boato di compassione universale.
Leggi tutto l'articolo: Sri Tathata: Yoga è vita e la vita è Yoga

Da sinistra a destra, Sri Aurobindo e Sri Tathata
.... Non basta avere una mente che ci distingue dagli animali; questo è stato il grande passo evolutivo dell’era precedente. Ora è il momento di andare oltre, oltre persino alla mente stessa, oltre persino all’uomo stesso. Il tempo dell’“Uomo oltre l’Uomo” di nietzschana memoria e dell’Overmind, la “Supermente” di cui parlava Sri Aurobindo, il più grande maestro e filosofo indiano del XX secolo con cui Tathata ha non poche affinità ... Leggi tutto l'articolo: Sri Tathata: Yoga è vita e la vita è Yoga


Roma, 25-26 Luglio 2015

Roma, 25-26 Luglio 2015

Roma, 26 Luglio 2015 Dharma Snana


SE AMI QUALCUNO, LIBERALO DA TE




Quante volte si gioca al compromesso di evitare qualcosa perché si pensa che la tal cosa possa dispiacere, nuocere, creare preoccupazione, deludere qualcun altro, quante volte si ascolta questa vocina che nulla ha a che vedere con il richiamo più autentico dell’anima. Se ami davvero qualcuno, non incatenarlo e non fare il suo gioco. Deciso ma in punta di piedi, accompagna il movimento più congeniale alla vita che è quello di essere il più integrali possibili. 


Quante volte si fanno cose per compiacere chi si ama o peggio ancora, non si fanno cose. Quante volte si gioca al compromesso di evitare qualcosa perché si pensa che la tal cosa possa dispiacere, nuocere, creare preoccupazione, deludere qualcun altro, quante volte si ascolta questa vocina che nulla ha a che vedere con il richiamo più autentico dell’anima.



Preoccuparsi eccessivamente di qualcuno al punto da limitare le proprie personali espressioni di creatività e gioia non è fare del bene, piuttosto è perpetuare un circolo vizioso di fondo alimentato dalle schermaglie limitanti dell’ego. No, questo non è amore, è presunzione, presunzione di sentirsi responsabili di qualcun altro quando l’unica responsabilità che si ha nei confronti della vita è quella di essere se stessi fino in fondo aderendo il più possibile al piano divino, alla missione, vocazione per la quale si è nati, lasciando che il nostro destino si compia in sinergia con le forze universali, ricordandoci che l’Universo si evolve attraverso di noi, e viceversa.

Se rinunciamo a qualcosa che ci rende gioiosi e appagati per sottometterci alle esigenze di qualcun altro, non stiamo celebrando la vita, ci stiamo solo convincendo che sia giusto così perché così ci hanno sempre insegnato (ma cosa è giusto e cosa è sbagliato?),  tralasciando il piccolo particolare che non c’è favore più grande che si possa fare a chi si ama, che renderlo davvero libero.

La paura che attanaglia qualcun altro non la si tiene a bada evitando a quella persona di provarla, la sofferenza degli altri non si sana trascurando la propria gioia o realizzazione personale. È una forma di ego inverso pensare di “sacrificarsi” per gli altri quando il sacrificio nasce da una pericolosa premessa mentale: difendere da qualcosa qualcuno. Non c’è nulla da cui dobbiamo difenderci e nulla da difendere. Il vero amore per gli altri non può che nascere da una totale resa all'amore per se stessi perché senza realizzazione integrale del proprio essere quello che si dona agli altri non può che essere una menzogna mascherata da altruismo.

Sacrificio è rendere sacro ogni momento della vita colmandolo di pienezza, creatività e gioia, offrirsi totalmente al compimento del proprio specifico destino che, al di là delle  singole propensioni individuali, ha un’unica musica di sottofondo che suona più o meno così: scopri ciò che ti dà più gioia fare, fallo il più a lungo possibile e condividilo con più persone possibili. La condivisione della  nostra bellezza è l’amore più grande che possiamo rendere al mondo, e alle persone che amiamo, e in questa semplice adesione alla beatitudine dell’anima risiede il vero amore incondizionato. E’ questo l’amore che interrompe i circoli viziosi alimentati dai più angusti veleni della mente che, subdoli, scorrono all'interno dei rapporti interpersonali: sensi di colpa, di possesso e di inadeguatezza, paure, attaccamenti …





Il sole che sorge al mattino si preoccupa forse di quel qualcuno che potrebbe scottarsi all'esposizione prolungata dei suoi raggi? Non è affar suo, la sua vocazione è di splendere e donare la vita alla terra con il suo calore che può avere anche effetti nefasti ma non se ne prende pena. Chi si scotta, ha un motivo per scottarsi, non è certo colpa del sole. Poteva prendere precauzioni e non l’ha fatto, meglio ancora l’esperienza della scottatura lo renderà più vigile per le prossime volte. In ogni caso, è una sua scelta. Il sole deve splendere con tutta la sua energia, niente di più e niente di meno. Ci dimentichiamo spesso che noi siamo come il sole, in quanto parte integrante dell’universo, e abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di splendere. Se il sole smettesse di irradiare la sua luce vitale, non ci sarebbe più vita sulla terra. Immedesimatevi con il sole e capirete il danno che perpetuate se limitate la vostra espansione luminosa per difendere preventivamente qualcuno da qualche eventuale danno.


Non esistono errori nel piano cosmico dell’esistenza, esistono solo esperienze. Non esistono fallimenti, solo grandi opportunità. Se qualcuno che amiamo “soffre a causa nostra” è una sua scelta, e noi non lo aiutiamo pensando di difenderlo sminuendo chi siamo, stemperando i nostri impulsi più arditi, dimettendoci dalla nostra sacrosanta volontà di essere pienamente felici. Assecondare le paure degli altri imponendo alla nostra vita limitazioni mortificanti non aiuta nessuno. L’amore rende liberi, non schiavi. Se amate davvero qualcuno, liberatelo da voi. Se si scotta, magari si lamenterà e cercherà di farvela pagare ma poi … vi ringrazierà per l’abbronzatura che ha colorito la sua pelle. Per i nuovi colori che avete aggiunto alla sua vita. Se amate davvero qualcuno, non limitatevi a compiacerlo. Splendete come foste l’ultima luce rimasta sulla terra prima della fine del mondo.


Danziamoli, i nostri demoni!






"Vacuità e luminosità sono la natura propria della mente: 
riconoscendola come consapevolezza luminosa e vuota 
si dissolve spontaneamente nello stato originario e autentico. 
Non valuto se la meditazione é buona o cattiva. 
La mente lasciata inalterata é Felicità... 
Riconoscendo che la dualità di soggetto e oggetto non esiste, 
piacere e dolore si dissolvono ambedue in un'unica cosa, 
si dissolvono spontaneamente nello stato originario e inalterato"
(Milarepa)