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02 ottobre 2019

Pavel Costaneto | A volte la gente mi chiede: "Tu mediti?


"...A volte la gente mi chiede: "Tu mediti?"
"No", rispondo, "non medito."
Ovvero sì, medito, dipende da come voi definite la meditazione.
Non ho un grafico delle sedute. 
Non ho una pratica. Non ho una tecnica.
Sulla mia scrivania non ci sono le foto dei guru.
Non mi dico mai: "Ora sto meditando."
Eppure nel corso della giornata mi trovo immerso nella meditazione.
Rapito dalle sensazioni.
Che meditazione è? 
È una pura passione per quel momento…
Così com'è. 
È il permesso che ci sia.
Impregno la mia esperienza con la curiosità.
Non aggiungo nulla a ciò che accade.
Non tolgo nulla a ciò che accade.
Senza uno scopo. Senza una ricerca. Senza un ordine del giorno.
Senza entrare in uno stato particolare.
Senza avere una particolare esperienza.
È un vero miracolo.
È una straordinaria banalità di ciò che è.
È una vita vissuta.
In fin dei conti, non è fare qualcosa.
In fin dei conti, è ciò che sono.
È una infantile, spalancata, innocente consapevolezza che ingloba dolcemente ogni suono, ogni immagine, odore, sensazione, sentimento. Mi imprigiona nel "mondo" e abbraccia come una madre abbraccia il suo bimbo.
In tal caso, io sono la madre del mio mondo.
Sono uno spazio dove si conserva la quotidianità.
Sono il silenzio alla base delle cose.
Contengo la gioia e la tristezza.
Non dovrò mai cercare un'esperienza più "viva", più "profonda" o più "spirituale", perché questo banale momento è sacro. È bello. È pieno di beatitudine.
È perfetto. È sempre perfetto.
Ecco il vetro spaccato della fermata dell'autobus.
Ecco uno sconosciuto mi ha guardato con gli occhi pieni di tristezza e di dolore.
Ecco che sento il freddo sulle guance mentre sto andando a incontrare il mio amico.
Prima io meditavo.
La meditazione mi è arrivata nelle ossa.
Ora sono io la meditazione.
Sono uno spazio che tiene il mondo."

(Pavel Costaneto, vk.com)














Ecco perché non faccio più yoga: La via diretta oltre Samadhi, Kundalini e altre seduzioni dell'ego 

07 giugno 2019

M'inchino alla Poesia | Video Salone Internazionale del Libro 2019


CECILIA MARTINO - SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2019 

Quello che mi spinge a promuovere i miei libri è il pretesto che c’è dietro ai miei libri: poter parlare di Poesia. Dunque, non tanto delle mie poesie in quanto tali. 
Sono qui innanzi tutto per dare testimonianza, a mezzo della mia esperienza personale maturata fino ad ora e non a mezzo di teorie imparate a memoria, di una visione del mondo che muove a favore della vita e non a opporre resistenza alla vita. Dunque, un qualcosa di molto concreto e non effimero, come si potrebbe pensare avendo a che fare con poesie. Dunque, come prima "missione", c’è quella di riabilitare la Poesia quale materiale vivente da incarnare nella vita di tutti i giorni e non materia scolastica o genere letterario da intrattenimento salottiero. 
Per me la ricerca linguistica che ho approfondito dapprima in ambiti di studio più accademici (gli studi universitari a tema comunicazione, linguaggi creativi e di filosofia estetica e poi anche di mistica orientale e occidentale), è necessariamente sfociata in una ricerca più essenziale-esistenziale che mi ha consacrata definitivamente alla Poesia come qualcosa di inscindibile dai miei percorsi simultanei di yoga e meditazione. 
In fondo, tutto il mondo è una narrazione. Dipende da cosa si sceglie di raccontare e, soprattutto, di vedere. Con che occhi si guarda il mondo. 
E, a proposito di visione, quali migliori parole se non quelle di un poeta intimamente connesso alle radici dell'anima come Friedrich Hölderlin, per chiudere questo post nella data di oggi. Il 7 giugno del 1843, Hölderlin moriva, non prima di averci lasciato questa sua poesia, l'ultima. 




La veduta



Riluce il giorno aperto agli uomini d'immagini,
quando traspare il verde dai più lontani piani,
ed al tramonto inclini la luce della sera,
bagliori delicati fan mite il nuovo giorno.
Appare spesso un mondo chiuso ed annuvolato
dubbioso interno all'uomo, il senso più crucciato,
la splendida natura i giorni rasserena,
sta la domanda oscura del dubbio più lontana


Poesia assoluta, a così alti livelli, non può che coincidere con una visione.
Visione che libera, e che salva. "La veduta", poco prima di morire, riecheggia di vita eterna. 

La domanda oscura del dubbio più lontana.



PROSSIMI APPUNTAMENTI



 Bologna sabato 15 giugno alla Libreria Esoterica IBIS per l’evento “Il poeta non sbaglia – Il risveglio dell’intuizione” 


Con Mario Di Grazia , Insegnante e Fondatore del Centro per il Risveglio Interiore e la Salute Olistica “Samveda” 

Centro Yoga del Kashmir, Advaita e Mindfulness,
Mercoledì 19 Giugno, dalle ore 20.30 
Ingresso gratuito con prenotazione



DICONO DI ME

Cecilia Martino ha una sua, altra espressività di scrittura. Opportuna, direi. Ampia ed efficace: come possa esistere questo binomio è tradotto ne “Il mestiere del dare”.

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Rara e Preziosa Donna che ha fatto del suo Essere Gioia Parole per Se e per gli altri, scrive come un fiume sempre in piena e incarna quello che l’Universo ama fare: sorprendere con naturalezza! 

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Devo ringraziare l'autrice  perché Cecilia ci immerge come una nuova Diogene  in un percorso che forse tendiamo a dimenticare  quello che ci riporta verso  il tempo giusto il momento della riflessione del sentirci dentro


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Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

15 gennaio 2018

Film Coco - L'importanza degli antenati e dei sogni ribelli



Il viaggio tra gli spiriti defunti del dodicenne Miguel alla ricerca del segreto di famiglia, ovvero come risanare il dialogo perduto con l'anima - le proprie origini - e incarnare il proprio Destino. Il viaggio del piccolo eroe protagonista del film d'animazione Coco, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, è un vero e proprio viaggio sciamanico di caccia all'anima, con tanto di spiriti guida animali e altri fantastici dettagli su cui non mi dilungo affinché ciascuno possa riconoscerli nella sua personale visione del film che, ovviamente, consiglio. 




IL DIALOGO CON GLI ANTENATI

Che si dialoghi con essi mediante una accentuata ritualizzazione secondo un approccio più sciamanico oppure mediante una celebrazione più "intimista" e meditativa, la sostanza non cambia: è l'essenza spirituale, animica o animista della vita che si va a contattare, ricordandone l'importanza per mettere radici su questa terra. Ricordare l'importanza del nostro albero genealogico non vuol dire identificarci con tutte le problematiche legate alla parentela di sangue, anzi. Vuol dire accogliere ciò che ci spetta come parte della nostra "storia personale" nel tempo storico della nostra incarnazione attuale e dei nostri legami di parentela, vuol dire prendere tutto questo e svuotarlo di significato personale. Sembra un paradosso ... e infatti lo è, come ogni mistero che si rispetti. Il divino non può che essere paradossale! In un certo senso è come celebrare l'importanza della tradizione familiare per negarne l'importanza, o meglio negarne l'importanza "oggettiva" per restituire il corso delle nostre vicende di famiglia al tempo che spetta loro: quello del mito.  




OFRENDAS, RITO E CELEBRAZIONE DELL'AMORE 

Cosa sono le tradizioni se non storie che si tramandano di generazione in generazione, racconti che perpetuano ricordi veicolando e molto spesso vincolando (come nel caso del film "Coco") destini. Solo chi non viene ricordato muore davvero, è questo ciò che scopre il piccolo Miguel nel suo viaggio tra i mondi. L'importanza dell'ofrenda e dell'esposizione della foto nell'altare di famiglia sostiene la necessità di essere ricordati per non "morire definitivamente". La morte, di fatto non esiste se non come concetto culturale (approfondisci in questo articolo: Lo stato intermedio, quella "gaffe" chiamata morte)


Di nuovo, ricordare l’importanza dell’albero genealogico vuol dire restituirlo alla sua essenza simbolica e renderlo potente viatico per compiere qualcos'altro, che è il sacro della nostra vita qui e ora, dove non esiste che un unico tempo, quello della presenza e un unico tempio, la consapevolezza, un unico fondamentale rito senza il quale la vita sarebbe impossibile: il respiro. Ogni membro del nostro albero genealogico è il ramo di un albero che ha radici molto più profonde e sconfinate di quelle a cui solitamente vogliamo affidare le nostre preghiere e benedizioni, è il meraviglioso campo universale così ben rappresentato in un altro film (Avatar) dallo Spirito della Grande Madre Eywa (ne ho scritto qui: Il significato esoterico di Avatar e Pandora. Essere animisti vuol dire tornare a dialogare con tale parte invisibile della realtà, benedicendola e propiziandola con l'ardore della nostra fede e dell'amore, vuol dire incorporare letteralmente lo spirito di ogni cosa, evento, situazione, avi e antenati inclusi. Vuol dire ripristinare il contatto tra viventi e morenti accogliendo la ciclicità del tempo non come una suggestiva teoria a cui aggrapparsi per non fare niente di significativo e lasciarsi esistere fatalisticamente ispirati da un "tutto va come deve andare", ma come visione creativa dell'esistenza in grado di allinearsi talmente a fondo a uno specifico destino, da poterlo persino cambiare. 

DESTINO O KARMA FAMILIARE?

Se sei nato per fare l'artista e qualcosa nella tua vita - magari nella forma proprio di un impedimento imposto dai familiari come nel caso di Miguel nel film - ti impedisce di esprimerlo liberamente e totalmente, probabilmente c'è qualcosa che ancora non sei stato in grado di vedere (vedere ha a che fare con Visione). Qualcosa che attiene alla sfera dell'invisibile, appunto, e che magari ha le sembianze di un tuo trisavolo. Se vuoi, approfondisci in questo articolo: "Scoprire la missione della propria vita e fare scelte davvero libere"




TORNARE A CASA ... 

Il monito tanto caro al Buddha di “ricordare chi siamo”, dunque, non è un tornare a casa e non trovarci nessuno, ma un tornare a Casa e trovare tutta la molteplicità del reale e poterla accogliere senza esserne più schiacciati, anzi trovando in essa molti validi alleati. Accogliere disidentificandosi, non uscire dal mondo ma esplorare il mondo con la visione aperta dell’occhio interiore in grado di risanare l’unica vera grande colpa di cui siamo artefici: l’interruzione del dialogo con l’anima. Se siamo peccatori non lo siamo nel senso cristiano del termine, ma nel senso originario del termine, etimologico: "peccato" vuol dire "mancare il bersaglio", oppure in un’altra accezione, "che sta all'esterno". In entrambi i casi, indica una devianza dalla giusta direzione. La direzione è quella dell’anima, del cammino spirituale, interiore, animico, esoterico. (Leggi anche: Sentirsi a casa ovunque)



COME RIAPPACIFICARSI CON GLI ANTENATI

Le costellazioni familiari sono forse uno dei metodi più conosciuti. Paternità: Bert Hellinger. Tuttavia si stanno sempre più diffondendo approcci diversi che offrono visioni complementari, se non del tutto originali, al tema della psicogenealogia familiare e transgenerazionale. Di impronta sciamanica, visionaria e poetica quella proposta dall'Imaginal Academy di Selene Calloni Williams. 


Thich Nath Hanh dedica alcune pagine molto significative al culto degli antenati nel suo libro "Paura", a conferma del fatto che essere cultori della Presenza e di un approccio più contemplativo estatico di indole zen non vuol dire rifiutare, reprimere, ignorare il "passato", in quanto tutto è simultaneamente presente nel medesimo istante del qui e ora. Riporto un brano tratto dal libro, dedicato alla "Pratica di accettare i nostri antenati": 

"Per accettare sinceramente gli altri così come sono dobbiamo cominciare con l'accettare noi stessi. Se non riusciamo ad accettarci come siamo, non riusciamo mai ad accettare gli altri. Quando guardo a me stesso vedo cose positive, ammirevoli e addirittura straordinarie, ma so anche che in me ci sono lati negativi. Così dovrò prima riconoscere e accettare me stesso. Inspirando ed espirando visualizzate i vostri antenati e scorgetene i lati positivi e negativi.  Siate determinati ad accettarli tutti come vostri antenati senza esitazione.


Cari antenati, io sono voi, con tutti i vostri punti di forza e di debolezza. Vedo che in voi ci sono semi positivi e negativi. Comprendo che siete stati fortunati e che i semi buoni come la bontà d'animo, la compassione e l'assenza di paura sono stati coltivati dentro di voi. Comprendo anche che, se non siete stati fortunati, e dentro di voi sono cresciuti i semi negativi della paura, dell'avidità e dell'invidia, quelli positivi non hanno avuto la possibilità di svilupparsi.
Che i semi positivi che abbiamo dentro di noi possano essere coltivati nel corso della vita, dipende in parte dalla fortuna e in parte dall'impegno. Le circostanze della vita ci possono aiutare a nutrire i semi della pazienza, della generosità, della compassione e dell'amore. Le persone che ci circondano possono contribuire a innaffiare questi semi, così come può farlo la pratica della consapevolezza. Se una persona nasce in tempo di guerra o in una famiglia o in una comunità che affronta la sofferenza, potrà essere piena di disperazione e di paura. I genitori che soffrono molto e hanno paura del mondo e degli altri innaffiano nei loro figli i semi della paura e della rabbia. Se i bambini crescono nell'abbraccio della protezione e dell'amore, i semi buoni verranno nutriti e cresceranno forti.[...] Accettare tutti i vostri antenati con le loro forze e debolezze vi aiuterà a diventare più sereni e meno timorosi. [...] 
Riappacificarsi con i propri antenati richiede un pò di esercizio, tuttavia è davvero importante riconciliarsi con loro se desiderate placare la paura dentro di voi.

Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città. Basterà visualizzare la presenza dentro di voi di tutti gli antenati: voi siete la loro continuazione. Solo quando vi sarete riappacificati con loro potrete vivere totalmente nel momento presente".

"Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città"...  Alcuni "dialoghi" con i miei spiriti antenati possono essere fiutati in questi post: 



APPENDICE
All the things you said to me today Changed my perspective in every way Then things come to mean To much to me Into my faith you And your baby It's out there If you want me I'll be here It's out there I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place That I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you It's out there If you want me, I'll be here I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place that I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you (Dreaming my dreams, The Cranberries, 1994)

Lo stesso giorno in cui ho scritto questo articolo, ho appreso della morte di Dolores O' Riordan, la vocalist dei Cranberries, un gruppo musicale che ho amato molto, colonna sonora della mia adolescenza e dei miei primi accordi di chitarra. La voce di Dolores ha qualcosa di simile a un ululato in una notte di luna piena. Traghetta nei mondi e nei mondi dell'anima non esiste né incontro né separazione, ma un unico campo al di là del bene e del male dove poter gioire dell'unica sostanza di cui siamo fatti: quella dei sogni. Il protagonista del film Coco crede nel suo sogno di diventare musicista, perché ciò corrisponde a incarnare il suo destino. Per farlo ha bisogno di riconnettersi con le sue radici familiari, quelle visibili e quelle invisibili. Scelgo questi due video per far dialogare la bellezza del Tutto in cui siamo immersi, e come personale ringraziamento a Dolores, la quale certo avrà una vita molto, molto lunga. Infatti, chi muore veramente se rimane nel cuore di chi ha molto amato?


ODE TO MY FAMILY



Il ricordo di chi non c'è più può fare anima ... 




Paura


Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale



L'eroe dai Mille Volti


Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari con DVD
Uno strumento per parlare con gli antenati (con 37 carte e un DVD)


12 luglio 2017

Il richiamo della Foresta


Non esiste che un modo per andare oltre: attraversare tutto ciò che c'è! Fidarsi della naturalezza delle cose, togliersi importanza personale, tornare alla Natura il più e il prima possibile e ... godersi il viaggio, passo dopo passo. Senza fretta, apprensione e aspettative. Accogliere dallo stato naturale la grazia della resilienza, della vigile innocenza, della pazienza attiva. La vita evolve attraverso di noi e ogni singolo passo fatto con questa arrendevole consapevolezza aumenta l’esistenza a noi e a chi ci circonda. Ogni strada non è un percorso solo se ci rifiutiamo di camminare. Anche da fermi, purché le nostre ossa continuino a scricchiolare per benino! Con la fluente calma dell’eterno movimento che toglie peso a ciò che deve accadere. Toglie peso alla pesantezza di ciò che crediamo di essere.


Cose che accadono e che "appaiono" quando meno te lo aspetti... 
Passeggiare in luoghi selvaggi a contatto con gli elementi naturali, meglio se in solitudine, ci accorda più facilmente a questo ritmo del fluire che è proprio dell’anima, dell’istinto di natura e di tutto ciò che è divino, animico, spirituale, invisibile ma non per questo inesistente. Assaporare la vita è anche questo: concedersi la grazia di movimenti che nutrono e nutrono perché svuotano e alleggeriscono, onde di pulsante presenza, vertigini di coraggiose scelte per amarci fino alle ossa. E per coraggiose scelte non intendo per forza imprese eclatanti da supereroine/eroi: basta scegliere di dedicarsi del tempo ogni giorno, ad esempio, per compiere attività rigeneranti sottratte al tam tam delle incombenze quotidiane che quasi sempre prendono il sopravvento ma altrettanto quasi sempre sono scuse e sabotaggi dell’ego. Personalmente amo molto la meditazione e la pratica costante può senz'altro fungere da acceleratore evolutivo. Non c’è nulla che non possiamo fare se la Volontà è salda nell'intento. Coraggio è anche ammettere dove si ha paura di andare! E allora, torniamo alle nostre ossa…



Lo scheletro è la quintessenza di ciò che rimane (quando si dice, andare all'osso delle cose...) ma anche simbolo evocatore di morte per antonomasia. Immaginare il nostro scheletro mentre camminiamo, rallentando il passo e per conseguenza la morsa dei pensieri, dona energia al nostro corpo a più livelli, ci identifica simultaneamente con le nostre radici più inviolabili e con l’impermanenza di tutto ciò che è. Nel buddismo tantrico himalayano si incoraggia questa pratica visionaria con l’affermazione attribuita al mistico Milarepa “cammina sempre sul fermo suolo della non oggettività delle cose”.




Non c'è niente che non si possa raggiungere nella quiete sibilante di un corpo che sa. E il corpo sa non con il cervello, ma con le viscere e il cuore, vero organo propulsore di intuizioni e rivelazioni. Più teniamo il nostro corpo libero da tossine di ogni tipo (alimentari, relazionali, emotive, mentali) meglio è perché più a fondo si riuscirà ad attingere a tali informazioni che sono veri e propri scambi di energie e di coscienza vibrazionale. Mantenere alte le nostre frequenze – detto altrimenti, mantenere il nostro campo percettivo più sgombro possibile – aiuta a ripristinare il dialogo perduto con il mondo dell’invisibile (l'Anima) che raramente ci urla addosso e quando lo fa è perché si è con molta probabilità giunti a una situazione di stallo e intasamento eccessivi. Diversamente, saremo capaci di ascoltare il silenzio e vedere il vento. 

“Siete capaci di vedere il vento? Riuscite a vedere la fragranza dei fiori che fluttua nella brezza? Riuscite a vedere il pensiero o ciò che trasforma un albero da un insieme di rami nudi e foglie gialle in un tripudio di verde? Siete in grado di vedere l’amore, la gioia o la pace? […]  Si tratta di Galun lati, il Grande Spirito Sacro, invisibile ma più reale di tutto ciò che vediamo di tangibile” (Anima Pellerossa. La voce del piccolo grande popolo)



Manteniamoci pertanto in costante allenamento per nutrire ed essere nutriti di tutto ciò di cui abbiamo bisogno non per sopravvivere, ma per vivere una vita appagante e continuamente ispirata. Muoviamoci, rimaniamo curiose/i, non rendiamo la nostra mente e il corpo dei fossili, non fossilizziamoci su idee e teorie preconfezionate, su ciò che già sappiamo o crediamo di sapere, concediamoci la flessibilità di dubitare di tutto finché qualcosa non ci sembra vera per noi perché l’abbiamo personalmente sperimentata fin dentro le ossa. Addestriamoci alla pluralità, alla vastità, alla meraviglia, alla contraddittorietà e all'allegria (ridiamo, ridete di più fino alle lacrime ma anche piangiamo, piangete fino alle risa). Saremo più credibili e autentici/che, oltre che più felici!

Sintonizziamoci con il ghigno selvatico di Zorba il greco: 
“Ecco la vita da prendere: 
trovare il ritmo assoluto 
e seguirlo con assoluta fiducia”





“Gli africani selvaggi adorano il serpente 
perché l’intero suo corpo tocca la terra, 
e cosí ne conosce tutti i segreti. 
Li conosce con il ventre, la coda, i genitali, la testa. 
È in contatto con la ­Madre, si mescola con essa.” 

(Nikos Kazantzakis - Zorba il greco)


Altre ispirazioni sulla MEDITAZIONE CAMMINATA:






10 luglio 2017

E poi una magica notte di Plenilunio Hindi Zahra fa tappa a Torino



E poi in una magica notte di plenilunio, una donna francese dalle origini berbere sceglie di fare tappa a Torino. Nel suo sangue scorre la ruggine del deserto. Ha la ruggine il deserto? Tutto è possibile con la magia in azione: Immaginazione. Sa di terra bruciata la sua lingua quando con il frenulo teso alla massima possibilità di estensione, emette suoni che si accordano istantaneamente alle armoniche più ancestrali del cosmo. L'hanno soprannominata la Patti Smith del deserto, ma Hindi Zahra è soltanto Hindi Zahra, è lei e basta. 


Hindi Zhara - Torino 9 luglio 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO

A dire il vero anche a me è venuta la tentazione di “ri-chiamarla”, accostandola più che a qualcuno a qualcosa. Un qualcosa che rievoca piuttosto archetipi e non personalità altrui, pur famose che siano. L’ho soprannominata la Thonban Hla delle Alpi, perché mi è bastato vederla danzare sul palco e trasmutarsi in selvatichezza pura affinché lo spirito della "dea tre volte bella" (Thonban Hla) che aleggia sul Monte Popa in Birmania soffiasse come polvere di stelle su un palcoscenico di un'estate musicale. 



Fa magia tutto quello che scomoda l'invisibile per attutirci i colpi di ciò che abitualmente non comprendiamo e quasi sempre passa dal corpo la verità. Hindi Zahra trasuda autenticità da tutti i pori della pelle, perché smania e suda, si scompone e ricompone sul palco come creatura multiforme, perché ci travalica il cuore quando canta e si dimena come sciamana avvezza al circuito dell'inaudito e si percuote il petto con le mani, picchietta la fronte con le sottili dita pittate di rosso, a intervalli alterni si lascia cadere i lunghi capelli da indios completamente sul viso, la testa ciondoloni per seguire il ritmo tribale dell'armonia mundi. 



Sembra una fiera o un rapace appena messo in libertà. La sua voce è un idillio trasversale ai mondi. Acuta e calda, soft e ululante, è una sinfonia di sonorità che attinge la sua prima nota dall'anima selvaggia, il diapason dell'accordatura con l'anima che Hindi, la nostra randagia di classe, un po’ principessa un po’ gitana, conosce benissimo. Senza artifici o vezzi di sorta. Conosce perché il suo corpo sa, la sua voce è un dono e lei lo padroneggia come non fosse affar suo. Perché non ammettono troppi sforzi, gli dei e le muse quando lasciano le tracce. E le impronte Hindi Zahra le lascia eccome, e sono simili a spirali sinuose e avvolgenti, mistiche e sensuali, lunescenti e ammiccanti come i codici più segreti dell’anima.





"Trans in my dance"... dalla Pagina Facebook ufficiale di Hindi Zahra



DAL MIO SITO WWW.CECILIAMARTINO.IT 
TRADUZIONE IN FRANCESE DI F. SICAMOIS



























08 luglio 2017

Allunaggio! Cosa chiedere alla Luna per farci un regalo "salvavita"



Il Plenilunio è un momento carico di possibilità. Se si ha la pazienza e la cura di accordarsi con i ritmi naturali del cosmo di cui facciamo parte, non si tarderà a percepire l'enorme magma fluido delle risorse interiori che ciascuno/a di noi possiede. Ogni "passaggio" dei grandi fenomeni naturali è un momento denso di possibilità: l'alba e il tramonto, l'aurora boreale, l'alta e la bassa marea, persino la terra che trema. E' il movimento di cui non si può fare a meno per … evolvere. Per espanderci e diventare vaste/i, come l'universo. D'altronde, non c'è nessun luogo esterno che non sia un luogo della psiche che noi abitiamo più o meno inconsapevolmente. "Come sopra, così sotto" di Ermete Trismegisto è una delle più sintetiche e incisive massime a cui varrebbe la pena concedere attenzione in ogni momento delle nostre vite. Che sta anche per "come dentro, così fuori". 


Nella fase della sua massima visibilità, la Luna è pronta ad abbracciarci in un ruggito che ha molto a che vedere, anzi tutto, con il "richiamo della foresta", quella nostalgia di casa da cui spesso rifuggiamo, per paura del dolore e di andare a fondo a quella tristezza, malinconia o sobrietà di esistere, per paura di assumerci responsabilità che ci riguardano nell'intimo e riprenderci in mano la vera libertà. 


Sapete che unica responsabilità abbiamo? 

Quella di splendere, nei momenti di piena come in quelli di vuoto, nei momenti delle altitudini come in quelli di caduta, nei momenti in cui ci sentiamo Wonder Woman come in quelli in cui a malapena ci sentiamo. Accogliere ed amare la vulnerabilità propria del femminino è il primo ma forse anche l'unico passo a cui affidare il nostro ululato più intimo. 




Vulnerabilità  che non è debolezza piuttosto la maestria che abbiamo congenita nel sangue (mestruale e non) a una resilienza più grande: quella dell'arrendevolezza ai cambiamenti, all'eterno fluire delle cose. Al Surrender, la resa, l'abbandono, tutti sinonimi di "Morte". Arrenderci alla morte è restituire vita alla nostra vita. E' restituirci l'integrità e l'abbondanza nutrendo il sopra con il sotto, la luce con l'ombra per rimanere nel linguaggio del Trismegisto. Hillman parlerebbe di Daimon e Jung di Ombra, i Greci di Ade, Caronte e dello Stige, gli Egiziani di Anubi, Osiride e Thot, gli indiani di Durga, Rudra o Kali (gli "aspetti terrifici" delle divinità), e via dicendo. Scegliamo pure il linguaggio che ci fa maggiormente vibrare e ci risuona di più ma, soprattutto, scegliamo di "far parlare il corpo" bandendo teorie e concetti e restituendoci alla verità di carne, pelle e sangue, di organi, visceri e respiri. Se lo Spirito si è "fatto carne" un motivo ci sarà.



La Donna Scheletro della fiaba magistralmente raccontata da Clarissa Pinkola Estés si rimpolpa mediante il cuore-tamburo dell'amante- pescatore che l'ha tirata fuori dagli abissi, la lacrima della compassione che scende sulla guancia di lui durante la notte e il respiro dei loro corpi uniti, pelle a pelle. Quale metafora più accattivante del matrimonio mistico, dell'unione degli opposti, dell'interezza da ricomporre prima di tutto dentro di noi sposandoci con i nostri demoni-amanti!  
Il "fare anima" non può che passare attraverso la materia, per smaterializzarla, renderla evanescente come il riflesso della luna sull'acqua. 

Essere come acqua che scorre, multiformi e aperte alla trasformazione, pronte a morire ogni giorno a ciò che ci fa più comodo e abbracciare la nostra natura lunescente che ci apre al  Mistero e all'Ignoto. In questa foto sono davanti al Rio Santiago, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni, in Ecuador

Alla Luna Piena - ma anche alla Luna Nuova e alla luna nelle sue fasi crescenti e calanti - chiediamo pertanto di splendere come lei, di inabissarci come lei, facciamoci accogliere dall'anima selvaggia che scalpita per donarci integrità e abbondanza a tutti i livelli dell'essere. Ricordiamo le parole di Clarissa Pinkola Estés. 


Siamo pervase dalla nostalgia 
per l'antica natura selvaggia... 
Ci hanno insegnato a vergognarci 
di un simile desiderio... 
Ma l'ombra della Donna Selvaggia 
ancora si appiatta dietro di noi, 
nei nostri giorni, nelle nostre notti. 
Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro 
va indubbiamente a quattro zampe 

(Donne che corrono coi lupi)


Torino, Parco del Valentino Foto ©CECILIA MARTINO


Non è sulla debolezza che bisogna concentrarsi, ma sulla forza di cui disponiamo, una forza interiore che abita il corpo fisico, alimenta i sentimenti e permea i pensieri. Meno condizionamenti lasciamo agire, più questa Forza si attiva in noi, senza sforzo appunto. E’ una forza vitale e cosciente che agisce attraverso di noi, e non malgrado noi.

Come ho già scritto altrove:

"C'è una forza che spinge ininterrottamente verso l'evoluzione, è la vita più forte di noi e di qualsiasi schema mentale, è la forza viscerale di un istinto che progredisce sempre verso la sua meta più alta. Per cui, meno cervello e più viscere. Le più grandi intuizioni nascono dal cuore, non dalla mente... Comprendere con le viscere non vuol dire tornare a uno stato brado di istintualità irresponsabile, ma vuol dire tornare a "conoscere con il corpo", accordarsi con quella intelligenza cellulare che restituisce potere all'anima selvaggia che scalpita dentro le gabbie anguste delle troppe teorie mentali".

E ancora:

"Eccoli, i nuovi nomi, i Numina del mio femminile sacro. Eccola, mi sono detta, la forza del mio essere donna (THA): quella luna che a volte si vede a volte no. La forza della mia debolezza, l’amazzone al galoppo. Amazzone magari ferita, ma libera di ascoltare il vento. Ed eccola, la forza del mio essere uomo (HA) – no, nessun supereroe: quel compagno che lascia essere la sua donna incontenibilmente se stessa, senza alcuna pretesa, timore o speranza, quell'ardore che mantiene in vita i sogni di lei e non il fuoco che li incenerisce, la forza di volontà che sostiene l’incedere creativo e irrazionale della sua controparte femminile. La bellezza degli amanti divini eternamente congiunti nell'abbraccio erotico: non hanno altro a cui tendere se non l’abbraccio che li fonde". (Tratto da Cecilia Martino, Quando ho scoperto di essere donna)

Luna Piena sul Mar Ionio, Bianco (RC) Foto ©CECILIA MARTINO

L’unico ateismo possibile è quello di non credere più a questa forza, all'anima umana dentro al corpo umano che spiritualizza la vita e consente di deificarla in ogni suo aspetto. Non esiste alcun dio all'infuori di noi. Il divino è immanente ad ogni cosa. Se non crediamo in dio vuol dire che non crediamo in noi stesse/i ed è questa fiducia in noi stesse/i che dobbiamo recuperare e potenziare al massimo livello. Siamo qui per progredire, e l’unico progresso possibile è tornare a nutrirci del nutrimento divino dell’amore. Divino sta per invisibile, spirituale, animico. Per tutto quello che, nell'ombra, preme per venire alla luce nel fluire incessante del cambiamento di cui la Luna è regina e simbolo supremo con le sue fasi cicliche. 


Lasciamoci nutrire dalla Luna, maestra di alchimia trasformativa, durante i Pleniluni, i Noviluni e ogni santo giorno della nostra vita. Torniamo con lei alle origini più ancestrali di noi. Quale luogo è più originario dell'anima? Facciamoci un regalo, torniamo ad essere davvero originali!

Essere originali è lasciarsi ispirare costantemente dall'origine delle cose, dalla loro essenza, dall'Anima, appunto, è essere entusiasti (entusiasmo, dal greco: [en] dentro [thèos] dio. Il dio dentro) e, pertanto, liberi. E’ essere credibili, senza fare nemmeno nulla di così eclatante. La vera originalità non è esibizionismo ma irrefrenabile spinta a trasformare tutta la propria vita in un’opera d’arte fin nei minimi dettagli, senza escludere niente, nemmeno le incombenze della vita quotidiana.

Si può scegliere un ideale da perseguire nella vita o di fare di tutta la vita il proprio ideale. Io vi consiglio la seconda strada, con l’augurio di sempre: "che tutto in Te sia gioia, questa è la tua meta" (Sri Aurobindo)




NUT: la Dea egizia del cielo notturno ci rammenta di aprirci ai misteri della vita e all'inconoscibile, e di fidarci del fatto che un flusso superiore ci porterà ciò di cui abbiamo bisogno. (Bellissima nella sua posizione - sembra una asana di yoga - a ponte rovesciato! E dal suo seno partorisce le stelle ...) 


Poggiando le punte delle dita e dei piedi sulla terra
si inarcò nella sua bellezza cosmica,
creando la volta celeste.
Le lacrime che uscirono dai suoi occhi
divennero il Nilo.
Le stelle brillando di luce smeraldina
si disposero seguendo la forma del suo corpo,
la parola bellezza posta come un glifo
tra le sue sacre corna.

La terra sta come un nido fra le sue cosce,
quando ogni mattina partorisce il sole,
ed ogni sera lo prende di nuovo dentro i sé,
come ogni mortale che ritorna a lei,
quando è terminata la durata della sua vita.
La sua immagine stellata è la volta di ogni tomba,
riprodotta nel sarcofago dove il morto riposa,
quando lei si sporge dal celeste sicomoro
per placare la sete di vita nell'aldilà.

(Inno citato da M. Stone 
nella traduzione italiana 
di Luciana Perkovich, 
da Il Cerchio della Luna)

Consigli di letture... lunari

SPLENDIDO VIDEO DI HINDI ZAHRA 

Conoscete Hindi Zahra? 
Ve la racconto un po' qui: 





The moon is full for you and I
The moon is full for you and I
Birds are flying high

Birds are flying high

This is the beginning of an endless love
And we know it now
This is the beginning of a brand new life
With an open heart
I will tell it to the moon
And sing it to the sky
I know that the best thing is you and I

The moon is full for you and I
The moon is full for you and I
Birds are flying high
Birds are flying high
Roses of May
The sky of June

When April sings for the summer afternoon
You took me there with songs and lullabies
You saved my soul from drowning in the night








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