21 novembre 2020

DESIDERATA - Max Ehrmann




Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. 

Finché è possibile senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone. 

Dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.


Evita le persone volgari e aggressive; esse opprimono lo spirito. 
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.

Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.

Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti, e neppure sii cinico riguardo all'amore;  poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba. 

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.

Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna, ma non tormentarti con l'immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso.
Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'universo ti stia schiudendo come si dovrebbe.


Perciò sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.

Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti,
è ancora un mondo stupendo.

Fai attenzione.

Cerca di essere felice.

(Trovata nell'antica chiesa di S. Paolo, Baltimora. Datata 1692. 
Traduzione di Enrico Orofino)











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14 novembre 2020

Il significato del mantra Om Asato ma



Nei tre versi del mantra vedico l'essenza della vera ricerca spirituale

Dalle tenebre alla luce è il salto metaforico verso la conoscenza della propria vera natura, del luminoso Sé, quando si dissipa il velo delle tenebre dell'ignoranza, scambiare per reale ciò che è illusorio, identificarsi con ciò che è mutevole nel divenire dimentichi dell'eternità dell'essere. 

In tre versi lo esprime poeticamente uno dei mantra vedici più famosi, Om asatoma mantra, o Sat mantra, il mantra della Conoscenza interiore: 

Om Asato ma sat gamaya, - Dall’irreale conducimi alla realtà vera (asat irrealtà – sat verità)

tamaso ma jyotir gamaya – dalle tenebre alla luce (tam, pesante, tenebroso – joty luce)

Mrityur ma amritam gamaya  - dalla morte all’immortalità – (amrita, acqua della vita eterna)


In questo video puoi ascoltare il mantra cantato da me

in occasione del Diwali, la "festa delle luci"



Nella via diretta non duale dell'Advaita Vedanta, il fuoco, la fiamma, la luce sono metafore della discriminazione (Viveka), la chiara visione che realizza l'illusione del mondo fenomenico e la vera realtà dell'eterno Brahman. Chi si risveglia a tale visione discriminante ottiene la libertà (moksha), dimorando in pace e beatitudine che sono propri del Sé. Chi è nella verità della saggezza illuminata è nell'abbondanza perché nella visione unitiva, unificante, poetica, mistica, in una parola yogica, l'ego non è più attaccato a niente. Nella mitologia indù la dea Lakshmi rappresenta questa simultaneità di abbondanza e saggezza, fertilità e gioia creativa.

Vichara, la ricerca del Sé, è una ricerca interiore, non intellettuale. 

"Sappi che la vera conoscenza non crea qualcosa di nuovo, ma semplicemente rimuove l'ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, ma si rivela come il tuo vero stato naturale, eterno e imperituro. … L'oblio della nostra vera natura è la vera morte, il suo ricordo è la vera nascita." (Ramana Maharshi)





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13 novembre 2020

Diwali, la festa delle luci | Significato e pratiche nel quotidiano


Se  qualcosa non è ancora chiaro, non c'è da rimestare nell'oscurità. Basta accendere una luce. Onorate il buio, e ogni giorno avrà un colore nuovo. 

Diwali significa "festa delle luci", è probabilmente la festa hindu più conosciuta insieme alla Holi, la festa dei colori. Si celebra in tutta l'India tra ottobre e novembre, precisamente nel quattordicesimo giorno di luna calante e segna l'inizio del nuovo anno hindu. È contraddistinta dal meraviglioso spettacolo luminoso creato dalle lampade di argilla e dalle candele che irradiano un caldo bagliore per tutta la città e che alludono alla luce come simbolo del bene e della sua vittoria sulle forze del male simboleggiate dalle tenebre. 

Dalle tenebre alla luce è il salto metaforico verso la conoscenza della propria vera natura, del luminoso Sé, quando si dissipa il velo delle tenebre dell'ignoranza, scambiare per reale ciò che è illusorio, identificarsi con ciò che è mutevole nel divenire dimentichi dell'eternità dell'essere. In tre versi lo esprime poeticamente uno dei mantra vedici più famosi (Om asatoma mantra, il mantra della Conoscenza): 

Om Asato ma sat gamaya, - Dall’irreale conducimi alla realtà vera (asat irrealtà – sat verità)

tamaso ma jyotir gamaya – dalle tenebre alla luce (tam, pesante, tenebroso – joty luce)

Mrityur ma amritam gamaya  - dalla morte all’immortalità – (amrita, acqua della vita eterna)


ASCOLTA IL MANTRA 


"Nella notte priva di luna si accendono in onore di Laksmi (sostituita, nel Bengala, da Kali) migliaia di lucerne, che si dispongono in lunghe file (avali) sulle terrazze, sui davanzali e davanti alle soglie delle case, oppure si affidano alla corrente dei fiumi; anche in questo caso la tradizione popolare ha sovrapposto al culto della dea il ricordo di un evento della storia di Rama: il suo ritorno alla propria capitale Ayodhya dopo l'esilio." (Piano, Sanatana Dharma p.262-267). 

"Quando Rama sconfisse Ravana e ritornò nel suo regno, il popolo di Ayodhya illuminò con piccole candele a olio l'intera città.Di notte l'intero regno brillava come un diamante, scintillanti nell'oscurità. Nello yoga la luce e la fiamma della lampada sono il simbolo di Anahata chakra, che rappresenta l'amore.Quando Rama arrivò ad Ayodhya non c'era oscurità, quando la luce dell'amore si risveglia in Anahata l'oscurità data dall'egoismo scompare. È l'egoismo che porta l'oscurità nella nostra vita.La festa del Diwali può essere intesa come l'apertura del cuore e l'illuminazione della lampada dell'amore, della compassione e dei sentimenti positivi del cuore." (Sw. Niranjanananda Saraswati). 

Accendere fuochi è un gesto letterale e metaforico bellissimo. 

Nei giorni più bui dell'anno, e metaforicamente della vita, la luce può essere molto più che una metafora. Illuminazione, letteralmente luce in azione, è un abbraccio di calore quando si ha freddo. E quando si ha freddo, o non si vede nulla a causa del buio, accendere fuochi, camini, lumini, lanterne, crea immediatamente uno spazio di accoglienza dove prima c'era titubanza o sconforto. Accendere fuochi è un gesto letterale e metaforico bellissimo. 

Si perde nella notte dei tempi il culto del fuoco, non c'è ritualità di natura che non implichi l'invocazione l'evocazione e il contatto con l'elemento fuoco. Fuoco digestivo, "agni" nello yoga e in ayurveda, spirito cruciale per la regolazione del metabolismo e della capacità assimilativa dei nutrienti. "Agni" fuoco della disciplina spirituale (tapas), del ricercatore della verità, dell'amante infervorato dall'amore per il suo dio, amore come fuoco spirituale e corpo d'amore. In quasi tutte le tradizioni dei popoli nativi, le decisioni più importanti si prendono attorno a un fuoco acceso, nel circolo sacro che dona equanimità ai partecipanti, e la partecipazione al cerchio della vita si infiamma di coraggio, volontà in affidamento e gratitudine. La gratitudine non manca mai ai puri di cuore. 



Accendete un fuoco e dite "Grazie", fate questa prova, anche solo quando accendete i fornelli nella vostra cucina o la luce della stanza. È così scontato che tutto questo accada? Che una fiammella vi riscaldi il cuore o il cibo che mangiate, è nutrimento, dono, compartecipazione. Quanto partecipate alla vita che fate?
Radunatevi attorno ai fuochi, non perdete speranze che nessuno può togliervi se non voi stessi. Il focolare sa di casa dove c'è un atto di amore genuino, una familiarità con la cura che non lascia nulla di intentato. Davanti a un camino acceso viene voglia di raccontare storie, di svelare intimità, di entrare in confidenza con chiunque, di fare domande più che avere risposte.  
È meraviglioso! Il fuoco accende la luce interiore che non fu mai spenta. E allora, perché l'accende? Perché gli occhi non sono fatti per vedere ma per amare

Mai come in questo periodo siamo chiamati all'amore, quello forse poco romantico ma efficace: niente effusioni ma fusioni, l'invisibile trova sempre un modo per riscaldarci, lo spirito aleggia sul fuoco e, invece di spegnerlo, lo alimenta. Lo alimenta, ovvero, lo nutre. 

Lasciamoci alimentare dalle piccole luci delle grandi notti buie, invece di volerle trascorrere velocemente, velocemente dimenticare per passare ad altro. Impariamo a sostare anche nelle fini, nei tramonti, negli addii, nelle ceneri, nelle terre dissodate, prima di voler passare ad altro e raccogliere, fiorire, incontrare, albeggiare. C'è una stagione per ogni cosa e ogni cosa è uno spazio sacro dentro di noi. Anche il firmamento ha i suoi fuochi, sembrano puntini luminosi e sono stelle. Prendiamo spunto dai piccoli gesti per alzare l'asticella della nostra attenzione su ciò che è davvero importante. 




Per tutto il periodo del Diwali, o dell'inverno o di qualsiasi "notte buia" della vita, sentiamoci grati e affidati quando accendiamo un fuoco, aiutandoci come atto per ancorarci alla presenza, ai gesti più quotidiani che siamo soliti fare: accendere i fornelli, la luce del comodino, una candela etc. 

Se  qualcosa non è ancora chiaro, non c'è da rimestare nell'oscurità. Basta accendere una luce. Onorate il buio, e ogni giorno avrà un colore nuovo. 


"L'oscurità accumulata durante le ere cosmiche 
è cancellata da una lampada.
Similmente, l'unica chiara luce della propria coscienza 
dissipa gli oscuri ostacoli dell'ignoranza accumulati 
durante le ere cosmiche". 

(Tilopa, Mahamudra, Il Grande Sigillo)


Diwali 2020 - Porto Recanati, 14 novembre 




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07 novembre 2020

Il simbolo del martin pescatore | Il tempismo perfetto della vita



Se stai leggendo queste righe, in qualche modo ti stai parlando con la visione del martin pescatore, lucente volatile dal tempismo perfetto... 


Apparsomi oggi come miraggio in un luogo a dir poco inusuale per questo volatile, ne traggo meraviglia e stupore concedendo spazio al canto del richiamo animico di cui ogni cosa è intrisa. A me piace chiamarla poesia naturale della vita. Inizio dal racconto estemporaneo dell'incontro, così come l'ho trascritto poco dopo essermi nutrita della sua bellezza impermanente.




















È appena accaduta una cosa bellissima. 
Il volo planato di un martin pescatore sulle onde vicino alla riva ha incrociato il mio sguardo mentre andavamo nella stessa direzione… Il mio sguardo per la verità è stato attratto da un luccichio azzurro splendente quasi fosforescente, un blu intenso come brillante di sole, sulla cresta dell'ondeggiare del mare. Questione di istanti e ho compreso essere un volatile, un uccellino sì, ma il suo ritmo era qualcosa di straordinario, sembrava tamburellare nel vento veloci istanti di gioia. Non sono riuscita a staccargli gli occhi di dosso fino a quando non si è adagiato su uno scoglio in lontananza (lo stesso dove mi sono adagiata anche io dopo "la visione") per poi scomparire definitivamente. 
Poteva sembrare un colibrì per la velocità del batter d'ali…
Attonita e colma di stupore, mi sono fermata più a lungo in quel tratto di spiaggia dove mi ha voluto far visita questo essere meraviglioso, in sé stesso bello e pieno di grazia nella sua parte visibile, e pure tanto prodigo e impeccabile nel suo aspetto invisibile con il quale il mio respiro sta ancora dialogando.
Niente accade a caso, e il tempismo di un incontro, specie se così straordinario non può passare inosservato. Non per me, almeno.
I luoghi di natura e gli spiriti della natura sono benedizioni e nutrimento costante.
Incontro straordinario perché il mare non è esattamente il luogo di appartenenza del martin pescatore, piuttosto laghi, fiumi e torrenti… Probabilmente era di passaggio tra i fiumi Musone e Potenza che abbracciano il territorio di Porto Recanati.
Chissà.

"Eccomi sono qui per te" , cinguetta quel nobile esserino dal piumaggio del mio colore preferito, a cui fa eco lo stupore muto del mio rispondergli "eccomi, sono qui per te".
di tempismo poeticamente "parla" il martin pescatore
Il suo canto di prosperità e abbondanza, gioia e spensieratezza, buona fortuna e ispirazione potenziata, dono della visione, nuovo inizio.
Più che estasiata, riconoscente alla vita in ogni gesto di insensata bellezza ci vedo il coraggio di vivere per davvero.  

"La dimora nella propria vera natura, simile a una fiamma di conoscenza, dopo aver completamente abbandonato gli oggetti sensoriali, è chiamata lo stato naturale." 
(Ramana Maharshi) 


IL BERSAGLIO E LA MAESTRIA DELLA PAZIENZA

Ciò che contraddistingue questo meraviglioso uccello è, oltre all'evidente piumaggio dalle tonalità azzurre-turchesi-blu (puoi approfondire qui sul simbolo del blu)  così lucente da essergli valso l'appellativo di "uccello che brilla", la sua capacità di pescare in maniera decisa, diretta, impeccabile la sua preda, tuffandosi a capofitto nel momento esatto, opportuno e funzionale allo scopo. Né prima né dopo. Tempismo perfetto, un bersaglio che fa pieno centro. Ecco perché fin dai tempi antichi questo uccello veniva considerato simbolo di abbondanza intesa come opportunità. 

Cogliere tempestivamente opportunità che si presentano non vuol dire sforzarsi compulsivamente per ottenere qualcosa, ma perfezionare il tiro, la visione, la mira e il giusto momento di agire verrà spontaneamente. A voler andare ancora più in profondità, non c'è nulla da perfezionare: nello stato naturale vige sempre l'armonia, la ritmica più funzionale al momento presente, senza tentennamenti. Il perfezionamento è un concetto anch'esso, e nella sua estensione di "perfezionismo" sappiamo quanto possa essere deleterio e contropoducente. Il martin pescatore non sbaglia un colpo perché è connesso al momento presente in tutto e per tutto. Si potrebbe dire che è un buon osservatore e sa attendere il momento più opportuno, dote rara la pazienza per la specie umana, molto sviluppata invece nel mondo animale e vegetale. 
Ecco, il martin pescatore lo vedo simile a un tiratore Zen di arco che  fa centro con quell'unico gesto giusto di cui gli arcieri Zen dicono: "un colpo, una vita".





La danza a pelo d'acqua a cui ho assistito stamattina, pareva soffiarmi nel petto la leggerezza del "tuffati senza paura nella vita che sei, abbi cura di splendere e affina la visione, il resto verrà da sé, sii pazientemente vigile".
Il volo è a scatti, rapido e deciso, ma a tratti quasi immobile (magia di ritmiche di cui la natura è suprema maestra), uno  stazionamento in aria che viene definito "volo a spirito santo".
Saltellare e balzare, con la grazia di una chiara visione e il coraggio nel cuore forse occhieggia - come solo il martin pescatore sa fare! - al "salto quantico" "salto coscienziale" "salto evolutivo" di cui tanto e forse troppo si parla? 
Certo è che la vista del martin pescatore è estremamente sviluppata dal momento che i suoi occhi possiedono due fovee (regioni della retina di massima acutezza visiva), una per la visione in ambiente aereo, l'altra in ambiente acquatico. 
Questa sua capacità di transitare tra i tre mondi (aereo, acquatico e terrestre) ne fa anche un simbolo sciamanico molto potente. Richiama l'abilità di dialogare con l'anima, con l'aspetto invisibile delle cose, con il Grande Spirito che tutto permea, richiamo all'equilibrio tra gli aspetti del divenire manifesto e il non manifesto, essere senza tempo. 


Di indole solitaria, diurna e sfuggente, difende il suo territorio con molta energia.
Quanto ci prendiamo cura del nostro ambiente interiore? Quanto "difendiamo" le necessità dello spirito, della vocazione, dell'anima?
Questo magico esserino dai colori sgargianti che saltella a volo di spirito santo ci sta ricordando parimenti l'importanza del radicamento
La cura del terreno interiore, del nido, il focolare dove tenere accesi i fuochi, il calore della vita, il fuoco alchemico della luce interiore. 


Io vengo dalla spina dorsale
delle farfalle,
e tu 
da dove vieni? 

(Franco Arminio)



Se sei arrivato, arrivata fino a questo punto della lettura, concediti ancora qualche momento di pura bellezza per nutrirti con le vibrazioni di queste parole, forse ti "appartengono" più di quanto immagini in questo preciso momento, oppure no. Fanne ciò che più ti è utile, oppure spicca il volo, come farebbe l'impeccabile martin pescatore. 
Prima di tutto, fermati solo il tempo di chiudere un momento gli occhi, prendi un respiro profondo, rilassati e leggi, ascolta il canto e non cercare di capire niente. E' tutto perfetto. 


"La Poesia è fatta per risvegliare la vita che sonnecchia nella gente.
Dare risposte poetiche alle situazioni di vita non vuol dire non avere più problemi, ma i problemi non saranno più visti come tali.
È un cambio di visione. 
È una vita senza filtri". 

Se vuoi, continua a leggere: 


"io vengo dalla spina dorsale delle farfalle, e tu da dove vieni?
Porto Recanati, 7 Novembre 2020


Instagram @ceciliaisha


"Te lo devo confessare: 
se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 
sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 
negli istanti profondi, senza tempo, 
rapinosi e perciò indescrivibili 
di questo divino guardare" 

(Rainer Maria Rilke) 




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