20 marzo 2021

Sento il sapore del mondo e lo riferisco

Ti chiedo "Come stai, come ti senti?".  

Non rispondere automaticamente, non è il bene la risposta, e nemmeno il male.
Ci sono così tante sfumature e variabili nell'essere disposti a questo e a quell'altro mondo! 
"Come ti senti"? Ti chiedo. Prima di tutto, senti?
Hai sensazioni che ti animano da dentro e scuotono qualche remota parte del tuo tempio corporale? 
Offrimi un accenno di te che profuma di te, non di bene o di male.
Ti chiedo "Come stai?" perché è nello stare che ci si può ascoltare, dare valore a un momento vivo, a un invito caldo, un tentativo. Stare senza allerta di dovere per forza andare. 
Rilassati, ti chiedo "come ti senti" proprio perché sentire ci accorda a un battito universale. Il suono del cuore non è un posto dove andare, ma un presentimento di casa. 
Non tardare, affrettati lentamente nel tuo dimorare in ciò che di me ti domanda un sentimento. 
Come ti senti? Ti senti? Senti? 
È così bello custodire l'origine delle parole. 
Da una sola metafora può nascere l'amore.


"Ne risultò che, lodando la terra, si lodò il cielo e,  nel deserto del cielo, si imparò a conoscere la terra, perché la pietà più profonda è come una pioggia: ricade sempre sulla terra dalla quale si è levata, ed è una benedizione per i campi".  (Rainer Maria Rilke)

SENTO il sapore del mondo e lo riferisco, come nuova testimonianza lontana dal senso comune e dalla routine, spontanea come una seconda natura o seconda vista. Il sole mi ricorda il centro caldo dell'ora mondana, la maturazione dei frutti, l'abbronzatura dei contadini. Mentre nell'orma che non si imprime a piedi nudi sul mio grembo riposa l'ora eterna del nuovo giorno. Ed è una benedizione per i campi.



¡LO SIENTO!

In lingua spagnola lo stesso verbo che indica il sentire si usa per chiedere scusa: ¡Lo siento! Mi dispiace! 

L'invito a sentire non è forse un discolparsi per la poca attenzione che, solitamente presi dall'automatismo di esistere, riserviamo alla consapevolezza di vivere? O anche, il varco della compassione, il sentire con. ¡Lo siento!: sento con te il dispiacere.

Stare attenti inizia dallo stare.
Stare con quello che c'è. Sentirsi uno con quello che c'è. Uno con Tutto quello che c'è è anche il significato del termine Yoga: unione, unire, riunificare, re-ligere. La religione della vita quotidiana non è forse il rituale più prossimo a noi? Perché cercare altrove qualcosa che è già presente? 

Sentire è attenzione per il presente incarnato nel qui e ora. Non il preludio di un piano diabolico di separazione: l'etimologia di "diavolo" ci conduce proprio lì, alla matrice di ogni male e sofferenza: separazione. Διάβολος, diábolos, "dividere", "colui che divide".

L'astrazione mentale è la quintessenza del non sentire.

Uno dei doni poetici che ho accolto nella mia esperienza più intima è stato quello di non fuggire. Per questo non mi reputo scrittrice di fantasia. Non ho mai fantasticato, sono sempre rimasta con la vita incarnata ed è lì che ho trovato terreno fertile per trascendere, ovvero riaccordarmi al cuore universale delle cose

"Sei una poeta più istintiva o meditativa?" - mi è stato domandato in una recente intervista.

Ricettiva, ho risposto. Questo è tutto. Ogni vita è intimamente poetica, bisogna solo accorgersene!

 "Se Maman veniva per una mezz'ora e leggeva favole (per le vere, lunghe letture c'era Sieversen), non era per amore delle favole. Poichè ci trovavamo d'accordo nel non amare le favole. Ci facevamo un'altra idea del meraviglioso. Trovavamo che se tutto si svolgeva in modo naturale era più meraviglioso, sempre. Non davamo molta importanza al volare per l'aria, le fate ci deludevano e dalle metamorfosi ci aspettavamo soltanto un cambiamento molto superficiale." (Tratto da "I quaderni di Malte Laurids Brigge" Rainer Maria Rilke)

L'intuizione è compagna del sentire, perché si nutre di una relazione costante tra ciò che c'è ora e ciò che di questo ora si può farne mediante la percezione amplificata di uno stare ricettivo.

Per me è dono poetico il restare quando tutto attorno sembra urlare "scappa". Non tanto restare con chi o con cosa, ma come.  … "Come stai?" 
Restare fedele, confidente, con fede stanziale nel sentire interiore. Restare sentendo la voce poetica di unione che accoglie e riceve e poi eventualmente agisce, senza sforzo. Una voce che - simil preghiera - sussurra il varco, quel varco compassionevole: "Rendimi perfetta nell'amore


Porto Recanati, marzo 2021


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Il Mestiere del Dare
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07 marzo 2021

È poesia solo ciò che mi monda e mi umanizza

Porto Recanati


"È poesia solo ciò che mi monda e mi umanizza".  Mi allineo a questa esclamazione del poeta filosofo Waldo Emerson, anzi mi ci inchino. E aggiungo: avere il midollo del mondo nelle proprie ossa, assumere una posizione centrale nell'universo, vivendo nelle sue forme per esibirne lo spirito, affondare per risorgere. Irradiare sensibilità nuova. 

Qui non si tratta di rime e sonetti da salotto letterario, ma di ritmo, di ritmo universale, organico e spirituale. Organico E spirituale, non l'uno senza l'altro. 

Si tratta di ciò che ci aggrega e meglio ci fa funzionare, di uno stato naturale di accoglienza ed espansività. Di salute. Il dono poetico è un dono di salute, abbandonarsi alla natura delle cose capace di una nuova energia, in accordo alla vita e non alla forma, da cui passa quel reincantamento del mondo che non è patetico, sentimentale, illusionista, buonista o fatalista. È estatico, compassionevole, reale, onesto e partecipativo. 

Fare del sentire un'esperienza incarnata, del dire un dare. 
Il corpo stesso preghiera e radice. 

Posso dare solo ciò che non riesco a dire. Con le poesie che scrivo lascio tracce di vita vissuta, con la poesia che abito, resto nell'orma gigante del solo vivere adesso. 



Perché mi sono soffermata sul timbro della parola mestiere, mestiere del dare. Non arte, bensì mestiere...

Il mestiere allude a saperi e sapori antichi, dai ritmi lenti, più naturali, ai pezzi unici dell'artigianato, all'originalità dunque, alle cose fatte con il cuore e non "costruite ad arte" o fatte in serie.
"L'arte fa versi, solo il cuore è poeta". 
L'arte del dare sarebbe altrettanto fittizia di un burattino che si prende per un bambino vero (allusione non puramente casuale a Pinocchio!). 
Nel mestiere è implicita pazienza, umiltà, radicamento, celebrazione di tradizioni ancestrali, devozione, cura, infinita cura del tempo e non di tempistiche. 
Non si può affrettare nulla in natura, non si può accelerare la trasformazione del bruco in farfalla e se lo si fa, intervenendo in qualche maniera, diventa aberrazione. Andare contro natura è la vera aberrazione di qualsiasi acculturamento senza anima, andare contro la naturalezza delle cose, del loro ritmo o Dharma, delle cose così come sono. 
Ci vuole fede ad essere mestieranti, coraggiosi come poeti, pazienti come donne gravide, investire nel processo più che nel risultato, senza disperdersi nell'inutilità dello spreco, del consumismo, del superfluo. Il dare non richiede  eccessi né esibizionismi. Non ha pretese, si nutre di attese e protende, assorbe e restituisce. È vita donata al mistero di ogni giorno, un passaparola gentile nel sottofondo chiassoso del mondo. 


Il decalogo del mestiere del dare


Dare nutrimento a ciò che è invisibile  
Dare testimonianza di ciò che si è, non di ciò che si ha 
Dare tempo al tempo  
Dare spazio al non fare, ovvero, al naturale movimento della vita  
Dare alla luce se stessi  
Dare sapore alla vita; non significato ma sapore 
Dare il segreto che è in ognuno di noi; dare non dire
Dare profondità -  spirale - non alto/basso ma espansione 
Dare ascolto agli indizi dell'anima (il dio non dice né nasconde, ma indica)
Dare amore - generosità - è il "dare regale".




INTERVISTA A RADIO', 6 MARZO 2021 
con MARIAESTER GRAZIANO




"I colori frastuonano, i rumori albeggiano, 
le parole si sfrangiano in un oltre. 
Questa è la poesia di Cecilia: vita diffusa. 
La poesia non va capita ma sentita. 
È una possibilità di ascolto profondo. 
Cecilia non fa poesia, è poesia. 
Fa della poiesis un fare, una scoperta di eterna rinascenza, un’evoluzione a ritroso verso una purezza del sentire originale. 
“Il poeta è colui che è abbastanza sveglio da riconoscerlo” 
dice Cecilia. 
È il dio panico, dionisiaco 
che esprime la sua ebbrezza danzandosi addosso. 
La poesia è la meraviglia che ti interroga, 
è l’arte del porsi domande. 
Questa visione così panteistica della parola 
prende un sapore del tutto inedito 
con questa profetessa della parola in cammino.  
La sua stessa gestualità è un ricamo di bellezza". 
(Mariaester Graziano) 





Il Mestiere del Dare
€ 8,00

04 marzo 2021

Amo le foto dove si guarda altrove. Fanno più rima con la vita.


Benedetto sia questo momento prezioso in cui i ritmi della mia vita stanno assorbendo il fraseggio spazioso del poetare autentico. Come se una metafora totale avesse preso le sembianze di tutto ciò che tocco, e che mi tocca. Che vedo, e che mi vede. 

Sento il corpo evaso da una costrizione sociale che ne rende melodioso il puro slancio vitale, quasi una resa dei conti, anzi una danza dei versi, con tutto ciò che passa e che resta. 
"Ho mal di testa, e di universo" - confessa spesso Pessoa. 
Tutto mi attraversa come simbolo di qualcosa di infinitamente più grande e in questa grandezza gli occhi si volgono sempre un po' più dentro, e mai altrove. 
Non fuggo, non cerco altro, non vado altrove, ma più in profondità. 
È tutto già qui, umanità e dio. Pane quotidiano e poesia.  
È bellezza integra, umiltà intera, avere tempo non di ingraziarsi la vita ma di ringraziare vivendo, preghiera vivente di riso e di pianto. 
Ho sempre scritto di getto a grandi pause, trovando nella spaziosità più appigli che in un tempo lineare. 
Ma quali punti di riferimento puoi trovare tu nel cielo, fluttuazione pura? - Il sole, forse! 
Tu, Cecilia, così aria e vento, ce l'hai scritto nelle sembianze del tuo corpo l'esito del tuo dislocamento da tutto ciò che è fermo. Nessun punto di riferimento può radicarsi nel vuoto. 
Ma sono tutte raso terra le gioie che mi restituisce il mare.



"Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. 

Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo." (Buddha)



Colline di Filottrano, Marche, Febbraio 2021


C'è qualcosa di riposante nella incomunicabile sazietà di bellezza nelle colline marchigiane. 
C'è qualcosa di docile e indomito, mite e fragrante, una gentilezza che si prostra allo sguardo e non lo affatica.
Un'andata senza ritorno, una polifonia di colorati assensi.
Ti sfiora un senso di ridicolo, a voler ingranare la marcia del tempo. L'incoraggiamento vero è una curva che un rapace ad ali spiegate accompagna indifferente al tracciato umano, forse una poiana. E tutto tace.
E sembra un'ode imbevuta di terra, quel verso - forse una preghiera - "riposa in pace".

Colline di Filottrano, Marche, Febbraio 2021


Le foto che ti colgono di sorpresa, sono le uniche che colgono per davvero.
Le pose non le decido io, un po' come quando scrivo. Non inseguo parole posate, ma un ritmo mi sopravanza, e un verso giunge non premeditato, piegato alla direzione del momento, che è sempre ora.

Un verso che segue una direzione e non un significato è verso allo stato puro.
Non pronuncia né l'inizio né la fine, va verso, anzi È verso.

Le foto dove non si guarda l'obiettivo hanno la purezza di quel verso spontaneo che, sempre, è caro al poeta autentico. 
Non dritto, ma di traverso. Una pausa nella direzionalità del tempo, dove sorridere a chi è fuori campo è una metafora da cui può nascere  l'amore.
Un movimento comodo sottratto al giogo della perizia esistenziale.
Amo le foto dove guardo altrove. Fanno più rima con la vita.

Parco Naturale del Teide, Tenerife 2020





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