"Quali sono i motivi per i quali l’opera ha superato la selezione che le nostre edizioni compiono nei confronti dei lavori che giungono in redazione?
La risposta è molto chiara: perché l’autrice ha tradotto in termini pratici i principi epistemologici e poetici sui quali si basano sia la nostra casa editrice sia la rivista “Atelier” che nel 2026 compie trent’anni. Dal 1996 ci interroghiamo sul significato della poesia nel tempo presente e abbiamo pubblicato molti saggi sull'argomento per tracciare linee originali di composizioni in versi. Abbiamo così creato un movimento che ha dato i suoi frutti non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Se esiste un rapporto tra parola e realtà, se esiste un dialogo tra gli esseri umani, il compito principale della poesia è quello di offrire un'interpretazione originale alle domande esistenziali: perché viviamo, perché soffriamo, perché esiste il mondo, qual è la posizione dell'individuo nel contesto sociale...
Cecilia Martino, pertanto, si unisce alla schiera di altri contemporanei scrittori che alla poesia affidano l’antica missione di affrontare con coraggio l'uomo e i suoi problemi, il suo rapporto con se stesso e con il mondo, i suoi ideali, la sua grandezza e la sua miseria, nel tentativo di ridefinire all'inizio del millennio un nuovo concetto di "umanesimo", come una sfida a un'umanità ancora persa nelle sabbie mobili del relativismo, padre della morte delle Lettere, perché, nonostante il male presente nel mondo, vince la speranza vince l’amore."
"Mi sveglio sempre in forma, e mi deformo attraverso gli altri" (Alda Merini)
Attraverso gli altri possiamo perderci o ritrovarci, attraverso lo sguardo degli altri possiamo andare incontro a occhi che definiscono, irrigidiscono o pietrificano (come Medusa) oppure a occhi che vibrano, fluidificano, accolgono l'unicità dell'essere umano e ne fanno sostanza d'amore, non vessillo di incolmabili incompatibilità. La Poesia, per sua essenza, ci riconnette alla seconda opportunità, a volerla cogliere.
Alda Merini è stata attraversata, per non dire sfigurata, da moltissime definizioni, una su tutte: folle, folle di una follia non sana, bensì allarmante, disobbediente e di impetuosa pericolosità sociale, addirittura esistenziale ..."e non sapevo che nascer folle, aprire le zolle, potesse scatenare tempesta"...
La sua vocazione poetica è diventata azione di resistenza, resilienza, respiro. Resistere a cosa? Alla follia, quella sana, di credere, nonostante tutto, alla bellezza dell'essere umano malgrado le implicite contraddizioni, e alla sacralità dell'amore. Amore, in tutte le forme cantato dalla Musa: terreno, divino, personale e universale allo stesso tempo, sangue e cielo, vuoto e presenza, "ombre e ciclamini"... Quel "respiro che esce dal tuo sguardo", sempre citandola mediante alcuni suoi versi, che sto spargendo qua e là come fiori ...
"Che cosa sono i fiori? non senti in loro come una vittoria – la forza di chi torna da un altro mondo e canta ..." (Mariangela Gualtieri)
La poesia non ha attraversato la vita di Alda Merini come un'uscita di sicurezza, ma come necessità incarnata di sguardo che si fa consapevolezza, senza sconti. Ha attraversato la sua pelle come un sottopassaggio urbano che, per il solo fatto di essere attraversato, unisce qualcosa di apparentemente incompatibile. Sponde opposte, prospettive asimmetriche, barriere posturali, linee rette invece che sinuose circolarità. Vita e morte, saggezza e follia.
Un'immagine simbolica questa che è diventata realtà calpestabile, tangibile viatico di senso e valore aggiunto, prendendo forma e colore nell'opera Street Art "Canto delle Donne" di Carlo, in arte Morden Gore, al Sottopasso Sud di Porto Recanati intitolato ad Alda Merini, inaugurato domenica 24 maggio alla presenza del Sindaco Andrea Michelini e di altri rappresentanti della giunta comunale. Poesia che attraversa i luoghi del quotidiano, dunque: poesia che mette in cammino - "un incredibile cammino che diventa una meta di coraggio" - che fa transitare, un cammino verso, diverso. Il verso poetico indica una direzione: "ascolta, il passo breve delle cose"...
Dal dipinto in tecnica anamorfica emerge un volto che, in base alla prospettiva dello sguardo osservante, tende a fondere la fisiognomica del viso con la fluidità senza forma dell'infinito indefinibile dalle simboliche tonalità celesti-ali. Non è forse questa la quintessenza della "magia" poetica e del suo sottile lavoro sull'animo umano? "Quella magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi". Una leggerezza che va di pari passo con la profondità, non la semplifica ma la rende accessibile. Come una piuma che, depositandosi sul fondo di un abisso, non perde la traccia del suo volo: la dona.
"Ascolta, il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi, c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio".
(Alda Merini, da Fiore di Poesia 1951-1997, Einaudi Editore)
Con l'artista Morden Gore, creatore dell'Opera Canto delle Donne. Porto Recanati, 24 maggio 2026
I libri di Cecilia Martino sono disponibili nei principali canali di vendita. Chi desidera ricevere copie autografate o con dedica personalizzata può richiederle direttamente all'Autrice, scrivendo una email con i dettagli dell'ordine a: ilmestieredeldare@gmail.com.
Scritto in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, 23 aprile
Le pagine di un libro assomigliano a mani. Alcune possono prenderti a pugni, altre accarezzarti, altre ancora nemmeno sfiorarti, oppure - con un gesto appena accennato - indicarti la luna, o magari una via. Sono abiti che puoi indossare, a volte comodi e poi improvvisamente scomodi, ma sono anche pelle nuda, carne appesa al cuore, frontiere di corpo che respira. Sono direzioni, versi, presagi, una compagnia sottile che ti ha chiamato in ballo, non sai perché li stai percorrendo, eppure sono lì per te. E più li leggi, i libri, o li rileggi, più loro leggono te. Ho ricevuto sin da piccola il dono della loro maestria, ne annusavo l'odore prima di compiacermi nel loro abbraccio sillabato dal silenzio, come se nel fiuto ci fosse il primo riconoscimento, un rituale spontaneo di appartenenza selvaggia, un patto invisibile. Ancora oggi, a quasi 50 anni, che di leggere non ho mai smesso e nemmeno di scrivere, non posso fare a meno di annusare le pagine dei libri. Un richiamo un po' fanciullo, un po' animale, un po' ancestrale e incantevole, al respiro della carta che prima di essere carta è stata foresta. I libri sono terra e cielo, anima e corpo, sono esseri umani e dei, sono relazioni e idee, lampi di conversione. Non tutti i libri sono uguali, in alcuni ci sentiamo a casa, come attorno a un focolare o sotto un albero, e senza difese, in altri siamo un pò in esilio e può darsi che non sia lì la promessa che ci attendeva e allora possiamo voltare pagina, e un'altra ancora, fino alla fine di ogni punteggiatura, di ogni rilegatura, di ogni mappa e territorio. E sempre, ricominciare.
"Dice un proverbio sufi: Le parole che dici diventano la casa in cui vivi". Pertanto, considero valore la cura nello scegliere i vocabolari del nostro quotidiano e ritornare alla matrice da cui ogni suono ha origine: il silenzio." (da Che Cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondo, Vincitore Premio Speciale Miglior Saggio al Concorso Letterario Città di Grottammare FRANCO LOI, aprile 2026)