16 luglio 2022

Chiamata alla Poesia | Le cose sono divinamente nude


Prendo spunto dal mio intervento avvenuto durante la
Serata poetica di Filo...in Versi, per richiamare alla nostra memoria sensibile l'essenza altamente trasformativa della Poesia, e delle letture di versi poetici ad alta voce supportate da un "ascolto creativo"...

Qui di seguito, trascrivo qualche passaggio del discorso che intitolerei "Chiamata alla Poesia!" intonato allo spirito dell'iniziativa nata in seno alla Biblioteca Comunale E. Bianchi della Città di Filottrano: un concorso aperto ad adulti e bambini, con selezione delle opere inviate e menzione speciale per le prime dieci classificate, lanciato come una Open Call Poetry, una chiamata alla Poesia, appunto.  Perché … 

La Poesia è una Chiamata!

E' la chiamata dell'anima, la poesia dà voce all'anima, perché si ha così disagio o comunque una certa difficoltà a parlare della poesia - e anche chi le scrive ne sa qualcosa quando si trova a leggerle ad alta voce - … perché la poesia è un denudarsi, mettersi a nudo, è dare voce a qualcosa di "segreto" che ha a che fare con la nostra più intima essenza. 

La poesia si nutre di un paradosso ontologico perché è dare voce all'indicibile, in fondo il poeta prova a dire l'indicibile perché si apre al mistero che è il mistero della vita, e in quello stato di grazia nel quale rientra in comunione con la sua propria più intima essenza, sente che ha qualcosa da dire... ma a volte non trova le parole, le parole trovano lui e diventano poesie, accadono. […] 


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La poesia più che un dire è un dare, il poeta si dà totalmente ai suoi versi e la poesia è fatta di versi - anche questa è una sottigliezza che vale la pena accogliere.
La poesia è fatta di versi e il verso indica una direzione, in fondo, quindi nell'ascolto di una poesia dove stiamo andando? Dove ci sta portando?
Sicuramente in uno spazio che ci appartiene a tutti in quanto esseri umani, molto profondo, tant'è che qualcuno diceva: abitare poeticamente e abitare umanamente il mondo sono sostanzialmente la stessa cosa.
La poesia ci ricorda che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, diceva Shakespeare, ovvero la sensibilità che è quanto ci rende specificatamente umani. 

Il grande poeta e filosofo Ralph Waldo Emerson scriveva: 

"si può forse ripudiare la poesia, ma non c'è modo di recidere la radice poetica del nostro essere"... 

La poesia ci richiama al sentire, ecco perché si ha difficoltà a capirla, a volte.
La poesia non va capita, bisogna lasciarsi toccare dai versi.
La poesia è un'operazione carnale, dove le parole una volta pronunciate, rivivono.
Avviene quella "resurrezione della parola" di cui scriveva Borges e, non diversamente, Emily Dickinson:

"una parola muore appena detta, dice qualcuno. Io dico che proprio in quel momento inizia a vivere".

Le parole poetiche, in particolare, nel momento in cui vengono rianimate con la voce, la voce che le fa ritornare suono e quel suono da cui hanno avuto origine (in fondo, la poesia è musica), attuano una trasformazione incredibile nel nostro animo e nel nostro corpo. Per questo, invito ad ascoltare le poesie con una nuova attitudine, più attenta e ricettiva, l'attitudine a lasciarsi toccare dalle poesie, più che volerle capire o interpretare che è una predisposizione molto volitiva tipica del pensiero abituale e dell'abitudine materialistica cui siamo forse troppo avvezzi, se non succubi. Se c'è - come credo - sempre più bisogno di poesia è proprio perché la poesia è la nostra vera natura che ci chiama, e che appartiene a tutti, al di là dello scrivere poesie, una natura essenzialmente poetica.

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La poesia è una celebrazione della vita così com'è, "nè bella, nè brutta ma originale" come scrive Italo Svevo in La Coscienza di Zeno, dunque celebriamo la vita dandoci alla visione poetica che può essere sollecitata anche mediante l'ascolto consapevole e meditato di poesie ad alta voce. 


"Le cose sono divinamente nude", inedito Cecilia Martino, finalista Concorso Filo… in versi 2022 - Categoria Adulti


Video: Lettura della poesia
Le cose sono divinamente nude



Le cose sono divinamente nude*

La realtà che nutre la fantasia

la nutre veramente?

Esiste, senza compiacersi,

una bellezza naturale delle cose, così come sono.

Un cane, l’erba, il pastore, le pecore

il clacson, il cigolio della freccia

il finestrino appannato, le colline marchigiane

la pioggia nelle narici

il codirosso, il passero solitario, la gabbianella, il ranch nascosto

il cartello stradale, la foglia e il fogliame

i cachi sull'albero, il fango, la gazza ladra

l’odore del pane del fornaio di quartiere

le stelle marine, le stalle

i calli sulle mani, le reti e i pescatori

le briciole sul tavolo, la svolta a sinistra, il rettilineo sul lungomare

le baracche vicino alla ferrovia

il treno quando è sera

la luna quando si vede e quando non si vede, le dita sulla tastiera

l'ultima parola della lista.

Come è bello e semplice ciò che appare

quando si guarda lentamente.

È lucido l’incontro, sbiadito lo sbaglio.

Non esistono errori, esiste l'errare e …

errando s’impara!


* Il titolo è un richiamo voluto a Marguerite Yourcenar della quale riporto la citazione completa, contenuta nel suo libro "Alexis o il trattato della lotta vana":

"È la nostra immaginazione che si sforza di rivestire le cose, ma le cose sono divinamente nude." 





23 giugno 2022

Accogliere la vastità dell'insicurezza | Rainer Maria Rilke


Quanto la ricerca della sicurezza ha condizionato o condiziona tutt'ora la nostra vita? E' davvero un'attitudine ancora funzionale per l'evoluzione della specie umana, o anche semplicemente per coltivare relazioni armoniose con se stessi e con gli altri?

Le credenze dominanti del pensiero unico e lineare rendono scomoda la fluida vacuità della visione poetica, libera e intimamente rivoluzionaria. 

In questi tempi dove probabilmente il senso di sicurezza è venuto meno in un'esperienza globale di transitorietà e impermanenza, il punto non è più tanto ricercare la sicurezza (nelle cose materiali per giunta, "la casa costruita sulla sabbia" metafora dei Vangeli), quanto saper convivere con l'insicurezza, adottarne le sfumature più gentili che ci consentono di tornare a respirare l'essenza di cui siamo fatti ("la casa costruita sulla roccia" dello Spirito, le connessioni poetiche e invisibili con tutto ciò che c'è). 

Il mito della fissità a lungo termine (esteriormente enfatizzato nei campi del lavoro "fisso", residenza "fissa dimora", idee fisse scambiate per coerenza, etc. ) non combacia con l'aspetto più vitale che anima l'essere umano in quanto organismo letteralmente composto di natura (e più dell'80% di acqua), movimento, per estensione analogica: disponibilità al cambiamento, accoglienza del mistero e gratitudine del momento. Erranza di meravigliose possibilità. 

Ciò che si fissa, mortifica e contrae la naturale espansione della vita. 

Riconoscersi come entità vivente e non come meccanismo automatico di scelte indotte da condizionamenti spesso inconsci, da appropriazioni indebite, è un momento di grazia rivelatrice.  

"Nulla è durevole quanto il cambiamento. Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. Tutto fluisce, nulla resta immutato" (Eraclito).


Rispondere poeticamente alle situazioni di esistenza personale indica un'altra via di uscita e di entrata, qualcosa di estremamente benefico e sempre attuale perché la Poesia si compie nell'istante, non ha scadenze, non teme la morte, si nutre di silenzio e sollecitudine di meraviglia.

Trascrivo le splendide parole di Rainer Maria Rilke, come meditazione sulle parole "sicurezza" e "insicurezza".

Affinché non rimangano solo parole vuote e congelate nel già noto, restituiamo corpo al suono da cui emanano, siamo presenti alle sensazioni che suscitano in noi, seguiamo i versi di questa melodia altamente ispirata scritta da Rilke, lasciamoci indicare una direzione e non inseguiamo un significato.  Non approcciamoci all'impercettibile carezza del canto poetico pretenziosi di soluzioni personali, lasciamoci trasportare dal presentimento grandioso che il tesoro della nostra interiorità ha in serbo per noi. 

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Cara Ilse,

(…) Al di fuori di una poesia, di un quadro, di una metafora, di una architettura o di una musica, la sicurezza si può raggiungere forse solo a costo di una ben precisa limitazione di sé, chiudendosi nel recinto di una porzione di mondo che si conosce e si è scelta, in un ambiente che ci è noto e comprensibile, nel quale sia possibile disporre di sé in modo efficace e immediato. Ma possiamo davvero desiderare una condizione del genere? La nostra sicurezza deve invece in qualche modo trasformarsi in una relazione con il tutto, con il mondo nel suo complesso; essere sicuri per noi significa conoscere l’innocenza del torto e accettare la capacità del dolore di tramutare in forma; significa rifiutare i nomi per onorare, come fossero nostri ospiti, i singoli collegamenti e legami che il destino nasconde dietro ogni nome; significa nutrimento e rinuncia fino a sprofondare nello spirito, (…) significa non sospettare di nulla, non tenere nulla a distanza, non considerare nulla come un Altro irriducibile, significa spingersi oltre ogni concetto di proprietà e vivere di acquisizioni spirituali e mai di possessi reali (…). Questa sicurezza tutta da osare accomuna le ascese e le cadute della nostra vita e in questo modo dona loro un senso. Accogliere la vastità dell’insicurezza: in un’infinita insicurezza anche la sicurezza diviene infinita.

(da La vita comincia ogni giorno. Lettere di saggezza e commozione, Rainer Maria Rilke, L’Orma Editore, a cura di Marco Federici Solari)


Le radici organiche della Poesia | 5 spunti di incarnazione poetica

Come attualizzare la potente visione poetica di Rilke – Elegia VI – Il “puro segreto” del fico

Come tornare alla poeticità naturale della vita


"Ma la natura ha un più ampio fine, nella produzione di nuovi individui, che non quello della sicurezza, e cioè l'ascensione, o il passaggio dell'anima in più alte forme."

(Ralph Waldo Emerson, Essere poeta)



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11 giugno 2022

Le radici organiche della Poesia | 5 spunti di incarnazione poetica


Incontrare la verità dell'altro e di noi stessi in un dialogo davvero aperto al mistero, rende umili. Vivere poeticamente è un atto di umiltà. Nell'ascolto sincero di poesie si annida il nettare dell'alchimia che fa riscoprire la Poesia dimenticata del quotidiano. Una evidenza invisibile che richiede il dischiudersi di ciò che ci rende più propriamente umani: la nostra sensibilità. 
Quando la poesia viene sentita con tutto il corpo, si attua un processo spontaneo. Di cosa? Vi invito a scoprirlo in esperienza diretta … 

SEGUIRE I VERSI

La poesia non ci chiede di credere alle parole, di credere "sulla parola" (come un atto di fede concettuale), ma di seguire versi (direzione, suono, ritmo) dunque di credere al sensibile non all'intellegibile. Percezione pura prima che diventi concetto, pensiero.
I contenuti, contengono. I versi, liberano.
Le poesie non pretendono di esprimere contenuti, piuttosto veicolano forze,  dipingono paesaggi interiori, sostengono ritmiche di respiro, pronunciano parole vibranti di suono. 
Dalle poesie si impara a lasciarsi andare, a non voler afferrare sempre tutto con il raziocinio della mente volitiva.
La parola poetica indica una direzione da sentire con tutto il corpo - il Verso - non impone significati precostituiti da interpretare concettualmente.  Ecco perché le poesie non vanno interpretate, tutt'al più intonate, emesse con il respiro ad alta voce o nell'intimità di un momento contemplativo. 


Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre così chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l'inizio e là è la fine.

E mi spaura il modo, lo schernire per gioco,
che sappian tutto ciò che fu e sarà;
non c'è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con Dio.

Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
Voi le toccate: diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose. 

(Rainer Maria Rilke)





LASCIAR VIVERE LA SENSAZIONE

La poesia chiede di essere percepita non concepita, è fluida, vive nel flusso dell'istante.
Concettualizzare ristagna, percepire mediante il sentire fluidifica e fa scorrere.
Scorrere. Non correre,  avere fretta, sforzarsi.
Scorrere, senza sforzo, come una sorgente di acqua cristallina, come il flusso sanguigno quando non c'è contrazione, come emozioni non trattenute né concettualizzate, bensì semplicemente percepite, senza commenti, giudizi, comparazioni, voler trarre conclusioni. 



PENSARE NON DA' SOLUZIONI, RESPIRARE SI'

Emo-zioni, la radice sanguigna delle emozioni ci richiama alla radice organica della poesia. 
Poesia é fluire con la vita, includerla istante dopo istante, e non cercare di afferrarla con concetti preconfezionati. 
La parola poetica -  che è ritmo svuotato da significato limitante- ci richiama a tale assenza di sforzo né costrizione, ci invita a rilassarci nel sentire, non vuole essere capita bensì accolta in tutto il corpo. 
Lasciar vivere la sensazione nel corpo consente la liberazione delle energie. 
É un gesto di inclusione totale, non intellettuale, bensì letteralmente organico, una trasformazione cellulare. Se accolto, questo richiamo attua una alchimia profonda dentro e fuori di noi. Alchimia poetica, questo restituire alla parola la sacralità di una direzione (verso poetico, eterno presente cerchio e spirale) e sottrarla al meccanicismo di un significato precostituito, all'ostracismo del tempo lineare. La vastità interiore è il tempo mitologico dove un istante è tutta una vita intera e tutta una vita è un istante. 
Si può imparare a vivere senza pensare, ma non senza respirare. 
La poesia non chi chiede di credere ai pensieri, ma di tornare al respiro sacro del ritmo vitale.


NON PARLARE DI, MA PARLARE CON, E ABITARE


La poesia ci insegna senza pretendere nulla in cambio a parlare con le nostre sensazioni e quelle altrui, e ad abitare il silenzio. "Il silenzio è cosa viva".

Come ho scritto altrove:
"Ho sempre colto qualcosa di sacro nel non sapere cosa dire circa le mie poesie.
Esse stesse mi colgono di sorpresa, dopo che mi sono data alla loro origine in promiscuità con l'amante silenzioso, il riposo è necessario.
Come tirare i remi in barca, e lasciare la deriva quieta nella direzione del ritorno. È un atto senza difese.
Dare spazio alla realtà propria di un momento ingiustificato. Magari mi commuovo, questo sì.
È lo sguardo che parla, pupille introiettate nel vuoto senza risposte. È solo la domanda che resta, vibrante sinfonia di fondo, pagina bianca ricapitolando l'impronunciabile.
Ma ho imparato le sillabe che sostengono il moto della vita, e la poesia che tiene il mio corpo unificato al ritmo universale.
Su questi accenti, ancora ho qualcosa da dire. Anzi, da dare".  (Cecilia Martino)

"Voi date ben poco quando date dei vostri beni.
E’ quando date voi stessi che date davvero" . (Khalil Gibran) 


 


LEGGERE AD ALTA VOCE 


Un altro aspetto dell'alchimia poetica è quello dell'oralità, il suono emesso restituisce vitalità alla parola poetica che nasce dal silenzio e torna al silenzio, non prima di emanarsi come Suono.
Ecco perché la vera "magia" della poesia si compie con la lettura ad alta voce, con il fiato che emette nuovamente fuori (esalazione) il respiro da cui il timbro poetico ha preso letteralmente vita. 
Il respiro che si fa verso, direzione di vita.
Il 
cerimoniale della sacralità del gesto poetico iniziatico. 
Dare fiato alle parole poetiche, dare vita a una narrazione diversa, genera un nuovo modo di pensare non astratto - perso nei reami mentali - bensì concretamente percepito in sensibilità corporea, radicato qui e ora, accolto in ogni cellula del corpo. E, dunque, profondamente benefico, anche a nostra insaputa. 
Domandiamoci perché ai bambini piace che gli si leggano favole prima di addormentarsi.
Domandiamoci perché da bambini apprezzavamo la lettura ad alta voce di fiabe o poesie, prima del momento del riposo notturno. 





"Alcuni dicono che
quando è detta, 
la parola muore. 
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere". 
(Emily Dickinson, 1872)


Di questo porto testimonianza, come possibilità di una fruizione poetica differente e intimamente trasformativa, durante gli Incontri - rigorosamente in presenza - del progetto itinerante La Gioia di Dialogare con la Voce dei Poeti.

Per informazioni sull'organizzazione di serate e incontri: ilmestieredeldare@gmail.com


INCONTRO A PORTO RECANATI 7 GIUGNO 2022



INCONTRO A ROMA 26 NOVEMBRE 2021