19 dicembre 2014

Yule - 21 Dicembre Solstizio d'Inverno: buio e luce
























Il 21 Dicembre si entra nella stagione più fredda e buia dell'anno con il Solstizio d'Inverno. In realtà, già a partire dal 22 dicembre le giornate iniziano ad allungarsi anche se in maniera impercettibile: nell'apoteosi del buio è contenuto il germe della nuova luce
Il Natale non è che la versione cristiana della rinascita del Sole. Possiamo evocare il nostro Sole interiore come metafora della guida amorevole, del maestro spirituale dentro di noi e del fuoco mistico che sostiene il cammino evolutivo individuale e di tutto il pianeta.

Nel periodo più oscuro dell'anno, il seme della nuova luce è già lì
, come sempre nella compenetrazione degli opposti in cui si esprime la legge dell'equilibrio universale: non può esistere una cosa che non contenga simultaneamente il suo contrario. L'equilibrio, infatti, non si ottiene con la staticità, ma con il dinamismo causato da due spinte opposte. Siamo sempre più chiamati a non ragionare in termini di contrapposizione e separazione (dualismo), bensì in termini di compenetrazione, complementarietà, complicità (yin-yang).

Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. L’oscurità, il vecchio sole, muore e si trasforma nel sole bambino che rinasce dall'utero della Dea: all'alba la Grande Madre Terra dà alla luce il Sole Dio. 

Rimanere saldo nei periodi oscuri; 
la luce c’è e vincerà.” 
(Sri Aurobindo) 


SEMPLICE PRATICA DI CONNESSIONE AL SOLE INTERIORE

Possiamo celebrare questo importante Bardo, rito di passaggio, o morte mistica, con qualsiasi pratica ci connetta al Sole in tutti i suoi significati più sottili (Surya Namaskara - Saluto al Sole, Trataka sulla fiamma della candela, etc.), anche semplicemente interiorizzandoci nel silenzio ad occhi chiusi e focalizzando l’attenzione sulla Coscienza radiante che emana da qualsiasi cosa, dentro e fuori di noi.
Possiamo visualizzare un Sole in miniatura a pochi centimetri davanti al plesso solare, l'area appena sopra l'ombelico e vedere chiaramente i raggi luminosi che irradiano e penetrano in tutto il corpo irrorandolo di energia calda, rigenerante che dissolve ogni tensione e disagio del corpo psichico (fisico, emotivo, mentale), lasciando prevalere l'espansione del corpo spirituale (ananda maya kosha, il "corpo fatto di felicità") intriso di beatitudine, forza interiore, gioia incondizionata. 
Esprimiamo gratitudine durante tutto questo processo di "assimilazione di energia solare" che altro non è se non una connessione con il proprio Sole interiore, forza spirituale e Sé superiore, la nostra vera natura. 
Essendo l'acqua un conduttore molto potente, nonché a sua volta elemento purificatore per antonomasia, beviamo un bicchiere d'acqua dopo la pratica e durante la giornata, esprimendo sempre gratitudine per il "battesimo" a cui ci siamo amorevolmente sottoposti nel giorno più buio dell'anno: non c'è gesto più sacro di benedire ogni nuovo passo dentro la vita, pur tremante, fragile e maldestro possa apparire. 
Guardiamo il più possibile la Natura, osserviamo e impariamo da ciò che è semplicemente naturale: un virgulto di pianta è vulnerabile, sottile e caduco, eppure in esso è contenuta tutta la vita possibile!




"C'è un fiore rosso tra le foglie verde scuro e dalla veranda uno vede solo quello. Ci sono le colline, la sabbia rossa dei letti dei fiumi, il grande, alto baniano e i molti tamarindi, ma pure uno vede solo quel fiore, è così gaio, così pieno di colore; non esiste altro colore; le macchie di cielo azzurro, le nuvole ardenti di luce, le colline violette, il verde intenso del campo di riso, tutto questo scompare e solo il colore mirabile di quel fiore rimane.
Riempie l'intero cielo e la valle; appassirà e cadrà per sempre; finirà e le colline dureranno. Ma per questa mattina è stato l'eternità, al di là di tutto il tempo e il pensiero; ha contenuto tutto l'amore e tutta la gioia; non c'erano sentimento e assurdità romantiche in esso; né era il simbolo di qualche altra cosa.
Era se stesso, sarebbe morto entro la sera ma conteneva tutta la vita…. 
Quella nuvola piena di luce è una realtà la cui bellezza non ha alcun impatto su una mente resa ottusa e insensitiva da influenza, abitudine ed eterna ricerca della sicurezza.
La sicurezza che danno la fama, i rapporti sociali, la conoscenza distrugge la sensitività e si instaura il decadimento.
Quel fiore, quelle colline e l'inquieto mare azzurro sono le sfide, come bombe nucleari, della vita, e solo la mente sensitiva può rispondere totalmente a esse."

(J. Krishnamurti, Taccuino Un diario spirituale)


























Regina del Sole, Regina della Luna
Regina dei corni, Regina dei fuochi
Portaci il Figlio della Promessa.
E' la Grande Madre che Lo crea
E' il Signore della Vita che è nato di nuovo!
L'oscurità e la tristezza vengono messe da parte
quando il Sole si leva di nuovo!
Sole dorato, delle colline e dei campi,
illumina la Terra, illumina i cieli,
illumina le acque, accendi i fuochi!!
Questo è il compleanno del Sole,
io che son morto, oggi son di nuovo vivo.
Il Sole bambino, il Re nato in inverno!

(canto tradizionale tratto da "La danza a spirale" di Starhawk)




SOLSTIZIO D'INVERNO: 10 REGALI PER LA "NOTTE BUIA DELL'ANIMA"


Onorate il buio, e ogni giorno avrà un colore nuovo.


10 dicembre 2014

#POESIA MANGO: NON MORIREMO MAI

Ciao Poeta, ci ha messo il cuore dio ... 

Non moriremo mai 
il senso è tutto qui 
mi piace quest'idea 
di eternità... non verità 
colora le mie mani 
come se tu fossi il mio domani 
allora sì, come un fiore 
buttato lì sul tuo cuore 
io resterò con amore 
Non moriremo mai 
mie labbra sulle tue
facile sincronia 
sai che da un po' 
ti amo un po'... 

E... ho voglia di abbracciarti 
quando sei 
appesa ai miei tramonti 
e voli via... 
mia pace, mia inquietudine 
mia intensità sottile 
e... ho voglia di abbracciarti 
logica, grande idea, 
che ho rubato al mio cuore 
ho voglia di abbracciarti 
palpito, piccolo 
quel tuo segno è per me 

Non moriremo mai
l'amore sia con te 
dai piedi all'anima 
bagnami un po' 
poi asciugami... 

E... ho voglia di abbracciarti 
quando sei 
appesa ai miei tramonti 
e voli via
mia pace, mia inquietudine 
mia intensità sottile 
e... ho voglia di abbracciarti 
logica, grande idea 
che ho rubato al mio cuore 
ho voglia di abbracciarti 
logica, grande idea, 
che ho rubato al mio cuore 
ho voglia di abbracciarti 
palpito, piccolo 
quel tuo segno è per me 



Ciao Poeta, ci ha messo il cuore dio ... 


01 dicembre 2014

Lo Yoga di Gesù | Il significato esoterico del Natale




Non c’è periodo migliore di quello natalizio per lasciarsi ispirare dalla figura di Gesù cercando di coglierne aspetti sempre più “sottili” e, soprattutto, di farne esperienza diretta al di là di ogni possibile speculazione filosofica, religiosa, spirituale. Certo è che il primo passo per compiere qualsiasi esperienza che si voglia il più espansa possibile, è quello di lasciar andare pregiudizi, teorie già acquisite e qualsiasi tentazione a porre limiti logici. Lasciamoci prendere per mano, in questo viaggio dentro gli insegnamenti esoterici dei vangeli, da Paramahansa Yogananda il quale nel bellissimo libro “Lo Yoga di Gesù” conferma che Gesù, così come gli antichi saggi Rishi e maestri orientali, non solo conosceva lo yoga ma impartì gli insegnamenti di questa scienza universale ai suoi discepoli.
La premessa fondamentale è che esiste una Intelligenza universale, il kutastha chaitanya o la coscienza di Krishna delle scritture induiste, che fu pienamente manifesta nell'incarnazione di Gesù come in quella di Krishna e di altri avatar (nel linguaggio induista per avatar si intendono le incarnazioni coscienti del divino per uno scopo determinato). Chi sono dunque, i tanto decantati “figli di Dio” a cui si fa riferimento nei vangeli? Sono tutte le anime che si uniscono a tale intelligenza universale, altrimenti detta coscienza cristica, grazie all'intuitiva realizzazione del Sé .
Non è l’appartenenza a una chiesa a permettere di accogliere il Cristo, né i riti formali che lo proclamano salvatore senza però consentire di conoscerlo mai veramente. Gesù si accoglie entrando in contatto con lui nella meditazione. Conoscere il Cristo significa chiudere gli occhi, espandere la coscienza e raggiungere una concentrazione così profonda da condividere lo stesso stato di coscienza di Gesù, grazie alla luce interiore dell’intuizione dell’anima”.
Siamo già al punto essenziale dell’esperienza a cui dobbiamo aspirare. Se vuoi conoscere davvero un cosa, diventa quella cosa, diceva Sri Aurobindo, il grande maestro dello yoga integrale. Non c’è metodo migliore di quello dell’immedesimazione per raggiungere una conoscenza diretta, che non rimanga nei regni puramente intellettuali. Ed eccolo, l’invito ripetuto nelle sacre scritture di entrare nel Regno di Dio che è dentro di voi… Dentro, non fuori. Il maestro interiore si svela nel silenzio dell’ascolto cui la meditazione conduce. Solo così “il Consolatore […] insegnerà a voi ogni cosa” (Giovanni; 14,26).



Fondamentale è la distinzione tra Gesù come persona fisica (“figlio dell’uomo”) e Gesù in quanto veicolo in cui si manifestò la coscienza universale, cristica: il Cristo, appunto (“figlio di Dio”). Ed ecco le parole di San Giovanni: “a tutti coloro che lo ricevettero, diede potere di diventare figlio di Dio”. Ricevettero cosa? La coscienza cristica, ovvero l’unione con l’intelligenza universale mediante l’esperienza diretta di unione con il divino (yoga), che si ottiene entrando in comunione mediante la meditazione o, detto altrimenti, immedesimandosi al divino affinché esso non rimanga un puro concetto teologico ma un’autentica esperienza personale.
Tale Unione, che è la quintessenza dello Yoga, richiama anche a una rinascita spirituale in cui possiamo racchiudere il senso profondo del Natale (che è Nascita per antonomasia): 

Chi non nascerà di nuovo, non potrà vedere il regno di Dio” 

è la risposta di Gesù all'affermazione del Fariseo Nicodemo che aveva espresso la sua fede in Gesù basandosi sull'evidenza dei prodigi da Lui compiuti. Yogananda sottolinea come in queste parole ci sia nemmeno troppo velatamente il richiamo a una “seconda nascita” intesa come risveglio dell’intuizione dell’anima, ovvero di quell'esperienza diretta di accesso alla sorgente cosmica mediante gli stati di meditazione che ridestano l’occhio spirituale, l’“occhio singolo” che altro non è se non la visione intuitiva unificata che nella fisiologia esoterica dello yoga trova corrispondenza nel chakra situato tra le sopracciglia, Ajna o Trikuti.
“La luce del tuo corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà ottenebrato” (Matteo; 6, 22-23).  










Se la luce risiede nell’occhio singolo, l’ottenebramento risiede nel suo contrario, cioè l’occhio separato, ovvero la dualità, l’illusione della separazione (il velo di maya). Ed ecco che torniamo all'essenza dell’insegnamento yogico di Gesù: l’Unione con la coscienza superiore, spirituale, universale, cosmica, cristica che dir si voglia.
Rispetto alla frase sulla rinascita, Yogananda aggiunge anche che

“con la scelta di queste parole Gesù fa indirettamente capire che la dottrina spirituale orientale della reincarnazione gli era ben nota. Uno dei significati da trarre da questo precetto è il fatto che l’anima deve nascere più volte in corpi diversi finché non si risveglia, realizzando la propria perfezione originaria”.
Di sicuro, non c’è miglior insegnamento delle parole nude e crude di Gesù quali veicoli di una sapienza che sa di antico, eterno, immutabile, rivoluzionario come ogni vibrazione che non si presta ad essere colta con l’intelletto né con una fede cieca e dogmatica, bensì con l’esperienza diretta, complice l’apertura del Cuore (“Beati coloro che hanno il cuore puro, perché questi vedranno Dio, Matteo; 5, 8) e dell’occhio spirituale della visione unificata. 





Lo yoga di Gesù è uno yoga fatto di invito alla Presenza, quell'attenzione focalizzata al qui e ora che risuona perfino di echi zen. “Non vi affannate per il domani. Il domani si affannerà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena” (Matteo; 6,34) … e che chiede di compiere soltanto uno sforzo: affidarsi al divino, consacrarsi all'esperienza spirituale e smettere di preoccuparsi, perché dentro a questa resa totale c’è la più grande Forza in azione possibile. 

“Non vogliate, dunque, preoccuparvi di che cosa mangerete e di che cosa berrete: non siate inquieti. Perché di tutto questo si preoccupano i pagani del mondo, ma il vostro Padre sa che avete bisogno di queste cose. Cercate, piuttosto, il Regno di dio, e queste vi saranno date in più” (Luca, 12,27-31)


Infine, una curiosità da approfondire leggendo il libro di Yogananda che dà molti spunti interessanti in merito con anche utili citazioni bibliografiche: nel Nuovo Testamento cala una coltre di silenzio sulla vita di Gesù nel periodo tra i 14 e i 30 anni circa, riassunto con la sibillina frase “Gesù avanzava in sapienza, in età e in grazia presso Dio e presso gli uomini” (Luca; 2,52). Yogananda ci suggerisce che in India esiste una tradizione molto radicata e fondata su alcuni racconti tramandati oralmente e su antichi manoscritti secondo la quale i saggi orientale che si recarono a Betlemme dal bambino Gesù erano, in realtà grandi saggi indiani dai quali Gesù sarebbe tornato acquisendo preziosi insegnamenti basati sullo yoga per ridestare, rafforzare e concretizzare la sua divina realizzazione e la missione per la quale era destinato.
Ulteriori spunti di riflessione: 
Lo Yoga di Gesù Voto medio su 13 recensioni: Da non perdere
€ 12,50

La Saggezza di Gesù e degli Yoga Siddha
€ 20,00

Padre Nostro in Aramaico
La Lingua di Gesu di Nazareth
€ 12,00

L'enigma Gesù
€ 17,50

Il Vangelo di Tommaso Voto medio su 1 recensioni: Sufficiente
€ 12,00

14 novembre 2014

#VIDEO E TESTO: TANTE BELLE COSE - ALICE



"L'amore è più forte della morte". Oggi lasciamo risuonare questa affermazione dentro di noi, senza porre distanze, giudizi e pregiudizi mentali, sovraccarichi emotivi o aspettative. Lasciamo fluire tutto quello che suscita la ripetizione di queste parole nel silenzio del nostro cuore, accogliendolo senza porre resistenze, osservandolo come si fa con un bel tramonto sul mare o con qualsiasi cosa ci provochi emozioni di pura bellezza. Fare pace con la morte (e, soprattutto con l'esperienza della sua non-esistenza), vuol dire fare pace anche con la vita, perché esiste solo un eterno divenire che non conosce inizi o fini, ma solo continue trasformazioni. Ogni fine è sempre un nuovo inizio e viceversa, l'arte di saper morire è uno dei segreti più potenti che si tramandano dalla notte dei tempi nelle tradizioni spirituali di matrice naturale, sciamanica, animistica, esoterica. Morire è tutto ciò che implica un cambiamento, un lasciar andare, un passaggio, una trasvalutazione e, in tal senso, sono molte le cosiddette "morti mistiche" che sperimentiamo nel corso della nostra vita: sono i momenti di necessaria trasformazione, di crisi, di cambiamento, in cui si percepisce che qualcosa di sé sta davvero mutando e richiede un gesto di totale resa. Se si prende la decisione di darsi a questi momenti, invece di opporre loro resistenza, si entrerà in contatto diretto con la bellezza di morire e della sua quintessenza: l'amore. Perché amare è darsi senza riserve, qualunque cosa accada. Ed è così che alla fine del tunnel si disegnerà un arcobaleno ... 



Devo lasciare la tua mano
senza dirti da domani
niente potrà cambiare il mio legame
anche se devo andare via
tagliare i ponti cambiare cambiare treno
l’amore è più forte di un addio
quello che fa battere il cuore sublimandogli il dolore
trasformare il piombo in oro tante belle cose ancora
alla fine del tunnel si disegnerà un arcobaleno
rifioriscono i lillà
tante sorprese innanzi a te
ti seguirò da un altra riva
qualunque cosa tu farai
io sarò con te come una volta
anche se andremo alla deriva
stati di grazia forze nuove
ritorneranno molto presto
nello spazio tra cielo e terra
si nascondono i misteri
come la nebbia e l’alba tante belle cose che tu ignori
la fede che abbatte le montagne
la purezza del tuo cuore
pensaci appena ti addormenti
l’amore è più forte della morte

 

13 novembre 2014

#YOGA INTEGRALE: COME FARE QUANDO "VA TUTTO MALE" - IL SIGNIFICATO DELLE CONTRARIETÀ'

Il simbolo dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo: un fiore di loto che si appoggia sulle acque blu di un lago, corrispondente al chakra del Cuore, il "grande trasformatore"

Facile rimanere in uno stato di gioia e gratitudine quando tutto va bene. Ma cosa succede quando subentrano momenti di crisi, difficoltà o disagi di qualsiasi natura essi siano? E’ oltremodo importante comprendere fino in fondo il significato delle contrarietà. A maggior ragione se si è intrapreso un percorso di crescita spirituale. Anche perché, l’avrete senz'altro notato, spesso e volentieri il movimento di “ascensione” verso l’alto di chi con costanza porta avanti il suo cammino di realizzazione interiore è direttamente proporzionale a una spinta verso il basso: tale movimento di “discesa” è il punto cruciale se si vuole realizzare davvero l’integrità del proprio essere divino sulla Terra (sulla terra, appunto, non in cielo, o almeno, non solo).  ìRealizzare cioè che il Divino è davvero ovunque, anche nella materia e nelle sue configurazioni meno gradevoli (questo è puramente un giudizio mentale), anche nelle contrarietà che subentrano, puntuali, a ricordarcelo. Ricordarci che per il Divino che noi incarniamo non esiste – citando Satprem – “niente di glorioso o inglorioso, di sublime o di mediocre: la conquista dell’Everest non è più importante del su e giù nel traffico quotidiano, se ogni gesto è fatto coscientemente”. Perché il Divino è di per sé qualcosa di glorioso. E ancora, “l’evoluzione non consiste nel diventare sempre più santi o più intelligenti, ma nel diventare sempre più coscienti”. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO







10 novembre 2014

11 Novembre: significato dell'estate di San Martino il Santo dei viandanti


Perché l'11 novembre è chiamato anche il giorno dell'estate di San Martino


Rivolgiamoci, come sempre, al mondo "invisibile" in cui i miti prendono forma, sostanza e vita, e lasciamoci ispirare da una bella leggenda a riguardo, legata per l’appunto alla vita del Santo. 

“Un giorno d`autunno, l’11 novembre probabilmente, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo motivo, si chiama l`estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”. La tradizione vuole che, proprio in virtù di questa predisposizione climatica che regalerebbe inattesi momenti di sole, le famiglie contadine sfruttassero l'occasione per traslocare le aziende a termine della stagione agricola, secondo le regole della mezzadria. Questa usanza si è consolidata, a tal punto che nel lessico dialettale di provincia, il trasloco viene detto “san martino”.

Traslocare, viaggiare, cambiare, muoversi, numero 11


Tessiamo ancora le fila di questa trama del fare anima e immedesimiamoci nelle belle immagini che essa evoca. Il santo Martino – che nella sua erranza s'imbatté nel povero mezzo nudo – è celebrato come il protettore dei pellegrini, dei viandanti di un tempo e, perché no, dei viandanti di oggi. Chiunque abbia intrapreso un percorso di crescita spirituale può sentirsi altamente protetto - o semplicemente in risonanza - da questo santo nel giorno della sua celebrazione. Un giorno, anch'esso molto significativo: l'11 novembre (11-11)

In Numerologia l'11 è, insieme al 22 e al 33, un Numero Maestro. Rappresenta l’ottica della visione che oltrepassa i limiti, potenziando le qualità insite nel numero 2 (1+1 =2): l’illuminazione che altro non è se non la capacità di vedere oltre le apparenze. Vedere oltre, andare oltre: è implicito sempre uno spostamento, un andare verso (o al di là), un movimento della coscienza ma pur sempre un movimento. Ed ecco che torniamo al senso dell'erranza di San Martino. Il viandante è colui che va, spesso e volentieri senza calcolare troppo i dettagli del viaggio, per lasciarsi ispirare dal tragitto più che dalla meta finale, lasciando spazio all'imprevisto e all'imprevedibile perché solo così si può rimanere nella libertà di fare esperienza dell'ignoto, rimanendo nell'apertura totale senza attaccamenti. Che poi l'ignoto possa assumere le sembianze di un povero nudo e tremante è un'altra faccenda. 


San Martino in un affresco di Simone Martini


Qualsiasi sentiero s'intraprenda, l'unica connessione da mantenere sempre viva, è quella con il Cuore. La compassione di Martino che con la sua spada (simbolo che, tra l'altro, richiama immediatamente alla mente l'Arcangelo Michele) taglia parte del suo mantello per soccorrere il moribondo, non può che essere la via maestra. Un gesto talmente in sintonia con l’Anima del mondo da essere “premiato” con una ondata di Sole in un gettito d’estate fuori dall'ordinario. E che altro è quel raggio di sole se non il segno tangibile dell'illuminazione (letteralmente: azione di luce, portare luce) di chi ha saputo andare oltre le apparenze, o il senso del proprio ego? L’universo risponde sempre all'amore con l’amore. E non c’è vibrazione più potente di questa. Ma l’Amore (quello con la A maiuscola) non ha che un unico desiderio: quello di darsi, senza aspettative. Non ha importanza che poi il Sole splenda o continui a piovere, per intenderci. La gioia di dare è la sola luce che basta a se stessa. Il resto, come mi piace dire sempre, avverrà per complicità universale, ma noi non dobbiamo pensarci. 

Esiste qualcosa che vuole che tu ti svegli e che tu viva: l'amore

(dagli scritti di Mère)





Il senso di Unità che consente di vedere gli altri come se stessi in quanto interconnessi in un tutto in cui non sussiste separazione alcuna, è quanto consente a chi intraprende l'erranza come attitudine esistenziale, di sentirsi sempre a casa in ogni luogo e, nello stesso tempo, in nessun luogo, consapevoli dell’impermanenza di un eterno fluire. Il più bel viaggio che si possa compiere è il sacrificio (sacrum facere) di Sé (ego) in nome dell'amore (anima).

Quando compare in una tavola numerologica, il numero 11 può essere associato al senso di responsabilità per sé e negli altri. Nella vita quotidiana offre l’opportunità di applicare una dote molto importante, di cui San Martino è emblema: superare, nel senso di onorare, le prove che si incontrano durante il cammino. Prove che non sempre sono catastrofi o assumono le sembianze che più ci aspettiamo, ma sono sempre dietro l'angolo come segnali per accrescere le nostre potenzialità a favore di un'apertura sempre maggiore del compassionevole spirito che ci anima, la nostra vera essenza. 


 

06 novembre 2014

Mantra della Luna Piena | Om Som Somaya Namah



Oggi è Guru Purnima, ci connettiamo con la Luna Piena lasciandoci assorbire nel silenzio interiore dalle vibrazioni del Chandra Graha Mantra, il mantra della luna piena: OM SOM SOMAYA NAMAH. Dura 1 minuto e 34, chiunque può dedicarsi un breve ma intenso momento per interiorizzarsi e sposarsi con le sempre prodighe e benefiche energie cosmiche. Ricordiamoci che siamo sempre collegati all'Universo ("come sopra, così sotto"), siamo fatti della stessa sostanza delle stelle e l'Universo respira nel e con il nostro corpo ininterrottamente, anche quando noi non ne siamo coscienti. Prendiamoci cura di questa Unione, celebriamola nei giorni sacri di Luna Piena e in ogni singolo momento della nostra vita. Namaste!




"Ognuno di noi è una luna e ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno" (Marl Twain)



05 novembre 2014

#VIDEO: LUCE (TRAMONTI A NORD EST) - ELISA



Oggi ci connettiamo con la Luce, vibrazione potentissima che rispecchia la nostra vera essenza. Qualsiasi momento di quiete e beatitudine viene sempre contraddistinto da una radianza luminosa di cui si sono fatti portavoce e insieme testimonianza tutti i più grandi maestri realizzati, yogi e mistici dalla notte dei tempi. Ma non è un requisito per pochi eletti. Siamo tutti fatti della stessa sostanza, e questa sostanza è la luce, la splendente vacuità per usare un termine caro al misticismo tibetano. "Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella. Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra su nuovi giorni ..." L'importante è non lasciarsi ingannare dal tranello separatore della mente discriminante e comprendere, sperimentandolo, che anche il buio è luce, anche la morte è amore, e tutti gli aspetti d'ombra non sono nostri nemici, anzi ("in tanto dolore, niente di sbagliato, niente niente"): sono il nostro materiale alchemico per trasmutare il rame in oro. Non si può separare ciò che nella sua essenza è unito, Unità: il Cielo con la Terra, lo spirito con la materia, la luce con il buio. Essere nella luce non vuol dire pensare positivo a tutti i costi, ma pensare diversamente: non diventare più buoni, ma più vasti. Non andare sempre più su o sempre più giù, ma andare altrove. Prendiamoci cura ogni giorno e ogni notte della nostra vastità: non c'è altra luce che questo puro spazio dinamico dove tutto è possibile, dove tutto semplicemente E'. "Avrai cura di tutto quello che ti ho dato" . Prendiamoci cura di ogni singola esperienza della nostra vita: al di là del bene e del male, concedendosi al flusso della vita, esiste solo la Bellezza. "Non ho difese ma ho scelto di essere libera". Namaste!



03 novembre 2014

#VIDEO: ONE LOVE - BOB MARLEY 432 HZ



Oggi ci connettiamo con l'Unità sostanziale di tutti gli esseri e con l'Anima del mondo.
C'è un solo grande errore che possiamo fare nella vita ed è quello di sentirci separati, soli, divisi da tutto e da tutti, con la volontà di controllare ogni minimo dettaglio di quanto ci capita. Se rimaniamo nel flusso universale degli eventi con la fiducia che siamo un Unico interconnesso, non avremo più bisogno di controllare nulla, di giudicare nulla, di discriminare, di rifiutare, di separare e la nostra vita diventerà un canto di ringraziamento incessante all'Universo, una danza armonica di pura esperienza di esistenza cosciente e gioiosa. Siamo essere distinti (ciascuno con la propria missione, vocazione, aspirazione, Daimon) ma non separati. Distinti ma non separati. In sanscrito tutto questo è racchiuso in 3 parole: SAT CIT ANANDA (Verità Coscienza Beatitudine). La vibrazione cosciente della Gioia è l'essenza dell'Anima del mondo di cui facciamo parte. Tutto è animato da questa Coscienza-Forza che non ha altro bisogno vitale che esprimere Ananda, pura beatitudine. Le cose essenziali non hanno bisogno di troppe parole: One Love One heart Let's get together and feel all right Saying-Give thanks and praises to the Lord And I will feel all right (Un solo amore Un solo cuore Uniamoci e sentiamoci bene Dico - Lodiamo e ringraziamo il Divino). Per entrare ulteriormente in risonanza con questa magica vibrazione, ho scelto la versione a 432 Hz che è la frequenza armonica dell'Universo. Namaste!


31 ottobre 2014

VIDEO: JOGA - BJORK



Oggi facciamo nostro il tempo del Samhain, festa pagana di origine celtica solitamente associata ai defunti (da noi nota come Ognissanti), uno dei passaggi cruciali nella Ruota dell'Anno del calendario lunare. E' il momento stagionale dell'ultimo raccolto e dell'arrivo dell'inverno. Il buio avanza facendosi portatore di quanto solitamente rimane celato, si assottigliano i confini tra i mondi (visibile e invisibile), passato e futuro, vita e morte. E' il momento di celebrare il regno di Ade, la dimensione spirituale delle ombre, degli antenati, degli dei dimenticati, ricordandoci che niente in questa terra vive se non contenendo sempre il suo opposto: il giorno con la notte, il buio con la luce, il cielo con la terra, lo spirito con la materia. Se trascendiamo i criteri discriminanti della mente di bene e di male, giusto e sbagliato, bello e brutto, possiamo convivere armoniosamente nell'equilibrio tra gli opposti: la vera libertà si ottiene per inclusione ed espansione, non per esclusione e separazione. State of emergency How beautiful to be State of emergency Is where I want to be (Stato di emergenza Come è bello essere Stato di emergenza È dove voglio essere). I lati oscuri di noi, le dimensioni terrifiche della Natura e dell'Universo non sono altro che l'ombra della luce. Accogliere questi "demoni" nella nostra esperienza, senza averne paura e opponendo resistenza per voler controllare tutto, vuol dire trasformarli nei nostri migliori alleati.  Namaste!