28 novembre 2022

3 buoni motivi per regalare libri di poesia


Non c'è niente di meglio che donare Poesia. Se non ci avete mai pensato, iniziate Ora e non ve ne pentirete!

Anche se non si è appassionati di scrittura poetica, vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti che rendono la Poesia preziosa, ben oltre una semplice questione di gusto personale. 

1. È UN DONO UNIVERSALE 

La Poesia, nella sua essenza, non è solo un genere letterario, è un Fatto Universale, ha a che fare con le corde più intime del nostro essere e questo a prescindere che ci piaccia o meno, che sentiamo o meno tale connessione invisibile. Ragion per cui, spesso, senza sapere perché (e non serve saperlo), alcuni versi arrivano dritti al cuore, scuotono, commuovono, rilasciano nel corpo sensazioni - alcune decifrabili, altre meno. Difficile rimanere totalmente indifferenti ai versi di una poesia, anche se non dovesse piacere a livello di gusto personale. La Poesia è una lingua universale, ancestrale e "originale", che sollecita le melodie recondite nel nostro spazio sacro del silenzio, è un ritmo che - volente o nolente - smuove, muove, libera energie, suscita emozioni. Questo è il primo buon motivo per regalare Poesia: 

stiamo donando un piccolo frammento di universalità a chi amiamo, inclusi noi stessi.


2. È UN DONO SACRO

Sebbene esistano poeti e stili differenti, più o meno originali o artefatti, il Poetare è un respiro che appartiene a tutti, indistintamente: è il richiamo alla nostra vera natura.
La nostra essenza è poetica almeno quanto l'essenza del sole è quella di splendere. Dobbiamo solo riscoprirlo! Tutte le più grandi rivelazioni, intuizioni, messaggi fondamentali trasmessi all'umanità (a volerli ascoltare!) sono "arrivati" in forma poetica. Da che mondo è mondo la parola poetica ha in serbo la celebrazione della vita, utilizzata per ritualizzare un sacro immanente in ogni luogo e, soprattutto, il luogo sacro dentro di noi. Questo è il secondo buon motivo per regalare Poesia: 

stiamo donando un piccolo grande ricordo di sacralità a chi amiamo, inclusi noi stessi. 


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3. È UN DONO ETERNO 

Terzo ma non ultimo, il suo richiamo a ciò che non ha fine, scadenza o corruzione. Le poesie non scadono mai, rivivono letteralmente ogni volta che vengono lette e, ancor di più, pronunciate ad alta voce (su questo punto ci sono molti approfondimenti sul Blog, ne suggerisco qualcuno alla fine). 

Un libro di poesie, a dispetto di ogni tempistica editoriale, non invecchia mai. Contiene briciole di eternità, sussulti di grida trasfigurate, echi d'infinito. La Poesia è immortale, il suo linguaggio è intrinsecamente fuori dal tempo lineare (proprio invece di una narrazione logica, denotativa,  che  vuole dare informazioni), richiama piuttosto la circolarità di uno spazio vibrante dove ogni volta accade qualcosa di nuovo. I versi poetici non sono contenuti (non contengono nè vogliono informare), bensì traiettorie su cui danzare in un ascolto molto profondo e liberatorio

Ed eccolo il terzo motivo: 

stiamo donando a chi amiamo, inclusi noi stessi, un momento di eternità. 


Trasmettere la visione poetica è il mio mestiere,  il mestiere del dare.  Contribuisci anche tu, acquista
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PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PRESENZA

Invito all'Ascolto: Meditazione e Poesia.
Da Gennaio 2023 


Alcuni libri di poesie di autori/autrici a me molto cari/e
Foglie d'erba - Walt Whitman
Due punti - Wisława Szymborska
Elegie Duinesi - Rainer Maria Rilke
Gitanjali - Robindronath Tagore 
Nel prato azzurro del cielo - Antonia Pozzi


Ecco perché leggere poesie ad alta voce fa bene alla salute

3 luoghi comuni legati alla Poesia | Allarghiamo la visione

Le radici organiche della Poesia | 5 spunti di incarnazione poetica


26 novembre 2022

Consigli di lettura | 7 libri per aprirsi al mistero della vita



"La parola risana, il libro guarisce" (Sri Aurobindo).  Sette letture che fanno bene al corpo e allo spirito, sette modi diversi di ricevere l'inestimabile dono che ci apre a una vita più serena. 



1. Eckhart Tolle e Sri Aurobindo —  Due punti di vista sull'illuminazione di A. S. Dalal

Se a due grandi ispiratori di una visione più espansa della vita come Sri Aurobindo ed Eckart Tolle si aggiunge un terzo quale voce narrante che ne tesse una trama comune, l'immersione in queste pagine diventa irresistibile. Se poi  il terzo è A.S. Dalal, ancora di più. Dalal, l'autore del libro, nasce in Tanzania da famiglia mussulmana. Dopo sette anni all'Ashram di Sri Aurobindo a Pondicherry (India) lavora vent'anni negli USA come psicologo, prima di ritornare ad Auroville in cui vive attualmente. Ha scritto dieci libri sul lavoro di Sri Aurobindo e Mère, e due che integrano il pensiero psicologico di Sri Aurobindo con la psicologia moderna.
Una delle parti centrali del libro scaturisce dal suo incontro diretto con Eckart Tolle divenuto poi un'intervista riportata integralmente nel libro. Molto interessante, perchè coinvolge Tolle esplicitamente in una sorta di "paragone" tra il suo insegnamento e quello del maestro indiano Sri Aurobindo. Non c'è da stupirsi tenendo conto di una parola chiave per entrambi: il Samarpana (dono di sè) tanto cruciale nello Yoga Integrale di Aurbindo e Mère, tradotto in inglese come Surrender.

Eckhart Tolle e Sri Aurobindo
Due punti di vista sull'illuminazione
Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere
€ 18,00


2. Corpo e Preghiera - Nobiltà di un filo d'Erba di Jean Absat 

Un libro intensamente poetico scritto in prosa e con tutti i crismi di un Viaggio Iniziatico che non lascia nulla uguale dopo la lettura, specie se impregnata di vero ascolto ricettivo. Si tratta di un testo casualmente rinvenuto in Iran nel 1996 e, per la prima volta, qui tradotto in italiano. Un'opera meravigliosa che espone integralmente l'insegnamento di Jean Absat, enigmatico e pressoché sconosciuto scrittore di origini occitane, viaggiatore e "rabdomante d'Infinito", vissuto tra la Persia, l'Asia Centrale e l'Armenia del XVII secolo. Quest'opera mostra come il corpo possa essere impiegato come un meraviglioso ed eccelso "strumento" di preghiera, in grado di condurre ogni sincero ricercatore di sé verso l'incontro diretto con il proprio "cuore invisibile" e con l'oceano di luce e di silenzio vivo che dimora nella parte più intima di noi. Il cammino è la cosiddetta Via senza nome, la via dei pochi, di quelli che non potrebbero seguire sentieri già battuti e che ha nel corpo il luogo iniziatico per eccellenza, quale tabernacolo dell'Assoluto. La dedica del libro risuona già con la penetrante lucentezza di un koan zen: "Al Silenzio che è sorgente, maestro e dimora". 


3. Parole di guarigione - Lo yoga per chi soffre di Carla Perotti

L'importanza del linguaggio nell'emanare vibrazioni in grado di nuocere o sollevare non sarà forse mai messa in risalto abbastanza. La componente salutare e addirittura salvifica delle parole trova nel libro di Carla Perotti il tessuto fragile della malattia per ricamare un mosaico di perle di saggezza utili in qualsiasi occasione si presenti un disagio, lieve o intenso che sia. Eppure, l'impressione è che questo libro vada bene davvero per tutti non foss'altro perché si è condotti per mano dall'esperienza dell'autrice di oltre cinquant'anni di Yoga, allieva di George Dharmarama e poi di Jean Klein, insegnante spirituale e filosofo dell'Advaita Vedanta. Lo "yoga per chi soffre" è in realtà una mano tesa a chiunque porti in serbo qualcosa che lo allontana da uno stato di serenità interiore che è il regalo del nostro vero Sè. Vale la pena scartarlo... 
Alcuni titoli di capitoli: I miracoli del nostro cervello, Il dono del respiro, Che fare quando la paura ci afferra?, In viaggio tra le emozioni, Un cuscino per sonni felici, Siamo nati per guarire, Lettera alle amiche operate di tumore al seno, L'arte dell'ascolto: lo Yoga comincia così.

Parole di Guarigione
Lo yoga per chi soffre
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere
€ 7,00


4. Regole d'oro per la vita quotidiana di Omraam Mikhael Aivanhov

Mai come in questo momento credo ci sia bisogno di ancorare qualsiasi richiamo d'anima si muova in noi su un piano concreto di azione nella vita quotidiana, per non impelagarsi nelle anguste pastoie della separazione tra spirituale e materiale, momenti di estatica quiete in evasione dal mondo e caos giornaliero di immersione nel mondo. Dov'è l'inghippo? Questo libricino prezioso come tutti quelli del maestro bulgaro per'altro, è un concentrato di suggerimenti per vivere la vita nell'ordinario con punti di vista che ne consentono un'espansione nell'ottica evolutiva iniziatica e autenticamente spirituale.
C'è molto in questo libro, molto più di quello che passa solo attraverso le parole scritte, se si considera che quasi tutto l'insegnamento di Aivanhov è avvenuto per diffusione orale e tutto l'apparato dei suoi scritti è frutto di una paziente raccolta da parte di allievi e seguaci di brani da conferenze e incontri pubblici. C'è, dunque, anche l'autentico spirito dell'oralità che emana dal linguaggio semplice, diretto, dialogico, non intellettualistico nè retorico.
Paragrafi corti da distillare giorno per giorno, da leggere e mettere subito in pratica, lasciando che i nostri "atti di vita" maturino in compimenti sempre più perfetti.
Alcuni titoli di capitoli: Il bene più prezioso, la vita; La musica, sostegno del lavoro spirituale; Il contatto vivo con la natura; Pensare che le sofferenze sono passeggere; L'amore porta in sè la ricompensa; La chiave della fortuna: la gratitudine; La potenza della parola disinteressata.


5.  Noi siamo le api dell'invisibile di Rainer Maria Rilke

Una delle forme in cui la sublime espressione poetica di Rilke si è concessa a picchi di grazia eccelsi, è quella epistolare. Le lettere accolgono l'intimità del dialogo con le tante persone con cui il poeta entra in relazione durante la sua vita da solitario (un paradosso degno dell'intensità esistenziale con cui Rilke ha condotto il suo stare al mondo), un dialogo protratto tra missive e confidenze, svelamenti d'anima e consigli del mestiere, scoramenti e incoraggiamenti, quest'ultimi sempre pronti a superare di gran lunga i primi. Rilke ha un'estensione di scrittura e visione che, semplicemente, cura. In questo libro si trova anche la bellissima missiva che contiene i versi "Noi siamo le api dell'invisibile" da cui trae origine il titolo del libro e di cui ho approfondito qui: NOI SIAMO LE API DELL'INVISIBILE - RAINER MARIA RILKE

6. L'uomo alla ricerca dell'immortalità di Svami Nikhilananda

In questo libro la natura, l'origine e il destino ultimo dello stare al mondo viene svelato dall'indagine di una Coscienza che si interroga e che trova varie risposte basandosi sulle principali Upanisad, insegnamenti mistici appartenenti al grande complesso della rivelazione vedica indiana. I cinque capitoli che compongono il testo trattano dell'immortalità dell'anima che, secondo la tradizione indù, non può essere dimostrata tramite un metodo scientifico come il ragionamento, ma è basata sulla testimonianza delle Scritture e sull'esperienza diretta dei maestri illuminati.  Esperienza che, tuttavia, non è prerogativa di santi, asceti, mistici.
Il richiamo dell'anima è la nostra natura più intima, essenziale a cui è senz'altro possibile, oltre che auspicabile, accedere per accordarci al senso universale del nostro viaggio chiamato Vita. "Immortalità" è uno stato coscienziale che si compie nell'Adesso, ovvero fuori dal tempo (il Potere di Adesso di Tolle lo rende molto comprensibile alla luce degli Insegnamenti originali vedici).
Un approfondimento ulteriore sul tema è in questo articolo: Lo Yoga della Consapevolezza: la fine del gioco karmico.


7. Chiari del bosco di María Zambrano


A spiegare il titolo di quest'opera tanto enigmatica quanto chiarificatrice, ci pensa la stessa Autrice nelle prime pagine del libro:

 "Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo. E' un altro regno che un'anima abita e custodisce…" 

Di questo "altro regno" la filosofa e poeta spagnola Zambrano ci fa partecipi e insieme testimoni arditi se ci si inchina a quella "ragione poetica" con cui è tracciata la via di lettura: un metodo di pensiero che, ispirato alla poesia e alla mistica, apre un mondo di conoscenza alternativo a quello della filosofia occidentale.  

"Poi non si incontra nulla, nulla che sia un luogo intatto che sembra essersi aperto solo in quell'istante e che mai più si darà così. Non bisogna cercarlo. Non bisogna cercare. E' la lezione immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli, e nemmeno a cercare nulla da loro. Nulla di determinato, di prefigurato, di risaputo …" 

Benvenuti nel mistero!
Una lettura forse non sempre comprensibile in tutte le sue parti, ma folgorante in altre, perché … "se non si cerca nulla" - nemmeno di capire, aggiungo io - "l'offerta sarà imprevedibile, illimitata".
I sei titoli dei capitoli del libro: Il risveglio, Passi, Il vuoto e il centro, Parole, Segni, L'abbandono indecifrabile. 




Da Chiari del bosco di M. Zambrano





25 novembre 2022

Ecco perché leggere poesie ad alta voce fa bene alla salute



5 motivi che gettano luce sull'importanza e sui benefici della lettura poetica ad alta voce in un ascolto più sensibile e meno mentale, tra oralità e "incanto fonico". 


"una parola muore appena detta, dice qualcuno. 

Io dico che proprio in quel momento 

inizia a vivere". 

(Emily Dickinson)



 La poesia è una Chiamata, un invito, una direzione fatta di VERSI.  Ho approfondito questo aspetto fondamentale in più pagine del Blog, di cui riporto indicazione alla fine dell'articolo.

1. EMETTERE SUONI, DILATARE IL RESPIRO CON I VERSI POETICI, ISPIRARSI

Il verso, oltre che alludere a una direzione, allude al suono (il verso animale, ad esempio). 
Il SUONO è all’origine del poetare, le poesie non usano un linguaggio denotativo, descrittivo, imperativo, bensì allusivo, metaforico, evocativo, vocativo. 
L’evocazione (ma anche l’invocazione e la vocazione) ha in seno alla sua etimologia la parola “VOCE”. Ed essere ispirati – l’ispirazione - ha in seno alla sua etimologia il RESPIRO. 
Nel linguaggio figurato si suole utilizzare la dicitura “dare voce a qualcosa” per esprimere la possibilità che qualcosa fino a quel momento rimasto silente, prenda una forma sonora: dare fiato (di nuovo, il respiro).
Il SONORO legato a una musica è la melodia, legato a un dipinto è la luce/ombra, legato alla poesia è la PAROLA.  Dare voce alle poesie, dunque, significa richiamare quel suono originario da cui sono scaturite, il silenzio che diventa ritmo e il ritmo che dà voce al silenzio. 
Le poesie non comunicano tanto con i significati precostituiti delle parole, bensì con il RITMO segreto che sostiene tutto il componimento e che in un ascolto ricettivo, disponibile, non condizionato, è possibile contattare. 

2. SENTIRE IL RITMO ORGANICO DELLA POESIA, VIBRARE ALL'UNISONO, COMMUOVERSI

Saper ascoltare una poesia vuol dire saper ascoltare anche i silenzi, saper dimorare con sufficiente pazienza e gentilezza nelle pause, senza avere fretta di altre parole da decifrare, afferrare, interpretare.

Il ritmo di una poesia è scandito solo – o comunque in maniera più completa e organica – dall’oralità: fintantoché una poesia rimane silente, il suo potenziale non scaturisce in tutta la sua potenza alchemica, trasformatrice, vibrazionale. 

La parola poetica – in quanto per sua essenza parola VIBRANTE più che significante (e dunque attinente alla sfera della sensibilità più che dell’intellegibilità) – quando viene proferita e accolta in una attitudine contemplativa e rilassata, smuove energie, emozioni (letteralmente, portare fuori, smuovere dal latino ex = fuori + movere = muovere), libera forze, commuove e “brucia la pesantezza delle parole” (Alda Merini). Da qui il suo alto potenziale terapeutico, promuove salute riconnettendo all’aspetto più intimo dell’essere umano, la sua stessa umanità, la capacità di SENTIRE, di vibrare all’unisono con il ritmo universale della vita, di commuoversi (co-muoversi, muovere insieme) e di trascendere il piano concettuale logico razionale delle idee precostituite e delle definizioni mortificanti. 


3. INCARNARE LE PAROLE POETICHE, ESPANDERE I CONFINI, ALLEGGERIRSI

Ciò che si fissa (i contenuti contengono), mortifica e contrae la naturale ESPANSIONE della vita. Vale la pena ricordare che, nella legge universale, è Vita tutto ciò che espande, amplia, nutre, fluidifica, rilassa. Ciò che chiude, costringe, mortifica, fissa, crea tensioni, è antivitale. 

La Poesia rientra in questa espressione artistica – o meglio, qualità dell’anima – che dilata i confini, espande, universalizza, accoglie, vivifica e dunque saperla ascoltare, leggere ad alta voce i suoi richiami, accogliendola nel proprio corpo senza pretesa di volerla interpretare (senza interferire con la mente volitiva) è una ricchezza ricostituente. 

È risaputo il beneficio che certe musiche apportano al corpo-mente, meno si mette l’accento sui benefici che le letture poetiche accompagnate da una certa attitudine di ascolto, possono apportare a tutti i livelli del nostro essere (fisico, emotivo, mentale, animico, spirituale). Il nostro corpo fisico è composto più dell’80% di acqua e l’acqua è il principale elemento conduttore di energia. 

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Famoso lo studio di Masaru Emoto sulla cosiddetta “memoria dell’acqua”, altrettanto nota (forse meno nella cultura occidentale) l’enfasi della Scienza dei MANTRA (formule sonore, suoni sacri, versi di scritture mistiche) come una delle vie di autorealizzazione legate allo Yoga. Mantra, letteralmente vuol dire “strumento per il controllo della mente”, per il suo acquietamento, o anche "suono che libera la mente dall'ignoranza".  L'"ignoranza" a cui si riferisce la dicitura traduce il termine sanscrito Avidya (letteralmente non-conoscenza), che allude a un errore di base nella percezione della Realtà su cui si fonda tutto il sistema della sofferenza umana. Cambiando tale premessa, grazie a una nuova Visione rischiarata (Vidya), è possibile raggiungere stati più armoniosi di esistenza.


4. SINTONIZZARSI CON VIBRAZIONI UNIVERSALI, SACRE, SPIRITUALIZZARE LA MATERIA


La Poesia, nella sua essenza, agisce come un mantra, ovvero, attinge alla stessa legge universale dell’energia sonora, vibrazionale, energetica che sostiene il ritmo cosmico del quale facciamo parte. 

Possiamo consentirci questa esperienza di ASCOLTO autentico che molto attinge alla sapienza della dimensione meditativa e contemplativa di tutte le tradizioni spirituali originali, ovvero pre-dogmatiche. Non deve fuorviarci la parola “spirituale”. Lo Spirito è ciò che, pur invisibile, sostiene tutte le forme visibili, è la nostra essenza che traspare in momenti di particolare grazia, quando il rumore del mondo viene riassorbito nella quiete interiore e si può udire, appunto, la Voce del Silenzio anche nella forma di Voce Poetica che ci chiama all’ascolto di noi stessi. Spirituale è tutto ciò che resta quando lasciamo andare l’attaccamento alla nostra personalità (punto di vista egoico condizionato). 

Forti di questa premessa, indispensabile per creare un’apertura nuova nelle nostre abitudini di ascolto poetico, proviamo a immergerci nel ritmo della poesia senza volerci accaparrare nulla, entriamo a mani vuote in una dimensione dove poterci lasciare cullare da un bagno sonoro che parla direttamente alle parti più intime di noi, dove poter ricevere in forma di sensazioni, di percezione tattile (non cerebrale), messaggi che esulano dal linguaggio ordinario. 

5. RISUONARE CON LA MUSICA CHE CI ANIMA IN QUANTO ESSERI COSMICI, EMANARE AMORE

In questo INCANTO FONICO (felice dicitura coniata dalla poetessa Amelia Rosselli) ci sintonizziamo con frequenze armoniose che vibrano all’unisono con i ritmi universali.
La poesia è un fatto universale, tanto più è autentica (originale, cioè vicina all’Origine, all’anima) tanto più risuona.

Facciamoci caso: nell’ascolto non intellettuale a cui allude tale esperienza di incanto fonico, utilizziamo come indicatori tutte parole del gergo musicale: 

risonanza, sintonizzarsi, armonizzarsi, sentire, accordarsi (essere in accordo), ritmo, vibrazione, suono, silenzio, armonia …

Lasciamo che tutto si dispieghi nello spazio della Consapevolezza, soprattutto questo slittamento tra l’avere e l’essere

ESSERE IN ACCORDO/DISACCORDO: sensibilità intuitiva, espansa, in cui l’altro viene comunque accolto nell’ascolto, interrelazione, scambio poetico che unisce.

Versus

AVERE RAGIONE/TORTO: idealismi dell’intelletto, rafforzare la propria posizione personale in cui l’altro viene escluso a priori, non c’è vero dialogo ma monologo, astrazione concettuale che separa.




Questo articolo è una traccia tratta da una lezione tenuta giovedì 24 novembre presso l'Università di Istruzione Permanente di Porto Recanati Uniporto, che ringrazio (nella persona della presidente Marinella Domenella) per avermi invitata a parlare di Poesia e a traghettare l'audace progetto "La Gioia di dialogare con la Voce dei Poeti" in aula, in collaborazione con H'olla - un mare di benessere, spazio olistico dedicato alla cura del corpo e della mente, situato in Corso Matteotti 277.


Prossimi appuntamenti:

Invito all'Ascolto: Meditazione e Poesia. Da Gennaio 2023 


Per ulteriori approfondimenti sul tema Poesia e visione poetica, ci sono molti spunti sul Blog.

Ne segnalo alcuni:

3 luoghi comuni legati alla Poesia | Allarghiamo la visione

Pratica di lettura creativa, leggiamo poesie come non abbiamo mai fatto fino ad ora

Perché il poeta compone versi? La visione taoista del WU WEI

Le radici organiche della Poesia | 5 spunti di incarnazione poetica

Come tornare alla poeticità naturale della vita

La Poesia è una chiamata


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19 novembre 2022

I Mantra e la Scienza del Japa Yoga | Il Suono che libera la mente dall'ignoranza



I mantra, letteralmente "strumento della mente, del pensiero" sono il cardine della scienza del Japa Yoga, lo Yoga dell’Energia del Suono, uno dei sentieri autorealizzativi dello Yoga.

“La ripetizione metodica e continua del Mantra permette la realizzazione dell’Aspetto Divino invocato”.

In questo aforisma contenuto negli Yoga Sutra di Patanjali (uno dei testi di riferimento fondamentali dello Yoga) si trova condensato il senso dell’utilizzo dei mantra a scopo evolutivo e realizzativo che è il fine ultimo dello Yoga: realizzare lo stato di beatitudine nell’Unione con l’Atman, il Divino imperituro e assoluto, la nostra vera natura.

I mantra svolgono tale importante funzione utilizzando il potere del suono e della vibrazione. Sono il cardine della scienza del Japa Yoga, lo Yoga dell’Energia del Suono, uno dei sentieri autorealizzativi dello Yoga. 

Letteralmente Mantra vuole dire “strumento della mente, del pensiero”: l’etimologia richiama la parola sanscrita “manas” che si riferisce alla sostanza mentale e “traya” ciò che tranquillizza. L’effetto della ripetizione dei mantra ha come effetto principale quello di acquietare la mente, rendendola più ricettiva all’assorbimento di energie superiori, vibrazioni cosmiche benefiche che si ripercuotono anche a livello del corpo fisico (Anna Maya Kosha). I mantra agiscono a livello dei corpi più sottili (Prano Maya Kosha, Mano Maya Kosha, Vijnana Maya Kosha e Ananda Maya Kosha) che vengono sollecitati, potenziati e riarmonizzati.

Il mantra conferisce pace, beatitudine, illuminazione e consapevolezza. Risveglia l’intelletto aprendo l’intuito; il pensiero creativo si verifica spontaneamente quando si lascia scorrere la ripetizione del mantra al posto della mente pensante.
Il mantra sostituisce la centratura sull’ “Io” con la centratura su “Dio”.


A tal fine, però, non basta la ripetizione automatica, distratta, apatica del mantra, bensì è necessario il giusto atteggiamento (umiltà, devozione, fiducia, apertura), ricettività e partecipazione attiva in uno stato rilassato ma vigile.
In sanscrito si utilizza il termine bhava che indica il sentimento, la disposizione interiore, l’attitudine utile per ottenere i migliori risultati dalla Sadhana (pratica di Yoga). Per l’esattezza, il japa mantra deve essere eseguito con fede (shraddha), amore (bhava), concentrazione (dharana) e senza desiderio di benefici personali, cioè con un atteggiamento che favorisca lo sviluppo del distacco interiore (vairagya).

La ripetizione continua del mantra, di un nome sacro, di una preghiera, tenendo a mente e facendo dischiudere nel cuore il significato spirituale delle parole usate, è l’essenza del japa. La pratica del japa pone l’accento sull’aspetto di continuità e ripetizione ininterrotta, requisito fondamentale per neutralizzare la naturale tendenza dispersiva della mente (vikshepa) e tenerla focalizzata sulla contemplazione della vera essenza (Atman).
Saturare la mente di mantra è il continuo scorrere della coscienza divina dentro al cuore.


È molto importante ricordare che qualsiasi strumento utilizzato dallo Yoga non ha un potere in sé stesso, ma viene “attivato” dalla coscienza del praticante: lo Yoga è un processo scientifico di risveglio della Coscienza Superiore che implica il coinvolgimento sempre vivo del ricercatore, “tapas”, aspirazione o fuoco spirituale, disciplina, buona volontà e Surrender (resa totale al divino, dono di sé).

Il vero potere di risveglio non sta nell’utilizzo mnemonico e automatico di strumenti esterni imparati con la tecnica, bensì nell’apertura del cuore e nella liberazione del potenziale interiore insito nel profondo dell’essere umano.

La tecnica del mantra, se avvicinata in modo scorretto, può in tal senso essere insidiosa e indurre l’adepto a credere che basti cantare qualche mantra ogni tanto – attività piacevole e rilassante – per dischiudersi alle verità superiori o per ottenere benefici duraturi. Dietro ai mantra c’è una scienza esatta che solo l’autentica ricerca e auto indagine perseverata con sentimenti non personalistici di apertura e devozione potrà eventualmente essere rivelata al cuore del Sadhaka.



 

I DIVERSI TIPI DI MANTRA E IL LORO UTILIZZO NELLA SADHANA

I mantra sono dei suoni mistici, formule intrise di vibrazioni molto elevate in quanto sono state ricevute dai grandi Rishi (veggenti) dell’India per intuizione diretta durante stati di profonda meditazione e contatto con l’Assoluto. Il potere della ripetizione cosciente ha poi consegnato a queste formule sacre ulteriore energia, dal momento che esse hanno assorbito per secoli l’energia e l’intenzione spirituale dei Rishi e dei grandi Maestri risvegliati che li hanno ripetuti, incarnati e trasmessi ininterrottamente come parte della Via autorealizzativa dello Yoga, da oltre 5000 anni.

I mantra utilizzati dal Japa Yoga possono distinguersi a grandi linee in questi tre tipi:

Versi, sloka e aforismi tratti dai libri sacri (Upanishad, Veda etc.)

Bija mantra

Pranava Om 

 



MANTRA DAI LIBRI SACRI

Formule più estese, sono i versi (sloka) contenuti nei Veda, nelle Upanishad e in altri testi sacri dell’India, i libri rivelati (shrutis). Sono anche mantra specifici consegnati dal guru al discepolo, al tempo della sua iniziazione e che il discepolo non dovrà mai rivelare.
Recitare tali mantra, comprendendone il significato profondo mediante l’approfondimento delle letture da cui sono ricavate, sostiene il risveglio della conoscenza intuitiva della Verità dell’adepto che vi si accosti con attitudine devozionale (Bhakti) e conoscitiva (Jnana).

Durante le lezioni di Hatha Yoga possono essere cantati all’inizio e alla fine della pratica per indurre uno stato di quiete e ricettività mentale. Tra questi ci sono il Gayatri Mantra (il mantra della Realizzazione Interiore), il Purna Mantra (mantra della Coscienza Cosmica), il Mrityunjaia Mantra (mantra dell’Immortalità), Svasti Mantra (mantra della Prosperità), Sat Mantra (il mantra della Conoscenza Interiore), Saha Mantra (mantra della Protezione), Sarve Mantra (mantra della Gioia), Gurur Mantra (mantra della Saggezza), Ananda Mantra (mantra dell’Armonia).


Citiamo inoltre i quattro Mahavakyas, ovvero le “grandi sentenze o detti” dei Veda, meditando le quali la mente viene condotta dal mondo dei nomi e delle forme a Brahman, puro Essere supremo e indivisibile.

1. Prajnanam Brahma: Brahman è pura Intelligenza-Coscienza

2. Aham Brahmasmi: Io sono Brahman

3. Tat tvam asi: Tu sei Quello

4. Ayam atma Brahma: Questo atman è Brahman

Il primo si trova nella Aitareya Upanishad del Rig Veda e contempla Brahman come conoscenza infallibile, conferisce la conoscenza dell’Io.

Il secondo – che si trova nel Bridad-aranyaka Upanishad del Yajur Veda – è una diretta presa di coscienza che mostra il “testimone unico dell’Universo” (Io sono Brahman).

Il terzo, contenuto nella Chandogya Upanishad del Sama Veda, “Tu sei Quello” indica l’identità dell’anima individuale con il Brahman o puro Spirito.

Il quarto si trova nella Mandukya Upanishad della Atharva Veda ed è la parola che procura la visione diretta grazie alla quale si giunge alla conoscenza di Brahman.


Ecco un esempio di come Swami Sivananda, nel suo libro Concentrazione e Meditazione, spiega l’utilizzo a fini meditativi del mantra Aham Brahmasmi:

“Provate costantemente ad essere il puro Sat-chit-ananda vyapaka atman (esistenza assoluta, conoscenza assoluta, felicità assoluta, Brahma onnipenetrante), mentre ripetete mentalmente “Aham Brahmasmi”. Ma la sola ripetizione con le labbra non può dare grande profitto. Dovete provarlo intensamente, nel profondo del cuore. Giungerete gradualmente allo stato di coscienza superiore per l’esistenza di questo sentimento profondo (bhava) […] In questa meditazione il corpo e l’universo sono concepiti come delle espressioni di Brahman nel quale sono inclusi”.


Con la ripetizione sincera di questo mantra – specifica Sivananda – “la meditazione si focalizza e si espande su questi concetti: Infinità sono io, Eternità sono io, Immortalità sono io.” Si può così raggiungere l’intuizione diretta dell’ignoranza di base (avidya) che confina l’essenza eterna dell’uomo nei limiti del mondo dei nomi e delle forme, del corpo e della mente limitata, mediante il processo dell’identificazione con ciò che è provvisorio e relativo. In tal senso, un'altra definizione di mantra è "Suono che libera la mente dall'ignoranza". 



 

BIJA MANTRA



Il secondo tipo di mantra utilizzato nel Japa Yoga sono i bija mantra, i suoni-seme che nella fisiologia esoterica dello Yoga sono associati ai Chakra (centri di energia supersottile o ruote vitali), alle relative Nadi (canali energetici o condotti supersottili) e alle divinità tutelari (Istha Devata) che riflettono e potenziano differenti aspetti divini. In questo caso il mantra è considerato al pari di una Divinità.

La Bibbia dice: “In principio era il Verbo, e il Verbo era in Dio, e il Verbo era Dio”, non diversamente dal Rig Veda: “In principio era il Brahman, con cui era la Parola; e in verità la Parola era il Brahman supremo”. In quanto tale, il mantra contiene un potere trasformativo divino, o shakti, che si manifesta attraverso il suono.

Ciascun bija mantra ha un percorso grafico, una forma geometrica o yantra, che gli corrisponde come una mandala. Ripetendo il mantra di un particolare Santo, Siddha o Divinità, è possibile invocare la sua presenza e le sue benedizioni.


Durante le lezioni più avanzate di Hatha Yoga, nel Kundalini Yoga e nel Tantra, i bija mantra vengono utilizzati insieme alle visualizzazioni dei relativi Chakra al fine di potenziare il risveglio delle energie interiori durante la fase del mantenimento prolugato dell’asana. Favoriscono la concentrazione, l’interiorizzazione e lo sblocco delle energie associate ai Chakra di riferimento.


I bija mantra principali associati ai 7 Chakra sono:

LAMMuladhara Chakra con 4 Nadi i cui bija mantra sono: Vam, Sam, Sham, Kham

VAMSwadhistana Chakra con 6 Nadi i cui bija mantra sono: Bam, Bham, Nam, Yam, Ram, Lam.

RAM Manipura Chakra con 10 Nadi i cui bija mantra sono: Dam, Dham, Nam, Tam, Tham, Dam, Dham, Nam, Pam, Pham.

YAMAnahata Ckakra con 12 Nadi i cui bija mantra sono: Kam, Kham, Gam, Gham, Gnam, Cham, Chham, Jam, Jham, Jnam, Tam, Tham.

HAMVishuddha Chakra con 16 Nadi i cui bija mantra sono: Am, Aam, Im, Iim, Um, Uum, Rm, Rrm, Lm, Llm, Em, Aim, Om, Aum, Am, Ah.

OMAjna Chakra (o Trikuti) con 2 petali laterali (formati ognuno da 48 nadi) i cui bija mantra sono: HAM e KSHAM

OM -Sahasrara Lotus con 1000 o 960 nadi.


 

PRANAVA: LA SILLABA SACRA OM



“Cerca il suono che non si arresta mai” (Rumi)

Il mantra OM è l’essenza stessa dello Yoga, suo simbolo per eccellenza e radice di ogni mantra di ogni suono, di ogni parola, di ogni possibile manifestazione universale. Pranava - la cui etimologia richiama "ciò che viene prima" (prn) e "suono" (na) - ci indica chiaramente che è il Suono dal quale origina ogni altra possibile parola, ed è per questo che tutti i mantra iniziano sempre con la Om, il suono trascendentale dell'Inizio, di qualsiasi possibile cominciamento. 
Questo simbolo sacro (omkara) si lega alla visione che gli antichi Rishi e yogi avevano del Cosmo e della creazione intesa come un movimento costante di espansione, mantenimento e dissoluzione (Trimurti) alla cui origine – secondo le sacre scritture vediche - sarebbe proprio la vibrazione Om. Per essere in armonia con la mente universale, lo yogi riproduce tale suono con tono lungo, costante e profondo.

Gli aforismi 27, 28 e 29 degli Yoga Sutra di Patanjali recitano:

“Egli è espresso dalla parola OM”.

“Questa parola deve essere ripetuta con meditazione sul suo significato”.

“Da ciò viene la conoscenza dell’Atman e la distruzione degli ostacoli a quella conoscenza”.

Sostanzialmente ci viene indicato che ripetere il mantra OM, meditando sul suo significato, è un modo per realizzarci interiormente.


Come si ripete la OM? 

OM è composto originariamente da tre suoni: la A, la U e la M.

Il praticante si mette in una posizione seduta comoda con la spina dorsale verticale. Effettua una profonda inspirazione, poi, aprendo la bocca pronuncia durante l’espirazione il suono A concentrandosi sul centro dell’emotività, il plesso solare nell’area addominale. Poi passa al suono U portando la mente all’altezza del cuore e continua con la M prolungata portando la coscienza sulla parte alta del capo.


Questa vibrazione energetica scuote e vivifica tutte le cellule dell’organismo purificando e aprendo, a livelli sottili, tutte le Nadi (i Canali Energetici) dell’essere umano.

Il fatto che tale suono mistico sia composto da tre sillabe richiama molte corrispondenze inerenti al numero 3. Per l’esattezza, 3 + 1: il punto in alto nella rappresentazione grafica della OM rappresenta quello che nelle Upanishad viene chiamato “il Quarto”, lo stato trascendente della Pura Coscienza, la realizzazione del Turiya, l’immortalità dell’anima.

Tre come la Trimurti dei tre aspetti divini simboleggiati da Brahma (Creazione) Vishnu (Conservazione) e Shiva (Trasformazione).

Tre come le tre essenze qualità divine Sat (Esistenza) Cit (Conoscenza) e Ananda (Beatitudine)

Tre come gli stati di Coscienza che dall’ordinario (stato di veglia, di sonno e di sonno profondo senza sogni) conducono alla Supercoscienza unitiva del Samadhi, il quarto stato Turiya, il Vuoto, il Supremo, l’Immortale e l’Immutabile. Tali stati corrispondo a loro volta ai livelli fisico (suono A), mentale ed astrale (suono U), il livello più sottile del sonno profondo (suono M) che è posto fuori dalla portata dell’intelletto. Il Sé o Atman è testimone distaccato dagli stati di veglia, sogno e sonno profondo.

Swami Sivananda esorta nel libro Meditazione e Concentrazione:

“Fissa la tua mente su questo suono mistico (pranava-dhvani) ed entra senza sforzo nella comunione suprema”.



IL MANTRA SENZA PAROLE (AJAPA MANTRA) O MANTRA DEL RESPIRO

Un altro modo di richiamare la OM e il suo profondo significato spirituale è con il mantra So’ham che significa “Io sono Lui, io sono Brahman”. SO si traduce con “Lui” e AHAM con “io”. Questo mantra prende nella Ishavasya Upanishad la forma di “Sohamasmi”. So’ham non è altro che OM, elidendo infatti le consonanti S e H si ha OM; dunque, non è altro che il pranava modificato. So’ham è il soffio vitale e OM è l’anima del soffio. Questo mantra è adatto ad essere associato alla respirazione, infatti, non fa altro che riprodurre in maniera spontanea il suono naturale del respiro: inspirando si produce un suono simile a SO ed espirando un suono simile ad HAM. Questo fatto viene chiamato il mantra senza parole (ajapa mantra) perché le labbra non si muovono durante la respirazione. Alla tecnica approfondita di questo mantra e della sua variante “hamsa so’ham, so’ham hamsa” è dedicata una intera Upanishad: Hamsa Upanishad.  



In sostanza, la OM sintetizza la Sadhana dello Yoga e – in quanto simbolo impersonale e universale - il fine ultimo della vita umana: quello di giungere a comprendere l’essenza spirituale, immortale e incorruttibile che ci anima, sperimentare il mondo fenomenico e tutte le creature come manifestazione di tale principio spirituale, fino a mantenere una ininterrotta immersione della coscienza Io-separativa nella Coscienza Dio-unitiva. Tale tentativo di sentire d’essere il tutto può essere facilitato con l’associazione di qualche simbolo verbale.

La OM – scrive Swami Sivananda – “da tempi immemorabili è servito ad esprimere l’idea di unità. Il metodo migliore, dunque, consiste nel ripetere questa parola OM e nel meditare in continuazione sul suo significato”.


MANTRA, POESIA RIVELATA E CONTATTO DIVINO

Sri Aurobindo, grande filosofo, poeta e mistico indiano, padre del Purna Yoga (lo Yoga Integrale) fu un grande utilizzatore del mantra, nonché uno degli esponenti di poesia mantrica mistica probabilmente più raffinati della letteratura indiana a fini evolutivi. Negli ultimi 30 anni della sua vita, ovvero fra il 1920 e il 1950), Sri Aurobindo ha privilegiato soprattutto la composizione poetica consegnando alla sua ultima colossale opera in versi, Savitri, tutto lo spessore di un testamento spirituale per l’umanità intera. Così si esprime nelle sue Lettere sulla Poesia (Letters on Poetry and Art):

“La parola è un suono espressivo dell’idea. Nel piano soprafisico, quando l’idea è realizzata, mediante la ripetizione della sua espressione verbale si possono produrre vibrazioni in grado di preparare la mente alla realizzazione dell’idea. È questo il principio del mantra”.


 

Mirra Alfassa, compagna spirituale di Aurobindo nota come La Mère, fece della ripetizione del mantra Om Namo Bhagavate, una delle pratiche ininterrotte sino alla fine della sua vita mortale. Il mantra scelto da Mère è uno dei più antichi dei Veda e, nella sua versione estesa presente nel Rig Veda, suona così: Om Namo Bhagavate Vasudevaya che vuol dire “Saluto la Verità Suprema nella forma di Vasudeva”. Vasudeva è uno dei volti di Krishna ma può essere simbolicamente recepito come l’aspetto amorevole e sapiente del divino, universalmente valido. Le vibrazioni contenute nel mantra sono quelle dell’amore incondizionato e, dove c’è tale tipo di amore totale, non può esistere paura. Con il mantra si diffonde nel corpo l’assenza della paura e, dunque, il rilassamento profondo, si creano nuove contagiose “abitudini” cellulari, quelle della “vibrazione di verità”, come la chiamava Mère per distinguerla dall’abitudine menzognera di essere sempre in trepidazione per qualcosa e, di conseguenza, contratti e tesi.



Un aspetto molto profondo dei mantra, a cui il sincero ricercatore può accedere per esperienza diretta, è che non si tratta di formule psichiche atte a ipnotizzare la coscienza a mo’ di formule magiche, ad ammaliare e a far evadere la mente dell’adepto verso mondi ideali isolandolo dalla realtà.

Le vibrazioni mantriche, quando correttamente ricevute, entrano nel corpo e consentono quella che potrebbe definirsi una esperienza tattile di Dio, quasi un toccare la divinità che vibra in ogni cellula del corpo fisico. Sivananda definisce spesso la meditazione come un “toccare Dio”, il tocco della Grazia che diviene così tangibile e concreto da non consentire più alcun dubbio mentale a riguardo. Quando tale tocco accade, Dio non è più un concetto astratto, un ideale come un altro a cui l’ego si attacca in maniera indefessa e sconsiderata, magari a fini compensativi, senza discernimento e compassione vera. Quando tutto il corpo viene invaso da tale soffio soprannaturale, evanescente eppure tangibile e indiscutibile, si è pronti per attuare la vita divina sulla terra, quell’alto ideale che tutti i più grandi maestri dello Yoga hanno letteralmente incarnato.
È fondamentale ricordare che è solo mediante il veicolo del corpo fisico e della mente e dei sensi che è possibile realizzare ciò che trascende corpo, mente e sensi.

Alla luce di questa consapevolezza, l’incarnazione su questa terra dovrebbe essere vissuta come un privilegio, non come un peso o una condanna.

Ce lo ricorda, tra gli altri, Annamalai, uno dei discepoli diretti di Ramana Maharshi:

“Il corpo umano è il solo veicolo con cui è possibile realizzare il Sé immanifesto. Con il corpo e la mente possiamo investigare e scoprire la Realtà che rimane intoccata dal corpo e dalla mente”.

A conclusione, riporto le potenti vibrazioni del Purna Mantra, l’Invocazione che apre la Sri Isopanisad (Isha Upanishad o Isavasya Upanishad).

Che il Suono della Coscienza e Conoscenza Cosmica possa penetrare in ogni cellula del corpo fisico apportando trasformazioni spontanee, benefiche, durature a tutti i livelli.

 


Om. Quello è il Tutto. Questo è il Tutto.
Da Tutto sorge il Tutto
Se dal Tutto è preso il Tutto
Solo il Tutto rimane.
Om Shanti Shanti Shanti!

 

 

OM PURNAMADAH PURNAMIDAM

PURNAT PURNAMUDACHATE

PURNASYA PURNAMADAYA

PURNAME VAVASISYATE




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