24 aprile 2024

Yoga davanti al mare estate 2024 Porto Recanati



Da luglio a settembre, all'alba e al tramonto due incontri alla settimana, davanti al mare per riconnetterci al "sentimento oceanico" del nostro vero Sé. 

E' pratica "avanzata" ogni movimento che ci porta più vicini al riconoscimento del nostro vero Sé ... Il Sé non è un obiettivo esterno da raggiungere ma la base essenziale alla quale tornare. Il nostro stato naturale


APPROFONDIMENTO SULL'APPROCCIO:

Yoga con Cecilia | Rigenerazione Gratitudine Respiro



INSTAGRAM CECILIASAVITRI

FACEBOOK ILMESTIEREDELDARE


09 aprile 2024

Swami Yogaswarupananda: Come affrontare le negatività del tempo attuale


Sabato 20 aprile alle 17.00 presso l'Istituto Accademia Yoga di Roma, il presidente 
della Divine Life Society di Rishikesh terrà un seminario aperto a tutti su un tema cruciale. 

L’Istituto Accademia Yoga di Roma (via XX Settembre 58) ha il piacere e l’onore di ospitare ancora una volta Swami Yogaswarupananda, discepolo di Swami Sivananda Saraswati e Presidente della Divine Life Society di Rishikesh, in India. 

Ospite dell'Accademia Yoga da tantissimi anni, Swami terrà un Seminario il 20 Aprile, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, sul seguente argomento: "COME UTILIZZARE GLI INSEGNAMENTI DELLO YOGA E IL POTERE DEI MANTRA PER CONTRASTARE LE NEGATIVITA’ DEL TEMPO ATTUALE". Al termine i partecipanti potranno fare domande e ricevere il Prasad dallo Swami, con foto di gruppo in ricordo dell’evento, solo per chi lo desidera. 

Lo Swami aveva tenuto un seminario di due giorni a Giugno 2023, sempre presso l'Accademia Yoga, sul tema: L'importanza del vero yoga nella vita.
Su questo incontro e sui punti fondamentali trattati, puoi leggere l'articolo pubblicato su
Yoga Magazine:

Swami Yogaswarupananda - L'importanza del vero yoga nella vita



PRENOTAZIONE E ACCONTO ENTRO IL 12 APRILE

Per dare la possibilità a tutti gli interessati di intervenire al Seminario ed agevolare la partecipazione anche dei non soci, chiediamo di inviare una mail di prenotazione (accademiayoga1969@gmail.com) specificando nome, cognome e numero di telefono, entro Venerdì 12 Aprile. E' necessario inviare un acconto di 10 euro a conferma della prenotazione, versando il contributo tramite bonifico bancario intestato: Istituto Accademia Yoga, Unicredit, codice iban IT45L0200805172000106961570. 

Il resto del contributo per il seminario, per l'Ashram di Rishikesh e lo Swami (20 euro) verrà poi versato direttamente in sede il giorno stesso dell'evento. 

Ulteriori informazioni presso la segreteria dell' Accademia nei seguenti orari: Lunedì e Giovedì dalle 17:00 alle 19:00 oppure tramite i nostri contatti:

Telefono: 06 4742427
Email: accademiayoga1969@gmail.com

Facebook: accademiayoga1969
Instagram: @accademiayoga1969







LEZIONI YOGA 

Tutti i martedì ore 18.00-19.30: Yoga online Metodo Furlan per i Soci dell'Istituto Accademia Yoga 1969, una delle prime scuole sorte in Italia allo scopo di diffondere la millenaria Scienza dello Yoga nel mondo occidentale, secondo gli antichi insegnamenti dei Maestri Realizzati (Rishi) dell'India. Per chi non potesse partecipare in quell’orario sarà inviata la registrazione.

Tutti i mercoledì:
ore 10.00-11.30 in presenza a Porto Recanati presso Starlight (via Montarice 7). Fino al 31 maggio 2024
ore 18.00-19.30 Yoga online per tutti, approccio senza sforzo Rigenerazione Gratitudine Respiro.

E' possibile iscriversi ai corsi in qualsiasi momento dell'anno (Info: Cecilia 339 4586084)


NAMASTE! ॐ

24 marzo 2024

Voci poetiche | Eclissi


Eclissarsi, nascondersi o essere nascosto dalla presenza di un altro, dal passaggio di un evento, di uno sguardo o di un condizionamento.
Non è morire, non è sparire trasformandosi in qualcos'altro nell'eterno fluire, bensì ... eclissarsi: sospensione momentanea, inganno, furtiva sottomissione o tacito compiacimento?
Gli astri inclinano ma non determinano, le illusioni dell'altro lato della medaglia, allertano o svegliano. 
Cosa si oscura e viene oscurato?
Chi si nasconde o è mascherato?
L'universo parla per simboli, la logica dell'infinito non pecca di presunzione, è volo di suprema consacrazione.
Eclissarsi, quasi a declinare un invito, farsi da parte e lasciare che l'oscurità passi, di sobbalzo, osservandone l'impermanenza.
Oppure non mostrarsi, velarsi, causa di forza (o di debolezza) maggiore. 
Nascondersi non è un innocuo gioco da ragazzi, a nascondino dietro i muri in mattone di case diroccate tra strade polverose di campagna, no.
L'eclissi non è divertente, è sorprendente.
Lasciare che qualcosa o qualcuno facciano ombra, oscurino la luce, tolgano la presenza visibile... Eppure, continuare ad esistere. Testimoniare che a un solo millimetro di universo corrisponde una vita, una coscienza, un'energia che va oltre le apparenze.
L'abbandono è la resa dei coraggiosi: ékleipsis, propriamente “abbandono”, “mancanza”, da ekléipo, “lascio”, “abbandono” (con allusione alla scomparsa del disco solare o lunare).
Vestiti di strati su strati di memoria, troviamo pericoloso scomparire, lasciare andare, mancare sulla scena della rappresentazione anche solo per qualche minuto... Osservare, in bilico tra il noto e l'ignoto. 
L'oscurità di passaggio è un modo per vederci più chiaro.
Nessun segno o presagio, gli avventurieri dell'anima senza binocoli e telescopi continuano il loro viaggio.









Instagram: ceciliasavitri
Progetto itinerante

14 marzo 2024

Equinozio Poesia Cecilia Martino Come le rondini a primavera

 


Le aiuole con le primule, gli occhi di Maria, 
i fili d'erba trafitti dal sole imbevuti di pioggia, sono finestre sulla primavera che ama il suo tempo, come l'eternità la sua infinita aurora.

Gli occhi si lasciano invadere dal colorato fiorire, un arcobaleno universale, un sopravvento di trame sconosciute, un soprannaturale accadimento naturale.

Viene voglia di fermarsi a respirare. 

Come mi sento?
Frangenti di assenza e presenza di memoria, ad indicarmi la scia di un'aria nuova.
Non pensare, vivi!

Tutto frana, come zolle di terre di frontiera. 
Tutto si riassesta e prende il volo, come le rondini a primavera.

(Cecilia Martino, inedito 2024)


Pratica di lettura creativa, leggiamo poesie come non abbiamo mai fatto fino ad ora

MANIFESTO POETICO: INCARNARE POESIA!

"ogni cosa è illuminata" ... Colline marchigiane, Porto Recanati 6 marzo 2024

Equinozio di Primavera | Accogliere la nuova luce a piccoli passi : pratica del respiro arcobaleno

Poesia è un grido, ma un grido trasfigurato | Anch'io morirò di canto

L'antico prestigio e il segreto della Poesia che "fa bene al cuore"



Progetto itinerante

La Gioia di Dialogare con la Voce dei Poeti



NEL CUORE DELLA POESIA: VERSI E UNIVERSI 
PERCORSO POETICO-INIZIATICO
ISPIRATO AI TRE GRANTHI DELLO YOGA


LIBRI CECILIA MARTINO


Un grande viaggio di iniziazione, 

forti emozioni, poesia 

e una piccola-grande chiave 

per trasformare la paura di morire. 

I tre Granthi dello Yoga: la Via della Coscienza e della Bellezza che scioglie i nodi


Nella visione evolutiva dello Yoga si considerano due “aspetti limite” nell'essere umano: l’inconscio e il sistema nervoso involontario, autonomo, vegetativo (simpatico lombo-dorsale e parasimpatico pelvico nervo vago e altri rami di nervi cranici).
Entrambe queste limitazioni - ci dice lo Yoga - 
possono essere superate mediante la Coscienza, dedicandosi a pratiche spirituali di concentrazione, meditazione, devozione, e via dicendo, per la non dispersione energetica e la purificazione della mente dai suoi substrati inconsci e subconsci (tendenze latenti, ereditarie e impressioni accumulate). 
In tal senso, la Mukti (liberazione) sarebbe la conquista dell'uomo evoluto nello stadio di Yoga (Equanimità coscienziale unitiva) che ha completamente illuminato la parte inconscia, ovvero reso coscienti le vie nervose involontarie con l'innesto della forza vitale cosciente nel canale centrale Sushumna, controparte sottile energetica della colonna vertebrale. Da qui l'importanza, letterale e simbolica, della colonna vertebrale nel sistema energetico dello Yoga: la Forza Vitale (Prana) è la linfa che scorre nel midollo spinale, il nostro Albero della Vita, L'Axis Mundi. 


LE INTERRUZIONI NEURONICHE SPINALI
Nella spina dorsale all’interno della colonna vertebrale si trova il vero centro motore nervoso di tutto l’organismo: il midollo spinale con l’encefalo
All’interno del midollo spinale alcuni fasci nervosi presentano una continuità, mentre altri subiscono delle interruzioni, non risultando, cioè, collegati con i centri più alti, risultano cioè vivere di vita propria, in maniera completamente indipendente, interrotti in più punti con le vie coscienti del cervello. Queste interruzioni neuroniche vengono definite Granthi o “Nodi psichici” e – secondo gli antichi Rishi (Saggi cantori ispirati dell'India) – con particolari tecniche yogiche possono essere sciolti, ovvero, ricongiunti con le vie coscienti e in particolare con la Corteccia Cerebrale. 

L'interruzione di fasci nervosi del midollo spinale con le vie coscienti produce reazioni automatiche, automatismi sollecitati dal substrato inconscio e dall’incoscienza. 


Come accennato prima, c'è un aspetto evolutivo in queste apparenti limitazioni: portare la luce della Coscienza sui meccanismi che ci fanno vivere con il pilota automatico. Svegliarsi dall'ipnosi dell'automatismo, della meccanicità e della forza di inerzia per vivere la vita come esseri umani pienamente consapevoli, liberi, coscienti e gioiosi. Tornare a sentirsi parte di una dimensione esistenziale molto più vasta della "bolla psicologica" che si annoda su se stessa e realizzare la connessione con la dimensione universale dell'esistenza.
La "porta d'ingresso" dell'energia vitale (prana) che sostiene il nostro organismo a più livelli (dal più grossolano al più sottile, inclusa la sfera mentale-emotiva) è la colonna vertebrale e il midollo allungato: è l'antenna che consente la ricezione del nutrimento vitale dalla Terra e dall'Universo.
Per poter ricevere, è necessario sintonizzarsi...

I 3 NODI DEL MERUDANDA (MONTE MERU)

Mandala cosmologico con il Monte Meru

La spina dorsale viene chiamata negli antichi testi yogici, Merudanda, alludendo al Monte Meru, una delle montagne sacre del Pianeta. Il nostro corpo è un universo in miniatura, composto dai cinque elementi e governato dalle stesse leggi, forze, dinamiche del Cosmo. Ma le "limitazioni neuronali" dovute a sistemi inconsci di condizionamento e repressione a carattere nervoso-psichico, impediscono di percepire la connessione con il Tutto di cui siamo parte. Il "problema" principale della specie umana è che si è identificata totalmente con il suo aspetto psicologico (mente, ego, intelletto e senso di identità personale) allontanandosi dalla dimensione esistenziale vera e propria. 

PER APPROFONDIRE LEGGI L'ARTICOLO PUBBLICATO SU YOGA MAGAZINE: CORPO E UNIVERSO, LA METAMORFOSI DELL'UOMO COSMICO

Tornando nello specifico dei tre Granthi, essi tracciano una mappa simbolica e letterale del viaggio di riscoperta della nostra vera natura, espansa e inclusiva. 

1. Brahma Granthi: interruzione del fascio nervoso dalla 3 vertebra lombare alla 5, contatto diretto con Muladhara e Swadhisthana Chakra – Bhur Terra

2. Vishnu Granthi: interruzione fasci nervosi dalla 7 alla 1 cervicale – Manipura e Anahata Chakra - Bhuvar Spazio intermedio

3. Rudra Granthi: porzione involontaria della materia bianca dell’encefalo: Ajna Chakra – Svar Cielo

CHE COSA "CI DICONO" I GRANTHI?

Che siamo "interrotti" / sconnessi dal flusso libero della vita a causa di blocchi mentali, concettuali, psichici cioè di origine nervosa. E che una Via sicura per la riconnessione a tale flusso passa per sentieri non concettuali: la Via della Bellezza, della Poesia, del "sentimento oceanico"  (Mahahradanusamdhana evocato nel Sutra 47 degli Yoga Sutra di Patanjali), di appartenenza al di là delle contratture mentali che isolano, separano, annodano ciò che per natura è fluido, armonico e senza limiti - come il linguaggio simbolico poetico, che scioglie contratture semantiche e libera spaziosità ... 

I Rishi dello Yoga furono prima di tutto dei "cantori", veggenti, poeti ispirati che ricevettero le grandi Verità spirituali in forma diretta, intuitivamente, dalla Fonte originaria della Vita.

Approfondimento sui rimandi simbolici dei 3 Granthi e relative corrispondenze fisiche-fisiologiche:  VERSI E UNIVERSI 


"IN CORSA CELESTE VERSO IL NULLA, NELL’APERTO... " (RM RILKE)

Yoga con Cecilia | 

Rigenerazione Gratitudine Respiro

02 febbraio 2024

Poesia Imbolc Candelora La triplice fiamma


Vivono in me tre appuntamenti
e non hanno scadenze, ma cadenze
ritmano la fiamma che arde
nel luogo dove si ricongiungono: l'amore.

Unica meta, unico essere e presentimento
in trinità di azione e di resa.
Tre modi di rendermi grata alla fonte da cui sono nata, armonie poetiche guariscono l'anima e fabbricano l'arte della divina provvidenza. 
E la cura trasborda da ogni movenza.

C'è un grembo che canta prima ancora di saper cantare, un respiro che fabbrica la fiamma del soffio vitale, un raro modo di sentire che, ad oggi, è tutto quel che sono. Niente mi fa assomigliare a ieri e tutto si commuove. Si riversa in me, fertile di inimmaginabili primavere.

A Te, tre volte in me, per gioco e verità assoluta, concedo il primo e l'ultimo verso, la direzione del mio passaggio,
la poesia, la celebrazione, il penetrante raggio.
Nuda da ogni travestimento
mi riscaldo al sole della notte eterna
e, finalmente, riposo.

C'è un grembo che canta prima ancora di saper cantare, un respiro che fabbrica la fiamma del soffio vitale, un raro modo di sentire che, ad oggi, è tutto quel che sono. Niente mi fa assomigliare a ieri e tutto si commuove. Si riversa in me, fertile di inimmaginabili primavere. 

(Cecilia Martino, inedito 2024)


Ricevere dall'invisibile | La Grande Invocazione e il più potente rituale di ogni tempo

Notte di Samhain | Cosa fare, significato e consigli poetici

L'antico prestigio e il segreto della Poesia che "fa bene al cuore"


Progetto itinerante

01 gennaio 2024

Come siamo diversi oggi noi, dalla Dickinson | Natalia Ginzburg

Tratto dal testo Il paese della Dickinson, datato gennaio 1969, contenuto nel libro Mai devi domandarmi di Natalia Ginzburg (Garzanti 1970)

[…] Questa dunque fu la vita della Dickinson: una vita simile a quella di tante zitelle che invecchiano nei villaggi; con i fiori, il cane, la posta, la farmacia, il cimitero. Solo che lei era un genio. Di zitelle che passano la vita a scrivere versi nei borghi di campagna, in solitudine, con manie e stravaganze, ce ne sono infinite, e nessuna è un grande poeta; e lei invece lo era. Lo sapeva? non lo sapeva? Scrisse migliaia di poesie e non volle mai stamparle; le cuciva col filo bianco in fascicoletti.

Questa è la mia lettera al mondo 
che non scrisse mai a me.

Era difficile che il mondo potesse scriverle, dato che lei era, e voleva essere, immersa nell’oscurità di una casa. Ma certo il mondo non le scrisse mai, in nessuna forma, perché, finché fu viva, non le diede niente. E del resto la sua lettera al mondo non chiedeva risposta. Essa aveva orrore della notorietà (si sarebbe sentita “come una rana”) e si limitava a mandare i suoi versi a un critico letterario, il signor Higginson, “per sapere se respiravano” […]

Come siamo diversi oggi noi, dalla Dickinson! Non è passato nemmeno un secolo dalla sua morte, eppure come siamo diventati diversi da lei! Chi mai di noi, essendo un poeta, si piegherebbe al buio destino di zitella in un villaggio? Farebbe almeno qualche tentativo di fuga. Le non lo fece mai. Chi oggi accetterebbe per tutta la vita il carcere famigliare, le angustie d’una vita così tranquilla e così miserabile? 


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Noi viviamo magari nelle capitali e ci sembrano province. Abbiamo intorno una folla di gente e ci sentiamo esclusi dalla vita dell’universo. Siamo pieni di bovarismo* dalla testa ai piedi, sempre ansiosi, nostalgici, insofferenti. 

L’orizzonte che abbiamo ci sembra piccolo, abbiamo la perenne sensazione di essere cascati in un punto sbagliato, e che la porzione di orizzonte che ci è toccata sia troppo esigua. In noi è il pensiero segreto che, se avessimo avuto uno spazio più grande di amici e interlocutori, forse avremmo potuto avere un destino più alto.

I legami famigliari, noi non pensiamo che possano arricchirci lo spirito, essi sono stati guidati a noi dal caso e nel caso noi crediamo. Il caso ci appare qualcosa di assai vile e spregevole. Crediamo solo nelle nostre scelte, e le nostre scelte sono sprezzanti, irrequiete, schifiltose e smaniose. Stiamo però sempre con i canocchiali puntati, sperando che sopraggiunga qualcuno.

Lettere, non ne scriviamo. E comunque mai avremmo degnato di una lettera la signora Holland o il signor Higginson. Mai avremmo mandato i nostri versi al signor Higginson. Avremmo pensato che era uno stupido (e infatti forse lo era). Mai ci sogneremmo di scriver versi tutta la vita senza stamparli. Siamo così ansiosi di stampare ogni cosa che scriviamo. Non per amore di gloria; ma sempre per la segreta speranza che qualcuno, il nostro interlocutore ideale, dalle profondità dell’universo raccolga le nostre voci e ci risponda. E forse, se la Dickinson ci passasse accanto, non sapremmo riconoscerla. 

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Come riconoscere il genio e la grandezza in una zitella vestita di bianco, che va a spasso in compagnia d’un cane? Essa ci sembrerebbe stravagante, e noi non amiamo la stravaganza: amiamo la pazzia. La pazzia non bisbiglia, ma grida, e veste colori rutilanti e spoglie folli e inconsuete.

È vero che nessuno dei suoi contemporanei, forse, la riconobbe. Ma i suoi contemporanei non erano lì con i canocchiali puntati, non avevano canocchiali. Devono tuttavia aver provato, nel passarle accanto, una sensazione agghiacciante e profonda, perché la furia del mare investe e sconvolge anche i ciottoli delle stradi e l’erba delle paludi. Chissà se noi saremmo in grado di avvertire una simile sensazione. Forse no. Non l’avremmo riconosciuta. Non l’avremmo nemmeno vista.

Bovaristi, pieni di pietà per noi stessi, siamo scettici e increduli per tutto quanto passa, in spoglie giornaliere e provinciali, vicino a noi. 

Nei suoi versi, la pietà di sé non s’affaccia mai. Né mai vi risuona un accento di nostalgia o di malinconia, il desiderio e le lagrime per un’altra sorte. Lagrime, non ne ha mai. La sua è un’affermazione di solitudine volontaria, inesorabile e tragica.


Questa è la mia lettera al mondo 
che non scrisse mai a me.


(nota di mia aggiunta) *Insoddisfazione spirituale, atteggiamento psicologico tendente a valorizzare la fantasia e l’istinto fino alla costruzione di una personalità fittizia in contrasto stridente con la realtà. Desiderio smanioso di evasione dalla realtà, soprattutto in riferimento a particolari situazioni ambientali, sociologiche etc.. Dal nome del celebre personaggio Madame Bovary, protagonista dell’omonimo romanzo di G. Flaubert (1821-1880) 

ALTRI SPUNTI DI INCARNAZIONE POETICA DEL PROPRIO "DESTINO"

"Viva la vida": Frida Kahlo

Momenti d'Essere: Virginia Woolf

La vastità dell'insicurezza: Rainer Maria Rilke

... e a proposito di "sincro-destino", eccolo il mio "incontro" con Natalia Ginzburg a pochi mesi dal mio trasferimento a Torino, nel 2013!


Progetto itinerante 

La Gioia di dialogare con la Voce dei Poeti 

il viaggio continua ...


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Tutti dovremmo "stare al prossimo" come Felice Balbo, felice intuizione sull'arte del vero ascolto