19 dicembre 2013

Cosa ti regalo a Natale? Risponde lo Yoga

Cinque idee per doni in veste yogica, piccoli ed economici pensieri che fanno bene alla salute del corpo e dell'anima. 
Il mio augurio, invece, rimane sempre lo stesso (chi mi conosce, lo sa!): un tatuaggio impressomi nell'anima dal grande poeta, mistico e filosofo indiano Sri Aurobindo:

"Che tutto in te sia gioia, questa è la tua meta"






LOTA NETI


Apparecchio utile per la pulizia del setto nasale e dei seni frontali (Jala Neti). Il suo uso permette un maggiore assorbimento di energia vitale attraverso le mucose del naso ed è molto consigliato nelle città ad elevato tasso di smog. Utilissimo per prevenire e curare sinusiti, laringiti, raffreddori, emicranie. 
Come si usa

Il suo utilizzo è molto semplice: si riempie con acqua tiepida (non calda, tiepida) aggiungendo un cucchiaino di sale. Tenendo il lota nel palmo della mano destra, si inclina la testa sul lavandino e si inserisce il beccuccio nella narice destra facendo scorrere l'acqua che uscirà dalla narice sinistra; si ripete l'operazione dall'altra narice. E' molto importante alla fine della pratica, far uscire qualsiasi residuo di acqua dal naso e dalle orecchie; per fare questo, piegatevi in avanti con tutto il corpo (come se doveste raccogliere un oggetto da terra), 
mantenendo le gambe tese però, e soffiate energeticamente dalla narici, dapprima con la testa dritta, poi ruotando la testa verso destra e sinistra, poi ruotandola verso l'alto e verso il basso. Soffiate sempre dal naso, respirazione ed espirazione profonda dalle narici.                                      
          


LO YOGA DI GESÙ di Paramhansa Yogananda 

Un testo di grande ispirazione in sintonia con il periodo natalizio in cui le "energie Cristiche" sono più intense. Il grande maestro Yogananda rivela lo yoga nascosto nei vangeli e conferma che Gesù, come gli antichi saggi e maestri orientali, non solo conosceva lo yoga ma impartì gli insegnamenti di questa scienza universale ai suoi discepoli più vicini. La premessa fondamentale è che esiste una Intelligenza universale, il kutastha chaitanya o la coscienza di Krishna delle scritture induiste, che fu pienamente manifesta nell'incarnazione di Gesù come in quella di Krishna e di altri avatar (nel linguaggio induista per avatar si intendono le incarnazioni coscienti del divino per uno scopo determinato). Chi sono dunque, i tanto decantati “figli di Dio” a cui si fa riferimento nei vangeli? 
Continua a leggere: lo Yoga di Gesù, il significato esoterico del Natale.






LE 33 CARTE DEGLI ANGELI di Elisabetta Furlan

Le 33 Carte per Chiedere Consiglio all'Angelo Guida è un prezioso cofanetto intriso della benefica energia angelica di Uriel. Ogni carta contiene un messaggio spirituale utile per il progresso interiore. Quando si cerca un consiglio per superare difficoltà o trovare soluzioni, è importante abbandonarsi con fiducia e chiedere all'Angelo una risposta.
E' bene ricordarsi che nella "divinazione"- letteralmente divino in azione -  le risposte non arrivano mediante un linguaggio usuale, bensì poetico, allusivo, intuitivo. Pertanto, l'attitudine che si richiede è la ricezione, tenere gli occhi - e soprattutto il cuore - aperti per cogliere segnali.
L'interazione con queste carte, così come con qualsiasi altro strumento di divinazione, non toglie nulla al potere personale che sempre deve essere attivo in qualsiasi ambito di crescita spirituale: l'autorealizzazione è un processo cosciente di trasformazione, alchimia dell'anima, miracolo della fede incarnata nel quotidiano.
Niente e nessuno potrà mai fare "il lavoro" al posto tuo!







INCENSI YOGA Fiore d'Oriente




Incensi particolarmente fragranti, si bruciano lentamente per la durata di circa un'ora e mezza, ideali durante la pratica yogica. L'essenza gradevole rimane nell'aria a lungo, per più giorni. Ottimi dunque anche per profumare gli ambienti. Rigorosamente naturali, prodotti al miele, polveri di legni pregiati, oli essenziali, spezie e resine esclusive che seguono l’antica tradizione Vedica, le fasi lunari, il movimento del Sole e dei pianeti.
I cinque sensi ordinari possono essere strumenti di interiorizzazione e di meditazione, come insegna lo Yoga (pratyhahara), sono nutrimento come qualsiasi cosa facciamo entrare in noi (cibo, pensieri, profumi, musica etc.). Scegliere odori che calmano, profumi armonici, di impronta più naturale e meno contraffatta possibile, può essere senz'altro vissuta in consapevolezza con una ritualità celebrativa della vita nel quotidiano. 







MALA DI RUDRAKSHA


Un giorno il Signore Shiva, contemplando il mondo, pianse lacrime di compassione. Una lacrima cadde a terra e da essa nacque l'albero di Rudraksha. Rudraksha significa "Lacrime di Shiva" o anche "sotto la protezione di Shiva". Si ritiene che un Mala (collana) di Rudraksha combatta la pressione alta, calmi la mente irrequieta e afflitta, rinfreschi il sistema nervoso, abbassi la temperatura in caso di febbre. Utilizzato come Japa Mala per ripetere i Mantra e portato a contatto con la pelle, aiuta ad elevare la coscienza ad uno Stato Superiore.






Per lo shopping yogico a Roma
YOGA INTERNATIONAL BAZAR
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29 novembre 2013

#LIBRI: NATALIA GINZBURG LESSICO FAMIGLIARE



Che cosa ha a che fare Natalia Ginzburg con lo Yoga e che cosa c'entra il libro che vedete in questa foto con lo "spirito" di questo blog? Più di quanto si possa immaginare al di là del fatto che una delle autrici sia io. La sincronicità, innanzitutto. Questo libricino - il primo di una nuova collana (Ex Libris - Lui e Lei) curata da Sandra Giuliani, mia cara amica nonchè Presidente dell'Associazione Donne di Carta, edito dalla casa editrice Kogoi - è frutto di eventi sincronici, anzi è la testimonianza più eclatante di come funzionino le leggi universali dell'Attrazione e dell'Abbondanza. Partendo da un semplice atto iniziale: la resa. Abbandonandoci alla fiducia nella benevolenza delle esperienze che si è chiamati a compiere, e a quel pò di sana follia che ne consegue... ecco, la porta dei "miracoli" è spalancata. E da quel momento, davvero tutto è possibile. Come, ad esempio, mettersi sulle tracce di una scrittrice e, improvvisamente, incontrarla ovunque, vivendo una realtà parallela scandita da coincidenze significative e scambi d'amore ininterrotti. La scrittrice è Natalia Ginzburg e il luogo in cui mi trovo ad abitare non può che essere dei migliori, a riguardo. Torino è stata la sua città, ed ora è anche la mia, Torino ha sempre avuto nomea di essere una città magica, e quando la magia non la si teme, essa semplicemente accade.

"L'Universo cospira sempre a favore dei sognatori" (P. Coelho)

Questo libro è frutto di una piccola grande magia, come spiego tra le prime pagine, perchè ha aggirato qualsiasi ostacolo si sovrapponesse tra Noi (perchè è un libro corale) e la sua realizzazione avente tempi di consegna strettissimi; con modalità impreviste, ed è questo il bello: quando la forza di volontà viene persino sopraffatta da qualcosa di superiore in cui subentra, appunto, la resa. Arrendersi, che parola liberatrice. Che catarsi dell'anima. Ecco, questo libro è il risultato di una resa, ed ecco perchè è uscito così "strano", così anomalo nella sua impostazione che segue accostamenti intuitivi più che schemi razionali, procede per analogie e sovrapposizioni sposando la circolarità del tempo più che la logica di una esposizione lineare. E' stato ispirato dal passato ma vive nel presente, vive di presente, straripa di presente. Perchè il momento del potere è sempre il presente - come recita un detto hawaiano. Complice - e non è solo un dettaglio - l'ispirazione tutta al femminile che ha ordito parole e immagini lasciandole fluire nel magma caotico dell'originaria energia creatrice senza preoccuparsi troppo di dare un ordine a questo caos. Come un parto naturale che non ammette troppe manipolazioni, perchè non c'è niente di più naturale per una donna che partorire.

Questo libro è figlio di più atti d'amore: uno per ciascuna figura che ne popola la trama. E tutte animate indistintamente dalla stessa passione per i libri, perchè ... "inseguendo i libri si incontrano persone". E incontrando persone si raccontano storie. E raccontando  storie si liberano parole. E liberandosi parole si creano nuove realtà. In principio era il Verbo. E Lessico Famigliare è un libro che con il Verbo ha  molto a che fare, essendo intriso di gergo, di lessico appunto, che è l'ispirazione primigenia dell'opera. Ma quello che Natalia non poteva sapere (e nemmeno noi fino a due mesi fa), è che riaprendo le pagine del suo libro vincitore del Premio Strega nell'anno 1963, una magia più che attuale si mettesse in moto. E così, dietro una trama fatta anche di presenze invisibili appartenenti ai regni interiori dello spirito, ha preso forma la prima uscita cartacea di Ex Libris. Chiunque ne voglia assaporare in anteprima lo spessore maneggevole  (è un tascabile di appena 55 pagine), può approfittare della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria che si svolge a Roma dal 5 all'8 dicembre: Più Libri Più Liberi (STAND A06, piano terra, praticamente all'entrata).

Una postilla, che poi tanto postilla non è per chi segue le trame dell'invisibile: il libricino è all'insegna del numero 5: 55 pagine, 50.000 battute, 5 euro il costo. Bene. L'archetipo legato a questo numero è quello del Cercatore, colui che spinto dalla ricerca di novità e di cambiamenti, smuove sempre energie per mantenere tutto in movimento. Pertanto il 5 è un meraviglioso numero liberatore che dona voglia di vivere nel liberare da ciò che non serve più. La parola chiave è: libertà. Consigli per i lettori: essere pronti a "ricevere". Io vi ho avvertito.

"Voialtri, diceva mio padre, vi annoiate perchè non avete vita interiore" (Natalia Ginzburg)


Il senso della collana "Ex libris" magistralmente espresso dalle parole della sua ideatrice lo trovate qui

Aggiornamento degli appuntamenti 2014
Venerdì 31 gennaio ore 21.15 Presentazione a Torino presso la Galleria delle Donne (Via Fabro 5) con le persone libro dell'Associazione Donne di Carta.

Letture consigliate
"

"Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Inseguendo un libro s’incontrano le persone", a cura di Rosalba Durante, Sandra Giuliani e Cecilia Martino.
"Lessico famigliare" di Natalia Ginzburg

"Le coincidenze" di Deepak Chopra


Le Coincidenze - Libro Voto medio su 12 recensioni: Da non perdere

25 novembre 2013

Cappelli di prete e l'arte della meraviglia



"Euonymus europaeus - Cappello del prete, fusaggine - arbusto con fiori di colore bianco verdastri che produce vistose capsule di color rosa intenso dalla forma caratteristica che racchiudono semi avvolti da un arillodio rosso arancione velenosi come la corteccia"

Queste foto sono state scattatate durante una simulazione di caccia al tartufo a cui ho preso parte nei boschi delle Langhe, precisamente a Vezza d'Alba, piccolo comune in provincia di Cuneo. Lo slancio di trovarmi infangata fino alle caviglie ad inseguire il cane dal fiuto d'oro e il suo fido trifolao nella ricerca dei pregiati tuberi del territorio (qualche scatto di questa esperienza lo trovate qui) ha schiuso inaspettatamente un panorama dal quale mi sono lasciata sedurre partendo sempre dal presupposto che meravigliarsi per le cose è il più grande dono che possiamo fare a noi stessi. E poi, non avevo mai visto prima d'ora questi fiori dal singolare nome e alle "prime volte" bisogna sempre dedicare un ringraziamento speciale. 

Dal momento che ogni giorno è sempre un nuovo giorno, provare gratitudine è un atteggiamento da coltivare per più tempo possibile, senza riserve. La natura è il massimo serbatoio di energia a cui possiamo attingere per entrare in contatto con un campo di esperienza più sottile, profondo, elevato, meno filtrato dalle scorie delle strutture mentali che appesantiscono, inibendola, la nostra innata capacità di provare stupore. Anche Aristotele affidava all'atto del meravigliarsi (tò thaumázein) il valore taumaturgico di stimolo alla curiosità e, di conseguenza, alla conoscenza. Provare meraviglia e' il primo passo per entrare in sintonia con i misteri dell'Universo, e con la sua inequivocabile magia. Sfido chiunque a rimanere indifferente di fronte a una volta stellata durante una notte buia e tersa, lontana da qualsiasi fonte di luce artificiale. 

Qualsiasi momento di comunione con la natura, è un momento di autoconoscenza

Un piccolo miracolo di spontanea autocoscienza.Per tutti indistintamente, senza bisogno di essere dei mistici. E nel silenzio che spesso accompagna questi scambi emozionali tra micro e macrocosmo, si suggella la grazia dell'essere nel mondo ma non del mondo, di percepire un'appartenenza che non vincola, non pesa, non chiede nulla in cambio se non la nostra attenzione. Perché la bellezza (come qualsiasi altra cosa, del resto) per essere goduta, va guardata e, soprattutto, va riconosciuta. 


C'è bellezza ovunque la si voglia vedere, e ci sono sorprese e gioie inaspettate per chi compia questa scelta consapevole di vivere meravigliandosi continuamente. Perché sì, è una questione di scelta, il primo passo è sempre un  nostro atto di presa di posizione consapevole. Basterebbe non dare più nulla per scontato, ad esempio, dal fatto che esistiamo e respiriamo dalla mattina alla sera, al fatto che il sole sorge e tramonta ogni giorno rendendo possibile la vita sul nostro pianeta. Al fatto che, andando a cercar tartufi in una mattinata piovosa d'autunno, si trovano i cappelli di prete …

Mi auguro che chiunque guardi queste foto possa anche solo per un istante immergersi nella Bellezza che io ho provato e farla sua fin dentro ogni cellula del corpo. Sentendosi vivo, vibrante e complice del meraviglioso gioco cosmico della Creazione.

Mantra della gratitudine

DHANYAVAD DHANYAVAD DHANYAVAD ANANDA




Se l'unica preghiera che dovessi recitare 
in tutta la vita fosse "GRAZIE”, 
sarebbe sufficiente 

(Meister Eckhart)



Giuseppe Povia - I bambini fanno ooh!




01 ottobre 2013

#YOGA - REINCARNAZIONE: LA VIA DELLO SPIRITO

 
"Illuminazione": foto da un mio viaggio in Thailandia

Chi crede in Dio non può non credere alla reincarnazione. A conclusione del suo intervento a Torino Spiritualità, dedicato al "Karma, l'effetto della scelta", il maestro James ci lascia con questo sillogismo metafisico, indotto anche dalla domanda di un partecipante il quale si è posto l'interrogativo se la fede nella religione cristiana in qualche modo precludesse il raggiungimento ottimale dei benefici di una pratica (quella yogica) che affonda le sue radici spirituali in altre credenze che contemplano, ad esempio, il concetto di reincarnazione. Puntuale la risposta di James: "lo Yoga va al di là di qualsiasi religione, non è necessario diventare induisti, buddisti o altro, si può rimanere con la propria fede, i benefici non dipendono certo da questo". E poi, a voler andare a fondo all'argomento, "i primi cristiani credevano nella reincarnazione, è stato Costantino a bandirla”, aggiungiamo per amor di cronaca: in seguito all’editto che sancì il Cristianesimo la religione di stato dell’impero romano.

Mi sovviene immediatamente la bellissima citazione di un libro del mio maestro romano Giorgio Furlan, di cui consiglio la lettura (i dettagli in fondo al post):

Lo Yoga non è una religione e va oltre la religione. Non è un credo, ma è formato da tutti i credi; non è un dogma e prospera sulla libertà dell'individuo. S'intende libertà interiore, da ogni pregiudizio, da ogni male, da ogni cattiveria, da ogni lusinga, da ogni possesso, da ogni attaccamento egoistico, da ogni istinto. Per riuscire in ciò devi amare tutte le religioni e non essere particolarmente di nessuna; devi rispettare tutti i credi e non attaccarti in particolar modo ad uno di essi; devi stimare tutti i dogmi, ma non saldarti a nessuno di essi, così eviterai la leggerezza, il fanatismo, l'intolleranza, il bigottismo, l'egotismo. Sono questi gli ostacoli più duri da superare e vincere per chi si dedica allo sviluppo delle energie latenti e specialmente alla conoscenza dell'Assoluto

Ad ogni modo, a prescindere da qualsivoglia speculazione sull’argomento, la sua semplicità di fondo può essere racchiusa in questo ragionamento a cui ci invita il maestro James: chi crede in Dio non può credere in un Dio ingiusto e imparziale. Ciò che vediamo nel mondo non è certo lo specchio di giustizia e imparzialità. Dunque, Dio deve aver potuto dare una seconda possibilità a tutti, per consentire l’equità che è il principio basilare di un Creatore che ama indistintamente le sue creature, senza privilegi o favoritismi. Al principio dei tempi, Dio ha messo a disposizione a tutti le stesse identiche risorse, concedendo poi il libero arbitrio per rendere l’uomo libero di fare la propria esperienza nel mondo. Ed ecco che, a seconda delle azioni individuali di ciascuno (la legge del karma, ovvero la legge di causa ed effetto), si sono originate le disuguaglianze che vediamo, causate dunque dalla volontà umana e non dall’ingiustizia divina. Che Dio misericordioso e compassionevole sarebbe quello che concede una sola opportunità ai suoi figli?

Dunque, si può “scegliere” di non credere in nessuna forma di divinità, ma nel caso si avesse una fede in qualche Dio, la credenza nella reincarnazione dovrebbe venire alquanto spontanea.  “Se Dio esiste – spiega James – deve dare le stesse opportunità a tutti. Dunque, se Dio esiste deve esistere per forza la reincarnazione”. Quanto all’immagine di Dio – continua James – “è impensabile nel Terzo Millennio ancora credere a una identità specifica dell’essere divino: Dio è pura energia, senza forma, impersonale”.

La forza divina che sostiene tutta la creazione non è altro che pura vibrazione, intelligenza fatta di frequenze elevatissime e di energia. Sintonizzarsi con queste frequenze è l’unica vera esperienza religiosa dei nuovi tempi, il salto quantico richiesto  all’evoluzione umana. Il salto che conduce a vedere Dio dappertutto, nell’immanenza di ogni cosa e, soprattutto dentro di noi. Perché è lì che abita il sacro.

Il regno di Dio è dentro di voi” (Gesù – Vangelo di Luca 17,21)

Letture consigliate
“Lo Yoga di Gesù” di Paramahansa Yogananda
“Esperienze Yoga” di Giorgio Furlan
“Immortalità cosmica” di Swami Sivananda
“Il karma e il significato della rinascita” di Sri Aurobindo

Ricordo che il maestro James Eruppakkattu insegna Yoga a Torino dal 1980 presso la Scuola Yoga Shanti di Via San Secondo 51 (tel. 011.597153, www.scuolayogashanti.it, Facebook: Scuola Yoga Shanti). E che il maestro Giorgio Furlan, insieme ad Elisabetta Furlan, insegna Yoga a Roma dal 1969 presso l'Accademia Yoga 1969 di Via XX Settembre 58 (tel. 06.4742427, www.accademiayoga.it, Pagina Facebook: Accademia Yoga 1969)


Lo Yoga di Gesù Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere
Esperienze Yoga
Immortalità Cosmica Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere
Il Karma e il Significato della Rinascita - Libro

30 settembre 2013

#YOGA: KARMA, L’EFFETTO DELLA SCELTA



"Tutti noi siamo il risultato delle nostre scelte". Il maestro indiano James Eruppakkattu, sorridente come suo solito, inizia subito con una provocazione la conferenza all'interno di Torino Spiritualità, dal titolo "Karma, l'effetto della scelta". E continua: "Quanti di noi, guardando al passato, pensano di avere fatto sempre le scelte giuste? Oppure sono convinti di avere sbagliato?". Qualche mano, timidamente si alza. Con l'incalzare proprio del domandare maieutico che induce l'ascoltatore a giungere da solo alle risposte, James ci pone subito nel cuore esatto della questione: non esistono scelte di per sé giuste o sbagliate, esiste solo il fare una determinata esperienza che, in un dato momento della vita, evidentemente è necessario fare. Di conseguenza, anche i risultati delle nostre scelte sono di per sé neutri, siamo noi che – filtrati dalle nostre immagini o impressioni mentali (ne ha parlato anche lo Swami Veetamohananda) - li carichiamo di giudizi, positivi o negativi, e questo ci induce a colpevolizzarci di continuo. Iniziare ad avere la consapevolezza che esiste un tempo per ogni esperienza, può sollevarci dal peso di rimorsi o mortificazioni di vario genere. Naturalmente, ciò non vuol dire soccombere a qualsiasi situazione ci si presenti, piuttosto diventare veicoli di consapevolezza. Consapevolezza Superiore.

Per fare questo ci viene incontro lo Yoga e le sue pratiche armonizzanti che, agendo contemporaneamente sulla purificazione e sul potenziamento delle facoltà mentali, favorisce la sintonizzazione di tutto il nostro essere (dai pensieri alle emozioni) su livelli più elevati di energia, là dove non c’è più bisogno nemmeno di “scegliere”, perché le cose semplicemente accadono in sintonia con la volontà divina, quell’Intelligenza cosmica intrisa di energia che sottostà a tutto il creato. In questo modo diveniamo veicoli di una volontà più grande che non può sbagliare, perché agisce sempre nel nome dell’amore. Ma per entrare in sintonia con tale piano di evoluzione, è necessario rimanere sempre ricettivi, aperti, predisposti a ricevere perché se è vero che l’energia è sempre lì, sempre disponibile per tutti in quantità infinite, è altrettanto vero che bisogna sapere come riceverla. Proprio come un canale ricetrasmittente: non basta accendere la radio per ascoltare un certo canale, occorre sintonizzarsi a una data frequenza. Lo stesso vale per noi, perché siamo fatti di energia (parole, pensieri ed emozioni emanano vibrazioni continuamente). Dobbiamo pertanto diventare canali di apertura e, contemporaneamente, sintonizzaci con le frequenze più elevate affinché quelle più basse, legate all’istinto, all’inconscio e alle forme di coscienza inferiori, non facciano più presa su di noi. Proviamo a sorridere un pò più spesso, ad esempio. E a dire qualche SI in più.

Un altro punto cruciale su cui il maestro ci invita a riflettere è questo: siamo tutti interconnessi. Tutto quello che facciamo per noi, in realtà ha una ripercussione inevitabile anche sugli altri, che ne siamo consci oppure no. E’ una legge universale. Perché, appunto, ai livelli più sottili dove agiscono le energie che emaniamo sintonizzandoci con quelle simili alle nostre, siamo tutti collegati. Uno dei principi basilari del Karma Yoga (lo Yoga dell’azione disinteressata) è quello per cui noi, facendo parte (anche) del mondo fisico materiale, abbiamo il dovere di agire perché ciascuno di noi è chiamato a realizzare il proprio “dharma” (dovere, missione, compito, vocazione) per il quale si è incarnato in questa vita ma senza attaccamento per i risultati. Perché “l’azione è tua, il risultato è del mondo”, sintetizza eloquentemente James.

A questo punto sorge la domanda fondamentale, la stessa su cui poggia tutto il dilemma di Arjuna nell’episodio cruciale del “Maharabarata”, noto come Bhagavad Gita (dedicherò in seguito un post riservato a questo fondamentale testo indiano di grande ispirazione spirituale): come si fa a capire se un’azione è giusta o sbagliata, o ancora, a scegliere quando bisogna agire e quando è meglio di no?

Se si è connessi con la Consapevolezza Superiore a cui abbiamo accennato prima, non si hanno dubbi. Il primo passo da compiere è uno: prendere una decisione. La sola scelta che dobbiamo davvero fare è quella di voler cambiare. Scegliere di voler fare un passo in avanti nella nostra evoluzione, scegliere di voler migliorare. Decidere di voler cambiare è tutto quello che ci serve affinché l’Intelligenza universale “cospiri” (parafrasando Paulo Coehlo) a nostro favore, sempre. Decidere è diverso dal desiderare. Le parole hanno un peso energetico diverso. Un conto è dire “desidero cambiare”, un altro è affermare con convinzione e intenzione sincera: “io scelgo di cambiare”. Ci sarebbe molto da dire sul potere delle affermazioni positive, il maestro Paramhansa Yogananda ne ha fatto un cardine dei suoi insegnamenti (un libro che consiglio sempre è “Affermazioni scientifiche di guarigione"), ma in questo post mi limito a riportare le riflessioni scaturite dal bellissimo incontro con il maestro James il quale, prima di condurre i presenti in una sessione pratica di respirazioni, visualizzazioni e canti del mantra Om, conclude la parte teorica con questo sillogismo metafisico: chi crede in Dio non può non credere nella reincarnazione. Siete curiosi di sapere perché? Ne parlerò nel prossimo post.

Ricordo che il maestro James insegna Yoga a Torino dal 1980 presso la Scuola Yoga Shanti di Via San Secondo 51 (tel. 011.597153, www.scuolayogashanti.it, Facebook: Scuola Yoga Shanti).

Quando desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio. Esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà, è perché questo desiderio è nato nell'anima dell'Universo. Quella cosa rappresenta la tua missione sulla terra” (Paulo Coelho)

Letture consigliate
"Yoga pratici" di Swami Vivekananda
"La pratica del Karma Yoga" di Swami Sivananda Saraswati
"Lo Yoga della Bhagavad Gita" di Sri Aurobindo
E - a proposito di scelte - leggete qui e connettetevi con le Energie della Nuova Terra, favorite dall'equinozio d'autunno 2013


La Pratica del Karma Yoga
Yoga Pratici
Lo Yoga della Bhagavad Gita Voto medio su 4 recensioni: Da non perdere

27 settembre 2013

#MAESTRI – IL CORAGGIO DI ESSERE: INCONTRO CON SWAMI VEETAMOHANANDA


Una bella lezione di vita ieri pomeriggio presso il Circolo dei Lettori dove si è svolto un incontro con  lo Swami Veetamohananda. Avvolto nella sua morbida veste arancione, lo Swami si siede e, dopo avere ringraziato Torino Spiritualità per l'organizzazione di questi incontri "sempre più necessari per il benessere dell'umanità" entra subito nel vivo dell’argomento della serata dedicato al “Coraggio di essere”. E non ci gira troppo intorno:

"Ciascun  individuo porta dentro  di sé la vita eterna". Paradossalmente suona quasi come un anatema questo esordio ma è più che mai efficace. Nei tempi di  oggi, così frenetici e virtualizzati, esposti a un'invasione di tecnologia che ormai pervade la sfera dei rapporti sociali senza soluzione di continuità, sembra pressoché impossibile "accorgersi" di quanto risuona nel nostro intimo, se solo si rimanesse un po’ più nel  silenzio.

Lo Swami inizia con le precisazioni per rendere più chiaro il concetto. Sono sette gli elementi che riflettono questa natura divina che è in ciascuno di noi:

l'armonia di pura energia
la radianza (luce, luminosità)
la bellezza
l'amore puro
l'intelligenza (creatività)
il sapere
la benedizione (gioia)

Ma tali aspetti sono offuscati, se non addirittura completamente nascosti, a causa delle limitazioni che  affliggono l'essere umano. Basti pensare, precisa Veetamohananda, che "ciascun individuo si porta dentro  le "impressioni" delle sette generazioni che lo hanno preceduto!

Cosa sono le impressioni?
Sono gli schemi comportamentali, mentali, emozionali, sensoriali appartenuti alle generazioni precedenti e che giacciono nel nostro subconscio affiorando spontaneamente e il più delle volte in maniera del tutto inconsapevole. Ma non finisce qui. Oltre a queste impressioni ancestrali (il termine sanscrito che  traduce tale elemento è Samskara), ci sono anche i condizionamenti sia dell'educazione familiare che dei valori sociali. Il tutto contribuisce a limitare la libertà d'azione del nostro vero Sé (la "vita eterna" come l'ha chiamata lo Swami), il che si traduce in una considerevole perdita di forza vitale, quel Sé positivo che prova pura gioia di vivere, scevro da preoccupazioni e da sensazioni di sfiducia se non addirittura di depressione (oggigiorno così diffusa)

Ma come fare, allora, per recuperare l'essenza di questo nostro Sé vitale e gioioso?
Qui entriamo nel vivo di quel coraggio di essere che è il tema della lezione. Lo Swami ci incoraggia a dirigere le nostre attività quotidiane seguendo una sorta di disciplina interiore coltivando, nello specifico, il sentimento dell'amore verso gli altri e verso ciò che si fa, interrogandosi spesso sul senso del nostro agire quotidiano. Un esempio di analisi che potrebbe aiutarci a riguardo, è domandarci periodicamente (meglio se quotidianamente) se le nostre azioni compiute durante la giornata abbiano arrecato beneficio a noi stessi e a chi ci circonda (non puro beneficio materiale, s'intende). Un altro strumento per riconnetterci con la vita eterna che è  dentro di noi sbarazzandoci delle limitazioni esteriori, è la creatività. Essere creativi, anche nelle  piccole cose, riconnette all'essenza stessa della vita che è pura creazione luminosa. Il punto cruciale  è: una solida disciplina interiore rende liberi dalle circostanze esteriori e quando ci si sente liberi, il cuore si apre, l'amore si sprigiona incondizionatamente e la paura, qualsiasi paura o preoccupazione, svanisce. Il coraggio deriva dalla gioia. La forza non è altro che forza dell'amore. E dove c'è amore non  può esistere la paura. Non è un'affermazione opinabile questa, è una tautologia, una legge universale al  pari della forza di gravità. Dunque, non rimane che impegnarsi a liberare dai vincoli in cui sono ingabbiati l'amore puro e la gioia di cui siamo fatti. Anche la concentrazione può venirci incontro in questo scopo. Rimanendo costantemente centrati sulla verità del nostro vero Sé, attivando la gioia e l'amore istante dopo istante, non permettiamo che le forze esterne negative prendano il sopravvento su di noi creando confusione nelle nostre vite.

Di fronte alle difficoltà non è necessario scappare, conclude lo Swami: non dobbiamo fare altro che intensificare le nostre forze interiori (armonia, radianza, bellezza, amore, creatività, conoscenza e gioia) che sono sempre lì, in attesa di essere contattate da noi per potersi esprimere in tutta la loro potenza e renderci finalmente liberi. Liberi di essere, come accennato in quest’altro post dedicato allo Yoga.

Meditazione mattutina (consigliata da Swami Veetamohananda)
Prima di iniziare qualsiasi attività quotidiana, immergendosi nella bellezza luminosa del sole che sorge, facendo alcuni respiri profondi, ad occhi chiusi, ripetiamo queste affermazioni positive (Sankalpa):

Ogni cellula del mio corpo è puro Amore
Ogni cellula del mio corpo è pura Gioia
Ogni cellula del mio corpo è pura Luce
Ogni cellula del mio corpo è pura Bellezza
Ogni cellula del mio corpo è pura Armonia
Ogni cellula del mio corpo è pura Pace

Questa semplice pratica può durare non più di cinque minuti ma, se effettuata con concentrazione mentale e purezza di intenzioni,  produce immediati effetti armonizzanti su tutti i campi della nostra vita.

Qualcosa sullo Swami  Veetamohananda
Nato a Mangalore, in India, a vent’anni entra nell’Ordine  Ramakrishna. Dopo un ritiro a Kaladi (dove la tradizione pone la nascita di Sri Shankara) è inviato al  Ramakrishna Institute of Moral and Spiritual Education di Mysore. Poi in Francia, al Centro Vedantico  Ramakrishna, Gretz, del quale è oggi presidente.

Letture consigliate (da me)
"Affermazioni Scientifiche di Guarigione" di Paramhansa Yogananda
"Lo Yoga nella Vita" di Donna Farhi
"La potenza del pensiero" di Swami Sivananda

Gayatri Mantra
Om
Bhur Bhuva Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dheemahi
Dhiyo yonah Prachodayat

Il Gayatri é una preghiera rivolta all'Intelligenza Universale. Il suo scopo é quello di accendere il potere del discernimento per permettere all'uomo di analizzarsi e di rendersi conto della sua natura divina risvegliandone le qualità: coraggio, salute, radiosità, armonia, intelligenza, creatività e bellezza.

Può interessarti anche l’incontro con il Maha Yogi indiano Pilot Baba, trattato nel post: L’origine di tutte le cose è la stessa: energia


Affermazioni Scientifiche di Guarigione
La Potenza del Pensiero Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere

25 settembre 2013

#YOGA - COME INIZIARE E PERCHE'

Benchè ormai il mio percorso yogico sia avviato da anni, partecipo sempre molto volentieri agli incontri introduttivi allo Yoga. Perchè fa sempre bene ricordarsi da dove si è partiti e il confronto con chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina è più che mai proficuo.

"Chi fa yoga per sperimentare solo i benefici del corpo fisico, è come chi si avvicina a un banchetto succulento e si accontenta delle briciole". Il mio maestro romano Giorgio Furlan ama questa affermazione ed è più che mai fondamentale penetrarne il senso profondo. Gli fa eco il mio nuovo maestro "torinese" James Eruppakkattu (che in realtà è indiano che più indiano non si può) il quale, introducendo lo Yoga in una delle sue lezioni preliminari per i nuovi allievi della Scuola, si sofferma a lungo sulla necessità di comprendere come e perchè armonizzare corpo-mente-spirito, che poi è l'essenza di quella Unione così teneramente custodita nel nome stesso di Yoga (la radice del termine viene dal sanscrito: "iug" e vuol dire, appunto, "unione").

Se si vogliono ottenere benefici solo sul piano fisico, si può fare ginnastica o qualsiasi altro sport che tenga in allenamento il corpo. Ma lo Yoga è ben altro perchè, benchè abbia a che fare visceralmente con il nostro involucro fisico da cui non possiamo prescindere in quanto esseri incarnati, va ben oltre. Il vero processo che la Sadhana (pratica yogica) stimola è un radicale cambiamento della coscienza. A questo si va incontro, praticando con serietà lo Yoga. Ed è bene saperlo subito.

Una delle ragazze presenti all'incontro introduttivo, alla fine dell'ora rimane perplessa. Si aspettava di "conoscere qualcosa di più sulle posizioni". E questo riflette bene l'equivoco di fondo - in realtà si tratta spesso solo di innocente mancanza di conoscenza sulla materia (ci sono passata anche io) - su cosa sia praticare Yoga, complice a mio avviso una spropositata diffusione negli ultimi anni di corsi e seminari che offrono yoga in tutte le salse promuovendolo come una sorta di ginnastica da palestra anti-stress. Ebbene, le tanto amate "asana" (posizioni fisiche) sono solo una parte della disciplina yogica, una parte senz'altro fondamentale perchè aiuta e sostiene il nostro organismo nel processo di "evoluzione interiore" che la Sadhana svolta con costanza e intenzione, supporta: purificazione dalle tossine, potenziamento delle energie vitali, flessibilità muscolare, regolarizzazione della pressione sanguigna, maggiore capacità polmonare, sono solo alcuni dei più immediati benefici ottenibili a livello fisico e, conseguentemente, mentale e spirituale.
E conseguentemente mentale e spirituale. Questo nesso è cruciale.

Lo Yoga si basa su una conoscenza certosina dell'organismo umano quale unione perfetta tra un corpo fisico (facilmente sperimentabile grazie ai cinque sensi), un corpo mentale (facilmente sperimentabile grazie a pensieri ed emozioni), un corpo animico o spirituale (non facilmente sperimentabile... ed è qui che lo Yoga interviene in tutta la sua potenza). Se i tre elementi sono, come lo sono, intrinsecamente connessi tra di loro, agendo su uno dei tre si hanno ripercussioni inevitabili anche sugli altri due. Lo Yoga aggiunge un ingrediente fondamentale affinchè questa alchimia funzioni alla perfezione inducendo all'armonizzazione perfetta dei tre elementi (che poi non sono solo tre ma ne parleremo un'altra volta, accenno soltanto al fatto che siamo composti anche di un corpo di beatitudine stracolmo di gioia - l'Ananda Maya Kosha- che non aspetta altro di essere attivato!). La parola magica è: Consapevolezza.

Cosa distingue una postura di streching da un'asana dello yoga?
L'atteggiamento mentale. La concentrazione e la cura del respiro (altro elemento cruciale della Sadhana), unite alla lentezza dei movimenti e al mantenimento cosciente della posizione per alcuni minuti in uno stato di interiorizzazione focalizzata, trasformano un gesto ginnico in un atto meditativo.

Dall'immobilità della posizione scaturisce la calma nel corpo fisico, dal controllo del respiro (pranayama) scaturisce la quiete della mente (ritmo del respiro ed attività mentale è un altro di quei rapporti per i quali intervenendo su un elemento si hanno ripercussioni anche sull'altro), dall'interiorizzazione focalizzata nasce il silenzio ed è lì che si entra in contatto con la parte animico spirituale di noi stessi: l'Atman. Qualcosa che va oltre qualsiasi definizione e che lo Yoga offre al praticante sincero come un puro esperire. Perchè se è vero che lo Yoga poggia le basi su un considerevole retroterra culturale e filosofico (basti citare i Veda che sono le scritture più antiche della storia), esso è prima di tutto una PRATICA. Non è un atto di fede e non contempla adesioni religiose particolari. Lo Yoga si mette in pratica, altrimenti non è Yoga. E, benchè ci siano una miriade di testi dedicati all'argomento, lo Yoga non si può imparare (solo) sui libri. L'indottrinamento che non porti a risultati percepibili sulla nostra personale evoluzione è un segnale che c'è qualcosa che non va: la via dell'apprendimento passa soprattutto per la sperimentazione individuale.

"Il risultato è la misura della verità" - recita un detto hawaiano. Ed è proprio così.

Ciò detto, non esiste una verità uguale per tutti e questo è un altro concetto a cui tengo molto. Benchè io sia una yogini convinta ed appassionata, credo che ciascuno abbia la sua strada da percorrere, il suo personale cammino ed esperienza, così come c'è un tempo per ogni cosa nella vita. Ci sono diversi strumenti per ottenere uno stesso risultato (persino all'interno dello Yoga ci sono tante diramazioni: Hatha, Kundalini, Raja, Bhakti, Karma, Jnana). L'importante sarebbe tenere a mente il risultato, dare uno scopo alla propria vita che non sia la sopravvivenza, provare gioia in tutto quello che si fa e, soprattutto, che si é. Essere liberi. Liberi di essere.

Concludo questo post con le parole del Maestro James, sono sicura le prime di una lunga serie di pillole di saggezza da poter condividere con chiunque vorrà leggerle e farle sue.

"La vera libertà è desiderare di meno, ma prima tuffatevi nel mondo e prendete tutto quello che potete, con gioia e consapevolezza. Dopo, tornate a voi stessi. Non vi servirà altro" (James Eruppakkattu)

 

Scuola Yoga Shanti
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Accademia Yoga 1969

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Letture consigliate

"Yoga Sutra" di Patanjali

Yoga - Armonia - Potenza - Saggezza
Lo yoga dei grandi maestri



06 luglio 2013

QUANDO MI SENTIRO' NOSTALGICA

"A Cecilia, un incontro felice fra le città – Torino 3 luglio 2013" così inizia la mia avventura torinese, con la dedica di uno scrittore di origine algerina trasferitosi a Torino dopo 16 anni vissuti a Roma e abitante del quartiere San Salvario, lo stesso dove prenderò dimora io molto presto. Già tutta questa serie di "coincidenze" basterebbe a rendere emblematico il nostro incontro ma non finisce qui. Anzi, per l'esattezza dovrei dire: non inizia qui. Perché non avrei mai incontrato, e parlato, e condiviso lo spazio sacro dell’erranza identitaria con Amara Lakhous, se domenica scorsa (due giorni appena dal mio arrivo a Torino) non fossi andata al Parco del Valentino, sospinta da una incontenibile voglia di natura e di meditazione camminata nel verde per lasciare fluire il turbinio mentale delle ultime 48 ore. Per poi scoprire che proprio in quei giorni si svolge presso il Borgo antico del parco una kermesse legata al mondo del "viaggio" (viaggio "reale" verso mete lontane, viaggio "stanziale" nel luogo dove vivi, viaggio "interiore" tra spiritualità e introspezione - recita la locandina) e venire letteralmente rapita da un coacervo di richiami multisensoriali provenienti da tutte le latitudini del mondo: dall’India al Brasile, passando per il Giappone, con le relative poetiche declinazioni in forma di yoga, capoeira, haiku …

 Mi sembra di essere Alice nel Paese delle Meraviglie perché, da quel momento in poi, qualsiasi cosa penso – o inizio a immaginare -, semplicemente accade. Prende forma in maniere insolite. Come, ad esempio, la materializzazione davanti a me del mio futuro Maestro di Yoga, James Eruppakkattu, che manco a farlo apposta, presenzia una seduta di dimostrazione yoga che non avrebbe dovuto esserci (infatti, nella locandina dell’evento non è menzionata per la giornata di domenica) con il risultato che alla suddetta dimostrazione ci siamo solo io e lui e una terza amabile persona. Mi ritrovo in men che non si dica a praticare Kapalabhati (una tecnica di pranayama) e visualizzazioni energizzanti guidate dalla voce del Maestro che tanto auspicavo di conoscere quanto prima (quanto prima sì, non immaginavo all’istante!), nella cornice fantastica di un parco assolato verso il tramonto e con il sottofondo di danze indiane alla Bollywood che, nel frattempo, hanno preso il via nel palco sottostante dedicato alle varie esibizioni. Mi è sembrato un “battesimo spirituale” più che significativo per il mio ingresso a Torino.

Tornando ad Amara e al suo libro, il seme del nostro incontro avviene proprio durante questa alquanto surreale giornata al Parco del Valentino quando, tra le varie bancarelle dedicate all’Oriente dove si concentra la maggior parte della mia attenzione, mi soffermo su un libro di Haiku giapponesi e il signore del banco mi porge – come se non aspettasse altro – la cartolina della presentazione di un libro, dal titolo alquanto bizzarro direi: “Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario”. La qual cosa mi fa subito sorridere perché “Ah, San Salvario – dico a voce alta – il quartiere dove prenderò casa!”. Allorché il signore del banco mi chiede da dove arrivassi e, saputo il mio luogo d’origine, non esita ad approfondire la cosa: “Lo scrittore Amara Lakhous ha vissuto per tanti anni a Roma, ora vive a Torino a San Salvario, se vieni alla presentazione ti potrà dare dei consigli …” Che dire? Dal momento che ormai la mia vita la passo puntualmente a non ignorare i segnali che l’universo manda, mi sono presa la cartolina con tutti i riferimenti promettendomi di non perdere l’occasione. E così è stato.

E così, cartina alla mano, sono giunta nella piccola libreria di Via San Francesco da Paola e mi sono potuta sentir dire “Vedrai, sarà una bellissima esperienza qui a Torino” da uno scrittore “italianissimo” ma algerino che ha eletto il tema della migrazione nel senso più ampio del termine a musa portante della sua vocazione letteraria. “Ma non ti è mai mancata Roma in questi anni torinesi?” Chiedo, banalmente lo so. “No, io non sono un nostalgico, quando bisogna andare… non si può impedire il cambiamento”. E con la stretta di mano e gli occhi dritti negli occhi ho assorbito tutta la verità di quelle parole, e una promessa a me stessa: quando mi sentirò nostalgica, mi ripeterò dentro questo nome: Amara Lakhous.

L'universo cospira sempre a favore dei sognatori" (P. Coehlo)

Letture consigliate
“Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario” di Amara Lakhous
“Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” di Amara Lakhous
“Divorzio all'islamica a viale Marconi” di Amara Lakhous
“Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto” di Paulo Coelho

HAIKU

"Meraviglia fluida
nel fiume che scorre
tra il verde, giocano le ore in alto"

(Scritto domenica 30 giugno al Parco del Valentino)


25 giugno 2013

Pilot Baba - L'origine di tutte le cose è la stessa: Energia


Scritto a seguito dell’incontro con il Maha Yogi indiano Pilot Baba, l’11 ottobre 2009


 
Da 25 anni lontano dall’Italia, il Maha Yogi indiano Pilot Baba giunge a Roma per tenere una serie di conferenze, incontri e seminari incentrati sulla teoria e sulla pratica del potenziamento del Sé interiore, organizzati dall’Accademia Yoga del Maestro Giorgio Furlan e dal Centro ayurvedico Devata della dott.ssa Daisy Chacko. All’incontro introduttivo, aperto a tutti e svoltosi presso l’Istituto San Leone Magno di Roma, il Maha yogi indiano è intervenuto intorno al tema “Chi siamo? Come possiamo realizzarci in questa vita” illustrando ai presenti concetti chiave, chiari ed essenziali, della disciplina yoga. Una disciplina a cui il Baba si è totalmente dedicato dopo che la sua vita personale subì il forte trauma di un incidente aereo da cui si salvò per miracolo. Da allora, il mondo esteriore perse importanza agli occhi di Pilot Baba e tutte le sue energie furono canalizzate sulla ricerca interiore: visse 7 anni sull’Himalaya in meditazione profonda e raggiunse lo stato illuminato del Samadhi quasi una cinquantina di volte, alcune delle quali in condizioni estreme come rimanendo sotto terra per 6 giorni, oppure sotto l’acqua per 3 giorni, riuscendo a sospendere ogni funzione fisiologica del corpo. Tutto questo grazie all’immenso potere che rende l’uomo libero dai condizionamenti di mente e corpo, e che chiunque può arrivare a padroneggiare sviluppando con costanza e fede adeguate tecniche di concentrazione, respirazione, meditazione e sviluppo della forza  di volontà, in una parola: lo yoga.

E proprio lo  yoga – spiega subito Pilot Baba – “non è una serie di esercizi ordinari”, bensì una scienza che disciplina la mente, il corpo e l’anima risvegliando l’uomo alla sua totalità originaria. Il ritorno alle origini è la chiave d’accesso alla realizzazione del Sé, ma queste “origini” non vanno ricercate in un tempo o in un luogo particolari, perché sono, sono sempre state e sempre saranno, ovunque e dentro di noi: sono l’energia vitale. Tutto il mondo è energia e tutto ciò che è materia si può trasformare in energia – e sono i risultati della moderna scienza quantistica, peraltro, a confermarlo.

L’origine di tutte le cose è la stessa: energia” (Pilot Baba)

Il nostro corpo è un campo di energia sempre attivo e ricettivo, così come la nostra mente che emana continuamente vibrazioni di frequenza differente in base ai pensieri che produce. Anche i pensieri, in sostanza, non sono altro che pura energia. Dobbiamo iniziare a immaginare il nostro corpo fisico da un altro punto di vista, allontanandoci dalle nostre abituali e più consolidate percezioni. In quanto “contenitore” del respiro – e già solo per questo – il corpo è un luogo sacro che contribuisce a tenerci in vita.

Il nostro corpo – spiega Pilot Baba – è un tempio, e la nostra coscienza vive in questo tempio”.

Dal momento che tutto ciò che è materia si può trasformare in energia, anche il nostro corpo fisico può produrre - o risvegliare, visto che in realtà è sempre presente - una grande quantità di energia. Il risveglio del corpo energetico, sottile, è uno dei risultati che si ottengono mediante le pratiche dello yoga e, in particolare, attraverso il controllo del respiro (pranayama) che consente di incanalare “ricevendolo” (cioè essendo ricettivi) il prana (soffio vitale, energia cosmica) all’interno del nostro corpo. La concentrazione e la meditazione sono le attività complementari indissolubili al fine del raggiungimento di questo ritorno alle origini che ci riporta tra le braccia dell’Universo da cui siamo nati e che può darci la risposta definitiva – rassicurante perché veritiera e direttamente sperimentabile – alla domanda che in fondo ciascuno persegue per dare un senso alla propria vita: chi sono io?



Questo stadio in cui si raggiunge l’unità primordiale sperimentandosi come campo di pura energia non separabile dall’Universo circostante, è il Samadhi, lo stato evoluto della coscienza trascendentale in cui svaniscono le opposizioni (dentro/fuori, corpo/mente/spirito, particolare/universale) e si diventa Unità armonica con il tutto. Fisiologicamente accade che il battito cardiaco è ridotto al minimo, così come la respirazione, il che concilia la quieta unione con il Sé permettendo all’anima di fuoriuscire nell’astrale.

Difficile resistere alla tentazione di domandare a Pilot Baba qualcosa di più esplicito sul Samadhi, avendo lui raggiunto questo stadio moltissime volte. Ma la risposta è inevitabile e repentina, degna del grande guru da cui proviene: “non posso dire nulla di più sul Samadhi. Il Samadhi è solo esperienza”.

Lo yoga è il canale privilegiato per accedere a questa vivificante esperienza, ma con delle giuste riserve che vale la pena precisare. Non serve – o quantomeno non basta – avvicinarsi allo yoga senza un intendimento di fondo che solleciti motivazioni spirituali, profonde, di risveglio interiore. La semplice disciplina affrontata come “ginnastica” per migliorare l’aspetto del proprio corpo fisico, ad esempio, può certo far raggiungere i risultati esteriori prestabiliti, ma non potrà aprire le porte dell’integrità esistenziale profonda di cui è capace una scienza millenaria della vita come lo yoga. “E’ come avvicinarsi ad una tavola riccamente imbandita – chiarisce il Maestro Giorgio Furlan seduto accanto a Pilot Baba – e accontentarsi delle briciole”.

Per chi decide di intraprendere un percorso yoga, il risveglio di tutte le potenzialità inespresse nei termini di una evoluzione interiore, e di conseguenza esteriore (nel senso di scelte comportamentali etiche e morali), è la “ricca tavola imbandita” dalla quale attingere senza fermarsi ai primi risultati. E’ necessario andare avanti, sempre, ricordando la differenza sottile ma sostanziale tra praticare yoga e vivere lo yoga. A questo, in fondo, ci esorta Pilot Baba: alla vita, al risveglio della coscienza per non rimanere imbrigliati in schemi mentali e consuetudini coercitive poco gratificanti eppure così radicate nella nostra epoca.

La via della vita è lo yoga perché lo yoga aiuta a liberare l’energia primordiale da cui siamo nati attraverso quello che il Baba definisce un “flusso di energia discendente”. Nient’altro che questo è l’incarnazione umana: una “caduta di energia”. Ora è giunto il tempo di risalire (e non ci sembra superfluo guardare alla nuova frontiera del 2012/2013 come ad un’auspicabile epoca di ascensione planetaria) e di unirsi nuovamente all’energia fonte di vita. Unirsi, in definitiva, con il Divino che è dentro e non fuori di noi: il Sé interiore. Raggiungere questa fonte inesauribile di energia è possibile mediante lo scioglimento di tutti i blocchi mentali e fisici che interrompono il giusto fluire del prana, l’energia vitale, impedendo la piena realizzazione delle potenzialità insite nel nostro corpo e nella nostra mente. Fondamentale è l’addestramento a rimanere -  o prolungare il più possibile -  lo stato ricettivo che facilita la connessione con questa energia cosmica. Essere ricettivi è la condizione imprescindibile per poter accogliere. Anche se l’energia circonda e permea letteralmente tutto l’Universo, questo non vuol dire che tutti possiamo riceverla allo stesso modo. Insomma, bisogna essere pronti a ricevere. Ecco come le pratiche yoga attuate con regolarità intervengono a favore del risveglio di queste potenzialità latenti di ricezione e del conseguente accesso all’energia cosmica che dona armonia e benessere ad ogni campo della nostra vita. Una vita che potrà essere finalmente “realizzata” perché illuminata dalla connessione con la fonte creativa primordiale.

Di fronte alle tante domande e perplessità che di sicuro scaturiscono da incontri con uomini illuminati come Pilot Baba, vengono in aiuto nuovamente parole semplici e rassicuranti: “dovete arrendervi, avere fiducia e allora tutto sarà possibile”. Arrendersi. Non ci si sente già un po’ più liberi al solo pronunciare questa parola? E’ l’unico atto di fede richiesto dallo yoga. Il resto, inizia e finisce dentro ciascuno di noi perché – vale la pena ricordarlo con le parole dello Swami  – “il nostro corpo è un tempio e la nostra coscienza vive in questo tempio”. 


Γνῶθι σεαυτόν – Conosci te stesso” (Socrate)

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“Il cambiamento dimensionale Nostro e del Pianeta Terra” di Franz Winkler
“Condotti e centri supersottili” di Giorgio Furlan (Maha Babaji)
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Moola Mantra: attrae la presenza del Divino

Om Sat Chit Ananda Parabrahma
Purushothama Paramatma
Sri Bhagavathi Sametha
Sri Bhagavathe Namaha


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