21 gennaio 2021

Voci poetiche | A braccia aperte, come i cormorani

Porto Recanati, Gennaio 2021


Non sapevo nulla di loro, così come di tante altre "cose". 

Quelle cose che si è chiamati a vivere prima ancora di conoscerne i dettagli, i nomi e le forme. 

I cormorani sono una presenza costante da quando sono venuta a vivere a Porto Recanati, sì ora li chiamo cormorani perché dopo mesi di osservazione e contemplazione, ho indagato per conoscere meglio quei miei vicini di casa neri neri con il lungo becco a uncino. Non è che le informazioni aggiunte da tale conoscenza nozionistica abbiano cambiato qualcosa alla nostra relazione magica, fatta di distanze e profondità silenziose, io dalla riva, loro nelle alture in mezzo al mare… Si è piuttosto aggiunta una tenerezza nuova nell'aver estrapolato da alcune loro singolari abitudini comportamentali, un senso di adattamento impeccabile. 

Aprono le ali compiendo micromovimenti prolungati per scrollarsi l'acqua di dosso, non essendo il loro piumaggio impermeabile. Non rimangono a lungo in quella posizione, ma la assumono spesso. In un certo senso preferiscono la frequenza alla durata… 

Ogni volta che li vedevo in quella posizione, mi si schiudevano visioni di croci celtiche e ringraziamenti mai vani, come qualcosa che si accoglie "a braccia aperte". Eleganti e sobri in quella postura di apertura sembrano sentinelle di presagi antichi e nuovi simultaneamente, portatori sani di pura presenza nella grazia dello stare in mezzo al mare, complici di brevi istantanee affidate a un vento chissà se bugiardo come le promesse da marinaio. 

Li chiamano anche corvi marini e con il corvo condividono la stessa sorte di essere considerati portatori di messaggi, ma non nefasti né oscuri, bensì colmi di fiducia e coraggio. Coraggio a fidarsi del vuoto, per l'esattezza - se di esattezza si può parlare quando si sfiorano i reami della immaginazione! Avevo appena effettuato un simile passaggio nella mia vita - lasciare una strada conosciuta ma ormai sterile, per inoltrarmi in un cammino colmo di mistero, seguendo una coerenza interna di cuore che ha scelto di andare e fare spazio, essere spazio, darsi alla luce, scoprire modi di esistenza più essenziali e incarnarli. 

C'è sempre da raccogliere nell'incontro tra sconosciuti…

Porto Recanati, Gennaio 2021


Questi cari pennuti ogni giorno mi hanno dato (e continuano a farlo) metaforicamente una pacca sulla spalla, un ghigno complice per non perdermi d'animo nel viaggio irreversibile di ritorno alla sorgente del mio vero intimo vivere. 

I cormorani che osservo dalla spiaggia, attendono ore sui loro piloni che affondano le radici nell'acqua e rivolti al cielo piumeggiano come ombre tremolanti di schizzi di luce. Sono pazienti i loro voli di supervisione, scompaiono nei giorni più tempestosi, riappaiono tra salsedine e foschia quando il richiamo di spumeggianti orizzonti sembrava averli inghiottiti per sempre.
Girovaghi eppure fedelissimi a una striscia di scogli che solcano in voli orizzontali a raso d'acqua ogni volta come fosse la prima volta, si muovono in solitaria difficilmente a stormi, bastanti a sé stessi come un giorno che non si ripete mai. 

A loro devo insegnamenti preziosi, come tutti quelli che si assorbono spontaneamente contemplando la natura il più a lungo possibile. Li traduco nel linguaggio a me più congeniale, quello poetico, e chissà che non vi giunga qualche fremito anche a voi se siete arrivati a leggere fino a questo punto. 


Ciò che è nero, non è oscuro.  È solo di un altro colore.

Non piove sempre sul bagnato. 

Essere impermeabili rende insensibili.

Scrollarsi di dosso ciò che è scomodo richiede più fatica se si protrae lo sforzo a lungo. 

Bastano piccoli movimenti dilatati nel tempo affinché qualcosa cambi. 

Gli ostacoli non sono ostacoli, sono inviti a cambiare posizione.

L'equilibrio non si ottiene stando fermi, piccoli movimenti impercettibili

garantiscono la quadra. 

Ma non cercarli tu, con ostinazione. 

Goditi il panorama, il resto avviene da sé.

Non si vola solo con le ali. Si vola se si è leali. 

Fedeli agli spazi, ai tempi, agli orizzonti, 

si torna sempre dove c'è più nutrimento.

Essere volatili non sempre vuol dire essere inconsistenti. 

La leggerezza è una piuma che si può scegliere di indossare.

Non tutto ciò che è visibile, nutre.

Non tutto ciò che è invisibile, non esiste.

Bisogna scomparire ogni tanto, e non darsi delle arie.

Darsi all'aria, piuttosto.

Non sempre si è da soli, ma soli.

E si splende, anche tremando. 


Porto Recanati, Gennaio 2021

Un altro incontro avvenuto tra le meravigliose rive della "mia" spiaggia, molto più fugace e rapido, è stato quello con il Martin Pescatore di cui ho raccontato in quest'altro post: 


Il tempismo perfetto della vita



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"Te lo devo confessare: 

se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 

sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 

negli istanti profondi, senza tempo, 

rapinosi e perciò indescrivibili 

di questo divino guardare" 


(Rainer Maria Rilke) 


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14 gennaio 2021

Il significato del Gayatri Mantra, essenza delle Upanishad


È il mantra più famoso dei Veda, rivolto al divino donatore di vita come Dio supremo, simbolizzato in Savitr, il Sole. È il simbolo supremo della Luce.

Il "Signore" padre e madre dell'Universo dice nei Veda “Samano Mantrah”: lasciate che un mantra sia conosciuto da tutti. Quel mantra è la Gayatri.
La scienza segreta delle Upanishad è l'essenza dei quattro Veda; la Gayatri con le tre Vyahriti (Bhur, Bhuva, Svaha) è l'essenza delle Upanishad. 

E quel mantra segue un ritmo cosmico essendo composto da 24 sillabe disposte in una terzina di 8 sillabe ciascuna. 

E quel mantra è Mama Veda, la madre di tutti i Veda che sono le scritture sacre più antiche non solo dell'India ma di tutta l'umanità. E sempre quel mantra - affermano tutti i più grandi maestri dello Yoga - ha un potere tale per cui la pratica anche solo di un Japa (ripetizione) di questo mantra porta gli stessi frutti della ripetizione di tutti i Veda. Rappresentata come una divinità femminile con cinque volti e dieci braccia, la Gayatri invocata in questa preghiera, ha in realtà un carattere squisitamente impersonale, richiama all'essenza stessa della Creazione, alla Forza vitale che anima l'intero universo, la Madre divina e Shakti cosmica, il fuoco del Sole inteso non solo come astro, ma soprattutto come Luce della chiara visione. In una parola: illuminazione.

La ripetizione del mantra, che deve essere svolta - come tramandano i grandi maestri - con cuore puro e sincera fede, non ha fini egoistici ma presuppone un atteggiamento di compassione per tutti gli esseri viventi.

“Samano Mantrah”

Lasciate che un mantra sia conosciuto da tutti.

Quel mantra è la Gayatri.



CHE COS'È LA GAYATRI E CHI È GAYATRI? 

Risponde Bhagavan Sri Sathya Sai Baba: 

La Gayatri è la Preghiera Universale racchiusa nei Veda, i Testi Sacri più antichi dell'umanità.

Il sacro mantra può essere recitato da uomini e donne di ogni fede e di ogni provenienza. La sua ripetizione aiuta a sviluppare l'Intelligenza. Gayatri è una delle rappresentazioni della Madre Cosmica, la Forza che anima l'Universo.





GAYATRI MANTRA TESTO E TRADUZIONE


OM 

BHUR BHUVA SVAHA

TAT SAVITUR VARENYAM

BHARGO DEVASYA DHIMAHI

DHI YO YONAH PRACHODAYAT


SHANTI SHANTI SHANTI 


OM: Para Brahman (l'Assoluto)

BHUR: Bhu loka (il piano fisico). Si riferisce al corpo umano, composto dai 5 elementi che, a loro volta costituiscono anche Prakriti, la Natura.

BHUVA: Bhuva loka (il piano sottile). Bhuva è anche Prana Shakti, il potere dell'energia vitale, ma è la presenza della Coscienza Divina che consente all'energia vitale (Prana shakti) di dar vita al corpo.

SVAHA: Swarga loka (il piano celeste). Il Cielo come dimora degli Dei.

TAT: Paramatma, Dio, Brahman, l'Assoluto.

SAVITUR: Ciò da cui è nata ogni cosa.

VARENYAM: Degno di adorazione.

BHARGO: Lo Splendore, l'Effulgenza spirituale, la Luce che dona la Saggezza, la Chiara Visione.

DEVASYA: La Realtà Divina.

DHIMAHI: Noi meditiamo

DHI YO: Buddhi, l'Intelletto

YO: Che

NAH: Il Nostro

PRACHODAYAT: Illumina


SHANTI: Pace. Ai tre livelli del nostro essere (corpo, anima e spirito). Ecco perché si ripete 3 volte.


Om (OM), meditiamo (DHIMAHI) sulla Chiara Visione (BHARGO) della Realtà Divina, nostra incorruttibile natura, il vero Sé degno di adorazione (VARENYAM DEVASYA), da cui hanno origine il mondo fisico, il mondo sottile e le sfere celesti (BHUR BHUVA SVAHA). Possa l'Assoluto (TAT) illuminare (PRACHODAYAT) il nostro (NAH) intelletto (DHI YO) cosicché possiamo realizzare la Verità suprema.

Oppure, più semplicemente: Signore, illumina il mio intelletto e guidami!

In sostanza, è un entrare in connessione con il proprio Sole interiore, il Sé Superiore, SAVITUR (ciò da cui è nata ogni cosa) affinché "illumini" ciò che appare buio per mancanza di chiara visione, offuscata dai condizionamenti della mente identificata con le limitazioni egoiche. 

Ci si può approcciare alla ripetizione del mantra con il puro intento di dissolvere l'Avidya, l'ignoranza data dalla non conoscenza, per giungere a Vidya, la conoscenza della realtà suprema la quale si disvela nel cuore, non può essere raggiunta con volitività puramente intellettuale. Vidya è conoscenza unificata, yogica, del cuore. 


I nostri occhi sono rivolti spesso solo al mondo oggettivo e alle sue attrazioni. Per questo, si dice, che la Gayatri sia stata consegnata in qualità di Terzo Occhio (Ajna Chakra) per aprire la visione interiore che consente di realizzare l'Assoluto, l'Essere, la nostra vera natura, il Sé senza nomi e senza forme. È un inno alla Splendore che già siamo nell'intimo, un po' come ricordarci di avere cura di splendere!

Ma non c'è niente che un mantra possa fare in automatico al posto "nostro". Riprendendo le parole di Panikkar riportate per esteso al fondo di questo testo: "I mantra non sono formule magiche, neppure frasi puramente logiche; essi collegano, in modo molto particolare, gli aspetti oggettivi e soggettivi della realtà …". 

L'attitudine in presenza e apertura riveste un ruolo cruciale. 
Esserci riveste un ruolo cruciale. 

Ecco perché, in tutti i testi in cui i maestri parlano della Gayatri, si sottolinea "non bisogna accostarsi alla Gayatri con negligenza" oppure "la Gayatri elargisce ogni bene a chi la recita con fede" o anche "la persona che recita la Gayatri deve avere il cuore puro" e anche "a chi la recita con amore, il divino l'accoglierà" etc. Lungi dall'allontanare chi non si sente in queste condizioni d'animo (magari entrando nel giudizio insidioso nei propri confronti), si vuole invogliare a una gentile Apertura: una porta che rimane chiusa non permetterà mai di far entrare ciò che c'è dall'altra parte.
A un livello più profondo, non esiste male o bene, ma solo chiusura o apertura a tutto ciò che c'è. 


VIDEO:
Gayatri mantra all'alba davanti al mare. 
Anche con la pioggia, energia meravigliosa! 
Es Pujols, Formentera, Aprile 2017







DISCORSI DI SAGGI INDIANI RIGUARDO ALLA GAYATRI


SWAMI SIVANANDA di Rishikesh (1887-1963)

Tra tutti i mantra, il potere supremo deve essere attribuito al grande e glorioso Gayatri. Gayatri è la vita e il sostegno di ogni vero indù e di ogni ricercatore di Verità che creda alla sua efficacia, al suo potere e alla sua fama, a qualunque casta, nazione, religione egli appartenga. Infatti, nella recitazione del mantra, solo la fede e la purezza del cuore contano. […] È sbagliato pensare che la recitazione della Gayatri debba essere riservata soltanto ai Bramini ortodossi, poiché il mantra è una preghiera universale allo Spirito Onnipotente perché illumini il nostro intelletto, l'unica Luce in grado di guidare l'umanità. 

L'astro splendente a cui si riferisce la Gayatri non è illuminato né dal sole, né dalla luna, ma è TAT SAVITUR, l'Impersonale, Assoluto, Brahman. 

La Gayatri è la Madre dei Veda, la distruttrice di ogni peccato. Niente sulla terra possiede la forza purificatrice della Gayatri. Un Japa (regolare ripetizione del mantra) porta gli stessi frutti della ripetizione di tutti i Veda. La Gayatri ripetuta sinceramente e con consapevolezza, porta al Bene supremo, cioè alla liberazione dalla ruota della nascita e della morte.

(Tratto da SADHANA di Swami Sivananda, 1985)



SRI CHANDRASEKHARENDRA SARASVATI SWAMI (1894-1994) (Lo Shankaracharya di Kaanchiipuram)

La Gayatri contiene lo spirito e l'energia di tutti i mantra vedici. In verità è la Gayatri che infonde potere agli altri mantra. […] La Gayatri è essenziale al Sé, va rispettata come una madre. I Veda dichiarano che la Gayatri è Madre. La Gayatri purifica la mente. Chitta suddhi … 

(Tratto da HINDU DHARMA, Traduzione dei Discorsi tenuti in lingua Tamil dallo Shankaracharya di Kaanchiipuram - Bharatiya Vidya Bhavan, 1995)




SADGURU SANT KESHAVADAS



La più alta forma di meditazione riportata nei Veda è quella sulla Gayatri, attraverso la quale si ottengono la realizzazione della Coscienza Universale e il risveglio delle facoltà intuitive dello spirito. Inoltre la Gayatri distrugge tutte le illusioni, incrementa l'energia pranica e dona longevità, salute, intelligenza ed illuminazione.

La Gayatri è la chiave per aprire le porte della Coscienza Cosmica.

I momenti della giornata più propizi per la meditazione sono il mattino, poco prima dell'alba, e la sera, poco prima del tramonto. Sedete rivolti ad est o a nord in Padmasana (posizione del loto) o in Siddhasana (posizione del praticante) o in qualsiasi altra posizione facile e comoda. Sistemate sotto di voi una stuoia rivestita con una coperta di lana o un panno di cotone per isolare il corpo dalla terra. Una volta assunta la posizione evitate di compiere movimenti inutili. Tenete il dorso, la testa e il collo ben eretti. Siate risoluti e sedete con la ferma determinazione di realizzare la Verità



La Gayatri segue un ritmo cosmico, essendo suddivisa in ventiquattro sillabe disposte in una terzina di otto sillabe ciascuna. Quando la ripetete, meditate sul significato delle sue parole e pregate per ottenere la visione della Madre Gayatri. […] 

Non c'è canto più sublime della ripetizione della Gayatri.

Non c'è tesoro più prezioso della Gayatri.

I Veda sottolineano continuamente l'importanza del rituale della Gayatri per promuovere la pace individuale, nazionale e internazionale.

Possa la Madre Universale Gayatri benedire l'intero universo con la pace trascendente!

(Tratto da GAYATRI - THE HIGHEST MEDITATION di Sadguru Sant Keshavadas, 1983)


COMMENTO DI RAIMON PANIKKAR AL GAYATRI MANTRA

«Non c'è nulla di più sublime della Gàyatri». Esso è il mantra più famoso dei Veda, rivolto al divino donatore di vita come Dio supremo, simbolizzato in Savitr, il Sole. Per questo motivo la preghiera si chiama anche Savitr. È recitata ogni giorno al sorgere e al tramontare del sole, di solito al momento del bagno rituale. Questo mantra deriva il suo nome dal metro in cui è scritto, la gàyatrì, che è un metro poetico vedico di ventiquattro sillabe, il cui autore, secondo la tradizione, fu il saggio Visvàmitra.

Per cogliere la rilevanza di questo testo sacro dobbiamo ricordare l'importanza di un mantra, specialmente nel periodo vedico, anche se il mantra è un fenomeno umano primordiale riscontrabile praticamente in tutte le tradizioni religiose. I mantra non sono formule magiche, neppure frasi puramente logiche; essi collegano, in modo molto particolare, gli aspetti oggettivi e soggettivi della realtà. Per illustrare questa funzione viene spesso usato questo esempio. Un re chiede al suo ministro, che è molto progredito nella vita spirituale e pratica il japa (la recitazione dei mantra), di insegnargli il suo mantra. Il ministro si rifiuta ma il re insiste. Il ministro dice a un paggio che si trova lì vicino di catturare il re, ma nonostante ripeta l'ingiunzione il paggio non si muove. Infine il re, irritato, dice al paggio di catturare il ministro e il ragazzo ubbidisce immediatamente. Il ministro scoppia a ridere e spiega al re: i nostri ordini erano gli stessi e anche colui che li riceveva; eppure in un caso il comando non fu eseguito e nell'altro sì. Nel caso di un mantra tutto dipende dall'autorità e dalla preparazione spirituale di chi lo pronuncia. La parola mantra denota ciò che è stato pensato o conosciuto o ciò che viene trasmesso in privato - o persino in segreto attraverso l'iniziazione (dìksa) - e che possiede il potere di liberare. È parola sacra, formula sacrificale, consiglio di grande efficacia. La Brhadàranyaka-upanisad spiega come il mondo abbia avuto origine dall'unione della Mente (manas) con la Parola (vàc). Il mantra non è né un mero suono né una semplice magia. Le parole non hanno solo un suono ma anche un significato che non è manifesto a tutti coloro che semplicemente odono il suono.

Le parole vive hanno, inoltre, un potere che trascende il piano puramente mentale. Per acquisire questa energia della parola si deve cogliere non solo il significato ma anche il suo messaggio o le sue vibrazioni, come sono talvolta chiamate al fine di sottolineare il legame con lo stesso suono. Fede, comprensione e pronuncia fisica, così come la continuità fisica (il mantra deve essere trasmesso da un maestro), sono requisiti essenziali per un mantra autentico. Ogni parola ci congiunge con la fonte di tutte le parole. Il carattere ultimo della parola, sabdabrahman, è un concetto fondamentale nella spiritualità indica.

Diversi inni dell''Atharva-veda alludono alla posizione privilegiata occupata dal mantra Gayatri. Quando il poeta tenta di definire il Primo Principio, l'Assoluto, e di localizzare il «Non-nato», dice, così da offrirci una nozione della sua inaccessibilità, che egli è:

Più alto dell'alta Gàyatrì al di là dell'Immortale egli procedette. Dov'era allora il Non-nato? Questo neppure i conoscitori della scienza vedica sanno dire. AV X,8,41

In un altro inno, composto in onore di Rohita, il Sole, che esalta anche la grandezza di un re terreno, il poeta descrive i sudditi del re riuniti all'alba per offrire il sacrificio; li descrive in attesa dell'apparizione del Sole che sorge, chiamato in questo passo il «Vitello bronzeo» e di sua «madre» l'Aurora, qui identificata con la Gàyatrì:


La tua gente, progenie del sacro Fervore,

è venuta al seguito del Vitello e della Gàyatrì.

Possa entrare alla tua presenza con intenzioni di pace,

preceduta dal bronzeo vitello e da sua madre! 

AV XIII, 1,10



Allo stesso modo un altro verso chiama la Gàyatrì «Madre dei Veda».

La Gàyatrì non è necessariamente collegata a un rito sacrificale; può essere mormorata o ripetuta senza l'accompagnamento dell'offerta rituale. Subì un processo di sublimazione o interiorizzazione, ma non sempre con successo.

La Brhadàranyaka-upanisad da una spiegazione simbolica della Gàyatrì molto elaborata, basata sulla sua composizione poetica, tre piedi di otto sillabe ciascuno: il primo piede è composto dai tre mondi: la terra, i cieli e il firmamento, o piuttosto la parte in mezzo; il secondo piede è composto dalla triplice conoscenza, cioè la saggezza dei tre Veda', il terzo piede è composto dalle tre forze vitali (pràna, o inspiro, apàna, o espiro, e vyàna, o respiro diffuso, che insieme compongono otto sillabe). Tutto questo è detto al fine di introdurre il quarto piede, che è reso visibile precisamente entro e attraverso la Gàyatri, Savitr, il sole «al di sopra dei cieli oscuri». Attraverso un processo interiore attuato recitando la Gàyatri con consapevolezza, tutta la realtà viene riflessa e così anche dominata nell'uomo - questo mesocosmo, questo specchio dell'intera realtà.

Se egli, il conoscitore della Gàyatri riceve questi tre mondi in tutta la loro pienezza, egli riceverà solo il primo piede della Gàyatri. Se egli riceve tutto quello che è conferito dalla triplice conoscenza [dei Veda], riceverà solo il secondo piede. Se egli riceve tutto quello che vive e respira, riceverà solo il terzo piede. Ma il quarto, il piede apparentemente visibile situato al di sopra dei cieli oscuri, quel [sole] che brilla, non è affatto ottenibile da nessuno.

Come potrebbe qualcuno ricevere tanto?
Omaggio alla Gàyatri: O Savitr, tu hai un piede, due piedi, tre piedi, quattro piedi. Eppure tu non hai piedi perché non inciampi. Salute a te, quarto piede, il chiaramente visibile, al di là dei cieli oscuri! BU V, 14,6-7

Inoltre, come dice un altro commentario importante sulla Gàyatri. «La Gàyatri, in verità, è questo intero universo, tutto ciò che è venuto in essere. E la Parola, in verità, è la Gàyatri, poiché la Parola canta e protegge questo intero universo che è venuto in essere» CU 111,12,1.

Anche la Maitrì-upanisad (VI,7) fa riferimento alla Gàyatri, spiegando il suo simbolismo verso per verso:

Quel glorioso splendore di Savitr: il Sole nei cieli è sicuramente Savitr. Egli è colui che deve essere cercato da chi è desideroso del Sé. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi. Meditiamo sul divino Vivificatore: Savitr sicuramente è Dio. Perciò io medito su quello che è chiamato il suo splendore. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi.

Possa Egli illuminare le nostre menti: Mente sicuramente è intelligenza. Possa Egli insufflarla in noi. Così affermano coloro che svelano la conoscenza di Brahman per noi.

La stessa Upanisad (VI,34) ci introduce alla presenza di Savitr recitando l'inno seguente:

II Cigno, l'aureo uccello che dimora sia nel cuore che nel Sole, l'uccello-tuffatore di gloriosa luce -a lui sacrifichiamo in questo fuoco. La preghiera sarebbe pressoché nulla o semplicemente l'espressione dei nostri desideri rivolti a un ente più potente che già li conosce, se non consistesse in questo assumere, comprendere, persino diventare l'intera realtà; è una ricapitolazione, un riassumere tutto ciò che è nella mente e nel cuore, e anche nel corpo del devoto. La preghiera è partecipazione alla sistole e alla diastole dell'intero universo.


Ciò che la Gàyatri è, quello invero anche la terra è, poiché è sulla terra che questo intero universo si fonda; non si estende al di là di essa. Ciò che la terra è, quello invero è anche il corpo dell'uomo, poiché su di esso questi respiri vitali si fondano, essi non si estendono al di là di esso. Ciò che il corpo è nell'uomo, quello invero è anche il cuore dentro l'uomo, poiché su di esso questi respiri vitali si fondano; essi non si estendono al di là di esso.

La Gàyatri ha quattro piedi ed è sestupla. Di questa un verso del Rg-veda dice:

«Tale è la misura della sua grandezza, ma più grande ancora è l'Uomo». Tutti gli esseri formano un quarto di lui, tre quarti - l'immortale nel ciclo. Ciò che si chiama Brahman, quello invero è anche lo spazio fuori dell'uomo; ciò che è lo spazio fuori dell'uomo, quello invero è anche lo spazio entro l'uomo; ciò che è lo spazio entro l'uomo, quello invero è anche lo spazio entro il cuore. Quello è il pieno, l'immutabile. Chiunque conosca questo ottiene buona sorte, piena e immutabile. CU III, 12,2-9

Una delle parole tradizionali per Tatto fondamentale della preghiera è la concentrazione, e noi dobbiamo capirla nel modo più preciso. L'uomo di preghiera, entro e attraverso la sua concentrazione spirituale, veramente concentra sempre più parti della realtà; egli condensa, per così dire, le particelle meno concentrate dell'universo che fluttuano intorno a lui così da ridurle alla loro essenza. Egli può farlo perché ha trovato il centro della realtà che gli permette veramente di concentrarsi, ossia di centrare i suoi mondi in un solo centro. Questo può essere fatto quando i tre centri, quello della realtà esterna, quello della realtà interna e quello dell'uomo stesso, coincidono. Il risultato è armonia e pace.

La vera preghiera è sempre un atto che abbraccia tutto in uno, il divino, l'umano e il cosmico
, cioè Vàdhidaivika, Yàdhyàtmika e Yàdhibhautika.

Questo è ciò che i differenti testi sulla Gàyatri ci dicono nei loro differenti modi.

La Gàyatri accompagna l'uomo non solo nel suo corso quotidiano, ma anche nei momenti più solenni della sua vita. Costituisce una parte importante della cerimonia di iniziazione. D'ora innanzi, avendo ricevuto il mantra dal suo maestro, il giovane avrà il diritto di pronunciarlo e così di partecipare al mondo spirituale che lo unisce a tutti gli altri che lodano e adorano Dio attraverso le parole vive di questa preghiera cosmica. Molti sàstra hanno indicato come deve essere recitata la Gàyatri. Ogni giorno lo studente della sacra conoscenza dovrebbe alzarsi all'alba e recitare la Sàvitrì (come è spesso chiamata la Gàyatri) finché vede sorgere il sole e all'imbrunire, seduto, recitarla finché scorge le stelle. Un altro sàstra aggiunge che, volgendosi a est alla fioca luce del mattino e a ovest di sera, si può controllare il respiro mentre si recita la Sàvitrì cento volte. Queste e altre ingiunzioni tendono ad armonizzare cuore e mente con le energie cosmiche. Il canto della Gàyatri all'alba purifica dai peccati della notte precedente e la preghiera serale del mantra purifica dai peccati commessi durante quel giorno.



La Gàyatri è un simbolo completo della luce
. È certamente molto più dell'epifania della luce; è la luce stessa quando la recitazione è una vera preghiera, un'assimilazione e un'identificazione con ciò che si prega. Ogni verso sottolinea un aspetto della luce: lo splendore glorioso dell'Ultimo, la sua radiosità interna, cioè la luce increata (verso 1); la luce che crea, la luminosità comunicativa del Sole increato, Savitr, lo splendore del Dio vivente che illumina ogni cosa (verso 2); e, infine, l'incidenza della luce divina sui nostri esseri, e in particolar modo sulle nostre menti, rendendo noi stessirifulgenti e trasmettitori della stessa rifulgenza e convertendoci in luce: luce da luce, splendore da splendore, uno con la sorgente della luce, non in una pesante identità ontologica, ma in una "luminosa" identità di luminosità, totalme nte trasparente - àtman-brahman (verso 3).

[Abbreviazioni: RV – Rig Veda; av - Atharva Veda; BU - Brhadàranyaka-upanisad;

CU – Chanddogya Upanisad. ]

(Tratto da: Raimon Panikkar – I Veda - Mantramanjari – Testi fondamentali della rivelazione Vedica) 



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