11 luglio 2021

A me piace sentire le cose cantare | Il dono poetico nella vita quotidiana


Che cosa è il dono poetico? È la nostra natura essenziale, canto della vita, silenzio della persona.

Ha a che fare con il Respiro. E con il ritorno alla Natura, che è il ritorno a casa, la vera casa. 
Potremmo vivere senza mangiare, ma non senza respirare. 
Un respiro spirituale, oltre che fisiologico.
Nel respiro spirituale l'accento è posto sui due momenti di sospensione al finire dell'ispirazione e dell'espirazione. L'importanza delle pause, nel fare sempre promiscuo dell'attività intenzionale.
La sospensione che rivela, la pausa che crea il ritmo giusto.
"Non di solo pane vive l'uomo".
L'importanza dell'ascolto senza nulla a pretendere, senza nulla sapere e voler comprendere. Nell'assenza del respiro distratto, una sosta leggiadra che, sempre, si situa spontanea nei momenti di stupore quieto e di meraviglia gratuita, nei momenti in cui si compie una evidenza senza sforzo.

Ciò che è evidente, non necessita di spiegazioni.
La vita è evidente, non riusciamo più a sentirla?


 Il dono poetico restituisce l'esistenza alla vita. 

Ritorno alla Natura, l'amore è contemplazione
Contrada Ricciola, Recanati
http://www.ritornoallanatura.bio/

Nel dono poetico, che è visione e sguardo libero da appigli, il respiro torna alla sua origine.
È una grazia che si rinnova.
Un respiro primordiale con ritmi completamente diversi da quelli imposti dalla struttura schematica di un corpo-mente abitato da condizionamenti.
Si ritorna ad abitare un corpo libero.
Una corporeità che pulsa nella radianza, una incarnazione di poesia.

"Avviene la liberazione di energie in un ascolto libero da concettualizzazioni, in un domandare libero da urgenze anedottiche che  per lo più nascono dall'agitazione".

Una energia liberata, nell'ascolto privo di intenzioni, di versi poetici ad esempio, può promuovere due possibilità: "domande o necessità di spiegazioni che colpiscono la nostra cerebralità distogliendo dalla sorgente. Oppure questa energia, attraverso l'ascolto silenzioso, si dissolve nel retro della testa in un silenzio cosciente".

"Il dono poetico è di poter leggere  unicamente seguendo una linea senza riferimento, senza portare giudizio, che sia conveniente o meno, ci ritroveremo senza riferimento. In una lettura completamente libera non resta nulla. Da questa assenza può sgorgare una certa attualizzazione, un certo sguardo verso la vita, un certo sguardo verso il corpo".

Io imparo a vedere … sussurrava il poeta Rilke, e ancora: "Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada". 
E non bisogna saperlo. Sentirlo sì. 

Citazioni tratte dal libro di Erci Baret "Lasciar libera la luna"


Ho sempre colto qualcosa di sacro nel non sapere cosa dire circa le mie poesie.
Esse stesse mi colgono di sorpresa, dopo che mi sono data alla loro origine in promiscuità con l'amante silenzioso, il riposo è necessario.
Come tirare i remi in barca, e lasciare la deriva quieta nella direzione del ritorno. È un atto senza difese.
Dare spazio alla realtà propria di un momento ingiustificato. Magari mi commuovo, questo sì.
È lo sguardo che parla, pupille introiettate nel vuoto senza risposte. È solo la domanda che resta, vibrante sinfonia di fondo, pagina bianca ricapitolando l'impronunciabile.
Ma ho imparato le sillabe che sostengono il moto della vita, e la poesia che tiene il mio corpo unificato al ritmo universale.
Su questi accenti, ancora ho qualcosa da dire. Anzi, da dare.


Chiunque senta una risonanza, per un viaggio di  consapevolezza che include poesia, yoga e meditazione, può contattarmi a questa email: ilmestieredeldare@gmail.com





"E' la poesia che inventa i poeti 
e non i poeti che inventano le poesie.
La poesia sogna i poeti." 

A me piace sentire le cose cantare.
Foto CECILIA MARTINO
Location Ritorno alla Natura,  Contrada Ricciola, Recanati
http://www.ritornoallanatura.bio/

"Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre così chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l'inizio e là è la fine.
E mi spaura il modo, lo schernire per gioco,
che sappian tutto ciò che fu e sarà;
non c'è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con Dio.
Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
A me piace sentire le cose cantare.
Voi le toccate: diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose".

(Rainer Maria Rilke)



Ritorno alla Natura,  Contrada Ricciola, Recanati - 3 luglio 2021
http://www.ritornoallanatura.bio/




17 maggio 2021

L'illusione di avere una missione nella vita - Achhan Sumedho


Ora, quanti di voi sentono di avere una missione da assolvere nella vita?

Qualcosa che dovete fare, un qualche compito importante che Dio o il destino vi ha affidato? 

Accade spesso che una persona si faccia prendere dall'idea di avere una particolare missione da svolgere.

Chi sa semplicemente accontentarsi del modo in cui stanno le cose, di non essere altro che un corpo che respira, che è cosciente, e cresce, invecchia e muore? Possiamo praticare, rispettare i precetti morali, comportarci bene, rispondere ai bisogni e alle esperienze della vita in maniera consapevole e saggia, ma nessuno di noi deve fare nulla. Non c'è nessuno con una missione da svolgere, nessun eletto da Dio, nessuno di noi è un santo, un avatar, un tulku, un messia o maitreya, e neppure una persona.

Persino se pensate: "Io sono un nessuno", sbagliate. Anche essere nessuno significa essere qualcuno in questa vita. Si può essere orgogliosi di non essere nessuno come di essere qualcuno, e altrettanto illusi nel proprio attaccamento all'essere nessuno.

Ma, qualunque cosa possiate credere, di non essere nessuno, di essere uno che ha una missione, di essere un peso e un fastidio per il mondo, insomma qualsiasi cosa, sempre e comunque c'è la conoscenza che permette la cessazione di tale modo di vedere.



Le opinioni sorgono e cessano, non è così? "Io sono qualcuno, una persona importante, uno che ha una missione nella vita": questa opinione sorge e si estingue nella mente. Osservate l'estinguersi dell'essere una persona importante come dell'essere nessuno o quello che sia: tutto finisce, non è così? Tutto ciò che sorge cessa: per cui, non c'è attaccamento all'idea di di essere uno che ha una missione o all'idea di essere nessuno. C'è la fine di tutta quella massa di sofferenza: la sofferenza che è nel dover svolgere qualcosa, diventare qualcuno, cambiare qualcosa, mettere tutto a posto, liberarsi di tutte le proprie lordure o salvare il mondo. Anche gli ideali più alti e i pensieri migliori possono essere visti come dhamma* che sorgono e cessano nella mente.

A questo punto potreste pensare che questa è una filosofia della vita arida e sterile, e che c'è molto più cuore e sentimento nell'essere uno che vuole salvare tutti gli esseri senzienti.

Le persone dotate di spirito di sacrificio che hanno la missione di aiutare gli altri e un compito importante da svolgere hanno l'ispirazione a farlo. Ma quando osservate questo come dhamma, vedete le limitazioni delle ispirazioni e la loro cessazione. A quel punto, anziché esserci qualcuno che deve fare o diventare qualcosa, c'è il dhamma di quelle aspirazioni e azioni. L'intera illusione è lasciata cadere e ciò che resta è la purezza della mente. Perciò la reazione all'esperienza viene dalla saggezza e dalla purezza anziché dalla convinzione personale di una missione da svolgere con il suo senso di sé e tutte le complicazioni connesse con l'intero schema dell'illusione.


Riuscite a credere in tutto ciò? Riuscite a fidarvi del semplice lasciar andare ogni cosa e cessare di essere chiunque siate e di avere una missione e di dover diventare chissà chi? Riuscite a credere veramente in questo, o lo trovate pauroso, arido o deprimente? Forse volete realmente l'ispirazione. "Dimmi che va tutto bene; dimmi che mi ami veramente, che quello che sto facendo è giusto …"

Ciò che vi sto mostrando è cos'è l'ispirazione in quanto esperienza. E' idealismo. Non è per volerla liquidare o giudicare in alcun modo ma per riflettervi su, per riconoscere cosa essa è nella mente, e come facilmente possiamo essere illusi dalle nostre idee e dalle nostre nobili opinioni. E vedere quanto insensibili, duri e spietati possiamo essere con il nostro attaccamento alle nostre opinioni sull'essere caritatevoli e sensibili. 

È qui che occorre esaminare veramente il Dhamma* 

Riflettete su questo: per quanti segni di vite  passate possiate aver avuto, per quante voci da Dio o messaggi dal cosmo o qualunque cosa abbiate ricevuto, nessuno nega queste cose, o afferma che non siano vere, ma sono impermanenti. … 

Stiamo meditando su di esse come sono in realtà: sorgono e cessano. 

[...] 

Tutto è Dhamma. Non solo le cose che vediamo con gli occhi fisici, ma anche quelle che vediamo con la mente. Un pensiero nasce, si trasforma e svanisce. E’ nama-dhamma, una semplice impressione mentale che nasce e svanisce. Questa è la vera natura della mente. In una parola, questa è la Nobile Verità del Dhamma. Se non si guardano e non si osservano le cose da questo punto di vista, non si vede veramente! (Achhan Sumedho)

Quindi,
le nostre missioni nella vita sono le risposte, ma non alle esperienze della nostra vita: sono risposte assolutamente non personali. Non si tratta più di me, con una missione per cui sono stato scelto specificatamente dal cielo su tutti gli altri. Tutto questo modo di pensare viene abbandonato. E che io salvi o no il mondo e migliaia di esseri … non è per l'illusione di essere una persona che ciò può accadere, ma per una naturale risposta che viene dalla saggezza.

In questo io credo … Il vero credere e avere fiducia nel Dhamma, nel semplice aspettare, senza essere nessuno né diventare nulla, ma solo capace di aspettare e rispondere. E se non c'è niente di importante a cui rispondere, solamente aspettare; con in mano una tazza di caffè, osservare la pioggia, il tramonto, invecchiare, assistere al trascorrere degli anni, … alle esaltazioni e le depressioni, gli alti e i bassi, dentro la mente o fuori nel mondo. E c'è la risposta: perché quando abbiamo energia, intelligenza e talento, sempre la vita viene a chiederci di risponderle in maniera retta e compassionevole, cosa che siamo pronti e ben contenti di fare. …

Ma non si tratterebbe di una missione: non sarei io che faccio qualcosa. … A quel punto, la risposta alla vita sarebbe chiara e utile, perché non deriverebbe da me come persona, nè dalle illusioni dell'ignoranza che condizionano le formazioni mentali.

Si osserva l'irrequietezza, la meccanicità, l'ossessività della mente e la si lascia cessare. Lasciamo andare tutto e tutto cessa.

* Forse è utile ricordare che dhamma (nel presente libro con la minuscola) significa "cosa", "fenomeno", come parte dell'universo (non come appartenente a una persona). Il Dhamma invece (con la maiuscola) si riferisce agli insegnamenti del Buddha e alla visione profonda della realtà umana.

(Tratto dal libro "Così com'è - Discorsi sul "lasciar andare" e sul "non sé")



Altri spunti sulla Via diretta, non dualismo Advaita


La persona non può amare - Voler essere amati è un concetto (Eric Baret)


State dove siete, non cambiate nulla! Jean Klein e la non-direzione



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22 aprile 2021

Wesak: un messaggio fuori dal tempo


Non c'è manifestazione divina più pregnante, utile, appropriata e incarnata che  non sia già dentro di noi. 
Qualsiasi divinità a cui dovessimo rivolgere lo sguardo estranei dal nostro mondo interiore, dalla presa di coscienza e dall'apertura della nostra sensibilità intuitiva, rimarrebbe solo un'immagine astratta e decontestualizzata destinata prima o poi a deludere chiunque vi abbia riposto il senso della vita o della propria spiritualità.

Buddha, Cristo, Krishna, Babaji - l'anima dei grandi maestri illuminati che si evoca durante il Wesak (ne ho scritto dettagliatamente in questo post) - dimora ovunque ci sia una presa di coscienza. Non serve andare sulle cime dell'Himalaya, se non si è disposti a dissodare le radici della propria interiorità.

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È un messaggio di grande liberazione questo, uno dei lieti auspici che mi sembra possa rinnovare ogni giorno, e soprattutto renderlo concreto e sempre attuale, il principale monito del compassionevole Buddha così come il Wesak intende celebrarlo: Ricorda chi Sei! SAMASATI! Non ha mica detto "ricordati di me" anzi… "Se incontri Buddha uccidilo" è un'altra delle provocazioni lungimiranti della spiritualità che va dritta al sodo.

Fintantoché non saremo svegli alla comprensione della realtà che ci inganna e di quella che ci salva - frutto di sincera indagine personale - delegando a rituali privi di anima e a intercessioni sterili l'unico "lavoro" che ci viene richiesto (Ricorda chi Sei!), non svilupperemo tutto il grandioso potenziale di vita che ci sostiene, una vita pienamente vivibile, nella sacralità della nostra natura di esseri umani. Anzi, di essere umani


L'umanità alla ricerca esasperante di dio, di spiritualità e di visioni alternative, ha in seno alla sua stessa etimologia, il segreto della vera nascita: Umanità, appunto.
Un solo essere umano risvegliato dal sonno dell'ipnosi dei condizionamenti dell'inconscio collettivo e del suo stesso egocentrismo -  e dunque amorevolmente versatile alle gioie e ai dolori della vita così com'è - vale più di migliaia di seguaci, fedeli, religiosi, spiritualisti, ricercatori della verità rinchiusi nelle loro stesse definizioni.
L'uomo dovrebbe ritrovare l'uomo prima di cercare un fantomatico dio! Prendere la lanterna della propria Coscienza e, come Diogene, cercare ciò che nel profondo lo rende unico, unico tra gli esseri senzienti, capace di quella tensione trascendente che non esclude, anzi implica, la vocazione primaria di un cuore saggio, nobile perché vulnerabile, vitale perché sensibile. 

Non c'è celebrazione più autentica che guardare alle proprie situazioni di vita con umiltà e pazienza, con coraggio e fiducia, con apertura, disponibilità e gentilezza, con curiosità e autonomia di pensiero, con presenza di spirito e voglia di cambiare, ma di cambiare veramente. Di cambiare prospettiva e dimensione coscienziale, avere nuovi occhi e, finalmente, tornare ad Essere. Tutt'uno con ciò che è, anima e corpo.

Concludo con alcuni versi del Dhammapada, la via della libertà, il testo fondamentale del buddismo che, come ogni testo di sapienza antica rivelata, racchiude una saggezza interreligiosa universalmente valida. 

Il grande mistero della vita è uno soltanto, ci accomuna eppure ci rende unici,  testimoni partecipi di ogni respiro di esistenza. Un tesoro di inestimabile valore custodito dentro di noi, e dopo di noi. "Non veniamo al mondo per diventare vecchi, ma per incontrare l'infinito". 

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9

Non hai una vera dimensione spirituale se la tua mente non è tranquilla, se non sei capace di sincerità, se non hai consapevolezza. 

10

La mente è tranquilla e libera da pregiudizi, ti comporti con equilibrio, sei sincero e consapevole: questa è la spiritualità. 

11

Se ti concentri sulle cose inessenziali e trascuri l'essenziale, non riesci a scoprire la tua vera natura e sei in balìa dei desideri degli altri. 

80

I contadini incanalano l'acqua, gli arcieri raddrizzano la freccia, i falegnami piegano il legno, l'uomo saggio lavora su di sé. 

106

Migliaia di sacrifici rituali, mese dopo mese, per cento anni, non valgono un minuto di rispetto per chi ha realizzato se stesso. 

181

Anche gli dèi invidiano il tuo risveglio: sei consapevole, t'impegni nella meditazione, sei saggio, sei felice nella serenità di chi lascia andare le cose. 







"Come possiamo seguire questa strada che va oltre i limiti delle nostre facoltà logico-razionali? Come possiamo trovarla quando le ideologie cominciano a crollare, quando cominciano a non supportare più l'energia vitale, quando non sono più punti focali di questa energia? Possiamo farlo nella misura in cui ritorniamo all'ascolto profondo, nella misura in cui ritroviamo questa capacità di ascolto per accedere finalmente all'interno di quel luogo, di quello spazio, di quella dimensione sensibile che è propria del sentire. Dove c'è sentire c'è coscienza, e nell'accogliere questa coscienza entriamo nella sacralità del vivere, nella sacralità dell'esistenza. Ogni qualvolta si nega la voce del cuore si soffre, e per eliminare questa sofferenza è necessario tornare all'ascolto della voce del cuore saggio." (Mario Thanavaro)





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13 aprile 2021

Voci poetiche | Sorgente


In serbo per chi si reca alla Sorgente c'è il sorgere del sole.

Sorgente, che Sorge, azione non conclusa bensì in essere. In Essere sì. 
Sorgente, il sostantivo : luogo da cui sgorga qualcosa e centro propulsore dello stesso sgorgare.
La fonte, parola che disseta.
Sorgente, il participio presente: verbo aperto, dichiarante un'abbondanza che nasce, l'agente della nascita, del sorgere, o risorgere.
Allude sempre al sole il linguaggio vibrante che osa parlare di Dio, Dio non come un oggetto (nemmeno di devozione, quello sarebbe solo un concetto) ma come una Direzione.
Ha sempre a che vedere con una scelta, sapere dove dirigere lo sguardo. 
Sapere è vedere, sorgere è visione, sorgente è la fine della sete.
È gioia sorgiva.

Il Rig Veda poeticamente fa riferimento al movimento del ricercatore devoto delle verità spirituali come a una crescita luminosa sino allo stato più elevato dell'essere, grazie all'azione della luce risplendente del sole divino della Verità, di 
"quel Sole di Verità che sta nascosto nelle tenebre" della ignoranza. 
Non sapere (avidya, ignoranza) non fa scorgere la luce della Sorgente. 
Tornare alla sorgente evoca meravigliosamente un ritorno a casa, alle origini, là dove tutto è unito e l'acqua è fluttuante, pura, trasparente, sorgiva, non ancora diramatasi nella molteplicità dei tortuosi sentieri. 
Ma la Sorgente è sempre lì, fresca radura dove prendere rifugio con gentile disponibilità di cuore. Sempre a disposizione, un non luogo a cui l'anima è intimamente prossima, immersa in ricordi che esulano dalle memorie storiche. Che esulano dalle credenze incise sulla pelle. 
È la fine di ogni dramma personale, il perno di un eterno momento di animazione, anima in azione, a riposo nel brodo cosmico, a riposo nella mondanità come cosa tra le cose, semplicemente a riposo. 

Instagram @ceciliaisha




La sorgente - Antonia Pozzi

Al tuo monte
che il vento esilia
dietro siepi di gemme chiuse
risali in sogno:
vinci a strappi il tuo peso tra le pietre.

E nasci
vena bianca nell'attimo d'azzurro,
nudo canto proteso
oltre le nubi
mute.

Ma cada un raggio – ed è risveglio:
in terra
muore a singulti la tua vita effimera.

Acqua di stagno
ti spaventa – ora – la voce
ridestata del vento,
lento ti beve
il sole
tra le canne sconvolte.





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08 aprile 2021

Voci poetiche | Avere presente

Non fissarti su ciò che vorresti fare accadere, ma osserva ciò che vuole succedere attraverso di te.
C'è sempre un più esteso piano nello stato di grazia, nessuno rimane nessuno, resta nessuno ed è la più grande benedizione.
Un punto di fuga in prospettiva non ammette prigionieri, è un inizio senza fine, un moto, un verso, una direzione. La strofa di un momento pieno.
Rimanere ai margini del nulla, e del mondo inventato, quale liberazione!
C'è una realtà più onesta e integralmente viva, se ci si arrende all'evidenza sensibile di impermanenze preziose, delicate caducità dal suono corroborante.
Hai presente la fioritura dei ciliegi?
Ci sopravanza sempre l'eterno, eppur cadiamo. Perché i frutti maturi cedono la gravità alla Terra, che è madre e mentore, pietanza di fermenti quotidiani.
Ciò che cade ha sempre presente il cielo, ne è intriso, altrimenti non potrebbe cadere. E la sua caduta è una danza con il timbro dell'accadimento spontaneo.
Accadere, cadere, caducità.
Avere presente, sì. Perché è l'unica cosa che abbiamo ed abitiamo, ed è un dono.
Hai presente qualcosa che ti sta a cuore?
È il segreto di ciò che realmente Sei.
Un passo ulteriore, avere presente e basta, perché basta davvero. Non tutta l'attesa davanti e non tutta la memoria indietro. All'appello della vita si risponde sempre e solo: Presente! 

DOVE IL CORPO VIVE: 17 SPUNTI SENSORIALI PER INCARNARE PRESENZA


COME ATTUALIZZARE LA POTENTE VISIONE POETICA DI RILKE - ELEGIA VI - IL "PURO SEGRETO" DEL FICO


Instagram @ceciliaisha




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