Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post

20 febbraio 2022

Il simbolo del pettirosso | Un focolare sempre acceso nel cuore



Se stai leggendo queste righe, in qualche modo ti stai parlando con la visione del pettirosso, volatile dal fulvo piumaggio simbolo dell'inverno più freddo dentro cui non perdere mai speranze di una nuova crescita.


Quando nelle fredde giornate invernali un pettirosso fa capolino tra foglie e spirali di venti astrali, un messaggio di forte auspicio può cogliere un paziente sguardo in viso.
Il petto rosso e dai colori caldi, in pur esili piumaggi, è un invito fedele a conservare - in così gelidi inverni inevitabili nel ciclo delle stagioni di vita naturali - accesa la fiamma del cuore, il divino anelito spirituale che scalda e mai incenerisce chi, di grazia, il focolare celeste mai abbandona.
Anche quando soffiano venti freddi che intirizziscono le membra, gelando il sangue con dolori, tristezze e strani presentimenti, quasi un interminabile letargo che lascia muti e intimiditi al cospetto di naufragi improvvisi della coscienza addormentata, anche quando il torpore spegne o rallenta le fiammate entusiastiche di aurore giovani e promettenti, anche quando si approssima il saluto a forme care che non si possono più trattenere 

… saltella a scatti il pettirosso, come un fiuto di passaggio, l'odore di un camino acceso, la voce del cuore impregnata di una fedele promessa di vita nuova. 

Brucia, brucia, brucia dal petto le ombre che sommergono questo passaggio, il minuto volatile dell'Opera in Rosso sussurra nel fortunato incontro per chi lo sa guardare, un'alchimia di anima e sangue che, solo passandoci attraverso, si può osare e persino - quando la voce si fa più chiara e il respiro terso - cantare. 



Cantare per chi sa intonare melodie non sempre comprese - il pettirosso difende il territorio con non poca ostentazione fiera e impettita, perché i tesori del cuore vanno custoditi.
Si narra che avere un pettirosso come totem richiami la necessità di esprimere il proprio canto, qualora si voglia una nuova crescita.  
Il canto del pettirosso inizia con un fischio aspirato e prosegue con un piacevole gorgheggio. Una profonda ispirazione battezza sempre l'inizio di qualsiasi cosa a fin di bene, a fin di qualsiasi compimento vitale, 
l'inspiro che precede lo svuotamento per lasciare andare lo smarrimento e seguire il ritmo del prossimo avvenire.

Prendere rifugio nel cuore più intimo del Sé. 

Mi sono fermata a lungo davanti a questo audace messaggero, un batuffolo di calore. 
Da una struggente tenerezza, e gratitudine per un conforto inatteso, hanno preso il sopravvento tali indicazioni poetiche.
A chiunque le legga, valga il verso che più gli sta a cuore. 
Date un motivo in più per esistere 
al vostro pettirosso interiore. 


… il freddo
Io penso al grande mistero che vive in te … " (Antonia Pozzi)


Porto Recanati 20 febbraio 2022



Leggi anche

Il simbolo del martin pescatore - Il tempismo perfetto della vita

A braccia aperte, come i cormorani 

Porto Recanati, 20 febbraio 2022




Antonia Pozzi, "Nel prato azzurro del cielo" con illustrazioni di Gioia Marchegiani


Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

21 gennaio 2021

Voci poetiche | A braccia aperte, come i cormorani

Porto Recanati, Gennaio 2021


Non sapevo nulla di loro, così come di tante altre "cose". 

Quelle cose che si è chiamati a vivere prima ancora di conoscerne i dettagli, i nomi e le forme. 

I cormorani sono una presenza costante da quando sono venuta a vivere a Porto Recanati, sì ora li chiamo cormorani perché dopo mesi di osservazione e contemplazione, ho indagato per conoscere meglio quei miei vicini di casa neri neri con il lungo becco a uncino. Non è che le informazioni aggiunte da tale conoscenza nozionistica abbiano cambiato qualcosa alla nostra relazione magica, fatta di distanze e profondità silenziose, io dalla riva, loro nelle alture in mezzo al mare… Si è piuttosto aggiunta una tenerezza nuova nell'aver estrapolato da alcune loro singolari abitudini comportamentali, un senso di adattamento impeccabile. 

Aprono le ali compiendo micromovimenti prolungati per scrollarsi l'acqua di dosso, non essendo il loro piumaggio impermeabile. Non rimangono a lungo in quella posizione, ma la assumono spesso. In un certo senso preferiscono la frequenza alla durata… 

Ogni volta che li vedevo in quella posizione, mi si schiudevano visioni di croci celtiche e ringraziamenti mai vani, come qualcosa che si accoglie "a braccia aperte". Eleganti e sobri in quella postura di apertura sembrano sentinelle di presagi antichi e nuovi simultaneamente, portatori sani di pura presenza nella grazia dello stare in mezzo al mare, complici di brevi istantanee affidate a un vento chissà se bugiardo come le promesse da marinaio. 

Li chiamano anche corvi marini e con il corvo condividono la stessa sorte di essere considerati portatori di messaggi, ma non nefasti né oscuri, bensì colmi di fiducia e coraggio. Coraggio a fidarsi del vuoto, per l'esattezza - se di esattezza si può parlare quando si sfiorano i reami della immaginazione! Avevo appena effettuato un simile passaggio nella mia vita - lasciare una strada conosciuta ma ormai sterile, per inoltrarmi in un cammino colmo di mistero, seguendo una coerenza interna di cuore che ha scelto di andare e fare spazio, essere spazio, darsi alla luce, scoprire modi di esistenza più essenziali e incarnarli. 

C'è sempre da raccogliere nell'incontro tra sconosciuti…

Porto Recanati, Gennaio 2021


Questi cari pennuti ogni giorno mi hanno dato (e continuano a farlo) metaforicamente una pacca sulla spalla, un ghigno complice per non perdermi d'animo nel viaggio irreversibile di ritorno alla sorgente del mio vero intimo vivere. 

I cormorani che osservo dalla spiaggia, attendono ore sui loro piloni che affondano le radici nell'acqua e rivolti al cielo piumeggiano come ombre tremolanti di schizzi di luce. Sono pazienti i loro voli di supervisione, scompaiono nei giorni più tempestosi, riappaiono tra salsedine e foschia quando il richiamo di spumeggianti orizzonti sembrava averli inghiottiti per sempre.
Girovaghi eppure fedelissimi a una striscia di scogli che solcano in voli orizzontali a raso d'acqua ogni volta come fosse la prima volta, si muovono in solitaria difficilmente a stormi, bastanti a sé stessi come un giorno che non si ripete mai. 

A loro devo insegnamenti preziosi, come tutti quelli che si assorbono spontaneamente contemplando la natura il più a lungo possibile. Li traduco nel linguaggio a me più congeniale, quello poetico, e chissà che non vi giunga qualche fremito anche a voi se siete arrivati a leggere fino a questo punto. 


Ciò che è nero, non è oscuro.  È solo di un altro colore.

Non piove sempre sul bagnato. 

Essere impermeabili rende insensibili.

Scrollarsi di dosso ciò che è scomodo richiede più fatica se si protrae lo sforzo a lungo. 

Bastano piccoli movimenti dilatati nel tempo affinché qualcosa cambi. 

Gli ostacoli non sono ostacoli, sono inviti a cambiare posizione.

L'equilibrio non si ottiene stando fermi, piccoli movimenti impercettibili

garantiscono la quadra. 

Ma non cercarli tu, con ostinazione. 

Goditi il panorama, il resto avviene da sé.

Non si vola solo con le ali. Si vola se si è leali. 

Fedeli agli spazi, ai tempi, agli orizzonti, 

si torna sempre dove c'è più nutrimento.

Essere volatili non sempre vuol dire essere inconsistenti. 

La leggerezza è una piuma che si può scegliere di indossare.

Non tutto ciò che è visibile, nutre.

Non tutto ciò che è invisibile, non esiste.

Bisogna scomparire ogni tanto, e non darsi delle arie.

Darsi all'aria, piuttosto.

Non sempre si è da soli, ma soli.

E si splende, anche tremando. 


Porto Recanati, Gennaio 2021

Un altro incontro avvenuto tra le meravigliose rive della "mia" spiaggia, molto più fugace e rapido, è stato quello con il Martin Pescatore di cui ho raccontato in quest'altro post: 


Il tempismo perfetto della vita



Instagram @ceciliaisha

Twitter @mestieredeldare

Facebook /ilmestieredeldare



"Te lo devo confessare: 

se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 

sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 

negli istanti profondi, senza tempo, 

rapinosi e perciò indescrivibili 

di questo divino guardare" 


(Rainer Maria Rilke) 


Walden
La disobbedienza civile
€ 10,50

La Saggezza del Tao
Come cambiare modo di pensare per vivere meglio
Voto medio su 5 recensioni: Buono
€ 19,60

eBook - Tao - 100 Gocce di Saggezza
€ 4,99

Dionidream - Tutta l'Energia della Natura
Un metodo per guarire te stesso riattivando il tuo potenziale naturale
Voto medio su 88 recensioni: Da non perdere
€ 22,50

L'amore è uno Straniero
€ 10,00

07 novembre 2020

Il simbolo del martin pescatore | Il tempismo perfetto della vita



Se stai leggendo queste righe, in qualche modo ti stai parlando con la visione del martin pescatore, lucente volatile dal tempismo perfetto... 


Apparsomi oggi come miraggio in un luogo a dir poco inusuale per questo volatile, ne traggo meraviglia e stupore concedendo spazio al canto del richiamo animico di cui ogni cosa è intrisa. A me piace chiamarla poesia naturale della vita. Inizio dal racconto estemporaneo dell'incontro, così come l'ho trascritto poco dopo essermi nutrita della sua bellezza impermanente.




















È appena accaduta una cosa bellissima. 
Il volo planato di un martin pescatore sulle onde vicino alla riva ha incrociato il mio sguardo mentre andavamo nella stessa direzione… Il mio sguardo per la verità è stato attratto da un luccichio azzurro splendente quasi fosforescente, un blu intenso come brillante di sole, sulla cresta dell'ondeggiare del mare. Questione di istanti e ho compreso essere un volatile, un uccellino sì, ma il suo ritmo era qualcosa di straordinario, sembrava tamburellare nel vento veloci istanti di gioia. Non sono riuscita a staccargli gli occhi di dosso fino a quando non si è adagiato su uno scoglio in lontananza (lo stesso dove mi sono adagiata anche io dopo "la visione") per poi scomparire definitivamente. 
Poteva sembrare un colibrì per la velocità del batter d'ali…
Attonita e colma di stupore, mi sono fermata più a lungo in quel tratto di spiaggia dove mi ha voluto far visita questo essere meraviglioso, in sé stesso bello e pieno di grazia nella sua parte visibile, e pure tanto prodigo e impeccabile nel suo aspetto invisibile con il quale il mio respiro sta ancora dialogando.
Niente accade a caso, e il tempismo di un incontro, specie se così straordinario non può passare inosservato. Non per me, almeno.
I luoghi di natura e gli spiriti della natura sono benedizioni e nutrimento costante.
Incontro straordinario perché il mare non è esattamente il luogo di appartenenza del martin pescatore, piuttosto laghi, fiumi e torrenti… Probabilmente era di passaggio tra i fiumi Musone e Potenza che abbracciano il territorio di Porto Recanati.
Chissà.

"Eccomi sono qui per te" , cinguetta quel nobile esserino dal piumaggio del mio colore preferito, a cui fa eco lo stupore muto del mio rispondergli "eccomi, sono qui per te".
di tempismo poeticamente "parla" il martin pescatore
Il suo canto di prosperità e abbondanza, gioia e spensieratezza, buona fortuna e ispirazione potenziata, dono della visione, nuovo inizio.
Più che estasiata, riconoscente alla vita in ogni gesto di insensata bellezza ci vedo il coraggio di vivere per davvero.  

"La dimora nella propria vera natura, simile a una fiamma di conoscenza, dopo aver completamente abbandonato gli oggetti sensoriali, è chiamata lo stato naturale." 
(Ramana Maharshi) 


IL BERSAGLIO E LA MAESTRIA DELLA PAZIENZA

Ciò che contraddistingue questo meraviglioso uccello è, oltre all'evidente piumaggio dalle tonalità azzurre-turchesi-blu (puoi approfondire qui sul simbolo del blu)  così lucente da essergli valso l'appellativo di "uccello che brilla", la sua capacità di pescare in maniera decisa, diretta, impeccabile la sua preda, tuffandosi a capofitto nel momento esatto, opportuno e funzionale allo scopo. Né prima né dopo. Tempismo perfetto, un bersaglio che fa pieno centro. Ecco perché fin dai tempi antichi questo uccello veniva considerato simbolo di abbondanza intesa come opportunità. 

Cogliere tempestivamente opportunità che si presentano non vuol dire sforzarsi compulsivamente per ottenere qualcosa, ma perfezionare il tiro, la visione, la mira e il giusto momento di agire verrà spontaneamente. A voler andare ancora più in profondità, non c'è nulla da perfezionare: nello stato naturale vige sempre l'armonia, la ritmica più funzionale al momento presente, senza tentennamenti. Il perfezionamento è un concetto anch'esso, e nella sua estensione di "perfezionismo" sappiamo quanto possa essere deleterio e contropoducente. Il martin pescatore non sbaglia un colpo perché è connesso al momento presente in tutto e per tutto. Si potrebbe dire che è un buon osservatore e sa attendere il momento più opportuno, dote rara la pazienza per la specie umana, molto sviluppata invece nel mondo animale e vegetale. 
Ecco, il martin pescatore lo vedo simile a un tiratore Zen di arco che  fa centro con quell'unico gesto giusto di cui gli arcieri Zen dicono: "un colpo, una vita".





La danza a pelo d'acqua a cui ho assistito stamattina, pareva soffiarmi nel petto la leggerezza del "tuffati senza paura nella vita che sei, abbi cura di splendere e affina la visione, il resto verrà da sé, sii pazientemente vigile".
Il volo è a scatti, rapido e deciso, ma a tratti quasi immobile (magia di ritmiche di cui la natura è suprema maestra), uno  stazionamento in aria che viene definito "volo a spirito santo".
Saltellare e balzare, con la grazia di una chiara visione e il coraggio nel cuore forse occhieggia - come solo il martin pescatore sa fare! - al "salto quantico" "salto coscienziale" "salto evolutivo" di cui tanto e forse troppo si parla? 
Certo è che la vista del martin pescatore è estremamente sviluppata dal momento che i suoi occhi possiedono due fovee (regioni della retina di massima acutezza visiva), una per la visione in ambiente aereo, l'altra in ambiente acquatico. 
Questa sua capacità di transitare tra i tre mondi (aereo, acquatico e terrestre) ne fa anche un simbolo sciamanico molto potente. Richiama l'abilità di dialogare con l'anima, con l'aspetto invisibile delle cose, con il Grande Spirito che tutto permea, richiamo all'equilibrio tra gli aspetti del divenire manifesto e il non manifesto, essere senza tempo. 


Di indole solitaria, diurna e sfuggente, difende il suo territorio con molta energia.
Quanto ci prendiamo cura del nostro ambiente interiore? Quanto "difendiamo" le necessità dello spirito, della vocazione, dell'anima?
Questo magico esserino dai colori sgargianti che saltella a volo di spirito santo ci sta ricordando parimenti l'importanza del radicamento
La cura del terreno interiore, del nido, il focolare dove tenere accesi i fuochi, il calore della vita, il fuoco alchemico della luce interiore. 


Io vengo dalla spina dorsale
delle farfalle,
e tu 
da dove vieni? 

(Franco Arminio)



Se sei arrivato, arrivata fino a questo punto della lettura, concediti ancora qualche momento di pura bellezza per nutrirti con le vibrazioni di queste parole, forse ti "appartengono" più di quanto immagini in questo preciso momento, oppure no. Fanne ciò che più ti è utile, oppure spicca il volo, come farebbe l'impeccabile martin pescatore. 
Prima di tutto, fermati solo il tempo di chiudere un momento gli occhi, prendi un respiro profondo, rilassati e leggi, ascolta il canto e non cercare di capire niente. E' tutto perfetto. 


"La Poesia è fatta per risvegliare la vita che sonnecchia nella gente.
Dare risposte poetiche alle situazioni di vita non vuol dire non avere più problemi, ma i problemi non saranno più visti come tali.
È un cambio di visione. 
È una vita senza filtri". 

Se vuoi, continua a leggere: 


"io vengo dalla spina dorsale delle farfalle, e tu da dove vieni?
Porto Recanati, 7 Novembre 2020


Instagram @ceciliaisha


"Te lo devo confessare: 
se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 
sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 
negli istanti profondi, senza tempo, 
rapinosi e perciò indescrivibili 
di questo divino guardare" 

(Rainer Maria Rilke) 




Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

Consigli per la Pratica Spirituale
€ 10,00

22 giugno 2017

Marocco Chellan, le cicogne non portano solo bambini

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO

Simbolo di rispetto per i genitori anziani, emblema del viaggiatore, ispiratrice di fertilità e di nuova vita, la cicogna è un elegante trampoliere che non è facilissimo incontrare. Eppure, nel mio ultimo viaggio in Marocco, ha voluto farmi visita, inaspettatamente e in un modo molto spettacolare. 

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO


Più che una cicogna, sono intere famiglie quelle che si incontrano nel sito archeologico di Chellan, a Rabat. Una colonia sedentaria a molto estesa di cicogne bianche (Ciconia ciconia), comprensiva di 75 nidi all'interno del sito e 25 nidi all'esterno, in prossimità della muraglia. Tutti i nidi sono localizzati nella parte sud del sito. Questo può essere spiegato dal fatto che la parte nord è maggiormente esposta agli imprevisti climatici. Oltretutto le cicogne preferiscono nidificare dentro una colonia raggruppata con nidi il più possibile vicini l’uno all'altro. 

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO

L’effetto sorpresa è anticipato dal suono – simile a una bacchettata nel vento – che si sente echeggiare non appena si varca la soglia del sito, poco prima di accedere all'area archeologica vera e propria camminando tra il verde della vegetazione rigogliosa. Aguzzando la vista si iniziano a notare le sagome delle cicogne disposte sui cucuzzoli dei minareti e nelle parti più alte delle rocce rupestri. Un colpo d’occhio incredibile e non ci vuole molto affinché l’attenzione sia catalizzata molto più su di loro che sul sito archeologico in sé. Sono i custodi del luogo in tutto e per tutto, se ne percepisce la padronanza, la spavalda potenza che diviene bellezza di giravolte e impicchiate nel cielo mentre svolazzano con aperture alari considerevoli.
Ti spronano a guardare in alto, tutti i visitatori lì presenti sono a testa in su, è irresistibile il richiamo.


Ti spronano a guardare in alto
, eccola la prima formula magica che arriva!

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO


Informandomi, a posteriori, sul significato e sulle leggende legate alla cicogna, scopro che – al di là del più noto legame con i bambini, la natività etc. – ce n’è uno ben più radicato nello spirito di questi volatili: fedeltà di coppia e rispetto per i genitori.

Genitori, avi, antenati. La spina dorsale di tutte le creazioni in vita che non si può evitare di affrontare, prima o poi… Che ci abbiano consegnato in eredità traumi, ferite, gioie e talenti, a loro dobbiamo inchinarci, benedicendone l’origine suprema: la Grande Madre generatrice di vita. Cicogna, sacra a Era e a Giunone, dea della maternità, delle donne assistite durante il parto. Cicogna, accanita distruttrice di serpi e, come tale, simbolo di alta virtù. 



Ma soprattutto, Cicogna, animale compassionevole: la pietas verso i genitori anziani e incapaci a badare a se stessi sostiene le sue nidificazioni e migrazioni, in primavera, periodo della rinascita della natura e della vita. Lo stesso nome “cicogna” in ebraico suona “chassìd”, letteralmente tradotto come “pietà”. Si narra che, durante i lunghi viaggi di trasferimento dai paesi più caldi verso il Nord, le cicogne portassero su di se i parenti vecchi e deboli. Sarà per questo che, tra l’altro, il loro volo somiglia ad un angelo. Gli Egizi usavano la cicogna per simboleggiare un uomo che ama il padre. Nella Roma antica era chiamata lex ciconiaria (“legge cicogna"), la disposizione che obbligava di prendersi cura dei propri genitori.

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO



"Fra gli uccelli, la cicogna dà mostra di un elevatissimo senso della giustizia. Essa nutre i propri genitori sin da quando le sono spuntate le ali, e non si propone altro scopo se non quello di contraccambiare a sua volta i benefici di coloro che l'hanno beneficata" .
(Filone di Alessandria)

Genitori, avi, antenati… oh come risuona l’eco dell’anima selvaggia che scardina radici prima ancora di saper volare! Per guardare in alto non si può evitare di immergersi nel radicamento fertilizzante che tra origine dalle parti più scomode, spesso perché dolorose, del nostro passato più ancestrale: nutrimento psichico ereditato dall'albero genealogico. L’Albero della Vita. Al quale dobbiamo riconoscenza, gratitudine, fiducia. Malgrado tutto. Un albero con radici e ramificazioni che sconfinano i territori noti e che ci uniscono all'Anima del mondo per sempre e da sempre. Mi sembra quasi di udirlo, il suono della gratitudine espansa all'universo! Il suono stridente dei becchi lunghi, diritti e aguzzi delle cicogne conferisce un ritmo al silenzio che spira, confortandomi. Percepisco codici che non mi so spiegare, in quegli strascichi acuti di vertigine alare, li lascio risuonare sorridendo fiduciosa a tutto ciò che ancora non comprendo. 


Chellan, Rabat - Marocco 2017 


Svetta in alto, in allineamento quasi perfetto con il sole, una cicogna che mi sembra un po’ più anziana delle altre, ha un piumaggio sotto al collo particolarmente pronunciato. Sembra una barba, e mi comunica timore reverenziale, compostezza, serietà e serenità. Mi fermo a guardarla, a contattarla, a respirarla, a fiutarla, l’alone del sole la rende ancora più attraente, magnetica, con un’aurea divina. Oh Zeus Zeus dai mille volti! Oh Buddha compassionevole! Sono pochi attimi di intensa meraviglia, finisco per scrutare l’emozione che incalza continuando a fissare la postura immobile di quel dio ignoto così audace da costringermi alla commozione, poco prima di andare via da lì. Ma cos'è che mi fa tremare?


Preferisco fare errori
nella gentilezza e compassione 
che miracoli nella cattiveria e durezza

(Madre Teresa di Calcutta)


Mi stavo congedando da un nido recondito fatto di risentimenti, incapacità di comunicare, paura di sbagliare. Mi stavo congedando da una Bambina ferita che, timorosa, guarda il Padre dal basso, lontano, quasi irraggiungibile. Mi stavo congedando dal tempo che “rimuove” per entrare in quello che “trasforma”, dalle sabbie mobili dell’irrequietezza al magma fluido e fluente della donna selvaggia con la pietà filiale non più come zavorra ma come trampolino. E la fertilità di quel momento di consapevolezza acuto e lancinante come un parto, non può che essere simile alla gestazione di un bambino. L’ultima domanda affiora, sorniona di corrispondenze polisenso: “Cicogna, me lo consegnerai maschio o femmina?”

La fertilità della Donna passa per l'inseminazione che proviene da forze, energie, elementi sottili appartenenti al mondo dell'invisibile e non solo a quello della "realtà quotidiana" (ma quale realtà poi? Ricordiamolo sempre). La "fedeltà di coppia" a cui lo spirito della cicogna allude, non può che iniziare dalla fedeltà verso se stesse/i che è capacità di ascoltarsi, di essere integre/i e integrali nel perseguire la propria essenza, missione dell'anima, mandato celeste o come si voglia chiamare quella "cosa" che più ci dà gioia e ci permette di esprimere al meglio la nostra creatività. Una nuova vita (in senso metaforico e letterale) non può che iniziare dall'atto creativo per eccellenza: l'amore verso la totalità del nostro Essere e del nostro essere speciali così come siamo.

Tempo fa, nemmeno troppo lontano, scrissi una lettera che per me fu molto importante proprio ai fini di questa onestà selvaggia che vuol dire stare dalla parte dell'anima-Daimon, costi quel che costi. Mantengo il destinatario della lettera segreto per ovvi motivi di privacy ma quello che posso dire è che la sua risposta fu una travolgente ondata di grazia e calore amorevole a testimonianza del fatto che, avendo il coraggio di amarsi fino alle ossa, si risorge sempre. Ne riporto qui solo un breve estratto che ha a che vedere con le cicogne molto più di quanto si possa immaginare!





"Vuoi sapere qual è la mia musica? La mia danza nel gioco della vita? La mia esperienza scelta dall'anima in questa incarnazione, per dirla in termini più "yogici"? È quella di una donna che ama le donne e che, per scelta, non metterà al mondo figli. È quella di una donna che ama le donne e che accoglie e vive il dono della maternità in un altro modo, perché una donna può coltivare la sua fertilità partorendo idee, progetti, bellezza da condividere con il mondo, avendo cura di partorire giorno dopo giorno una vita creativa, ispirata, in contatto con la sua anima e il più possibile aderente alla sua integrità. Per me essere donna vuol dire (anche) questo e ci sono molte altre donne che, come me, ma non necessariamente per una scelta di orientamento sessuale, non sentono la necessità di mettere al mondo figli, non hanno questa "chiamata" e non per questo devono viversi la loro condizione come "antinaturale". In tempi passati sarebbero finite sui roghi, ma credo sia tempo di porre fine a questo scempio, retaggio di una cultura patricentrica violenta e conformista, in cui tutto ciò che sembra fuoriuscire da qualche schema viene tacciato come diabolico, demoniaco, depravato. I simboli del maschile e del femminile sono simboli di energie positive e negative in senso puramente vibrazionale che ciascuno deve integrare dentro di sé, la vera unione maschile-femminile avviene nell'Androgino divino che tutto incarna e tutto ama. Ciascuno di noi è un piccolo Universo, lo sappiamo bene, e non c'è dubbio che la Via sia quella di armonizzare yin e yang e tutte le dualità relative ai poli opposti, ma ciascuno di noi è anche un'anima incarnata con un suo karma, una sua missione specifica e peculiari esperienze da fare e non esistono percorsi sbagliati per principio. Le anime si incontrano, al di là dei sessi e della genitalità, hanno qualcosa da compiere insieme o condividere, foss'anche un puro momento di estasi sensuale o di commozione per la bellezza di un tramonto sul mare. È creazione anche questa! L'unico vero atto contro-natura, per come la vedo io, è vivere una vita da automi, meccanica e senza anima, filtrata da schemi sociali, religiosi, culturali e di qualsiasi tipo, che impediscono al vero potenziale di ciascuno (che è unico, insostituibile e irripetibile) di venire fuori. L'omofobia e le sue tante vittime non sono che una conseguenza del nostro modo di pensare, troppo a lungo ancoratosi a un senso di peccato, di colpa, di espiazione e di punizione, che non ha niente a che vedere con ciò che di più sacro c'è nell'esistenza: l'Amore. L'amore non giudica, non categorizza, non interpreta, non ha bisogno di essere accettato, definito, giustificato. L'amore ama e basta. L'amore accoglie. L'amore crea e lo fa in tutte le forme possibili, non solo nel rapporto uomo-donna finalizzato alla procreazione e riproduzione della specie".


Leggi anche:
Quando ho scoperto di essere donna


On the road, verso Rabat - Marocco 2017




Il buddhismo tantrico afferma che la "Buddità
risiede negli organi genitali femminili".
Nel Kamasutra è detto che nel rapporto sessuale
la donna prova un godimento infinitamente più profondo
di quello dell'uomo perché prova 
"l'ebbrezza della coscienza di sé".
Ed è questa "ebbrezza" a cui il corpo della donna
sembra tendere
al di là di qualsiasi finalità riproduttiva.
Questa ebbrezza è sorella della Selvatichezza,
che pulsa nel nostro corpo.
La Donna anela alla Selvatichezza,
ma purtroppo ha imparato ad averne paura.

(Cinzia Contarini, "Luna, Corpo, Amore")

Leggi anche:


Sempre dal Marocco





Sempre viaggiando con l'anima








Luna, Corpo, Amore
La trasformazione dell’energia femminile attraverso il sangue e le emozioni
Voto medio su 11 recensioni: Da non perdere
€ 15,00

Donne che Corrono coi LupiVoto medio su 75 recensioni: Da non perdere
€ 15,00

Yoga e MaternitàVoto medio su 3 recensioni: Da non perdere
€ 0,00