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29 luglio 2021

Sapete come il mare influenza il nostro cervello? | Xiukiauitzincheko Escandon sciamano Nagual

Riuscireste ad immaginare come il mare influenzi il nostro cervello? 

Quell'immenso blu che copre quasi l'80% di questo pianeta, è un luogo tremendo, tanto crudele e potente quanto romantico e profondo. Un gigante ora violento, ora calmo e stimolante.  Non so dove ho letto queste parole: "Uomo libero, adorerai sempre il mare!".  Questo luogo che racchiude uno spazio così speciale per l'uomo è molto più di un enorme specchio d'acqua.
Quali effetti produce l'immenso blu e l'oceano sulla nostra mente.
Riesci a immaginare cosa può causare?

   


La verità è che gli effetti del mare sulla nostra psiche sono generalmente abbastanza positivi. Il romanticismo e il desiderio di libertà che ci ispira non è banale, in quanto giustificato e sostenuto dalle culture antiche.
Dobbiamo sempre guardare il mare. È uno specchio che non sa mentire e sa ascoltarci, senza dimenticare che sa anche parlarci.
Il mare provoca ammirazione nell'essere umano e gli effetti del mare nel cervello umano sono che l'immensità che proietta provoca uno stato di ammirazione e stupore nella nostra psiche.
In realtà, questo processo produce benessere.  Ed è curioso, visto che qualcosa di così immenso potrebbe ucciderci con un semplice gesto.  Ma l'esperienza espansiva che produce induce cambiamenti positivi nei nostri schemi mentali grazie a come la nostra mente cerca di elaborare il paesaggio.
Quindi il mare ci induce a un drastico cambiamento di schemi e di decisioni che, ad esempio, contribuisce a farci essere più generosi.  Inoltre, come se non bastasse, varia anche la nostra percezione del tempo, essendo così molto più lenta, arrivando addirittura ad avere la sensazione che il tempo si sia fermato.

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Il mare è uno stimolante creativo.
Di solito mentre lavoriamo, parliamo o ci prendiamo cura dei bambini, il cervello umano entra in uno stato di attività, per così dire. Tuttavia, il mare cambia drasticamente questo stato e "rilassa i nostri processi mentali". Una volta che siamo rilassati, la rete neurale viene attivata per impostazione predefinita. E in questo stato di totale tranquillità nell'immensità del mare, le idee più brillanti, creative, chiare e originali raggiungono il cervello umano.
Il processo è in realtà relativamente facile da capire. Quando si entra in modalità relax, le nostre preoccupazioni vengono messe da parte. In questo momento, l'area prefrontale del cervello ne lascia il controllo, quindi la creatività, la fantasticheria e quasi la magia fluiscono a proprio agio.  Così, le nostre opinioni diventano più originali, meno critiche e molto più aperte.


Il mare è un induttore di meditazione. 
Sono tanti gli effetti positivi che il mare ha sulla nostra mente.
La meditazione è un'antica tecnica che ha ampiamente dimostrato i suoi benefici sul cervello umano.  Lo stato meditativo migliora la stimolazione delle onde cerebrali, che possono anche cambiare. In questo caso, le onde del mare hanno il compito di indurci a stati di consapevolezza. Il suono e il suo effetto fanno sì che le onde alfa del cervello, che sono legate allo sforzo, ma anche al rilassamento e alla tranquillità, facciano sembrare che tutto ciò che ci circonda sembri scomparire.

Come abbiamo detto, il mare induce il cervello umano alla creatività. È interessante notare che questo è anche correlato alle onde cerebrali alfa, che producono stati di chiarezza mentale.  Per questo il mare ha il potere di far scomparire tutto ciò che ci circonda, lasciando solo noi, come sospesi in una bolla dove tutto il nostro essere sembra avere un senso.

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Il mare rappresenta le emozioni.
È una delle cose più meravigliose che avessi visto fino ad ora.  Perché è grande e profondo, dove tutto ciò che sento è molto più di quanto avrei potuto immaginare. Ha cambiato colore, forma, espressione a seconda del tempo, del tempo e del luogo, è l'elemento acqua, che nella mia tradizione dei Naguals dice: l'acqua non può essere tagliata, né bruciata, non può essere fermata come quando è uno tsunami o una potente tempesta.

Sai già come il mare influenza il nostro cervello.
Ora, se ne hai l'opportunità, devi solo godertela allo stato più puro. 
Quando hai l'opportunità di contemplare quell'oceano blu, non sprecarlo, tutto il tuo essere ti ringrazierà, a cominciare dalla tua mente.

Fonte: El Nagual-Sciamano dell’anima Xiukiauitzincheko Escandon




Mare e luna piena, Porto Recanati 23 Luglio 2021


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26 aprile 2019

La lanterna di Diogene | La Saggezza del Freddo e del Caldo

Jean-Léon Gérôme Diogenes

In una botte viveva Diogene, e in una botte si sente freddo, a volte. 
Ma il Cane aveva parlato col Freddo, aveva parlato a lungo nelle lunghe notti. 
Al Freddo Diogene aveva chiesto la sua saggezza, e il Freddo risponde a chi possiede un cuore caldo. E fu così che il Freddo e il Cane ingannarono la notte.
“La mia saggezza?”, esclamò stupito il Freddo.
“Gli uomini non chiedono mai della mia saggezza. Tu sei un uomo strano, Diogene”.
“Non sono un uomo”, rispose Diogene. “Non vedi? Io sono un Cane”.
“E che cosa ci fa un cane a questa tarda ora in una botte?”, chiese il Freddo. “Non credi che dovresti trovarti un padrone e dormire al caldo in una cuccia?”.
“Che cos'è che mi proponi”, chiese Diogene, “una cuccia o un padrone?”.
“Eh, eh, mio dolce randagio, non c’è cuccia senza padrone”, rispose il Freddo.
“Ma c’è pur sempre una botte”, disse Diogene.
“Ma non è calda”, aggiunse il Freddo.
“Ma non è una prigione”, concluse deciso Diogene. 
“Sei nella mia saggezza”, rispose il Freddo. “Nessuno può starsene per sempre al caldo, a ogni estate segue un autunno. Chi non è abituato al freddo morirà all'inizio dell’inverno. E per chi vi è avvezzo non fa poi tanto freddo da non arrivare a una nuova primavera”.
E così si fece giorno.


In una botte viveva Diogene, e in una botte si sente caldo, a volte. 
Ma il Cane aveva parlato col Caldo, aveva parlato a lungo nelle lunghe ore del meriggio. 
Al Caldo Diogene aveva chiesto la sua saggezza, e il Caldo risponde a chi possiede uno sguardo freddo. E fu così che il Caldo e il Cane ingannarono il meriggio.
“Della mia saggezza ognuno crede di esserne a conoscenza, ma pochi sono gli uomini che ne vedono la trama”, disse il Caldo.
“Non faccio fatica a crederci”, rispose Diogene, “ma io non sono un uomo. Non vedi? Io sono un Cane”.
“E che ci fa un cane a quest’ora del giorno a riposarsi in una botte?”, chiese il Caldo. “Non dovresti essere in giro affaccendato a cercare un padrone?”
“E a cosa mi servirebbe un padrone?”, chiese il Cane.
“Potresti avere più cibo, di qualità migliore”, rispose il Caldo. “Potresti avere più carezze e una cuccia più comoda”.
“E poi?” chiese il Cane. “Che cosa farei ottenuto tutto questo?”
“Beh, finalmente potresti riposare”, rispose il Caldo.
“E non è forse quello che sto già facendo?”, chiese il Cane.
“Sei nella mia saggezza”, sorrise il Caldo. “Tutti ricercano con frenesia la quiete, lamentandosi che essa non giunga mai loro. Se solo rallentassero un attimo, avrebbero già ottenuto una quiete maggiore
”.
E così si fece notte.

(Tratto da "Vita da cani" Diogene e la filosofia che morde, Niccolò Cappelli)




Buddha riassumeva le cause della sofferenza umana nel fatto che "si vuole sempre ciò che non si ha e non si vuole ciò che si ha". Metaforicamente parlando - nel contesto provocatorio di Diogene - si vuole il freddo quando fa caldo e il caldo quando fa freddo e non si è mai contenti di ciò che c'è nel momento presente perché imprigionati dai bisogni creati dalla e nella nostra stessa gabbia mentale. Il motore del desiderio (quel padrone-ego che il cane randagio-Diogene non vuole proprio seguire) come leva verso qualcosa di sempre diverso, passando da un desiderio all'altro, in una incessante ricerca con sforzo verso il superfluo, in quanto impermanente. Tornare all'essenziale di ciò che è la nostra vera natura, essere umani in quanto presenti a se stessi - la "ricerca dell'uomo" della lanterna di Diogene - riposare nella naturalezza dei ritmi universali, togliere lo sforzo psicologico a un incedere spontaneo della vita più aderente ai dettami della natura.
La vera libertà è una conquista interiore che per lo più accade proprio quando si smette di fare, di volere, di afferrare, di pretendere, di desiderare le cose sempre diverse da come sono, di conformarsi (letteralmente, prendere forma, identificarsi solo con ciò che è visibile) e rincorrere ottenimenti esteriori continuamente diversi e impermanenti.
In sostanza gli aneddoti della vita anti-conformista, anti-sociale, anti-civile anti-buone maniere, anti-tutto di Diogene mordono su questo punto. 

Il poeta mistico tibetano Milarepa andava in giro nudo nutrendosi solo di ortiche (per questo raffigurato spesso con il corpo di colore verde), Francesco di Assisi si denudò delle sue ricchezze scegliendo di indossare ben altre vesti! L'allusione di queste "rinunce" è facile da intuire, se non prese alla lettera quantomeno simbolicamente parlando. 
Il richiamo dell'anima selvaggia (il cane randagio, le ortiche, il dialogo con gli elementi della natura) è l'eco di una saggezza intuitiva che va ben oltre le facili scorciatoie del pensiero comune, massificato, sclerotizzato, dogmatizzato, eccessivamente materializzato o anche spiritualizzato ma solo concettualmente. La via comoda del consenso, della fama, del plauso, della finta socievolezza, della sofistica intellettuale.
Il ritorno alle nostre vere Origini, non può che passare per un atto di ribellione a tutto questo, poeticamente parlando è un richiamo della foresta vero e proprio, e non sempre è docile o rassicurante.

"Non esiste che un modo per andare oltre: attraversare tutto ciò che c'è! Fidarsi della naturalezza delle cose, togliersi importanza personale, tornare alla Natura il più e il prima possibile e … godersi il viaggio, passo dopo passo. Senza fretta, apprensione e aspettative. Accogliere dallo stato naturale la grazia della resilienza, della vigile innocenza, della pazienza attiva. La vita evolve attraverso di noi e ogni singolo passo fatto con questa arrendevole consapevolezza aumenta l’esistenza a noi e a chi ci circonda. Ogni strada non è un percorso solo se ci rifiutiamo di camminare. Anche da fermi, purché le nostre ossa continuino a scricchiolare per benino! Con la fluente calma dell’eterno movimento che toglie peso a ciò che deve accadere. Toglie peso alla pesantezza di ciò che crediamo di essere." (Tratto da : "Il richiamo della foresta")



“Io sono Milarepa, grande per fama, 
la diretta progenie della Memoria e della Saggezza;
Eppure io sono un uomo vecchio, derelitto e nudo.
Dalle mie labbra esce una canzone breve, 
perché tutta la Natura, a cui io guardo, è il mio libro.
Il bastone di ferro, che le mie mani stringono, 
mi guida sull'Oceano della Vita che Cambia.
Maestro io sono della Mente e della Luce;
E mostrando azioni e miracoli, non dipendo da divinità terrene”.

(Cit. in: W.Y. Evans-Wentz (a cura di), Milarepa – Il grande Yogi tibetano)




"Devo ringraziare l'autrice 
perché Cecilia ci immerge
come una nuova Diogene 
in un percorso che forse tendiamo a dimenticare 
quello che ci riporta verso 
il tempo giusto
il momento della riflessione
del sentirci dentro"

(Alessandra Sannella - Docente in Sociologia e Politiche Sociali presso 
l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale )

L'INTERVISTA DI ARACNE TV 


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04 agosto 2017

HINDI ZAHRA OUT OF MIND INSIDE THE SPIRIT WORLD – L’OSSESSIONE PER IL RITMO E L’ARTE DELL’ATTESA




Tra le sue muse ispiratrici: Lhasa, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Ali Farka Touré, Oumou Sangaré, Maria Callas, Nina Simone. Tra i luoghi e i ritmi ispiratori, oltre a quelli delle sue radici berbere marocchine, ovviamente (e pensiamo ai deserti sconfinati dell'Atlante e alle profondità dell'Oceano): America Latina, Brasile, India, Gitani del Sud di Spagna ovvero Andalusia. Madre cantante, padre soldato, bisnonno danzatore che praticava la trance, un invito a "pensare a dei gitani che vivono in una casa" ... Lei è una delle prime artiste donne a cantare in lingua berbera, una lingua antica 6000 anni, propria della cultura amazigh, la cultura degli "uomini liberi", e a portarla in giro per il mondo non senza un certo orgoglio. Non senza un sincretismo che fino ad ora forse mai nessuno aveva osato. Mai nessuna aveva osato. L'ardimento è donna. Cosa ci si può aspettare, d'altronde, da una creatura con il nomadismo impresso nell'anima, erede del retaggio tribale tuareg e insieme cultrice appassionata della raffinatezza bohémienne della sua città d'adozione, Parigi?


Il nuovo album si intitola "Homeland", richiama alle Origini ben oltre il senso puramente territoriale del termine e, soprattutto, arriva dopo ben cinque anni di distanza dal primo ("Handmade"), un tempo di solito considerato pericolosamente impraticabile per gli artisti, emergenti o sulla cresta dell'onda. Ma lei già "Handmade" l'aveva fatto da sola, da buona outsider qual è, seguendo pazientemente i suoi tempi, ascoltando coraggiosamente i suoi ritmi, nutrendosi di solitudine e natura e di tutto il tempo necessario, senza fretta, perché avere cura dell'"ogni cosa a suo tempo" è un'arte anche quella. Arte che sciamane e sciamani connessi ai cicli naturali conoscono fin troppo bene. 



"Handmade", fatto in casa, artigianale come un focolare che nutre attorno al fuoco dell'attesa. E suona come una dichiarazione d'indipendenza, rimbomba come un tamburo nel silenzio di un cielo stellato dove non c’è altra cosa da fare che danzare. Perché la danza appartiene ad Hindi come il calore al fuoco, puoi forse separarli? Lei ci tiene a sottolinearlo che tutta la musica è trance, è danza, elementi imprescindibili se si fa musica “non per giocare, ma per avere qualcosa da trasmettere”. “Si fa musica ma non si gioca con la musica” –  e quando lo dice diventa serissima, nel suo volto sopraggiunge l’enfasi di chi ti sta dando un avvertimento direttamente tratto dal mondo dell’invisibilità, dove tutte le cose prendono forma e l’ispirazione diventa missione. E, a seguire una chiamata che ti ulula nelle viscere non importa se passa un giorno, due mesi o cinque anni, perché diventa cruciale lasciarsi il tempo per "morire" e potersi così ri-creare partendo da una nuova fonte di energia creativa. L'originalità è un'audacia che poco ha a che fare con l'esibizionismo e Hindi Zahra la incarna letteralmente alla perfezione. Di nuovo, Origini, radici, terra, avi, antenati ...  Homeland. 




"Dopo due anni e mezzo di tour in cui ho incontrato moltissime persone a cui dovevo anche riuscire a dare la mia energia, sono arrivata al punto in cui questa energia doveva essere rigenerata. Per me è molto importante che la gente osservi dopo un'ispirazione. Sono convinta che sia meglio creare le condizioni affinché l'ispirazione arrivi, preparare anche un luogo affinché l'ispirazione arrivi più facilmente senza doverla cercare a tutti i costi. La natura porta al silenzio, alla pace e, in questo senso, anche all'ispirazione. Quindi, volendo realizzare un nuovo album, avevo bisogno di una nuova me. In un periodo di circa due anni, a Marrakech dove nessuno mi conosceva, ho fatto questo lavoro di ricerca su me stessa, le mie origini, su quello che voglio dare alla gente, perché non si deve giocare con la musica."



Hindi Zahra è una grande maestra dalla sapienza ancestrale e ha la grazia di non lasciarlo a intendere. Per questo è ancora più grande. Lei sa, la sua anima, come la sua voce e come ho scritto altrove "è trasversale ai mondi". Un privilegio ascoltare la sua musica, un dono incredibile assistere ai suoi concerti che sono veri e propri rituali, cerimonie in cui lo scambio tra chi ascolta e chi canta diventa palpabile come impugnatura di coltello tra le mani del vento. Non c'è momento più importante che quello del "live" per Hindi, il coinvolgimento totale del pubblico che è anche addestramento alla giocosità propria di ogni anima selvaggia. E lei sa bene come fare perché "più ti diverti tu sul palco, più si diverte chi ti guarda e ascolta". L'esplosione di gioia è sempre una scorciatoia verso dio, qualsiasi volto gli si voglia dare o non dare e in qualsiasi modo lo si voglia intendere. In questo scambio, in questa sorta di contagio emotivo ed empatico, Hindi intravede l'aspetto più spirituale dei suoi concerti e del contatto con il pubblico. 


La gestualità di Hindi Zahra è la partitura più straordinaria di chi vive nella sua arte talmente integra e fedele a se stessa da potersi persino trascendere. La musica di Hindi è World Music come si dice nelle etichette discografiche ma lo è nel senso più ampio del termine, è Musica Universale, inseminata dallo spirito libero di ogni vera narrazione possibile. Hindi è una inebriante cantastorie, gitana con le frontiere sciolte come i capelli lunghi che le scivolano sulle spalle, sa come portarti a cavallo tra i mondi (visibile e invisibile), sa che la Creazione è sempre un atto di fuoriuscita da sé: out of mind, la trance non porta forse a questo? 



Non è certo per vezzo folkloristico che il suo corpo a un certo punto non può fare a meno di scomporsi nelle danze della sua Moroccan Trance. E’ vitale, non accessorio da performance fine a se stessa. “Ho una ossessione per il ritmo”, ammette. E come potrebbe essere altrimenti! 

Meravigliosa donna con il tumulto dei cieli che ti gravita dentro! Tu sei ritmo, vibri con l’universo e incarni senza fronzoli la passione che ti smuove. Mi fai venire in mente la bellissima frase del libro “Le Onde” di Wirgina Woolf “Sono di volta in volta maliziosa, allegra, languida, malinconica. Sono ben radicata, eppure fluttuo”. 







I feel a thousand capacities spring up in me. 
I am arch, gay, languid, melancholy by turns. 
I am rooted, but I flow 

(Virginia Woolf) 





Ben radicata, eppure fluttuante. Mai onda anomala nel maremagnum dell’esistenza ha avuto un nome così seducente: Hindi Zahra. 


Ho scritto di Hindi anche qui, dopo il concerto di Torino del 9 luglio. Era la seconda volta che la vedevo esibirsi dal vivo ma … non sempre gli occhi che abbiamo aperti sul mondo ci fanno vedere le stesse cose!  





Kasbah des Oudaias, Rabat 2017

FUORI DAI LUOGHI COMUNI

01 agosto 2017

Waterblessing | Il potere curativo dell'acqua


***L’acqua si scioglie i capelli nelle cascate*** (Ramon Gomez de la Serna)
"Un capolavoro è una sinfonia eseguita dai nostri più raffinati sentimenti. Al magico contatto con il bello le corde più segrete del nostro essere si risvegliano e noi, trasalendo, vibriamo in risposta al suo richiamo. Lo spirito parla allo spirito. Ascoltiamo quello che non è stato detto, contempliamo quello che non si può vedere. Speranze che la paura aveva soffocato, flussi di tenerezza che avevamo timore di riconoscere si offrono nuovamente a noi, arricchiti di uno splendore che non conoscevamo. Il capolavoro è dentro di noi e noi siamo il capolavoro"  (Okakura Kakuzo)


Niente fa vibrare le cellule del nostro corpo più della Bellezza, ma che cosa è la Bellezza? la Bellezza è il ritmo della vita lasciata al suo corso naturale, Bellezza è il ritmo della Natura dove non esistono punti, virgole, due punti, sincopi, allitterazioni, punti interrogativi e  linee parallele, ma solo un ininterrotto flusso di meraviglia, un unico punto esclamativo che dal basso si erge verso l'alto e in tutte le direzioni possibili in una circolarità che contempla qualsiasi piano di esistenza, qualsiasi mondo visibile e invisibile, nell'unica Hybris possibile affinché l'evoluzione continui sulla terra: quella del movimento. 

"Vado a vedere i confini della terra feconda, l'Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti" (Omero, Iliade, XIV, 200-201)

Muoversi, fluire, arrendersi, divenire acqua, fuoco, aria, terra, melma, fango, polvere di stelle, radici, costellazioni, sangue, ossigeno, clorofilla, pioggia, fare spazio all'anima invisibile delle manifestazioni visibili... Sentire con tutte le cellule il macrocosmo che è in noi, universalizzare il corpo perché il nostro corpo, al di là di tutte le apparenze possibili e immaginabili (chittamaya), è comunque uno strumento preziosissimo per la nostra evoluzione e “spiritualizzazione dell'esistenza” ma, soprattutto, per la nostra gioia di vivere che è il contagio più prodigioso da donare a sé stessi e agli altri. 

***Infinitamente grande, infinitamente piccolo...*** Cascate di Novalesa, Val di Susa, Piemonte
Con il nostro meraviglioso corpo siamo mediatori tra la Terra e il Cielo e al tempo stesso co-creatori o “ricreativi” come mi ha suggerito un lettore sulla mia pagina Facebook, grazie al plesso cardiaco e al magnetismo che da questo organo vitale si effonde in modo irresistibile, a volerci solo prestare un po’ della nostra attenzione quotidiana. Braccia e mani sono in un certo senso prolungamenti del cuore, i palmi delle nostre estremità corporali sono l'area più sensibile per attrarre l'energia vitale, prana o Chi come la si voglia chiamare, le dita dei piedi e delle mani sono delle antenne fantastiche per assorbire nutrimento riequilibrante e rinvigorente, continuo e incessante, dalla Madre Terra che - pensate! - proprio delle nostre energie, pur "malate" che siano, ha bisogno perché lei da grande riciclatrice e guaritrice ne fa tesoro. Ne fa humus e sementa. 



Novalesa, Val Susa Foto ©CECILIA MARTINO 
E poi il plesso cardiaco, il cuore ci espande alla dimensione compassionevole dell'unità e del nostro vero sé, il Sé superiore che non agisce per motivi egoistici o personali ma spinto da intuizioni profonde direttamente collegate alla Fonte primaria, la splendente vacuità di cui siamo scintille portatrici di geni rivoluzionari. 

"Uomo, Cielo e Terra sono collegati tra loro ed il cuore è il Maestro" (Huai-nan-tzu)


Possiamo portare avanti la nostra rivoluzione silenziosa aderendo al piano cosmico dell'esistenza, scegliendo di rimanere vigili e attenti in ogni momento della nostra giornata, qualunque cosa facciamo possiamo sentirci ispirati da un Potere più grande, illimitato. E ricavarci sempre del tempo per ascoltarci, ricaricarci magari in luoghi di natura selvaggi, a piedi nudi, a contatto con le forze primordiali che in questi luoghi sono senz'altro più facilmente percepibili, e il nostro corpo ci ringrazierà a tutti i livelli per i benefici immensi che ne ricava. Perché un bagno al mare rende tutti così gioiosi? Non ho ancora mai incontrato qualcuno a cui il mare non piaccia. Il nostro Pianeta, al pari del nostro corpo, è composto per la maggior parte di acqua, per cui si può dire che proprio l'acqua sia l'elemento vitale cruciale, pur nella necessaria armonia con gli altri elementi naturali ovviamente. D'altronde, l'incubazione di ogni vita non avviene forse nell'ambiente umido e cavernoso dell'utero femminile e nel magma lunare del liquido amniotico? Quasi tutti i nostri organi interni "galleggiano" in liquidi e se questi liquidi non fluiscono si creano i principali problemi di salute. Il movimento primario per la salute a livello sia personale che cosmico, terrestre è il fluire. 


Riprendersi il contatto profondo con l'acqua vuol dire tante cose, vuol dire la cura di mantenersi sempre in movimento, di non ristagnare, vuol dire il coraggio di immergersi nei propri abissi per ritrovare le proprie radici e ripristinare il dialogo perduto con l'anima e con i propri avi e antenati, vuol dire innaffiare con pazienza e fiducia le radici dell'Albero della Vita. Le radici umide immerse nelle viscere terrestri fertilizzano quella Forza pulsante di vita, che è Forza Cosciente, spingendola dove è più necessaria l’opera di “fluidificazione”: qualsiasi nascita avviene nel bagnato, basta pensare al parto. Cerchiamo di non rimanere all'asciutto troppo a lungo! Fuor di metafora, non arrendiamoci al movimento che ci rende forze universali incaricate di vivere intensamente la propria missione, qualunque essa sia. E se non sapete quale sia la vostra missione, ricordatevi che già il fatto di essere qui su questa Terra vi rende “missionari” del fare anima: prendete qualunque cosa vi ispiri e fatene poesia, siate i narratori della vostra storia e non di quella di nessun altro, mantenete alte le vostre vibrazioni d’amore in qualsiasi forma l’amore vi risuoni, mettete da parte giudizi e aspettative per quanto vi sia possibile e poi, arrendetevi! SURRENDER. Come sempre amo dire, tutto il resto avverrà per complicità universale, perché … “Il capolavoro è dentro di noi e noi siamo il capolavoro". 





Possiamo tenere l'acqua che scorre 
dentro il palmo di una mano? 
Fidiamoci dell'incanto che ci vuole 
potentemente vigili 
sull'orlo della splendente vacuità delle cose. 
Non attacchiamoci a niente, siamo già tutto. 
Siamo soulful, letteralmente "pieni d'anima" 






FUORI DAI LUOGHI COMUNI






"E' importante mantenere sempre la terra smossa, 
l'onda schiumosa e l'emozione viva. 
L'Universo intero si muove: 
e noi non possiamo rimanere fermi"
(P.Coelho)