28 luglio 2019

Shunryu Suzuki | L'unica Via è godersi la vita



Discorso tenuto il 20 luglio 1969, giorno in cui l'Apollo 11 arrivò sulla Luna 

Se frequenti una biblioteca vedi molti libri e puoi scoprire che la conoscenza umana è così vasta che è quasi impossibile studiarla. Ora c'è qualcuno che sta per atterrare sulla luna. In realtà io non so niente di come si faccia ad arrivare sulla luna né dei sentimenti che proveremo quando qualcuno ci arriverà; non è che mi interessi poi molto.
Desidero parlare del viaggio sulla luna ma non ho avuto il tempo di studiarci sopra, così se ne parlassi potreste pensare: "Che ignorante!". Le persone che incontrerò oggi o domani magari parleranno del viaggio sulla luna come se sapessero tutto in proposito. Se le sento parlare del viaggio sulla luna e percepisco che non sono realmente interessate forse non avrò molto rispetto per loro.

Il primo che arriva sulla luna sarà molto orgoglioso della sua conquista, ma io non credo che sia un grande eroe. Non so come la pensiate voi; io non lo sento in quel modo.

Forse per un periodo sarà un grande eroe in televisione e sarà trattato come tale, per quello che ha realizzato. Se ci pensiamo ci rendiamo conto immediatamente quanto sia importante praticare lo zazen. Invece di cercare qualche successo nel mondo esterno, cerchiamo di fare esperienza più a fondo di ogni istante della vita: è questo lo scopo dello zazen.



Una volta Marian [Derby] mi mostrò un po' di sabbia e poi me la diede dicendo: "Sono sassi molto interessanti". Sembrava soltanto sabbia, ma lei mi invitò a guardarla attraverso una lente d'ingrandimento. E allora quei sassolini diventarono interessanti come i sassi che tengo nel mio ufficio: i sassi in ufficio sono più grandi, ma sotto la lente la sabbia era molto simile.
Se dici: "Questa è una roccia che viene dalla luna" puoi provare un grande interesse per questa roccia. In realtà non penso che ci sia una gran differenza fra le rocce che abbiamo sulla terra e quelle della luna; penso che troveresti le stesse pietre anche se andassi su Marte. ne sono quasi certo. 

Se vuoi trovare qualcosa di interessante, dunque, invece di saltellare in giro per l'universo in quel modo, goditi la vita in ogni istante, osserva ciò che hai ora e vivi veramente nel tuo ambiente.

Ieri sono andato a visitare un'isola di proprietà del Fondo per la conservazione della natura, in cui c'erano molte specie di animali, di uccelli e di pesci: un posto interessantissimo. Se vivi in una zona come quella e cominci a vedere davvero le cose, a vedere gli animali e le piante di quella zona, ti potrebbe venir voglia di restarci per tutta la vita. E' un posto così interessante! Noi esseri umani, però, saltelliamo in giro di qua e di là e ignoriamo molte cose interessanti. Finiamo persino di andare sulla luna, o ancora più lontano. E' una cosa piuttosto insensata. Se stai in un posto solo puoi goderti completamente la vita; è una vita più umana, quella.

Non sono sicuro che andando sulla luna si stia seguendo la direzione migliore per gli esseri umani. Non so che cosa stiamo facendo. Quando troviamo lo spirito dello zazen, troviamo il modo di vivere come esseri umani.

In altre parole, non ci lasciamo imbrogliare dalle cose o da qualche idea particolare. Dogen Zenji all'inizio rifiutò di ricevere dall'Imperatore una veste onorifica di porpora. Dopo che l'ebbe rifiutata una seconda volta, l'Imperatore gli disse: "Devi accettarla" e lui l'accettò. Ma non la indossava e così scrisse all'Imperatore: " Apprezzo molto la sua veste di porpora ma non oso indossarla, perché se la mettessi qui in montagna gli uccelli e le scimmie riderebbero di me".

In meditazione, a volte coltiviamo la pratica del conteggio dei respiri. Forse pensate che sia stupido star lì a contare il respiro da uno a dieci, perdere il conto e ricominciare da capo. Se usate una calcolatrice non ci sarà nessun errore; ma è piuttosto importante lo spirito che c'è dietro: mentre contiamo un numero dopo l'altro scopriamo che la nostra vita è infinitamente profonda. Se contiamo il respiro nel modo ordinario, come conteremmo la distanza da qui alla luna, la nostra pratica non significa niente. 

Contare ogni respiro è respirare con la mente e con il corpo: contiamo ogni numero con il potere dell'intero universo. Così quando fai davvero esperienza del conteggio del respiro provi una grande gratitudine, più grande che se arrivassi sulla luna. Non ti interessa più tanto di questa o quella cosa solo perché riceve molta considerazione e non ti disinteressi più delle cose che di solito sono considerate poco importanti.



Comunque, potete anche essere molto interessati a fare nuove esperienze, come lo sono i bambini. Di base, un bambino ha lo stesso atteggiamento di interesse per ogni cosa: se lo osservate noterete che si gode sempre la vita. Il più delle volte noi adulti siamo prigionieri delle nostre idee preconcette; non siamo del tutto liberi dal mondo oggettivo perché non siamo una cosa sola con il mondo oggettivo.

Le cose cambiano. Per la persona comune è molto scoraggiante: non si può contare su niente. Non si può avere niente. E vedi cose che non vorresti vedere, incontri persone che non ti piacciono, vuoi fare qualcosa e magari scopri che non è possibile. Così ti scoraggi per come vanno le cose. In quanto buddhista, però, stai cambiando le fondamenta della tua vita. Il fatto che le cose cambino è proprio la ragione per cui soffri, a questo mondo, e ti scoraggi. 

Quando cambi il tuo modo di comprendere e di vivere puoi goderti completamente la nuova vita, in ogni momento; l'evanescenza delle cose è [proprio] la ragione per cui ti godi la vita. 

Quando pratichi in questo modo, la tua vita diventa stabile e piena di significato.
Il punto, dunque, è cambiare il tuo modo di vedere la vita e praticare con la retta comprensione. Arrivare fin sulla luna sarà anche un grande evento storico; ma se non cambiamo il nostro modo di comprendere la vita neanche quell'evento avrà un gran significato, avrà molto senso. 
Ci serve una comprensione più profonda della vita




Si usa dire che c'è una Via Rinzai e una Via Soto, una pratica Hinayana e una pratica Mahayana*, che c'è il buddhismo e c'è il cristianesimo. Ma se segui una qualunque di queste pratiche come se andassi saltellando di qua e di là per l'universo, non ti servirà poi a molto; se invece nella tua pratica c'è retta comprensione allora ti puoi godere il viaggio, sia che tu prenda il treno, l'aereo o la nave. 
Per andare in Giappone in nave puoi metterci dieci giorni, per andarci in aereo dieci ore; il punto, però, è godersi il viaggio, il tempo che ci si mette non è un problema. Anche se fai un viaggio in aereo [e risparmi tempo], non puoi certo vivere mille anni: ne vivrai cento, al massimo. E non puoi ripetere la tua vita; e allo stesso modo non puoi paragonare la tua vita con un'altra.

L'unica Via è godersi la vita. Puoi farlo anche mentre pratichi lo zazen e conti i respiri come una lumaca, puoi godertela forse molto meglio che non facendo un viaggio fin sulla luna. E' per questo che pratichiamo lo zazen. Non importa che genere di vita tu abbia, la cosa più importante è che tu sia capace di goderti la vita senza lasciarti ingannare dalle cose.

Molte grazie. 


(Tratto da "Lettere dalla vacuità - Lo zen e l'arte di vivere")


*Rinzai e Soto le due maggiori scuole zen, entrambe provenienti dalla Cina e introdotte in Giappone fra il XII e il XIII secolo. Hinayana e Mahayana (sanscrito, rispettivamente "Piccolo veicolo" e "Grande veicolo"), le due principali correnti del buddhismo. La prima, la più antica, è praticata ancora nello Sri Lanka, in Birmania, Thailandia e Laos; la seconda, sviluppatasi in varie ramificazioni e forme, si è diffusa in Tibet, Nepal, Bhutan e Sikkim, Cina, Giappone e Vietnam (NdT)


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"La vacuità  non è una cosa che puoi capire con un viaggio nello spazio. Puoi comprendere la vacuità quando sei totalmente preso a masticare il riso: quella è vera vacuità."

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22 luglio 2019

Il ritmo delle quattro stagioni secondo il Dao | ESTATE




L'estate è la stagione in cui la natura prospera, poiché il qi yin della terra si fonde con il 
qi yang del cielo. Alberi e vegetazione sono rigogliosi e i nuovi germogli hanno ceduto il passo a una nuova splendida varietà di fiori. 
Questo è il periodo in cui bisogna alzarsi presto per assorbire il qi yang
Godetevi le giornate più lunghe e assicuratevi di riposare all'ora di pranzo; in tal modo il cuore verrà nutrito e non soffrirete il caldo estivo. Godetevi pure le serate, anch'esse più lunghe, poiché non ci sarà alcun bisogno di andare a letto quando c'è ancora luce. 
La bellezza della natura sarà fonte d'ispirazione per restare calmi e sereni, mentre il qi si alimenterà durante le lunghe giornate estive. Divertitevi con le attività all'aria aperta. 
Lo yang del corpo sarà rafforzato e poiché la traspirazione apre i pori della pelle, ciò contribuirà a far scorrere liberamente il qi. D'altro canto però sarà meglio evitare attività troppo impegnative, perché una sudorazione eccessiva esaurisce lo yin. 
Per la stessa ragione si dovrebbe evitare anche l'attività sessuale, durante i periodi particolarmente caldi.
Il corpo dovrebbe essere protetto da qualsiasi colpo di freddo improvviso, evitate quindi docce gelate, non esponetevi alle correnti  e non consumate cibi e bevande ghiacciate, perché l'effetto del freddo è quello di bloccare il flusso dello yang negli organi interni. [...] I pasti dovrebbero essere a base di cibi leggeri e con pochi grassi, poiché la digestione ha bisogno del qi yang e gran parte di esso, durante l'estate, si sposta sulla superficie del corpo.





LA SINDROME DELLE VACANZE



Sfortunatamente quella che le persone considerano una bella vacanza  spesso ha un effetto negativo sui normali bioritmi del qi. 
Un modo "normale" di rilassarsi in vacanza è quello di passare la serata a bere , mangiare a tarda ora, ballare e andare a letto dopo mezzanotte. Abbastanza spesso andare a letto non significa semplicemente dormire... Di conseguenza il piccolo yang non viene nutrito e il qi yang è incapace di crescere come dovrebbe durante la notte. 
La consuetudine, tra le persone più giovani, è di andare a dormire tardi e svegliarsi tardi, abitudine che non servirà certo a sopperire alla sopravvenuta carenza di qi, mentre le persone più anziane si accorgono di svegliarsi comunque alla solita ora e, ancora con una sensazione di stanchezza addosso, si alzano e bevono una tazza di caffè. In questo modo viene stimolato lo yang, ma solo temporaneamente. Più tardi, proprio quando il piccolo yin ha bisogno di essere nutrito, tra le undici e l'una del pomeriggio, la gente esce e va a fare escursioni o scende in spiaggia. Poiché, così facendo, lo yin si sarà esaurito, durante tutto il pomeriggio e la sera avranno sete e saranno tentati di placarla con bevande alcoliche. Ma siccome l'alcol ha un effetto "riscaldante", verrà consumata un'ulteriore quantità di yin.
Non c'è da meravigliarsi se le persone talvolta tornano dalle vacanze e hanno prosciugato sia lo yin che lo yang! Hanno spinto il loro fisico alla massima velocità, cercando di adattarsi alle nuove esigenze della vacanza, ma, una volta a casa, i vecchi problemi si ripresentano di nuovo.

(Tratto da "Ascolta il tuo corpo - La saggezza del Dao")




Piccolo promemoria:


Mentre l'energia yang (attività) è dedicata al "fare", la caratteristica principale dello yin (ricettività) è invece quella di "essere".
Lo yang senza lo yin è un deserto. Lo yin senza lo yang è un mare morto. 
Yin e Yang agiscono sempre insieme perché la loro funzione è quella di rigenerarsi in continuazione reciprocamente. 
All'interno del corpo umano, l'aspetto yang è rappresentato dal qi (energia in costante movimento) e quello yin dal sangue.
Si potrebbe riassumere l'interrelazione armonica tra le due energie come un giusto equilibrio tra attività e riposo, armonia fra corpo e mente. 
Il principio fondamentale è che all'interno dello yang si può sempre trovare lo yin e all'interno dello yin si può sempre trovare lo yang. Distinti ma non separati.
Nel cosmo non ci sono nette divisioni tra una dimensione e l'altra, c'è solo un unico flusso di energia. Infatti, nel mezzo del giorno (tra le 11 e le 13) nasce il piccolo yin, definito shaoyin nei testi taoisti. Tra le 23 e l'una di notte, nasce il piccolo yang. 





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19 luglio 2019

Ricompense e compensazioni, zuccheri raffinati e scomposto stupore

(Affacci poetici sulla dieta visionaria che nuoce gravemente alle industrie farmaceutiche)



Rifuggiamo da compensazioni dannose che la paura ci evoca come alleate. Saziamoci di ogni istante che ci tiene svegli!

L'universo compensa, anzi ricompensa sempre, è nella natura del dare cosmico.
Reputo ricompensa
l'alba dopo il tramonto e il tramonto prima dell'alba 
la calma dopo la tempesta 
l'arcobaleno dopo i temporali e i temporali 
la quiete dei momenti rari eppure così naturali,
presenti in ogni cosa.
Reputo ricompensa
il sorriso dolce dopo una litigata aspra
la piega che prende il ritmo dopo una burrasca,
e non si spezza 
- come la canna di bambù 
o la spiga di grano in un campo di girasoli - 
il riverbero delicato dell'acqua sulla roccia rude 
il gesto della mano del pescatore quando libera la preda
la discesa d'erba da rotolarci il petto 
dopo la salita sdrucciolevole di uno sterrato a mare aperto.
Reputo ricompensa
la fedele stella polare nel firmamento
anche quando la vita si annuvola e si perdono le coordinate
le fuse del gatto
la toppa rifinita a mano dopo lo strappo
il buio intorno al lampione
un parente lontano che torna all'improvviso
il riso, nella ciotola e sul viso - specie degli sconosciuti.
Reputo ricompensa
le cose che lasciano la scia
come il dondolio dell'altalena dopo la fine del gioco 
la spuma delle onde dopo il passaggio della nave
il tremolio del ramo dopo il volo del rapace
la luce obliqua delle comete
il profumo intenso dopo un abbraccio lento
la forma impressa sul cuscino dopo la culla del sonno.


Rifuggiamo da compensazioni dannose che la paura ci evoca come alleate.
C'è una vita che si esprime gratuitamente per noi, nutrimento senza effetti collaterali, cibo non raffinato ma condito di infinito.
Saziamoci di ogni istante che ci tiene svegli!

"Siediti al sole.
Abdica e sii re di te stesso."
(Una sola moltitudine, Fernando Pessoa)



Tutto vive dentro di noi.
Non importa se stai seduto a casa, nella tua veranda,
a fissare le formiche o le ombre degli alberi e dell’erba in giardino.
Ciò che importa è che ti importi.
Importa che tu percepisca.
Importa che tu noti.










Il miracolo non è quello di camminare sulle acque,
ma di camminare sulla terra verde nel momento presente
e di apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.
(Thich Nhat Hanh)


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09 luglio 2019

Elémire Zolla | Incontro con l'androgino. L'esperienza della completezza sessuale




In una prospettiva metafisica, l’incontro con l’androgino è sempre stato inevitabile

L’archetipo dell’androgino si aggira per le terre. Gli uomini, toccati dalla sua ombra, si addolciscono e allentano la presa sui loro rudi e contratti ruoli e convincimenti maschili. Le donne si risvegliano a nuovi spazi, nitidi e glaciali, a piani di precisa coordinazione in cui cominciano a tracciare con calma il proprio cammino. 
In una prospettiva metafisica, l’incontro con l’androgino è sempre stato inevitabile. Quando la mente s’innalza al di sopra dei nomi e delle forme, non può che toccare il punto in cui anche le divisioni sessuali vengono superate. Sulla via verso la trascendenza totale, i mistici incontrano l’esperienza visionaria dell’amore e del matrimonio divino, in cui essi divengono le estatiche spose della divinità.
Nella maggior parte dei sistemi religiosi l’androgino è simbolo dell’identità suprema e rappresenta il livello dell’essere non-manifesto, la sorgente di ogni manifestazione, che corrisponde numericamente allo zero, il più dinamico ed enigmatico dei numeri, somma dei due aspetti dell’Unità: + 1 - 1 = O. Lo zero simboleggia l’androgino in quanto origine della numerazione, della divisibilità e della moltiplicabilità.
Nella metafisica dell’induismo la polarità dell’essere, rappresentata da Siva e Sakti, diviene, a un livello più alto, pura unità e si fonde nell’androgino Ardhanàrisvara. Nello Satapatha Brahmana, gli dei e i demoni gareggiano fra di loro. Il dio Indra dice «Uno» nella forma maschile (eka) e i demoni rispondono «Una», al femminile (ekà). Indra dice 11 «Due», duale maschile (dvau), ed essi rispondono con il duale femminile (dve). Ma, quando si arriva al cinque (panca), i demoni sono ridotti al silenzio. Il cinque è al di sopra dei generi: contiene sia il dispari sia il pari (3 + 2), la divisione e il contrasto; con il cinque i quattro quadranti si riuniscono al centro (4 + 1 ) nel cuore. Il cinque simboleggia l’androgino come punto di arrivo, come ritorno dalla polarità all'unità.

Calato dalla sfera delle premesse metafisiche al fluttuante livello dell’esistenza psichica, e al nostro presente contesto, l’archetipo suggerisce qualcosa come il mondo di elfi degli assistenti di Belinda in II ricciolo rapito di Alexander Pope. 

For spirits, freed from mortal laws, with ease
Assume what sexes and what shapes they please.
(Perché gli spiriti, liberi dalle leggi mortali, / assumono
facilmente il sesso e la forma che desiderano.)

E la fluida bisessuale sensibilità di Orlando, il personaggio di Virginia Woolf, sembra appunto realizzare questo programma. Oggi, mentre declinano i legami familiari e l’etica del lavoro, ad essi si va sostituendo un ideale di vita più nomade, fatto di legami fluttuanti, della ricerca di esperienze religiose e di insegnamenti metafisici. L’eroe dei nostri tempi non s’identifica con alcun ruolo ed è sempre pronto a entrare in trance e a esplorare livelli inconsueti dell’essere. E in grado di disattivare le strutture di pensiero concettuali, binarie, ed è perciò capace di reggere le situazioni di non-dualità, di massima simmetria, che dominano l’immaginazione letteraria ‘post-moderna’. Non prova ansia di fronte agli ibridi, e accoglie serenamente l’insegnamento metafisico del Brahma di Ralph Waldo Emerson secondo cui:

Far or forgot to him is near,
Shadow and sunlight are the same,
One to him are shame and fame.
(Vicino è per lui ciò che è lontano o dimenticato, / 
ombra e sole sono la stessa cosa, / identiche per lui sono la vergogna
e la fama.)

Si sviluppa una capacità di entrare nelle diverse situazioni e scivolarne fuori con facilità e con garbo, senza giudizio, pacatamente. Il nuovo eroe accetta l’invito di William Butler Yeats formulato in Into the Twilight (Nel crepuscolo):

Out'Wom hearty in a time out-worn,
Come clear of the nets of wrong and right;
Laugh, heart, again in the gray twilight y
Sigh, heart, again in the dew of the moml

(Logoro cuore, in un tempo logoro, / liberati dalle reti
dell’errore e del giusto; / toma a ridere, cuore, nel grigiore
del crepuscolo, / toma a sospirare, cuore, nella rugiada dell’alba!)

In questo nuovo clima, l’androgino non desta più allarme. L’ironia e i fischi nei confronti delle creature ‘di sesso indeterminato’ si perdono nel ricordo di un passato che ci stiamo rapidamente lasciando alle spalle. Anzi, il maschio e la femmina totali, senza sfumature, sembreranno forse presto delle anomalie irritanti, una soffocante negazione delle potenzialità latenti. Il modello di una ben temperata androginia aleggia su entrambi i sessi, si propone come il nuovo criterio per entrambi, come l’incarnazione dell'Uomo Cosmico.

Tutto ciò s’impose all'attenzione pubblica all'inizio degli anni Settanta, sul finire della ‘rivoluzione psichedelica’, quando il leader della sovversione programmata dello spazio interiore, Timothy Leary, si rese conto che il cammino dell’LSD avrebbe condotto al disastro, se non fosse subentrata l’androginia. Scoprì che solo facendo fronte a una libera indeterminatezza da quello che egli chiamava «l’incastro giroscopico maschile-femminile» era possibile evitare di sfociare nel ruolo di blaterante acid freak.


Il mito di Ermafrodito che rivive in questo dipinto di Magritte ci ricorda anche quella paziente di Freud che, raccontando l’episodio all’origine dei suoi sintomi, inscenò uno stupro, stringendosi addosso la sottana con una mano e lacerandola con l’altra. La timidezza della ninfa (la femminilità riluttante) e la lussuria di Pan (la forza della virilità) s’incontrano in un’unità sottostante: il rossore della ninfa fa da specchio all’ardore di Pan e viceversa.




Le due forze opposte della riluttanza e dell aggressività ruotano intorno a un centro comune. Questa fusione di opposti spiega la qualità vagamente inquietante dell’abbigliamento di Andrew Logon, che traccia come un fulmine la linea mediana fra i due sessi, mentre colui che lo indossa fissa l’osservatore con freddo sguardo narcisistico.
(René Magritte Giorni giganteschi, dipinto a olio, XX secolo. Il doppio abito di Andrew Logan.)

Alla fine degli anni Settanta, il saggio del momento, Rajneesh, offriva nel suo eremo corsi di androginia centrata nel cuore senza ricorrere alle droghe. Nell'ashram di Rajneesh la gente lasciava le scarpe e la mente fuori dalla porta, percorreva esperienze sessuali tantriche, se ancora aveva un debito da pagare nei confronti del mondo ossessionato dal sesso da cui proveniva, per raggiungere infine lo stato in cui non si afferra, ma si accarezza soltanto, in cui non ci si fissa più sulle parole, ma se ne coglie il movimento e ci si immerge nelle pause fra di esse, in cui i progetti diventano inutili e la vita viene a essere guidata da profonde empatie uterine. A quel punto non c’è più nulla da temere. Budda ci fornisce l’esempio di una femminilità sviluppata oltre quella di ogni donna. Spiegando i segreti dell’equilibrio, Rajneesh dice che solo colui che è ossessionato dal peccato si preoccupa della virtù, solo colui che è afflitto dalla bruttezza programma la bellezza. La scelta è una pesantezza della testa maschile; l’androgino lascia che la vita sia non intenzionale, che le cose accadano. Nella sua completezza, l’androgino attraversa estatico il mondo del mutamento, il samsara, equilibrando azione e non azione.

Anche gli junghiani hanno sperimentato formulazioni dell’archetipo. Lo psicanalista James Hillman, accanito difensore dell’androginia, osa ridimensionare la scienza moderna a favore di un androgino senso archetipico del reale, che non seziona e dicotomizza. Il significato degli archetipi è troppo vasto perché lo si possa brutalmente esporre al crudo ragionamento, alle alternative logiche. Gli archetipi partecipano ai processi lenti, nascosti, raccolti, del femminile. 

Hillman delinea una giustificazione dell’isteria, inevitabile prezzo che paghiamo per una rigida divisione dei sessi. Solo la saggezza del dio dell’estasi, Dioniso, trascende senza difficoltà l’isteria.
Osservando il comportamento dei pazienti isterici di Sigmund Freud, ci accorgiamo che essi cercano invano di comunicare all'analista la causa segreta della loro condizione.
Una paziente, per esempio, durante una crisi isterica inscenò uno stupro, premendosi addosso la gonna con una mano e lacerandola con l’altra. Schreber, il più famoso paziente di Freud, s’interrogava in maniera ossessiva su che cosa provassero le donne, finché giunse a immaginare di essere la consorte di Dio e a tessere in ogni folle dettaglio una teologia di sostegno.
Il potere che può sanare non è l’arida ragione, bensì la plastica immaginazione, che è la dimora stessa della psiche e non solo una delle sua facoltà. La guarigione non comporta una rigida, rozza scelta binaria, bensì il rilassamento in quello che Carl Gustav Jung avrebbe chiamato un ‘campo sincronico’, in cui esperienze psichiche culmine ed eventi esterni ad esse associati si congiungono e formano costellazioni luminose di esperienza estera-e-intera, razionale-ed-emotiva, maschile-e-femminile. A questo punto il dogma di un progresso evolutivo e razionalizzante scompare dalla scena, dopo interminabili epoche di spietata supremazia.


L'ermafrodito danzante è un riflesso dell’Amore come Buon Ritmo Primordiale (Eros Proteurrithmos). L ’essere interamente calato nella danza trascina il danzatore lontano dai ruoli sessuali quotidiani ed evoca il potere seduttivo dell androgino.



(Tratto dalle pagine iniziali del libro "Incontro con l'androgino. L'esperienza della completezza sessuale" di Elémire Zolla. I corsivi sono ripresi fedelmente dal testo originale. I grassetti li ho inseriti io per facilitare la lettura. Il testo completo è disponibile a questo link)

Altri spunti sull'androginia







Che cos'è una relazione? Amore, androginia e anime gemelle


L'amore nella sua essenza è fuoco spirituale


Distinti ma non separati (da Il mestiere del dare)



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