09 luglio 2019

Elémire Zolla | Incontro con l'androgino. L'esperienza della completezza sessuale




In una prospettiva metafisica, l’incontro con l’androgino è sempre stato inevitabile

L’archetipo dell’androgino si aggira per le terre. Gli uomini, toccati dalla sua ombra, si addolciscono e allentano la presa sui loro rudi e contratti ruoli e convincimenti maschili. Le donne si risvegliano a nuovi spazi, nitidi e glaciali, a piani di precisa coordinazione in cui cominciano a tracciare con calma il proprio cammino. 
In una prospettiva metafisica, l’incontro con l’androgino è sempre stato inevitabile. Quando la mente s’innalza al di sopra dei nomi e delle forme, non può che toccare il punto in cui anche le divisioni sessuali vengono superate. Sulla via verso la trascendenza totale, i mistici incontrano l’esperienza visionaria dell’amore e del matrimonio divino, in cui essi divengono le estatiche spose della divinità.
Nella maggior parte dei sistemi religiosi l’androgino è simbolo dell’identità suprema e rappresenta il livello dell’essere non-manifesto, la sorgente di ogni manifestazione, che corrisponde numericamente allo zero, il più dinamico ed enigmatico dei numeri, somma dei due aspetti dell’Unità: + 1 - 1 = O. Lo zero simboleggia l’androgino in quanto origine della numerazione, della divisibilità e della moltiplicabilità.
Nella metafisica dell’induismo la polarità dell’essere, rappresentata da Siva e Sakti, diviene, a un livello più alto, pura unità e si fonde nell’androgino Ardhanàrisvara. Nello Satapatha Brahmana, gli dei e i demoni gareggiano fra di loro. Il dio Indra dice «Uno» nella forma maschile (eka) e i demoni rispondono «Una», al femminile (ekà). Indra dice 11 «Due», duale maschile (dvau), ed essi rispondono con il duale femminile (dve). Ma, quando si arriva al cinque (panca), i demoni sono ridotti al silenzio. Il cinque è al di sopra dei generi: contiene sia il dispari sia il pari (3 + 2), la divisione e il contrasto; con il cinque i quattro quadranti si riuniscono al centro (4 + 1 ) nel cuore. Il cinque simboleggia l’androgino come punto di arrivo, come ritorno dalla polarità all'unità.

Calato dalla sfera delle premesse metafisiche al fluttuante livello dell’esistenza psichica, e al nostro presente contesto, l’archetipo suggerisce qualcosa come il mondo di elfi degli assistenti di Belinda in II ricciolo rapito di Alexander Pope. 

For spirits, freed from mortal laws, with ease
Assume what sexes and what shapes they please.
(Perché gli spiriti, liberi dalle leggi mortali, / assumono
facilmente il sesso e la forma che desiderano.)

E la fluida bisessuale sensibilità di Orlando, il personaggio di Virginia Woolf, sembra appunto realizzare questo programma. Oggi, mentre declinano i legami familiari e l’etica del lavoro, ad essi si va sostituendo un ideale di vita più nomade, fatto di legami fluttuanti, della ricerca di esperienze religiose e di insegnamenti metafisici. L’eroe dei nostri tempi non s’identifica con alcun ruolo ed è sempre pronto a entrare in trance e a esplorare livelli inconsueti dell’essere. E in grado di disattivare le strutture di pensiero concettuali, binarie, ed è perciò capace di reggere le situazioni di non-dualità, di massima simmetria, che dominano l’immaginazione letteraria ‘post-moderna’. Non prova ansia di fronte agli ibridi, e accoglie serenamente l’insegnamento metafisico del Brahma di Ralph Waldo Emerson secondo cui:

Far or forgot to him is near,
Shadow and sunlight are the same,
One to him are shame and fame.
(Vicino è per lui ciò che è lontano o dimenticato, / 
ombra e sole sono la stessa cosa, / identiche per lui sono la vergogna
e la fama.)

Si sviluppa una capacità di entrare nelle diverse situazioni e scivolarne fuori con facilità e con garbo, senza giudizio, pacatamente. Il nuovo eroe accetta l’invito di William Butler Yeats formulato in Into the Twilight (Nel crepuscolo):

Out'Wom hearty in a time out-worn,
Come clear of the nets of wrong and right;
Laugh, heart, again in the gray twilight y
Sigh, heart, again in the dew of the moml

(Logoro cuore, in un tempo logoro, / liberati dalle reti
dell’errore e del giusto; / toma a ridere, cuore, nel grigiore
del crepuscolo, / toma a sospirare, cuore, nella rugiada dell’alba!)

In questo nuovo clima, l’androgino non desta più allarme. L’ironia e i fischi nei confronti delle creature ‘di sesso indeterminato’ si perdono nel ricordo di un passato che ci stiamo rapidamente lasciando alle spalle. Anzi, il maschio e la femmina totali, senza sfumature, sembreranno forse presto delle anomalie irritanti, una soffocante negazione delle potenzialità latenti. Il modello di una ben temperata androginia aleggia su entrambi i sessi, si propone come il nuovo criterio per entrambi, come l’incarnazione dell'Uomo Cosmico.

Tutto ciò s’impose all'attenzione pubblica all'inizio degli anni Settanta, sul finire della ‘rivoluzione psichedelica’, quando il leader della sovversione programmata dello spazio interiore, Timothy Leary, si rese conto che il cammino dell’LSD avrebbe condotto al disastro, se non fosse subentrata l’androginia. Scoprì che solo facendo fronte a una libera indeterminatezza da quello che egli chiamava «l’incastro giroscopico maschile-femminile» era possibile evitare di sfociare nel ruolo di blaterante acid freak.


Il mito di Ermafrodito che rivive in questo dipinto di Magritte ci ricorda anche quella paziente di Freud che, raccontando l’episodio all’origine dei suoi sintomi, inscenò uno stupro, stringendosi addosso la sottana con una mano e lacerandola con l’altra. La timidezza della ninfa (la femminilità riluttante) e la lussuria di Pan (la forza della virilità) s’incontrano in un’unità sottostante: il rossore della ninfa fa da specchio all’ardore di Pan e viceversa.




Le due forze opposte della riluttanza e dell aggressività ruotano intorno a un centro comune. Questa fusione di opposti spiega la qualità vagamente inquietante dell’abbigliamento di Andrew Logon, che traccia come un fulmine la linea mediana fra i due sessi, mentre colui che lo indossa fissa l’osservatore con freddo sguardo narcisistico.
(René Magritte Giorni giganteschi, dipinto a olio, XX secolo. Il doppio abito di Andrew Logan.)

Alla fine degli anni Settanta, il saggio del momento, Rajneesh, offriva nel suo eremo corsi di androginia centrata nel cuore senza ricorrere alle droghe. Nell'ashram di Rajneesh la gente lasciava le scarpe e la mente fuori dalla porta, percorreva esperienze sessuali tantriche, se ancora aveva un debito da pagare nei confronti del mondo ossessionato dal sesso da cui proveniva, per raggiungere infine lo stato in cui non si afferra, ma si accarezza soltanto, in cui non ci si fissa più sulle parole, ma se ne coglie il movimento e ci si immerge nelle pause fra di esse, in cui i progetti diventano inutili e la vita viene a essere guidata da profonde empatie uterine. A quel punto non c’è più nulla da temere. Budda ci fornisce l’esempio di una femminilità sviluppata oltre quella di ogni donna. Spiegando i segreti dell’equilibrio, Rajneesh dice che solo colui che è ossessionato dal peccato si preoccupa della virtù, solo colui che è afflitto dalla bruttezza programma la bellezza. La scelta è una pesantezza della testa maschile; l’androgino lascia che la vita sia non intenzionale, che le cose accadano. Nella sua completezza, l’androgino attraversa estatico il mondo del mutamento, il samsara, equilibrando azione e non azione.

Anche gli junghiani hanno sperimentato formulazioni dell’archetipo. Lo psicanalista James Hillman, accanito difensore dell’androginia, osa ridimensionare la scienza moderna a favore di un androgino senso archetipico del reale, che non seziona e dicotomizza. Il significato degli archetipi è troppo vasto perché lo si possa brutalmente esporre al crudo ragionamento, alle alternative logiche. Gli archetipi partecipano ai processi lenti, nascosti, raccolti, del femminile. 

Hillman delinea una giustificazione dell’isteria, inevitabile prezzo che paghiamo per una rigida divisione dei sessi. Solo la saggezza del dio dell’estasi, Dioniso, trascende senza difficoltà l’isteria.
Osservando il comportamento dei pazienti isterici di Sigmund Freud, ci accorgiamo che essi cercano invano di comunicare all'analista la causa segreta della loro condizione.
Una paziente, per esempio, durante una crisi isterica inscenò uno stupro, premendosi addosso la gonna con una mano e lacerandola con l’altra. Schreber, il più famoso paziente di Freud, s’interrogava in maniera ossessiva su che cosa provassero le donne, finché giunse a immaginare di essere la consorte di Dio e a tessere in ogni folle dettaglio una teologia di sostegno.
Il potere che può sanare non è l’arida ragione, bensì la plastica immaginazione, che è la dimora stessa della psiche e non solo una delle sua facoltà. La guarigione non comporta una rigida, rozza scelta binaria, bensì il rilassamento in quello che Carl Gustav Jung avrebbe chiamato un ‘campo sincronico’, in cui esperienze psichiche culmine ed eventi esterni ad esse associati si congiungono e formano costellazioni luminose di esperienza estera-e-intera, razionale-ed-emotiva, maschile-e-femminile. A questo punto il dogma di un progresso evolutivo e razionalizzante scompare dalla scena, dopo interminabili epoche di spietata supremazia.


L'ermafrodito danzante è un riflesso dell’Amore come Buon Ritmo Primordiale (Eros Proteurrithmos). L ’essere interamente calato nella danza trascina il danzatore lontano dai ruoli sessuali quotidiani ed evoca il potere seduttivo dell androgino.



(Tratto dalle pagine iniziali del libro "Incontro con l'androgino. L'esperienza della completezza sessuale" di Elémire Zolla. I corsivi sono ripresi fedelmente dal testo originale. I grassetti li ho inseriti io per facilitare la lettura. Il testo completo è disponibile a questo link)

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