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16 luglio 2024

Viaggio in Andalusia: Ronda, la città emblematica di Rilke


Quando Rilke intraprende il suo viaggio verso e attraverso la Spagna, non ha mai sentito parlare di Ronda. Qui vi giunge quasi per caso e qui questo “caso” si disegna ben presto come una grande rivelazione per il poeta e per la sua intimità sia personale che artistica. 

L’impatto del paesaggio è la prima mossa invisibile del destino di Rilke a Ronda, cittadina situata nell’estremo sud della Spagna, non lontano da Gibilterra: la maestosità delle montagne che “si aprono per intonare salmi”, “l’aria forte e magnifica” che scorre in “una delle città spagnole più antiche e amene… arroccata sopra un pianoro e così aperta sopra l’abisso che nessuna finestra osa insinuarsi”. E ancora – scrive Rilke: 

“Sono completamente certo che la incomparabile immagine della città incastrata sopra due enormi blocchi di pietra affilati e separati dal profondo e stretto burrone con il fiume, corrisponda alla perfezione con l’immagine della città evocata nei sogni. Lo spettacolo della città è indescrivibile, una selvaggia valle domina l’ambiente occupato da terrazzamenti, querce e olivi, mentre davanti, come prendendosi un respiro, la pura sierra, montagna dopo montagna, configura una molto illustre lontananza ...” 

Ronda, veduta dell'orrido sopra il fiume Guadalevín Foto ©CECILIA MARTINO

L’ATTESA E LA NUOVA ISPIRAZIONE CREATIVA

Questa “città evocata nei sogni” appare fulminea quasi come un sospiro di sollievo, tanto che Rilke decide di fermarsi un po' di tempo; una sosta che si dilaterà oltre ogni previsione, come oltre ogni previsione era stato l’approdo e la “apparizione” di questo luogo così insolito agli occhi del poeta.
Rilke trascorrerà nella città malagueña il periodo che va dal dicembre del 1912 fino a febbraio 1913, vivendo nell’anonimato come turista in un hotel praticamente vuoto (l’hotel Reina Victoria), leggendo il Corano e conciliando così quel suo momento di introspezione che lo stava mettendo a dura prova dopo la perdita di ispirazione susseguita al periodo di Duino.
Il luogo gli sembra un balsamo ottimale anche per sostenere il suo stato di salute cagionevole. 


“Dopo essere stato a Cordoba e Sivilla, finalmente mi sono fermato in questa piccola e antica città inerpicata su una roccia nel mezzo di un circolo di montagne; qui continuo ad attendere quello che ancora deve arrivare”. […] “E quello che ancora deve arrivare mi è totalmente sconosciuto” …

Ronda, la città dell’attesa di “ciò che ancora deve arrivare”. Un presagio di compimento.

La direzione da prendere per la sua opera poetica a una sorta di bivio è quanto si configura a Ronda, in maniera spontanea, quasi per perfetta similitudine di rispondenza tra l’interiorità del poeta e l’esteriorità della città spagnola come sospesa nel tempo e nello spazio. Ronda si palesa come una sorta di soglia, una sospensione protesa tra abissi profondissimi e altrettante alture, la dimensione umbratile dove gli opposti (vita/morte, visibile/invisibile, “welthaft-irdisch” cosmico e terrestre) si svelano come paradossi esistenziali salvifici e risolutivi. Proprio da questa dimensione numinosa, da questa arcana "città della soglia", per così dire, giungerà a Rilke una nuova, insperata effusione di creatività - quasi una folgorazione - dalla quale emergerà con sempre maggiore fulgida necessità una figura tanto cara a Rilke: l’angelo. Da questo momento in poi la trama dell’umbratile sarà irreversibilmente impressa nell’animo e nell’opera rilkiana. 

Vista dalla passeggiata interna all'Hotel Reina Victoria, dove Rilke soggiornò durante la sua permanenza a Ronda - Foto ©CECILIA MARTINO

Dal soggiorno a Ronda prenderanno corpo una serie di “esperimenti poetici” come le tre poesie della Trilogia Spagnola e altri componimenti significativi, tra cui i primi versi di quella che diventerà in seguito la Sesta delle Elegie Duinesi, la poesia All’Angelo, L’Assunzione di Maria (ispirata a un quadro di El Greco), La resurrezione di Lazzaro, Ariel lo spirito (scritta dopo una lettura de La Tempesta di Shakespeare), Mandorli in fiore.

ANGELI E PASTORI: RONDA TRA LA TERRA E IL CIELO

Ponte Nuovo di Ronda - Foto ©CECILIA MARTINO 

Rilke scrive nel diario datato gennaio 1913, durante il viaggio in Andalusia:

“Io, che mi sono abituato così bene alle cose di questo mondo, io devo certamente (ed è ciò che mi è molto difficile in questi anni) sorpassare gli esseri umani ed andare subito (imparando) dagli angeli.” 

L’urgenza interiore del poeta si fa sempre più evidente: egli vuole esprimere l’invisibile. Ciò si vede anche nelle prime due Elegie, dove questa realtà compare con gli angeli e dove vita e morte sono un’unica cosa. Con questo oltrepassa anche il mondo umano.
Il viaggio in Spagna germina da questo terreno di scoperta, tormentato da certa mancanza di ispirazione ma mai di slancio interiore, di spinta verso quella che Rilke evoca – difendendola senza riserve – come la sua “propria natura” senza intermediari.

“Tra me e Dio non c’è bisogno del prete, quanto meno c’è bisogno del medico; sostengo fisicamente la mia natura, come sostengo spiritualmente Dio, infinitamente immediato. Anche se è più difficile così, ma è più preciso, per vita e morte.” 

E se proprio di un intermediario si fa carico la sua attesa a Ronda, è senz’altro l’Angelo a ricoprire questo ruolo o, meglio, la visione dell’angelo sopra il paesaggio notturno della città andalusa. 

Ponte di Ronda, veduta notturna ©willian-justen-de-vasconcellos/Spain.info


“A Ronda Rilke ebbe una visione del potenziale dell’essere angelico” – scrive Anthony Stephens nella Introduzione al libro En Ronda Cartas y poemas.
“Gli si apre un campo di significati che egli ancora doveva esplorare e che rimarrà incompleto fino alla sua morte, pertanto i testi di Ronda, equiparabili alle due prime elegie di Duino, sono solo l’inizio di un progetto inconcluso”.

La poesia All’Angelo gli viene incontro quasi come un appuntamento mentre "camminava nel prato" -  come scrive Rilke a Lou Andreas-Salomè, il 14 gennaio 1913.. Si possono trovare somiglianze tra questa poesia e la prima Elegia Duinese. 

[...] “Angelo, mi lamento, mi lamento? 
Ma come sarebbe il mio lamento? 
Ahimé, grido, batto con due bacchette 
e credo di non essere udito. 
Il mio rumore non aumenta in tua presenza, 
se tu non mi senti, perché sono. 
Illumina, illumina! Fammi diventare più visibile 
tra le stelle. Perché io sto scomparendo.” [...]

D’altro canto, la figura del pastore, protagonista della Trilogia ed elemento così tipico del paesaggio bucolico di Ronda che il poeta osservava tanto intensamente giorno e notte, evoca una sorta di anti-eroe che riposa totalmente immerso nella vita di tutti i giorni, nel suo destino pastorale, per così dire, incurante delle trascendenze angeliche. Il destino dell’integrazione si sta dischiudendo …

“ […] nada más que de mí y de lo que ignoro, / haz una sola cosa, haz la cosa, Señor, / cósmica y terrestre, igual que un meteoro, sí: la cosa / cuyo peso no es más que la suma del vuelo, / nada más que llegada...”

“niente più di me e di quanto ignoro, / fai una cosa, fai la cosa, Signore, / cosmica e terrestre, proprio come una meteora, sì: la cosa / il cui peso non è più della somma del volo, / nient’altro che l’arrivo…”

SU RILKE E LA SESTA ELEGIA PUOI LEGGERE ANCHE QUESTO APPROFONDIMENTO

Come attualizzare la potente visione poetica di Rilke – Elegia VI – Il “puro segreto” del fico

Tipico paesaggio rurale di Ronda Foto ©CECILIA MARTINO


TRILOGIA SPAGNOLA

Di sicuro il conseguimento più importante e significativo di Rilke duranti i mesi trascorsi a Ronda è la Trilogia Spagnola: tre poesie che vanno a definire un corpus unico in cui emerge la massima profondità del sentimento rilkiano in bilico tra alienazione dell’io rispetto al mondo e suo superamento in una prospettiva non annichilente ma risolutiva e salvifica, assimilabile a quell’Uno nel molteplice di tanta mistica orientale. 
Forse il senso di tale movimento interiore legato ai versi della Trilogia può essere chiarificato meditando sulle stesse profondissime parole di Rilke, tratte da un commento incluso in una lettera che il poeta scriverà nel 1923:

“Così che la vita ha sempre un lato occulto che non è il suo contrario, piuttosto un supplemento verso il perfezionamento, la completezza, la illesa e integra circonferenza o sfera dell’essere”. 

La strada che conduce all'Hotel Reina Victoria è stata intitolata al poeta Rilke 
Foto ©CECILIA MARTINO


Qui di seguito altre immagini del mio viaggio a Ronda, il 21 luglio 2022.

 

Tipico vicolo di Ronda

Passeggiata all'interno dell'Hotel Reina Victoria

Statua di Rilke all'interno dell'Hotel Reina Victoria, omaggio dello scultore Nicomedes, anno 1966



Il mobilio della stanza numero 208 dove ha soggiornato Rilke, insieme ad altri cimeli legati al poeta, è oggi visibile nel Rilke Museum all'interno dell'Hotel Reina Victoria 



Dalla mia pagina Facebook, 24 luglio 2022: 

Porfin, lo tengo... Un libro prezioso, "En Ronda Cartas y poemas" scritto da Rilke durante il suo soggiorno a Ronda... Un libro introvabile in Italia (non volendo utilizzare il circuito online della grande distribuzione... ), così ho confidato sin dall'inizio di questo viaggio che il destino me lo facesse trovare sul cammino. E così è stato, il destino è fatto di persone e relazioni umane, dunque la complicità universale si è risolta grazie a Janet, anima meravigliosa custode della libreria indipendente Luces di Malaga, che ha preso a cuore la mia ricerca e mi ha fatto reperire il libro in tempo utile prima del mio rientro in Italia, confermandomi la rarità del libro: reperibile solo in 6 librerie indipendenti in tutta la Spagna! Che dire. Io non solo ho trovato il libro, ma anche una persona speciale come Janet e la sua libreria, i suoi consigli per visitare i dintorni di Málaga, scritti  a mano su un fogliettino, come una volta, con la calligrafia che dona qualcosa di intimo al trasmettere informazioni, lasciando tracce di anima nell'inchiostro. E poi il segnalibro con il disegno del Mago e la dedica con mucho cariño che mi porterò dentro al libro come valore aggiunto ai versi di Rilke che, in fondo, a Ronda ha ritrovato la sua ispirazione riconnettendosi con un respiro insondabile fatto di amore per il mistero della vita e della condizione umana. 

E, ancora una volta, la conferma che, cercando i libri del cuore, si incontrano persone.

Grazie Rilke, mio spirito guida da tempo immemorabile, grazie Andalusia luogo dell'anima da tempo altrettanto immemorabile, grazie Janet e la Librería Luces  grazie universo e grazie Vita! 

Con Janet Armenteros della Libreria Luces di Malaga
Il segnalibro che tiene in mano Janet e che mi ha regalato raffigura un Mago...
altra figura archetipica che si delinea nell'ispirazione poetica di Rilke proprio a Ronda,
prendendo vita nella poesia qui composta Ariel lo spirito ... Una coincidenza?


Ariel lo spirito (dopo una lettura de La Tempesta di Shakespeare)
Averlo un giorno, in qualche luogo, liberato,
con quella scossa con cui ragazzo, fosti
al maturare trascinato, privo di ogni riguardo.
E, guarda, lui allora era docile; e da allora ti servì,
sempre orientato, dopo ogni azione, alla sua libertà
E un po’ imperioso, e un po’ insieme, vergognoso,
fargli presente che, per questo ancora e questo,
si ha bisogno di lui, e tornare a dire spesso
quanto lo si aiutò. E tuttavia sentire
come tutto ciò che sta con lui,
manca ora all’aria. Dolce pensiero e quasi seducente:
lasciarlo andare – e poi, senza più magie,
abbandonato al fato come gli altri,
sapere che l’aerea sua amicizia,
senza tensioni ormai, né costrizioni ovunque,
eccedenza allo spazio di questo respiro,
nell’elemento agisce spensierata.
Da ora indipendente, né destinato oltre
a modellar la sorda bocca a quel richiamo
a cui accorreva in picchiata. Povero, senescente, spossessato
ma in grado di inalarlo come essenza
disseminata inconcepibilmente lontano
che sola porta l’invisibile a pienezza.
Sorridere a pensare di potergli far cenno,
così a suo agio in così enorme ambiente.
Forse, anche, piangere, a pensare quanto amava,
ma andarsene voleva: entrambi, insieme.
(L’ho già lasciato?... Ora mi spaventa quest’uomo,
che torna Duca. Con che delicatezza
il filo tira alla sua testa e si appende
fra gli altri personaggi, e per l’avvenire chiede
misericordia al Dramma… Quale Epilogo
di consumata padronanza. Smettere, nudo stare lì,
con niente altro che la propria forza:
«ed è poca»

(Ronda, inizio del 1913)



25 luglio 2020

25 luglio | Il giorno di San Giacomo Apostolo e del Cammino senza tempo

L'altare con la statua raffigurante San Giacomo nella Cattedrale di Santiago de Compostela,
Santiago, 25 agosto 2018



Ultreya! È il saluto dei pellegrini di Santiago, una bellissima invocazione che racchiude il senso della vita.

Stamattina mio padre con un messaggio whatsapp mi ha ricordato che "Oggi è il giorno di San Giacomo Apostolo... È un tuo Santo protettore da quando hai fatto il suo cammino ..."

Non ci avevo pensato, è un bel ricordo, ed è sempre un buon momento per ringraziare chi, dal mondo invisibile, poggia una mano sul tuo cuore per sostenerti nel cammino della vita. Sentirsi protetti è un'attitudine molto importante, specie in questo momento storico di grande cambio epocale. Di inquietudini e incertezze. 

Eppure, se c'è una cosa che da Quel cammino mi sono portata a casa, è proprio il senso di fiducia nella vita, senza difese alcune. In me stessa ci sono limiti che solo io stessa posso superare. Con fiducia, certo. Con fede, certo. Con totale Surrender, certo.

Cristo disse al cieco che aveva ripreso a vedere: "Va', la tua fede ti ha salvato". 

Andare, con fede. Andare avanti, comunque andare. 

Ultreya! È il saluto dei camminanti di Santiago e invoca proprio quell'andare avanti, sempre. Perché alla fine è il cammino stesso la meta.  

E proprio Giacomo fu, tra i discepoli di Gesù, quello che assistette insieme a Pietro, alla Trasfigurazione e alla notte del Getsemani. Il momento più "umano" del Cristo. Il momento della tentazione, la tentazione alla paura, allo sconforto, al sentirsi abbandonati, senza sostegno, al buio nelle proprie fatiche, nella pressione di un destino che irrompe - la Chiamata - e di cui a volte non ci si sente all'altezza.

Eppure, da questi momenti se ne esce trasfigurati. 

Il simbolo cristiano lo riassorbo poeticamente nella capacità di darsi al mistero della vita senza pretesa di risolverlo, come spesso dico parlando di Poesia volendone incarnare l'essenza salvifica. 

L'unica protezione che sento di portarmi dietro non è una zavorra di dogmi incrollabili a cui appellarmi quando sento di non poterne più, ma è la leggerezza dell'essere. L'insostenibile leggerezza dell'essere che, invece, è la cosa più sostenibile che ci sia. 




Camminando per gli oltre 400 km da Porto a Santiago, due anni fa, una cosa molto banale, forse, ho imparato sulla mia pelle, sulle mie spalle e sui miei piedi: che più si cammina leggeri, meglio è. Che più si sta nel momento presente, più si è funzionali a rispondere a ciò che la vita chiede adesso. Adesso, non tra cinque minuti, tra due mesi o tre anni. Adesso. Che ogni grande cammino inizia da un piccolo passo - sì, e che ogni piccolo passo si può compiere solo nel respiro dell'adesso. 

Che siano passi sempre più consapevoli, amorevoli e fiduciosi quelli che ci conducono ogni giorno nel miracolo della vita. Un augurio a tutti, in questo giorno speciale (il "giorno fuori dal tempo per ricominciare da sé"), per chi ci crede e anche per chi non ci crede. 

Siamo tutti pellegrini di Santiago nei nostri percorsi quotidiani. 





"Lo straordinario risiede 
nel cammino delle persone comuni".



Il mio unico post durante la quarantena: 

17 settembre 2019

Andalusia | Anda la luz!



Destino, in lingua spagnola, vuol dire destinazione ...


La luce va, la luce viene, la luce va e viene, la luce è anche quando non si vede, la luce è spiraglio e fessura, può essere luccichio, tremore o abbaglio, la luce è tutto ciò che resta anche nel buio più profondo, è in quel tramonto che sgomitola le ultime preghiere della giornata e ne fa trama di destino.


La vida empieza cada dia

Destino, in lingua spagnola, vuol dire destinazione.

Il destino è una meta irreversibile, non un colpo di fortuna, è sposarsi la vita indossando la propria pelle senza remore né pudori fino all'ultimo giorno di conquista rara, fino all'ultima notte brava, permettendosi l'arrendevolezza del trafficante di tesori. 
Nessuna gioia è diminuita a chi custodisce il destino nel petto con quel senso di ineluttabile necessità feroce ma non crudele, con la mappa dispiegata al vento in tutte le direzioni possibili: nord, sud, est, ovest, sopra, sotto e, soprattutto, dentro.
Ci sono scenari che solo un occhio che ha smesso di voler vedere può cogliere.
Ci sono amori che solo un corpo che ha smesso di voler amare può incarnare. 


Yo no necesito tiempo
para saber cómo eres:
conocerse es el relámpago.
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
(Pedro Salinas)


Andalusia, Trafalgar 

L'incanto della rivelazione che è, appunto, essere nel canto (in-canto) - Anch'io morirò di canto, come le cicale e i poeti.
"Ci sono momenti così perfetti che tutto tace e le cose, tutte le cose, smettono di avere un nome. 
Non serve chiamarle, sono al loro posto. E ti tengono per mano."
(da
Il mestiere del dare)

Non lasciare che lo sguardo si distolga da ciò che ami. Qualcosa si distoglierà da te, e resterà l'amore
Sotto l'albero di Bajan (il grande Saggio) a Jerez de la Frontera



Sono momenti così simili a una presenza assoluta che il viaggio finisce. Sei lì con tutto ciò che sei, a portare a compimento l'unico destino possibile: vivere.


Anda ya!

Ringrazio l'Andalusia per il cromatismo di cui ha reso partecipe la mia sensibilità, quasi una provocazione costante a tenere bene impressa nel cuore la melodia del viaggio, la naturale malinconia di ogni passaggio.
La luce non ha tonalità che stonano, è coerenza allo stato puro, convoglia raggi e linee e sguardi dimessi in uno stesso punto di raccolta, unifica ciò che il tempo, illusoriamente, disperde.


Non lasciare che lo sguardo si distolga da ciò che ami.
Qualcosa si distoglierà da te, e resterà l'amore.


Anda la luz! 



Come cantavano già i Rishi dell'India più di 4000 anni fa nei Veda, "dalla luce veniamo alla luce torneremo", anzi alla luce - nel presente - torniamo. 

Il principale compito dell'uomo nella vita 
è dare alla luce sé stesso. (Erich Fromm)

Anda ya! Andale! 




Instagram @ceciliaisha

Andalusia, Settembre 2019

elisir d’infinito




Come non adularti o Musa senza volto
che alberghi in me e componi la mia anima
scomponendone i frammenti con arguzie prelibate
ed elisir di eterna giovinezza
Sola io con te mai da sola
sento viva la parola
che non osa ma agisce
come spirito sulla ferita
e innalza ogni mio dubbio incline al suolo
verso mondi lontanissimi
dove s’arresta il pensiero
eppure io sono quel pensiero
E come non ringraziarti
Musa di melodia aromatica
se io ebbra di te rinasco infinite volte
e mi dimentico del buio
che condanna la luce a momenti di tregua
ma è solo un transito che c’insegna
a spostare il tempo un po’ più in là
Assaporo con il palato
il gusto sopraffino di intuizioni ardenti
che spingono la noia fin dove diventa quiete
e la quiete fin dove diventa abisso vibrante
ed è lì che mi fermo a riflettere
con un balzo un po’ più audace della mente.




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Il Mestiere del Dare
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“Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la sua vita comincia a mutare. Poiché è sicuro che incontrerà l’amore, l’amore compare.” (Paulo Coelho)

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05 settembre 2018

Tracce invisibili sul Cammino di Santiago | Appunti di viaggio



Inizio a scrivere qualcosa solo qualche giorno dopo l'inizio del Cammino, avvenuto il 12 agosto dopo i 2 giorni di sosta a Porto. I primi appunti che trovo sul taccuino sono questi, li estrapolo da pagine più lunghe che per ora scelgo di non pubblicare ... 

18 Agosto


... Miraggi lontani, come il senso che ostinatamente si vuole dare alla vita. 
Più cammino più mi rendo conto che non c'è.
Il senso è un'interpretazione. La vita è così com'è, le cose come sono. Senza perché. 
Ogni tentativo di risposta è un fraintendimento.
Più cammino più cala il silenzio su tante domande, cammino soltanto, rido, sorrido, mi commuovo, a tratti ascolto musica, a tratti ascolto il dolore e la fatica in vari punti del corpo, ma non mi soffermo su nulla. C'è un'alba e albeggio, un tramonto e tramonto anch'io, un passo e poi un altro ancora, fino al prossimo chilometro di chissà che cosa. 

"No busques problemas, no te metas en lios Mira que la vida sí tiene sentío... "





Chi sono? domandi. La risposta è il mio corpo, tu conosci le sue leggende,
il mio corpo, quello che viaggia  in una nube di terra. (Adonis)








22 Agosto
Verso Armenteira



Il bello di svegliarsi prima dell'alba ed essere già in cammino da 2 ore, muovere il primo passo nel buio, calpestare il crepuscolo e baciare l'aurora, rallentare il passo per spingere lo sguardo un po' più in alto, quando sola con il mio indagare silenzioso mi lascio andare come un irrisolvibile mistero.  

Shinrin-yoku tra gli eucalipti 






























Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine 
mancandomi oramai le forze.
Credevo che la strada davanti a me fosse chiusa 
e le provviste esaurite.
Credevo che fosse giunto il tempo di trovare riposo 
in una oscurità pregna di silenzio.
Scopro invece che i tuoi progetti per me non sono finiti. 
E quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra 
nuove melodie nascono dal cuore.
E dove ho perduto le tracce dei vecchi sentieri
un nuovo paese mi si apre con tutte le sue meraviglie.


(Rabindranath Tagore)


24 Agosto Vilanova de Arousa-Faramello

O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso. (Rumi)


































Ultima tappa prima di Santiago.
Questa meta che ha dato forza ad ogni momento di cedevolezza, stanchezza e sconforto, è lo spirito con cui ha dialogato incessantemente il mio andare, la dimora dell'anima, la cura, il sostentamento, quella pacca sulla spalla che difende la paura con l'incoraggiamento, il ristoro nella penuria, il sorriso dietro al ghigno della disperazione. 
È la possibilità di andare, andare avanti sempre, e l'umiltà di sapersi fermare, il coraggio di poter amare le nostre vulnerabilità e quelle degli altri, prima di affidarle a qualcosa che risuona con l'universo intero. Di cadute ne ho avute molte, in questi quasi 300 km a piedi, e altrettanti voli. 
Domani non è qualcosa che raggiungo. È un mistero che si compie, e se ce l'avrò fatta sarà stato solo per Amore. 
Hasta luego!

P.S. Questa notte prima di Santiago la dedico a chiunque abbia un sogno da realizzare, un'abitudine ostinata da cui liberarsi, una preghiera speciale al divino, la voglia di cambiare, e porto tutto e tutti con me, leggera non come una piuma ma come una rondine. 


25 agosto Arrivo a Santiago

L'arrivo a Santiago de Compostela, 25 agosto 2018






















Gioia pellegrina 


L'affanno del viandante
è un mantra silenzioso 
che riposa nella gioia

Può darsi che si perda, ogni tanto,
libero di perdersi
perché l'anima non incatena
né in terre battute né in porti sicuri

È un fremito silente 
che non lascia tracce
solo passi intonati al creato
di cui è creatura e creatore

L'affanno del viandante
è un mantra silenzioso
che riposa nella gioia

(C.M.)

 


"ll guerriero della luce ha appreso che Dio 
si serve della solitudine per insegnare la convivenza. 
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace. 
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio. 
Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua. 
Si serve della Terra perché si comprenda il valore dell'aria. 
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.

("Il manuale del Guerriero della luce", Paulo Coelho)



No, non è un miraggio.  E nemmeno troppo lontano da me. L'essenziale è invisibile agli occhi ma non al cuore































27 Agosto

Cabo Fisterra, km 0,00 punto focale della Costa da Morte


Km zero

Mi lascio alle spalle
tutti i chilometri fatti
nessun trofeo, nessun appiglio
mi dò al vuoto dell'infinito
pronta per ricominciare
con un bagaglio d'amore in più

(C.M.)

Cabo Fisterra, 27 agosto 2018

Cabo Fisterra, 27 agosto 2018

Torino - 3 Settembre 2018 - Il Ritorno ... 


Sono partita senza aspettative, senza premesse né promesse, rispondendo - come spesso faccio - a una chiamata più viscerale che di testa, non istinto grezzo a seguire chissà quale vezzo bensì un richiamo dal fondo, come un presentimento... 
"Sai a cosa andrai incontro, vero?" Sì, in parte lo sapevo ma tutto quello che è accaduto non aveva modo di esplicarsi diversamente, non era qualcosa di cui io potessi fare esperienza, dovevo esserne coinvolta completamente. 
A pochi giorni dal rientro mi ritrovo a coincidere con alcune frasi di un libro che avevo lasciato a metà, in cucina, prima di partire. Lo stavo leggendo ma in Cammino non mi sarei portata libri, figurati! Già per tenere lo zaino sotto i 6 kg ho fatto miracoli! E poi, via zone di confort, libri compresi. 

Il libro s'intitola "Alle sorgenti del Gange - Pellegrinaggio spirituale" di H. Le Saux (Abhisiktananda) con brani anche di P. Baumer e Raimond Panikkar. 
La parte di libro che mi aspetta al rientro dal Cammino, mentre in cucina attendo la fine dell'ennesima lavatrice con Napisan che rimette in sesto ciò che resta di zaino, sacco a pelo, scarpe e vestiti da caminante... è questa :

"Il sacrificio era consumato. Sulle rive del Gange, alla sua sorgente, l'offerta escatologica era stata celebrata. Tutto ciò che in quei luoghi era stato pregato e cantato, tutto ciò che era stato offerto simbolicamente nel tempio o presso le acque del fiume, tutta la sofferenza dei duri pellegrinaggi, tutto il silenzio e l'austerità degli asceti, tutto ciò era stato infine compiuto nel sacrificio dell'Agnello. ... Era la festa del sacro Cuore, la Sorgente."

"Egli non stava sperimentando: era totalmente coinvolto".

"Non sono più io che raggiungo il reale in fondo a me. Sono i miei sensi, così come il mio pensiero, sono impotenti. E' solo nell'(eclissi) della coscienza che io ho di me che appare la coscienza pura del Sé. Non sono io che colgo il fondo, è il fondo stesso che si rivela nel dissolversi di questo io (periferico). Ciò che è essenziale per l'uomo è di rientrare nel fondo della sua anima, di ritrovare il suo fondo".

"Ciò che importa per la salvezza, o comunque la si voglia chiamare, è la sincerità con se stessi, il volgersi del cerchio all'interno di sé verso il punto d'origine, quanto più possibile. E la salvezza appartiene all'istante: la mia sincerità con me stesso, con ciò che sono in questo momento e non con ciò che ero dieci anni fa.  Non è l'adesione ad una formula che salva. La fede è una purificazione, la fede è catartica essenzialmente [...]. La fede è un atto d'eternità, non si origina nel tempo, essa sboccia, semplicemente. L'occasione può essere qualsiasi cosa ... "

"Il mistero interiore mi chiama con una forza lacerante, e nessun essere al di fuori può aiutarmi a penetrarvi e scoprire "per me" il segreto della mia origine e del mio destino"

"C'è sempre il rischio di scambiare dei surrogati di esperienze per l'esperienza stessa: la via del Kevala (solitudine, unità) è terribile nella sua nudità..."


Che sia il Gange o Santiago, il pellegrinaggio ha sempre a che vedere con il morire e con la solitudine salvifica, la morte necessaria a qualsiasi autentica trasformazione, ma non è qualcosa di concettualmente percepibile, no e nemmeno di sperimentabile no. Nemmeno. Accade. Bisogna solo permettere che ciò avvenga, non ostacolare l'accadere di cui spesso fa parte anche la componente di dolore, di fatica, annichilimento. Henri Le Saux  la evocava spesso come "angoscia"  e mi fa sorridere perché anche il mio amato Heidegger parla di Angst, Angoscia quando sopravviene lo sgomento del quesito esistenziale: "ma perché l'essere e non il nulla?" 


"La grandezza dell’uomo 
è di essere un ponte e non uno scopo: 
nell'uomo si può amare 
che egli sia una transizione e un tramonto. 
Io amo coloro che non sanno vivere 
se non tramontando, 
poiché essi sono una transizione" 

(Zarathustra, F. Nietzsche)

Ultimo tramonto a Santiago prima del ritorno, 30 agosto 2018

Il pellegrinaggio è andare alle sorgenti dell'essere, del mistero della vita, della non-dualità, essere-nulla, morte-vita... 
Verso Santiago sono stata sgomenta di tremore, fatica, resistenze, ho dovuto cedere il passo all'arrendevolezza per sopravvivere, per far sì che quella volitività prometeica ancorata alla mia personalità ardesse nel fuoco spirituale germinando vita e vitalità nuova. Ho dovuto accettare con tutte le forze rimaste di morire, di dovermi fermare, di accogliere grazia e amore proprio là dove pensavo ci fosse espiazione. No, nessuna espiazione. Nel momento in cui ho davvero mollato la presa, sono rinata. Sono finita in un auberge dal nome "La Spirale" avvolta nelle cure, nei racconti, negli occhi lucidi, nell'amore di una donna che ha fatto del servizio la sua missione e della sua missione la sua gioia e della sua gioia il suo amore così profuso e incontenibile. Il suo nome è Fatima. 


E' stato il giorno dopo Santiago. 
L'arrivo alla "meta" segnava per me il tempo del riposo. Di solitudine e raccoglimento, come quando la vita ti passa tutta davanti e tu la vuoi solo lasciare passare. Ma ci si deve poter fermare. Ho raggirato le mie ultime forze per farne carburante, invece si trattava di crollare. Semplicemente. Surrender. 
Ed è successo. 12 ore di solo letto, senza albe né tramonti, senza foto da scattare e post da condividere, senza bere né mangiare, senza parlare né salutare, senza chiamarmi con il mio nome. Senza qualità. 
Lacrime tra commozione e sfinimento, compassione e liberazione. 
Incontri gli occhi di una donna che vedi per la prima volta e scopri che sono lucidi nel momento esatto in cui esclami "So che posso amare le mie vulnerabilità. Mi arrendo".

Mi trovavo lungo un tratto di costa che si chiama Costa da Morte, ma questo ancora non lo sapevo, lo stavo semplicemente vivendo, anzi letteralmente incorporando ...

(Riguardo alle radici pre-cristiane del Cammino di Santiago, un interessante articolo è questo: Il cammino segreto di Santiago, la via pagana dei morti)

Spiaggia Langosteira - Finisterre/Fisterra - 27 agosto 2018

C'è uno spazio di silenzio in cui rimanere vigili alla sola presenza. 
In quello spazio di non attività ricettiva, stesa nel letto come una morente nel suo giaciglio di tenerezza e crudeltà, tra le gioie e i dolori del Bardo, l'onda di guarigione ha preso il suo corso, senza troppe interferenze. 
Salvezza è il mistero che si situa tra ciò che si pensa di poter fare o non fare e ciò che emerge spontaneo quando un'altra fonte ti abbevera. 
La fonte dell'essere, la sorgente del sacro Cuore, la conchiglia, la concha tanto cara ai pellegrini di Santiago, me compresa. La conchiglia è uno dei simboli del Cammino e vuol dire la morte dell'ego e il riassorbimento nel vero Sé. Che poi è il simbolo di tutto il Cammino e della vita intera. Perché la vita intera, a sua volta, non è altro che simbolo. 
Che poi non c'è Santiago, Varanasi, Sri Pada o Parco del Valentino che tenga: la meta è il cammino stesso. 
El camino es la meta, si legge nei molti gadget del Cammino di Santiago.



E allora perché viaggi tanto, Cecilia? 
Tu che ami viaggiare, sei una vagabonda, nomade dentro e, quando possibile, fuori ... 
Tu che ti aggiri tra i meandri del mondo, raggirando appena possibile la via battuta da miliardi di passi, colta dall'irruenza della via maestra, l'andare errando come anima peregrina salda nelle radici di ogni luogo, sensibile a quella citazione tratta da "Le Onde" di Virgina Woolf che tanto ti piace: 
"Sono radicata, ma fluttuo". 

I am rooted, but I flow ... 


































E ci sarà un tempo per fermarsi. Un tempo che è già cammino.
So che non c'è luogo, strada, mattonella, crocevia, rotatoria, lungomare, porto, autogrill che io abbia oltrepassato in tutta la mia vita, che non fosse un simbolo, un passepartout verso il luogo d'origine, quello essenziale. Come la conchiglia, in fondo. 

Ci sono esperienze che è possibile godere con la gioia di un principiante, il forestiero avvezzo a sentirsi a casa ovunque. La lumaca che si ritira in se stessa perché lì è la sua casa, me lo ha ricordato ogni lumaca che ho incontrato lungo il Cammino, e non sono state poche! Le mie tanto care lumache zen!




L'essenziale del viaggiare leggeri è la metafora di un Cammino che inequivocabilmente riduce al minimo le difese, o le amplifica ma non fa differenza. Con il superfluo come zavorra (a livello sia fisico che mentale che emotivo) i chilometri da percorrere sono insopportabili. Lungo il Cammino portoghese con Variante Spirituale ne ho percorsi più di 300 con la domanda fatidica tipo spada di Damocle a più riprese conficcata nei punti più deboli della mia resa. "Ma chi me l'ha fatto fare?" 
Dopo la scalata dello Sri Pada in Sri Lanka (5400 scalini in salita, 4 ore a salire e 3 a scendere, ne ho raccontato qui) pensavo di aver compiuto una delle "missioni" più faticose . Poi è arrivato il Cammino di Santiago... 






"Non è a forza di chiacchiere e di dibattiti che si arriverà a una riforma. Benedetto, al  pari di Antonio, andò nel deserto, e Francesco per le strade, senza bisogno di riunire a congresso i monaci della zona" ...  Ancora le parole di Le Saux e del suo pellegrinaggio a farmi da cassa di risonanza... E ancora, il controcanto di Panikkar (filosofo, teologo, presbitero e scrittore spagnolo, di cultura indiana e catalana) riferendosi all'esperienza di Le Saux:

"Raggiungere le frontiere dell'essere non è come sperimentare i propri limiti. Impegnarsi completamente in tale impresa, che richiede di sprofondare nella terra del non-ritorno, non è come provare un po' di yoga, di advaita e di tantrismo." 

Spesso il mio viaggiare corrisponde proprio a questo sprofondare nella terra del non-ritorno. Corrisponde nel senso letterale, originario del termine: come una risposta a una chiamata. Essere conforme, accordarsi, ecco accordarsi a quella nota dominante che nasce dallo spazio vuoto del silenzio. Non voglio riempire di senso il mio peregrinare, perché ogni aggiunta o tentativo di interpretazione è sempre e solo un fraintendimento, ma ringraziare ogni singolo passo che mi ha condotto nella necessità senza spiegazione del mio destino. 



"La gioia non è nelle cose, è in noi" (Richard Wagner)

Mi piace terminare questa traccia sconclusionata di appunti con una delle frasi del libro "Il Cammino di Santiago" di P. Coelho, letto qualche mese prima di partire per il "mio" Santiago: 

"Lo straordinario risiede 
nel cammino delle persone comuni"


Una raccolta di foto del viaggio e qualche video puoi vederli a questo link: 



UN VIDEO CHE VALE PIÙ DI MILLE PAROLE. 
GRAZIE ALLE MIE COMPAGNE DI CAMMINO
ANTONELLA E CHIARA 



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Foto scattata nella famosa Libreria "Lello" di Porto - Agosto 2018



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