04 marzo 2016

QUANDO HO SCOPERTO DI ESSERE DONNA




La mia precoce esperienza dell’androginia, sia fisica che psicologica che spirituale, è solo una traccia per me, una delle immagini su cui ho dovuto più insistentemente metterci il cuore, azzerando preconcetti, schemi educativi familiari, religiosi, culturali ecc. E se decido oggi di trascrivere queste parole più simili a una confessione, nell’articolo di marzo dedicato alle donne, è per donare una suggestione che su di me ha avuto un effetto conciliante molto profondo, dove per conciliante non intendo rassicurante (il Daimon che si svela, i demoni che ti chiedono di essere riconosciuti non lo sono mai) ma ri-unificante: essere integrale non vuol dire difendere né il maschile né il femminile ma accoglierli entrambi dentro di sé perché è di questo che siamo fatti, di opposti che si compenetrano ininterrottamente e l’equilibrio non sta mai nel fermarsi da qualche parte, ma nel compiere piccoli movimenti che ti mantengono al centro. A volte più che piccoli movimenti sono veri e propri tsunami, ma questa è un’altra storia.

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"Miei cari figli, mie care figlie, fate un passo verso di me e io ne farò dieci verso di voi" (Mahavatar Babaji)


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