08 giugno 2017

#VIAGGI CASABLANCA, IL FARO E L'OCEANO. UNA LUCE PER RITROVARSI L'INFINITO PER PERDERSI



Vista del faro di El Hank dalla mia camera, Casablanca 2017 -  Foto ©CECILIA MARTINO

L'oceano ha una voce che non la si può ascoltare, ti ci devi proprio immergere e dimenticarti di sapere stare a galla... L'oceano è stata la prima e l'ultima parola del viaggio a Casablanca perché ci dormivo praticamente sopra... Altro che camera vista mare, era il mare a guardare indomito, così vicino che distendersi sul letto era come veleggiare e assistere al miracolo: potersi sentire intimamente cullati da una città di oltre 4 milioni di abitanti! E poi il faro di El Hank,proprio lì davanti con la sua luce divelta a confonderci le stelle in cielo! Il mio primo risveglio, la mattina dopo dell’arrivo, è scandito più che dal Saluto al Sole, dal Saluto al Faro che poi, metaforicamente, è un po’ la stessa cosa.  

Alzandomi prima dell’alba (con la complicità del fuso orario!), le luci della notte sono ancora vivide e il cuore pulsante del faro fende la prospettiva aerea di linee luminose che si perdono all'orizzonte … “per far ritrovare la rotta ai marinai” sussurra una vocina e mi immagino navi, lampare e barcaioli con la malinconia dei porti e degli approdi tatuata sul corpo prima ancora della malia di tessere nuove rotte. E sento quasi balbettare la vecchia città berbera dalle cui ceneri svettano i grattacieli e gli hotel patinati di Dar El Baida, meglio conosciuta come Casablanca.

Inizio a respirare lentamente per concedermi tutta la profondità del ruggito oceanico, le onde frastornano il silenzio di quelle prime ore mattutine e assecondano la selvatichezza del risveglio. Piedi ben puntati a terra, la luce del faro che appare e scompare, le onde dell’oceano bianche a partorire Venere di spuma afrodisiaca ad emanare l’odore del Creato. E’ la gioia di perdersi e ritrovarsi che voglio contattare con questi due spiriti a farmi da mentori mentre inizio a muovere il corpo con qualche asana di yoga, focalizzando respiro e movimenti sulla presenza di Faro e Oceano. Una luce per ritrovarsi, l’infinito per perdersiLa luce che proietta l’ombra dalla superficie degli abissi. La luce nella notte, l’abbaglio nell'oscurità, la luce che punteggia anche le notti più buie dell’anima, acque torbide e impetuose.

Casablanca, Giugno 2017 - Vista della Moschea di Hassan II  - Foto ©CECILIA MARTINO

La vita non è una serie di lampioncini 
disposti simmetricamente
la vita è un alone luminoso,
un involucro semitrasparente 
che ci racchiude
dall'alba della coscienza fino alla fine

(Gita al faro, Virginia Woolf)



L’aria è fresca, saranno le cinque del mattino, i miei pochi abiti addosso traspirano salsedine, fuliggine e sazietà. Sazietà di cosmo e universo che, in quei pochi momenti di abbandono davanti al faro dell’attenzione cosciente, mi sposa rinnovandomi la promessa: 

“non sei sola, non sei mai sola. Ricordalo sempre. Il tuo faro è sempre lì e brillerà sempre nelle notti più buie della tua vita. Ricordati di questo momento, è dentro di te la tua luce, sempre troverai ciò di cui hai bisogno, è dentro di te la tua ombra, sempre troverai ciò di cui hai bisogno. Ricorda chi sei!”

Approfitto di questo momento magico per recitare interiormente il mantra della luce per eccellenza, il Gayatri, tra le gemme più preziose e antiche dei Veda (quando possibile, è un canto che amo fare al mattino ovunque io vada: guarda il video Gayatri Mantra a Formentera). Nel Gayatri mantra, detto anche Savritri mantra, la divinità impersonale assume espressamente le qualità sottili del Sole quali forza di visione, chiarezza, volitività, illuminazione, luce appunto. 

Mentre il battito luminoso del faro cessa per lasciare spazio alle sfumature mattutine del sole che avanza in cielo, rendo chiaro il mio respiro proponendomi di lasciare andare parti di me che non servono più. È sempre un buon modo di iniziare la giornata, quello di morire! Si muore quando si vince la paura a rimanere se stessi ostinatamente, o meglio, a quello che si pensa di essere. Farsi vuoto e lasciarsi spazio per fluire, e come non ricordarselo con la cantilena delle onde di sottofondo! Fluire, impermanenza, fluire, impermanenza, fluire, impermanenza…

Fluire in tutte le direzioni possibili, in tutti i mondi visibili e invisibili, perché Casablanca o Torino non sono forse luoghi della psiche in cui dialogare con questo mio corpo fatto di acqua, terra, aria e fuoco? Fluire, svanire, morire e rinascere ogni attimo, senza paura, senza tregua. Quell'attimo è l’unica cosa che esiste.

E una mattina, all'improvviso
ho danzato i miei passi sull'acqua e 
disegnato spirali sulla sabbia
come non ci fosse nient'altro da fare
per essere felice. Ed era vero.





Se ci si riappropria della dimestichezza, congenita all'anima selvaggia che tutti ci appartiene, a dialogare con la voce enigmatica di ogni cosa, con la parte invisibile della realtà visibile, ogni cosa si svela sotto una nuova luce. Non è forse questa la magia? Che l’Oceano Atlantico con il suo incalzare onesto possa invitarmi nell'abbraccio trasparente delle onde e rendermi amante, figlia, madre e sorella di ogni singola goccia d’acqua sul mio corpo tremante di freddo e sangue? Se correre a piedi nudi a braccia aperte con il cuore in gola verso le sponde di una vertigine di mare è molto più che farsi un bagno fuori stagione, è gioia che diventa perturbazione, danza di elementi, di fato e di voluttà, coscienza che sfalda territori già conosciuti per tracciare nuovi cammini, dall'Ignoto in poi. Per parlare linguaggi intentati e abitare vocabolari silenziosi eppure sonori come può esserlo il fruscio di un bosco alla sera, il rintocco di una campana in un villaggio di campagna o il boato delle onde del mare. Linguaggi evocativi, vocativi, poetici…






Sono Luce pura, figlio mio.
Non sono una manciata di polvere inutile.
Non sono solo una conchiglia vuota.
Sono una perla regale formatasi in questo mondo!
Chiudi gli occhi e diventa consapevole di me.
Percepiscimi con gli occhi che vedono l’invisibile.
Entra nel mistero per trovarmi.
Sono un visitatore sereno qui per te.

(Rumi) 

Quando ho disegnato una spirale al suolo spianato della battigia sull'Oceano, mi sono inchinata alle ultime mie resistenze e, chiedendo il permesso allo spirito del luogo, mi sono contorta nelle viscere ctonie della Terra, mimando il simbolo che più di ogni altro esprime il movimento ciclico della vita, con le sue stagioni, le sue semine, le sue raccolte, le sue nascite, le sue morti. Tempo di circuire il tempo, e l’onda già aveva inghiottito la spirale incisa sulla sabbia. Come i mandala dei monaci tibetani... lasciandoli svanire, l’impronta di ciò che conta, rimane. Invisibile agli occhi, come l'essenziale. 


 "L'acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare "
(Paulo.Coehlo) - Casablanca, Giugno 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO


Capire che cosa è lo spazio!
La sovrabbondanza di tutto, che non ci sono confini, 
emergere ed essere del cielo, del sole e della luna e delle
nuvole che volano, loro compagni.

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Eppure, oh anima suprema!
Conosci tu le gioie della meditazione?
Le gioie del cuore libero e solitario, il tenero, il tenebroso 
cuore?
Le gioie del camminare da soli, lo spirito incurvato ma 
orgoglioso, la sofferenza e la lotta?
Gli spasimi agonistici, le estasi, le gioie della solenne 
meditazione giorno e notte?
Le gioie del pensiero della Morte, le grandi sfere, il 
Tempo, lo Spazio?
Le gioie profetiche degli ideali di un migliore, più nobile 
amore, la sposa divina, il dolce, eterno, perfetto 
compagno?
Gioie tutte tue, tu, immortale, gioie degne di te, o Anima.


Oh mentre vivo, essere dominatore della vita, non schiavo,
 incontrare la vita come un potente conquistatore, 
non ansie, noia, non più lamenti o critiche piene di scherno, a queste orgogliose leggi dell’aria, dell’acqua e della
terra, mostrare la mia anima più interna
inespugnabile,
e che niente dall'esterno potrà mai prendere il potere su 
di me.


Perché non solo le gioie della vita io canto, ripetendole —
anche la gioia della morte!
il toccarci sublime della Morte, che calma e intorpidisce 
per pochi attimi, a ragione,
io che mi disfo del mio corpo escrementizio per essere 
bruciato, o restituito alla polvere, o sepolto,
il mio vero corpo indubitabilmente lasciato a me per altre 
sfere,

il mio corpo svuotato, niente più per me, che si volge 
alle purificazioni, a ulteriori compiti, agli usi eterni della terra.


Oh, attrarre con qualcosa di più che l’attrazione! 
Come accade non so — eppure guardate! ciò che non
obbedisce a niente del resto,
è all'offensiva, mai sulla difensiva —
 eppure con quanta forza magnetica attira.

(Da "Un canto di gioie" Walt Whitman)






Sempre viaggiando con l'anima: 


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