23 dicembre 2025

Libro Che cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondo



"Questo libro fiorisce da dieci anni di humus poetico: riflessioni, appunti, meditazioni, ispirazioni, voci, sussurri e molto, moltissimo silenzio, cura e amore. In un certo senso, si è scritto da solo, dal momento che raccoglie le tracce più urgenti seminate sul mio blog “ilmestieredeldare”, terreno virtuale che sin dal 2015 lo ha tenuto in serbo, fertilizzandolo, affinché venisse alla luce al momento opportuno, proprio come un organismo vivente non può sottrarsi all’urgenza del suo nascere. E di vivente questo manoscritto mantiene lo stile, ovvero quella spontaneità e immediatezza proprie di un dialogare a voce alta con interlocutori – reali o immaginari – più che di un argomentare fine a sé stesso. Scegliendo di mantenere la stesura il più possibile fedele agli scritti di partenza, non si sono volutamente smussati gli angoli delle ridondanze, ogni capitolo vive di vita propria pur dialogando con tutti gli altri in evidenti intime corrispondenze. In tale dialogo, gli interrogativi hanno sempre la meglio sulle risposte certe, perché l’apertura e l’ascolto nell’accoglienza del nuovo in uno stupore sempre vivo è parte integrante del poetare stesso. 

La Poesia tesse le trame di queste pagine dalla prima all’ultima riga. Poesia non solo come scrittura, bensì come visione. Una visione differente delle cose che si traduce nella possibilità di incarnare il verbo poetico e tornare ad essere davvero “originali”, ovvero “originari” in quanto sensibili, a contatto con l’anima che è il luogo delle Origini. Tornare ad essere in un mondo del fare. È con lei e attraverso di lei è possibile dedicarsi una lettura che si rivelerà intimamente trasformativa, accompagnati per mano da molti personaggi - poeti, yogi, filosofi, santi, divinità, miti e archetipi – e da altrettante forze interiori da cui lasciarsi liberamente ispirare.
Vi si troveranno consigli e spunti pratici da portare nella vita quotidiana, affinché si compia quel destino poetico che è il ritorno alla nostra vera natura: non un mero esercizio stilistico, ma la sorprendente grazia del ritrovamento.

La domanda che dà il titolo al libro è come la lente che fa convergere su un solo punto i raggi del sole, condensandovi la maggiore quantità possibile di calore, luce ed energia. È il punto di partenza per un viaggio di consapevolezza che percorre la Via della Bellezza (in alchimia è la terza strada della Triplice Via del Fuoco , per l’esattezza l’Amore del Bello) sconfinando nella terra senza frontiere della Metafisica e dei sentieri esperienziali dello Yoga e della Meditazione. È un libro “plurale, come l’universo” – direbbe Pessoa – pertanto, non destinato agli addetti ai lavori, ai soli conoscitori di poesia o amanti di questo genere letterario, ma dedicato a tutti indistintamente perché chiunque ha dentro di sé il proprio tesoro poetico da riscoprire.

Alcuni “strumenti”, o indizi o, ancora meglio, indicatori di percorso, si sono sviluppati nel tempo, sono cresciuti insieme a me, maturando spontaneamente in corso d’opera. Tra questi, l’invito ad un ascolto differente di testi poetici, che ho definito “intuitivo”, e da cui nel 2021 ha preso vita il progetto itinerante La Gioia di Dialogare con la Voce dei Poeti, tutt’ora in essere; si troveranno molti spunti a riguardo soprattutto nella seconda parte del libro (Il mandala delle Cinque Esse: semplicità, sensibilità, spaziosità, stupore, silenzio).

L’ultima parte (Voci poetiche) si snoda attraverso azzardi di narrazioni ai margini del nulla con un unico autentico slancio: ricordare la bellezza della parola viva, dell’anima dentro il linguaggio quotidiano, della poesia non come mestiere letterario ma come un mestiere del dare.

Concludo questa introduzione con una forse ovvia ma per me mai banale dichiarazione d’amore e di gratitudine per la Poesia. Ho sempre sentito la Poesia come qualcosa di vivo, vivente, organico e funzionale, non un mestiere letterario, non un genere da intrattenimento per eruditi o svampiti spiriti romantici. Scrivevo poesie da bambina perché mi sembrava di poter parlare un linguaggio più autentico, al di là delle formalità e dei grandi discorsi in cui spesso mi perdevo invece che ritrovarmi. Da allora, non ho più smesso. Ma la Poesia che sento vibrare non è lontana, oggi, dal cuore di ogni cosa che osservo con una partecipazione intima che non vuole afferrare alcunché. “Divenire cosa tra le cose”, direbbe l’amato poeta Rilke per esprimere quel suo apprendistato a farsi “strumento cieco e puro” - in quanto poeta ed essere umano – “dell’inconoscibile che lo adopererà”.
Apprendista di stupore sempre rinnovato, mi dà gioia condividere la forza pacifica che il gesto poetico ha in serbo per ciascuno di noi. 
Dice un proverbio sufi: “Le parole che dici diventano la casa in cui vivi”. Pertanto, considero valore la cura nello scegliere i vocabolari del nostro quotidiano e ritornare alla matrice da cui ogni suono ha origine, il silenzio.
Poesia, il segreto ultimo custodito nel cuore dell’essere umano."

(Tratto dall'Introduzione del libro Che cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondo, Giuliano Ladolfi editore,  I edizione Novembre 2025, Collana Smeraldo Critica letteraria)

Il libro è acquistabile su ordinazione nelle librerie e in pronta consegna nei vari circuiti di distribuzione online (Amazon, Feltrinelli, Mondadori Store etc.)



RASSEGNA STAMPA
"Un’opera che assomiglia più a un itinerario iniziatico che a un semplice saggio critico; il libro nasce dalla sedimentazione di dieci anni di scritture, riflessioni e dialoghi interiori nati sul blog dell’autrice “ilmestieredeldare”, e conserva infatti l’immediatezza, la fragilità feconda e la spontaneità del pensiero che si elabora mentre accade. Un testo da leggere lentamente, come si approccerebbe un diario sapienziale o un libro-oracolo, e che domanda al lettore non solo di capire ma di sentire." L'Opinionista
"Uno dei meriti dell’autrice è la sua capacità di rendere accessibili concetti complessi, senza però banalizzarli: le parole di filosofi come Heidegger, di poeti come Rilke e di mistici orientali entrano nel flusso narrativo non come autorità accademiche ma come compagni di viaggio. Diventano ponti verso un’idea di poesia che si intreccia con la spiritualità, la meditazione, lo yoga, la ricerca dell’originario; ogni riferimento appare naturale, organico, parte di un discorso che non vuole erigere teorie ma evocare possibilità." LiquidArte Magazine 
"Un saggio breve e intenso che riporta la poesia dove dovrebbe stare: nella vita quotidiana, nel linguaggio, nell’ascolto. Per chi vuole tornare all’essenziale e smettere di parlare “a caso”. Questo libro parla soprattutto a: chi sente di vivere “in automatico” e vuole tornare a uno sguardo più presente; chi ama la poesia ma la percepisce lontana, “alta”, intimidatoria; chi cerca un ponte tra spiritualità, contemplazione e vita quotidiana; chi scrive (o vorrebbe scrivere) e vuole ritrovare una relazione più vera con le parole; chi è stanco di manuali e definizioni, e preferisce una mappa aperta." WordNews.it

14 novembre 2025

Libro Un qualsiasi giorno a Varanasi | Presentazione a Roma Bibliothè


Roma, 6 novembre 2025 - Bibliothè, cuore orientale di Roma, centro pulsante di cultura indiana e ayurvedica. Presentazione del libro Un qualsiasi giorno a Varanasi, insieme alla giornalista Ester Paparozzi Ippolito, professionista dedita al mondo dei viaggi, turismo, culture popolari e attualità. 

Se ridi, sei nel posto giusto... Bibliothè, Roma 6 novembre 2025

Il firmacopie nella mia città natale mi ha riempito di gioia, leggerezza d'essere, senza convenevoli e condivisione sincera, in un luogo caro alle mie scorribande giovanili nei sapori di un'India che da sempre mi ha voluta un po' adottare. Non poteva che essere Bibliothè il focolare per dare voce - proprio come attorno a un fuoco che mette a proprio agio - alle ispirazioni di un viaggio a Varanasi che, ormai, risale a più di dieci anni fa ma che ha lasciato tracce irreversibili sul terreno della mia maturazione personale e che si rivolge a tutti, indistintamente, in quanto viaggiatori "nel mondo ma non del mondo"...

Una delle domande che mi sono state fatte è Cosa è cambiato in me dopo quel viaggio "spirituale"Posso senz'altro dire il rapporto con la morte, e dunque con la vita. Ho affrontato una delle mie paure più grandi, il senso della perdita delle persone care, una paura collegata ad una allora non pienamente risolta comprensione del reale processo del nascere e morire, dell'istinto di sopravvivenza, dell'attaccamento a identità illusorie e tanto altro... Leggendo il libro è possibile entrare a vari livelli in questo processo di "disvelamento" nel quale si riconosce la vera natura delle cose.

Il soffio delle cose è una vita immortale, ma in cenere finisce questo corpo. OM!  (17, Isa Upanisad) 

Degustazione del menu ayurvedico da Bibliothè - Roma 6 novembre 2025

Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti in presenza, ma anche i tanti che ci sono stati con il cuore, e nell'invisibile che tutto plasma e niente spreca. Ringrazio la stimata giornalista, nonché cara amica Ester per essermi stata accanto in questo viaggio, riaccendendo la miccia entusiasmante della città della Luce, della Vita e della Morte: quel nocciolo di esistenza paradossale che ha nome Varanasi, Banaras, Kashi o, perché no, Anima. 

Il video dell'evento in diretta è ora disponibile sul canale YouTube.


RASSEGNA STAMPA

"Un piccolo libro denso di storie, di emozioni, di abbandoni, di ricerca, di spiritualità e devozione, di domande, di risposte , di confronti tra la vita e la morte. Ma ricco anche di colori, di suoni, di profumi, di danze, di giochi, di allegria. Di caos e di silenzi. Cecilia Martino, giornalista, scrittrice, poetessa e insegnante di Yoga, in " Un qualsiasi giorno a Varanasi" ci racconta il suo viaggio nella città della luce a lungo desiderato , e con impeto e passione avvolge il lettore nella sua scoperta della città e dei suoi riti, nei suoi momenti di misticismo e di abbandono." (Ballareviaggiando.it: articolo completo)


"Ricerca di se stessi e rinascita  nel libro di Cecilia Martino

Cecilia Martino, giornalista, scrittrice, poetessa e insegnante di Yoga, in " Un qualsiasi giorno a Varanasi" ci racconta il suo viaggio nella città della luce a lungo desiderato, e con impeto e passione avvolge il lettore nella sua scoperta della città e dei suoi riti, nei suoi momenti di misticismo e di abbandono.

Più si legge e si  rilegge il libro (perché si presta a più letture),   più si evidenziano aspetti  di questa città colta , tra l'altro , nell'allegria della festa Holi, colorata e trasgressiva. E tanti sono  gli scorci , i momenti,  le emozioni e  lo spirito della città che raggiungono in forma " poetica"  il lettore: i riti quotidiani della casa del bramino, le cerimonie sul Gange, le cremazioni quotidiane,  dove la vita e la morte si incontrano , la navigazione sul Gange, le sue acque sacre  e morbide che regalano espiazione, albe e tramonti,  la visita ai principali templi dove la devozione scorre ininterrotta..." (Consiglidiviaggio.it: articolo completo)


Bibliothè, via Celsa 5, Roma



Il libro è acquistabile su Amazon in versione cartacea  a 12 euro, o formato kindle 3,99 euro.
 
“ Dedico questo libro a tutti coloro che lo leggeranno” (Cecilia Martino)



29 agosto 2025

Abitare il riposo: Yoga Nidra e il Silenzio del Cuore

Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. 

Testo di Simone Carbonardi, Turiya Yoga Academy 

Lo Yoga Nidra, così come tramandato nel nostro lignaggio, non è una semplice tecnica di rilassamento né un esercizio mentale di suggestione, ma un processo filosofico e psicologico che riconduce la mente a quella soglia invisibile in cui il sonno incontra la veglia e l’essere umano può riscoprire la propria vera natura. Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. Un riposo che non è fuga nell’incoscienza, ma conquista consapevole di uno stato in cui la mente, silenziosa, impara a non disperdersi e a non lasciarsi travolgere dalle sue stesse modificazioni. Nella nostra epoca, in cui il tempo è diventato merce e il sonno stesso viene frammentato e impoverito, proporre una filosofia del riposo cosciente assume un valore politico, perché tocca la radice di una società che non sa più fermarsi.

La tradizione da cui riceviamo questo insegnamento non concepisce lo Yoga Nidra come un percorso di visualizzazioni guidate, affermazioni o costruzioni di scenari interiori. Tutti questi elementi possono avere la loro utilità, ma restano secondari rispetto al cuore della pratica: la sospensione consapevole tra veglia, sogno e sonno, in cui la mente impara a restare vigile mentre il corpo e le emozioni si immergono nel silenzio. Inoltre ben consci del ruolo e delle problematiche del processo immaginativo che prende il nome di Vikalpa e del suo imponente fattore di distrazione e di replica klistha (imbevuto di afflizione e potere associativo e distraente) lo utilizziamo come struttura il più lineare e scarna possibile in modo da creare il meno possibile associazioni che non potremmo indirizzare con la nostra, per quanto sapiente, guida.  Non vi è alcuna contrapposizione con le vie che hanno divulgato una versione più immaginativa, ma piuttosto una diversa profondità di prospettiva. La filosofia che sostiene il nostro approccio non cerca di riempire la coscienza di nuove immagini, bensì di educarla al vuoto che libera, al silenzio che rigenera, al riposo che non è interruzione, ma ritorno a una sorgente più profonda. Pensiamo però, sapendo bene che ogni mente, volente o nolente, produce una modificazione nel campo del ricevente (Agama), che l'insegnante che lo eroga debba essere in un continuo processo di purificazione del proprio campo mentale.


Il procedimento è semplice, ma non banale. Ci si prepara sdraiandosi in shavasana su un piano stabile, coprendosi se necessario e predisponendo il corpo a non sentire disagio. Il respiro diaframmatico diventa la base, stabilendo un’onda regolare e silenziosa. Talvolta si disegna mentalmente attorno a sé un mandala di luce, tre cerchi concentrici che proteggono lo spazio interiore e impediscono alla mente di vagare, un simbolo che nel nostro lignaggio si oppone alle tre modalità di sofferenza. Poi si comincia a scivolare in un rilassamento progressivo, punto per punto, sciogliendo i nodi del corpo e con essi quelli della mente. Il corpo nello yoga è sempre prodotto dell'accumulo delle azioni mentali che vi riversiamo e viene considerato prarabdha karma.
Questo rilassamento non è un massaggio immaginato, ma un’educazione all’ascolto sottile: la mente viene insegnata a penetrare nei tessuti, negli organi, nelle articolazioni, per riconoscere che il corpo fisico e quello energetico sono due facce dello stesso respiro vitale.

Nella mitologia induista, Vishnu, il dio protettore, viene spesso rappresentato in stato di Yoga Nidra, spesso sull'oceano primordiale, simboleggiando il suo riposo tra i cicli cosmici.

Il passo successivo è il respiro psichico. L’inspirazione viene vissuta come se scendesse dalla sommità del capo, l’espirazione come se uscisse da punti diversi del corpo: le dita dei piedi, le ginocchia, il perineo, l’ombelico, il cuore, la gola, il centro fra le sopracciglia. Questo non serve a creare una mappa simbolica, ma a insegnare alla mente la continuità dell’attenzione, la capacità di scorrere senza interruzioni. Non ci sono mantra a differenza della meditazione supercosciente per come insegnata da Swami Rama né immagini: solo il fluire del respiro come unico oggetto di coscienza.
A questo punto si entra nel cuore della pratica. La mente è invitata a dimorare nel cavo del cuore, luogo delle emozioni e dei sogni, ma ora privo di agitazione. Lo Yoga Nidra è definito “silenzio del cuore” perché non è un semplice rilassamento cardiaco, ma l’esperienza di un cuore che riposa senza pensiero, senza immagine, senza parola. È un silenzio vivo, che non addormenta, ma vigila.

Questo stato ha una portata filosofica enorme. Secondo la visione vedantica e secondo la nostra tradizione yogica, il sonno profondo è un’esperienza di contatto con una dimensione più vasta, ma che normalmente attraversiamo in incoscienza. Yoga Nidra è la possibilità di entrare in quello stesso spazio restando svegli. È un allenamento alla soglia, un’arte di vivere ciò che di solito si subisce. Non si tratta di ottenere nuove esperienze straordinarie, ma di riscoprire la qualità originaria della mente: la capacità di essere testimone anche quando ogni altro contenuto si ritira. Una propedeutica essenziale per fare sì che la mente cominci a lavorare in piena accordanza e sincronia con il divenire.

Chi ha praticato seriamente sa che pochi minuti di questo riposo cosciente possono rigenerare più di ore di sonno. Ma ridurre Yoga Nidra a una tecnica per dormire meglio o per recuperare energia sarebbe ancora una volta un impoverimento. Il vero senso di questa disciplina è psicologico ed esistenziale: si tratta di imparare a non essere trascinati dalle modificazioni del campo mentale facendolo in un luogo e con una attitudine preferenziale e comoda. La mente che si abitua a sostare tra veglia e sonno, senza cadere nell’oblio, diventa stabile anche nella vita quotidiana. L’attenzione acquista radici, non viene più spazzata via da ogni stimolo, e in quella stabilità può nascere una comprensione più profonda di sé e del mondo.

Nella fase più avanzata della pratica si incontra la cosiddetta shava-yatra, il “pellegrinaggio del corpo”, in cui la consapevolezza viaggia da un punto all’altro del corpo accompagnata da un punto di luce e dalla reintroduzione del mantra che vibra come una stella. Questa esperienza non è un esercizio immaginativo, ma un atto di interiorizzazione estrema: il corpo intero diventa paesaggio della coscienza, la mente si ritira dalle distrazioni esterne e si ricongiunge con il campo vitale universale. È qui che si compie la fusione tra la consapevolezza sulla propria energia come prāṇa individuale e quella universale che prende il nome di prāṇa cosmico: il respiro non è più solo dell’organismo, ma onda unica che scorre nel mare infinito dell’esistenza.

Ciò che distingue radicalmente questa visione è che non si cerca di indirizzare la mente verso nuove costruzioni, ma di liberarla da ogni costruzione, lo spazio cognitivo che si vuole creare è uno spazio vuoto di ciò che può dividerlo che è proprio vikalpa l'immaginazione e lasciarlo finalmente pieno solo della propria vera natura. 

Troppo spesso Yoga Nidra viene venduto come un accompagnamento immaginativo, una favola da vivere distesi con l'utilizzo di alcune immagini di cui non si comprende portata e delle volte il potere associativo che filtrato da memorie personali può condurre ad una esperienza poco piacevole.

Invece di riempire il cuore di immagini, lo si lascia vuoto, e proprio in questo vuoto si manifesta la sua vera potenza. La mente diventa specchio puro, capace di riflettere senza deformare. Questo non è un ideale mistico, ma un’esperienza concreta che chiunque può toccare con la pratica corretta. È un ritorno a ciò che siamo prima delle nostre storie interiori, prima delle nostre identificazioni. Yoga Nidra può essere considerata propriamente, in tale accezione, vera e propria pratica di pratyahara.

In una società che corre, produce, consuma e accumula, l’atto di fermarsi e riposare coscientemente diventa gesto rivoluzionario. Lo Yoga Nidra ci restituisce il diritto a non essere continuamente inghiottiti dall’efficienza e dalla distrazione. Restituirci al silenzio del cuore significa affermare che l’essere umano non è fatto solo per funzionare, ma per conoscere se stesso nella sua radice. La filosofia dello Yoga Nidra è allora un atto di resistenza: resistenza al sonno inconsapevole che domina le nostre vite, resistenza al dominio della mente dispersa, resistenza a un sistema che ci vuole sempre anestetizzati in produttività e mai presenti.

La forza di questa disciplina non sta nel promettere esperienze straordinarie, ma nel restituirci ciò che abbiamo dimenticato: la possibilità di abitare il riposo. Non un riposo passivo, ma un riposo cosciente che diventa conoscenza, che diventa via di trasformazione. Il silenzio del cuore non è assenza, è pienezza. 

Ed è qui che Yoga Nidra mostra il suo vero volto: un cammino semplice, che non richiede posture complicate né visualizzazioni complesse, ma che chiede soltanto la disponibilità a restare vigili dentro il silenzio.

Così, in un mondo che ci educa a fuggire da noi stessi attraverso distrazioni continue, lo Yoga Nidra ci educa a rimanere. 

Ci mostra che non abbiamo bisogno di riempire la coscienza per sentirci vivi, ma di alleggerirla per scoprire la vita stessa.

È teoria incarnata, pedagogia della soglia, arte di risvegliare la mente dentro al sonno. In questa prospettiva, parlare di Yoga Nidra non significa diffondere un’altra tecnica di rilassamento, ma restituire all’umanità un sapere antico che oggi appare più che mai rivoluzionario: il diritto al riposo cosciente ed una induzione cosciente a ritornare a studiare l'immensità della Darshana per come descritta dagli Yoga Sutra di Patanjali.

(Fonte: Simone Carbonardi, Il Silenzio del Cuore: la Filosofia dello Yoga Nidra - Turiyayoga.it

 


Leggi anche: Yoga e meditazione: l'importanza del "vero cuore"


La consapevolezza è una forma di amore. 
La parola pali da cui proviene è sati, che è ricordare, riportare al cuore. 

[...] La postura è soprattutto una postura del cuore...

La postura del cuore è: io sono qui, aperta a qualsiasi cosa sorga e mi visiti, sono radicata a terra, sento il suo sostegno e insieme mi alzo verso il cielo, nello spazio, li cucio. Il respiro è il mio alleato, mi fa stare in questo momento che fugge, nel presente che non è un tempo [...]

Nel Buddhismo si dice che un essere risvegliato abbia il cuore vuoto, che significa spazioso, ampio, un cielo in cui le emozioni, gli affetti, i pensieri, le opinioni (in sanscrito cuore e mente sono un termine solo: citta) passano, ma non permangono, sorgono e svaniscono. La non-identificazione con le ineffabili emozioni, i discontinui pensieri, illumina la fondamentale vacuità dello sfondo, della coscienza, la vivezza di uno spazio che riceve con freschezza l'esperienza senza interpretarla, nè evitarla, senza aggiungere, senza togliere, nudamente.  (Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva - L'arte della meditazione



Tu cerchi la vera coscienza.  Dove la puoi trovare? Puoi forse trovarla al di fuori di te? Devi trovarla dentro di te. Perciò rivolgiti all'interno. Il cuore è la sede della coscienza, o la coscienza stessa. (Ramana Maharshi, Consigli per la pratica spirituale)