17 gennaio 2016

Sri Lanka La salita sull'Adam's Peak Sri Pada

Adam's Peak, h 3.00 del 1 Gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO
Non mancava niente quella sera. La luna calante e una miriade di stelle palpitanti nel cielo terso della notte, dell'ultima notte dell'anno. Così avevano voluto gli spiriti del luogo e il monaco Thero ne aveva suggellato la decisione, complici anche le favorevoli condizioni climatiche. "Scaleremo l'Adam's Peak la notte del 31 dicembre di modo da essere in cima all'alba del primo giorno dell'anno nuovo!". 

Mai dono mi sembrò più immenso di questo, la scalata in notturna e l'alba letterale e metaforica di un nuovo anno in vetta allo Sri Pada, il sacro monte dello Sri Lanka nonché uno dei luoghi più mistici della terra dove si verifica il fenomeno unico al mondo del sole che albeggia per tre volte di fila. É vero, il tempo non esiste nell'incessante susseguirsi di istanti di esperienza nell'eterno presente in cui convergono tutti i passati e i futuri possibili, eppure ci sono momenti in cui senti che qualcosa di importante si compie - o si deve compiere attraverso di te - come in un rituale di passaggio, come su un campo di battaglia, Kurukshetra ... L'attraversamento della grande soglia, l'invito a compiere qualcosa di speciale, "pericoloso", faticoso, scomodo a tratti inspiegabile ma inevitabile, affinché ogni limite possa essere trasmutato in gioia di darsi, in pura emozione di rendere sacro anche solo il  passaggio temporaneo nel luogo che ti ospita, una folgore di ispirazione ed espiazione al tempo stesso, qualcosa di così trascendente che non può che passare attraverso il corpo, divorandolo senza troppi corteggiamenti preliminari. 

La salita sull'Adam's Peak,  1 Gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO





5200 scalini in salita costante e tutti irregolari non sono cosa da poco, il clima della foresta pluviale ti toglie il fiato, ogni passo é sudore che scivola sulla pelle, a guardare avanti non si vede mai la fine, chi ti accompagna prima o poi ti molla, perché lo Sri Pada é un amante che va incontrato in perfetta solitudine. E, alla fine, non puoi che essere solo lassù in cima, nel raccoglimento di tutte le forze che ti rimangono per superare l'ultimo tratto dopo le ore di scale e scale e ancora scale, quando sembra che sei giunto alla fine e invece é solo un'altra curva, un altro tornante intorno alla montagna, un'altra rampa di scale con lo scorrimano gelido e bagnato - nel frattempo si era scatenata una tempesta di vento e pioggerella fine fine ma tagliente e freddissima... - , con il mantra ben impresso nella mente, diventato un tutt'uno con l'affanno del respiro. 



Prima pausa dopo le prime 2 ore di camminata. Iniziano le allucinazioni :-)
Thero mi ha consegnato un mantra da recitare durante il tragitto, me lo scrivo sulle note del cellulare che tengo a portata di mano, perché tendo a dimenticarlo, o meglio, spontaneamente lo traduco in un altro mantra molto simile che appartiene allo Yoga Integrale. "No, quello sanscrito, questo pali" - mi rimprovera amorevolmente Thero quando ci ritroviamo nei luoghi di ristoro disseminati in vari punti del tragitto e mi interroga: "ti ricordi il mantra? Come fa?". Mi fa sorridere e nello stesso tempo mi ammanta di una grande forza questo sillabare interiore il richiamo al divino, a quell'invisibile per l'amore del quale sto celebrando tutta la fatica che si possa richiedere a un corpo pur in buona salute come il mio. A un certo punto della scalata, piú o meno a metà, c'imbattiamo in un gruppo di francesi guidato da un cingalese che per tenere vivi gli animi fa ripetere ad ogni passo versi tratti dal Dhammapada (come mi spiega Thero), testo del Canone buddhista,  e che terminano ritmicamente con un Sadhu Sadhu Sadhu che vuol dire Saggio, Divino, Beato. Sadhu Sadhu Sadhuuuuuuu, il cingalese urla e per un certo tratto mi unisco a questa eco lasciando momentaneamente il mantra di Thero, poi a lungo andare questo ritornello potenziato dalle spesse voci del gruppo di francesi ripetuto a cantilena finisce per snervarmi invece di incoraggiarmi, cosí riprendo a cadenzare la mia andatura con il respiro del mio mantra personale, lasciando che il gruppone con il cingalese canterino avanzi per un bel pò avanti a me. Ogni tanto, a più riprese durante il tragitto, la notte sempre più fitta e simultaneamente sempre più chiara nelle nebbie fuligginose dell'altitudine, mi restituisce in lontananza con la consistenza ovattata di un sogno, il suono Sadhu Sadhu Sadhuuuuuuu.... Una carezza sul cuore che non dimenticherò mai. 

Ultimo punto ristoro prima del tratto finale...

Dopo tre e ore e mezza arrivo in cima e credo di non aver mai visto una vetta così popolata come quella dello Sri Pada alle cinque e mezza del mattino del 1 gennaio 2016! Tanti i devoti locali, sicuramente più dei turisti o viaggiatori occidentali ammonticchiati per terra coperti da pile fino alla punta dei capelli per ripararsi dalla morsa del gelo nell'attesa dell'alba. "Ah già! Ma deve fare parecchio freddo quassù, mi avevano avvertito..." Me lo devo quasi far sovvenire come un ricordo perché io così freddo non lo sento, mi basta il maglioncino pesante con il cappuccio incorporato che avevo portato, lo zaino che mi fa da guanciale e il calore psichico della ripetizione del mantra o anche solo l'emozione di trovarmi lassù non mi fa percepire nessun disagio climatico. Mi accascio a terra tra un cane dormiente e una coppia di cingalesi intorpiditi in un abbraccio da chissà quante ore, e ringrazio l'universo per quel momento perfetto. Addento qualche anacardo rimastomi nelle provviste da viaggio a base di frutta secca e banane, scruto il cielo per carpire da che parte il sole avrebbe compiuto il suo triplice inchino, e mi abbandono al miracolo dell'esistenza. Sono qui. SURRENDER. Sola e con tutto il mondo, con le gambe a pezzi e l'anima riunificata nella commozione di avercela fatta. "Solo chi ha il cuore puro, arriva in cima" - dice la leggenda, una tra le tante che riguardano lo Sri Pada. Non so se il mio cuore é puro, penso, ma di sicuro é intensamente vivo, palpitante di piacere immoto, e nella sensazione di quella intensità così integrale ci ho personalmente messo il senso del mio essere giunta fin lì. Non sono migliore di altri, ma nella fortuna di essermi potuta concedere questa esperienza, avverto l'urgenza di offrirla alla Madre Terra, come riscatto per chiunque sia entrato nella mia vita fino a quel giorno, dai conoscenti ai famigliari, agli amici, agli amanti, agli amori, ai maestri, agli avi e antenati, come gesto d'amore irreversibile, come sigillo privato sciolto in un dono collettivo, universale. Siamo tutti Uno. Siete tutti qui con me, penso. 

... quell'unico istante infinito in cui ho abbracciato le mie gambe accovacciata a terra, tremante non di freddo ma di stupore, potendo dire "Ce l'ho fatta!"
Dopo qualche minuto o un tempo che non so bene quantificare perché di sicuro sono entrata in una dimensione alterata di coscienza meditativa e attonita di meraviglia (Emaho!), ma anche di stanchezza, vedo arrivare Thero e man mano altri compagni di viaggio... Compiamo insieme altri cerimoniali guidati da Thero (la puja con le nostre offerte avvolte in pezzi di stoffa bianca da appendere a un palo, l'inchino e l'offerta davanti all'impronta del piede gigante che per i buddhisti è di Buddha, per gli induisti di Shiva, per i musulmani di Adamo e per i cristiani di San Tommaso), per poi giungere al momento dell'alba che le nuvole nel frattempo vertiginosamente aumentate hanno per lo più celato. Il suono di bajan e mantra che sembrano ancora più altisonanti dopo tanto silenzio riassorbito dalla natura circostante, accompagna il primo chiarore del sorgere del sole, una luce che s'infiltra tra la coltre di nuvolaglia densa quanto basta per farmi esultare "Eccola, l'alba di un nuovo giorno!". 

In cima all'Adam's Peak h 6.30 circa 1 Gennaio 2016 © Foto CECILIA MARTINO
Eccola! L'alba di un nuovo giorno. 1 Gennaio 2016 © Foto CECILIA MARTINO





Poco importa se non ho potuto ammirare il sorgere del sole nella nitidezza che avrebbe garantito di scorgerne per tre volte la sua ascesa. Per me tutto si era compiuto nelle tre ore e mezza di scalata e la ricompensa non stava nella triplice alba, ma in quell'unico istante infinito in cui ho abbracciato le mie gambe accovacciata a terra, tremante non di freddo ma di stupore, potendo dire "Ce l'ho fatta!". 

Ad attendermi c'erano altre ben due ore di discesa (ancora più faticose della salita!). 
Ma questa è un'altra storia...



 

Sempre dallo SRI LANKA



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Sri Pada, la montagna sacra dello Sri Lanka, foto presa da Internet /You Tube


 

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