17 marzo 2015

ECLISSE DI SOLE 20 MARZO 2015: SIGNIFICATO ESOTERICO


"Nelle profondità si celano ulteriori profondità,
nelle altezze un'altezza ancora maggiore.
L'uomo giungerà più velocemente ai confini dell'infinito
che alla pienezza del proprio essere,
poiché quell'essere è l'infinito.  

Aspiro ad una forza infinita,
ad una conoscenza senza limiti
e ad una gioia infinita.
Potrò mai ottenerla? 

Sì, ma la natura dell'infinito è di non avere fine.  
Perciò non puoi dire io la ottengo,
ma piuttosto io la divento

(Sri Aurobindo)



Vi segnalo un evento gratuito imperdibile di Nonterapia, per una rivoluzione spirituale
presso l'Hotel Melia in via Masaccio 19 - Milanovenerdì 20 marzo dalle 18.30 alle 21.30 

Il 20 marzo ci sarà un momento davvero speciale in cui si verificherà una eclissi di sole. Ogni eclissi di sole è un evento particolare e suggestivo, ma questa sarà davvero magica, per due motivi.

PER GLI ASTRONOMI

1) L'eclisse accade nel giorno dell'equinozio. In tutto il mondo la durata del giorno e della notte saranno identiche. È dal 20 marzo 1662 che non si verifica un'eclissi totale di Sole in questa data. Il 20 marzo 1681 ci fu un'eclissi ma fu ibrida, in parte totale e in parte anulare.
2) Al Polo Nord, il 20 marzo il sole fa finalmente capolino all'orizzonte, dopo sei mesi di notte continua, pronto a restare nel cielo per sei mesi di fila. Quest'anno, poche ore dopo essere apparso, il sole sarà oscurato dalla Luna, un evento rarissimo che si verifica circa ogni cinquecentomila anni.

PER GLI ESOTERISTI-IMMAGINALISTI - CUSTODI DEL MANTRA MADRE - ALCHIMISTI
(Leggi il Manifesto degli Immaginalisti)

1) Si tratta di un momento di transito che genera una eccezionale opportunità. Questa eclisse di sole segna l'inizio di un movimento psichico chiamato il risveglio del respiro della Madre. Il XVII secolo segna l'inizio della fine della presenza delle grandi civiltà umane fondate sul simbolismo matricentrico. È infatti il secolo della fine definitiva delle civiltà precolombiane che erano incentrate sul simbolismo matricentrico. La nostra civiltà attuale, che si è globalizzata, si fa notare per uno squilibrio assoluto verso i modelli simbolici patricentrici e per la totale ignoranza dell'eterno femmineo.
Simbolismo patricentrico è "logos", pensiero ordinatore, raziocinio, solarità, evidenza, scienza, controllo, gestione, dimostrazione, luce.
Simbolismo matricentrico è lunarità, invisibilità, caos creativo, fede, missione, passione, ombra, estasi. Matricentrismo e patricentrismo dovrebbero sempre essere in equilibrio, ma quasi mai è stato così, se non in rari momenti d'eccezione, in straordinarie culture, dove la Bellezza era la forma sotto il cui il Bene si manifestava nel mondo sensibile.
Il patricentrismo non mediato dai simboli dell'eterno femmineo è autodistruttivo: la sistematica distruzione della vita sul pianeta e l'assurda violenza della nostra cultura lo dimostrano. Il matricentrismo lasciato solo a se stesso diviene ugualmente aberrante, basti pensare ai sacrifici umani delle civiltà precolombiane, ai bambini di Llullallaico, drogati e abbandonati dagli Inca sul vulcano Llullallaico per essere sacrificati al dio Sole, per effetto di un credo matricentrico, dominato dalla lunaritá, dalla morte, dall'invisibilità. Non si vuole misconoscere con ciò la bellezza e la grandezza della cultura Inca né, del resto, disconosciamo gli aspetti positivi della nostra cultura patricentrica.
Ma il vero spiritualista è il ricercatore della Medesimezza, cioè dell'equilibrio, la grande Terra di Mezzo, Shambhala, Shangri-La

Leggi anche: SIETE CAPACI DI VEDERE IL VENTO? PRIMAVERA, EQUINOZIO E LUOGHI DELL'INVISIBILE

L'eclisse di sole del 20 marzo è un momento privilegiato per aprire la visione della Medesimezza, una occasione da non perdere. Chi vuole veramente giungere alla visione dell'Unione degli opposti avrà la complicità del cosmo e il favore degli dei.

2) Se a tutto ciò si aggiunge che un evento cosmico simile a quello del prossimo 20 marzo, cinquecentomila anni fa, ha probabilmente segnato l'arrivo del primo esemplare del genere Homo sulla terra, si comprende l'importanza di questo evento dal punto di vista esoterico. Ogni volta che si presentano le medesime condizioni in cui un evento è nato quello stesso evento può essere trasformato.

Per gli Immaginalisti il 20 marzo, a livello simbolico, segna la possibilità di "volgere l'uomo nel dopo uomo", come direbbero i grandi Sri Aurobindo e Nietzsche (Hai letto il libro "James Hillman, il cammino del fare anima e della ecologia profonda" di Selene Calloni Williams? Se no, lo puoi trovare, sia in formato elettronico che cartaceo, a questo LINK).


Di fronte a tutto ciò Nonterapia non poteva non celebrare. Ti invitiamo all'Hotel Melia in via Masaccio a Milano, venerdì 20 marzo, dalle 18.30 alle 21.30 per celebrare con noi questo importante momento di passaggio.
Saranno presenti Selene Calloni Williams e Paola Bertoldi che parleranno della visione immaginale, del metodo simboloimmaginale, del Mantra Madre, delle costellazioni immaginali, della regressione immaginale evocativa, del Protocollo della Mindfulness immaginale e del Counseling Immaginale.

NONTERAPIA
www.nonterapia.ch
info@nonterapia.ch
Facebook: Selene Calloni Williams

27 febbraio 2015

Poesia Distinti ma non separati

Ermete Trismegisto, il leggendario fondatore dell’alchimia, addita il mistero primordiale della natura, il principio del fuoco, che avvolge nella sua quadruplice fiamma gli opposti essenziali: sole e luna, maschio e femmina, zolfo e mercurio , che danno luogo all’unità androgina in ogni atto di concezione e nascita in natura. (foto e testo: enricobaccarini.com)


Distinti ma non separati
risveglio sopiti eccessi di corpo
e disfo la mente mentre mi spettino le sopracciglia
guardando non dall'alto, non dal basso, 
ma in tutte le direzioni possibili
Nell'ora infallibile dell'attimo morente
chi fugge non è l'attimo, ma chi non sa morire
riporto il senso del mio nome
su un calendario che celebra noviluni e pleniluni
Mi cancello come fossi di gomma
mi sposo come fossi di argilla
mi riduco a niente come fossi tutto
come fossi l'ultima realtà rimasta al mondo
in un mondo che non esiste
A metà giornata, il cielo si fa duro
terso immobile fluido traboccare di sperma invisibile
e nelle mie lacrime l'ovulazione precoce
e l'ammonimento di una formula magica:
nutrire come la donna
penetrare come l'uomo
Ecco. Ecco ciò che io sono
prendetene tutti, dall'eternità.


(CECILIA MARTINO)

www.ceciliamartino.it



"L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce" (Khalil Gibran)



Altre Poesie
IL MESTIERE DEL DARE
VIBRI NEL CUORE SENZA AVERE UN NOME
NEI FUGACI ATTIMI DI VISIONE NON PENSANTE
FARE ANIMA: IL MARE DI BIANCO

Viaggi del fare anima
QUELLA VIA ERETICO-EROTICA ALL'UNITA'
VARANASI, L'ARRIVO AL GANGE
ISTANBUL, ALLA RICERCA DELLA TRISTEZZA PERDUTA
LADAKH, TIBET INDIANO: UN VIAGGIO LUNGO 8 ANNI

11 febbraio 2015

Maha Shivaratri: la grande notte di Shiva



“Quando realizzi che sei in ogni cosa,
l’attaccamento al corpo si dissolve,
la gioia e la beatitudine sorgono”

(Vijñanabhairava tantra)

Maha Shivaratri, ovvero la “Grande notte di Shiva“, è una festività indù che si celebra nella quattordicesima notte di luna nuova del mese lunare di febbraio-marzo (Phalgun).





Ad aleggiare sulla sacralità del caso è la particolare posizione della luna che in questa giornata viene a trovarsi nel punto della sua orbita più distante della terra e, dunque, l’effetto del suo magnetismo sull'uomo è ridotto al minimo sia a livello fisico che, soprattutto, mentale ed emotivo. Questa notte speciale, dunque, dona alle pratiche spirituali un potere che in nessun altro giorno dell’anno può essere raggiunto, complice anche la ricorrenza che si celebra (più di una per la verità, stando alle varie leggende) e cioè il matrimonio del dio Shiva con la sposa Parvati, evento che simboleggia l’Unione cosmica per antonomasia. Unione di maschile e femminile che, dal punto di vista più esoterico, è un raggiungimento della completezza e integrità dell’essere da ricercarsi all'interno della propria anima. Non a caso Shiva è spesso rappresentato nell'iconografia indiana con i tratti di un ermafrodito, ardhavira, l’Androgino con la parte destra del corpo maschile e la parte sinistra femminile: i due sessi riuniti in un solo corpo ricostituiscono l’unità originaria e al tempo stesso evocano la simultanea presenza degli opposti nell'equilibrio cosmico.











Un’altra potente immagine legata alla Grande Notte è quella della danza da cui Shiva avrebbe dato origine alla Creazione dell’universo, appunto, danzando. Un ballo di piacere e potere allo stesso tempo, perché non c’è potere più grande del provare piacere, un piacere senza oggetto, frutto della pura gioia incontenibile che diventa atto creativo. Nataraja, il Signore della Danza, il tandava sfrenato ed eccitato incarna il perfetto equilibrio tra la vita e la morte danzando su un demone che è l’incarnazione dell’illusione e della falsa conoscenza. Ananda Tandava, il danzatore beato di dionisiaca memoria che, ebbro di gioia, crea il mondo. E così come lo crea, lo distrugge, essendo Shiva la terza divinità della Trimurti indiana (dopo il dio dell’origine Brahma e il signore della conservazione Vishnu), colui il quale, appunto, ha il compito di concludere il ciclo di dissolvimento del mondo, la necessaria dissoluzione prima di una nuova rinascita. La notte buia dell’anima prima della nuova alba. In ogni momento di morte iniziatica, quando è necessario distruggere e lasciare andare, c’è sempre uno Shiva funereo a porgere il suo aiuto, ad incoraggiare l’incontro con i demoni (paure e attaccamenti) per poterli trasmutare nei migliori alleati possibili. E’ l’aspetto terrificante del dio noto come Rudra “Colui che urla”, il signore delle lacrime che erra nelle foreste, dorme nelle caverne e si attarda nei luoghi meno confortevoli dove imperversa il caos primigenio e la vita nel suo stato più selvaggio, perché solo fronteggiando l’orrido, e non addomesticandolo, si può ottenere la vera liberazione: è questo il percorso controcorrente tantrico, è questo l’urlo di Shiva nella sua forma ghora (terrifica), un richiamo che non offre rassicurazioni, ma che scuote energie latenti e produce l’unica reale esperienza possibile di “guarigione”: la celebrazione del rito (il sacrificio – sacrum facere – del “darsi” ai demoni, alla parte oscura, alle ombre della notte) che ristabilisce l’ordine universale. Shiva insegna ad incanalare le forze oscure dentro di sé per sublimarle, pacificarle, fruirle o potenziarle … in ogni caso, non evitarle né rinnegarle.
Senza dimenticare che Shiva è anche il Mahayogin, il Supremo Yogin, il padre dello yoga e in queste veste senz’altro più rasserenante, è raffigurato assiso con il corpo cosparso di cenere (simbolo della morte della personalità e dell’impermanenza) nella postura meditativa a gambe incrociate intento a riassorbire le illusioni del mondo fenomenico nella luminosa vacuità da cui ogni manifestazione ha origine.
Shiva Nataraja, il Signore della Danza, il tandava sfrenato ed eccitato incarna il perfetto equilibrio tra la vita e la morte danzando su un demone che è l’incarnazione dell’illusione e della falsa conoscenza.









Che si abbia più dimestichezza con l’immagine pacifica del dio o con quella più temibile, si può utilizzare la suggestione di queste immagini per la propria personale celebrazione del Maha Shivaratri, ad esempio chiedendo al DISTRUTTORE di assecondare, accelerandolo, un processo di cambiamento nella vostra vita, oppure invitando il BEATO TANDAVA a danzare con voi in un giocoso ballo senza freni inibitori (vi invito a farlo per davvero, utilizzando se possibile il sottofondo di un ritmo tribale con molti tamburi), o se preferite invocando il GRANDE YOGIN nella quiete di una meditazione silenziosa o, perché no, invitandolo a nozze celebrando l’UNIONE cosmica simbolo del Maha Shivaratri, scegliendo cioè di sposare la parte oscura di voi, amandola per poterla infine trasformare in pura energia creativa. Se si vuole si può cantare o recitare silenziosamente il mantra del dio: “Om Namah Shivaya”, assorbendo nel proprio corpo fin dentro ogni cellula le vibrazioni che la ripetizione interiorizzata di tali fonemi sacri producono.



In ogni caso, recuperate lo Shiva che è dentro di voi, attingendo alle fonti meno convenzionali del vostro immaginario e stupitevi di quanto potere ci sia in questo “perdersi” per poi ritrovarsi. Senza paura di sbagliare: il viaggio è un “errare” per definizione e l’anima, a volte, ha bisogno di precipitare.



LA CELEBRAZIONE IN INDIA
Il Maha Shivaratri è festività nazionale. Nel giorno precedente la festa, si osserva il digiuno e ci si immerge nelle acque sacre come rito propiziatorio mentre la notte si veglia in preghiera adorando il simbolo fallico del dio Shiva, chiamato Lingam, che ogni tre ore viene bagnato con urina, sterco, latte, burro e latte acido che sono le cinque sacre offerte delle vacche. Inoltre vengono offerti alla divinità i cinque cibi dell’immortalità: latte, miele, yogurt, zucchero e burro chiarificato. I guru recitano preghiere e mantra sgranando i mala (rosari) mentre i discepoli preparano il cibo preferito di Shiva chiamato “Bhang”, un preparato ottenuto da foglie e fiori di cannabis che viene distribuito gratuitamente ai fedeli all'ingresso dei templi.

LE PRIME PAROLE PRONUNCIATE DAL BUDDHA DOPO L'ILLUMINAZIONE
"... senza riserve lasciando attonita ogni pretesa di comprendere. Perchè certi cammini lasciano così poco spazio tra te e l'infinito" Varanasi, marzo 2014

Viaggiare con l'anima:


LADAKH, UN VIAGGIO LUNGO 8 ANNI

SRI LANKA, WELIGAMA TUFFO NELL'OCEANO DEL 
FARE ANIMA


"Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa. Se siamo vuoti, possiamo contenere l’Universo" (Buddha)