06 ottobre 2016

E tu, chi ti credi di essere?

Besos de Naturaleza, Torino Ottobre 2016 ©Foto CECILIA MARTINO 

Dio non intende che si prenda il mondo alla lettera: 
il mondo è un'immagine, un'analogia, 
un modo di dire del quale egli deve servirsi 
per un motivo qualunque, 
e naturalmente è sempre approssimativo; 
non dobbiamo prenderlo in parola, 
tocca a noi stessi trovare 
lo scioglimento del quesito 
ch'egli ci impone. 

(Robert Musil)

Tutto dipende sempre dal tipo di relazione che abbiamo con le immagini, ovvero gli spiriti, i miti, gli dei, gli archetipi, le idee (eidola) a cui abbiamo scelto più o meno inconsapevolmente di credere... 

Tu, per esempio, chi ti credi di essere? 

Prova a chiedertelo spesso ma, più che analizzare le risposte, lasciati ispirare dalle immagini che scaturiscono. E' a loro che devi tornare, per ristabilire il contatto perduto con i tuoi alleati invisibili, per riprendere il dialogo interrotto con l'anima. E per riconciliarti con queste immagini non analizzarle, piuttosto amale. Agli dei misconosciuti non interessano nuove teorie ma nuove estasi. Agli dei misconosciuti che - come diceva Jung, sono diventati malattie - non interessa ciò che fai o non fai ma l'intensità con cui ami ciò che fai o non fai. Essere intensi come fosse l'ultimo istante di vita da vivere, ritualizzare e non giudicare, non fare analisi ma fare amore, fare anima, perdonare, ringraziare, avere fede ed essere visionari. 

Allora, chi ti credi di essere? 






L'alternativa al letteralismo è il mistero


Il moto delle ali del colibrì, che è l'uccello più piccolo al mondo, forma il simbolo dell'infinito!






















PENSIERO POSITIVO VS PENSIERO CREATIVO: 
FANTASTICARE / IMMAGINARE / IMMAGINALE

Dicevamo che tutto dipende sempre dal tipo di relazione che abbiamo con le immagini, ovvero gli spiriti, i miti, gli dei, gli archetipi, le idee (eidola) a cui abbiamo scelto più o meno inconsapevolmente di credere. Credere, ad esempio, che basti immaginare fortemente una cosa per riuscire a manifestarla nella realtà (chiediamoci, poi quale realtà,  se tutto è sogno?) è un'altra illusione, una forzatura dello stato naturale, una seduzione vagamente new age che occhieggia al "pensiero positivo".

Cosa è lo stato naturale? E' uno stato in cui si è in una relazione creativa con la divinità in assenza di sforzo personale, in assenza di paura, in assenza di aspettative e interpretazioni e in assenza di giudizio: dunque, non esiste il pensiero positivo in questa dimensione perché implicherebbe una dialettica tra bene e male che non ha ragion d'essere a questo livello. Il pensiero creativo ingloba positivo e negativo in un'unica vastità dove ci si sposa con l'anima neutrale di tutte le cose. L'anima neutrale di tutte le cose è amore. In questa dimensione immaginale, e solo in questa dimensione, si crea davvero oltre se stessi, oltre i dettami della mente, dell'ego, della personalità, persino del volere o non volere qualcosa, del desiderare o non desiderare che le cose siano diverse da quelle che sono. Ci si sposa con il proprio daimon, si celebra un rito che porta in essere la realtà, e tutte le immagini future che, oltretutto, contengono come un ologramma tutte le immagini passate e presenti, perché nello stato naturale non esiste il tempo lineare (che è una costruzione mentale scaturita dal pensiero logico di causa-effetto), ma soltanto un tempo mitico, che si compie in un eterno presente che tutto contiene.



Un frattale è un oggetto geometrico in cui un motivo identico si ripete in tutte le direzioni. E' l'essenza della molteplicità nell'uno e dell'uno nella molteplicità, cioè dell'unione nella relazione creativa con l'anima. E' lo stato di natura.
Pertanto, se si vuole davvero diventare padroni dei propri eventi e non vittime di essi, non basta immaginare da soli (perché nessuno è mai solo, ha sempre uno spirito da nutrire) a colpi di pensieri positivi e credere che tutto possa realizzarsi. Questo è un atto di autoreferenzialità che perpetua la dimenticanza di fondo dell'homo materialis: che tutto è anima, incluso il mondo visibile che crediamo "oggettivo". Bisogna riprendere il dialogo perduto con l'anima, l'anima del mondo. E questo dialogo implica il riconoscimento dell'ombra a cui si è associato il polo "negativo" dell'equazione mentale che divide in categorie di giusto e sbagliato una realtà complessa che, piuttosto, va celebrata, ritualizzata, amata, resa poesia. Una realtà complessa che include tutto, invece di separare. Perché è amore e l'amore è sempre accoglienza. Sposarsi nuovamente a questo tutto in un amplesso panico che solo l'amore può riconoscere come sacro, è scegliere di dimorare nella dimensione immaginale che è una nuova visione creativa del mondo.





   




Abbiate pertanto il coraggio di sprofondare in questa dimensione di passaggio tra il visibile e l'invisibile che è sempre una relazione tra noi e i nostri demoni, dei, spiriti, eidola, idee. Bisogna essere svegli in questa relazione e darsi a questa relazione, consapevoli che non esiste nient’altro che questa relazione: né io, né tu, ma la relazione tra me e te, tra me e l’invisibile, il mistero che è anima che è amore che è il divino. 


Avendo il daimon dalla vostra parte, ditemi, che altro potreste temere?

LEGGI ANCHE: IN COMPAGNIA DI UN BUON DAIMON


Nataraja è la raffigurazione danzante di Shiva, una delle maggiori divinità indiane.
Shiva danza nell'eterno presente; è la sua danza che manifesta l'universo, lo preserva e lo dissolve.
Foto ©CECILIA MARTINO

A proposito di darsi all'invisibile:






"Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni" (Alessandro Baricco) - Oceano Indiano, Maldive -  Luglio 2014



29 settembre 2016

Le magiche nove notti di Navaratri: significato e pratiche





Navaratri, letteralmente le “Nove notti”, è una festività hindu dedicata all'adorazione della Devi o Shakti, la Madre divina o Grande Madre, l’espressione femminile di dio: la potenza generatrice della Forza Vitale senza la quale la pura Coscienza del maschile rappresentato da Shiva non potrebbe manifestarsi. Viene festeggiata due volte l’anno, nel mese di chaitra (aprile – maggio) e asvayuja (settembre – ottobre). Non a caso nei due periodi cruciali di cambiamento della natura: l’inizio della primavera e l’inizio dell'autunno.

Navratri è celebrata con grande devozione non solo in tutta l’India ma anche nel resto del mondo, in quanto il culto della dea quale divinità femminile primordiale è assai più antico di quello patriarcale, è presente in quasi tutte le mitologie ed è risalente al Neolitico se non addirittura al Paleolitico (a riguardo, vale la pena approfondire con le letture di Marija Gimbutas e Vicki Noble che riporto a fine articolo). 




Shiva è spesso rappresentato nell’iconografia indiana con i tratti di un ermafrodito, ardhavira, l’Androgino con la parte destra del corpo maschile e la parte sinistra femminile: i due sessi riuniti in un solo corpo ricostituiscono l’unità originaria e al tempo stesso evocano la simultanea presenza degli opposti nell’equilibrio cosmico. Simbolo delle nozze alchemiche o matrimonio mistico, in termini più sciamanici, l'unione con lo sposo/a celeste o sposo/a sotterranea. Due in Uno, distinti ma non separati. 



Nelle tradizioni dello Yoga è sicuramente il Tantra a dare rilievo maggiore se non assoluto all'aspetto femminile della divinità pur sempre nel rapporto imprescindibile Shiva-Shakti (maschile-femminile), identificata non solo come l’energia vitale generatrice sotto forma di Kundalini, ma anche con tutta una serie di figure femminili che assurgono a ruoli iniziatici molto significativi nel percorso del Tantrika (pensiamo alle Dakini, ad esempio). A riguardo come non citare la bellissima figura di Ma gCig, la mistica tibetana vissuta tra il 1055 e il 1145 che per la sua saggezza (legata soprattutto all'insegnamento e alla pratica del gCod (o Chod, il “Supremo metodo che recide i demoni”) e vita straordinaria (anche qui per gli approfondimenti rimando ai consigli di lettura) finì per essere identificata come l’incarnazione stessa della Madre. Il nome stesso di Ma gCig – Unica Madre – indica il suo essere tutt'uno con la saggezza, in particolare con la Saggezza della Vacuità che, nel sistema del tantra tibetano, è squisitamente femminile. 


Vacuità è il principio femminile, la Madre di ogni manifestazione.



I festeggiamenti di Navratri (o Navaratri) iniziano con l’arrivo della luna nuova del mese lunare di Ashvina (settembre-ottobre) e si protraggono per nove giorni. L’aspetto ritualistico della devozione al femminile divino comprende danze, canti, puja (cerimonie) con sfaccettature diverse a seconda dell’area geografica e delle usanze delle singole tradizioni e famiglie. Nel Nord dell’India, ad esempio, Navratri è conosciuta anche come Durgotsava, la festa di Durga, in cui si venerano le nove forme di Durga, Colei che è difficile da vincere. 



Durga, insieme a Kali, è uno degli aspetti “terrificanti” della Dea, a ricordarci che nella potenza e bellezza del femminile rientrano entrambe le dimensioni: quella dolce e amorevole (di cui Laksmi e Sarasvati sono le raffigurazioni iconografiche più frequenti), e quella aggressiva, distruttiva, terrifica, non meno importante dell’altra ai fini della rigenerazione vitale in piena sintonia con i ritmi della Natura e dei suoi cicli Vita/Morte/Vita. Questo sapere, dovere e potere incarnare Bellezze diverse e non tutte necessariamente rassicuranti e morbide, appartenenti all'integrità del femminile, è ben esemplificato nella bellissima leggenda di Thonban Hla, di cui ho accennato anche qui: Cos'è una relazione? Amore, androginia e anime gemelle.


Thonban Hla, la "dea tre volte bella" fa parte anche delle Carte dei Nat, uno strumento per dialogare con gli antenati elaborato da Selene Calloni Williams. Approfondisci con il libro "Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari"



In qualsiasi modo si vogliano celebrare queste nove notti a forti tinte femminili, di sicuro vale la pena lasciarsi ispirare dalla figura archetipica della Madre in tutte le sue forme e manifestazioni e coglierne bellezza, potenza e forza il più profondamente possibile. E questo vale sia per gli uomini che per le donne, perché stiamo parlando di polarità energetiche che sono presenti in entrambi i sessi. 

Come ho approfondito in un altro articolo, la Supercoscienza è egualitaria, di natura unisessuale o androgina. Evidente che, in queste nove notti, le donne in particolare sono chiamate a tirare fuori tutta la loro deità, in forma di rinnovamento necessario affinché la pulsione creativa insita nel corpo femminile possa esprimersi concretamente in nuove manifestazioni, idee, progetti, cicli di vita più fecondi e armoniosi. 
Al termine delle nove notti, il decimo giorno, si celebra la festività nota come dasahara, “ciò che dissolve le dieci colpe o errori”, ma anche come vijayadashami, ovvero “il decimo giorno della vittoria”. 

Il decimo giorno, con la benedizione della Madre Divina, cominciamo una nuova vita, offrendo noi stessi in estremo Surrender alla Madre.

Profondamente convinta che non esistano errori ma solo esperienze né tantomeno colpe ma solo responsabilità, io personalmente accenderò la fiamma dell’ardore femminile in onore della vittoria, perpetuando la poetica invocazione cara a Yeshe Tsogyel, la Dakini danzatrice del cielo:


“Io che sono l’eterna non nata, 
mai creata, mai reale, mai irreale,
riconosco la mia anima, la mia essenza naturale, 
come splendente vacuità.
Non il nulla, ma la chiara luce dell’esistenza primaria.
Perciò senza esitazione 
io che sono pura luce nel vuoto
mi do’ alla luce 
riconoscendo nell'amore 
la sostanza unica di tutte le cose”.




"Non voglio aspettarmi nulla da me, dalla vita, da chi amo, voglio solo stare dentro alla più gioiosa delle passioni sperimentabili, godere della bellezza di una fusione che parte dall'anima e arriva nel corpo per poi sfidare tutti i livelli possibili di aderenza al divino, dakini che danza per il piacere di farlo, strumento di un potere infinitamente più grande, di una seduzione che non conosce vincoli perché occhieggia a quello spirito carnale che è dappertutto, perché il piacere che provo a darmi è direttamente proporzionale alla libertà che accompagna la mia unione amorosa. Il futuro è un corpo che ride, diceva Aurobindo. E' un corpo che fa l'amore. Il mio di futuro è un corpo libero di donna che si sposa con l'anima del mondo senza chiedere nulla in cambio. Perché ha già tutto. Perché è già tutto. ... Come il fiore che non può scegliere se profumare o no. Succede e basta!" 

(Cecilia Martino, Il mestiere del dare)


Il Mestiere del Dare
€ 8,00


Breve racconto poetico sull'arte del vivere e del morire ispirato a una storia vera. Testo e foto di Cecilia Martino.

 

                     Consigli di lettura 


"Il risveglio della dea" di Vicki Noble
"La dea doppia" di Vicki Noble
"Il Linguaggio della Dea" di Marija Gimbutas
"La Civiltà della Dea" di Marija Gimbutas
"Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés
"La danzatrice del cielo. La vita segreta e i canti di Yeshe Tsogyel" di Keith Dowman
"Canti spirituali" di MagCig
"Thonban Hla – La leggenda", di Selene Calloni Williams
"Il Sogno di Maria Maddalena", di Maria Sion Crucitti




PRATICA DEL SURRENDER ALLA MADRE 

Con l'esalazione si ha il giorno, con l'inspirazione si ha la notte.
Tutto io creo, tutto io distruggo. Io sono Tutto, io sono Niente. 



Per tutte le nove notti del Navaratri prova a fare questa semplice pratica.
La devi fare preferibilmente al mattino appena sveglia, appena sveglio, e alla sera subito prima di addormentarti: sono i momenti in cui si è più spontaneamente propensi a indugiare in una sorta di limbo, tra veglia e sonno, una dimensione "di passaggio" in cui la coscienza è più fertile ad accogliere nuovi stimoli poco filtrati dalla mente razionale. 


Iniziamo da quella della SERA, PRIMA DI ADDORMENTARTI: sei sul tuo letto, comodo, comoda, prova a portare l'attenzione al corpo, al respiro ma senza sforzo, semplicemente potresti sentire la piacevolezza del momento che precede il sonno, cioè l'abbandono delle membra e di tutte le tensioni. Segui questo abbandono semplicemente dicendo a te stesso, a te stessa, mentre inspiri: "So che sto per addormentarmi, mi abbandono a Te, io sono Niente", e mentre espiri: "So che sto per addormentarmi, mi abbandono a Te, io sono Tutto"... Inala ed esala dal naso (non dalla bocca), con soffio dolce, così come viene, non forzato. Non c'è nulla che tu debba modificare. Devi solo essere più consapevole possibile del momento. Ripeti questa formula per qualche minuto, potresti man mano passare alla versione corta: "Espiro, io sono Tutto", "Inspiro, io sono Niente" e poi affidati a ciò che succede, lasciati cullare dalle sensazioni e sprofonda nel tuo sonno se e quando arriva.

LA MATTINA, PRIMA DI ALZARTI: sei sul tuo letto, appena sveglio, appena sveglia, cerca di rimanere con le palpebre chiuse ma non serrate e di non fare subito qualche gesto seguendo l'impulso a muoverti. Rimani per qualche attimo distesa, disteso, e se ti affiorano immagini oniriche o pezzi di sogni della notte non cercare di interpretarli, respiraci semplicemente su, magari bisbigliando sottovoce "Vieni con me, vieni con me". Riprendi poi il respiro consapevole della sera (dalle narici, delicato, non forzato, spontaneo) e, mentre inspiri ripeti mentalmente: "So che sto sognando, mi abbandono a Te, io sono Niente" e mentre espiri: "So che sto sognando, mi abbandono a Te, io sono Tutto".


Ricordarsi di "stare sognando" è un modo per destrutturare la mente dalle sue illusioni (chitta maya) ricordandoci cioè che la sostanza di tutte le cose è sempre (sia di notte che di giorno, sia in stato di veglia che di sonno) anima, spirito, immagine, splendente Vacuità a cui offrirsi con fiducia e amore come tra le braccia di un amante, della Madre e dell'Universo intero. 

TUTTO E' SOGNO, MA CHE VUOL DIRE?


www.ceciliamartino.it 

INSTAGRAM @ceciliasavitri



Ascolta DISTINTI MA NON SEPARATI 
da "Il mestiere del dare"
 
 

"IL POETA NON SBAGLIA" 
CECILIA MARTINO
COME DARE SPAZIO ALL'INTUIZIONE

 

26 settembre 2016

Grecia: la struggente bellezza di Capo Sunio

"Abbiamo braccia abbastanza grandi ... ma, soprattutto, abbiamo ali" Capo Sunio, 13 Settembre 2016
L'orizzonte aperto sull'abbraccio infinito del mare e una vela cullata dal soffio di Eolo in lontananza: quasi un'eco di mortalità tra braccia immortali, le possenti braccia di Poseidone. Ne ho momentaneamente alle spalle il suo Tempio, mentre lascio che il mio sguardo anneghi nelle profondità del mare. A Capo Sunio (o Sounion) il sole è alto, il vento prorompente e la Terra sibila in ogni direzione e par di udire nel brusio scomposto del vento, lontane voci provenienti da mondi invisibili. La terra emerge dalle acque sotto i miei piedi nudi, ne sento la consistenza che mi solletica l'umore, la voglia insieme di camminare e di fermarmi a meditare... zolle di un angolo di mondo che, assiso sul trono del Re degli abissi, tuona melodiosi silenzi da depositarci il cuore. E il cuore è ciò che prende forma sbarazzandosi del superfluo, la Grande Madre me lo appunta sul suo ventre ruvido quando, ad occhi bassi ci finisco dentro in un sospiro. ... 
Va dove ti porta il cuore. 

Capo Sunio, Settembre 2016 - Va dove ti porta il cuore... Foto ©CECILIA MARTINO


"Che io possa divenire terra, che io possa divenire cielo, che io possa divenire la montagna, che io possa divenire il mare, che io possa crescere, allargando e allungando il mio corpo, fino a disperdermi nel Vuoto dell’Infinito"… è la prima melodia che recita l'anima selvaggia al cospetto di quel mare tanto vicino alle Origini della mia storia e di ogni storia, riconosco le mie testarde radici calabresi che mi fanno esultare quando sotto le piante dei piedi nudi mi brucia la terra arsa dal sole... Calabria, Magna Grecia! 


Capo Sunio, Tempio di Poseidone, 12 Settembre 2016
Sarà per questo che ora da quassù, a Capo Sunio, davanti a ciò che resta del Tempio di Poseidone e davanti a Poseidone stesso che ulula tra le raffiche di vento, mi par di dialogare ancora più da vicino con i miei avi e con le numerose donne della mia stirpe, mi par di sentirle come un paio d'ali dietro la schiena le mie prime bracciate nello Jonio blu all'età di un anno e forse meno, con i braccioli più grandi di me e con una gioia più grande di me. La Grandezza dell'infinitamente piccolo. 

Panorama da Capo Sunio - ©Foto CECILIA MARTINO



Dentro l'acqua sono sempre stata più felice che altrove. Il mare mi perseguita nei sogni, turbolento, perseverante, invadente, esorbitante, insistente... rende umidi i miei appigli, arrugginisce gli ormeggi ma non i sentimenti, quelli li nutre di selvatiche maree, la mia pelle olivastra ha trattenuto il sale di milioni di molecole marine e gli ulivi, le zagare e i gelsomini mi zampillano da lacrime e sudore... Davanti al mare perdo tutte le coordinate, in un risucchio di meraviglia divento vuota e mi si riempiono le ossa di acqua, divento mare all'istante, nuoto leggera partecipando al grande mistero universale. Lascio a Ulisse la sua voglia di tornare a casa, mi tengo la mia inspiegabile malia di sentirmi a casa in mezzo al mare... 

 "Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti? Soprattutto, non affrettare il viaggio" (Kostantin Kavafis) Foto©CECILIA MARTINO



Apro le braccia al cielo e il respiro di salsedine ansima di tenerezza. Penso a Saffo e al suo marinaio Alceo - "ma non è facile per noi, uguagliare la bellezza delle dee" - la loro passione consumata con la complicità di barche divelte, ancore e vele da issare - "ora risplende tra le donne di Lidia come, quando il sole è tramontato, la luna dalla dita di rosa vince tutte le stelle; la sua luce si spande sopra il mare salato e sui campo fioriti; la bella rugiada si versa, fioriscono le rose, il tenero cerfoglio e i fiori del meliloto"... Canta Saffo, canta... che nulla vale più al mondo di ciò che si ama. E solo i canti di passione durano. 

"Eros ha scosso la mia mente, come il vento che giù dalla montagna si frange sulle querce" (Saffo) Foto ©CECILIA MARTINO


Capo Sunio, sacro promontorio di nostalgici tramonti e purpuree albe! Quale vertigine mi coglie nel precipizio che ti tiene sospeso tra terra, mare e cielo. La stessa che, probabilmente, colse il re di Atene, Egeo, l'attimo immediatamente prima di gettarsi in quelle acque che poi avrebbero preso il suo nome. Mar Egeo, finché morte non ci separi. Mi sporgo quel tanto che mi serve per farmi assaporare l'istante in cui è più facile morire, quando hai l'amore così vicino a te che tutto si riduce a un brivido esistenziale di indifeso stupore. Nell'istante in cui sei pronto a morire, la vita è tutta lì.

Con Selene a Capo Sunio, Tempio di Poseidone -  13 Settembre 2016



Per partecipare ai Viaggi del fare anima 
con Nonterapia e Voyages Illumination: 
www.voyagesillumination.com

Sempre dalla Grecia











Amore che vivi 
tra le fragranze recondite di lidi lontani
con orizzonti saturi di mistero
lascia che io ti viva 
appassionatamente vicina a ciò che più mi è caro: 
la tua partenza in ogni mio ritorno 
il tuo ritorno in ogni mia partenza
Abbiamo braccia abbastanza grandi
per poterci circuire 
senza sazietà di rimanere
Abbiamo braccia abbastanza grandi ... 
Ma, soprattutto, abbiamo ali.