15 settembre 2020

Oms, meglio la mano al cuore che il saluto con il gomito

Foto ANSA








Non tutti i "distanziamenti" vengono per nuocere.

Mettersi una mano sul cuore per salutare l'altro...
forse che una connessione più intima, nostro malgrado, 
possa emanarsi da quel fuoco trasmutatore per eccellenza qual è il cuore,
cuore organo vitale plesso cardiaco
cuore centro motore 
cuore sensibile e generoso 

... andare al cuore delle cose

... avere un cuore grande

... fare qualcosa con il cuore

... seguire il cuore

... va dove ti porta il cuore

e via dicendo, il linguaggio figurato è stracolmo di "cuore".

Ma non si tratta di suggestioni poetiche fine a se stesse.

Immaginiamo (magia in azione): 

l'invito a un'accoglienza differente
a una gentilezza differente, non finto buonismo 
la differenza di un saluto, quasi un inchino
che ci modella le mani sul cuore
davanti a un estraneo, o presunto tale.

Come ci cambia la percezione dell'altro? 
E di noi stessi in quella posizione?
Sarebbe magnifico esperirlo davvero, con tutto il cuore, appunto. 
Senza formalismi o manierismi di sorta.

Ciò che la mente separa, il cuore unisce.

Il vero distanziamento è la presunzione mentale del divisionismo, è un atto di arroganza intellettuale,
anti-naturale, repressiva, depressiva e deprimente. 

Il cuore, quella pienezza che non ha nome
(glie lo si dà per facilitazione verbale comunicativa)
alla vera natura dell'essere.

Un gesto poetico di resa alla vita che onora le diversità
nel piano multiforme della creazione
sostenuto dal soffio univoco e unificante dell'essere, prima di tutto, anima.

In India è un saluto che esiste da tempo immemore,
con la differenza che le mani si giungono davanti al petto
Namaste! Ovvero "Io mi inchino a te"!

Non tutti i "mali" vengono per nuocere.
Che da un gesto inusuale e non scontato,
forse anche un po' buttato lì a caso,
possano germogliare i semi di una nuova coscienza
già in atto, perché...

La vita ha sempre più fantasia di noi! 


www.ceciliamartino.it
















IL LIBRO DEL MIO VIAGGIO-INIZIATICO IN INDIA




29 luglio 2020

Meditazione e dintorni | La pratica della Consapevolezza



Amo pensare alla consapevolezza semplicemente come all'arte di vivere presenti a se stessi. Non è necessario essere buddista o yogi per praticarla. Infatti, se avete una certa familiarità col buddismo saprete che il principio più importante è essere se stessi e non cercare d'identificarsi in qualcosa di diverso. Fondamentalmente il significato del buddismo è trovarsi in armonia con la propria natura più profonda e lasciarla fluire liberamente all'esterno. Vuol dire risvegliarsi e vedere le cose come sono. 
«Budda» significa semplicemente una persona che ha riconosciuto la propria vera natura. Pertanto, la consapevolezza non è in contrasto con una qualsiasi credenza o tradizione religiosa o persino scientifica né intende instillare alcunché, in particolare non un nuovo sistema di fede o ideologia. È semplicemente un metodo pratico per rimanere in contatto con la pienezza del proprio essere grazie a un processo sistematico di osservazione, indagine personale e azione consapevole. Non vi è nulla di freddo, analitico o insensibile in questo. La pratica della consapevolezza si esprime con dolcezza, comprensione e attenzione. Un altro modo di definirla sarebbe «amorevolezza».

Semplice ma non facile

Praticare la consapevolezza può essere semplice, ma non necessariamente facile. È. una metodologia che esige sforzo e disciplina perché le forze contrapposte il nostro abituale automatismo e la scarsa attenzione sono estremamente resistenti; sono talmente tenaci ed estranee alla nostra consapevolezza da richiedere obbligatoriamente un impegno interiore e un certo tipo di lavoro solo per dare consistenza ai nostri sforzi mirati a captare coscientemente i vari momenti e rinvigorire la consapevolezza. Questo lavoro è però intrinsecamente gratificante perché ci pone in contatto con molti aspetti della nostra vita che solitamente trascuriamo e perdiamo di vista.

È anche istruttivo e liberatorio. Istruttivo in quanto ci consente letteralmente di vedere con maggior chiarezza e pertanto di penetrare più profondamente in ambiti della nostra personalità da cui ci eravamo allontanati o su cui eravamo restii a indagare. Questo comporta il riemergere d'intense emozioni come dolore, tristezza, vulnerabilità ira e paura che di norma non prendiamo in considerazione né esprimiamo coscientemente. La consapevolezza può anche aiutarci ad apprezzare sentimenti quali gioia, mitezza, felicità che spesso avvertiamo fuggevolmente e distrattamente.

È liberatorio perché c'introduce a nuovi modi di confrontarci con noi stessi e col mondo esterno, liberandoci dalle modalità obbligate da cui ci facciamo spesso irretire. Conferisce anche forza poiché applicare l'attenzione in quel modo consente l'accesso a insospettate riserve di creatività, intelligenza, immaginazione, lucidità, determinazione, capacità di scelta e saggezza insite in noi.





Tendiamo a trascurare particolarmente il fatto che virtualmente pensiamo ininterrottamente. Il flusso incessante di pensieri che emana dalla nostra mente ci lascia scarsissimi momenti di sollievo interiore. Da parte nostra ci riserviamo spazio insufficiente per essere veramente noi stessi, senza sentirci costretti a correre costantemente facendo le cose più svariate.


Troppo frequentemente le nostre azioni sono inconsulte, intraprese senza riflessione, dettate da impulsi e pensieri del tutto consueti che passano per la mente come un fiume impetuoso o con la violenza di una cascata. Veniamo travolti dalla corrente che finisce col sommergere la nostra vita portandoci dove forse non intendiamo andare, senza neppure essere coscienti della direzione.

Meditazione significa imparare a svincolarsi dalla corrente, sedere sulla sua sponda, ascoltarla, trarne insegnamento e poi sfruttarne le energie per farci guidare anziché dominare. Questo processo non si svolge magicamente da solo. Richiede energia. Noi chiamiamo « pratica» o «pratica di meditazione» lo sforzo di coltivare la nostra capacità di vivere il presente.

Domanda: Come posso districare un groviglio che si trova interamente al di sotto del mio livello di coscienza?

Nisargadatta - Essendo presente a te stesso... se ti osservi con attenzione durante la tua vita quotidiana, con l'intenzione di capire anziché giudicare, in piena accettazione di qualsiasi cosa possa emergere, perché esiste, stimoli il profondo a salire in superficie per arricchire la tua vita e la tua consapevolezza con le sue energie represse. Questa è la grande funzione della consapevolezza; rimuove ostacoli e libera energie mediante la comprensione della vita e della mente. Il sapere è la porta verso la libertà e la vigile attenzione è la madre del sapere. (Nisargadatta Maharaj, Io sono quello)

(Tratto dal libro 
Dovunque tu vada, ci sei già 
di Jon Kabat-Zinn)


Porto Recanati, Luglio 2020


I dintorni ... Altri spunti su meditazione, consapevolezza e mindfulness 



CONSIGLI DI LETTURA

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25 luglio 2020

25 luglio | Il giorno di San Giacomo Apostolo e del Cammino senza tempo

L'altare con la statua raffigurante San Giacomo nella Cattedrale di Santiago de Compostela,
Santiago, 25 agosto 2018



Ultreya! È il saluto dei pellegrini di Santiago, una bellissima invocazione che racchiude il senso della vita.

Stamattina mio padre con un messaggio whatsapp mi ha ricordato che "Oggi è il giorno di San Giacomo Apostolo... È un tuo Santo protettore da quando hai fatto il suo cammino ..."

Non ci avevo pensato, è un bel ricordo, ed è sempre un buon momento per ringraziare chi, dal mondo invisibile, poggia una mano sul tuo cuore per sostenerti nel cammino della vita. Sentirsi protetti è un'attitudine molto importante, specie in questo momento storico di grande cambio epocale. Di inquietudini e incertezze. 

Eppure, se c'è una cosa che da Quel cammino mi sono portata a casa, è proprio il senso di fiducia nella vita, senza difese alcune. In me stessa ci sono limiti che solo io stessa posso superare. Con fiducia, certo. Con fede, certo. Con totale Surrender, certo.

Cristo disse al cieco che aveva ripreso a vedere: "Va', la tua fede ti ha salvato". 

Andare, con fede. Andare avanti, comunque andare. 

Ultreya! È il saluto dei camminanti di Santiago e invoca proprio quell'andare avanti, sempre. Perché alla fine è il cammino stesso la meta.  

E proprio Giacomo fu, tra i discepoli di Gesù, quello che assistette insieme a Pietro, alla Trasfigurazione e alla notte del Getsemani. Il momento più "umano" del Cristo. Il momento della tentazione, la tentazione alla paura, allo sconforto, al sentirsi abbandonati, senza sostegno, al buio nelle proprie fatiche, nella pressione di un destino che irrompe - la Chiamata - e di cui a volte non ci si sente all'altezza.

Eppure, da questi momenti se ne esce trasfigurati. 

Il simbolo cristiano lo riassorbo poeticamente nella capacità di darsi al mistero della vita senza pretesa di risolverlo, come spesso dico parlando di Poesia volendone incarnare l'essenza salvifica. 

L'unica protezione che sento di portarmi dietro non è una zavorra di dogmi incrollabili a cui appellarmi quando sento di non poterne più, ma è la leggerezza dell'essere. L'insostenibile leggerezza dell'essere che, invece, è la cosa più sostenibile che ci sia




Camminando per gli oltre 400 km da Porto a Santiago, due anni fa, una cosa molto banale, forse, ho imparato sulla mia pelle, sulle mie spalle e sui miei piedi: che più si cammina leggeri, meglio è. Che più si sta nel momento presente, più si è funzionali a rispondere a ciò che la vita chiede adesso. Adesso, non tra cinque minuti, tra due mesi o tre anni. Adesso. Che ogni grande cammino inizia da un piccolo passo - sì, e che ogni piccolo passo si può compiere solo nel respiro dell'adesso. 

Che siano passi sempre più consapevoli, amorevoli e fiduciosi quelli che ci conducono ogni giorno nel miracolo della vita. Un augurio a tutti, in questo giorno speciale (il "giorno fuori dal tempo per ricominciare da sé"), per chi ci crede e anche per chi non ci crede. 

Siamo tutti pellegrini di Santiago nei nostri percorsi quotidiani. 





"Lo straordinario risiede 
nel cammino delle persone comuni".



Il mio unico post durante la quarantena: