22 giugno 2017

#VIAGGI MAROCCO CHELLAN: LE CICOGNE NON PORTANO SOLO BAMBINI

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO
Simbolo di rispetto per i genitori anziani, emblema del viaggiatore, ispiratrice di fertilità e di nuova vita, la cicogna è un elegante trampoliere che non è facilissimo incontrare. Eppure, nel mio ultimo viaggio in Marocco, ha voluto farmi visita, inaspettatamente e in un modo molto spettacolare. 

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO


Più che una cicogna, sono intere famiglie quelle che si incontrano nel sito archeologico di Chellan, a Rabat. Una colonia sedentaria a molto estesa di cicogne bianche (Ciconia ciconia), comprensiva di 75 nidi all'interno del sito e 25 nidi all'esterno, in prossimità della muraglia. Tutti i nidi sono localizzati nella parte sud del sito. Questo può essere spiegato dal fatto che la parte nord è maggiormente esposta agli imprevisti climatici. Oltretutto le cicogne preferiscono nidificare dentro una colonia raggruppata con nidi il più possibile vicini l’uno all'altro. 
Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO

L’effetto sorpresa è anticipato dal suono – simile a una bacchettata nel vento – che si sente echeggiare non appena si varca la soglia del sito, poco prima di accedere all'area archeologica vera e propria camminando tra il verde della vegetazione rigogliosa. Aguzzando la vista si iniziano a notare le sagome delle cicogne disposte sui cucuzzoli dei minareti e nelle parti più alte delle rocce rupestri. Un colpo d’occhio incredibile e non ci vuole molto affinché l’attenzione sia catalizzata molto più su di loro che sul sito archeologico in sé. Sono i custodi del luogo in tutto e per tutto, se ne percepisce la padronanza, la spavalda potenza che diviene bellezza di giravolte e impicchiate nel cielo mentre svolazzano con aperture alari considerevoli. Ti spronano a guardare in alto, tutti i visitatori lì presenti sono a testa in su, è irresistibile il richiamo.

Ti spronano a guardare in alto
, eccola la prima formula magica che arriva!

Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO


Informandomi, a posteriori, sul significato e sulle leggende legate alla cicogna, scopro che – al di là del più noto legame con i bambini, la natività etc. – ce n’è uno ben più radicato nello spirito di questi volatili: fedeltà di coppia e rispetto per i genitori.

Genitori, avi, antenati. La spina dorsale di tutte le creazioni in vita che non si può evitare di affrontare, prima o poi… Che ci abbiano consegnato in eredità traumi, ferite, gioie e talenti, a loro dobbiamo inchinarci, benedicendone l’origine suprema: la Grande Madre generatrice di vita. Cicogna, sacra a Era e a Giunone, dea della maternità, delle donne assistite durante il parto. Cicogna, accanita distruttrice di serpi e, come tale, simbolo di alta virtù. 

Ma soprattutto, Cicogna, animale compassionevole: la pietas verso i genitori anziani e incapaci a badare a se stessi sostiene le sue nidificazioni e migrazioni, in primavera, periodo della rinascita della natura e della vita. Lo stesso nome “cicogna” in ebraico suona “chassìd”, letteralmente tradotto come “pietà”. Si narra che, durante i lunghi viaggi di trasferimento dai paesi più caldi verso il Nord, le cicogne portassero su di se i parenti vecchi e deboli. Sarà per questo che, tra l’altro, il loro volo somiglia ad un angelo. Gli Egizi usavano la cicogna per simboleggiare un uomo che ama il padre. Nella Roma antica era chiamata lex ciconiaria (“legge cicogna"), la disposizione che obbligava di prendersi cura dei propri genitori.
Chellan, Rabat 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO



"Fra gli uccelli, la cicogna dà mostra di un elevatissimo senso della giustizia. Essa nutre i propri genitori sin da quando le sono spuntate le ali, e non si propone altro scopo se non quello di contraccambiare a sua volta i benefici di coloro che l'hanno beneficata"  (Filone di Alessandria)

Genitori, avi, antenati… oh come risuona l’eco dell’anima selvaggia che scardina radici prima ancora di saper volare! Per guardare in alto non si può evitare di immergersi nel radicamento fertilizzante che tra origine dalle parti più scomode, spesso perché dolorose, del nostro passato più ancestrale: nutrimento psichico ereditato dall'albero genealogico. L’Albero della Vita. Al quale dobbiamo riconoscenza, gratitudine, fiducia. Malgrado tutto. Un albero con radici e ramificazioni che sconfinano i territori noti e che ci uniscono all'Anima del mondo per sempre e da sempre. Mi sembra quasi di udirlo, il suono della gratitudine espansa all'universo! Il suono stridente dei becchi lunghi, diritti e aguzzi delle cicogne conferisce un ritmo al silenzio che spira, confortandomi. Percepisco codici che non mi so spiegare, in quegli strascichi acuti di vertigine alare, li lascio risuonare sorridendo fiduciosa a tutto ciò che ancora non comprendo. 


Chellan, Rabat - Marocco 2017 


Svetta in alto, in allineamento quasi perfetto con il sole, una cicogna che mi sembra un po’ più anziana delle altre, ha un piumaggio sotto al collo particolarmente pronunciato. Sembra una barba, e mi comunica timore reverenziale, compostezza, serietà e serenità. Mi fermo a guardarla, a contattarla, a respirarla, a fiutarla, l’alone del sole la rende ancora più attraente, magnetica, con un’aurea divina. Oh Zeus Zeus dai mille volti! Oh Buddha compassionevole! Sono pochi attimi di intensa meraviglia, finisco per scrutare l’emozione che incalza continuando a fissare la postura immobile di quel dio ignoto così audace da costringermi alla commozione, poco prima di andare via da lì. Ma cos'è che mi fa tremare?


Preferisco fare errori
nella gentilezza e compassione 
che miracoli nella cattiveria e durezza

(Madre Teresa di Calcutta)


Mi stavo congedando da un nido recondito fatto di risentimenti, incapacità di comunicare, paura di sbagliare. Mi stavo congedando da una Bambina ferita che, timorosa, guarda il Padre dal basso, lontano, quasi irraggiungibile. Mi stavo congedando dal tempo che “rimuove” per entrare in quello che “trasforma”, dalle sabbie mobili dell’irrequietezza al magma fluido e fluente della donna selvaggia con la pietà filiale non più come zavorra ma come trampolino. E la fertilità di quel momento di consapevolezza acuto e lancinante come un parto, non può che essere simile alla gestazione di un bambino. L’ultima domanda affiora, sorniona di corrispondenze polisenso: “Cicogna, me lo consegnerai maschio o femmina?”

La fertilità della Donna passa per l'inseminazione che proviene da forze, energie, elementi sottili appartenenti al mondo dell'invisibile e non solo a quello della "realtà quotidiana" (ma quale realtà poi? Ricordiamolo sempre). La "fedeltà di coppia" a cui lo spirito della cicogna allude, non può che iniziare dalla fedeltà verso se stesse/i che è capacità di ascoltarsi, di essere integre/i e integrali nel perseguire la propria essenza, missione dell'anima, mandato celeste o come si voglia chiamare quella "cosa" che più ci dà gioia e ci permette di esprimere al meglio la nostra creatività. Una nuova vita (in senso metaforico e letterale) non può che iniziare dall'atto creativo per eccellenza: l'amore verso la totalità del nostro Essere e del nostro essere speciali così come siamo.

Tempo fa, nemmeno troppo lontano, scrissi una lettera che per me fu molto importante proprio ai fini di questa onestà selvaggia che vuol dire stare dalla parte dell'anima-Daimon, costi quel che costi. Mantengo il destinatario della lettera segreto per ovvi motivi di privacy ma quello che posso dire è che la sua risposta fu una travolgente ondata di grazia e calore amorevole a testimonianza del fatto che, avendo il coraggio di amarsi fino alle ossa, si risorge sempre. Ne riporto qui solo un breve estratto che ha a che vedere con le cicogne molto più di quanto si possa immaginare!




"Vuoi sapere qual è la mia musica? La mia danza nel gioco della vita? La mia esperienza scelta dall'anima in questa incarnazione, per dirla in termini più "yogici"? È quella di una donna che ama le donne e che, per scelta, non metterà al mondo figli. È quella di una donna che ama le donne e che accoglie e vive il dono della maternità in un altro modo, perché una donna può coltivare la sua fertilità partorendo idee, progetti, bellezza da condividere con il mondo, avendo cura di partorire giorno dopo giorno una vita creativa, ispirata, in contatto con la sua anima e il più possibile aderente alla sua integrità. Per me essere donna vuol dire (anche) questo e ci sono molte altre donne che, come me, ma non necessariamente per una scelta di orientamento sessuale, non sentono la necessità di mettere al mondo figli, non hanno questa "chiamata" e non per questo devono viversi la loro condizione come "antinaturale". In tempi passati sarebbero finite sui roghi, ma credo sia tempo di porre fine a questo scempio, retaggio di una cultura patricentrica violenta e conformista, in cui tutto ciò che sembra fuoriuscire da qualche schema viene tacciato come diabolico, demoniaco, depravato. I simboli del maschile e del femminile sono simboli di energie positive e negative in senso puramente vibrazionale che ciascuno deve integrare dentro di sè, la vera unione maschile-femminile avviene nell'Androgino divino che tutto incarna e tutto ama. Ciascuno di noi è un piccolo Universo, lo sappiamo bene, e non c'è dubbio che la Via sia quella di armonizzare yin e yang e tutte le dualità relative ai poli opposti, ma ciascuno di noi è anche un'anima incarnata con un suo karma, una sua missione specifica e peculiari esperienze da fare e non esistono percorsi sbagliati per principio. Le anime si incontrano, al di là dei sessi e della genitalità, hanno qualcosa da compiere insieme o condividere, foss'anche un puro momento di estasi sensuale o di commozione per la bellezza di un tramonto sul mare. È creazione anche questa! L'unico vero atto contro-natura, per come la vedo io, è vivere una vita da automi, meccanica e senza anima, filtrata da schemi sociali, religiosi, culturali e di qualsiasi tipo, che impediscono al vero potenziale di ciascuno (che è unico, insostituibile e irripetibile) di venire fuori. L'omofobia e le sue tante vittime non sono che una conseguenza del nostro modo di pensare, troppo a lungo ancoratosi a un senso di peccato, di colpa, di espiazione e di punizione, che non ha niente a che vedere con ciò che di più sacro c'è nell'esistenza: l'Amore. L'amore non giudica, non categorizza, non interpreta, non ha bisogno di essere accettato, definito, giustificato. L'amore ama e basta. L'amore accoglie. L'amore crea e lo fa in tutte le forme possibili, non solo nel rapporto uomo-donna finalizzato alla procreazione e riproduzione della specie".


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On the road, verso Rabat - Marocco 2017




Il buddhismo tantrico afferma che la "Buddità
risiede negli organi genitali femminili".
Nel Kamasutra è detto che nel rapporto sessuale
la donna prova un godimento infinitamente più profondo
di quello dell'uomo perché prova 
"l'ebbrezza della coscienza di sé".
Ed è questa "ebbrezza" a cui il corpo della donna
sembra tendere
al di là di qualsiasi finalità riproduttiva.
Questa ebbrezza è sorella della Selvatichezza,
che pulsa nel nostro corpo.
La Donna anela alla Selvatichezza,
ma purtroppo ha imparato ad averne paura.


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Dall'Ecuador, il simbolo del Corvo


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2 commenti:

  1. davvero belli e densi i tuoi pezzi, ne leggerò ancora come un'esploratrice. grazie di condividere��

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    1. Grazie a te! Se vuoi, seguimi anche su Facebook alla pagina pubblica Cecilia Martino, a volte il blog si arresta per seguire il flusso spontaneo dell'ispirazione e degli eventi, mentre lì si esprime con spot più estemporanei ;-) Bellissimo (e gustoso) anche il tuo Blog. Ti seguirò :-)

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