Se il cuore fosse risultato leggero quanto la piuma, l'anima veniva dichiarata "giusta di voce".
Maat figlia di Ra, tra le divinità egiziane rappresenta l'ordine universale, simboleggia la verità, l'equilibrio, l'armonia cosmica, la giustizia. Con le ali aperte accoglie tutto ciò che esiste: dei, uomini, animali. Sua nemica, antagonista (o piuttosto, altra faccia della medaglia) è Ismet, Dea dalla violenza, dell'ingiustizia e del disordine.
La sua penna (penna blu di struzzo) fa parte del rituale del peso dell'anima.
Nell'antico Egitto, la pesatura del cuore (o psicostasia) rappresentava il giudizio finale dell'anima per accedere all'aldilà. Un cuore leggero è pronto per entrare nel regno di Osiride, paradiso egiziano, altrimenti deve aspettare, e purificarsi ancora.
Per essere ammesso nel regno di Osiride (i Campi di Iaru o dei Giunchi*), il cuore doveva essere leggero come la piuma. Se i piatti fossero rimasti in equilibrio, il defunto sarebbe stato considerato “giusto di voce”.
La frase "defunto giusto di voce" fa riferimento all'espressione egizia Maa Kheru, spesso tradotta come "giusto di voce" o "vero di voce".
Se il cuore fosse risultato leggero quanto la piuma, l'anima veniva dichiarata "giusta di voce". Quale indizio ci lascia la dimensione simbolica di queste corrispondenze?
Non può non saltare all'occhio - perlomeno all'occhio interiore delle affinità poetiche - il collegamento tra la voce e il cuore, tra la purezza del cuore e la giustezza della voce. La purezza di cuore fa riferimento non tanto a un concetto morale bensì alla leggerezza, la purificazione non tanto dai peccati, ma da ciò che ci impedisce di essere leggeri, prendere la vita con leggerezza (dimensione paradisiaca)
– che “leggerezza non è superficialità, ma "planare sulle cose dall'alto", togliendo i macigni dal cuore” ci dice Italo Calvino nelle Lezioni americane.
LA VERITA' E' UNA PIUMA DI STRUZZO
*Nel Canto I del Purgatorio Dante incontra Catone, il quale ne sorveglia l’ingresso. Ordina a Virgilio, guida del pellegrino, di far cingere i fianchi del poeta con una pianta, ma non una qualunque, bensì con un giunco, ”l'umile pianta”.




Nessun commento:
Posta un commento