29 luglio 2021

Sapete come il mare influenza il nostro cervello? | Xiukiauitzincheko Escandon sciamano Nagual

Riuscireste ad immaginare come il mare influenzi il nostro cervello? 

Quell'immenso blu che copre quasi l'80% di questo pianeta, è un luogo tremendo, tanto crudele e potente quanto romantico e profondo. Un gigante ora violento, ora calmo e stimolante.  Non so dove ho letto queste parole: "Uomo libero, adorerai sempre il mare!".  Questo luogo che racchiude uno spazio così speciale per l'uomo è molto più di un enorme specchio d'acqua.
Quali effetti produce l'immenso blu e l'oceano sulla nostra mente.
Riesci a immaginare cosa può causare?

   


La verità è che gli effetti del mare sulla nostra psiche sono generalmente abbastanza positivi. Il romanticismo e il desiderio di libertà che ci ispira non è banale, in quanto giustificato e sostenuto dalle culture antiche.
Dobbiamo sempre guardare il mare. È uno specchio che non sa mentire e sa ascoltarci, senza dimenticare che sa anche parlarci.
Il mare provoca ammirazione nell'essere umano e gli effetti del mare nel cervello umano sono che l'immensità che proietta provoca uno stato di ammirazione e stupore nella nostra psiche.
In realtà, questo processo produce benessere.  Ed è curioso, visto che qualcosa di così immenso potrebbe ucciderci con un semplice gesto.  Ma l'esperienza espansiva che produce induce cambiamenti positivi nei nostri schemi mentali grazie a come la nostra mente cerca di elaborare il paesaggio.
Quindi il mare ci induce a un drastico cambiamento di schemi e di decisioni che, ad esempio, contribuisce a farci essere più generosi.  Inoltre, come se non bastasse, varia anche la nostra percezione del tempo, essendo così molto più lenta, arrivando addirittura ad avere la sensazione che il tempo si sia fermato.

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Il mare è uno stimolante creativo.
Di solito mentre lavoriamo, parliamo o ci prendiamo cura dei bambini, il cervello umano entra in uno stato di attività, per così dire. Tuttavia, il mare cambia drasticamente questo stato e "rilassa i nostri processi mentali". Una volta che siamo rilassati, la rete neurale viene attivata per impostazione predefinita. E in questo stato di totale tranquillità nell'immensità del mare, le idee più brillanti, creative, chiare e originali raggiungono il cervello umano.
Il processo è in realtà relativamente facile da capire. Quando si entra in modalità relax, le nostre preoccupazioni vengono messe da parte. In questo momento, l'area prefrontale del cervello ne lascia il controllo, quindi la creatività, la fantasticheria e quasi la magia fluiscono a proprio agio.  Così, le nostre opinioni diventano più originali, meno critiche e molto più aperte.


Il mare è un induttore di meditazione. 
Sono tanti gli effetti positivi che il mare ha sulla nostra mente.
La meditazione è un'antica tecnica che ha ampiamente dimostrato i suoi benefici sul cervello umano.  Lo stato meditativo migliora la stimolazione delle onde cerebrali, che possono anche cambiare. In questo caso, le onde del mare hanno il compito di indurci a stati di consapevolezza. Il suono e il suo effetto fanno sì che le onde alfa del cervello, che sono legate allo sforzo, ma anche al rilassamento e alla tranquillità, facciano sembrare che tutto ciò che ci circonda sembri scomparire.

Come abbiamo detto, il mare induce il cervello umano alla creatività. È interessante notare che questo è anche correlato alle onde cerebrali alfa, che producono stati di chiarezza mentale.  Per questo il mare ha il potere di far scomparire tutto ciò che ci circonda, lasciando solo noi, come sospesi in una bolla dove tutto il nostro essere sembra avere un senso.

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Il mare rappresenta le emozioni.
È una delle cose più meravigliose che avessi visto fino ad ora.  Perché è grande e profondo, dove tutto ciò che sento è molto più di quanto avrei potuto immaginare. Ha cambiato colore, forma, espressione a seconda del tempo, del tempo e del luogo, è l'elemento acqua, che nella mia tradizione dei Naguals dice: l'acqua non può essere tagliata, né bruciata, non può essere fermata come quando è uno tsunami o una potente tempesta.

Sai già come il mare influenza il nostro cervello.
Ora, se ne hai l'opportunità, devi solo godertela allo stato più puro. 
Quando hai l'opportunità di contemplare quell'oceano blu, non sprecarlo, tutto il tuo essere ti ringrazierà, a cominciare dalla tua mente.

Fonte: El Nagual-Sciamano dell’anima Xiukiauitzincheko Escandon




Mare e luna piena, Porto Recanati 23 Luglio 2021


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21 luglio 2021

Marche Badia di San Pietro al Monte Conero | Un respiro d’eternità

Foto ©CECILIA MARTINO

Un viaggio iniziatico tra sauromachie e apoteosi floreali, guardiani con volti alieni e uccelli del Sole culminante con l’immagine del Cristo in mudra e una birra allo zenzero nel bosco.

Gioiello nel gioiello, l'abbazia di San Pietro al Conero nel comune di Sirolo è uno di quei momenti che vale la pena vivere. Sì, ho detto momenti, perché questa chiesa databile ai primi anni del Mille, si erge con un impatto visivo che dona una sferzata alla dimensione temporale più che a quella spaziale. 

Il tempo sembra fermarsi, l'arco antistante sembra anticipare l'ingresso a una dimensione "altra". 

Gioiello nel gioiello, perché incastonata nelle molteplici sfumature di verde della vegetazione rigogliosa del Monte Conero, nel comune del borgo di mare Sirolo, a più voci decantato come "la perla dell'Adriatico" nella Riviera del Conero. 

In questo contesto avulso dal caos, immerso nella natura selvaggia ora - e figuriamoci allora! -, i romitori del Medioevo dovettero trovare ambiente ideale per trascorrere la loro vita solitaria in preghiera e raccoglimento, per lo più eleggendo grotte scavate nelle rocce come loro giacigli di santità. 

Foto ©CECILIA MARTINO 

La costruzione iniziale della Badia è molto semplice nella struttura: tre navate e un’abside in fondo a quella centrale. Gli abbellimenti di pilastri e capitelli che oggi trionfano nella panoramica di chi osserva, furono aggiunti nel 1200. A godere della vita isolata tra le mura di questo eremo intarsiato dalla mano invisibile del Conero, furono i Benedettini fino al 1500, e altri due ordini religiosi (i Gonzaghiani e i Camaldolesi) che convissero non proprio pacificamente fino a quando - a seguito di un incendio doloso - i seguaci di Gonzaga non furono costretti a lasciare l'eremo. I "vincitori" Camaldolesi vi rimasero fino alla fine del 1800. 

Oggi il vecchio monastero dei Benedettini è un elegante albergo che si trova proprio a fianco della chiesa.

Foto ©CECILIA MARTINO 


UN VIAGGIO INIZIATICO TRA CAPITELLI E PILASTRI 

Entrare nella chiesa è come leggere un libro colmo di simboli le cui pagine si sfogliano camminando tra i capitelli delle tre navate principali, fino al chiosco che ne continua il racconto sebbene in un arco temporale successivo. Di cosa parla questo libro si può facilmente intuire entrando in un tempio dello spirito, votato al culto e alla fede, ma ciò che può davvero sorprendere appartiene allo sguardo del visitatore. 

L'invito è di tenere gli occhi aperti per scorgere ben oltre il visibile ciò che certi luoghi intrisi di silenzio e di vocazione al ristoro dell'anima possano donare. 

Foto ©CECILIA MARTINO 

Questo piccolo scrigno di tesoro architettonico, interamente costruito in Pietra del Conero, immobile nel suo tempo storico associabile alle vicissitudini monacali e agli interventi umani per necessarie ristrutturazioni, trasmette una mobilità straordinaria come scorresse qualcosa di vivo tra le raffigurazioni davvero minuziose dei capitelli. È il vitale regno simbolico che dà forma alle cose dello Spirito e della Materia stessa, di cui non è dato parlare se non in rimandi poetici che sublimino l'inarrivabile pronuncia dell'Assoluto, e che nel perimetro di questo gioiello di Sirolo, emana in ogni porzione calpestabile e non. 

Foto ©CECILIA MARTINO 

Bisogna entrarci con occhio curioso e vispo, e non senza una disponibilità di ascolto che renderà la voce silente ancorché palpabile ancora più preziosa. E allora, si viaggerà sereni pur tra i molteplici ammonimenti del "libro di pietra", capitello dopo capitello, tra sauromachie e apoteosi floreali, guardiani con volti alieni e uccelli del Sole, per culminare nella vittoria del Cristo di luce simboleggiato dall'Aquila. Il nobile rapace in grado di innalzarsi sopra le nuvole e di fissare il cielo, dalla vista acuta e d'insieme, trova in questo luogo degna consacrazione come simbolo di ascensione, e anche del Cristo stesso.
Eccolo, il messaggio finale degli eremiti Camaldolesi affidato 
ai capitelli della chiesa perché arrivasse agli uomini di tutti i tempi, spronandoli a essere ricettacoli di quella gioia che proviene dal vivere nella luce, senza rinchiudersi nell’egoismo, nonostante le difficoltà e le prove incerte della vita. Quest’ultime sono rappresentate dalle innumerevoli figure mitiche raffigurate nei capitelli, inquietanti e ambivalenti, per lo più impegnate in battaglie sempre a sfidare la volontà invincibile dell’essere umano saldo nel cammino della fede. 

Foto ©CECILIA MARTINO 


LA CRIPTA E IL CRISTO PANTOCRATORE CON IL MUDRA DELLA TERRA

Il punto di arrivo, entrando dalla navata principale, è la cripta dove continua il racconto simbolico inciso nei capitelli di varie epoche e dove è esposta l'immagine del Cristo pantocrator in atto benedicente, tipica di alcune opere d’arte medievali. Le dita coinvolte nel gesto della benedizione in questo caso sono pollice e anulare, unite ad anello mentre le altre tre dita restano aperte in posizione verticale. Un gesto che in sanscrito viene chiamato Prithvi mudra, ovvero il “mudra della terra”, con riferimento all’unione simbolica dell’elemento terreno/terrestre/materiale (dito indice) con l’energia del fuoco/spirito (dito pollice) la cui armonia dona integrità alla luce dell’essenza cristica che tutto ingloba, trasmuta e risana. 

Foto ©CECILIA MARTINO 

La badia può essere una piacevole sosta rigenerante a più livelli (la frescura degli ambienti la rende molto godibile soprattutto d’estate), sia se di passaggio per avventurarsi nei vari sentieri della “Traversata del Conero” che da lì si dipanano, sia se scelta come meta a sé stante per passare qualche ora di relax e magari concedersi poi un pranzo in uno dei locali a pochi passi da lì. Io ho optato per La Cima, una birreria con cucina nel bosco, attratta – confesso – dalla musica latino-americana che aleggiava quasi in controtendenza con l’aura circostante e da un menu di ampio respiro anche per vegetariani e vegani. Ottimo tutto, location, cibo e birra allo zenzero! 



“La saggezza non viene assimilata con gli occhi, ma con gli atomi.”
(Paramahansa Yogananda)
Badia di San Pietro, Cripta, 20 Luglio 2021



FUORI DAI LUOGHI COMUNI

IllogicaMente
  

€ 7,00
"La poesia di Cecilia Martino non è facile e non è banale. È intensa, dura, petrosa. È una poesia che non ha alcun interesse a compiacere il lettore. Non è evocativa, non concede nulla. Taglia semplicemente l’anima come un ferro da calza arroventato. Ma è bellissima. Cecilia Martino pone le sue radici nella filosofia e questa profonda conoscenza si percepisce chiaramente dall’uso che fa della parola, che viene seccata e asciugata fino a diventare un tutt’uno col suo senso più profondo."
- Dalla Prefazione del libro 


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Il Mestiere del Dare
€ 8,00

O poeta! Una nuova nobiltà è conferita in boschi e pascoli, e non più in castelli, o con lame di spada. Le condizioni sono ardue, ma eque. Tu lascerai il mondo, e conoscerai solo la musa. Non conoscerai più i tempi, i costumi, i favori, la politica, o le opinioni degli uomini, ma tutto prenderai dalla musa. Perché il tempo delle città è scandito dal mondo con funerei rintocchi, ma in natura le ore universali sono contate dal succedersi di tribù d'animali e piante, e dal crescere della gioia sulla gioia. 
(Essere poeta Ralph Waldo Emerson)

17 maggio 2021

L'illusione di avere una missione nella vita | Achhan Sumedho


Ora, quanti di voi sentono di avere una missione da assolvere nella vita?

Qualcosa che dovete fare, un qualche compito importante che Dio o il destino vi ha affidato? 

Accade spesso che una persona si faccia prendere dall'idea di avere una particolare missione da svolgere.

Chi sa semplicemente accontentarsi del modo in cui stanno le cose, di non essere altro che un corpo che respira, che è cosciente, e cresce, invecchia e muore? Possiamo praticare, rispettare i precetti morali, comportarci bene, rispondere ai bisogni e alle esperienze della vita in maniera consapevole e saggia, ma nessuno di noi deve fare nulla. Non c'è nessuno con una missione da svolgere, nessun eletto da Dio, nessuno di noi è un santo, un avatar, un tulku, un messia o maitreya, e neppure una persona.

Persino se pensate: "Io sono un nessuno", sbagliate. Anche essere nessuno significa essere qualcuno in questa vita. Si può essere orgogliosi di non essere nessuno come di essere qualcuno, e altrettanto illusi nel proprio attaccamento all'essere nessuno.

Ma, qualunque cosa possiate credere, di non essere nessuno, di essere uno che ha una missione, di essere un peso e un fastidio per il mondo, insomma qualsiasi cosa, sempre e comunque c'è la conoscenza che permette la cessazione di tale modo di vedere.



Le opinioni sorgono e cessano, non è così? "Io sono qualcuno, una persona importante, uno che ha una missione nella vita": questa opinione sorge e si estingue nella mente. Osservate l'estinguersi dell'essere una persona importante come dell'essere nessuno o quello che sia: tutto finisce, non è così? Tutto ciò che sorge cessa: per cui, non c'è attaccamento all'idea di di essere uno che ha una missione o all'idea di essere nessuno. C'è la fine di tutta quella massa di sofferenza: la sofferenza che è nel dover svolgere qualcosa, diventare qualcuno, cambiare qualcosa, mettere tutto a posto, liberarsi di tutte le proprie lordure o salvare il mondo. Anche gli ideali più alti e i pensieri migliori possono essere visti come dhamma* che sorgono e cessano nella mente.

A questo punto potreste pensare che questa è una filosofia della vita arida e sterile, e che c'è molto più cuore e sentimento nell'essere uno che vuole salvare tutti gli esseri senzienti.

Le persone dotate di spirito di sacrificio che hanno la missione di aiutare gli altri e un compito importante da svolgere hanno l'ispirazione a farlo. Ma quando osservate questo come dhamma, vedete le limitazioni delle ispirazioni e la loro cessazione. A quel punto, anziché esserci qualcuno che deve fare o diventare qualcosa, c'è il dhamma di quelle aspirazioni e azioni. L'intera illusione è lasciata cadere e ciò che resta è la purezza della mente. Perciò la reazione all'esperienza viene dalla saggezza e dalla purezza anziché dalla convinzione personale di una missione da svolgere con il suo senso di sé e tutte le complicazioni connesse con l'intero schema dell'illusione.


Riuscite a credere in tutto ciò? Riuscite a fidarvi del semplice lasciar andare ogni cosa e cessare di essere chiunque siate e di avere una missione e di dover diventare chissà chi? Riuscite a credere veramente in questo, o lo trovate pauroso, arido o deprimente? Forse volete realmente l'ispirazione. "Dimmi che va tutto bene; dimmi che mi ami veramente, che quello che sto facendo è giusto …"

Ciò che vi sto mostrando è cos'è l'ispirazione in quanto esperienza. E' idealismo. Non è per volerla liquidare o giudicare in alcun modo ma per riflettervi su, per riconoscere cosa essa è nella mente, e come facilmente possiamo essere illusi dalle nostre idee e dalle nostre nobili opinioni. E vedere quanto insensibili, duri e spietati possiamo essere con il nostro attaccamento alle nostre opinioni sull'essere caritatevoli e sensibili. 

È qui che occorre esaminare veramente il Dhamma* 

Riflettete su questo: per quanti segni di vite  passate possiate aver avuto, per quante voci da Dio o messaggi dal cosmo o qualunque cosa abbiate ricevuto, nessuno nega queste cose, o afferma che non siano vere, ma sono impermanenti. … 

Stiamo meditando su di esse come sono in realtà: sorgono e cessano. 

[...] 

Tutto è Dhamma. Non solo le cose che vediamo con gli occhi fisici, ma anche quelle che vediamo con la mente. Un pensiero nasce, si trasforma e svanisce. E’ nama-dhamma, una semplice impressione mentale che nasce e svanisce. Questa è la vera natura della mente. In una parola, questa è la Nobile Verità del Dhamma. Se non si guardano e non si osservano le cose da questo punto di vista, non si vede veramente! (Achhan Sumedho)

Quindi,
le nostre missioni nella vita sono le risposte, ma non alle esperienze della nostra vita: sono risposte assolutamente non personali. Non si tratta più di me, con una missione per cui sono stato scelto specificatamente dal cielo su tutti gli altri. Tutto questo modo di pensare viene abbandonato. E che io salvi o no il mondo e migliaia di esseri … non è per l'illusione di essere una persona che ciò può accadere, ma per una naturale risposta che viene dalla saggezza.

In questo io credo … Il vero credere e avere fiducia nel Dhamma, nel semplice aspettare, senza essere nessuno né diventare nulla, ma solo capace di aspettare e rispondere. E se non c'è niente di importante a cui rispondere, solamente aspettare; con in mano una tazza di caffè, osservare la pioggia, il tramonto, invecchiare, assistere al trascorrere degli anni, … alle esaltazioni e le depressioni, gli alti e i bassi, dentro la mente o fuori nel mondo. E c'è la risposta: perché quando abbiamo energia, intelligenza e talento, sempre la vita viene a chiederci di risponderle in maniera retta e compassionevole, cosa che siamo pronti e ben contenti di fare. …

Ma non si tratterebbe di una missione: non sarei io che faccio qualcosa. … A quel punto, la risposta alla vita sarebbe chiara e utile, perché non deriverebbe da me come persona, nè dalle illusioni dell'ignoranza che condizionano le formazioni mentali.

Si osserva l'irrequietezza, la meccanicità, l'ossessività della mente e la si lascia cessare. Lasciamo andare tutto e tutto cessa.

* Forse è utile ricordare che dhamma (nel presente libro con la minuscola) significa "cosa", "fenomeno", come parte dell'universo (non come appartenente a una persona). Il Dhamma invece (con la maiuscola) si riferisce agli insegnamenti del Buddha e alla visione profonda della realtà umana.

(Tratto dal libro "Così com'è - Discorsi sul "lasciar andare" e sul "non sé")



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La persona non può amare - Voler essere amati è un concetto (Eric Baret)


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