11 aprile 2022

Liberarsi da un mondo di sofferenza | La lezione di Tara, divinità compassionevole


Mondo di sofferenza: eppure i ciliegi sono in fiore!” Questo haiku di Kobayashi Issa mi sembra quasi poter racchiudere il senso della compassione universale che affiora sul terreno di un paradosso evidente: c’è sofferenza e c’è bellezza al tempo stesso.
La sofferenza del “mondo” non impedisce ai ciliegi di fiorire e di effondere la loro commovente bellezza, seppur effimera, nella naturalità delle cose. In natura la bellezza è un processo inevitabile, inarrestabile, frutto di armonie invisibili a cui il corso naturale delle cose si arrende. Non c’è resistenza, a niente: ai temporali così come alle giornate di sole. L’ambiente naturale è uno spazio di minima resistenza alla vita che dona il massimo delle potenzialità vitali per sostenere processi di continua evoluzione. 


Possiamo accogliere qualsiasi luogo di natura (la madre Terra) come simbolo di questa dimensione equanime dell’esistenza in cui lo spiraglio di un modo più esteso di vedere le cose dona un bagliore luminoso persino a quel “mondo di sofferenza”.

La fioritura dei ciliegi in un mondo di sofferenza mi evoca la bellissima immagine della dea tibetana della compassione, Tara, emblema dell’equanimità e invero aggraziata raffigurazione della Madre, la madre Terra che sostiene e nutre.

Secondo la tradizione del buddhismo tibetano, Tara nacque da una lacrima del Bodhisattva Chenrizy che piangeva a causa delle sofferenze presenti nel mondo. Mossa a profonda compassione, la dea si promise di aiutare non soltanto lui, ma ogni essere. Il suo corpo di luce verde smeraldo radioso e trasparente allude alla sua capacità di azione illuminata, ovvero di aiuto disinteressato e altruismo scevro da motivi egoici.


TARA, LA COMPASSIONEVOLE

Immagine dal Libro di Ph.d. Wooten, Rachael
intitolato "Tara: The Liberating Power of the Female Buddha:
22 Meditations to Heal Ourselves and Repair Our World"


Considerata la madre di tutti i Buddha, rappresenta l’energia femminile, qualità energetica intrisa di senso di accudimento, empatia e saggezza. È una delle dee più amate e venerate dagli appartenenti al “Veicolo di Diamante” (Vajrayana), la forma tantrica del buddhismo tuttora praticata in Tibet, in Mongolia e in tutta la regione himalayana. Personifica la materna ed amorevole sollecitudine dei buddha nel suo aspetto di intervento rapido ed efficiente per proteggere e salvare tutti gli esseri senzienti.

La sua stessa postura – nella maggior parte delle sue figurazioni - esprime tale propensione a proteggere e a prendersi cura degli esseri viventi (la gamba destra piegata protesa in avanti pronta per un sollecito aiuto) unita all’atteggiamento meditativo a simboleggiare l’illuminazione dell’essere dietro la sua compassione. Un impulso di amore non cieco bensì guidato dalla chiara visione di una mente che non si attacca a nulla, a monito del fatto che l’amore autentico non può che nascere da un distacco dai condizionamenti mentali ed emotivi che inquinano la visione pura della nostra vera natura essenziale. 

Senza la possibilità di accogliere una prospettiva più ampia sull’esistenza grazie a una visione poeticamente e spiritualmente espansa, le cose del mondo ci influenzeranno sempre di più in una maniera eccessiva e distorta. L’equanimità è la qualità che, per eccellenza, ci connette a tale prospettiva più ampia, fa emergere il senso di interconnessione che ci lega alla nostra comune essenza umana e a tutti gli esseri viventi, nonché alle forze invisibili cosmiche universali che sostengono sottilmente la nostra evoluzione nel mondo relativo dei fenomeni e delle nostre vicissitudini personali. 

Non necessariamente è possibile controllare la sofferenza che si presenta nel mondo, ma c’è sempre la scelta su come relazionarci ad essa: se resisterle provando avversione, oppure se non resisterle confidando in un’armonia invisibile che nega l’evidenza richiamandoci all’intuito di una fede più grande, assoluta e definitivamente conciliante. 

L’inevitabilità del dolore può trovare nell’equanimità compassionevole non solo un rifugio, un balsamo, un antidoto, bensì una via concreta per la sua trasmutazione. 

FORMULE DI MEDITAZIONE SULL’EQUANIMITA’ E AMOREVOLEZZA (METTA)

Le formulazioni verbali utilizzate nelle pratiche buddiste di meditazione e interiorizzazione sulla gentilezza amorevole (Metta) e sull’equanimità, hanno il profumo e i colori della fioritura dei ciliegi. Emanano quel senso di quieta ineluttabilità, paziente fiducia nel corso delle cose e, in definitiva, resa totale (Surrender) a un piano di intelligenza superiore a cui affidare il senso di impotenza che a volte può affliggerci di fronte alla sofferenza, nostra e altrui. 
Proprio come i versi di una poesia dal potere rischiarante se lasciati vibrare in qualche attimo quieto di silenzio meditativo, queste frasi possono incoraggiare la connessione con un punto di vista non ordinario che può donare sussurri di leggerezza a ondate sempre più convincenti.

Un esempio di tali invocazioni


“Possa io accettare le cose come sono”.

“Le cose non vanno a modo mio. Lascio andare la mia idea di come dovrebbero andare. La mia percezione di ‘me’ e ‘mio’ deve ampliarsi”.

“Vi auguro felicità e benessere, ma non posso fare scelte per voi, e neppure controllare o mutare il corso delle cose”.

“Come io voglio essere libero dalla sofferenza, possano tutte le creature essere libere dalla sofferenza” .


(La pratica estesa di Metta è spiegata nel prezioso libro di Thich Nhat Hanh: Paura. Superare la tempesta con la saggezza)


MANTRA DI TARA: IL RISVEGLIO DELLA FORZA DELLA MADRE


Quando siamo sopraffatti da sentimenti negativi o da un eccessivo senso di smarrimento per la sofferenza che percepiamo in noi e nel mondo esterno, possiamo sempre rivolgerci a quella parte saggia e amorevole di noi che l’archetipo di Tara simboleggia con i suoi colori e dettagli allettanti, indumenti di seta celestiale e ornamenti stupendi che vogliono incoraggiare la fede in chi ne è privo e aumentarla in chi già la possiede. Evoca la bellezza incarnata dal piano di coscienza risvegliato e sorride con amore emanando empatia nonostante il “distacco” dato non dall’insensibilità al mondo, ma dalla visione espansa su quella parte di mondo illusorio creata dai condizionamenti mentali.

L’immagine di Tara propone un ideale a cui aspirare, la fusione tra sentimento ed equanimità, tra sensibilità di cuore e amorevole distacco di una mente discriminante che – intrisa di saggezza spirituale impersonale - trascende il piano della verità relativa connessa alla visione ordinaria, personale, psicologica, delle cose.

Il risveglio della forza della Madre dentro di noi
, richiama la discesa di un potere di fede totale che ti fa dire “Tutto è perfetto” quando invece tutto attorno a te sembra volerti convincere del contrario. Si tratta di uno sblocco di nevrosi basato sulla paura e diffidenza atavica molto potente. Una sfida lungo un sentiero inesorabile e paradossale così ben tracciato da Chogyam Trungpa, erede e maestro di meditazione dei lignaggi di Milarepa e Padmasambhava, nel suo libro La pazza saggezza.


Nella sua raffigurazione più comune, Tara dal colore verde è rappresentata seduta su di un trono di loto con la mano sinistra che regge un utpala (loto blu, simbolo dello scioglimento dei suoi blocchi di energia negativa) ed ha il palmo rivolto verso l’esterno, all’altezza del cuore, col pollice e l’anulare uniti e con le altre tre dita erette. La mano destra poggia sul ginocchio destro e anche il suo palmo è proteso verso l’esterno, ma col pollice e l’indice che quasi si toccano a formar e un cerchio, mentre le altre dita sono rivolte verso il basso in direzione del suolo: è questo il gesto simboleggiante il potere protettore e la suprema generosità. 


NON SFORZO, MA PAZIENZA 

Così come non si può rallentare né affrettare la fioritura di un ciliegio, nè la trasformazione di un bruco in farfalla, di un girino in rana e di qualsiasi altro processo in natura, così vanno rispettati i tempi di maturità e maturazione interiore di ciascun essere su questo pianeta. L’umiltà di accogliere le fasi di un processo, mantenendo salda l’aspirazione a protendersi verso il mistero della vita con occhi nuovi, può già stimolare un senso di compassione che “mantiene caldo il cuore”.
Mi viene sempre in mente che nella lingua spagnola “intuizione” si dice “corazónada”, la qualità del creare oltre sé stessi (il superamento dell’ego e la profondità intuitiva dell’essere) ha la radice nel cuore (corazón).
Il cuore è il grande trasformatore, il fuoco liberatore, qui è insito il potere di amare, il potere più rivoluzionario che ci sia.


Prendiamoci a cuore la nostra vita, nessuno al posto nostro potrà farlo, nemmeno Tara, che vuole solo spronarci a liberare le nostre energie spirituali latenti, specie quando la gravità delle cose terrene sembra volerci seppellire e disumanizzare! 

Alla bellissima dea, però, possiamo rivolgere il mantra che la onora, facendo vibrare in noi il respiro di una sempre rinnovata primavera.
Possa la confusione rinascere come saggezza!

OM TARE TUTTARE TURE SOHA



“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,  

che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, 

che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.” 

(Tommaso Moro)


"Persino il generale si tolse l'armatura per guardare le peonie" (poesia zen)


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23 marzo 2022

Test per il controllo delle qualità Yoga



Chiunque intraprenda una ricerca autentica e integrale sulla Via dello Yoga, non tarderà a sentire che tale cammino è molto più che una routine (benché benefica) salutistica a cui delegare possibilità di vigore corporeo, fisico e mentale non indifferenti.
La dimensione spirituale, intimamente etica e connessa a tutta la realtà in cui siamo immersi e incarnati tramite il veicolo del corpo fisico, è l'essenza dello Yoga, una visione integrata, unificata e unificante, spontaneamente poetica, dove tutte le componenti dell'esistenza (sofferenza inclusa) vengono in primo luogo conosciute e riconosciute, comprese nell'indagine di una coscienza risvegliata, accolte e viste per quello che sono affinché si possa continuare a vivere funzionalmente nel mondo, con tutto ciò che questo comporta, senza esserne sopraffatti e senza evadere. Essendo persino felici, appagati e realizzati!
Uno yogi non fugge dalla realtà, bensì vede oltre l'illusione della distorsione di base (il "peccato originale") con cui solitamente si guarda il mondo e le situazioni della vita (ne siamo tutti affetti, è la "malattia" della mente egoica, separativa, bisognosa e condizionata in quantità variabili a seconda di vari fattori, non ultime le tendenze ereditarie).
Caduto il velo di Maya (fuor di metafora,  una interpretazione ingannevole e fuorviante della realtà, in sanscrito Avidya = ignoranza, non conoscenza, opposta a Vidya la conoscenza liberatrice) 
è possibile avere uno sguardo molto compassionevole su ciò che è il nostro cammino su questo pianeta, riscoprirne il senso senza delegarlo a concetti trascendentali astratti e fantasiosi bensì vivendolo pienamente nella vita quotidiana, nei suoi dilemmi, nelle sue contraddizioni, e in tutto ciò che a vari livelli provoca disagio. 
A questo fondamentalmente tende la Sadhana yogica e per questa sua aderenza al complesso armonioso della vita individuale e cosmica è un Patrimonio Mondiale dell'Umanità dichiarato dall'Unesco. Non certo per la perfezione con cui si esegue o meno una posizione fisica! Vale sempre la pena ricordarlo.


Tutti i più grandi maestri dello yoga, e i ricercatori spirituali fuori da ogni definizione (penso a Jiddu Krishnamurti, Thich Nhat Hanh, Sri Aurobindo per esempio)  sono stati uomini intimamente connessi alla realtà del periodo storico che stavano vivendo, spesso coinvolti in prima persona in guerre, carcerazioni e altre movimentate vicende … a testimonianza del fatto che, a un certo livello di maturità e perfezionamento della chiara visione (che è già perfetta così com'è!) i confini tra ciò che è giusto, sbagliato, contaminato o da evitare e ciò che è spirituale, aulico, armonioso e da perseguire, si assottigliano sino a scomparire del tutto.
A un certo punto, cioè, rimane la vita. C'è quello che c'è, momento dopo momento, e tutto quello che ciascuno di noi è chiamato a vivere è l'unica cosa che gli serve, il proprio terreno su cui far sedimentare o coltivare le proprie attitudini. " La benedizione è dove sei", recita il titolo di un libro di Krishnamurti che riporta i suoi ultimi discorsi tenuti a Bombay nel 1985.  “Se vi date con il cuore, la mente e il cervello, c’è qualcosa che va al di là di tutti i tempi: la benedizione. Ma non nei templi, nelle chiese o nelle moschee. Quella benedizione è lì dove siete”.



Il mio primo maestro, colui che mi ha iniziato allo yoga, Giorgio Furlan dell'Accademia Yoga 1969 di Roma, soleva ammonire sempre, specie nei dialoghi informali, circa l'importanza del "lavoro" fatto nel e sul campo quotidiano delle proprie vicissitudini personali (crisi emotive, problemi relazionali, familiari, lavorativi) … In tal senso, ha un grande valore di ricognizione (non di giudizio nè di esame di coscienza con toni moralistici ma proprio di ricognizione, riconoscimento in azione) 
un "Test" che si trova nel suo libro Lo Yoga dei Grandi Maestri - Armonia, Potenza, Saggezza, nel quale si viene invitati a riflettere mensilmente su alcune domande, tra le quali, per esempio:

 "Medito spesso sulla vita e sui suoi valori che sono transitori?"
L'impermanenza può suscitare reazioni molto differenti e diametralmente opposte: paura, fretta di ottenere qualcosa, di accumulare, frenesia, godimento eccessivo dei beni materiali oppure leggerezza, semplicità, recupero di valori essenziali non materialistici, quiete e serenità di fondo …

"Sorveglio le mie parole in modo da non incorrere in frasi dispersive e offensive?"
La consapevolezza di come utilizziamo il linguaggio è incredibilmente potente. Ogni parola emette un suono ancorché un significato codificato, una energia e una vibrazione specifiche. Si può inquinare l'aria che respiriamo anche con ciò che diciamo, non solo con il fumo di sigarette e tubi di scappamento… Tornare ad un ascolto profondo, per esempio, alla mite accoglienza della parola poetica che tutti i più grandi yogi e mistici hanno sempre incarnato, è un dono che ci è sempre concesso.

IN QUESTA FOTO TUTTE LE DOMANDE DEL TEST

Concludo proprio con le parole di Giorgio Furlan, tratte dal libro sopracitato.

"... Non ci rimane che sottolineare ancora una volta il concetto che tutto ciò che è dentro e fuori di noi è solo illusione creata dal corpo mentale non ancora perfezionato. L'unica cosa reale e valida è costituita dalla parte più alta, "l'Atman Cosmico", e il modo per realizzarlo deve essere perseguito dal sincero ricercatore con fiducia e costanza senza negare, ma utilizzando questo aspetto illusorio: la mente. Tale aspetto tende invece a far cadere nell'ignoranza e quindi nella sofferenza colui che ancora non ha percepito l'Essenza del Reale. Prendiamo dunque coscienza della Realtà. Superiamo la barriera distruttiva dell'ignoranza. Allontaniamo da noi la sofferenza e il male, squarciando il velo dell'ignoranza che ci separa dalla Luce. Questo è il sincero augurio di un rapido cammino sulla via evolutiva che diamo a colui che si cimenta, con l'aiuto dello Yoga, nelle prove che il destino gli porrà dinanzi. Diamo al praticante l'augurio che egli possa ottenere armonia, autocontrollo, energia, serenità, saggezza, pace interiore" (Giorgio Furlan) 



02 marzo 2022

Messaggi di Uriel | Elisabetta Furlan| Uscire dalla spirale di violenza e di odio

Uriel: La "Madonna delle rocce" di Leonardo Da Vinci


La Maestra Elisabetta Furlan, moglie del fondatore dell'Accademia Yoga 1969 di Roma, Giorgio Furlan, ha frequentato Medjugorje sin dall'inizio delle apparizioni. 

Nel 1983, durante i suoi numerosi viaggi di "ritiro spirituale" e di "contatto con il Cielo", ha vissuto da vicino la guerra dei Balcani, di Sarajevo e le sofferenze di quel popolo incredulo e inerme. 

In seguito, altre guerre hanno straziato i popoli vicini all'Italia. 

Come tante altre anime chiamate ad essere "Ponte" tra Terra e Cielo - tra cui il Padre Mariano Ballester che ha vissuto con Elisabetta i contatti angelici e in particolare con Uriel - oggi Elisabetta con urgenza invita a leggere A colloquio con l'Angelo Guida e A colloquio con l'Arcangelo Uriel, libri dettati alla stessa nel 1996 e contenenti messaggi di cruciale importanza per questi tempi e di cui si riportano qui di seguito alcuni passi.



"Da tanti anni il Cielo invita gli uomini alla Pace, alla Meditazione, alla Consapevolezza.
Ora è importante leggere o rileggere queste pagine che ispirano tutti alla ricerca della Saggezza, dell'apertura del Cuore, dell'Umiltà e della Fratellanza.  
Lo Yoga, vissuto come ricerca ed espressione di questi valori, potrà essere lo strumento che il Divino utilizzerà per aiutarci ad uscire dalla minaccia della 3° guerra mondiale, combattuta con armi nucleari. Uniamoci nell'ascolto e seguiamo i consigli di Uriel, l'Arcangelo che Dio ha inviato all'Umanità per farla uscire dal buio dell'ignoranza e della malvagità." (Elisabetta Furlan)




PRIMO MESSAGGIO DI URIEL ALL'UMANITA' (1996)

Uriel: Pregare o Meditare significa entrare in contatto con il Creatore, capire chi E', perché vi ha creato, qual è lo scopo della vostra vita sulla Terra […]
Come potete continuare a vivere pensando egoisticamente solo a voi stessi?
Siete sicuri di essere i soli esseri viventi nell'Universo? Ebbene così non è!
Ci sono altri mondi, altri Universi, molto più evoluti e avanzati di voi, dove è possibile nutrirsi di sola Luce Cosmica, dove si comunica solo con il pensiero, dove Armonia e Amore sono le note vibranti che accomunano tutti gli Esseri fra loro.
Uomini svegliatevi dal vostro torpore!
Alle soglie del Duemila, nel Nuovo Millennio, dovete cominciare a cercare lo Spirito …
Non potrete più ignorare le dinamiche dello Spirito, nell'uomo e nel mondo.
Grazie ad Apparizioni, Messaggi e "Segni Profetici" particolari, voi uomini siete stati avvisati e preparati già da molto tempo. Ora è il Tempo dell'azione!



SECONDO MESSAGGIO DI URIEL ALL'UMANITA' (1996)

Uriel: il Mondo sta correndo rapidamente verso la propria Autodistruzione. Grandi arsenali nucleari sono pronti ad essere usati da più Nazioni per guerre di varia natura e scopi. L'uomo sta evolvendo tecnicamente ma sta involvendo spiritualmente. […] L'Umanità non uscirà dalla spirale di violenza e di odio che la sta uccidendo se non eleverà in modo sempre più forte ed unanime la sua invocazione al Padre […]
L'Ego del Mondo si nutre di forme, di apparenze, di colori, di numeri, non conosce nè riconosce più la vera sostanza, il Sé delle cose, l'Essenza … 



MESSAGGIO PER L'UMANITA' (1-8-1995)

Uriel: Vorrei che osservaste l'Universo per quello che realmente è: un enorme serbatoio di Energia piena di Amore, Luce, Pace. […]
Dio, nel Suo Infinito Amore, ha inviato Maria a portare messaggi di Pace e di Amore da ben 30 anni ormai, a Medjugorje, terra martoriata anche dalla guerra … Maria ha parlato ma pochi l'hanno ascoltata! … 
I vostri soldi servono in parte ad armare il braccio del nemico. Chi sa tace … Gli armamenti sono pronti per entrare in guerra, ma Dio non vuole questo: dovete evitare una 3° Guerra mondiale! Non servirebbe sul Pianeta Terra, già straziato da tanti martìri e tante guerre. Se ciò dovesse avvenire, avrebbe delle dimensioni inimmaginabili … 

Chiedete sostegno e protezione  e pregate con il Cuore.
La preghiera profonda deve essere al Centro della vostra vita, al Centro del vostro Cuore […] La vera Preghiera è una rinascita completa, sul piano fisico, mentale e interiore […] 
E' sublime, è l'espressione più alta della comunione dello spirito individuale con lo Spirito Universale.



La Pace è uno stato del Cuore, un moto dell'Essere umano, una condizione dell'Anima, una vibrazione della Mente. Fino a che gli uomini penseranno che una Religione sia più valida e potente dell'altra, uno Stato debba essere padrone dell'altro, fino a quando gli uomini si sentiranno diversi, più buoni, più giusti, più santi o religiosi di altri, la Pace non verrà …