08 agosto 2022

Cantare al Sole: la pratica completa del Surya Namaskara


Il ciclo di posizioni noto come
Saluto al Sole (Surya Namaskara) è forse il più rappresentativo di tutto lo Yoga.  Non c’è dubbio che sia a livello fisico ed energetico, sia su un piano metaforico simbolico, il Surya Namaskara racchiude il nettare della sapienza yogica, riassumibile nei concetti di Interconnessione con i ritmi cosmici e di Unione con i principi universali che a livello sottile sostengono tali ritmi. Allineandosi con queste potenze esoteriche espresse nel mondo materiale, l’essere umano compie il suo destino, la sua missione di incarnazione in terra. Infatti, tale Unione, che è lo scopo supremo della scienza yogica, è ottenibile utilizzando il corpo quale chiave di trasmutazione, punto di contatto tra cielo e terra, centro di integrazione tra l’umano e il divino, lo spirituale nel materiale.

Il Sole quale simbolo della vita su questo pianeta e della “vera vita” a cui la ricerca spirituale tende come radicamento nella chiara visione (Viveka, discriminazione) svestita del velo di Avidya (la non conoscenza ottenebrante e illusoria del mondo duale) dovrebbe essere alquanto evidente ma non per questo scontato. Ecco perché nella celebrazione di ogni giorno non dovrebbe mai mancare il Surya Namaskara, il ringraziamento supremo alla luce della verità e l’allineamento energetico-corporale ai suoi fondamenti rischiaranti, primo su tutti la conoscenza della realtà suprema (Vidya) grazie alla prospettiva più ampia della coscienza risvegliata. Lo stesso risveglio, la liberazione (Mukta) dalla schiavitù del mondo illusorio dei nomi e delle forme, fa riferimento a una radice semantica che evoca la luce: l’illuminazione.



Il Surya Namaskara risale all’antico periodo vedico, quando il sole veniva adorato come potente simbolo della coscienza spirituale.

 

Surya atma jagatah tasthukhashcha”, il sole è l’anima del mondo e così del cielo.


La vita sarebbe impossibile senza il sole. 
La “vera vita” che aderisce al divino integralmente è impossibile senza la visione solare, la coscienza della splendete vacuità dell’Essere atemporale e la contemplazione meditativa di cui Lord Surya è archetipo e ispiratore.

Nel Surya Namaskara, la “concentrazione” o meglio ancora la consapevolezza, il “conoscere la mente” è uno degli aspetti più importanti. La danza cosmica che le 12 posizioni del Surya Namaskara riproducono su scala microcosmica produce rapidi effetti benefici sul corpo grazie all’alternanza armoniosa di flessioni in avanti e indietro della colonna vertebrale, accompagnate da uno specifico ritmo del respiro che ne sostiene il processo vitalizzante (potenziamento del prana, energia vitale) su tutti i livelli dell’organismo. Swami Satyananda Saraswati parla del Surya Namaskara come di una “tecnica di rivitalizzazione solare”.

Gli asana che compongono la sequenza fluida del Saluto al Sole sono fin troppo noti, quello che forse è meno diffuso o meno praticato anche dai sadhaka più entusiasti, è la relativa serie di bija mantra e di invocazioni al sole chiamato in 12 differenti nomi che andrebbero a disegnare il mandala perfetto dell’esecuzione completa e totale (Purna) del Surya Namaskara: il Purna Surya Namaskara.



Tali mantra dalle origini leggendarie sarebbero stati consegnati dal saggio Vishwamitra (Amico del Mondo) a Rama per aiutarlo a sostenere lo sforzo enorme della battaglia a cui stava facendo fronte contro un nemico superiore in armi. Oltre ai mantra, il saggio insegnò a Rama la tecnica completa che costituisce, appunto, il Surya Namaskara il cui nome sanscrito originale è Sashtanga Surya Namaskara e significa “Omaggio al Sole con gli otto punti del corpo”. La posizione in cui si tocca il terreno con gli otto punti del corpo (dita dei due piedi, due ginocchia, torace, fronte o mento e palme delle due mani), la numero cinque della sequenza del Surya Namaskara, è infatti la più importante di tutto l’esercizio: si è interamente prostrati alla divinità e – almeno in alcune versioni del Saluto al Sole – si è in Kumbhaka (apnea, ritenzione di respiro), una fase respiratoria che nello yoga ha una rilevanza fondamentale quale veicolo e simbolo della non dualità.

 


L’integrazione dell’aspetto sonoro-vibrazionale alle posture fisiche va ad agire maggiormente sugli aspetti sottili del corpo promuovendo uno sviluppo e sensibilizzazione molto profonda degli aspetti più reconditi della personalità umana legati soprattutto alle fluttuazioni mentali (pensieri ed emozioni).


Mentre la successione ritmica degli asana agisce prevalentemente a livello degli organi massicci del corpo e la respirazione a livello del corpo pranico energetico vitale con benefici sul sistema nervoso e in quello delle ghiandole endocrine,
i bija mantra canalizzano l’energia mentale, penetrano negli anfratti del corpo psichico rimuovendo le tensioni della mente e favorendo un’armonizzazione completa e tonificante dell’intero sistema psico-fisico dell’essere umano.

I rishi dell’India per sintonizzare l’organismo con una delle più importanti sorgenti di energia cosmica, idearono una pratica integrale e completa che, se correttamente eseguita, già da sola equivale a una intera sessione di yoga, convalidata fino al giorno d’oggi come una potente pratica terapeutica.

 

Non ci resta che conoscere i mantra e i nomi del sole da associare alla sequenza di movimenti corporali i quali, com’è noto ai praticanti yoga, vanno eseguiti nella presenza consapevole di tutto ciò che accade nell’istante promuovendo l’attitudine all’abbandono per far emergere quella parte di noi stessi che in sanscrito si chiama sakshi, ovvero il testimone, colui che osserva senza giudicare qualsiasi cosa insorga durante la pratica e, per estensione, durante la vita intera.

 

Come si legge nel prezioso libro di Apa P.Pant “Surya Namaskara Lo Yoga del Sole: “Quando voi siete in contatto costante di momento in momento con il nuovo siete realmente vivi”. E, andando sull’aspetto pratico: “prima di iniziare ciascun asana si dovrebbe pronunciare ad alta voce un nome del sole insieme con il pranava (OM) e il suo bija mantra, e le vibrazioni dovranno raggiungere fino in fondo tutte le fibre del corpo”.

Riporto qui di seguito le istruzioni complete, liberamente tratte dal libro citato.

 

I MANTRA E I NOMI DEL SOLE


Secondo la “vera” pratica del Surya Namaskara, i mantra quali veicoli di una chiara e trasparente consapevolezza mentale, sono parte essenziale dell’esercizio.  I bija mantra o suoni seminali sono suoni evocativi che creano vibrazioni nel corpo e che rendono più energiche mente e intelletto. Su questo punto Apa P.Pant è esplicito: “senza i mantra gli esercizi del Surya Namaskara non sono completi”. Tutti i nomi del sole hanno differenti significati e tutti sono anticipati dalla sillaba mantrica OM (Pranava) che comprende la triade A U M.

 

I bija mantra sono:

 

AUM HRAM

AUM HRIM

AUM HRUM

AUM HRAIM

AUM HRAUM

AUMA HRAH

 

Ed ecco i nomi del sole con i loro significati:

1 Mitra = amico

2 Ravi = lucente

3 Surya = bella luce

4 Bhanu = brillante

5 Khaga = che si muove nel cielo

6 Pushanv = donatore di forza

7 Hiranya garbha = coperto d’oro

8 Marichi = signore dell’alba

9 Aditya = figlio di Aditi

10 Savitri = benefattore

11 Arka = energia

12 Bhaskara = che conduce all’illuminazione

 

I mantra completi sono i seguenti:

 

1 Aum Hram Mitraya Namah

2 Aum Hrim Ravaye Namah

3 Aum Hrum Suryaya Namah

4 Aum Hraim Bhanave Namah

5 Aum Hraum Khagaya Namah

6 Aum Hrah Pushne Namah

7 Aum Hram Hiranyagarbhaya Namah

8 Aum Hrim Marechaye Namah

9 Aum Hrum Adityaya Namah

10 Aum Hraim Savitre Namah

11 Aum Hraum Arkaya Namah

12 Aum Hrah Bhaskaraya Namah

 

QUANDO ESEGUIRE IL SALUTO AL SOLE

Il momento migliore per eseguire questa pratica è senza dubbio il mattino, al sorgere del sole. Se ciò non è possibile, ogni momento prima della colazione può andare bene. Se si è impossibilitati al mattino, lo si può fare anche la sera, sempre a digiuno (almeno due ore prima o dopo dall’assunzione di cibo), rivolgendosi nella direzione del sole e, se a certe latitudini ciò è difficile, guardando verso nord. La durata dell’esecuzione può variare, naturalmente, a seconda di ciascuno. Apa P. Pant suggerisce una pratica di 15-20 minuti al giorno per arrivare ad eseguire un minimo di 12 ripetizioni del Surya Namaskara completo.

 Sarebbero ancora molte le suggestioni, le intuizioni e gli approfondimenti legati alla pratica yogica dal nome così poetico, il Saluto al Sole! Ma in questa sede ho voluto dedicare spazio all’aspetto sonoro che con i bija mantra e i nomi di Surya può restituire al Saluto un’armonia e coerenza ancora più enfatiche. In fondo, il canto è la forma di comunicazione al divino più pura che ci sia, più penetrante e incisiva di mille preghiere e suppliche espresse con parole senz’anima.

Sono certa che ciascuno troverà nella sua diretta esperienza di celebrazione mattutina, tutti i tasselli del meraviglioso mosaico che si compone a partire da un umile e potente gesto: il ringraziamento a un nuovo giorno che inizia, che sia guidato dal Sole della Chiara Visione che conduce “dall’ignoranza alla conoscenza, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita eterna”: Om asato ma sat gamaya, tamaso ma jyotir gamaya, mrityur ma amritam gamaya. Per approfondire: il significato del mantra vedico Om AsatoMa


Articolo pubblicato su Yoga Magazine il 3 giugno 2022

Fonte: https://www.yoga-magazine.it/2022/06/cantare-al-sole-la-pratica-completa-del-surya-namaskara/

11 maggio 2022

Yoga nei luoghi di natura | Tornare alle origini poetiche


Il “ritorno alla natura” è non solo un modo di dire, ma di essere e di direzionarsi. 
Rivolgendo lo sguardo ad Est (Oriente, il sorgere del Sole), letteralmente ci si orienta … 
Connettersi alla nostra vera natura è Yoga, Unione a tale essenza libera, non condizionata, ampia, rilassata, quieta, spaziosa, atemporale. 
I modi per riconnettersi, utilizzando l’antica sapienza organica yogica, sono: 
la lentezza dei movimenti, l’attenzione al processo (il verso) e non alla meta (asana finale)
accorgersi di ciò che è invisibile ma che ci anima: il respiro, la bioenergia del prana

Nell’etimologia della parola sanscrita Yoga è racchiuso anche il senso del “giogo” (yug) che allude al liberarsi dal giogo dell’abitudine. Come? 

Percepirsi in maniera totalmente diversa, in una prospettiva più ampia (orientamento, direzione), schiude una dimensione di apertura che ci riconnette con i ritmi della vita universale, con i ritmi cosmici che possiedono un ordine invisibile dietro al caos che solitamente percepiamo. 

"Ogni yoga è, per la sua natura, una nuova nascita; è una nascita fuori della vita ordinaria, della vita materiale mentalizzata, in una superiore coscienza spirituale, una più grande e divina esistenza." (Sri Aurobindo) 


Location: la splendida Ca' di Luna, Fattoria Biologica a Recanati.
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Osserva un albero, un fiore, una pianta. Lascia che la tua consapevolezza vi si soffermi sopra. Come sono calmi, come sono profondamente radicati nell'Essere! Permetti alla natura di insegnarti cos’è la quiete. (Eckhart Tolle)


PROSSIMI EVENTI:

YOGA DAVANTI AL MARE PORTO RECANATI ESTATE 2024

PER SAPERNE DI PIU'


Lo Yoga - quale sapienza pratica di tale nuovo Orientamento allo stato naturale dell’Essere - aiuta a familiarizzare con questo ordine armonico invisibile, superando i limiti della percezione ordinaria impregnata di confusione, disarmonia, malessere etc.
Il benessere (ben-Essere) integrale deriva da questo riconsiderarsi nell’ottica di una visione più ampia e nel percepirsi empiricamente in tale dimensione. Per assaporare una tale adesione concreta alla vita che si compie istante dopo istante, può aiutarci la percezione tattile dell’esistenza, il ritorno a una sensibilità vigile e rilassata che affonda le sue radici nella spaziosità luminosa e silente della nostra natura spirituale senza tempo. 



Il poeta Emerson parlava della Poesia come un “Assumere una posizione centrale nell'universo”, qualcosa che suggerisce uno spostamento di visione nello spazio. 


Questa nuova visione - poetica, yogica, spontaneamente contemplativa - illumina l’ordinario di nuova luce.
Percepirsi sotto una nuova luce non è una acquisizione logica concettuale, ma un accadimento organico, ovvero una esperienza che passa attraverso il corpo e ogni sua cellula, altrimenti rimane pura astrazione mentale. Ecco perché nel cammino realizzativo-evolutivo il corpo ha una funzione fondamentale, non va nè negato nè mortificato nè represso, bensì liberato. 


Gli yogi delle tradizioni autentiche hanno sempre visto il calderone grossolano materiale quale componente imprescindibile per il compiersi dell'alchimia trasformativa spirituale. 

Yoga è incarnare tale visione unitiva, espansa, luminosa, intimamente poetica e vitale, organica.

Organico è l’opposto di meccanico.
Sentire con tutto il corpo lo slittamento percettivo che allontana dal nostro modo normale di vedere le cose vuol dire riappropriarsi della nostra vitalità intrinseca nell'essere organismi intimamente interconnessi e non macchine automatiche separate da “tutto il resto”.

Le ultime parole del Buddha sul letto di morte indirizzate al suo discepolo più vicino, Ananda, furono questo consiglio spassionato: “Sii una luce per te stesso” … 

Scoprire la nostra propria natura autentica, chi veramente siamo a prescindere dal nostro senso di identità illusorio e dalle invenzioni della nostra percezione ordinaria. Oltre l’apparenza, si può esplorare il reale.
Questa esplorazione è concessa a chi si accosta con umiltà, fiducia, apertura a pratiche di indagine interiore in consapevolezza quali yoga e meditazione. 

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“Se percepisci la natura solo con la mente, con il pensiero, non riesci a sentire la sua vitalità, la sua essenza. Vedi solo la forma e non sei consapevole della vita al suo interno, del mistero sacro. Il pensiero riduce la natura a materia prima da usare nella ricerca del profitto o del sapere o di qualche altro fine utilitaristico. Le antiche foreste diventano legna, l’uccello un progetto di ricerca, la montagna qualcosa da scavare o conquistare. 

Quando percepisci la natura, lascia che ci siano spazi privi di pensieri, privi di mente. Se approcci la natura in questo modo, essa ti risponderà e prenderà parte all’evoluzione della coscienza umana e globale” (Eckhart Tolle)


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Da qui il sapore del mondo mi conduce ogni volta al sale della vita.

 

meditazione

Nei fugaci attimi di visione non pensante

sono

io sono la realtà che vedo

inebriante vuoto d’essere

colmo di vita

nello scorrere diviso assorbo le illusioni

e sono

io sono

il supremo vagheggiare

dimentico di ogni particolare

mi ingloba l’aria e il profumo di infinito

tra le gocce dell’erba bagnata

momenti sacri

fermarsi non si può

negli occhi circonferenze divine

sottraggono la via del tempo

al mio vedere circostanziale

dove a volte l’angoscia m’assale

troppo piccola io

nella grandezza che m’ispira

(Cecilia Martino) 


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16 aprile 2022

Rifiorire è darsi poeticamente al mondo


Vi siete mai percepiti in termini di spazio? Un approccio di questo tipo nella vita quotidiana può avere effetti strabilianti.


“SII prima di ogni addio, come fosse dietro

di te, come l’inverno che adesso se ne va.

Eppure tra gli inverni c’è un inverno così infinito, che,

a svernarlo, il tuo cuore sopravvive per sempre”.

(Rainer Maria Rilke)


La voce dei poeti è sempre un buon modo per iniziare a raccogliere spunti di intimità. 
E l’intimità è forse l’unico luogo da dove è possibile davvero rifiorire. 
Dalle profonde oscurità invernali germinano i semi della nuova luce.
Dare alla luce è un parto che ha inizio in zone interne ed invisibili.
Ce lo insegna la natura, ce lo insegna lo yoga. 

Gli antichi Rishi ai quali l’ispirazione si rivelò in forma di versi di carattere per lo più esoterico, furono profondi conoscitori del cosmo, delle leggi naturali e delle armonie nascoste di cui l’essere umano è non solo parte integrante, ma parte cosciente, che ne sia o meno consapevole. 

La vita sulla terra nel suo aspetto visibile materiale va di pari passo con il respiro invisibile della Coscienza, un aspetto quest’ultimo sempre più cruciale nel disvelarsi dei nuovi tempi in cui siamo già immersi. 

 “Noi siamo le api dell’invisibile” sussurra Rilke tra le righe di una lettera-poesia di cui riporterò alcuni versi alla fine dell’articolo. 

 “L’Anima è Scienza e risplende come il Sole che brilla nell’Uovo del mondo! Quel disco di luce bisogna cogliere, null’altro” (Le Upanishad dello Yoga, Mahavakya Upanisad – La Grande Parola)

Ciò che è essenziale è invisibile agli occhi, ma il fatto che non si veda non vuol dire che non esista e, soprattutto, che non possa essere visto grazie a “occhi nuovi”. È la “seconda vista”, la “seconda nascita” a cui non sono destinati solo santi, mistici, persone eccezionali in spirito e volontà, ma tutto il genere umano indistintamente.  Non tutti però siamo in grado di accogliere il nostro destino, una destinazione molto più ampia, gioiosa, vasta, leggera, di cui l’esperienza incarnata in questo momento storico non è un ingombrante accessorio o inutile orpello. È la porta per la trasformazione, il materiale formale dell’alchimia che si compie su livelli più sottili, invisibili ma percepibili affinando sensi interiori e ampliando la disponibilità di ascolto, abbandono, ricettività


Tale disponibilità è il lavoro alchemico per eccellenza dello Yoga nella sua essenza, che infatti a me piace definire Poesia dell’Anima. L’ascolto è il senso primario di cui si nutre lo spirito poetico che può essere incarnato da chiunque si faccia abbastanza spazio nello sfondo silenzioso della vita, da poter entrare in relazione con qualcosa di infinitamente più grande, universale e umano al tempo stesso. Non è un monologo tra sé e l’ego, il poetare autentico. È un dialogo immersivo nell’anima del mondo che non concede deroghe. Accade spontaneamente, come la meditazione nello yoga alla quale ci si avvicina preparando un terreno fertile ma che al culmine della maturità, sopraggiunge inevitabilmente. Oppure no, dipende dalla maturità. 

I frutti maturano quando è tempo

Abbiamo una possibilità grandiosa per fiorire e rifiorire ogni giorno. E dopo i fiori, arrivano i frutti, ammenoché non si incarni la “lezione Advaita” del Fico, il frutto che salta la fioritura per compiersi direttamente nel momento succulento dell’adesso. (Per approfondire: Come attualizzare la potente visione poetica di Rilke – Elegia VI – Il “puro segreto” del fico

La spaziosità è un requisito fondamentale. 

Si è troppo abituati a ragionare, a esprimersi, a crearsi un senso di identità solo in termini di tempo. Si è in balia del tempo, di una programmazione che ci vorrebbe sempre protesi ansimanti al futuro o tediosamente ingobbiti sul passato. E invece, siamo nati con una costituzione organica che ci tiene consapevolmente eretti sulla spina dorsale, dritti con i piedi per terra e il corpo proteso verso il cielo. Perdiamo questa posizione quando dormiamo, o quando non siamo troppo presenti a noi stessi. Fateci caso! E la presenza è solo il Presente, un momento senza scadenze in cui lasciarsi andare alla danza delle sincronicità, delle intuizioni e al ritmo spontaneamente poetico della vita. 

Se si passa dalla dimensione temporale a quella spaziale, è più semplice sperimentarlo, il corpo ha un’organizzazione perfetta quando si sintonizza con i ritmi del cosmo. E questo gli antichi yogi lo sapevano bene!


Vi siete mai percepiti in termini di spazio? 

Un approccio di questo tipo nella vita quotidiana può avere effetti strabilianti. Personalmente, ho avuto grandi maestri in tal senso e li reputo ancora tali. Sono la poesia, lo yoga e la meditazione quando accade. Hanno una cosa in comune, anzi molte. Ma quella principale mi piace evocarla prendendo in prestito le parole di Ralph Waldo Emerson dal libro Essere poeta:

 “La grandiosità della nostra vita esiste malgrado noi, sopra e sotto e dentro di noi, in ciò che di noi è inevitabile e fuori del nostro controllo. Gli uomini sono sia fatti sia persone, e la parte involontaria della loro vita è così immensa da riempire la mente e da lasciarli senza espressioni del volto capaci di dire alcunché su cose banali come i loro egoistici pensieri e atti. Prima o poi ciò che ora è vita sarà poesia, e ogni tratto leale e umano aggiungerà al canto una più ricca variazione.

A rigore, la poesia è organica, costituzionale. Non possiamo conoscere le cose con parole e scrittura, ma solo assumendo una posizione centrale nell’universo, e vivendo nelle sue forme. Affondiamo per risorgere.” 


 

Assumere una posizione centrale nell’universo. 

C’è così tanto in questa intuizione!

Risuona di integrità, di Unione (che è alla radice della parola stessa Yoga), di ritmo (che è la quintessenza della Poesia), di visione espansa (che è lo sguardo contemplativo nella Meditazione). 

A rigore, la poesia è organica, costituzionale. 

Non sono solo parole, frasi ben dette o scritte, virtuosismi di penna. 

È un fatto vitale. Di questo, prima o poi, all’improvviso e per assurdo, dovremo tutti farne esperienza… “quel disco di Luce bisogna cogliere, null’altro”. 

Concludo, come anticipato, con i versi di Rilke tratti dalla lettera al suo traduttore polacco Vitold von Hulevicz del 13 novembre 1925 in cui quel disco di Luce appare fin troppo chiaro: vivere poeticamente, in obbedienza al proprio destino. 

“Il nostro compito è quello di compenetrarci così profondamente, dolorosamente e appassionatamente con questa Terra provvisoria e precaria, che la sua essenza rinasca invisibilmente in noi. 

Noi siamo le api dell’invisibile. 

Noi raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d’oro dell’Invisibile”.


Articolo pubblicato su Yoga Magazine il 5 aprile 2022

Fonte: https://www.yoga-magazine.it/2022/04/rifiorire-e-darsi-poeticamente-al-mondo/

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