29 aprile 2023

Biofilia, Realismo Magico e Arte ritualistica: in due parole Laura Shashi


"Biofilia. Creare una connessione con la Natura negli ambienti dove viviamo. 
Si tratta del nostro legame con la natura, risultato di un processo evolutivo di milioni di anni. L’uomo proviene dalla natura ed è al suo interno e in interazione con essa che si è evoluto: va quindi considerato un elemento della natura, come tutte le altre forme di vita. In noi agisce la stessa forza vitale che è presente negli animali e nelle piante, e facciamo parte della rete della vita, del “Web of Life”, per usare l’espressione coniata da Edward O. Wilson.  Nel suo libro Effetto Biofilia Clemens G. Arvay definisce la Biofilia come quell’istintiva attrazione che l’uomo ha nei confronti della natura. Biofilia significa riconnettersi con le nostre vere radici, che non crescono nel cemento.  Vuol dire esperienza della natura e dei luoghi selvaggi, bellezza ed estetica naturale, liberazione dalle catene e guarigione. Quest’approccio alla progettazione riporta lo sguardo sulla centralità e il benessere della persona."
(Da un post di Laura Shashi @Premluna su Instagram) 


L'INCONTRO

25 aprile 2023 Castiglioncello (LI) 

Ci siamo incontrate tra i prati in fiore della campagna toscana - e dove sennò! Da un lato il mare, dall'altro il firmamento verde di una primavera in fiore esaudita come un desiderio. Siamo a Castiglioncello, una frazione del comune di Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno.
Da una creatura così immersa nella sperimentazione della Biofilia, così consacrata all'universo naturale, così innamorata dei suoi colori salvifici tratti dalla Natura stessa qual è Laura, non potevo aspettarmi incontro diverso.
Ci corrispondiamo all'istante in molteplici sfumature d'essere.
Io utilizzo le parole, la poesia del Verbo, come viatico del sentire cosmico, lei utilizza la poesia del Colore, ma la tela di fondo ci ricongiunge alla medesima intuizione: il fluire con una creazione che nasce spontanea da un'attesa, più che da una pretesa. Da un riposo di intenzioni, più che da sforzi personali.




L'interiorizzazione, la meditazione, il contatto con la quiete del Sé profondo e puro è il terreno preliminare. 
Si lascia spazio al silenzio, alla dimora lenta del presentimento che qualcosa possa crearsi mediante tale resa. Si inizia con un gesto. Ogni inizio ha radici su un terreno non ancora visibile.  

Laura imprime fondi di colore sui suoi fogli bianchi lasciando fluire un dipinto che
emerge da solo quasi come apparizione dal mondo dell'invisibile.
Così è stato, ad esempio, per il dipinto dal sottotitolo WE ARE ONE (NOI SIAMO UNO), incredibile miraggio di composizione armonica a 4 mani, due di Laura e due dello Spirito che voleva emergere completando la figura "ad immagine e somiglianza" di un Essere con fattezze di cielo, di terra, di aria, di vento, di Dio… 
A completare i dettagli come rifiniture grate in una filigrana amalgamata nel vuoto, ci pensa la visione gentile e maestria rituale di Laura, la quale - come mi racconta - rimane lei stessa estasiata e stupita del risultato che arriva quasi a compimento di una promessa tra lei e l'Infinito: "è accaduto di nuovo! La magia è compiuta!". E in questo risultato, la fede si rinnova, le energie si rimescolano in aspirazione sempre più elevata, la gratitudine si amplia a grido universale, l'Arte compie finalmente la sua missione primigenia: quella di sanare, guarire, trasformare, alchimizzare, celebrare, sacralizzare. E di fronte al dipinto WE ARE ONE non si può rimanere indifferenti, una linfa scorre come preludio di una più intima comunione.


WE ARE ONE - NOI SIAMO UNO


Così come nelle altre Opere di Laura Shashi, c'è un respiro che palpita, sembra di sentire il fiato tra le venature di colori, qualcosa di vivo e vitale. Non un "oggetto" da attaccare alla parete, bensì un organismo vivente più simile a un prato fiorito, a una pianta, a un acquario o meglio ancora un fiotto di mare aperto, a un oblò spalancato sulla volta celeste, a una fossa di terra fermentata dalla stagionalità del caos,  a una pacciamatura dell'anima, alla linfa vitale del nostro stesso corpo. Di fronte a queste "creazioni organiche" viene voglia di inchinarsi, di salutarle come ad aspettarsi una risposta. 

Mi sono innamorata a prima vista di questo dipinto in particolare, e sono molto contenta di averlo potuto acquistare direttamente dalle mani di Laura, sacerdotessa lunare che sembra evocare quel "real maravilloso" confacente al Realismo Magico della corrente stilistica di matrice latino americana… Ed in effetti, la Pachamama è molto presente nell'opera di Laura, così come nella sua vita.

Guardandolo, mi immergo in molteplici sensazioni che lasciano spazio a una predominanza di fondo: l'armonia totale del Surrender. Quel volto chinato sulla spalla destra che è anche pendice di montagna, vello muschiato di Madre Terra, abisso fluorescente di barriera corallina. Un altro volto dall'alto veglia o accompagna, o dona visione, occhi come palpebre che mormorano segreti antichi, la compenetrazione degli elementi a ricordarci che siamo fatti di Natura, macrocosmo nel microcosmo, impermanenza e immortalità, superamento degli opposti, non-dualità, immensa pace. 

FITO 

Laura e alcuni suoi dipinti esposti da FITO Ristorante Vegetale
nel Parco del Castello Pasquini a Castiglioncello 


Attualmente il dipinto WE ARE ONE, insieme ad altri di più grandi dimensioni, è esposto presso FITO - Ristorante Vegetale e Cocktail Bar Botanico (zaap.bio/FITO) situato all’interno del Parco del Castello Pasquini, negli spazi recuperati e ristrutturati dell’antica Limonaia, all’ombra dei lecci del Castello Pasquini a Castiglioncello. Dal greco phyton (pianta), FITO è una cornice perfetta per i lavori di Laura e viceversa: le opere organiche di Premluma restituiscono all'ambiente il Respiro Vitale di cui il ristorante si fa portatore sano mediante il cibo e la cultura dell'alimentazione vegana, vegetale, integrale.
Un luogo davvero straordinario, a cominciare dalla location, guidato da principi etici che si riflettono in pietanze ottime in gusto, qualità degli ingredienti, amalgama dei sapori, cura dei dettagli, cortesia e accoglienza dello staff.



 LAURA SHASHI TROIANO TABLEAUX LUNATIQUES


Laura Shashi studia letteratura e si specializza nelle Arti Visive a Firenze e a Parigi.
Usa i colori come flusso di energia per intraprendere un percorso sciamanico/psico-magico alla ricerca di armonia tra se stessa e l'infinito. 
Collabora con Interior Design creando un nuovo concetto di Aesthetic Health per migliorare la vibrazione dei luoghi da abitare e "tendere al meraviglioso".

Sull'Opera di Laura, leggi anche:

OCEAN Laura Shashi | Tutti dovremmo avere una vita vista mare

Yoga Mala Postcards - Articolo su Yoga Magazine

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LE RADICI ORGANICHE DELLA POESIA: 5 SPUNTI DI INCARNAZIONE POETICA 

14 marzo 2023

Equinozio di Primavera | Accogliere la nuova luce a piccoli passi : pratica del respiro arcobaleno


La nuova stagione avanza, l'Equinozio di Primavera consacra l'uscita dal momento più buio dell'anno e il graduale aumento delle ore di luce. La voglia di uscire e di stare all'aria aperta si fa sentire ed è un richiamo salutare, se accolto unitamente alla consapevolezza che esiste un equilibrio al quale anche il nostro corpo ha bisogno di adeguarsi.

Lo Yoga trasmette da millenni la Via dell'armonia, del giusto equilibrio, della consapevolezza di ogni momento da vivere in sintonia con i ritmi naturali, cosmici. 

È bene iniziare a esporsi alla luce diretta del sole, nei prossimi mesi antecedenti all'estate, in maniera graduale, delicata. 

Niente in natura avviene di colpo, di fretta, bensì implica momenti di germinazione, adattamento, immagazzinamento e rilascio molto lenti.
Allineiamoci alla natura nei mesi entranti, e non cediamo il passo alla nostra mente volitiva che magari vuole immagazzinare subito più sole possibile, più aria possibile, come compensazione dei tanti momenti bui, freddi, trascorsi maggiormente al chiuso, tipici dell'inverno.

Impariamo a pazientare, a prendere poco per volta, a rilassarci e a non "strafare", a ricevere tanto dal poco.

La qualità è ciò che conta, non la quantità.


La nuova luce che si espande con i mesi primaverili è un invito alla possibilità di accompagnare, senza forzarlo, un cambiamento. 

Ascoltiamo se il richiamo viene dal nostro volere personale, oppure da una saggia consapevolezza corporea che sa ascoltare e seguire ritmi più lenti, ricettivi, benefici e salutari. Bastano pochi minuti, all'inizio, di esposizione consapevole alla luce del Sole, in luoghi di natura (mare, montagna, parchi pubblici, campagna, o anche affacciandosi alla finestra della propria casa guardando il cielo…), occhi chiusi e respiro lento abbinato a semplici movimenti, per rigenerarsi e caricare le batterie interiori ed esteriori senza arrecare alcun danno al nostro sistema psicofisico e spirituale.


Yoga (Unione) è ogni momento vissuto in piena consapevolezza.
Ascoltando in sensibilità tattile il corpo, la spontaneità dei movimenti emerge e ci accorgiamo che la lentezza è il più grande dono del nostro essere intimo, lo stato naturale. 


LA RESPIRAZIONE ARCOBALENO

Porto Recanati, 14 marzo 2023

In questa semplice pratica, tutto si risolve nell'accogliente arco "disegnato" dalle braccia che gentilmente si elevano in alto e poi tornano verso il basso, sulle ginocchia, come aquiloni mossi dal vento o foglie in procinto di lasciarsi andare e tornare al suolo della terra, senza sforzo.  Come ali di volatile, leggerezza che danza con i vuoti d'aria nello spazio ampio del cielo infinito.
A braccia aperte, come i cormorani


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Sediamo con il busto eretto ma non rigido, in una posizione comoda a gambe incrociate (ma è possibile anche seduti su una panchina con i piedi ben poggiati a terra). Le mani poggiate sulle ginocchia, o sulle gambe vicino al grembo, lasciando i gomiti delicatamente piegati, i palmi rivolti verso l'alto. 

Chiudiamo gli occhi (possiamo anche tenerli aperti con lo sguardo contemplativo che non afferra niente e lascia tutto scorrere) e iniziamo a percepire il respiro che esce spontaneo dalle narici e come si fonde con l'aria circostante, con i profumi che eventualmente percepiamo, con i suoni e con tutto ciò che c'è, che entra nel nostro campo di consapevolezza. 

Poi portiamo le mani unite davanti al petto ed esaliamo profondamente dalle narici. 

Inspirando, iniziamo lentamente a sollevare le braccia verso l'alto rimanendo con le palme delle mani unite. 

Con le braccia distese verso il cielo sentiamo la colonna vertebrale che si stira, l'energia vitale che entra in tutte le cellule del corpo e per qualche attimo possiamo trattenere il respiro per poi espirare e lasciare che con l'espirazione le braccia scendano aprendosi parallelamente al suolo; le mani si distaccano, i palmi si rivolgono verso l'alto e si riportano alla fine del movimento di discesa sulle ginocchia, gambe o grembo. 

Rimaniamo con le sensazioni, con la pausa di ciò che c'è. 

Sentiamo la qualità energetica del corpo, in particolare le sensazioni sui palmi delle mani e lasciamoci andare. Senza fretta di passare ad altro. 

Possiamo ripetere questa semplice pratica, oppure, rimanere in intimità con quanto già accaduto. 

Ringraziamo per il nutrimento ricevuto e dato, nello scambio tra noi e l'infinito, come acqua che si versa nell'acqua…


La spiritualità del corpo 

è il sentimento di un legame con l’universo


IL VIDEO DELLA
RESPIRAZIONE AD ARCO 

CANALE YOUTUBE: @CECILIAMARTINO


Yoga con Cecilia |

Rigenerazione Gratitudine Respiro


INSTAGRAM @ceciliasavitri

12 febbraio 2023

Momenti d'Essere | Le aperture poetiche di Virginia Woolf



Virginia Woolf non ha mai scritto poesie nè promosso il genere poetico per una "elezione stilistica" ben argomentata. Eppure la Poesia non ha potuto fare a meno di lei, e viceversa…

Il terzo raggio del Mandala delle 5 esse che evoca in 5 parole-seme (sinonimo tutte di Apertura) l’essenza della Poesia – e della Poesia come Meditazione – è SENSIBILITA’
La poesia è un invito a tornare a sentire più che a capire: è un processo di risveglio di forze latenti, non una chiusura in un sapere concettuale. 

“Dio, quanto soffro!
Che spaventosa capacità di sentire intensamente, la mia!”


Tornare a sentire. Sentire non cosa, ma come? 

C’è un sentire affettivo, personale e personalistico, carico di vissuto (personale, sociale, culturale, familiare, etc.) e un sentire più ampio (impersonale, unitivo) che ci denuda da ogni maschera e ci restituisce alle braccia dell’infinito in una trasparenza in grado di riconsegnarci alla libertà dell’essere. Una trasparenza salvifica (le cose sono divinamente nude, ci sussurra Marguerite Yourcenar!)

Due tipi di sensibilità, dunque… La stessa sottigliezza di sfumature dei Due tipi di Intelligenza evocati dal poeta mistico sufi Rumi. Una che ti "colloca davanti o dietro gli altri", l'altra che straripa come "una sorgente dal suo alveo … una freschezza al centro del petto".

Possiamo riconoscere senz’altro, affinando il nostro ascolto con la facoltà dell'intuizione, la qualità differente di questo sentire di primo livello o di secondo livello.  

Perché questa salvezza non è accaduta a molti poeti? 

Forse non c'è scrittrice più emblematica in tal senso, di Virginia Woolf. 

Illustrazione di Francesco Ruggero Vercesi, 2021

La sensibilissima Virginia nel suo scrivere in prosa si serve di “aperture poetiche”, evocate come imperscrutabili Moments of Being (Momenti d’Essere), cioè momenti rari e preziosi di grande intensità e percezione, misteriose istantanee di esistenza, squarci d'interiorità nitida e onnicomprensiva da ricevere più che da afferrare, come fossero attimi di inestimabile grazia a cui arrendersi e aprirsi sperando di poterne in qualche modo ricordare la traccia. 

Come scrittrice, Virginia Woolf era 
interessata a dare voce al mondo interiore dell’essere umano, concependone la coscienza come un flusso continuo di emozioni e impressioni.
Alla Virginia donna non interessava l'ordine cronologico delle storie da narrare, bensì la vivacità interiore del mondo psichico dei personaggi, pur rimanendo estremamente fedele al rigore logico e grammaticale che alla Virginia scrittrice stava così a cuore. Tanto a cuore da renderle insostenibile la scelta stilistica della poesia (come precisa nelle sue Lettere a un giovane poeta). 


Nonostante fosse divenuta scomoda "preda" della sua stessa fervida immaginazione – al punto di non riuscire più a vivere nel mondo, ma solo nel “suo mondo” – in certi momenti un sentire più ampio le si spalancava davanti soffiando nel cuore grato di tanta abbondanza d'Essere, l'intenso respiro poetico che possiamo incontrare nei suoi versi pur all’interno di romanzi.

Questa “seconda vista” che è la Poesia (come la definisce Ralph Emerson e i mistici di ogni tempo accoppiandola al termine Verità), la percezione del carattere simbolico-universale delle cose, l'abilità di unificare in una interezza ciò che sembra separato, questa visione interiore o interiorizzata con una portata salvifica straordinaria, rimane distaccata dalla vita incarnata di Virginia, talmente distaccata da renderle sempre più insostenibile la vista ordinaria. Una scissione letteralmente configurata nella sua malattia mentale (bipolarismo).

A fronte di tale “chiusura” di cui anche il rigore stilistico della scrittrice sembra farsi portavoce, Virginia sceglie di salutare l’insostenibile mondo della vista ordinaria dandosi all’elemento più rappresentativo del mondo fluido delle emozioni e della vita stessa: la morte per acqua. Per Virginia Woolf l’acqua rappresenta armonia, pace, tranquillità, ma anche la possibilità di risolvere terribili conflitti interiori. 
Nei suoi scritti abbondando le metafore legate al mondo acquatico, oceanico, marino, fluido, ritmico… Un richiamo irresistibilmente poetico a quell'ondeggiare che sradica la mente da ogni controllo, dalla possibilità di lasciarsi andare in una vastità senza regole del già noto. "Sono radicata, ma fluttuo" 
(I am rooted, but I flow) scrive Virginia nel romanzo Le onde, donandoci un'immagine intrisa di una carica evocativa magistrale, che  racchiude in sole quattro parole forse il tormento più grande che un'anima possa vivere: sentirsi in uno stesso oceanico lampo di vita sia l'ancora sia il mare aperto.  

Le radici organiche della Poesia | 5 spunti di incarnazione poetica

 “L’essenza del ritmo è qualcosa di molto profondo, ben più recondito delle parole. Uno sguardo o un’emozione creano quest’onda nella mente ben prima che sorgano le parole adatte ad esprimerla; e nella scrittura (tale è la mia convinzione attuale) bisogna ricreare quest’onda, e farla agire (il che in apparenza non ha niente a che vedere con le parole), e poi, quando irrompe e precipita nella mente, trovare le parole che le si confacciano. (A Vita Sakwille- West, 16 marzo 1926).




Questo scritto trae spunto dal terzo incontro di "Poesia e Meditazione: 5 Dialoghi con l'Infinito" tenutosi presso H'olla - Un mare di benessere a Porto Recanati l'11 febbraio 2023. Altri spunti:

Primo Incontro: Poesia e Meditazione | "Una freschezza al centro del petto"

Secondo Incontro: Poesia e benessere | L'ascolto intuitivo espande i confini




FRASI E BRANI TRATTI DA EPISTOLARI E ROMANZI DI VIRGINIA WOOLF 
Virginia Woolf, foto di George Charles Beresford, 1902

Non sarò mai famosa, grande.
Continuerò ad azzardare, a cambiare, 
ad aprire la mente e gli occhi, 
rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. 
Ciò che conta è liberare il proprio io: 
lasciare che trovi le sue dimensioni, 
che non abbia vincoli. 
L’arte è libertà da ogni predicazione, 
le cose in sé stesse, la frase bella in sé stessa; 
mari sconfinati; 
narcisi selvatici che appaiono 
prima che la rondine osi
_____________________________
Il non essere è simile all’ovatta,
in cui sono avvolte le nostre giornate. 
Tutto il problema dell’esistenza consiste 
nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti 
e si trova la traccia. 
Come se, per uno squarcio improvviso, 
il fondo dell’essere divenisse visibile e la poesia si facesse realtà.
________________________________
Mi serve un po’ della lingua che usano gli amanti.
Non ho bisogno di parole. Di niente di preciso.
Ho bisogno di un ululato, di un grido.
_________________________________
C’è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; 
io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti 
qualcosa di intatto.
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Gli esseri umani non procedono tenendosi per mano 
per tutto il cammino della vita. 
C’è una foresta vergine in ciascuno di noi, 
un campo di neve dove anche l’impronta delle zampe d’uccello è sconosciuta. 
Qui ci addentriamo da soli e preferiamo che sia così. 
Avere sempre la solidarietà, 
essere sempre accompagnati, 
essere sempre compresi, 
sarebbe intollerabile.
_________________________________
Guardare la vita in faccia sempre, 
guardare la vita in faccia e conoscerla per quel che è. 
Al fine conoscerla, amarla per quel che è, 
e poi metterla da parte.
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Da Gita al Faro
INCIPIT Sì, certo, se domani fa bel tempo» disse la signora Ramsay. «Però dovrai essere in piedi con l'allodola» aggiunse. A suo figlio queste parole comunicarono una gioia straordinaria, come se fosse stabilito che la spedizione avrebbe avuto luogo senz'altro, e l'incanto cui aveva agognato, per anni e anni gli pareva, fosse, dopo il buio di una notte e la traversata di un giorno, a portata di mano. Egli apparteneva, già all'età di sei anni, a quella grande categoria di persone che non riescono a tenere le emozioni separate le une dalle altre, ma lasciano che le prospettive future, con le loro gioie e dolori, annebbino ciò che effettivamente è, perché per tali persone fin dalla prima infanzia qualsiasi oscillazione della ruota delle sensazioni ha il potere di cristallizzare e trafiggere il momento dal quale dipendono la tristezza o la radiosità. Così James Ramsay, seduto sul pavimento a ritagliare le figure del catalogo illustrato dei Magazzini dell'Esercito e della Marina, quando sua madre parlò, sulla figura di un frigorifero riversò beatitudine paradisiaca. Era contornata di gioia. La carriola, la falciatrice, la musica dei pioppi, foglie biancheggianti prima della pioggia, cornacchie gracchianti, ginestre sbatacchianti, vestiti frusciami: tutto era così nitido e colorato nella sua mente che egli aveva già il suo codice privato, la sua lingua segreta, anche se appariva il ritratto del rigore assoluto e incorruttibile, con la fronte alta e gli occhi blu fieri, perfettamente candidi e puri, leggermente accigliati al cospetto dell'umana fragilità, tanto che sua madre, osservandolo mentre guidava le forbici con precisione intorno al frigorifero, lo immaginò in una Corte vestito di porpora ed ermellino oppure alla guida di un'impresa complessa e decisiva in qualche crisi della vita pubblica.



[…] La vita non è una serie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine. […]


Da Una stanza tutta per sé
Ancora mancava un’ora per la colazione, che cosa potevo fare? Passeggiare per i campi? Sedere accanto al fiume? Certo era un bel mattino d’autunno; le foglie rosse scendevano ondeggiando a terra; la prima possibilità mi attirava tanto quanto la seconda. Ma una musica mi raggiunse. Ci doveva essere una funzione o celebrazione religiosa. Quando passai davanti alla cappella, l’organo magnificamente si lamentava. In quell’aria serena, perfino il dolore del cristianesimo sembrava più il ricordo di un dolore che non il dolore stesso; perfino i gemiti del vecchio organo sembravano avvolgersi nella pace. 

Da Orlando
Il senso di tutte quelle frasi era che mentre la Fama ostacola e costringe l’uomo, l’oscurità lo avvolge come una nebbia; l’oscurità è cupa, vasta e libera; l’oscurità permette allo spirito di seguire la propria via senza impacci. Sull’uomo oscuro, l’ombra distende il proprio velo misericordioso. Nessuno sa dove va, né donde viene. A lui è concesso di cercare la verità, e di dirla; lui solo è libero; lui solo è sincero; lui solo è in pace. Così, all’ombra della quercia, sprofondò in una calma dolce, e la durezza delle radici, a fior di terra, gli era quasi un conforto. Orlando rimase lungo tempo a meditare sui pregi dell’oscurità e la gioia di non avere un nome, di essere come l’onda che ritorna nel profondo corpo del mare. L’oscurità, pensava, libera l’animo dall’assillo dell’invidia e del rancore; fa scorrere libere nelle vene le acque della generosità e della magnanimità; e permette di dare e prendere senza ringraziamenti né lodi; questa dev’essere stata la vita di tutti i grandi poeti, immaginava (ma la sua conoscenza del greco non era sufficiente a confermarlo in questa opinione); Shakespeare, pensava, deve avere scritto così, e i costruttori di cattedrali devono aver costruito così, anonimi, senza bisogno di riconoscenza o di fama, ma solo di lavorare il giorno, e forse di un bicchiere di birra la sera.

Rainer Maria Rilke, da Lettere a un giovane poeta
[…] Voi mi domandate se i vostri versi siano buoni. Lo domandate a me. L’avete prima domandato ad altri. Li spedite a riviste. Li paragonate con altre poesie e v’inquietate se talune redazioni rifiutano i vostri tentativi. Ora (poiché voi m’avete permesso di consigliarvi) vi prego di abbandonare tutto questo. Voi guardate fuori, verso l’esterno e questo soprattutto voi non dovreste fare. Nessuno vi può consigliare e aiutare, nessuno. C’è una sola via. Penetrare in voi stesso. Ricercate la ragione che vi chiama a scrivere; esaminate s’essa estenda le sue radici nel più profondo luogo del vostro cuore, confessatevi se sareste costretto a morire, quando vi si negasse di scrivere. Questo anzitutto: domandatevi nell’ora più silenziosa della vostra notte: devo io scrivere? Scavate dentro voi stesso per una profonda risposta. E se questa dovesse suonare consenso, se v’è concesso affrontare questa grave domanda con un forte e semplice «debbo», allora edificate la vostra vita secondo questa necessità. La vostra vita fin dentro la sua più indifferente e minima ora deve farsi segno e testimonio di quest'impulso. Poi avvicinatevi alla natura. Tentate come primo uomo al mondo di dire quello che vedete e vivete e amate e perdete. […]

Virgina Woolf, da Lettere a un giovane poeta 
[…] Tutto ciò che ti serve è stare alla finestra e lasciare che il tuo senso del ritmo, si apra e si chiuda, coraggioso e libero, fino a quando una cosa non si fonderà nell’altra, fino a quando i taxi non danzeranno con le giunchiglie, fino a quando non verrà a crearsi un’unità da tutti questi frammenti separati. […] raccogli tutto questo tuo coraggio, impiega tutta la tua cautela, invoca tutti i doni che la Natura è stata indotta a concederti. Poi lascia che il tuo senso del ritmo si snodi tra gli uomini e le donne, gli autobus, i passeri − qualunque cosa si muova lungo la strada − fino a quando non li avrà legati insieme in un tutto armonioso. Questo forse è il tuo compito: trovare la relazione fra le cose che sembrano incompatibili eppure hanno una misteriosa affinità. […]