01 aprile 2020

Il ritiro dal mondo per ricordarci chi siamo

La vita procede sempre per balzi paradossali, a volerli cogliere con coraggio da visionari - da poeti - ci si può persino riposare. 


Voglio affidare a un canto cos'è la durata... 

Dichiara Peter Handke (Premio Nobel per la Letteratura 2019) e continua: 

la durata induce alla poesia. 

"Voglio interrogarmi con un canto,
voglio ricordare con un canto
dire e affidare a un canto
cos'è la durata"

Penso immediatamente ai flashmob sonori di questi giorni. 

Il canto che sfida la paura, più che interrogarla, la celebra, la sostiene in un atto di leggerezza scomposta eppure inondata di grazia che elargisce senso alla sensazione di vivere, o non di non vivere più. 

Cos'è la durata? Ancora, si interroga Handke: 
un periodo di tempo? 
Qualcosa di misurabile? 
Una certezza? 
No, la durata è "una sensazione, la più fugace di tutte le sensazioni, spesso più veloce di un attimo, non prevedibile, non controllabile, inafferrabile, non misurabile". 

"Ci vogliono giorni, passano anni:
Goethe mio eroe
e maestro del dire essenziale,
anche questa volta hai colto nel segno:
la durata ha a che fare con gli anni, con i decenni, 
con il tempo della nostra vita: 
ecco, la durata è la sensazione di vivere"

Ecco, la durata è la sensazione di vivere.

La vita procede sempre per balzi paradossali, a volerli cogliere con coraggio da visionari - da poeti - ci si può persino riposare. 




In questo momento in cui una "minaccia" in forma di virus forse fa sentire più prossima a noi la sensazione di morire, di essere sospesi, quasi svaniti, inconsistenti di fronte a qualsiasi certezza delegata a un fare quotidiano rassicurante per certi versi, ecco che... la Bellezza prende il sopravvento in forma di canto, di poesia, di arte, di creatività.
Bellezza che c'è sempre stata, ben'inteso. 

Forse è che quando si è troppo impegnati a fare, ci si dimentica di chi si è.

Le serenate sui balconi hanno scritto le pagine più romantiche di ogni storia d'amore, da che mondo è mondo e da che uomo è poeta. Ma ora, l'"emergenza" spinge a intonare canti non a qualche amante, amato o amata prediletta bensì a tutti, alla Vita mi viene da dire. Si intonano stornelli, si grida, si ulula alla vita. 
Il sereno torna per un momento sui volti, diventiamo tutti cantori di un giorno degno di essere, malgrado tutto, vissuto. 

E così andiamo avanti, fermandoci, duriamo perché sappiamo svanire, arrenderci, contagiati da un innesto imprevisto di tempo da coltivare, nutrire, approfondire. 




Abbiamo (purtroppo o per fortuna) tempo, e cosa ci viene spontaneo fare? 
Cantare, suonare, intonare.
Torniamo all'essenza smaterializzandoci per un momento in suono, vibrazione, risonanza ed empatia. 
Torniamo umani, mi viene da dire. E dunque, divinamente poeti

L'essere umano è per natura poeta, il linguaggio dell'anima non parla per concetti, si esprime da intuizioni di cuore e pertanto intimamente rivoluzionario.
Per questo, anche se forse non ne siamo tutti consapevoli, è in atto una profonda rivoluzione di coscienza in questo preciso momento.
L'uomo è per diritto di nascita poeta, il che equivale a dire che è cantore dell'invisibile, libero se pienamente responsabile, non un burattino nelle mani di qualsivoglia sistema. Libero persino dalle minacce esterne, libero dalla paura di morire che equivale alla paura di vivere. 

Poeta è chi può domandarsi, senza affanno, di fronte alla situazioni della vita non "Cosa voglio io?" ma "Cosa vuole succedere?". 

La vita ha sempre più fantasia di noi. 
Non fraintendiamola, lasciar accadere è l'invito a fare la nostra parte nel mondo in accordo con quanto ci sembra più incomprensibile, al momento. Altrimenti, che valore avrebbe la fede, il coraggio, la ricettività tanto cara ai mistici, santi e poeti di tutti i tempi. 
Amare ciò che conosciamo è facile ed è un passatempo a cui tutti siamo più o meno avvezzi, ma amare ciò che temiamo, accogliere l'imprevedibile e l'ignoto è il balzo oltre il tempo. E' il vero amore, il dare regale. 
Siamo tutti chiamati all'amore in questo momento. E alla bellezza, che è l'unico contagio davvero essenziale. Teniamoci strette le gioie del cuore, anche nelle piccole cose che forse stiamo rivalutando proprio in questi giorni, perché non c'è vibrazione più salvifica per tutti, e per il pianeta, della gioia. In sanscrito, Ananda, pienezza del cuore, gioia senza oggetto, piacere inesauribile che sgorga da dentro, non proviene da fuori. 

Ci vuole il ritiro apparente dal mondo per ricordarselo. Che la nostra natura è intimamente estetica, artistica, un altro modo per dire spirituale. 
In questa sorta di isolamento forzato c'è un invito all'apertura di inimmaginabile portata. C'è chi porta a spasso il proprio cane, indossando la mascherina, ma alzando gli occhi a scorgere la fioritura dei ciliegi in un viale che magari ha percorso chissà quante volte al giorno senza mai notarlo prima. 




Nella solitudine consapevole non c'è isolamento, può esserci la chiamata a non indulgere in comportamenti compulsivi per riempire le proprie giornate con attitudini compensatorie, bensì a iniziare a vedere. Vedere davvero, con occhi nuovi, il valore della vita, l'appartenenza a qualcosa di infinitamente più grande di noi. La chiamata al Canto, alla poesia, alla comunione, alla leggerezza, alla disinvoltura, malgrado tutto o forse grazie a tutto. Il canto che è il grido trasfigurato dei poeti, il "brivido della durata" per dirla ancora con Handke:

"e ogni volta per gesti di poco conto nel chiudere con cautela la porta, nello sbucciare con cura una mela, nel varcare con attenzione la soglia, nel chinarmi a raccogliere un filo".







C'è un dio delle piccole cose che in questo momento esulta con noi.
Ed ha come sottofondo la musica delle nostre giornate intrise di una straordinaria quotidianità rarefatta. 
Accogliamole come una benedizione, per quanto ci è possibile. 
Con cautela, ma senza paura. 

"Siate senza paura: 
è l'unico modo per essere sani" 
(Paramhansa Yogananda)

Bocca di fonte, tu che dài, tu bocca che hai solo una parola, e sgorga pura
- tu maschera di marmo alla figura mutevole dell'acqua ...
Orecchio della terra. Con sé sola parla così.
Se un'anfora si posa, sembra alla terra che tu l'abbandoni. (RM Rilke)
Torino, 7 marzo 2020 - Parco del Valentino

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29 gennaio 2020

Poesia, quel passatempo divino dal potere illuminante | Sri Aurobindo


Come la "delizia poetica" può cambiare la vita: le parole del grande filosofo indiano e poeta Sri Aurobindo, padre dello Yoga Integrale

La visione è il potere caratteristico del poeta, come il pensiero discriminante è il dono essenziale del filosofo e l'osservazione analitica il genio naturale dello scienziato. Il Kavi era, nell'idea degli antichi, il veggente ed il rivelatore della Verità e, anche se noi ci siamo allontanati da quell'ideale per chiedergli soltanto il piacere dell'udito e dell'apprezzamento della facoltà estetica, tuttavia, tutta la grande poesia preserva qualcosa di quella più alta verità, rispetto al suo scopo e al suo significato. La poesia, infatti, essendo Arte, deve tentare di farci "vedere" e poiché si deve rivolgere ai sensi interiori - dal momento che l'orecchio è il suo solo cancello d'ingresso fisico, ed anche lì il suo vero richiamo è rivolto ad un udito interiore - e poiché il suo intento è di farci vivere interiormente ciò che il poeta ha incarnato, nelle sue rime, è una visione intima che il poeta apre in noi, che prima è stata molto intensa in lui, per poterla risvegliare anche in noi. Quindi i più grandi poeti sono sempre stati quelli che hanno avuto una visione interpretativa ed intuitiva vasta e potente della Natura, della vita e dell'uomo, per cui la loro poesia è emersa in una suprema espressione rivelatrice.



La Poesia è fatta per risvegliare la vita che sonnecchia nella gente, e non per monopolizzare un potere immaginario




Quindi i più grandi poeti sono sempre stati quelli che hanno avuto una visione interpretativa ed intuitiva vasta e potente della Natura, della vita e dell'uomo, per cui la loro poesia è emersa in una suprema espressione rivelatrice.



[...]

Né l'intelligenza, né l'immaginazione, né tantomeno l'udito sono i veri ricettacoli della delizia poetica, proprio perché non sono i suoi veri creatori; sono solo i suoi canali e strumenti; il vero creatore, il vero conoscitore, è l'anima. Quanto in modo più rapido e trasparente questi supporti eseguono il loro lavoro di trasmissione e meno insistono sulla loro richiesta separata di soddisfazione e più direttamente la parola raggiunge l'anima, immergendovisi profondamente, più la poesia è grande. Quindi la poesia non ha compiuto veramente il suo lavoro, almeno il più elevato, fintanto che non ha innalzato la percezione del suo strumento e l'ha condotto nella delizia più profonda dell'anima. Un Ananda divino, una delizia interpretativa, creativa, rivelatrice, formativa (si potrebbe dire un riflesso inverso della gioia che l'anima universale ha provato nella sua grande liberazione di energia che celebrò l'uscita, nelle forme ritmiche dell'universo, della verità spirituale, della vasta idea interpretativa, della vita, del potere, dell'emozione delle cose contenute nella sua originale visione creativa), una tale gioia spirituale è ciò che l'anima del poeta sente e che, quando oltrepassa le difficoltà umane del suo compito, riesce a "riversare" in tutti coloro che sono preparati a riceverla. E questa delizia non è solamente un passatempo divino; ma è un grande potere formativo ed illuminante 

(Tratto da Arte - II, Sri Aurobindo e Mère, Ashram Press, Pondicherry, India 1996)

Mère e Sri Aurobindo 


Mi permetto di estrapolare da questo testo fedelmente trascritto alcune parole-chiave, parole seme e parole radice, che a mia sensibilità risultano cruciali per riscoprire quella visione poetica che consente di vivere la vita in tutta la sua entusiasmante intensità, integralità e leggera profondità ... 

Continuo a dialogare con Aurobindo, interscambiando le sue considerazioni (messe tra virgolette) con qualcuna delle mie. 

emersione
E' l'atteggiamento ricettivo di chi lascia emergere (intuizioni estetiche così come soluzioni e accadimenti di vita) diversamente dall'atteggiamento volitivo di chi va incontro a qualcosa e tenta di afferrarla, controllarla, manipolarla... 

trasparenza
"Quando la sorgente di ispirazione è nel cuore o nello psichico, c'è, più facilmente una buona volontà nel canale vitale ed il flusso è spontaneo; l'ispirazione assume subito la propria forma ed esposizione vere ed è trasmessa senza alcuna interferenza o quasi da parte della mente cerebrale, grande saccheggiatrice degli splendori più alti e profondi. E' la caratteristica dell'ispirazione lirica quella di fluire dall'essere in un solo fiotto"

Nella mistica si suole dire "dove c'è io non c'è dio".
Le cose sono divinamente nude. Prendere rifugio nella trasparenza

esecuzione - trascrizione
"Non ci sarebbe alcuna difficoltà se l'ispirazione giungesse sotto forma di pura trascrizione, senza alcuna interferenza. E' ciò che accade nei momenti più alti o liberi di un poeta quando scrive senza eliminare del tutto la mente umana esteriore, utilizzando tuttavia l'ispirazione come portavoce degli dei" 

Si legge in un bellissimo testo sul taoismo: "Le espressioni piene di anima del poeta fluiscono senza sforzo, proprio perché "piene d'anima". Tutto considerato non esiste alcuna forma poetica definita, poiché un poema che sorghi spontaneamente dalla Fonte si muove animato dalla sua stessa forza e non obbedisce a nessuna legge umana prestabilita. La sola legge è che non c'è alcuna legge". 

assenza di sforzo personale
Risuona con l'emersione: ciò che viene spontaneamente a galla non richiede alcuno sforzo e ottiene il massimo risultato con il minimo dispendio di energia. Immaginate un oggetto di gommapiuma messo sull'acqua; non fa alcuno sforzo a galleggiare e, per affondarlo, bisogna imprimergli una spinta di movimento verso il basso, altrettanto per trattenerlo giù; se si molla la presa su di esso, invece, lui emerge con leggiadria senza l'aggiunta di nessuna spinta supplementare. 
E' l'intuizione-chiave del grande insegnamento della Bhagavad-Gita: l'azione più idonea, funzionale ed efficace è quella che si compie senza attaccamento ai risultati, dunque, senza interferenze personalistiche. L'azione senza intenzione, nucleo del karma yoga.
Il problema del karma non esiste. Lasciatelo andare completamente!
Nel taoismo si indica con l'ideogramma Wu Wei il movimento-non movimento dell"azione senza azione", "azione senza sforzo", "azione naturale". 


delizia dell'anima gioia spirituale 
"Per il poeta, la luna della bellezza e della delizia è una divinità anche più grande del sole della verità o del respiro della vita, come nell'immagine simbolica del dio vedico lunare Soma, la cui pianta dell'ebbrezza si può raccogliere su picchi montani solitari al chiaro di luna, e il cui succo ed essenza purificati sono il vino consacrato ed il nettare della dolcezza, rasa, madhi, amrta, senza i quali gli stessi dei non potrebbero essere immortali. [...] La bellezza e la delizia, qualsiasi forma in effetti prendano (qui possiamo parlare delle due cose come fossero una), possiedono una giovinezza che non invecchia, un momento eterno, una presenza immortale."



Il dio Chandra guida il carro lunare in una illustrazione indiana


riversare ed essere preparati alla ricezione
Per cogliere un frutto e deliziarsi con esso, bisogna prima di tutto accorgersi che esiste ed essere pronti ad (ac)coglierlo... Nella fruizione poetica si sviluppa un'attitudine preparatoria a ... farsi cogliere di sorpresa, la qual cosa implica apertura e disponibilità, non controllo o sapienza intellettuale. "A me la poesia non piace perché non la capisco" è uno dei pregiudizi più eloquenti rispetto al modo di approcciare a ciò che non chiede di essere conosciuto ma accolto nel suo mistero imperscrutabile. Dalla poesia lasciamoci toccare, sfiorare, annusare, coccolare e non indottrinare. La poesia è un altro modo di leggere la vita e, per conseguenza, di viverla.

Il “puro segreto” del fico: come attualizzare la potente visione poetica di Rilke – Elegia VI 

rivelazione
"Una poesia intuitiva, rivelatrice, del genere che stiamo esaminando, esprimerebbe una suprema armonia di cinque poteri eterni: Verità, Bellezza, Delizia, Vita e Spirito. Questi sono in verità, i cinque più grandi fari ideali o, piuttosto, gli unici della poesia". 



"Ciò che la filosofia o altre meditazioni mentali rendono preciso o pieno per il nostro pensiero, la poesia può farlo divenire vivente per l'anima ed il cuore, attraverso il suo potere creativo ..."


"Le parole che dici diventano la casa in cui vivi." (Proverbio Sufi)



Tornare ad essere poeti può cambiare la nostra vita, rendendoci più creativi, più integri, più comunicativi e più spontaneamente etici. 

La Mère compagna spirituale di Sri Aurobindo




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