14 novembre 2014

#VIDEO E TESTO: TANTE BELLE COSE - ALICE



"L'amore è più forte della morte". Oggi lasciamo risuonare questa affermazione dentro di noi, senza porre distanze, giudizi e pregiudizi mentali, sovraccarichi emotivi o aspettative. Lasciamo fluire tutto quello che suscita la ripetizione di queste parole nel silenzio del nostro cuore, accogliendolo senza porre resistenze, osservandolo come si fa con un bel tramonto sul mare o con qualsiasi cosa ci provochi emozioni di pura bellezza. Fare pace con la morte (e, soprattutto con l'esperienza della sua non-esistenza), vuol dire fare pace anche con la vita, perché esiste solo un eterno divenire che non conosce inizi o fini, ma solo continue trasformazioni. Ogni fine è sempre un nuovo inizio e viceversa, l'arte di saper morire è uno dei segreti più potenti che si tramandano dalla notte dei tempi nelle tradizioni spirituali di matrice naturale, sciamanica, animistica, esoterica. Morire è tutto ciò che implica un cambiamento, un lasciar andare, un passaggio, una trasvalutazione e, in tal senso, sono molte le cosiddette "morti mistiche" che sperimentiamo nel corso della nostra vita: sono i momenti di necessaria trasformazione, di crisi, di cambiamento, in cui si percepisce che qualcosa di sé sta davvero mutando e richiede un gesto di totale resa. Se si prende la decisione di darsi a questi momenti, invece di opporre loro resistenza, si entrerà in contatto diretto con la bellezza di morire e della sua quintessenza: l'amore. Perché amare è darsi senza riserve, qualunque cosa accada. Ed è così che alla fine del tunnel si disegnerà un arcobaleno ... 



Devo lasciare la tua mano
senza dirti da domani
niente potrà cambiare il mio legame
anche se devo andare via
tagliare i ponti cambiare cambiare treno
l’amore è più forte di un addio
quello che fa battere il cuore sublimandogli il dolore
trasformare il piombo in oro tante belle cose ancora
alla fine del tunnel si disegnerà un arcobaleno
rifioriscono i lillà
tante sorprese innanzi a te
ti seguirò da un altra riva
qualunque cosa tu farai
io sarò con te come una volta
anche se andremo alla deriva
stati di grazia forze nuove
ritorneranno molto presto
nello spazio tra cielo e terra
si nascondono i misteri
come la nebbia e l’alba tante belle cose che tu ignori
la fede che abbatte le montagne
la purezza del tuo cuore
pensaci appena ti addormenti
l’amore è più forte della morte

 
 Suggerisco anche di ascoltare attentamente questo video: LA MORTE? NON ESISTE

13 novembre 2014

#YOGA INTEGRALE: COME FARE QUANDO "VA TUTTO MALE" - IL SIGNIFICATO DELLE CONTRARIETÀ'

Il simbolo dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo: un fiore di loto che si appoggia sulle acque blu di un lago, corrispondente al chakra del Cuore, il "grande trasformatore"

Facile rimanere in uno stato di gioia e gratitudine quando tutto va bene. Ma cosa succede quando subentrano momenti di crisi, difficoltà o disagi di qualsiasi natura essi siano? E’ oltremodo importante comprendere fino in fondo il significato delle contrarietà. A maggior ragione se si è intrapreso un percorso di crescita spirituale. Anche perché, l’avrete senz'altro notato, spesso e volentieri il movimento di “ascensione” verso l’alto di chi con costanza porta avanti il suo cammino di realizzazione interiore è direttamente proporzionale a una spinta verso il basso: tale movimento di “discesa” è il punto cruciale se si vuole realizzare davvero l’integrità del proprio essere divino sulla Terra (sulla terra, appunto, non in cielo, o almeno, non solo).  ìRealizzare cioè che il Divino è davvero ovunque, anche nella materia e nelle sue configurazioni meno gradevoli (questo è puramente un giudizio mentale), anche nelle contrarietà che subentrano, puntuali, a ricordarcelo. Ricordarci che per il Divino che noi incarniamo non esiste – citando Satprem – “niente di glorioso o inglorioso, di sublime o di mediocre: la conquista dell’Everest non è più importante del su e giù nel traffico quotidiano, se ogni gesto è fatto coscientemente”. Perché il Divino è di per sé qualcosa di glorioso. E ancora, “l’evoluzione non consiste nel diventare sempre più santi o più intelligenti, ma nel diventare sempre più coscienti”. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO







10 novembre 2014

11 NOVEMBRE: SIGNIFICATO DELL’ESTATE DI SAN MARTINO – IL SANTO DEI VIANDANTI


Perché l'11 novembre è chiamato anche il giorno dell'estate di San Martino? Rivolgiamoci, come sempre, al mondo "invisibile" in cui i miti prendono forma, sostanza e vita, e lasciamoci ispirare da una bella leggenda a riguardo, legata per l’appunto alla vita del Santo. 

“Un giorno d`autunno, l’11 novembre probabilmente, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo motivo, si chiama l`estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”. La tradizione vuole che, proprio in virtù di questa predisposizione climatica che regalerebbe inattesi momenti di sole, le famiglie contadine sfruttassero l'occasione per traslocare le aziende a termine della stagione agricola, secondo le regole della mezzadria. Questa usanza si è consolidata, a tal punto che nel lessico dialettale di provincia, il trasloco viene detto “san martino”.

Traslocare, viaggiare, cambiare, muoversi, numero 11. Tessiamo ancora le fila di questa trama del fare anima e immedesimiamoci nelle belle immagini che essa evoca. Il santo Martino – che nella sua erranza s'imbatté nel povero mezzo nudo – è celebrato come il protettore dei pellegrini, dei viandanti di un tempo e, perché no, dei viandanti di oggi. Chiunque abbia intrapreso un percorso di crescita spirituale può sentirsi altamente protetto - o semplicemente in risonanza - da questo santo nel giorno della sua celebrazione. Un giorno, anch'esso molto significativo: l'11 novembre (11-11)

In Numerologia l'11 è, insieme al 22 e al 33, un Numero Maestro. Rappresenta l’ottica della visione che oltrepassa i limiti, potenziando le qualità insite nel numero 2 (1+1 =2): l’illuminazione che altro non è se non la capacità di vedere oltre le apparenze. Vedere oltre, andare oltre: è implicito sempre uno spostamento, un andare verso (o al di là), un movimento della coscienza ma pur sempre un movimento. Ed ecco che torniamo al senso dell'erranza di San Martino. Il viandante è colui che va, spesso e volentieri senza calcolare troppo i dettagli del viaggio, per lasciarsi ispirare dal tragitto più che dalla meta finale, lasciando spazio all'imprevisto e all'imprevedibile perché solo così si può rimanere nella libertà di fare esperienza dell'ignoto, rimanendo nell'apertura totale senza attaccamenti. Che poi l'ignoto possa assumere le sembianze di un povero nudo e tremante è un'altra faccenda. 


San Martino in un affresco di Simone Martini
Qualsiasi sentiero s'intraprenda, l'unica connessione da mantenere sempre viva, è quella con il Cuore. La compassione di Martino che con la sua spada (simbolo che, tra l'altro, richiama immediatamente alla mente l'Arcangelo Michele) taglia parte del suo mantello per soccorrere il moribondo, non può che essere la via maestra. Un gesto talmente in sintonia con l’Anima del mondo da essere “premiato” con una ondata di Sole in un gettito d’estate fuori dall'ordinario. E che altro è quel raggio di sole se non il segno tangibile dell'illuminazione (letteralmente: azione di luce, portare luce) di chi ha saputo andare oltre le apparenze, o il senso del proprio ego? L’universo risponde sempre all'amore con l’amore. E non c’è vibrazione più potente di questa. Ma l’Amore (quello con la A maiuscola) non ha che un unico desiderio: quello di darsi, senza aspettative. Non ha importanza che poi il Sole splenda o continui a piovere, per intenderci. La gioia di dare è la sola luce che basta a se stessa. Il resto, come mi piace dire sempre, avverrà per complicità universale, ma noi non dobbiamo pensarci. 

Esiste qualcosa che vuole che tu ti svegli e che tu viva: l'amore

(dagli scritti di Mère)

Il senso di Unità che consente di vedere gli altri come se stessi in quanto interconnessi in un tutto in cui non sussiste separazione alcuna, è quanto consente a chi intraprende l'erranza come attitudine esistenziale, di sentirsi sempre a casa in ogni luogo e, nello stesso tempo, in nessun luogo, consapevoli dell’impermanenza di un eterno fluire. Il più bel viaggio che si possa compiere è il sacrificio (sacrum facere) di Sé (ego) in nome dell'amore (anima).

Quando compare in una tavola numerologica, il numero 11 può essere associato al senso di responsabilità per sé e negli altri. Nella vita quotidiana offre l’opportunità di applicare una dote molto importante, di cui San Martino è emblema: superare, nel senso di onorare, le prove che si incontrano durante il cammino. Prove che non sempre sono catastrofi o assumono le sembianze che più ci aspettiamo, ma sono sempre dietro l'angolo come segnali per accrescere le nostre potenzialità a favore di un'apertura sempre maggiore del compassionevole spirito che ci anima, la nostra vera essenza. 
Leggi anche: COME FARE QUANDO "VA TUTTO MALE": IL SIGNIFICATO DELLE CONTRARIETÀ'


06 novembre 2014

#MANTRA DELLA LUNA PIENA: OM SOM SOMAYA NAMAH



Oggi è Guru Purnima, ci connettiamo con la Luna Piena lasciandoci assorbire nel silenzio interiore dalle vibrazioni del Chandra Graha Mantra, il mantra della luna piena: OM SOM SOMAYA NAMAH. Dura 1 minuto e 34, chiunque può dedicarsi un breve ma intenso momento per interiorizzarsi e sposarsi con le sempre prodighe e benefiche energie cosmiche. Ricordiamoci che siamo sempre collegati all'Universo ("come sopra, così sotto"), siamo fatti della stessa sostanza delle stelle e l'Universo respira nel e con il nostro corpo ininterrottamente, anche quando noi non ne siamo coscienti. Prendiamoci cura di questa Unione, celebriamola nei giorni sacri di Luna Piena e in ogni singolo momento della nostra vita. Namaste!




"Ognuno di noi è una luna e ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno" (Marl Twain)




05 novembre 2014

#VIDEO: LUCE (TRAMONTI A NORD EST) - ELISA



Oggi ci connettiamo con la Luce, vibrazione potentissima che rispecchia la nostra vera essenza. Qualsiasi momento di quiete e beatitudine viene sempre contraddistinto da una radianza luminosa di cui si sono fatti portavoce e insieme testimonianza tutti i più grandi maestri realizzati, yogi e mistici dalla notte dei tempi. Ma non è un requisito per pochi eletti. Siamo tutti fatti della stessa sostanza, e questa sostanza è la luce, la splendente vacuità per usare un termine caro al misticismo tibetano. "Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella. Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra su nuovi giorni ..." L'importante è non lasciarsi ingannare dal tranello separatore della mente discriminante e comprendere, sperimentandolo, che anche il buio è luce, anche la morte è amore, e tutti gli aspetti d'ombra non sono nostri nemici, anzi ("in tanto dolore, niente di sbagliato, niente niente"): sono il nostro materiale alchemico per trasmutare il rame in oro. Non si può separare ciò che nella sua essenza è unito, Unità: il Cielo con la Terra, lo spirito con la materia, la luce con il buio. Essere nella luce non vuol dire pensare positivo a tutti i costi, ma pensare diversamente: non diventare più buoni, ma più vasti. Non andare sempre più su o sempre più giù, ma andare altrove. Prendiamoci cura ogni giorno e ogni notte della nostra vastità: non c'è altra luce che questo puro spazio dinamico dove tutto è possibile, dove tutto semplicemente E'. "Avrai cura di tutto quello che ti ho dato" . Prendiamoci cura di ogni singola esperienza della nostra vita: al di là del bene e del male, concedendosi al flusso della vita, esiste solo la Bellezza. "Non ho difese ma ho scelto di essere libera". Namaste!



03 novembre 2014

#VIDEO: ONE LOVE - BOB MARLEY 432 HZ



Oggi ci connettiamo con l'Unità sostanziale di tutti gli esseri e con l'Anima del mondo.
C'è un solo grande errore che possiamo fare nella vita ed è quello di sentirci separati, soli, divisi da tutto e da tutti, con la volontà di controllare ogni minimo dettaglio di quanto ci capita. Se rimaniamo nel flusso universale degli eventi con la fiducia che siamo un Unico interconnesso, non avremo più bisogno di controllare nulla, di giudicare nulla, di discriminare, di rifiutare, di separare e la nostra vita diventerà un canto di ringraziamento incessante all'Universo, una danza armonica di pura esperienza di esistenza cosciente e gioiosa. Siamo essere distinti (ciascuno con la propria missione, vocazione, aspirazione, Daimon) ma non separati. Distinti ma non separati. In sanscrito tutto questo è racchiuso in 3 parole: SAT CIT ANANDA (Verità Coscienza Beatitudine). La vibrazione cosciente della Gioia è l'essenza dell'Anima del mondo di cui facciamo parte. Tutto è animato da questa Coscienza-Forza che non ha altro bisogno vitale che esprimere Ananda, pura beatitudine. Le cose essenziali non hanno bisogno di troppe parole: One Love One heart Let's get together and feel all right Saying-Give thanks and praises to the Lord And I will feel all right (Un solo amore Un solo cuore Uniamoci e sentiamoci bene Dico - Lodiamo e ringraziamo il Divino). Per entrare ulteriormente in risonanza con questa magica vibrazione, ho scelto la versione a 432 Hz che è la frequenza armonica dell'Universo. Namaste!