12 aprile 2019

Per scrivere belle poesie bisogna essere tristi?


Un luogo comune sostiene che per scrivere belle poesie bisogna essere tristi. Un mito da sfatare, replica Alda Merini a Gigi Marzullo durante un'intervista (per chi è su Facebook, visionabile qui, o altrimenti su Rai Play). E a fronte di un'altra domanda sull'esistenza di un confine tra dilettanti e poeti apprezzati, Alda Merini annuisce sostenendo che sì esiste il confine ed è: 

"lo studio, la preparazione, la cultura... tutti scrivono letterine d'amore, se la poesia non è sostenuta da una solida cultura a voglia a lasciarsi andare alle malinconie, all'amore! Bisogna studiare, bisogna crescere, bisogna frequentare anche i vicoli malsani!"

Personalmente sento che la natura poetica sia una qualità intimamente connessa alla nostra vera natura. Si può studiare e acculturarsi molto e fare buona, eccellente letteratura, ma un nutrimento spirituale è ciò che libera i potenziali per incarnare poesia, farne materiale vivente e non materia di studio, o critica letteraria. 
Per scrivere belle poesie non bisogna essere né tristi né allegri, ma poeti.
Non intellettuali, poeti.
Non virtuosisti della penna, poeti.
Risvegliarsi a un certo grado di sensibilità che consente a ciò che si scrive di trasmettere anima e non parole ben confezionate.
Mi trovo più affine alla risposta data da Rilke a quel giovane poeta che a lui si rivolse per sapere se i versi che stava componendo fossero buoni. E Rilke, così si esprime, nella parte clou della sua lettera: 

"C’è solo un modo. Guardi in se stesso. Esplori il fondamento che la chiama a scrivere; verifichi se esso estenda le sue radici nel luogo più profondo del suo cuore, si confessi se morirebbe qualora le venisse negato di scrivere. Soprattutto, nell'ora più silenziosa della sua notte, si chieda: devo scrivere? Scavi dentro di sé alla ricerca di una risposta profonda. E se questa dovesse essere affermativa, se lei può affrontare questa sincera domanda con un forte e semplice «io devo», allora edifichi la sua vita secondo questa necessità; la sua vita, fin nell'ora più insignificante e minuscola, deve essere segno e testimonianza di questo impeto. Poi si avvicini alla natura. Poi, come un uomo primitivo, cerchi di dire cosa vede ed esperisce e ama e perde."

Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi

Detto questo, concordo sullo spessore che un certo tipo di approfondimento può restituire alla qualità dell'indagine personale. Approfondimento ha la stessa radice di profondità, che è una qualità essenziale per dialogare con l'autentico e non con l'artefatto. Ed è la qualità essenziale della poesia non dilettantistica, secondo me. Il suo opposto è la superficialità. Rimanere alla superficie restringe lo sguardo e la poesia - così come la vita - è sempre una questione di ampiezza di visione. Quell'apertura intima che faceva esclamare al poeta Rilke:

"Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada."

"Bisogna studiare, bisogna crescere" ma - soprattutto aprirsi alla vita tutt'intera "frequentare anche i vicoli malsani".


Dilettante è, a mio modo di vedere, colui che è distante dal luogo delle origini e, dunque non è originale nel vero senso della parola. Questione vitale, non di mera estetica. 
Ciò che a me piace evocare come un "essere poeticamente al mondo". 

Il luogo delle origini è l'intimità accogliente della nostra natura pre-linguistica, pre-storica e pre-culturale.
Più un poeta è prossimo a quel luogo, che è dimora del silenzio, più è originale e i suoi versi cantano la vita. Poesia è apertura al dialogo silenzioso interiore, armonia che si disvela in un ritmo non violento. Non violento perché naturale e non artificiale o artificioso. Il Poeta cerca parole per esprimere l’inesprimibile e trova il silenzio. Da quel silenzio, poi, trova le parole.

[...] Le espressioni piene di anima del poeta fluiscono senza sforzo, proprio perché "piene d'anima". Tutto considerato non esiste alcuna forma poetica definita, poiché un poema che sorghi spontaneamente dalla Fonte si muove animato dalla sua stessa forza e non obbedisce a nessuna legge umana prestabilita. La sola legge è che non c'è alcuna legge.

[...] Tieni presente che io intendo la parola "poeta" nella sua accezione più elevata. Un poeta non può vivere che per la sua arte. che egli ama in quanto arte, e non come mezzo per assicurarsi vaghe soddisfazioni terrene. Un poeta vede gli uomini e le cose nella loro essenza più semplice, a tal punto di giungere quasi a toccare Tao, se così si può dire. L'uomo comune non distingue che confusamente ciò che lo circonda, come attraverso una fitta nebbia. Il poeta non si sbaglia"




Cosa è la poesia per me: intervista Aracne Tv

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