03 febbraio 2021

Lo Yoga non sta morendo! Messaggio dei maestri Giorgio ed Elisabetta Furlan

Giorgio ed Elisabetta Furlan, Istituto Accademia Yoga 1969

Questo messaggio nasce dall'urgenza di rispondere in maniera ufficiale ad una email che sta girando in questi giorni, nella quale si chiedono firme per fare una petizione al Governo, sostenendo che: Lo Yoga sta morendo!

Contemporaneamente sui Social qualcuno sta facendo girare la stessa sciocca affermazione, ossia Lo Yoga sta morendo! Queste persone evidentemente identificano lo Yoga come un'attività di lavoro, equiparabile alle attività che in questo periodo sono state sospese a causa del Covid.

Lo Yoga non morirà mai, poiché non è un lavoro, ma uno stato di coscienza, un modo di essere, la vita stessa insita nell'uomo (microcosmo) in comunione con la Natura e l'Universo intero (Macrocosmo).



Lo Yoga è la vita stessa, un modo di essere, di respirare, di nutrirsi, di rapportarsi agli altri.

Lo Yoga è al di là e al di sopra delle mode, dei luoghi comuni di pensare, è libertà di espressione, fluidità di azione, al di là di tutte le religioni, i dogmi, le formule umane omologate e classificate in mode, ginnastiche, stili.

Lo Yoga è la Creazione, è Energia, Luce, Forza, è lo sviluppo e potenziamento di tutte le nostre qualità interiori. 

Lo Yoga non potrà mai spegnersi, mai morire, mai finire perché è Luce infinita, eterna, in continua evoluzione.

Lo Yoga non potrà mai morire, chi lo afferma non ha ancora trovato questa Luce dentro di sé e non può quindi aiutare gli altri a scoprirla e potenziarla.

Volontà, amore e umiltà sono le chiavi che insieme alla costanza aiutano ad aprire la Porta Interiore e poi a scoprire l'Unione-Yoga che ci unisce tutti in un'unica grande vibrazione.

Elisabetta e Giorgio Furlan



Maestri fondatori dell'Istituto Accademia Yoga 1969, uno dei primi centri sorti a Roma dedicati alla divulgazione teorico-pratica della filosofia dello Yoga e delle discipline orientali. 

http://accademiayoga.it/

PAGINA FACEBOOK /accademiayoga1969


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31 gennaio 2021

Dove il corpo vive: 17 spunti sensoriali per incarnare presenza

 nel qui e ora, dove il corpo vive … 

Una delle concrete conseguenze del trascorrere troppo tempo sulla tecnologia è che essa ci disconnette dal nostro corpo e ci spinge a rimanere a livello mentale. Rimpinzati di informazioni e intrattenimento, diventiamo teste disincarnate, tagliate fuori dai sensi e dalla realtà fisica, arrivando a sentirci frammentari e sradicati. I nostri sensi fisici sono ciò che ci fa sentire ancorati e collegati al momento presente. Costituiscono il portale d'accesso alla presenza. Per contrastare questa disincarnazione digitale, per sentirci di nuovo con i piedi per terra e rimanere sani di mente, prova uno o più dei seguenti spunti sensoriali ogni giorno […].

Scoprirai che prestare attenzione ai sensi in maniera semplicissima ti aiuta a tornare immediatamente nel tuo corpo e a prendere coscienza di dove ti trovi, in una realtà radicata, fuori dall'etere, nel qui e ora, dove il corpo vive. 




UNO

Fai tre respiri lenti e profondi. Allunga l'inspirazione e rilassati profondamente durante l'espirazione. Senti la sensazione del respiro dall'interno verso l'esterno. Coltiva un'intimità con la sensazione del respiro. Senti l'inspirazione, la pausa prima dell'espirazione, l'espirazione e la pausa prima dell'inspirazione successiva. 

DUE 

Applica della crema per le mani e avvertine le sensazioni mentre la spalmi. Se la crema è profumata, odorane la fragranza e osserva come quel sottile profumo influisce sul tuo stato. 

TRE

Applica un balsamo per le labbra che abbia una buona consistenza e magari anche un buon profumo. Senti le sensazioni sulle labbra. Goditi il profumo. 

QUATTRO

Ruota lentamente il collo formando un cerchio in una direzione e poi ripeti nella direzione opposta. 

CINQUE

Muovi le dita dei piedi, apri le ginocchia e fai oscillare i fianchi da un lato all'altro. Senti il peso e la presenza nella parte inferiore del corpo.

SEI 

Ruota lentamente ciascuna mano e ciascun piede formando dei cerchi e ripeti nella direzione opposta. Presta attenzione alle sensazioni. 

SETTE 

Questo lo chiamo "il giro del corpo in cinque minuti". Fai la scansione completa sotto riportata, per ricollegarsi a te stesso nel momento presente. 

- Nota quello che stai udendo adesso, senza alcun giudizio. Odi ciò che stai udendo. 

- Nota quello che stai vedendo adesso, senza alcun giudizio. Vedi ciò che stai vedendo. 

- Nota quello che odori adesso, senza giudizio. Odora ciò che stai odorando. 

- Nota quello che assapori adesso, senza giudizio. Assapora ciò che stai assaporando. 

- Nota quello che il corpo sta provando, dentro e fuori, l'aria, i vestiti sulla pelle, qualsiasi cosa il corpo stia toccando e le sensazioni all'interno. Osserva senza giudizio. Vivi ciò che senti. 


OTTO

Preparati una bevanda calda e mettici sopra il viso. Senti il vapore e il calore. 

NOVE

Stringi tra le mani una tazza calda. Per un minuto, presta attenzione solo alla sensazione nelle tue mani. Nota come in quel minuto la sensazione cambia. 

DIECI

Strofinati una goccia di olio di menta piperita o di lavanda sui polsi e sulle tempie. 


UNDICI

Inala profondamente qualcosa che contenga mentolo o eucalipto. 

DODICI

Prendi un asciugamano caldo e umido e mettilo sul viso. Limitati ad avvertire le sensazioni. 

TREDICI 

Porta entrambe le mani sul cuore, una sopra l'altra. Avverti le sensazioni nelle mani e nel petto. Senti il respiro che si muove dentro e fuori, il petto che si alza e abbassa, il cuore che batte e le sensazioni emotive che si presentano. 

QUATTORDICI 

Fai dieci passi, in maniera cosciente e consapevole. Presta molta attenzione alla sensazione che ciascun piede trasmette quando lo posi a terra, passi dal tallone alla punta, lo sollevi e lo rimetti giù. 

QUINDICI

Posa un cubetto di ghiaccio sul terzo occhio, il punto tra le sopracciglia, appena sopra. Con l'altra mano, colloca un asciugamo sul mento o sul naso. Avverti la sensazione di freddo e bagnato man mano che il ghiaccio si scioglie sul viso. 

SEDICI

Abbraccia qualcuno che ami (o almeno che ti piace). Prolunga l'abbraccio un po' di più di quanto faresti normalmente. Avverti le sensazioni che sorgono all'interno e all'esterno del tuo corpo.



Man mano che riduci l'uso della tecnologia, sarà utile e importante aggiungere alla tua giornata attività che coinvolgano il corpo. Oltre agli spunti sensoriali, inizia o potenzia l'attività fisica. Che si tratti di yoga, camminata, danza o altro, l'esercizio aiuterà il processo di guarigione dalla tecnologia. La disintossicazione sprigionerà parecchia energia in precedenza rivolta agli schemi ; questa energia avrà bisogno di essere ancorata a terra e incanalata. A tale scopo muovere il corpo è molto utile. Ti aiuterà ad ancorati al piano fisico e a dare alla tua attenzione un nuovo punto focale. In onore delle tue aspirazioni e azioni, perché non alzarti adesso e dare alla tua guarigione una sferzata di vitalità? Muoviti, balla, scuotiti, agitati, ruota, cammina, allungati, dondola, oscilla… Fai tutto ciò che il corpo desidera. Senti e celebra la libertà che stai scegliendo di creare! 


Tratto dal libro di Nancy Colier, Liberi dalla dipendenza digitale. Scollegarsi dalla Rete per riconnettersi con se stessi. 


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Il detox tecnologico, che nel libro sopracitato è esplicitamente riferito ai dispositivi di cui oggigiorno spesso si abusa più che utilizzarli in maniera consapevole, può per estensione metaforica essere assorbito come un rifiorire alla dimensione più naturale dell'esistenza.

Tecnologia come evocazione di artificio, artificiale e, per contro, riappropriazione di una naturalezza dell'essere fatta di ritmi e armonie non imposte dai bip digitali (per estensione, dagli automatismi e da qualsiasi forma di dipendenza). Ritrovare l'armonia, la ritmica naturale che si svela aderendo al qui e ora incarnato in consapevolezza, è ricontattare la nostra natura spontaneamente poetica e libera.

Poesia, infatti, è questione di armonia, ritmo, visione sensibile, apertura vigile, disponibilità a fare spazio, vivere ciò che si sente, vivere autenticamente. Vivere, non essere vissuti. Per questo, tra le modalità di riconnessione alla naturalezza dell'essere, inserisco la Poesia intesa non come artificioso mestiere letterario bensì come vibrante e fluida materia vivente. 

Basta solo iniziare, magari anche solo con un approccio differente alla fruizione di testi poetici. Se vuoi approfondire, lasciati cullare da questo post, che metterei come 17mo "spunto sensoriale".


DICIASSETTE 

Pratica di lettura creativa, leggiamo poesie come non abbiamo mai fatto fino ad ora. 




Questo minuto che mi arriva dai decilioni di minuti passati

Non c’è niente di meglio di questo minuto, adesso.”


(Walt Whitman)


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21 gennaio 2021

Voci poetiche | A braccia aperte, come i cormorani

Porto Recanati, Gennaio 2021


Non sapevo nulla di loro, così come di tante altre "cose". 

Quelle cose che si è chiamati a vivere prima ancora di conoscerne i dettagli, i nomi e le forme. 

I cormorani sono una presenza costante da quando sono venuta a vivere a Porto Recanati, sì ora li chiamo cormorani perché dopo mesi di osservazione e contemplazione, ho indagato per conoscere meglio quei miei vicini di casa neri neri con il lungo becco a uncino. Non è che le informazioni aggiunte da tale conoscenza nozionistica abbiano cambiato qualcosa alla nostra relazione magica, fatta di distanze e profondità silenziose, io dalla riva, loro nelle alture in mezzo al mare… Si è piuttosto aggiunta una tenerezza nuova nell'aver estrapolato da alcune loro singolari abitudini comportamentali, un senso di adattamento impeccabile. 

Aprono le ali compiendo micromovimenti prolungati per scrollarsi l'acqua di dosso, non essendo il loro piumaggio impermeabile. Non rimangono a lungo in quella posizione, ma la assumono spesso. In un certo senso preferiscono la frequenza alla durata… 

Ogni volta che li vedevo in quella posizione, mi si schiudevano visioni di croci celtiche e ringraziamenti mai vani, come qualcosa che si accoglie "a braccia aperte". Eleganti e sobri in quella postura di apertura sembrano sentinelle di presagi antichi e nuovi simultaneamente, portatori sani di pura presenza nella grazia dello stare in mezzo al mare, complici di brevi istantanee affidate a un vento chissà se bugiardo come le promesse da marinaio. 

Li chiamano anche corvi marini e con il corvo condividono la stessa sorte di essere considerati portatori di messaggi, ma non nefasti né oscuri, bensì colmi di fiducia e coraggio. Coraggio a fidarsi del vuoto, per l'esattezza - se di esattezza si può parlare quando si sfiorano i reami della immaginazione! Avevo appena effettuato un simile passaggio nella mia vita - lasciare una strada conosciuta ma ormai sterile, per inoltrarmi in un cammino colmo di mistero, seguendo una coerenza interna di cuore che ha scelto di andare e fare spazio, essere spazio, darsi alla luce, scoprire modi di esistenza più essenziali e incarnarli. 

C'è sempre da raccogliere nell'incontro tra sconosciuti…

Porto Recanati, Gennaio 2021


Questi cari pennuti ogni giorno mi hanno dato (e continuano a farlo) metaforicamente una pacca sulla spalla, un ghigno complice per non perdermi d'animo nel viaggio irreversibile di ritorno alla sorgente del mio vero intimo vivere. 

I cormorani che osservo dalla spiaggia, attendono ore sui loro piloni che affondano le radici nell'acqua e rivolti al cielo piumeggiano come ombre tremolanti di schizzi di luce. Sono pazienti i loro voli di supervisione, scompaiono nei giorni più tempestosi, riappaiono tra salsedine e foschia quando il richiamo di spumeggianti orizzonti sembrava averli inghiottiti per sempre.
Girovaghi eppure fedelissimi a una striscia di scogli che solcano in voli orizzontali a raso d'acqua ogni volta come fosse la prima volta, si muovono in solitaria difficilmente a stormi, bastanti a sé stessi come un giorno che non si ripete mai. 

A loro devo insegnamenti preziosi, come tutti quelli che si assorbono spontaneamente contemplando la natura il più a lungo possibile. Li traduco nel linguaggio a me più congeniale, quello poetico, e chissà che non vi giunga qualche fremito anche a voi se siete arrivati a leggere fino a questo punto. 


Ciò che è nero, non è oscuro.  È solo di un altro colore.

Non piove sempre sul bagnato. 

Essere impermeabili rende insensibili.

Scrollarsi di dosso ciò che è scomodo richiede più fatica se si protrae lo sforzo a lungo. 

Bastano piccoli movimenti dilatati nel tempo affinché qualcosa cambi. 

Gli ostacoli non sono ostacoli, sono inviti a cambiare posizione.

L'equilibrio non si ottiene stando fermi, piccoli movimenti impercettibili

garantiscono la quadra. 

Ma non cercarli tu, con ostinazione. 

Goditi il panorama, il resto avviene da sé.

Non si vola solo con le ali. Si vola se si è leali. 

Fedeli agli spazi, ai tempi, agli orizzonti, 

si torna sempre dove c'è più nutrimento.

Essere volatili non sempre vuol dire essere inconsistenti. 

La leggerezza è una piuma che si può scegliere di indossare.

Non tutto ciò che è visibile, nutre.

Non tutto ciò che è invisibile, non esiste.

Bisogna scomparire ogni tanto, e non darsi delle arie.

Darsi all'aria, piuttosto.

Non sempre si è da soli, ma soli.

E si splende, anche tremando. 


Porto Recanati, Gennaio 2021

Un altro incontro avvenuto tra le meravigliose rive della "mia" spiaggia, molto più fugace e rapido, è stato quello con il Martin Pescatore di cui ho raccontato in quest'altro post: 


Il tempismo perfetto della vita



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"Te lo devo confessare: 

se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 

sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 

negli istanti profondi, senza tempo, 

rapinosi e perciò indescrivibili 

di questo divino guardare" 


(Rainer Maria Rilke) 


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