12 marzo 2019

Abbiamo bisogno di poesia! Il 21 marzo grande festa in omaggio ad Alda Merini




Una grande festa in omaggio ad Alda Merini, con poeti, parole, musica e tante sorprese realizzata in occasione della Giornata mondiale della Poesia. A conclusione degustazione di Assenzio, il liquore dei poeti maledetti.


Giovedì 21 marzo 2019 a partire dalle ore 18:00 presso la Libreria Eli in Viale Somalia 50 a Roma


Il 21 marzo sarà la giornata mondiale della Poesia e anche la ricorrenza della nascita di Alda  Merini. Due occasioni che hanno spinto il mensile "Leggere:tutti" e la Libreria Eli, nuovo grande spazio culturale della Capitale ad organizzare a Roma un evento assolutamente in controtendenza rispetto alla realtà di oggi: in un mondo “urlato”, caratterizzato dal culto dell’immagine, dell’apparire, giocato sul presente e sulla presenza, non solo fisica ma soprattutto sui social (Twitto, quindi sono!), la Poesia è una necessità, una reazione a ciò che distrae dall’essenziale portandoci nel fondamentale spazio della  riflessione. 


“Per noi SOCIAL – indica Sergio Auricchio di “Leggere: tutti” – vuol dire socialità, tra persone fisicamente vicine e non estranee e lontane: per questo invitiamo tutti i partecipanti a  non usare i social durante l’incontro. I protagonisti in una sorta di happening saranno i Poeti, ma non solo: saranno coinvolti attori, scrittori, cantautori, musicisti tutti ci porteranno dei regali e loro stessi, donando, li riceveranno. Abbiamo bisogno di Poesia!”. 


Durante la serata, presentata da Gino Manfredi, “regaleranno” al pubblico le loro poesie, lette ed interpretate, dai seguenti autori: Simone Di Biasio, Marco Giovenale, Daniela Attanasio, Franco Buffoni, Nicola Bultrini, Silvia Bre, Claudio Damiani, Ennio Cavalli, Michela Zanarella e Ginevra Lilli. Ad integrare questa “mise en poésie” accompagnata musicalmente da Oscar Bonelli, ci saranno performance trasversali e presentazioni di nuovi progetti. Di questa originale maratona faranno parte: Tiziana Bagatella (Omaggio ad Alda Merini); Mimmo Locasciulli (Poesia e Canzoni d’Autore); Annalisa Nicastro (Lancio del concorso  Poetry Card); Antonio Paolini (Degustazione di vini e Poesie); Gianni Zagato (La Poesia nelle opere di Rossini); Fiorella Cappelli (La Poesia In Vernacolo); Flaminia Cruciani (Lezioni di Immortalità: la Poesia dell’Archeologia), Lucilla Noviello (In occasione della X edizione della nave dei libri per Barcellona:  Le rose e le parole).

In tale ambito sarà anche presentato il calendario della decima edizione dell’iniziativa “Una Nave di Libri per Barcellona”, in programma dal 20 al 25 aprile su una delle navi ammiraglie della Grimaldi Lines (maggiori info al sito)

E per concludere la serata, in perfetta sintonia con il concept e l’atmosfera dell’evento, sarà offerto in degustazione l’Assenzio, il liquore dei Poeti maledetti! 

La partecipazione è gratuita ma è consigliato prenotare con email a info@leggeretutti.it

Sito ufficiale: www.leggeretutti.it

Infoline: +39 06 44254205




Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti
Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti...
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(ALDA MERINI)



Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(ALDA MERINI)



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Cosa è la poesia per me: intervista Aracne TV 




05 marzo 2019

Alle origini delle parole | Cosa vuol dire essere degli Iniziati



 “Vedi siamo appena al principio, con mille e un sogno dietro di noi e senza azione” (Rainer Maria Rilke)


Essere principianti, tornare all’origine.

Il nucleo essenziale, invisibile, delle cose. 

La nudità della vita, perché - parafrasando Marguerite Yourcenar - le cose sono divinamente nude

Come può esprimersi tutto questo a parole?

Per lo più utilizziamo parabole, metafore, immagini evocative, quando non sappiamo bene come pronunciare l’impronunciabile. Il linguaggio allusivo, analogico, poetico è più affine ai reami dell’anima, dell’essere.

Poesia è silenzio che comunica, invisibile evidente. Ossimoro.

Pertanto, la poesia non è un mero esercizio stilistico ma un invito a penetrare il mistero in forma di dialogo aperto, e non in nome di una dialettica asfissiante.

Non c’è approccio che richiama all’origine di chi siamo che non passi per l’apertura.

Lo Yoga ce lo insegna, prima di ogni altra cosa, o postura. Aprirsi nell’ascolto. Aprirsi.

Poesia è apertura al dialogo silenzioso interiore, armonia che si disvela in un ritmo non violento. Non violento perché naturale e non artificiale o artificioso.

Il Poeta cerca parole per esprimere l’inesprimibile e trova il silenzio. Da quel silenzio, poi, trova le parole.

Il linguaggio poetico, che è materiale vivente, non impone significati precostituiti, per questo le parole poetiche sono parole pacifiche, accoglienti, rivelatrici e risanatrici.

Le parole di un verso sono più simili a un canto, celebrano più che designare. Non vogliono dire niente, ma dare. Lasciano che si riveli il senso originario da cui qualsiasi suono, respiro o melodia ha origine.

Interessarsi all’etimologia delle parole richiama un’attitudine simile a quella di chi fa un “lavoro” di auto-conoscenza, per esempio mediante la meditazione profonda etc. Richiama al ritorno alle origini del vero Sé con la domanda vivificante: “chi sono io?”

E’ sempre questione di porsi giuste domande, non di dare risposte.

Bisogna passare dalle domande che pretendono risposte intellettuali, del tipo:

“Che cosa vuol dire questa parole o, per estensione, questa poesia?

alle domande che lasciano spazio all’intuizione affinché qualcosa si riveli nella scoperta. Domande che non cercano in verità risposte, ma dialogano con la sorpresa stessa del domandare.

Quindi non “Che cosa vuol dire?” ma “Cosa evoca, a quale nota si accorda? Cosa richiama una tal parola nel suo significato originario?” Oppure

Mi lascio salvare da questa poesia perché la accolgo in un dialogo che non pretende di risolvere il mistero taciuto che ci sta dietro, oppure mi accontento solo di capirla con la logica rimanendo nella logica discorsiva, interpretativa, denotativa, letterale?

L’alternativa al letteralismo è il mistero.


Essere degli iniziati vuol suggerire riappropriarsi di questa facoltà meravigliosa che è l’intuizione e scoprire che al di là dei condizionamenti anche linguistici di cui siamo appesantiti c’è un campo di leggerezza semantica che parla con la voce nuda di un mondo vergine, essenziale, per questo molto nutriente e gravido di potenzialità.
Vergine e gravido, sembra una contraddizione in termini ma, vedete, nel campo della creatività impersonale gli opposti non esistono nè le tautologie. O meglio, esistono ma non sono un “problema”, appunto. Tutto diventa rivelazione e scoperta, vera comprensione e non solo infatuazione intellettualistica ornata da preziosismi di maniera.

Essere degli Iniziati vuol suggerire di tornare ad essere chi siamo: poeti di nascita.

Poesia non cerca di darci significati o altre informazioni da aggiungere alla nostra conoscenza abituale, anzi, casomai tende all’inverso: a farci dimenticare tutto ciò che pensiamo di sapere, a scrollarci dai significati abitudinari delle parole, a tornare alla vibrazione originaria di sillabe e suoni, schiuderci alla rivelazione, svuotarci del già noto, portarci a una visione trasparente, a una conversione.

Ecco sì, la poesia e il linguaggio riassorbito nella sua originalità rivelatrice senza condizionamenti può essere un veicolo eccezionale di rivelazione.

Heidegger lo definiva “l’espressione più vicina all’essere”.

Essere degli Iniziati vuol suggerire tornare all’inizio, al principio, all’origine, tornare ad essere dei principianti.

Tutto fuorché essere indottrinati da complesse teorie sull’Iniziazione. Tornare ad essere ed essere senza tornare.


Perché il poeta compone versi? La visione taoista del WU WEI

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04 marzo 2019

Perché il poeta compone versi? La visione taoista del WU WEI


“Perché il poeta compone versi?” 

“Sì, Maestro, perché? ” 
Egli si mise a ridere allegramente e replicò: 
“Perché il mare rumoreggia? Perché l’uccello canta? Lo sai tu, figlio mio?” 
“Perché non potrebbero non farlo, Padre, perché essi debbono esprimere in tal modo la loro natura. È Wu-Wei ”. 
“Senz'altro. Ebbene, perché dovrebbe essere diversamente per il poeta?” 
Riflettei un momento, ma non avevo ancora la risposta pronta. 
“Sì, potrebbe anche andare diversamente. Un poeta può cantare per concorrere alla creazione di una Letteratura in un paese in cui essa è morta. Ecco un motivo che può apparire valido per quanto sia, in fondo, impuro. Alcuni poeti, poi, cantano per conquistare la gloria, per divenire celebri, per essere coronati di lauro splendente, per attirare il limpido sorriso di fanciulle bionde che cospargono di fiori il loro cammino. ” 
“Cerca di esprimerti con maggiore chiarezza”, disse il Saggio. “E non profanare parole che devono essere sacre fra di noi. I poeti che cantano per simili ragioni non cantano affatto, e non sono affatto dei poeti. 
Il poeta canta perché canta. Se obbedisce a un qualche scopo non è altro che un dilettante ”. 

[...]  Le espressioni piene di anima del poeta fluiscono senza sforzo, proprio perché "piene d'anima". Tutto considerato non esiste alcuna forma poetica definita, poiché un poema che sorghi spontaneamente dalla Fonte si muove animato dalla sua stessa forza e non obbedisce a nessuna legge umana prestabilita. La sola legge è che non c'è alcuna legge.

[...] Tieni presente che io intendo la parola "poeta" nella sua accezione più elevata. Un poeta non può vivere che per la sua arte. che egli ama in quanto arte, e non come mezzo per assicurarsi vaghe soddisfazioni terrene. Un poeta vede gli uomini e le cose nella loro essenza più semplice, a tal punto di giungere quasi a toccare Tao, se così si può dire. L'uomo comune non distingue che confusamente ciò che lo circonda, come attraverso una fitta nebbia. Il poeta non si sbaglia"

[...] Ne consegue che il poeta non si dispera quando è disprezzato dalla folla e non esulta quando viene festeggiato. tutto questo non è altro che il decorso naturale di effetti le cui cause gli sono ben note. Non si può neppure dire che il giudizio delle masse gli sia indifferente: esso non esiste per lui. Così pure, egli non crea le sue opere per il pubblico, ma perché esse nascono spontaneamente in lui. Non ode nemmeno il frastuono dei commenti degli uomini sulle sue opere; egli ignora se è celebre o dimenticato. la celebrità suprema consiste nel non averne affatto. 

Testo tratto da Henri Borel, WU WEI - La storia del Saggio che aveva penetrato i segreti del Cielo e della Terra
"Un libro iniziatico e nitido scritto da un autore della famiglia di Hesse e Castaneda" (Giuseppe Conte) 


Ideogramma del Wu Wei: "azione senza azione" "azione senza sforzo" "azione naturale"


L’assenza
è pazienza d’infinito
quel desiderio tangibile
di tutte le volte
che non ci sei
Amore
perché sei invisibile
e il tempo ti commuove

(da Il mestiere del dare, Aracne 2018) 

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Xilografia di Katsushika Hokusai (1760-1849) (stampa) - 'Tagonoura Ryakuzu' dalla serie 36 vedute del monte Fuji - Giappone - circa 1960 (periodo Showa) Titolo: Tokaido Ejiri Tago-no-ura






La prima volta delle cose
è un presagio d’intesa senza nome
l’aria non è mai troppa quando
si impara a volare
la prima volta delle cose
è uno specchio che riflette
contorni di sola anima
la luce non è mai troppa
quando si vuole dipingere il sole
la prima volta delle cose
è un sibilo lunare controvento
il buio non è mai abbastanza
quando si vogliono contare le stelle
la prima volta di noi
è un disvelamento di silenzi
i baci non sono mai troppi
quando a baciarmi sono
parole mai dette

(da illogicaMente, Aracne 2018)

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Varanasi, foto ©Cecilia Martino

"Mi godo ancora per un momento la mia assenza dal resto del mondo, come se una cerimonia privata dentro di me avesse avuto luogo in simbiosi con le minuziose movenze del bramino, a me ancora ignare, come se la brezza leggera che stuzzicava i rami degli alberi nel folto giardino circostante congiungesse le mie solitarie invocazioni a quelle provenienti dalla riva del Gange, che risuonavano nell'aria come una eco svincolata da qualsiasi origine, quasi fosse un sillabare dell'universo, uno sbadiglio del cielo, una risata del vento, un appello della terra dal rischiarare dell'alba in poi. Riaprendo gli occhi, tutta la stanchezza del giorno prima e della breve notte di riposo è scomparsa. Sono pronta a sciogliermi nuovamente nell'indistinto magma del fuoco di Varanasi"

(da "Un qualsiasi giorno a Varanasi", Amazon Kindle




















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"Vedi siamo appena al principio, 
con mille e un sogno dietro di noi 
e senza azione" 
(Rainer Maria Rilke)