19 novembre 2022

I Mantra e la Scienza del Japa Yoga | Il Suono che libera la mente dall'ignoranza



I mantra, letteralmente "strumento della mente, del pensiero" sono il cardine della scienza del Japa Yoga, lo Yoga dell’Energia del Suono, uno dei sentieri autorealizzativi dello Yoga.

“La ripetizione metodica e continua del Mantra permette la realizzazione dell’Aspetto Divino invocato”.

In questo aforisma contenuto negli Yoga Sutra di Patanjali (uno dei testi di riferimento fondamentali dello Yoga) si trova condensato il senso dell’utilizzo dei mantra a scopo evolutivo e realizzativo che è il fine ultimo dello Yoga: realizzare lo stato di beatitudine nell’Unione con l’Atman, il Divino imperituro e assoluto, la nostra vera natura.

I mantra svolgono tale importante funzione utilizzando il potere del suono e della vibrazione. Sono il cardine della scienza del Japa Yoga, lo Yoga dell’Energia del Suono, uno dei sentieri autorealizzativi dello Yoga. 

Letteralmente Mantra vuole dire “strumento della mente, del pensiero”: l’etimologia richiama la parola sanscrita “manas” che si riferisce alla sostanza mentale e “traya” ciò che tranquillizza. L’effetto della ripetizione dei mantra ha come effetto principale quello di acquietare la mente, rendendola più ricettiva all’assorbimento di energie superiori, vibrazioni cosmiche benefiche che si ripercuotono anche a livello del corpo fisico (Anna Maya Kosha). I mantra agiscono a livello dei corpi più sottili (Prano Maya Kosha, Mano Maya Kosha, Vijnana Maya Kosha e Ananda Maya Kosha) che vengono sollecitati, potenziati e riarmonizzati.

Il mantra conferisce pace, beatitudine, illuminazione e consapevolezza. Risveglia l’intelletto aprendo l’intuito; il pensiero creativo si verifica spontaneamente quando si lascia scorrere la ripetizione del mantra al posto della mente pensante.
Il mantra sostituisce la centratura sull’ “Io” con la centratura su “Dio”.


A tal fine, però, non basta la ripetizione automatica, distratta, apatica del mantra, bensì è necessario il giusto atteggiamento (umiltà, devozione, fiducia, apertura), ricettività e partecipazione attiva in uno stato rilassato ma vigile.
In sanscrito si utilizza il termine bhava che indica il sentimento, la disposizione interiore, l’attitudine utile per ottenere i migliori risultati dalla Sadhana (pratica di Yoga). Per l’esattezza, il japa mantra deve essere eseguito con fede (shraddha), amore (bhava), concentrazione (dharana) e senza desiderio di benefici personali, cioè con un atteggiamento che favorisca lo sviluppo del distacco interiore (vairagya).

La ripetizione continua del mantra, di un nome sacro, di una preghiera, tenendo a mente e facendo dischiudere nel cuore il significato spirituale delle parole usate, è l’essenza del japa. La pratica del japa pone l’accento sull’aspetto di continuità e ripetizione ininterrotta, requisito fondamentale per neutralizzare la naturale tendenza dispersiva della mente (vikshepa) e tenerla focalizzata sulla contemplazione della vera essenza (Atman).
Saturare la mente di mantra è il continuo scorrere della coscienza divina dentro al cuore.


È molto importante ricordare che qualsiasi strumento utilizzato dallo Yoga non ha un potere in sé stesso, ma viene “attivato” dalla coscienza del praticante: lo Yoga è un processo scientifico di risveglio della Coscienza Superiore che implica il coinvolgimento sempre vivo del ricercatore, “tapas”, aspirazione o fuoco spirituale, disciplina, buona volontà e Surrender (resa totale al divino, dono di sé).

Il vero potere di risveglio non sta nell’utilizzo mnemonico e automatico di strumenti esterni imparati con la tecnica, bensì nell’apertura del cuore e nella liberazione del potenziale interiore insito nel profondo dell’essere umano.

La tecnica del mantra, se avvicinata in modo scorretto, può in tal senso essere insidiosa e indurre l’adepto a credere che basti cantare qualche mantra ogni tanto – attività piacevole e rilassante – per dischiudersi alle verità superiori o per ottenere benefici duraturi. Dietro ai mantra c’è una scienza esatta che solo l’autentica ricerca e auto indagine perseverata con sentimenti non personalistici di apertura e devozione potrà eventualmente essere rivelata al cuore del Sadhaka.



 

I DIVERSI TIPI DI MANTRA E IL LORO UTILIZZO NELLA SADHANA

I mantra sono dei suoni mistici, formule intrise di vibrazioni molto elevate in quanto sono state ricevute dai grandi Rishi (veggenti) dell’India per intuizione diretta durante stati di profonda meditazione e contatto con l’Assoluto. Il potere della ripetizione cosciente ha poi consegnato a queste formule sacre ulteriore energia, dal momento che esse hanno assorbito per secoli l’energia e l’intenzione spirituale dei Rishi e dei grandi Maestri risvegliati che li hanno ripetuti, incarnati e trasmessi ininterrottamente come parte della Via autorealizzativa dello Yoga, da oltre 5000 anni.

I mantra utilizzati dal Japa Yoga possono distinguersi a grandi linee in questi tre tipi:

Versi, sloka e aforismi tratti dai libri sacri (Upanishad, Veda etc.)

Bija mantra

Pranava Om 

 



MANTRA DAI LIBRI SACRI

Formule più estese, sono i versi (sloka) contenuti nei Veda, nelle Upanishad e in altri testi sacri dell’India, i libri rivelati (shrutis). Sono anche mantra specifici consegnati dal guru al discepolo, al tempo della sua iniziazione e che il discepolo non dovrà mai rivelare.
Recitare tali mantra, comprendendone il significato profondo mediante l’approfondimento delle letture da cui sono ricavate, sostiene il risveglio della conoscenza intuitiva della Verità dell’adepto che vi si accosti con attitudine devozionale (Bhakti) e conoscitiva (Jnana).

Durante le lezioni di Hatha Yoga possono essere cantati all’inizio e alla fine della pratica per indurre uno stato di quiete e ricettività mentale. Tra questi ci sono il Gayatri Mantra (il mantra della Realizzazione Interiore), il Purna Mantra (mantra della Coscienza Cosmica), il Mrityunjaia Mantra (mantra dell’Immortalità), Svasti Mantra (mantra della Prosperità), Sat Mantra (il mantra della Conoscenza Interiore), Saha Mantra (mantra della Protezione), Sarve Mantra (mantra della Gioia), Gurur Mantra (mantra della Saggezza), Ananda Mantra (mantra dell’Armonia).


Citiamo inoltre i quattro Mahavakyas, ovvero le “grandi sentenze o detti” dei Veda, meditando le quali la mente viene condotta dal mondo dei nomi e delle forme a Brahman, puro Essere supremo e indivisibile.

1. Prajnanam Brahma: Brahman è pura Intelligenza-Coscienza

2. Aham Brahmasmi: Io sono Brahman

3. Tat tvam asi: Tu sei Quello

4. Ayam atma Brahma: Questo atman è Brahman

Il primo si trova nella Aitareya Upanishad del Rig Veda e contempla Brahman come conoscenza infallibile, conferisce la conoscenza dell’Io.

Il secondo – che si trova nel Bridad-aranyaka Upanishad del Yajur Veda – è una diretta presa di coscienza che mostra il “testimone unico dell’Universo” (Io sono Brahman).

Il terzo, contenuto nella Chandogya Upanishad del Sama Veda, “Tu sei Quello” indica l’identità dell’anima individuale con il Brahman o puro Spirito.

Il quarto si trova nella Mandukya Upanishad della Atharva Veda ed è la parola che procura la visione diretta grazie alla quale si giunge alla conoscenza di Brahman.


Ecco un esempio di come Swami Sivananda, nel suo libro Concentrazione e Meditazione, spiega l’utilizzo a fini meditativi del mantra Aham Brahmasmi:

“Provate costantemente ad essere il puro Sat-chit-ananda vyapaka atman (esistenza assoluta, conoscenza assoluta, felicità assoluta, Brahma onnipenetrante), mentre ripetete mentalmente “Aham Brahmasmi”. Ma la sola ripetizione con le labbra non può dare grande profitto. Dovete provarlo intensamente, nel profondo del cuore. Giungerete gradualmente allo stato di coscienza superiore per l’esistenza di questo sentimento profondo (bhava) […] In questa meditazione il corpo e l’universo sono concepiti come delle espressioni di Brahman nel quale sono inclusi”.


Con la ripetizione sincera di questo mantra – specifica Sivananda – “la meditazione si focalizza e si espande su questi concetti: Infinità sono io, Eternità sono io, Immortalità sono io.” Si può così raggiungere l’intuizione diretta dell’ignoranza di base (avidya) che confina l’essenza eterna dell’uomo nei limiti del mondo dei nomi e delle forme, del corpo e della mente limitata, mediante il processo dell’identificazione con ciò che è provvisorio e relativo. In tal senso, un'altra definizione di mantra è "Suono che libera la mente dall'ignoranza". 



 

BIJA MANTRA



Il secondo tipo di mantra utilizzato nel Japa Yoga sono i bija mantra, i suoni-seme che nella fisiologia esoterica dello Yoga sono associati ai Chakra (centri di energia supersottile o ruote vitali), alle relative Nadi (canali energetici o condotti supersottili) e alle divinità tutelari (Istha Devata) che riflettono e potenziano differenti aspetti divini. In questo caso il mantra è considerato al pari di una Divinità.

La Bibbia dice: “In principio era il Verbo, e il Verbo era in Dio, e il Verbo era Dio”, non diversamente dal Rig Veda: “In principio era il Brahman, con cui era la Parola; e in verità la Parola era il Brahman supremo”. In quanto tale, il mantra contiene un potere trasformativo divino, o shakti, che si manifesta attraverso il suono.

Ciascun bija mantra ha un percorso grafico, una forma geometrica o yantra, che gli corrisponde come una mandala. Ripetendo il mantra di un particolare Santo, Siddha o Divinità, è possibile invocare la sua presenza e le sue benedizioni.


Durante le lezioni più avanzate di Hatha Yoga, nel Kundalini Yoga e nel Tantra, i bija mantra vengono utilizzati insieme alle visualizzazioni dei relativi Chakra al fine di potenziare il risveglio delle energie interiori durante la fase del mantenimento prolugato dell’asana. Favoriscono la concentrazione, l’interiorizzazione e lo sblocco delle energie associate ai Chakra di riferimento.


I bija mantra principali associati ai 7 Chakra sono:

LAM – Muladhara Chakra con 4 Nadi i cui bija mantra sono: Vam, Sam, Sham, Kham

VAM – Swadhistana Chakra con 6 Nadi i cui bija mantra sono: Bam, Bham, Nam, Yam, Ram, Lam.

RAM – Manipura Chakra con 10 Nadi i cui bija mantra sono: Dam, Dham, Nam, Tam, Tham, Dam, Dham, Nam, Pam, Pham.

YAM – Anahata Ckakra con 12 Nadi i cui bija mantra sono: Kam, Kham, Gam, Gham, Gnam, Cham, Chham, Jam, Jham, Jnam, Tam, Tham.

HAM – Vishuddha Chakra con 16 Nadi i cui bija mantra sono: Am, Aam, Im, Iim, Um, Uum, Rm, Rrm, Lm, Llm, Em, Aim, Om, Aum, Am, Ah.

OM – Ajna Chakra (o Trikuti) con 2 petali laterali (formati ognuno da 48 nadi) i cui bija mantra sono: HAM e KSHAM

OM -Sahasrara Lotus con 1000 o 960 nadi.


 

PRANAVA: LA SILLABA SACRA OM



“Cerca il suono che non si arresta mai” (Rumi)

Il mantra OM è l’essenza stessa dello Yoga, suo simbolo per eccellenza e radice di ogni mantra di ogni suono, di ogni parola, di ogni possibile manifestazione universale. Pranava - la cui etimologia richiama "ciò che viene prima" (prn) e "suono" (na) - ci indica chiaramente che è il Suono dal quale origina ogni altra possibile parola, ed è per questo che tutti i mantra iniziano sempre con la Om, il suono trascendentale dell'Inizio, di qualsiasi possibile cominciamento. 
Questo simbolo sacro (omkara) si lega alla visione che gli antichi Rishi e yogi avevano del Cosmo e della creazione intesa come un movimento costante di espansione, mantenimento e dissoluzione (Trimurti) alla cui origine – secondo le sacre scritture vediche - sarebbe proprio la vibrazione Om. Per essere in armonia con la mente universale, lo yogi riproduce tale suono con tono lungo, costante e profondo.

Gli aforismi 27, 28 e 29 degli Yoga Sutra di Patanjali recitano:

“Egli è espresso dalla parola OM”.

“Questa parola deve essere ripetuta con meditazione sul suo significato”.

“Da ciò viene la conoscenza dell’Atman e la distruzione degli ostacoli a quella conoscenza”.

Sostanzialmente ci viene indicato che ripetere il mantra OM, meditando sul suo significato, è un modo per realizzarci interiormente.


Come si ripete la OM? 

OM è composto originariamente da tre suoni: la A, la U e la M.

Il praticante si mette in una posizione seduta comoda con la spina dorsale verticale. Effettua una profonda inspirazione, poi, aprendo la bocca pronuncia durante l’espirazione il suono A concentrandosi sul centro dell’emotività, il plesso solare nell’area addominale. Poi passa al suono U portando la mente all’altezza del cuore e continua con la M prolungata portando la coscienza sulla parte alta del capo.


Questa vibrazione energetica scuote e vivifica tutte le cellule dell’organismo purificando e aprendo, a livelli sottili, tutte le Nadi (i Canali Energetici) dell’essere umano.

Il fatto che tale suono mistico sia composto da tre sillabe richiama molte corrispondenze inerenti al numero 3. Per l’esattezza, 3 + 1: il punto in alto nella rappresentazione grafica della OM rappresenta quello che nelle Upanishad viene chiamato “il Quarto”, lo stato trascendente della Pura Coscienza, la realizzazione del Turiya, l’immortalità dell’anima.

Tre come la Trimurti dei tre aspetti divini simboleggiati da Brahma (Creazione) Vishnu (Conservazione) e Shiva (Trasformazione).

Tre come le tre essenze qualità divine Sat (Esistenza) Cit (Conoscenza) e Ananda (Beatitudine)

Tre come gli stati di Coscienza che dall’ordinario (stato di veglia, di sonno e di sonno profondo senza sogni) conducono alla Supercoscienza unitiva del Samadhi, il quarto stato Turiya, il Vuoto, il Supremo, l’Immortale e l’Immutabile. Tali stati corrispondo a loro volta ai livelli fisico (suono A), mentale ed astrale (suono U), il livello più sottile del sonno profondo (suono M) che è posto fuori dalla portata dell’intelletto. Il Sé o Atman è testimone distaccato dagli stati di veglia, sogno e sonno profondo.

Swami Sivananda esorta nel libro Meditazione e Concentrazione:

“Fissa la tua mente su questo suono mistico (pranava-dhvani) ed entra senza sforzo nella comunione suprema”.



IL MANTRA SENZA PAROLE (AJAPA MANTRA) O MANTRA DEL RESPIRO

Un altro modo di richiamare la OM e il suo profondo significato spirituale è con il mantra So’ham che significa “Io sono Lui, io sono Brahman”. SO si traduce con “Lui” e AHAM con “io”. Questo mantra prende nella Ishavasya Upanishad la forma di “Sohamasmi”. So’ham non è altro che OM, elidendo infatti le consonanti S e H si ha OM; dunque, non è altro che il pranava modificato. So’ham è il soffio vitale e OM è l’anima del soffio. Questo mantra è adatto ad essere associato alla respirazione, infatti, non fa altro che riprodurre in maniera spontanea il suono naturale del respiro: inspirando si produce un suono simile a SO ed espirando un suono simile ad HAM. Questo fatto viene chiamato il mantra senza parole (ajapa mantra) perché le labbra non si muovono durante la respirazione. Alla tecnica approfondita di questo mantra e della sua variante “hamsa so’ham, so’ham hamsa” è dedicata una intera Upanishad: Hamsa Upanishad.  



In sostanza, la OM sintetizza la Sadhana dello Yoga e – in quanto simbolo impersonale e universale - il fine ultimo della vita umana: quello di giungere a comprendere l’essenza spirituale, immortale e incorruttibile che ci anima, sperimentare il mondo fenomenico e tutte le creature come manifestazione di tale principio spirituale, fino a mantenere una ininterrotta immersione della coscienza Io-separativa nella Coscienza Dio-unitiva. Tale tentativo di sentire d’essere il tutto può essere facilitato con l’associazione di qualche simbolo verbale.

La OM – scrive Swami Sivananda – “da tempi immemorabili è servito ad esprimere l’idea di unità. Il metodo migliore, dunque, consiste nel ripetere questa parola OM e nel meditare in continuazione sul suo significato”.


MANTRA, POESIA RIVELATA E CONTATTO DIVINO

Sri Aurobindo, grande filosofo, poeta e mistico indiano, padre del Purna Yoga (lo Yoga Integrale) fu un grande utilizzatore del mantra, nonché uno degli esponenti di poesia mantrica mistica probabilmente più raffinati della letteratura indiana a fini evolutivi. Negli ultimi 30 anni della sua vita, ovvero fra il 1920 e il 1950), Sri Aurobindo ha privilegiato soprattutto la composizione poetica consegnando alla sua ultima colossale opera in versi, Savitri, tutto lo spessore di un testamento spirituale per l’umanità intera. Così si esprime nelle sue Lettere sulla Poesia (Letters on Poetry and Art):

“La parola è un suono espressivo dell’idea. Nel piano soprafisico, quando l’idea è realizzata, mediante la ripetizione della sua espressione verbale si possono produrre vibrazioni in grado di preparare la mente alla realizzazione dell’idea. È questo il principio del mantra”.


 

Mirra Alfassa, compagna spirituale di Aurobindo nota come La Mère, fece della ripetizione del mantra Om Namo Bhagavate, una delle pratiche ininterrotte sino alla fine della sua vita mortale. Il mantra scelto da Mère è uno dei più antichi dei Veda e, nella sua versione estesa presente nel Rig Veda, suona così: Om Namo Bhagavate Vasudevaya che vuol dire “Saluto la Verità Suprema nella forma di Vasudeva”. Vasudeva è uno dei volti di Krishna ma può essere simbolicamente recepito come l’aspetto amorevole e sapiente del divino, universalmente valido. Le vibrazioni contenute nel mantra sono quelle dell’amore incondizionato e, dove c’è tale tipo di amore totale, non può esistere paura. Con il mantra si diffonde nel corpo l’assenza della paura e, dunque, il rilassamento profondo, si creano nuove contagiose “abitudini” cellulari, quelle della “vibrazione di verità”, come la chiamava Mère per distinguerla dall’abitudine menzognera di essere sempre in trepidazione per qualcosa e, di conseguenza, contratti e tesi.



Un aspetto molto profondo dei mantra, a cui il sincero ricercatore può accedere per esperienza diretta, è che non si tratta di formule psichiche atte a ipnotizzare la coscienza a mo’ di formule magiche, ad ammaliare e a far evadere la mente dell’adepto verso mondi ideali isolandolo dalla realtà.

Le vibrazioni mantriche, quando correttamente ricevute, entrano nel corpo e consentono quella che potrebbe definirsi una esperienza tattile di Dio, quasi un toccare la divinità che vibra in ogni cellula del corpo fisico. Sivananda definisce spesso la meditazione come un “toccare Dio”, il tocco della Grazia che diviene così tangibile e concreto da non consentire più alcun dubbio mentale a riguardo. Quando tale tocco accade, Dio non è più un concetto astratto, un ideale come un altro a cui l’ego si attacca in maniera indefessa e sconsiderata, magari a fini compensativi, senza discernimento e compassione vera. Quando tutto il corpo viene invaso da tale soffio soprannaturale, evanescente eppure tangibile e indiscutibile, si è pronti per attuare la vita divina sulla terra, quell’alto ideale che tutti i più grandi maestri dello Yoga hanno letteralmente incarnato.
È fondamentale ricordare che è solo mediante il veicolo del corpo fisico e della mente e dei sensi che è possibile realizzare ciò che trascende corpo, mente e sensi.

Alla luce di questa consapevolezza, l’incarnazione su questa terra dovrebbe essere vissuta come un privilegio, non come un peso o una condanna.

Ce lo ricorda, tra gli altri, Annamalai, uno dei discepoli diretti di Ramana Maharshi:

“Il corpo umano è il solo veicolo con cui è possibile realizzare il Sé immanifesto. Con il corpo e la mente possiamo investigare e scoprire la Realtà che rimane intoccata dal corpo e dalla mente”.

A conclusione, riporto le potenti vibrazioni del Purna Mantra, l’Invocazione che apre la Sri Isopanisad (Isha Upanishad o Isavasya Upanishad).

Che il Suono della Coscienza e Conoscenza Cosmica possa penetrare in ogni cellula del corpo fisico apportando trasformazioni spontanee, benefiche, durature a tutti i livelli.

 


Om. Quello è il Tutto. Questo è il Tutto.
Da Tutto sorge il Tutto
Se dal Tutto è preso il Tutto
Solo il Tutto rimane.
Om Shanti Shanti Shanti!

 

 

OM PURNAMADAH PURNAMIDAM

PURNAT PURNAMUDACHATE

PURNASYA PURNAMADAYA

PURNAME VAVASISYATE




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28 ottobre 2022

Natarajasana | La posizione del Dio della Danza


Recita un detto zen:  "Quando la realizzazione è profonda, l'intero tuo essere danza". 

Amo evocare spesso lo Yoga come Poesia dell'Anima. La poesia è ritmo e armonia, danza e melodia. Yoga è inchino fluido nell'immersione del mistero che ci anima, visibile e invisibile.

"Sono radicata, ma fluttuo", scrive Virginia Woolf nel suo libro Le Onde.

"Io sono l'oceano, e ogni forma visibile è un'onda che danza in me: questa è la conoscenza" recita Sri Papajii nel suo poema Il Vuoto che Danza.

Natarajasana, Posizione del Dio della Danza, dedicata a Shiva nel suo aspetto di creatore dell'Universo, lo Shiva danzante (Nataraja). Un dio che crea il mondo con le vibrazioni della sua danza cosmica, l’estasi del movimento immobile, dell'espansione della Coscienza. Non c'è niente di più evocativo e rivelatore di una traccia fisica che si immerge nella splendente vacuità. Grazia in movimento, intesa di divina complicità. 

"La danza è davvero una risposta alla vita - scrive Murshid Samuel Lewis, mistico sufi -  Ci rende più vivi, cioè più spirituali.  Fa emergere la bellezza della forma e del movimento e avvolge la nostra personalità nel godimento di essi. Ci porta oltre noi stessi, portando un assaggio iniziale dello stato di non-essere, che è davvero un balsamo per l'anima.
…
La danza spirituale non ha altro scopo, nessun altro scopo che elevare l'umanità oltre il pensiero di sé, alla gioia, alla beatitudine, alla realizzazione e alla pace. 
Il danzatore sincero è uno dei migliori operatori per l'armonia universale, e quindi per la pace universale."

Nella postura del Signore della Danza Nata (danzatore) Raaja (Re, Signore) è l'equilibrio ad essere sollecitato, equilibrio più che da raggiungere, da riscoprire, fare emergere come una partitura primordiale scritta sul corpo. Un corpo spontaneamente proteso alla felicità che gli spetta, la Realizzazione del suo destino incarnato… 
A un passo dalla terra e dal cielo simultaneamente, protesi nel fermo suolo dell'impermanenza, inchino di sovrana fermezza, indecifrabile abbandono.

"Nella luce che accoglie dove non si patisce violenza alcuna perché lì, a quella luce, si è giunti senza forzare alcuna porta e persino senza aprirla, senza avere attraversato soglie di luce e ombra, senza sforzo e senza protezione" (Maria Zambrano, Chiari del bosco) 
 
L'India indù ha creato un'immagine splendida per descrivere il rapporto fra Dio e la creazione. Dio "danza" la creazione. Egli è il danzatore, e la creazione è la sua danza. La danza è diversa dal danzatore, eppure non esiste indipendentemente da lui. Non puoi portartela a casa in una scatola, se ti fa piacere. Nel momento in cui il danzatore si ferma, la danza cessa.
Nella nostra ricerca di Dio, pensiamo troppo, riflettiamo troppo, parliamo troppo. Anche quando guardiamo questa danza che chiamiamo creazione, pensiamo in continuazione, parliamo (a noi stessi e agli altri), riflettiamo, analizziamo, filosofeggiamo. Parole, rumore.
Stai in silenzio e contempla la danza. Limitati a guardare: una stella, un fiore, una foglia che appassisce, un uccello, una pietra... andrà bene qualunque parte della danza. Guarda. Ascolta. Annusa. Tocca. Assaggia. E, come è auspicabile, non passerà molto tempo prima che tu veda lui, il danzatore stesso!"
(Anthony De Mello, Il cielo a portata di mano. Quando il saggio indica la luna lo sciocco vede solo il dito)
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27 ottobre 2022

3 suggerimenti per fare pulizia mentale | Swami Sivananda


"Fare pulizia del corpo e della mente" (Sauca) è il primo dei cinque Niyama (osservanze) dello Yoga: il corpo può essere curato tenendolo pulito, con una corretta alimentazione e anche alleggerendolo da tensioni, da pensieri, da preoccupazioni e da angosce.
Per questo si può parlare di pulizia a livello anche mentale.

Questi tre spunti sono liberamente tratti dall'insegnamento di Swami Sivananda Saraswati,  come riportati nel libro La potenza del pensiero. 


1. Imparate a mantenere libera la mente da cose inutili!

Nella fisica attuale esiste un importante concetto: "il potere di  orientamento". Nonostante la presenza di molta energia, non avviene un  passaggio di corrente. E' necessario quindi collegarla ad un magnete per  ottenere che la corrente passi per mezzo del potere di orientamento.
Similmente l'energia mentale che viene dispersa ed erroneamente rivolta  in diversi inutili pensieri mondani, dovrebbe essere indirizzata verso i  giusti canali spirituali.
Non introducete nel cervello inutili informazioni.
Imparate a mantenere libera la mente da cose inutili e  disimparate tutto ciò che per voi non è necessario. Soltanto allora  potrete colmare la vostra mente di pensieri divini, conquistando una nuova energia mentale, costituita da tutti i raggi mentali dispersi, che  saranno nuovamente sono raccolti.



2. Dinamica del pensiero nell'Universo: l'importanza di ripulire il Manas o atmosfera mentale

In realtà, il pensiero lascia il cervello e si libra nello spazio. Quando un pensiero, sia esso buono o cattivo, abbandona la mente di una persona, dà origine a delle vibrazioni nel Manas o atmosfera mentale, dirigendosi in tutti i sensi. Inoltre, può insinuarsi facilmente nelle menti altrui. Un saggio, che vive in una caverna sull'Himalaya, trasmette un pensiero potente in ogni angolo della terra. Colui che cerca la propria purificazione in una caverna, in realtà purifica il mondo intero.
Nessuno può proibire ai propri pensieri puri ed elevati di diffondersi e di essere assorbiti da coloro che li accettano. Come l'acqua che, con il calore del sole si trasforma in vapore e che, salendo in alto, si condensa in forma di nuvole, per precipitare nuovamente, bagnando di pioggia la terra, così tutti i pensieri, che proiettate dal vostro angolo solitario, si innalzano e si diffondono nello spazio, unendosi a quelli simili, proiettati da gente della vostra stessa natura.
L'unione di tutti questi pensieri forma un argine di tremenda potenza che fronteggia tutte le forze contrarie.




3. Diminuite il numero dei pensieri abituali

In genere la mente, che è senza disciplina, viene occupata da molti pensieri contemporaneamente, quali quelli che riguardano la famiglia, gli affari, la salute, i desideri, le speranze e i timori. Spesso avviene che non riuscite a leggere con interesse un libro, sapendo - per esempio - che tra mezz'ora verrà trasmessa una partita di calcio che desiderate ascoltare. La vostra mente, che ne è già suggestionata, disturba la lettura del libro. E' soltanto privilegio dello Yogi, dotato di una mente ferma, nutrire un pensiero alla volta e trattenerlo per tutto il tempo che desidera.
Se riuscite a controllare perfettamente la vostra mente, vi renderete conto che moltissimi pensieri sono inconsistenti. La mente vaga incessantemente tra pensieri che riguardano il corpo e le sue necessità, tra pensieri di amici, pensieri di come guadagnare denaro, pensieri di come sopravvivere, ricordi della fanciullezza e così via.
Potrete rapidamente progredire fino ad avere il perfetto controllo del pensiero, se disciplinerete la mente e saprete mantenerla costantemente su un determinato argomento o particolare soggetto, escludendo tutti gli altri pensieri.
Abbiate fiducia e riuscirete.

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