17 maggio 2021

L'illusione di avere una missione nella vita | Achhan Sumedho


Ora, quanti di voi sentono di avere una missione da assolvere nella vita?

Qualcosa che dovete fare, un qualche compito importante che Dio o il destino vi ha affidato? 

Accade spesso che una persona si faccia prendere dall'idea di avere una particolare missione da svolgere.

Chi sa semplicemente accontentarsi del modo in cui stanno le cose, di non essere altro che un corpo che respira, che è cosciente, e cresce, invecchia e muore? Possiamo praticare, rispettare i precetti morali, comportarci bene, rispondere ai bisogni e alle esperienze della vita in maniera consapevole e saggia, ma nessuno di noi deve fare nulla. Non c'è nessuno con una missione da svolgere, nessun eletto da Dio, nessuno di noi è un santo, un avatar, un tulku, un messia o maitreya, e neppure una persona.

Persino se pensate: "Io sono un nessuno", sbagliate. Anche essere nessuno significa essere qualcuno in questa vita. Si può essere orgogliosi di non essere nessuno come di essere qualcuno, e altrettanto illusi nel proprio attaccamento all'essere nessuno.

Ma, qualunque cosa possiate credere, di non essere nessuno, di essere uno che ha una missione, di essere un peso e un fastidio per il mondo, insomma qualsiasi cosa, sempre e comunque c'è la conoscenza che permette la cessazione di tale modo di vedere.



Le opinioni sorgono e cessano, non è così? "Io sono qualcuno, una persona importante, uno che ha una missione nella vita": questa opinione sorge e si estingue nella mente. Osservate l'estinguersi dell'essere una persona importante come dell'essere nessuno o quello che sia: tutto finisce, non è così? Tutto ciò che sorge cessa: per cui, non c'è attaccamento all'idea di di essere uno che ha una missione o all'idea di essere nessuno. C'è la fine di tutta quella massa di sofferenza: la sofferenza che è nel dover svolgere qualcosa, diventare qualcuno, cambiare qualcosa, mettere tutto a posto, liberarsi di tutte le proprie lordure o salvare il mondo. Anche gli ideali più alti e i pensieri migliori possono essere visti come dhamma* che sorgono e cessano nella mente.

A questo punto potreste pensare che questa è una filosofia della vita arida e sterile, e che c'è molto più cuore e sentimento nell'essere uno che vuole salvare tutti gli esseri senzienti.

Le persone dotate di spirito di sacrificio che hanno la missione di aiutare gli altri e un compito importante da svolgere hanno l'ispirazione a farlo. Ma quando osservate questo come dhamma, vedete le limitazioni delle ispirazioni e la loro cessazione. A quel punto, anziché esserci qualcuno che deve fare o diventare qualcosa, c'è il dhamma di quelle aspirazioni e azioni. L'intera illusione è lasciata cadere e ciò che resta è la purezza della mente. Perciò la reazione all'esperienza viene dalla saggezza e dalla purezza anziché dalla convinzione personale di una missione da svolgere con il suo senso di sé e tutte le complicazioni connesse con l'intero schema dell'illusione.


Riuscite a credere in tutto ciò? Riuscite a fidarvi del semplice lasciar andare ogni cosa e cessare di essere chiunque siate e di avere una missione e di dover diventare chissà chi? Riuscite a credere veramente in questo, o lo trovate pauroso, arido o deprimente? Forse volete realmente l'ispirazione. "Dimmi che va tutto bene; dimmi che mi ami veramente, che quello che sto facendo è giusto …"

Ciò che vi sto mostrando è cos'è l'ispirazione in quanto esperienza. E' idealismo. Non è per volerla liquidare o giudicare in alcun modo ma per riflettervi su, per riconoscere cosa essa è nella mente, e come facilmente possiamo essere illusi dalle nostre idee e dalle nostre nobili opinioni. E vedere quanto insensibili, duri e spietati possiamo essere con il nostro attaccamento alle nostre opinioni sull'essere caritatevoli e sensibili. 

È qui che occorre esaminare veramente il Dhamma* 

Riflettete su questo: per quanti segni di vite  passate possiate aver avuto, per quante voci da Dio o messaggi dal cosmo o qualunque cosa abbiate ricevuto, nessuno nega queste cose, o afferma che non siano vere, ma sono impermanenti. … 

Stiamo meditando su di esse come sono in realtà: sorgono e cessano. 

[...] 

Tutto è Dhamma. Non solo le cose che vediamo con gli occhi fisici, ma anche quelle che vediamo con la mente. Un pensiero nasce, si trasforma e svanisce. E’ nama-dhamma, una semplice impressione mentale che nasce e svanisce. Questa è la vera natura della mente. In una parola, questa è la Nobile Verità del Dhamma. Se non si guardano e non si osservano le cose da questo punto di vista, non si vede veramente! (Achhan Sumedho)

Quindi,
le nostre missioni nella vita sono le risposte, ma non alle esperienze della nostra vita: sono risposte assolutamente non personali. Non si tratta più di me, con una missione per cui sono stato scelto specificatamente dal cielo su tutti gli altri. Tutto questo modo di pensare viene abbandonato. E che io salvi o no il mondo e migliaia di esseri … non è per l'illusione di essere una persona che ciò può accadere, ma per una naturale risposta che viene dalla saggezza.

In questo io credo … Il vero credere e avere fiducia nel Dhamma, nel semplice aspettare, senza essere nessuno né diventare nulla, ma solo capace di aspettare e rispondere. E se non c'è niente di importante a cui rispondere, solamente aspettare; con in mano una tazza di caffè, osservare la pioggia, il tramonto, invecchiare, assistere al trascorrere degli anni, … alle esaltazioni e le depressioni, gli alti e i bassi, dentro la mente o fuori nel mondo. E c'è la risposta: perché quando abbiamo energia, intelligenza e talento, sempre la vita viene a chiederci di risponderle in maniera retta e compassionevole, cosa che siamo pronti e ben contenti di fare. …

Ma non si tratterebbe di una missione: non sarei io che faccio qualcosa. … A quel punto, la risposta alla vita sarebbe chiara e utile, perché non deriverebbe da me come persona, nè dalle illusioni dell'ignoranza che condizionano le formazioni mentali.

Si osserva l'irrequietezza, la meccanicità, l'ossessività della mente e la si lascia cessare. Lasciamo andare tutto e tutto cessa.

* Forse è utile ricordare che dhamma (nel presente libro con la minuscola) significa "cosa", "fenomeno", come parte dell'universo (non come appartenente a una persona). Il Dhamma invece (con la maiuscola) si riferisce agli insegnamenti del Buddha e alla visione profonda della realtà umana.

(Tratto dal libro "Così com'è - Discorsi sul "lasciar andare" e sul "non sé")



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