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02 settembre 2021

Piano Forte e Gianna Nannini | La differenza a Porto Recanati

Un completo giacca e pantaloni color rosso. Rosso fuoco. Rosso passione, energia, calore. Rosso cuore. La differenza Gianna Nannini la fa non appena appare sul palco, dopo qualche minuto di buio e luci soffuse appese al filo della notte stellata portorecanatese. 
La grinta a tratti quasi tenuta a bada ma mai addomesticata, come una corrente elettrica distribuita alle estremità, profusa nei gesti rapidi delle mani che lei, direttrice d'orchestra di sé stessa e del pubblico, scuote spesso come fossero bacchette magiche.
E tutto è magia non appena entra sul palco la signora in rosso che fa rabbrividire il silenzio con una nota appena accennata della voce, ancora da riscaldare, da armonizzare, da intonare ai ritmi del pubblico a cui Gianna si rivolge ininterrottamente, con la complicità di un frutto maturo. Non più esuberanza ostentata, se mai ce ne fosse stata, ma una intensità di esistenza musicale che sfodera successi sgranando una canzone più bella dell'altra come fossero semi di un rosario. 
Il sacro e il profano, il forte e il piano, la preghiera e il rock. Questa l'alchimia che si compie sul palco nel tour che Gianna ha voluto riservare ai palchi all'aperto di luoghi "minori" d'Italia, minori non come diminutivo, anzi. Come sconfinamento augurale verso dimensioni concrete di recupero della semplicità, limitrofe a ciò che è piccolo e non per questo banale. Come una intimità ritrovata, la benedizione su cieli dimessi alla quale si converte, con una umiltà disarmante che celebra la vita, la sacerdotessa più trasgressiva che la storia della musica italiana possa vantare. Con poche rivali nel suo genere, aggiungo.
Tra queste tappe si illumina Porto Recanati che accoglie l'artista e i suoi numerosissimi fan presenti nell'avvolgente atmosfera raccolta dalle mura del Castello Svevo, in una notte piena di stelle a salutare l'abbrivio di Settembre. Porto Recanati è stata la 29ma tappa del tour Piano Forte e Gianna Nannini, La differenza Estate 2021.


E proprio con il brano La Differenza si apre il sipario musicale, mentre con un respiro profondo quasi di sollievo, si chiude quello umano, profondamente commovente. Gianna Nannini si destreggia su spirali di alti e bassi, invocando - infaticabile come una fuoriclasse a briglia sciolta - l'energia del pubblico, quasi a nutrirsene per andare avanti. Ma è lei a trainare la scena, a scomporsi e ricomporsi,  stella e firmamento intero. Un po' in piedi sul palco, microfono alla mano e movimenti lenti e dirompenti, un po' seduta al piano quasi a scomparire dietro allo strumento, minuta com'è la sua statura, eppur gigante di emozioni a fior di pelle e di inconfondibili "tocchi alla Nannini" come suonare le note finali di Ragazzo dell'Europa con il piede! 

Si alterna così la danza della donna del rock in veste casalinga, differentemente giovane e agile, con un ritmo che a fatica lascia riprendere fiato, tanti sono i frutti meravigliosi di una passione che ha generato nel tempo evergreen indiscutibili: Profumo, Bello e Impossibile, Ragazzo dell'Europa, I maschi, Meravigliosa Creatura, Fotoromanza, Sei nell'anima, Notti senza cuore, Amandoti. Passando per poesie di solo raccoglimento che, ad applaudire al finale, par quasi di interrompere un sacro momento, quali Una Luce e Oh marinaio… Senza tralasciare tributi sofisticati e coinvolgenti come Diamante con buona pace di De Gregori e Zucchero. 


Due volte richiamata sul palco per continuare lo spettacolo, Gianna non concede bis, bensì tutte canzoni nuove. Di volta in volta riarrangiate, cantate a metà con il pubblico, sospirate all'orecchio e gridate al mondo intero, in quel saliscendi di tonalità così peculiare alla timbrica vocale di un'artista che sì, la fa la differenza perché sa amoreggiare con il tempo che passa con la disinvoltura giocosa di una bimba dispettosa che incarna l'elegia di essere anche madre. E quando è tempo di salutare, si ritira portandosi le mani al petto con un preliminare di inchini a sostenere la presa di due ore piene, ininterrotte di performance.
Questa sì che è la differenza. L'abilità di vestire il tempo che passa con una coerenza di spirito pronta ad accoglierne le sfumature più fragili e impermanenti, concedendosi il lusso di essere se stessi sempre. 

Breve clip di "Fotoromanza" cantata insieme al pubblico



UNA LUCE

Gridi, nella notte che favola vicino a te
Quanti baci ho dato che non riconosco più
Ridi, quel bacio forte li butta tutti giù
E vedo la neve vicino al buio
Non so, dove sei non so
Ovunque andrò, io non lo so più
A volte mi sembra tutto un giardino di ghiaccio
Guarda, quelle nuvole che scendono
Nella curva della spiaggia ti ci porto io
Mi guarda, un uccellino in cima alla grondaia
Ma non c'è nessuno
E ci separa il mare
Dove sei non so
C'è il mare, ma non lo so più
Chi sono, da dove vengo e perché non sento freddo
Stella verrà, pietra brillante di sole
Io sarò con te una febbre di luce
Stella verrà per una grande donna laggiù
Che non si sentirà più poi così sola
Calda verrà, una luce calda sarà
Una luce forte di ghiaccio e di estasi
Mi sento battere il cuore
In cima al giardino di ghiaccio


02 ottobre 2019

Pavel Costaneto | A volte la gente mi chiede: "Tu mediti?


"...A volte la gente mi chiede: "Tu mediti?"
"No", rispondo, "non medito."
Ovvero sì, medito, dipende da come voi definite la meditazione.
Non ho un grafico delle sedute. 
Non ho una pratica. Non ho una tecnica.
Sulla mia scrivania non ci sono le foto dei guru.
Non mi dico mai: "Ora sto meditando."
Eppure nel corso della giornata mi trovo immerso nella meditazione.
Rapito dalle sensazioni.
Che meditazione è? 
È una pura passione per quel momento…
Così com'è. 
È il permesso che ci sia.
Impregno la mia esperienza con la curiosità.
Non aggiungo nulla a ciò che accade.
Non tolgo nulla a ciò che accade.
Senza uno scopo. Senza una ricerca. Senza un ordine del giorno.
Senza entrare in uno stato particolare.
Senza avere una particolare esperienza.
È un vero miracolo.
È una straordinaria banalità di ciò che è.
È una vita vissuta.
In fin dei conti, non è fare qualcosa.
In fin dei conti, è ciò che sono.
È una infantile, spalancata, innocente consapevolezza che ingloba dolcemente ogni suono, ogni immagine, odore, sensazione, sentimento. Mi imprigiona nel "mondo" e abbraccia come una madre abbraccia il suo bimbo.
In tal caso, io sono la madre del mio mondo.
Sono uno spazio dove si conserva la quotidianità.
Sono il silenzio alla base delle cose.
Contengo la gioia e la tristezza.
Non dovrò mai cercare un'esperienza più "viva", più "profonda" o più "spirituale", perché questo banale momento è sacro. È bello. È pieno di beatitudine.
È perfetto. È sempre perfetto.
Ecco il vetro spaccato della fermata dell'autobus.
Ecco uno sconosciuto mi ha guardato con gli occhi pieni di tristezza e di dolore.
Ecco che sento il freddo sulle guance mentre sto andando a incontrare il mio amico.
Prima io meditavo.
La meditazione mi è arrivata nelle ossa.
Ora sono io la meditazione.
Sono uno spazio che tiene il mondo."

(Pavel Costaneto, vk.com)














Ecco perché non faccio più yoga: La via diretta oltre Samadhi, Kundalini e altre seduzioni dell'ego 

04 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody il film e la complessa umanità di Freddie Mercury


Vado subito al sodo. Al di là di tutte le possibili critiche o valutazioni cinematografiche riguardo all'interpretazione dell'attore Rami Malek, alla sua verosimiglianza etc. o ad altre valutazioni più da addetti ai lavori, quello che a me è rimasto impresso durante e dopo aver visto il film, è una tonalità di fondo. 

Una nota dominante e sublime, universale, ineccepibile, inarrestabile: quella della Musica (con la m maiuscola sì, perché di capolavori che hanno fatto storia stiamo parlando) e quella dell'anima di un essere umano con tutte le sue problematicità. Che sono sue ma non solo sue, squisitamente peculiari alla biografia di Mercury ma anche garbatamente riverse su tanti destini di chi, per un motivo o per un altro, avverte nel suo percorso esistenziale “chiamate” nude e crude a cui fanno eco senso di solitudine, inadeguatezza, diversità, pericolosità, sconforto, noia ed eccitazione. Con esiti spesso nefasti. 

Eppure ... The Show Must Go On! La vita va avanti, spettacolare nella sua ineluttabilità che, in certi casi di individui marchiati ad uscire dall'anonimato per compiere il proprio destino, come Freddie in questo caso, ammanta la determinazione con un non so che di crudeltà. Mi viene in mente Antonin Artaud e il suo "teatro della crudeltà", sorretto proprio da questo substrato invisibile ma palpabile di "inellutabile necessità".  

Avrai una vita molto difficile Freddie” – sussurra Mary Austin a Freddie quando proprio lui, l’amore della sua vita, le confessa con audacia e sincerità la sua natura più profonda, ammettendo di voler essere sé stesso fino in fondo, vivendosi appieno la sua bisessualità. Una delle scene questa – tra le tante per la verità - a mio avviso molto toccanti del film. Solo lo sguardo di un amore vero può cogliere certe profondità andando oltre la sofferenza personale. Mary Austin rimarrà sempre nella vita di Freddie più di un punto di riferimento, e viceversa, quella controparte energetica mi viene da dire in cui fondersi al di là di ogni apparenza, definizione o ambiguità. Un legame che per certi versi ricorda quello del poeta Rilke con Lou Von Salomé, qualcosa che perdura anche dopo il lasciarsi andare e nonostante le nuove relazioni affettive di entrambe le parti.

Essere sé stessi fino in fondo, costi quel che costi, richiede coraggio. 

Il primo passo per essere all'altezza dei propri destini è non vivere nella menzogna. L’arte dell’abitare la propria autenticità, buona o cattiva sia allo sguardo di una morale socialmente condivisa (o imposta), non è per tutti. Freddie Mercury l’ha fatto, e attraverso di lui si è compiuto il disegno musicale di una band che ci ha lasciato melodie indimenticabili. E attraverso gli altri componenti della band, Freddie è uscito fuori quale realmente era, l’animale da palcoscenico che vuole dare piacere, il performer (così si definiva lui stesso e viene rimarcato anche nel film) in grado di cambiare lo spessore dell’aria a ogni passo e gesto che compie … Il piacere è la vita che danza melodiosamente scomposta tra sogni personali di gloria e cospirazione universale. 



"Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere. " (F.M.)

Di nuovo, eccola, quella tonalità di fondo a cui mi riferisco pensando al film Bohemian Rhapsody e che mi è rimasta vibrante addosso anche nei giorni dopo aver visto il film, la visione che ruggisce nell’intraprendenza degli impavidi; una lucida follia che indossa le vesti di un uomo dalle origini indiane, dall’identità sessuale promiscua, dai tratti somatici innegabilmente irregolari e dalle corde vocali imbevute di grazia. 

Un uomo che anche di una sua imperfezione ha saputo fare poesia e talento, convertendo in tesoro il fatto di essere nato con 4 incisivi in più e dunque, a detta sua, avere più spazio nella bocca e una maggiore estensione vocale. 

Un uomo con un destino da gigante che a tratti lo ha schiacciato, a tratti sollevato fino a farlo volare, fino a farlo sentire infallibile, una hýbris prometeica che è “costata” al nostro eroe la trasmissione del virus dell’HIV e la conseguente morte a soli 45 anni, ma non la fama. E nemmeno l’umanità. 
La profonda umanità del Freddie Mercury che era già Leggenda è quanto a mio avviso rende straziante in senso epico la performance del celeberrimo concerto dell’86 allo stadio di Wembley, con cui termina il film e così minuziosamente reso fedele all'originale. 

Il bacio promesso e reso alla madre durante la diretta, è un tocco intimista, più che fanciullesco, da far venire gli occhi lucidi all'istante. Un dettaglio restituito nel film cui vale la pena soffermarsi, non foss’altro per la sensibilità con cui è stato restituito. Il sipario delle riprese cinematografiche non può che chiudersi con quello che è stato uno dei concerti più famosi di sempre, e non solo dei e per i Queen.

Ai titoli di coda, dopo tanto Rami Malek Mercury a cui ci siamo ormai abituati, compare lui, l’originale, il “vero” Freddie, Farrokh Bulsara Mercury che, in piedi con una mano sul pianoforte canta Don’t Stop Me Now. 

L’emozione prende il sopravvento. Tornare all'Origine, e agli originali, fa sempre bene!




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04 agosto 2017

HINDI ZAHRA OUT OF MIND INSIDE THE SPIRIT WORLD – L’OSSESSIONE PER IL RITMO E L’ARTE DELL’ATTESA




Tra le sue muse ispiratrici: Lhasa, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Ali Farka Touré, Oumou Sangaré, Maria Callas, Nina Simone. Tra i luoghi e i ritmi ispiratori, oltre a quelli delle sue radici berbere marocchine, ovviamente (e pensiamo ai deserti sconfinati dell'Atlante e alle profondità dell'Oceano): America Latina, Brasile, India, Gitani del Sud di Spagna ovvero Andalusia. Madre cantante, padre soldato, bisnonno danzatore che praticava la trance, un invito a "pensare a dei gitani che vivono in una casa" ... Lei è una delle prime artiste donne a cantare in lingua berbera, una lingua antica 6000 anni, propria della cultura amazigh, la cultura degli "uomini liberi", e a portarla in giro per il mondo non senza un certo orgoglio. Non senza un sincretismo che fino ad ora forse mai nessuno aveva osato. Mai nessuna aveva osato. L'ardimento è donna. Cosa ci si può aspettare, d'altronde, da una creatura con il nomadismo impresso nell'anima, erede del retaggio tribale tuareg e insieme cultrice appassionata della raffinatezza bohémienne della sua città d'adozione, Parigi?


Il nuovo album si intitola "Homeland", richiama alle Origini ben oltre il senso puramente territoriale del termine e, soprattutto, arriva dopo ben cinque anni di distanza dal primo ("Handmade"), un tempo di solito considerato pericolosamente impraticabile per gli artisti, emergenti o sulla cresta dell'onda. Ma lei già "Handmade" l'aveva fatto da sola, da buona outsider qual è, seguendo pazientemente i suoi tempi, ascoltando coraggiosamente i suoi ritmi, nutrendosi di solitudine e natura e di tutto il tempo necessario, senza fretta, perché avere cura dell'"ogni cosa a suo tempo" è un'arte anche quella. Arte che sciamane e sciamani connessi ai cicli naturali conoscono fin troppo bene. 



"Handmade", fatto in casa, artigianale come un focolare che nutre attorno al fuoco dell'attesa. E suona come una dichiarazione d'indipendenza, rimbomba come un tamburo nel silenzio di un cielo stellato dove non c’è altra cosa da fare che danzare. Perché la danza appartiene ad Hindi come il calore al fuoco, puoi forse separarli? Lei ci tiene a sottolinearlo che tutta la musica è trance, è danza, elementi imprescindibili se si fa musica “non per giocare, ma per avere qualcosa da trasmettere”. “Si fa musica ma non si gioca con la musica” –  e quando lo dice diventa serissima, nel suo volto sopraggiunge l’enfasi di chi ti sta dando un avvertimento direttamente tratto dal mondo dell’invisibilità, dove tutte le cose prendono forma e l’ispirazione diventa missione. E, a seguire una chiamata che ti ulula nelle viscere non importa se passa un giorno, due mesi o cinque anni, perché diventa cruciale lasciarsi il tempo per "morire" e potersi così ri-creare partendo da una nuova fonte di energia creativa. L'originalità è un'audacia che poco ha a che fare con l'esibizionismo e Hindi Zahra la incarna letteralmente alla perfezione. Di nuovo, Origini, radici, terra, avi, antenati ...  Homeland. 




"Dopo due anni e mezzo di tour in cui ho incontrato moltissime persone a cui dovevo anche riuscire a dare la mia energia, sono arrivata al punto in cui questa energia doveva essere rigenerata. Per me è molto importante che la gente osservi dopo un'ispirazione. Sono convinta che sia meglio creare le condizioni affinché l'ispirazione arrivi, preparare anche un luogo affinché l'ispirazione arrivi più facilmente senza doverla cercare a tutti i costi. La natura porta al silenzio, alla pace e, in questo senso, anche all'ispirazione. Quindi, volendo realizzare un nuovo album, avevo bisogno di una nuova me. In un periodo di circa due anni, a Marrakech dove nessuno mi conosceva, ho fatto questo lavoro di ricerca su me stessa, le mie origini, su quello che voglio dare alla gente, perché non si deve giocare con la musica."



Hindi Zahra è una grande maestra dalla sapienza ancestrale e ha la grazia di non lasciarlo a intendere. Per questo è ancora più grande. Lei sa, la sua anima, come la sua voce e come ho scritto altrove "è trasversale ai mondi". Un privilegio ascoltare la sua musica, un dono incredibile assistere ai suoi concerti che sono veri e propri rituali, cerimonie in cui lo scambio tra chi ascolta e chi canta diventa palpabile come impugnatura di coltello tra le mani del vento. Non c'è momento più importante che quello del "live" per Hindi, il coinvolgimento totale del pubblico che è anche addestramento alla giocosità propria di ogni anima selvaggia. E lei sa bene come fare perché "più ti diverti tu sul palco, più si diverte chi ti guarda e ascolta". L'esplosione di gioia è sempre una scorciatoia verso dio, qualsiasi volto gli si voglia dare o non dare e in qualsiasi modo lo si voglia intendere. In questo scambio, in questa sorta di contagio emotivo ed empatico, Hindi intravede l'aspetto più spirituale dei suoi concerti e del contatto con il pubblico. 


La gestualità di Hindi Zahra è la partitura più straordinaria di chi vive nella sua arte talmente integra e fedele a se stessa da potersi persino trascendere. La musica di Hindi è World Music come si dice nelle etichette discografiche ma lo è nel senso più ampio del termine, è Musica Universale, inseminata dallo spirito libero di ogni vera narrazione possibile. Hindi è una inebriante cantastorie, gitana con le frontiere sciolte come i capelli lunghi che le scivolano sulle spalle, sa come portarti a cavallo tra i mondi (visibile e invisibile), sa che la Creazione è sempre un atto di fuoriuscita da sé: out of mind, la trance non porta forse a questo? 



Non è certo per vezzo folkloristico che il suo corpo a un certo punto non può fare a meno di scomporsi nelle danze della sua Moroccan Trance. E’ vitale, non accessorio da performance fine a se stessa. “Ho una ossessione per il ritmo”, ammette. E come potrebbe essere altrimenti! 

Meravigliosa donna con il tumulto dei cieli che ti gravita dentro! Tu sei ritmo, vibri con l’universo e incarni senza fronzoli la passione che ti smuove. Mi fai venire in mente la bellissima frase del libro “Le Onde” di Wirgina Woolf “Sono di volta in volta maliziosa, allegra, languida, malinconica. Sono ben radicata, eppure fluttuo”. 







I feel a thousand capacities spring up in me. 
I am arch, gay, languid, melancholy by turns. 
I am rooted, but I flow 

(Virginia Woolf) 





Ben radicata, eppure fluttuante. Mai onda anomala nel maremagnum dell’esistenza ha avuto un nome così seducente: Hindi Zahra. 


Ho scritto di Hindi anche qui, dopo il concerto di Torino del 9 luglio. Era la seconda volta che la vedevo esibirsi dal vivo ma … non sempre gli occhi che abbiamo aperti sul mondo ci fanno vedere le stesse cose!  





Kasbah des Oudaias, Rabat 2017

FUORI DAI LUOGHI COMUNI

10 luglio 2017

E poi una magica notte di Plenilunio Hindi Zahra fa tappa a Torino



E poi in una magica notte di plenilunio, una donna francese dalle origini berbere sceglie di fare tappa a Torino. Nel suo sangue scorre la ruggine del deserto. Ha la ruggine il deserto? Tutto è possibile con la magia in azione: Immaginazione. Sa di terra bruciata la sua lingua quando con il frenulo teso alla massima possibilità di estensione, emette suoni che si accordano istantaneamente alle armoniche più ancestrali del cosmo. L'hanno soprannominata la Patti Smith del deserto, ma Hindi Zahra è soltanto Hindi Zahra, è lei e basta. 


Hindi Zhara - Torino 9 luglio 2017 - Foto ©CECILIA MARTINO

A dire il vero anche a me è venuta la tentazione di “ri-chiamarla”, accostandola più che a qualcuno a qualcosa. Un qualcosa che rievoca piuttosto archetipi e non personalità altrui, pur famose che siano. L’ho soprannominata la Thonban Hla delle Alpi, perché mi è bastato vederla danzare sul palco e trasmutarsi in selvatichezza pura affinché lo spirito della "dea tre volte bella" (Thonban Hla) che aleggia sul Monte Popa in Birmania soffiasse come polvere di stelle su un palcoscenico di un'estate musicale. 



Fa magia tutto quello che scomoda l'invisibile per attutirci i colpi di ciò che abitualmente non comprendiamo e quasi sempre passa dal corpo la verità. Hindi Zahra trasuda autenticità da tutti i pori della pelle, perché smania e suda, si scompone e ricompone sul palco come creatura multiforme, perché ci travalica il cuore quando canta e si dimena come sciamana avvezza al circuito dell'inaudito e si percuote il petto con le mani, picchietta la fronte con le sottili dita pittate di rosso, a intervalli alterni si lascia cadere i lunghi capelli da indios completamente sul viso, la testa ciondoloni per seguire il ritmo tribale dell'armonia mundi. 



Sembra una fiera o un rapace appena messo in libertà. La sua voce è un idillio trasversale ai mondi. Acuta e calda, soft e ululante, è una sinfonia di sonorità che attinge la sua prima nota dall'anima selvaggia, il diapason dell'accordatura con l'anima che Hindi, la nostra randagia di classe, un po’ principessa un po’ gitana, conosce benissimo. Senza artifici o vezzi di sorta. Conosce perché il suo corpo sa, la sua voce è un dono e lei lo padroneggia come non fosse affar suo. Perché non ammettono troppi sforzi, gli dei e le muse quando lasciano le tracce. E le impronte Hindi Zahra le lascia eccome, e sono simili a spirali sinuose e avvolgenti, mistiche e sensuali, lunescenti e ammiccanti come i codici più segreti dell’anima.





"Trans in my dance"... dalla Pagina Facebook ufficiale di Hindi Zahra



DAL MIO SITO WWW.CECILIAMARTINO.IT 
TRADUZIONE IN FRANCESE DI F. SICAMOIS



























16 marzo 2017

#VIDEO: TUTTI QUANTI VOGLION FARE YOGA - OBLIVION


Namaste!
A me che da anni gravito nel mondo dello yoga con annessi e connessi, questo video - che trovo davvero brillante! - fa un sano effetto ristoratore, per cui ve lo offro come antidoto alla noia e alla pesantezza di certa seriosità che spesso circola nei cossidetti "ambienti spirituali"

Nel film Carol c'è una scena dove la strepitosa Cate Blanchett / Carol, in uno dei momenti più drammatici della storia e con la sua impeccabile eleganza, recita la seguente battuta "e quando pensi che niente possa andare peggio... ecco che hai finito le sigarette!" Una battuta che non ti aspetti, una sferzata di qualcosa che, viste le circostanze, arriva come un ghigno di irriverente disinvoltura e che, a dispetto del climax emotivo del momento, ti strappa un sorriso. L'ironia, che respiro leggiadro dell'universo! La battuta sagace, intelligente, il varco della leggerezza nella matassa dei drammi che spesso recitiamo nelle nostre vite senza nemmeno rendercene troppo conto. Ma lo sapete che l'universo, il divino, l'amore o come vogliamo chiamarlo, ha un senso dell'umorismo spietato

Come Bollywood...

Leggendo le vite di molti maestri spirituali sia orientali che occidentali, dovrebbe saltare all'occhio quanto senso dell'umorismo essi abbiano sempre avuto, quanto l'apertura verso la dimensione autentica dell'essere passi per una sana desacralizzazione. Forse non dovremmo mai dimenticarci che la vita è gioco (“lila” in sanscrito, tanto per rimanere nel gergo yogico visto il tema del video che vi propongo), che il gioco ha le sue regole e che spesso può essere divertente anche infrangerle ma, soprattutto, che noi siamo il gioco e i giocatori. Noi i funamboli, gli equilibristi e i danzatori, le danzatrici; sempre per rimanere in tema, nei Purana si dice che il dio Shiva creò il mondo danzando (Nataraja, lo Shiva danzante è una delle immagini più famose del pantheon induista). 

I fiori di Bach ... 
Insomma, se stiamo attraversando momenti che ci sembrano eccessivamente pesanti, difficili, complessi, come se tutta la gravità del mondo poggiasse sulle nostre spalle, beh, ecco magari potrebbe essere segno che ci stiamo prendendo un pò troppo sul serio. Che si è interrotto il contatto – la danza, il ritmo – con quella sostenibile leggerezza dell'essere che scaturisce dal non sentirsi soli nella partita della vita in quanto siamo sempre sostenuti da una Forza che è di gran lunga più intelligente e divertente di quanto a volte noi crediamo. Se ci sono cose che nell'immediato non comprendiamo, situazioni che ci appaiono crudeli, ingiuste o semplicemente faticose, possiamo comunque scegliere di rimanere fedeli alla vita: l'universo non commette mai errori e la vita, prima o poi e di sicuro quando meno ce lo aspettiamo, risponde.

Bevo pipì e divento New Age ... 
Limitiamoci - ed è già un bel da fare - a rimanere nello spirito del gioco, della sana follia dissacrante, dell'ironia che ridistribuisce il giusto valore alle cose, depersonalizziamoci, non diamoci così tanta importanza, non prendiamoci così tanto sul serio, facciamoci una sonora risata e ringraziamo per quanto stiamo vivendo, perchè stiamo vivendo. Diventiamo plurali, come la natura, non lasciamoci intrappolare dalla nostra presunta piccolezza (o grandezza che può essere benissimo l’altra faccia dell’ego).

Con l'inspirazione e l'espirazione puoi giungere alla levitazione...
A me che da anni gravito nel mondo dello yoga con annessi e connessi, questo video - che trovo davvero brillante! - fa un effetto ristoratore, complice anche il ritmo irresistibile, per cui ve lo offro come antidoto alla noia e alla pesantezza di certa seriosità che spesso circola nei cosiddetti "ambienti spirituali" e concedetemi il virgolettato considerando che per me non esiste distinzione tra ciò che è spirituale e ciò che non lo è, dal momento che l'anima delle cose possiamo coglierla ovunque!. Pertanto,  quando pensi che niente possa andare peggio ... guarda questo video! ;-) 









Puglia, Alberobello, Agosto 2016


05 novembre 2014

#VIDEO: LUCE (TRAMONTI A NORD EST) - ELISA



Oggi ci connettiamo con la Luce, vibrazione potentissima che rispecchia la nostra vera essenza. Qualsiasi momento di quiete e beatitudine viene sempre contraddistinto da una radianza luminosa di cui si sono fatti portavoce e insieme testimonianza tutti i più grandi maestri realizzati, yogi e mistici dalla notte dei tempi.
Ma non è un requisito per pochi eletti.
Siamo tutti fatti della stessa sostanza, e questa sostanza è la luce, la splendente vacuità per usare un termine caro al misticismo tibetano.
"Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella. Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra su nuovi giorni …"

L'importante è non lasciarsi ingannare dal tranello separatore della mente discriminante e comprendere, sperimentandolo, che anche il buio è luce, anche la morte è amore, e tutti gli aspetti d'ombra non sono nostri nemici, anzi ("in tanto dolore, niente di sbagliato, niente niente"): sono il nostro materiale alchemico per trasmutare il rame in oro. Non si può separare ciò che nella sua essenza è unito, Unità: il Cielo con la Terra, lo spirito con la materia, la luce con il buio.

Essere nella luce non vuol dire pensare positivo a tutti i costi, ma pensare diversamente
: non diventare più buoni, ma più vasti. Non andare sempre più su o sempre più giù, ma andare altrove.

Prendiamoci cura ogni giorno e ogni notte della nostra vastità: non c'è altra luce che questo puro spazio dinamico dove tutto è possibile, dove tutto semplicemente E'. "Avrai cura di tutto quello che ti ho dato". Prendiamoci cura di ogni singola esperienza della nostra vita: al di là del bene e del male, concedendosi al flusso della vita, esiste solo la Bellezza. "Non ho difese ma ho scelto di essere libera". 
Namaste!



03 novembre 2014

#VIDEO: ONE LOVE - BOB MARLEY 432 HZ



Oggi ci connettiamo con l'Unità sostanziale di tutti gli esseri e con l'Anima del mondo.
C'è un solo grande errore che possiamo fare nella vita ed è quello di sentirci separati, soli, divisi da tutto e da tutti, con la volontà di controllare ogni minimo dettaglio di quanto ci capita. Se rimaniamo nel flusso universale degli eventi con la fiducia che siamo un Unico interconnesso, non avremo più bisogno di controllare nulla, di giudicare nulla, di discriminare, di rifiutare, di separare e la nostra vita diventerà un canto di ringraziamento incessante all'Universo, una danza armonica di pura esperienza di esistenza cosciente e gioiosa. Siamo essere distinti (ciascuno con la propria missione, vocazione, aspirazione, Daimon) ma non separati. Distinti ma non separati. In sanscrito tutto questo è racchiuso in 3 parole: SAT CIT ANANDA (Verità Coscienza Beatitudine). La vibrazione cosciente della Gioia è l'essenza dell'Anima del mondo di cui facciamo parte. Tutto è animato da questa Coscienza-Forza che non ha altro bisogno vitale che esprimere Ananda, pura beatitudine. Le cose essenziali non hanno bisogno di troppe parole: One Love One heart Let's get together and feel all right Saying-Give thanks and praises to the Lord And I will feel all right (Un solo amore Un solo cuore Uniamoci e sentiamoci bene Dico - Lodiamo e ringraziamo il Divino). Per entrare ulteriormente in risonanza con questa magica vibrazione, ho scelto la versione a 432 Hz che è la frequenza armonica dell'Universo. Namaste!


31 ottobre 2014

VIDEO: JOGA - BJORK



Oggi facciamo nostro il tempo del Samhain, festa pagana di origine celtica solitamente associata ai defunti (da noi nota come Ognissanti), uno dei passaggi cruciali nella Ruota dell'Anno del calendario lunare. E' il momento stagionale dell'ultimo raccolto e dell'arrivo dell'inverno. Il buio avanza facendosi portatore di quanto solitamente rimane celato, si assottigliano i confini tra i mondi (visibile e invisibile), passato e futuro, vita e morte. E' il momento di celebrare il regno di Ade, la dimensione spirituale delle ombre, degli antenati, degli dei dimenticati, ricordandoci che niente in questa terra vive se non contenendo sempre il suo opposto: il giorno con la notte, il buio con la luce, il cielo con la terra, lo spirito con la materia. Se trascendiamo i criteri discriminanti della mente di bene e di male, giusto e sbagliato, bello e brutto, possiamo convivere armoniosamente nell'equilibrio tra gli opposti: la vera libertà si ottiene per inclusione ed espansione, non per esclusione e separazione. State of emergency How beautiful to be State of emergency Is where I want to be (Stato di emergenza Come è bello essere Stato di emergenza È dove voglio essere). I lati oscuri di noi, le dimensioni terrifiche della Natura e dell'Universo non sono altro che l'ombra della luce. Accogliere questi "demoni" nella nostra esperienza, senza averne paura e opponendo resistenza per voler controllare tutto, vuol dire trasformarli nei nostri migliori alleati.  Namaste! 




30 ottobre 2014

#VIDEO: THE SOUND OF SILENCE - SIMON & GARFUNKEL



Oggi connettiamoci con l'essenza più preziosa di noi e dell'Universo intero: il Silenzio. Quando riusciamo a pacificare la mente, semplicemente rimanendo nello stato naturale senza sforzo, lasciando che i pensieri ci attraversino senza attaccarci a nessuno di essi, accediamo alla dimensione quieta del nostro vero Sé in cui tutto ci si rivela. Il Silenzio è gioia dell'ascolto che nulla chiede e che tutto contempla: la più potente preghiera che possiamo mai rivolgere al nostro Dio personale - qualsiasi aspetto gli vogliamo dare - è quella di giacere in ascolto senza chiedere nulla, rimanendo aperti ad ogni possibilità. Nell'apertura non giudicante le risposte giungono come rivelazioni, lampi di intuizione, al di là della mente e di ogni nostra possibile premeditazione. L'Universo sa sempre cosa è meglio per noi, per il nostro momento presente. E ci parla con un linguaggio silenzioso che vale più di mille parole. Namaste!



29 ottobre 2014

#VIDEO: FREE LOVE - DEPECHE MODE


Oggi ci connettiamo con l'Amore che rende liberi. l'Amore vero non ha niente a che vedere con il sentimentalismo, è piuttosto uno stato dell'essere che prova gioia per il solo fatto di provare amore e darlo incessantemente, senza aspettative o senso di possesso. Gelosie, invidie, orgoglio, sono i "veleni della mente", caratteristiche della personalità egoica che inquinano la purezza di una condizione esistenziale che, nella sua essenza, è proprio questo: just free love. Perché l'Amore, se è vero amore, rende liberi non schiavi. No hidden catch No strings attached Just free love ("nessun tranello nascosto, nessuna corda legata, solo libero amore"). Si può pensare di espandere l'emozione che si prova per una singola persona amata come davanti a un bel tramonto, in qualsiasi momento della giornata, fiduciosi che l'Universo ricambia sempre l'amore con l'amore. Namaste!

SE AMI QUALCUNO, LIBERALO DA TE

DENTRO QUESTO NUOVO AMORE, MUORI (RUMI)