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20 marzo 2016

SRI LANKA LA DANZA DEL NAGA E IL SIMBOLO DEL SERPENTE

©Foto CECILIA MARTINO
Dopo nemmeno un’ora dal mio ingresso al Festival dell’Oriente, sento annunciare al microfono “Ed ora, dallo Sri Lanka, la danza del Naga, il dio serpente accompagnato dal ritmo del tamburo”. Niente da fare … il mio viaggio in Sri Lanka continua – ammesso che io sia davvero mai tornata da lì! Ovviamente ho sorriso a tale sincronicità e poi mi sono affrettata a guadagnare una prima fila davanti al palco per scattare qualche foto che poi è diventata una ripresa (a fine articolo trovate il video). Benché si tratti solo di rappresentazioni a fini di uno spettacolo (diverso è assistere alle stesse danze in luoghi e circostanze dove esse assolvono al loro scopo rituale originario), l’ebbrezza delle vibrazioni tuonanti del tamburo e la bellezza della gestualità sacra di tale danza che può essere definita sciamanica a tutti gli effetti, è innegabile! 

La danza del serpente scuote sempre molto l’immaginazione. Figuriamoci poi, se accompagnata dal ritmo di un tamburo, strumento per eccellenza della “caccia all’anima” quel contatto con l’invisibile che richiama le zone più impraticabili della psiche le quali non sono altro che spiriti da risvegliare, accogliere, amare e, appunto … danzare. Il tutto senza pregiudizi, al di là del bene e del male ma piuttosto nella bellezza del ritmo della vita, che è Natura.

I naga (“serpente”, femminile “nagini”) sono un'antica razza di uomini-serpente presente nella religiosità e nella mitologia vedica e induista. Storie di Naga fanno ancora parte della tradizione popolare di molte regioni a predominanza indù (India, Nepal, Bali) e buddhista (Sri Lanka, Sud-Est asiatico). I naga sono particolarmente popolari nel Sud dell'India, dove si crede che donino fertilità ai loro fedeli. Spiriti della natura per eccellenza, abitanti nascosti sul fondo di pozzi, laghi e fiumi profondi da cui la loro affinità con l’elemento acqua, i naga custodiscono anche l'elisir della vita e dell'immortalità.  Stando a una leggenda, quando gli dei stavano distribuendo la vita tra le creature, i naga riuscirono a rubarne una coppa. Gli dei recuperarono la coppa, ma nel farlo versarono parte del contenuto in terra; i naga lo leccarono dal terreno, e così si tagliarono la lingua, che da allora è biforcuta.

Spirito dell’acqua originaria, il naga è lo spirito di tutte le acque, sia di quelle che scorrono sotterranee, sia quelle che scorrono sulla superficie della terra: gli  inferi e gli oceani, l’acqua primordiale e la terra profonda formano una materia prima, una sostanza primordiale che è quella del serpente, l’emanazione dell’indifferenziato primordiale, da cui tutto proviene e a cui tutto torna per rigenerarsi.

Secondo l'approccio psicoanalitico di Gustav Jung, il serpente è “un vertebrato che incarna la psiche inferiore, lo psichismo oscuro, ciò che è raro, incomprensibile, misterioso” e ancora: "il serpente rappresenta la libido che si introverte. Attraverso l'introversione si viene fecondati da Dio, ispirati, ri-procreati e rigenerati" (Carl Gustav Jung, La libido, simboli e trasformazioni).

Rapido come un baleno, il serpente visibile scaturisce sempre da una fessura o spaccatura, per sputare la morte o la vita (che, come tutti gli opposti, coincidono), prima di ritornare nell’invisibile. Gioca con i sessi come con tutti i contrari: è femmina e maschio insieme, gemello di se stesso, al pari dei grandi dèi creatori che sono sempre, nelle loro prime rappresentazioni, serpenti cosmici. La completa comprensione e accettazione del maschile e del femminile all’interno di ogni organismo crea la fusione del due in uno, che quindi produce energia divina. Due in uno. Distinti ma non separati.
Immagine del Buddha in unione erotica con la compagna, emblema del matrimonio mistico, delle nozze alchemiche, della fusione del principio maschile con quello femminile e, in generale, di tutti gli opposti. Il  Samantabhadra è il bodhisattva della Verità nel Buddhismo Mahayana, associato alla pratica della meditazione. Nelle correnti tantriche esoteriche è spesso raffigurato in coppia con la sua consorte Samantabhadri. Il magnete nella foto è uno dei "souvenir" che mi sono portata dal Festival dell'Oriente - stand del Nepal ©Foto CECILIA MARTINO
In arabo il serpente è al hayyah, la vita al-hayat e uno dei principali nomi divini è Al-Hay, il che va a tradursi non tanto come il vivente ma come il vivificante, il principio stesso della vita che è simultaneamente morte: la muta della pelle, rigenerazione attraverso la distruzione e anche trasmutazione del veleno.

Nel tantrismo è la Kundalini, avvolta in 3 spire e mezzo alla base della colonna vertebrale e che, quando risvegliata, sibilando ascende, energia creatrice a carattere sessuale, libido quale manifestazione rinnovata della vita. Dal punto di vista macrocosmico, la Kundalini ha il suo corrispondente nel serpente Ananta che serra  fra le spire la base dell’asse del mondo (Axis mundi, colonna vertebrale) e che, associato a Vishnu e Shiva, rappresenta simbolicamente lo sviluppo e il riassorbimento ciclico. Quel ciclo naturale Vita-Morte-Vita che, incessantemente, sostiene qualsiasi tipo di Creazione.

Il vocabolo sanscrito naga vuol dire sia elefante sia serpente: essi esprimono l’aspetto terrestre, l’aggressività e la forza della manifestazione del grande dio delle tenebre che è universalmente il serpente.

Nel “Libro dei Morti”, testo sacro degli Egizi, il serpente Atun padre dell’Enneade di Eliopoli proclama “Io sono colui che rimane…; il mondo tornerà al caos, all’indifferenziato, io mi trasformerò allora nel serpente che nessun uomo conosce, che nessun dio vede!”…  Quale immagine migliore del primo deus otiosus naturale nella sua trascendenza implacabile.


(Testo liberamente tratto dal Dizionario dei simboli di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant).

La saggezza che ci rimanda lo spirito del serpente è dionisiaca, richiama all’anima selvaggia, riconduce direttamente alle origini della vita, emblema di una coscienza tremendamente corporea – al di là di qualsiasi prudenza o morale nervosa – che si esprime, piuttosto, con un ritmo e come uno stile di danza. E, tornando dal punto da cui sono partita, cosa ricorda il movimento del serpente se non una danza interamente compiuta nell’istinto più corporale che ci sia! “L’immaginale non è mai tanto vivido come quando siamo legati istintualmente con esso” (James Hillman, Saggio su Pan)

Non rimane che goderci la danza del Naga, tremando al ritmo del tamburo che ci invita a "rimuovere l’idea che ciò che è luminoso tale invece non sia” (Thonban Hla)



Serpente… avanzi strisciando
C’è il fuoco nei tuoi occhi.
Scuotimi, stimolami,
imparerò a comprendere



Riprese effettuate (con cellulare!) al Festival dell’Oriente di Torino, sabato 19 marzo 2016




Festival dell'Oriente, Torino 19 marzo 2016

06 febbraio 2016

Sri Lanka Weligama, tuffo nell'oceano del fare anima

Oceano Indiano, Weligama ©Foto CECILIA MARTINO
Procedendo da Hatton, nel cuore delle piantagioni di té, verso la baia più grande dello Sri Lanka, si attraversano strade dove la foresta ti sembra di poterla afferrare con il palmo della mano mettendo le braccia fuori dal finestrino, piante con foglie giganti, palme, contorsioni di verde in tutte le loro sfumature e, in lontananza, scrutando un po’ più in profondità oltre il groviglio di radici e rami, ogni tanto puoi scorgere qualche corso d'acqua che intona il suono della cupa trasparenza di ogni foresta pluviale che si rispetti. 


 
E poi ci sono le soste, quelle per ritrovarsi con un cocco in mano a tirare con la cannuccia la bevanda più dissetante di ogni paradiso tropicale del mondo, l’acqua di cocco, mentre un camaleonte scambia effusioni e colori con un pezzo di legno in terra ricordandoti che non c'è modo migliore per conoscere una cosa che diventare quella cosa (la maestria nell'empatia) e un’iguana fa capolino dal tronco di un albero davanti alle increspature bianche dei movimenti fluidi dell’Oceano Indiano. 
  
"Sei tu che contieni il mondo, e non viceversa... non devi fare assolutamente niente per essere felice, per sentirti pienamente realizzata, se non ciò che stai già facendo, e cioè vivere e sognare". 

Siamo quasi a Weligama, uno di quei luoghi che sta al fare anima come il fuoco alla fiamma di una candela, come le onde al mare e il crepuscolo al sole … “I luoghi dove i ricordi possono essere più densi sono i luoghi migliori per parlare con gli dei". Qui l’incontro con la Madre selvaggia e i maestri del passato sempre vivi fluisce solido come le canne degli ultimi pescatori ancora presenti nel villaggio. E’ un luogo dove i turisti non possono arrivare, è selvaggio e ancora non completamente abilitato all'accoglienza dei viaggiatori. E noi ci siamo arrivati. 

Oceano Indiano, Weligama ©Foto CECILIA MARTINO
Qui Selene ha vissuto 6 anni a contatto con il suo maestro Michael Williams, qui ha meditato negli eremi della foresta apprendendo le basi di quella che sarebbe diventata la sintesi più rivoluzionaria delle pratiche di matrice sia orientale che occidentale, lo yoga sciamanico. E qui - mi viene da dire – qui è nato Tutto. E chi ha letto – tra gli altri della stessa autrice – il bellissimo libro "James Hillman il cammino del fare anima e dell’ecologia profonda" può capire a cosa mi riferisco, e potrà avere lo stesso sussulto d’anima che mi ha colto non appena messo piede a Weligama. 

"L’insegnamento del maestro è espressione della reale natura delle cose; come il riflesso della luna sull’acqua, esso è vivido e  presente, anche se non ha sostanza alcuna, ti guida, come luce nella notte la cui sorgente è pura e perenne vacuità".

Qui ci sono alcune piante suscettibili al tocco che, appena le sfiori, si schiudono come fossero fiori, come se la magia avesse urgenza di dimostrarsi nelle sue sfaccettature più inverosimili, e ti aspetti da un momento all'altro di trovarti davanti qualche fatina o folletto, gli spiriti dell’Underworld con cui si entra in contatto prestando attenzione, la famosa attenzione che è la chiave dello sciamanesimo come mi piace ripetere spesso nei miei post, facendo eco alle parole di Michael Williams a Selene: "Lo sciamanesimo é attenzione" ... 

Oceano Indiano, Weligama ©Foto CECILIA MARTINO
Qui ci sono‎ sfumature di cielo visibili a occhio nudo, nudo nella visione interiore e persino il riverbero delle onde sulla sabbia ha un colore e un calore diverso... Immergersi in queste acque cogliendone il sibilo a fior di pelle mentre il resto del mondo sembra riassorbirsi all'istante alla prima bracciata a stile libero, é come un'abluzione nel vuoto - "non il nulla, ma la chiara luce dell'esistenza primaria" - tra il volo di gabbiani e quell'unico pescatore che, in un anfratto di oceano, compie il suo rituale indisturbato, nell'armonia di ogni cosa che si compie senza sforzo, nel ritmo della bellezza che non si attacca al proprio compimento. 

"Il suo corpo é vuoto come una canna di bambù e la sua coscienza é al di là dei pensieri  come il centro dello spazio". 

Pescatore a Weligama, Sri Lanka 4 gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO
Dopo il bagno corro a prendere la macchina fotografica per immortalare quel quadro vivente con l'adagio quasi furtivo di chi sta entrando nell'intimità di qualcuno, rimango a distanza per non osare l'invadenza, qualche scatto e poi mi ritiro sullo scoglio più alto per godere il panorama respirando fin nel midollo ogni cellula di vento e salsedine che quella prospettiva aerea mi concede e al mio ritorno il pescatore é lì, alla base della roccia, che segue incuriosito il mio saltare a piedi nudi e con il solo costume addosso, da un sasso all'altro, simile alla corsa di una gazzella, e quando arrivo alla fine, dopo l'ultimo balzo, mi sorride. Lo saluto semplicemente con un cenno di occhi simile a un battito di ciglia perché ho le mani occupate dalla macchina fotografica, ma in quell'incontro fugace di sguardi ci ho lasciato transitare tutte le storie che non sono state mai scritte, tutte le parole che non sono state mai dette, tutte le formule magiche che non sono state mai pronunciate, tutto l'amore che non ha bisogno di troppi convenevoli. "Vieni con me, vieni con me" - ho ripetuto nel silenzio del muto stupore la formula psichica della creazione immaginale per portarmi quel tocco di animica complicità ‎ per sempre nel mio andare. 

Pescatore a Weligama, Sri Lanka 4 gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO
Ovunque io vada, il passo selvatico della gazzella e il ritmo preciso del predatore con il suo retino per pescare, abbarbicato su un tronco di legno piantato nel mare, mi ricorderanno la danza del sole e del vento di quel giorno a Weligama. "La via spirituale non si percorre muovendosi da un punto all'altro, ma facendosi cosí attenti da scoprire che tutto é già qui, esattamente dove ci troviamo ora. La ricerca interiore non é finalizzata alla scoperta di segreti, al cambiamento dello stato delle cose, ma al risveglio del potere dell'amore che permette di realizzare la totale perfezione del mistero di ogni cosa che esiste". Weligama, lo Sri Pada, l'Himalaya, il Gange, o l'aiuola sotto il tuo condominio. Non c'é differenza per la coscienza che gioisce della sua esistenza. Sat Cit Ananda, la beatitudine é un atto di presa di coscienza, afferrare nell'intuizione di un lampo che tutto é sacro, che la bellezza é ovunque, che ogni momento é quello che é e che deve essere. Perfetto. Segreto e immenso, come l'amore.

Ninfee, Sri Lanka 2016 ©Foto CECILIA MARTINO

"Ogni cambiamento nel corso della nostra vita é una metafora della morte e rinascita, é un passaggio dalla strettoia. E ogni morte e ogni nascita é, a sua volta, una metafora dell'amore. Tutto è immagine, riflesso, eco di un amore originario. Darsi a quell'amore é la missione della nostra anima".

La baia di Weligama, Sri Lanka ©Foto CECILIA MARTINO

Libri delle citazioni usate, di Selene Calloni Williams

Iniziazione allo Yoga Sciamanico, viaggio ai confini tra lo spazio e il nulla






20 gennaio 2016

Sri Lanka Il simbolo dell'aquila | Volare lontano sentirmi rapace


Aquila dalla testa bianca, Castlereigh, Sri Lanka dicembre 2015 ©Foto CECILIA MARTINO





























Vedere un'aquila che vola é già di per sé un segnale di buon auspicio. Figurarsi vedere un'aquila di mare testabianca (Haliaeetus leucocephalus)! Questa visione di cui siamo stati onorati durante il viaggio in Sri Lanka (e, a seguire ci sarebbe stato uno splendido pavone), ha immediatamente posto nella cavità più insondabile del mio cuore un senso di incoraggiamento per la "spedizione" sull'Adam's Peak di cui ancora non si sapeva nulla, né se ci fossero state le condizioni adatte per compierla, né quando si sarebbe eventualmente compiuta.


Aquila dalla testa bianca, Castlereigh, Sri Lanka dicembre 2015 ©Foto CECILIA MARTINO





























Entrare in comunione con lo spirito degli animali é una benedizione che non può né deve passare inosservata. Niente può sostituire l'osservazione di queste creature nei loro habitat naturali, dal momento che questo ci permette di entrare in connessione con la Terra, gli animali e il Grande Mistero, l'Anima Mundi: é il potere magico dell'arte e della conoscenza sciamanica, il potere di comunione con le forze della Natura che non é fine a se stesso in quanto in questo modo si accetta di servire lo scopo evolutivo intrinseco nella Natura stessa. "La vita é di fatto una continua spinta evolutiva… L'amore é ciò che permette allo sciamano di essere un tutt'uno con il pianeta, riconoscendo nel pianeta e in tutte le creature che lo popolano un unico organismo vivente e consapevole. É dalla propria comunione con la Natura che lo sciamano trae la forza, il potere che gli permette di guarire, di prevedere, di conoscere e di agire" (Selene Calloni Williams, Yogin e sciamano). 

In Ecuador era stato lo spirito del corvo a parlarmi molto da vicino, ricordandomi il coraggio di entrare nell'oscurità del vuoto e nella magia irrazionale dell'ignoto, essendo il corvo il messaggero del Vuoto, il buco nero dello spazio che contiene tutta l'energia della fonte creativa. Con l'aquila questo coraggio si universalizza sotto il segno dello Spirito in quanto questo rapace che vola alto nei cieli con acutezza di visione, é il simbolo per eccellenza del Grande Spirito, la connessione con il Divino, può essere collegato infatti anche al sesto chakra nella fisiologia esoterica yoga (Ajna, il punto tra le sopracciglia, il terzo occhio, il sesto senso, la profonda visione interiore) e all'elemento aria che lo caratterizza. L'aria appartiene al piano mentale, in questo caso, della mente superiore. 



Castlereigh, Sri Lanka, dicembre 2015 ©Foto CECILIA MARTINO






































Le penne dell'aquila sono considerate gli strumenti di guarigione più sacri e sono state usate per secoli dagli sciamani per purificare l'aura di chi é in difficoltà, i suoi occhi vigili che scrutano dall'alto l'insieme senza soffermarsi sul dettaglio sono l'invito ad allargare il senso del sé al di là dell'orizzonte limitato di ciò che é attualmente visibile. Sono l'azzardo a guardare più in alto e ad amare l'ombra così come la luce. Questo nobile rapace é il dono che offriamo a noi stessi per ricordarci della libertà dei cieli in cui danzando con chiarezza di visione - che é conoscenza allargata al mondo dell'invisibile, del Grande Spirito - si compie la magia dell'ottenimento di qualsiasi risultato


"Mi piace sentire 
la forza di un'ala che si apre 
volare lontano 
sentirmi rapace 
capace di dirti 
ti amo..." 

(Daniele Silvestri)

La Meditation Family in contemplazione dell'aquila, Castlereigh, Sri Lanka, dicembre 2015 ©Foto CECILIA MARTINO











L'aquila, infatti, é energia attiva dell'azione mirata, energia maschile - ce ne aveva parlato a lungo
lo sciamano Shairy Quimbo in Ecuador, facendo il confronto con il condor il quale, invece, plana semplicemente su ciò che arriva, una forma di accoglienza incondizionata tipica dell'energia femminile. Se il condor si accontenta di ciò che già c'è (filosofia de planear), l'aquila fa in modo che le cose accadano (hacer que las cosas sucedan)… E come negare che nel fondermi con la Bellezza di quella visione improvvisa tra i cieli dello Sri Lanka, ho intensamente e visionariamente immaginato che si realizzassero le condizioni ideali per salire sullo Sri Pada, un'esperienza che non volevo assolutamente perdere! E siccome l'universo é grandioso quando lo si lascia fare non interferendo con la volontà di controllo propria della mente razionale, lo Sri Pada é stato solo l'inizio, anzi la continuazione, della magia di momenti perfetti vissuti durante il viaggio…


Castlereigh, Sri Lanka, dicembre 2015©Foto CECILIA MARTINO






























Come l'aquila che vola alta nel cielo
vede i quattro continenti senza sforzo,
va senza paura per i dirupi e i precipizi
e domina tutti gli altri uccelli,
cosí se si prende una decisione risoluta
si arriva all'intuizione che i quattro demoni
sono privi di radice,
si dominano tutti gli spiriti malefici
e gli altri demoni della propria mente,
e si esaurisce la paura
dei tre stati inferiori dell'esistenza.
Comportandosi secondo le leggi
di causa ed effetto,
senza sapere che invero
la realtà é priva di radice,
si é come i rami di un albero ormai abbattuto

(Ma gcig, Canti Spirituali)

Donne tra le piantagioni di tè, Castlereigh, Sri Lanka, dicembre 2015 ©Foto CECILIA MARTINO

Sempre dallo SRI LANKA
Il potere del darsi: come chiedere all'Universo


... la realtà é priva di radice, si é come i rami di un albero ormai abbattuto ...





































17 gennaio 2016

Sri Lanka La salita sull'Adam's Peak Sri Pada

Adam's Peak, h 3.00 del 1 Gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO
Non mancava niente quella sera. La luna calante e una miriade di stelle palpitanti nel cielo terso della notte, dell'ultima notte dell'anno. Così avevano voluto gli spiriti del luogo e il monaco Thero ne aveva suggellato la decisione, complici anche le favorevoli condizioni climatiche. "Scaleremo l'Adam's Peak la notte del 31 dicembre di modo da essere in cima all'alba del primo giorno dell'anno nuovo!". 

Mai dono mi sembrò più immenso di questo, la scalata in notturna e l'alba letterale e metaforica di un nuovo anno in vetta allo Sri Pada, il sacro monte dello Sri Lanka nonché uno dei luoghi più mistici della terra dove si verifica il fenomeno unico al mondo del sole che albeggia per tre volte di fila. É vero, il tempo non esiste nell'incessante susseguirsi di istanti di esperienza nell'eterno presente in cui convergono tutti i passati e i futuri possibili, eppure ci sono momenti in cui senti che qualcosa di importante si compie - o si deve compiere attraverso di te - come in un rituale di passaggio, come su un campo di battaglia, Kurukshetra ... L'attraversamento della grande soglia, l'invito a compiere qualcosa di speciale, "pericoloso", faticoso, scomodo a tratti inspiegabile ma inevitabile, affinché ogni limite possa essere trasmutato in gioia di darsi, in pura emozione di rendere sacro anche solo il  passaggio temporaneo nel luogo che ti ospita, una folgore di ispirazione ed espiazione al tempo stesso, qualcosa di così trascendente che non può che passare attraverso il corpo, divorandolo senza troppi corteggiamenti preliminari. 

La salita sull'Adam's Peak,  1 Gennaio 2016 ©Foto CECILIA MARTINO





5200 scalini in salita costante e tutti irregolari non sono cosa da poco, il clima della foresta pluviale ti toglie il fiato, ogni passo é sudore che scivola sulla pelle, a guardare avanti non si vede mai la fine, chi ti accompagna prima o poi ti molla, perché lo Sri Pada é un amante che va incontrato in perfetta solitudine. E, alla fine, non puoi che essere solo lassù in cima, nel raccoglimento di tutte le forze che ti rimangono per superare l'ultimo tratto dopo le ore di scale e scale e ancora scale, quando sembra che sei giunto alla fine e invece é solo un'altra curva, un altro tornante intorno alla montagna, un'altra rampa di scale con lo scorrimano gelido e bagnato - nel frattempo si era scatenata una tempesta di vento e pioggerella fine fine ma tagliente e freddissima... - , con il mantra ben impresso nella mente, diventato un tutt'uno con l'affanno del respiro. 



Prima pausa dopo le prime 2 ore di camminata. Iniziano le allucinazioni :-)
Thero mi ha consegnato un mantra da recitare durante il tragitto, me lo scrivo sulle note del cellulare che tengo a portata di mano, perché tendo a dimenticarlo, o meglio, spontaneamente lo traduco in un altro mantra molto simile che appartiene allo Yoga Integrale. "No, quello sanscrito, questo pali" - mi rimprovera amorevolmente Thero quando ci ritroviamo nei luoghi di ristoro disseminati in vari punti del tragitto e mi interroga: "ti ricordi il mantra? Come fa?". Mi fa sorridere e nello stesso tempo mi ammanta di una grande forza questo sillabare interiore il richiamo al divino, a quell'invisibile per l'amore del quale sto celebrando tutta la fatica che si possa richiedere a un corpo pur in buona salute come il mio. A un certo punto della scalata, piú o meno a metà, c'imbattiamo in un gruppo di francesi guidato da un cingalese che per tenere vivi gli animi fa ripetere ad ogni passo versi tratti dal Dhammapada (come mi spiega Thero), testo del Canone buddhista,  e che terminano ritmicamente con un Sadhu Sadhu Sadhu che vuol dire Saggio, Divino, Beato. Sadhu Sadhu Sadhuuuuuuu, il cingalese urla e per un certo tratto mi unisco a questa eco lasciando momentaneamente il mantra di Thero, poi a lungo andare questo ritornello potenziato dalle spesse voci del gruppo di francesi ripetuto a cantilena finisce per snervarmi invece di incoraggiarmi, cosí riprendo a cadenzare la mia andatura con il respiro del mio mantra personale, lasciando che il gruppone con il cingalese canterino avanzi per un bel pò avanti a me. Ogni tanto, a più riprese durante il tragitto, la notte sempre più fitta e simultaneamente sempre più chiara nelle nebbie fuligginose dell'altitudine, mi restituisce in lontananza con la consistenza ovattata di un sogno, il suono Sadhu Sadhu Sadhuuuuuuu.... Una carezza sul cuore che non dimenticherò mai. 

Ultimo punto ristoro prima del tratto finale...

Dopo tre e ore e mezza arrivo in cima e credo di non aver mai visto una vetta così popolata come quella dello Sri Pada alle cinque e mezza del mattino del 1 gennaio 2016! Tanti i devoti locali, sicuramente più dei turisti o viaggiatori occidentali ammonticchiati per terra coperti da pile fino alla punta dei capelli per ripararsi dalla morsa del gelo nell'attesa dell'alba. "Ah già! Ma deve fare parecchio freddo quassù, mi avevano avvertito..." Me lo devo quasi far sovvenire come un ricordo perché io così freddo non lo sento, mi basta il maglioncino pesante con il cappuccio incorporato che avevo portato, lo zaino che mi fa da guanciale e il calore psichico della ripetizione del mantra o anche solo l'emozione di trovarmi lassù non mi fa percepire nessun disagio climatico. Mi accascio a terra tra un cane dormiente e una coppia di cingalesi intorpiditi in un abbraccio da chissà quante ore, e ringrazio l'universo per quel momento perfetto. Addento qualche anacardo rimastomi nelle provviste da viaggio a base di frutta secca e banane, scruto il cielo per carpire da che parte il sole avrebbe compiuto il suo triplice inchino, e mi abbandono al miracolo dell'esistenza. Sono qui. SURRENDER. Sola e con tutto il mondo, con le gambe a pezzi e l'anima riunificata nella commozione di avercela fatta. "Solo chi ha il cuore puro, arriva in cima" - dice la leggenda, una tra le tante che riguardano lo Sri Pada. Non so se il mio cuore é puro, penso, ma di sicuro é intensamente vivo, palpitante di piacere immoto, e nella sensazione di quella intensità così integrale ci ho personalmente messo il senso del mio essere giunta fin lì. Non sono migliore di altri, ma nella fortuna di essermi potuta concedere questa esperienza, avverto l'urgenza di offrirla alla Madre Terra, come riscatto per chiunque sia entrato nella mia vita fino a quel giorno, dai conoscenti ai famigliari, agli amici, agli amanti, agli amori, ai maestri, agli avi e antenati, come gesto d'amore irreversibile, come sigillo privato sciolto in un dono collettivo, universale. Siamo tutti Uno. Siete tutti qui con me, penso. 

... quell'unico istante infinito in cui ho abbracciato le mie gambe accovacciata a terra, tremante non di freddo ma di stupore, potendo dire "Ce l'ho fatta!"
Dopo qualche minuto o un tempo che non so bene quantificare perché di sicuro sono entrata in una dimensione alterata di coscienza meditativa e attonita di meraviglia (Emaho!), ma anche di stanchezza, vedo arrivare Thero e man mano altri compagni di viaggio... Compiamo insieme altri cerimoniali guidati da Thero (la puja con le nostre offerte avvolte in pezzi di stoffa bianca da appendere a un palo, l'inchino e l'offerta davanti all'impronta del piede gigante che per i buddhisti è di Buddha, per gli induisti di Shiva, per i musulmani di Adamo e per i cristiani di San Tommaso), per poi giungere al momento dell'alba che le nuvole nel frattempo vertiginosamente aumentate hanno per lo più celato. Il suono di bajan e mantra che sembrano ancora più altisonanti dopo tanto silenzio riassorbito dalla natura circostante, accompagna il primo chiarore del sorgere del sole, una luce che s'infiltra tra la coltre di nuvolaglia densa quanto basta per farmi esultare "Eccola, l'alba di un nuovo giorno!". 

In cima all'Adam's Peak h 6.30 circa 1 Gennaio 2016 © Foto CECILIA MARTINO
Eccola! L'alba di un nuovo giorno. 1 Gennaio 2016 © Foto CECILIA MARTINO





Poco importa se non ho potuto ammirare il sorgere del sole nella nitidezza che avrebbe garantito di scorgerne per tre volte la sua ascesa. Per me tutto si era compiuto nelle tre ore e mezza di scalata e la ricompensa non stava nella triplice alba, ma in quell'unico istante infinito in cui ho abbracciato le mie gambe accovacciata a terra, tremante non di freddo ma di stupore, potendo dire "Ce l'ho fatta!". 

Ad attendermi c'erano altre ben due ore di discesa (ancora più faticose della salita!). 
Ma questa è un'altra storia...



 

Sempre dallo SRI LANKA



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Sri Pada, la montagna sacra dello Sri Lanka, foto presa da Internet /You Tube