Visualizzazione post con etichetta fare anima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fare anima. Mostra tutti i post

27 ottobre 2021

Ricevere dall'invisibile | La Grande Invocazione e il più potente rituale di ogni tempo

Il più potente rituale di ogni tempo per ricevere dall'Invisibile (Grande Spirito, Dio, Intelligenza Superiore, Universo, Mistero o come più risuona in voi) è avere fede

Tutto qui? Potreste dire magari storcendo il naso perché la parola "fede" vi richiama a dettami religiosi o a noiose lezioni di catechismo. Se così fosse, non avreste tutti i torti. Infatti, non è alla fede dogmatica che il suono del divino invisibile risponde, bensì alla vibrazione più sincera e umile di un cuore aperto. 
Dunque, ricordiamoci che non basta avere fede.
Una fede concepita intellettualmente può fare più danni che altro. Pertanto, niente più lamentele del tipo: "Non funziona, a me non succede mai niente, io non ricevo segnali, nessuna grazia, nessuna risposta alle mie preghiere e via dicendo".
Credere di avere fede non equivale ad avere fede e avere fede non equivale a essere fedeli. 
Ma non c'è da scoraggiarsi perché l'Universo non punisce nessuno, le energie che si muovono nell'ottica del grande piano divino d'esistenza sono sempre neutre e neutrali, collaborative ai fini di un massimo bene per tutti, quantunque possano a volte apparire distruttive, terrificanti, ingiuste. 
Avere fede quando le cose vanno sempre bene (dal nostro punto di vista personale) in fondo, è facile no? Che atto di fede è quello di ringraziare la vita solo quando ci sembra aderire maggiormente alla nostra idea di felicità, giustezza, armonia!?
Riflettiamo su questo. C'è già tutta la soluzione dentro a tale interrogativo. 


Tornando alla fede di differente qualità, una qualità più profonda che emerge dallo schiudersi della coscienza.  Ogni cosa ha una sua "qualità superiore" da far emergere, la famosa "ottava superiore" del linguaggio musicale che è anche il linguaggio divino, universale. Utilizzo l'aggettivo superiore non nel senso morale-giudicante di "migliore", ma nel senso energetico di "più elevato". 
La fede che sgorga spontanea da un cuore umile, puro, disponibile, aperto, amorevolmente abbandonato, affidato, proteso a piene mani verso l'insondabile che lo permea e sostiene, ovvero connesso con la parte più intima ed essenziale della incarnazione umana, ecco… questa è la qualità di fede che "fa miracoli".
Questa non è la fede cieca che commette crimini oltraggiando qualsiasi legge di armonia cosmica in nome di "qualcosa a cui credere"...  No, qui non si tratta di avere "qualcosa o qualcuno a cui credere", ma di aprirsi al mistero che ci abita e che vive attraverso di noi.


I grandi maestri di tutti i tempi - per lo più fraintesi e mai davvero profondamente accolti nell'originalità del loro messaggio rivoluzionario -  hanno sempre posto l'accento sull'aspetto di responsabilità personale nel rendersi complici o meno dei piani divini dell'esistenza. E a voler riassumere, la responsabilità forse maggiore è quella del Surrender, la resa al Divino quale direzione costante da dare alla nostra vita. 
Con il senso della direzione ben radicato nel cuore, ci si può smarrire ma ci si ritrova sempre. La direzione è un verso, il linguaggio del grande spirito è sempre poetico!
Tenendoci saldi in questa direzione, prendendo la mira su ciò che è la visuale per incarnare una vita più ampia che include dimensioni fisiche ma anche extrasensoriali,  contatto con l'anima e con l'invisibilità che ci nutre, saremo sempre in compagnia della fede.
La vera fede non è affatto "cieca", vede con gli occhi del cuore, più che un vedere è un sentire, un vedere tattile e, dunque, diventa certezza, saggezza.
Chi sa non ha più bisogno di credere, incarna la fede e i "miracoli" si compiono attraverso di lui. 


La tua fede ti ha salvato. 
Questo usciva sempre dalla bocca di Gesù ogni qual volta veniva ringraziato per una guarigione data. La vera guarigione accadeva attraverso la fede di chi l'aveva cercato, l'energia più potente che consente di sintonizzarsi con le frequenze divine, cosmiche, compassionevoli e amorevoli che sono il serbatoio potenzialmente infinito per l'accadere delle singolarità.
Singolarità è il nome scientifico di "miracolo"... 
Pertanto, siate fedeli nel vero senso della parola. Siatelo! 
Non abbiate fede, ma siate fedeli alla verità che scegliete di incarnare!
Ciò che si incarna è infinitamente più potente di ciò che semplicemente si dice, si proclama, si pensa. 
Anche il Figlio di Dio si è incarnato per manifestare questa verità e renderla più visibile agli occhi di tutti. Ma non tutti l'hanno visto nè riconosciuto.
Allora, apriamoci alla nostra meravigliosa padronanza di essere umani, fedeli e innamorati del mistero che ci alita dentro rendendo possibile la nostra esperienza terrena prima del ritorno alla casa delle Origini, la sorgente d'amore da cui ogni particella ha preso forma e da cui ogni nostro intento può diventare preghiera, poesia, celebrazione….

Chiudo questo scritto con una "Invocazione" giuntami dall'invisibile affinché possa condividerne l'incanto rendendola disponibile a chiunque voglia prenderla a cuore per se stesso e per chi ama.
Mi è giunta nella forma più congeniale alla lingua dei misteri e del mio cuore, la Poesia.


INVOCAZIONE ALL'INVISIBILE

Grande Invisibile che tutto permei,
consentimi di vederti nelle piccole cose di sempre.
Se non ti vedo, consentimi di udirti nei richiami della natura e nel nome delle persone che amo.
Se non ti sento, consentimi di toccarti nelle boccate d'aria dei miei respiri quotidiani.
Se non riesco a toccarti, consentimi di cogliere il tuo profumo, tra i giardini fioriti o la melma del fango, indistintamente.
Se non riesco a cogliere il tuo profumo, consentimi di assaporarti nel nutrimento costante che dai alla vita, nel pane appena sfornato e nelle parole di benevolenza.
Se non riesco a cogliere il tuo sapore, consentimi di sentirti in ogni cellula del mio corpo, vibrante energia che accarezza tutto il mio essere come un'arcana sorgente che placa ogni sete.
Se non riesco a sentirti, consentimi di fidarmi di te, di amarti così tanto da non avere più bisogno di volerti afferrare.
Donami la grazia riposante di realizzare di essere nel mondo ma non del mondo,
e di riscoprire nella mia più nobile Umanità il segreto per entrare in contatto con te e in intima comunione con tutto ciò che è. 

(Cecilia Martino)




Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

12 dicembre 2019

13 dicembre Santa Lucia | Il giorno più corto che ci sia


Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, è corrispondente nell'antico calendario giuliano al solstizio d’inverno, “il giorno più corto che ci sia”.

Il nome Lucia contiene la radice della parola latina lux, luce. Tra storia e leggenda si tramanda che la Santa si sarebbe cavata gli occhi come offerta votiva dopo un doloroso tradimento subito dal fidanzato e relativo scioglimento del vincolo nuziale. Per questo è anche venerata come Santa della vista. La cecità non è che un ponte per vedere Altro. Ciò che non si vede, non è detto che non esista.
Semplicemente, è invisibile. 
Siamo sempre uniti a qualcosa di invisibile, che ci nutre e sostiene, anche nei "momenti bui".
Imparare a vedere è il più grande atto d'amore che possiamo incarnare su questa terra.
Fiat Lux.
"Non ti abbiamo visto, non ti abbiamo riconosciuto" si legge nei Vangeli.
"Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada." (RM Rilke)

Io ti vedo (Avatar) 



"Ora finalmente ti ho visto: non costruirai più, poiché le travi si sono spezzate e il tetto è distrutto. La mente si è liberata dal peso della materia e ora non è più consumata dalla sete." Queste sono state le prime parole pronunciate da Buddha dopo l'illuminazione  
La chiara visione è visione poetica, unificante, integrale, accogliente, non giudicante, amorevole. Essere poeticamente al mondo è "avere occhi per vedere".



L'unico tradimento possibile è interrompere il dialogo con l'anima, la nostra metà invisibile, la nostra pienezza originaria. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.

L'unico peccato possibile è uno sguardo privo di attenzione, presenza alla vita (il senso etimologico originario di peccare è "sbagliare mira"). 

Ricordiamoci la nostra vera natura, luminosa, silenziosa, sensibile, intimamente poetica.

"Questo vedere è il vostro stato naturale. Siate soltanto consapevoli del fatto che non vedete. Diventate più consapevoli del fatto di essere continuamente in reazione. Vedere non richiede sforzo, perché la vostra natura è vedere, essere silenzio. Quando non cercate più un risultato, non cercate di criticare, di valutare, di concludere, ma osservate soltanto, allora potete percepire questa reazione e non esserne più complici." (Jean Klein, La naturalezza dell'essere).


Il momento presente, che è l'unico che abbiamo davvero a disposizione, è un richiamo costante a vedere ciò che c'è, così com'è, varcando le soglie di giudizi e pregiudizi, paure e preferenze, persino gioia e dolore. La vita non è una questione da risolvere nell'appropriatezza di ciò che riteniamo essere più conveniente, la vita è un disvelamento supremo che coglie sguardi innocenti di sorpresa proprio perché non c'è niente da attendersi in cambio.

Riusciamo anche solo per un istante a vivere un momento di riposo supremo in cui non dobbiamo fare nulla? Per molti è una sensazione simile alla morte, l'eterno riposo.
Eppure, la nostra vera natura anche nello stare al mondo sarebbe proprio quella del Riposo. Oggigiorno si fa più fatica a riposarsi che a cercare distrazioni per sentirsi vivi, anestetizzandosi e allontanandosi sempre più dalla realtà vitale dentro di noi. 
Ma "morire" conduce al buio o alla luce? Si muore ogni giorno, così come ogni giorno si nasce, morire a vecchie abitudini o addirittura a una totalità di struttura vitale (scambiare per reale ciò che reale non è) è una chiamata a cui non tutti hanno il coraggio di rispondere. 


Perché si ha così paura del buio?
Nel buio non si vede, o si crede di non vedere nulla, si scambia ciò che non si vede con ciò che non esiste. Ma soprattutto, nel buio si perdono sicurezze, appigli, zone di comfort. Il buio non conforta, non concede distrazioni, esorta a guardarsi dentro, è il dentro, il fondo oscuro delle cose, l'abisso a cui si può concedere fede, mettendosi una mano sul cuore e l'altra sull'addome e respirandoci una profonda sacrosanta attenzione rilassata, l'abbandono al minimo sforzo, la resa amorevole e il trasporto indomabile nella pienezza dell'essere. 
Non ci sono limiti a quanto la vita può essere generosa, a cominciare dai momenti vuoti di nulla, la materia oscura di cui è composto la maggior parte dell'universo, e che ci consente di ammirare le stelle. E' meraviglioso esperire in maniera costruttiva e fertile la funzionalità del vuoto nell'economia della vita cosmica. Siamo universi in miniatura, polvere di stelle, anime incarnate, poeti di nascita.

Lascio che questi versi del poeta Emerson  ispirino i "momenti bui" affinché non siano più vissuti in maniera paralizzante bensì vivificante: 


Brahman

Se l'assassino crede di uccidere
O se la vittima crede di morire
Entrambi non conoscono bene quei modi sottili
In cui mi manifesto, passo e ritorno.
Il lontano o il dimenticato sono per me vicini,
La luce del sole o l'ombra per me sono la stessa cosa;
Gli dei spariti a me riappaiono,
E una cosa sola sono per me l'onta e la gloria.
Considerano malato chi mi esclude
Quando volano con me io sono le loro ali
Io sono colui che dubita e il dubbio stesso
E sono l'inno che canta il Brhamino.
Le forti divinità ambiscono al mio posto
E si struggono per i sette luoghi sacri
Ma non tu, umile amante della verità!
Trovami e ritorna nel paradiso.

(Ralph Waldo Emerson)


YULE 21 DICEMBRE SOLSTIZIO D'INVERNO:SIGNIFICATO E PRATICHE


Casa dolce casa



INSTAGRAM @ceciliaisha
TWITTER @mestieredeldare
FACEBOOK /ilmestieredeldare



Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

04 settembre 2019

Il teatro della crudeltà di Antonin Artaud | Si salvi chi può!

Antonin Artaud nasce il 4 settembre del 1896

La mia prima lezione in Università, anno 1995. 

Tema del corso: Il teatro della crudeltà di Antonin Artaud.
Prime parole pronunciate dal professore, Docente di Storia del Teatro, Franco Ruffini:
"La nostalgia è l’affermazione di una tremenda e del resto ineluttabile necessità".
Le trascrissi con un po’ di soggezione sul mio taccuino e quelli furono gli unici appunti presi quel giorno.
Sullo sfondo bianco e vuoto e ampio a caratteri cubitali risuonavano, solitarie, tali parole.
Più che risuonare, per la verità, tuonavano. Inquietanti come un anatema.
Parole da meditazione.
Potenti di una visionarietà che avrei scoperto in seguito aderire così onestamente a quel controverso anelito che fu Antonin Artaud. Outsider allo stato puro a suo agio nell’utopia e nell’eresia, purezza - pazzia senza fissa dimora, nessuno schema può interessarla, ingabbiarla – docile solo al fremito di silenzio dentro le urla della disapprovazione culturale, storica e religiosa o all’immedesimazione totale del teatro-vita dove qualsiasi comodo ricorso a un'estetica compiaciuta e compiacente scompare per consacrare l’aderenza perfetta dell’arte alla vita.
Nessuna estetica può dimorare a lungo nella spazialità pura di carne e vita nel teatro di Artaud, nessuna finzione possibile. Il corpo non mente ed è dal corpo e nel corpo che lo stratega dell’anima incarnata ostenta tutte le sperimentazioni possibili per arrivare al grado zero di esibizionismo, il nulla immedesimativo del “metodo Stanislavskij”, quel teatro-laboratorio che sfuma nella vita senza troppi convenevoli.
Sì la vita ma quella sagace dei folli, degli analfabeti, non la messinscena dei burattini condizionati da convezioni eterodirette.



“Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo passo, io scrivo soltanto ciò che ho sofferto punto per punto in tutto il mio corpo, quello che ho scritto l'ho sempre trovato attraverso tormenti dell'anima e del corpo.” (Antonin Artaud)

Allora, chiediamocelo, dov’è il vero teatro della finzione?
Chi sono gli attori e chi i viventi, viventi di vita vera perché capaci di morire, esseri che si muovono in autenticità spiazzanti e anticonformiste che non possono non passare per una rottura radicale dei linguaggi comunicativi. Certo, chiamarli pazzi è più conveniente! Poeti è più romantico e forse fa meno paura. 
Il paradosso è che nel teatro anti-descrittivo per eccellenza di Antonin Artaud ci finisce la “vita vera”, mentre il resto del mondo continua a indossare le maschere della vita sociale, culturale, religiosa, e via dicendo. Una contorsione pre-verbale risvegliante troppo audace, uno spasmo di dolore muto che le immagini in bianco e nero della Giovanna D’Arco di Carl Theodor Dreyer (La passion de Jeanne d'Arc) possono forse evocare meglio di qualsiasi descrizione possibile. Anzi non forse, è certamente così. In questo film considerato a ben vedere l’ultimo capolavoro del cinema muto (anno 1928) Artaud è presente nel ruolo di Jean Massieu (alla fine dell'articolo, posto il video integrale del film)































Il boato anticonvenzionale, illogico, poietico divampa nelle affermazioni di Antonin
Artaud,
profeta dell’oscurità rischiarante più che della luce già preconfezionata:

 
“Il linguaggio razionale grammaticale moderno attuale è  
troppo approssimativo con la sua maniera di stringere con chiarezza un falso soggetto esso obbliga a edificare soltanto nel repertorio delle cose chiare, ossia già rischiarare invece di andare a cercare nell’oscuro” … 

“Io so che quando ho voluto scrivere ho fallito le parole e questo è tutto. E non ho mai saputo niente di più. Che le mie frasi suonino in francese o in papuano è proprio ciò di cui m’infischio. […] Ma che le parole gonfiate dalla mia vita si gonfino poi da sole a vivere nel b a – ba dello scritto. È per gli analfabeti che scrivo”. (Antonin Artaud)




La crudeltà del teatro-poesia-vita di Artaud è più una ferocia che una crudeltà in senso psicologico del termine. È la necessità che muove in natura e che non ha criteri di buono e cattivo, giusto o sbagliato. Segue un ritmo, il vento sbuffa e può essere carezzevole o fomentare fuochi, è feroce ma non crudele.
Un vulcano in eruzione, un temporale che tuoneggia e fulmina, un uragano o uno tsunami, una tigre che sbrana la preda, è ferocia non crudeltà. Sposarsi a tale “bellezza” di turbamento è il richiamo dell’anima e la nostalgia non è che la sua solleticante ancella. I poeti non sono nostalgici per eccesso di passato, ma per mancanza di passato.
Nascono e muoiono in un presente che scelgono di sposare integralmente - eccola, la crudele ferocia! - e la nostalgia che indossano la spogliano con le parole che rilasciano, dopo aver compiuto senza indugio ma per "ineluttabile necessità" il rito sacrificale supremo: quello della rottura del silenzio con la parola-narrazione.
Ed ecco perché non tutte le parole fanno anima.

Certe parole dicono, certe altre danno. 
Certe parole chiacchierano, certe altre … rivelano. 
Il Poeta non sbaglia perché non ha paura di morire.
Si salvi chi può.  

“Si salva, però, l'uomo, che ha riconquistato la propria immortale libertà, e ha superato la soglia della colpa  sfidando Dio e il suo giudizio.” (Antonin Artaud)





illogicaMente, Cecilia Martino, prima edizione Il Filo, Roma 2006

Tanto mi rimasero impresse le parole dei miei primi appunti sul teatro di Artaud - senza capirle fino in fondo ma prendendole con me (comprendendole) come una promessa di intuizione, presentimento o avvertimento - che, più o meno 10 anni dopo, trovarono il loro spazio di riconoscimento e celebrazione nel libro illogicaMente, la mia prima raccolta di poesie che mi accingevo allora a pubblicare.
L’avvertimento non tardò a compiersi, e dura tutt’ora perché il non sense di un Poeta è sempre un grido trasfigurato che dimora nelle domande per lasciare risposte sempre nuove alla vita.

 “In ogni poesia vi è una contraddizione essenziale. La poesia è molteplicità triturata e che restituisce fiamme. E la poesia, che riporta l'ordine, risuscita dapprima il disordine, il disordine dagli aspetti infiammati; essa fa scontrare tra loro degli aspetti che riconduce a un unico punto: fuoco, gesto, sangue, grido.” (Antonin Artaud)


FILM MUTO LA PASSIONE DI GIOVANNA D'ARCO (1928)









Per Farla Finita col Giudizio di Dio
€ 18,00

IllogicaMente
€ 7,00

19 luglio 2019

Ricompense e compensazioni, zuccheri raffinati e scomposto stupore

(Affacci poetici sulla dieta visionaria che nuoce gravemente alle industrie farmaceutiche)



Rifuggiamo da compensazioni dannose che la paura ci evoca come alleate. Saziamoci di ogni istante che ci tiene svegli!

L'universo compensa, anzi ricompensa sempre, è nella natura del dare cosmico.
Reputo ricompensa
l'alba dopo il tramonto e il tramonto prima dell'alba 
la calma dopo la tempesta 
l'arcobaleno dopo i temporali e i temporali 
la quiete dei momenti rari eppure così naturali,
presenti in ogni cosa.
Reputo ricompensa
il sorriso dolce dopo una litigata aspra
la piega che prende il ritmo dopo una burrasca,
e non si spezza 
- come la canna di bambù 
o la spiga di grano in un campo di girasoli - 
il riverbero delicato dell'acqua sulla roccia rude 
il gesto della mano del pescatore quando libera la preda
la discesa d'erba da rotolarci il petto 
dopo la salita sdrucciolevole di uno sterrato a mare aperto.
Reputo ricompensa
la fedele stella polare nel firmamento
anche quando la vita si annuvola e si perdono le coordinate
le fuse del gatto
la toppa rifinita a mano dopo lo strappo
il buio intorno al lampione
un parente lontano che torna all'improvviso
il riso, nella ciotola e sul viso - specie degli sconosciuti.
Reputo ricompensa
le cose che lasciano la scia
come il dondolio dell'altalena dopo la fine del gioco 
la spuma delle onde dopo il passaggio della nave
il tremolio del ramo dopo il volo del rapace
la luce obliqua delle comete
il profumo intenso dopo un abbraccio lento
la forma impressa sul cuscino dopo la culla del sonno.


Rifuggiamo da compensazioni dannose che la paura ci evoca come alleate.
C'è una vita che si esprime gratuitamente per noi, nutrimento senza effetti collaterali, cibo non raffinato ma condito di infinito.
Saziamoci di ogni istante che ci tiene svegli!

"Siediti al sole.
Abdica e sii re di te stesso."
(Una sola moltitudine, Fernando Pessoa)



Tutto vive dentro di noi.
Non importa se stai seduto a casa, nella tua veranda,
a fissare le formiche o le ombre degli alberi e dell’erba in giardino.
Ciò che importa è che ti importi.
Importa che tu percepisca.
Importa che tu noti.










Il miracolo non è quello di camminare sulle acque,
ma di camminare sulla terra verde nel momento presente
e di apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.
(Thich Nhat Hanh)


INSTAGRAM @ceciliaisha


                   

eBook Amazon 
€ 3,99



Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

28 maggio 2019

La Libertà della Poesia | A Firenze la scultura marmorea che ha ispirato la Statua della Libertà


Statua fiorentina di Liberty conosciuta come "La libertà della poesia" di Pio Fedi
è una tomba di Giovanni Battista Niccolini, Basilica di Santa Croce

Sprofondare nella terra del non-ritorno. 
Questa è Poesia. 
Questo è davvero il “mondo libero”.


La Libertà della Poesia è una scultura marmorea di Pio Fedi, eseguita tra il 1870 e il 1883 e facente parte del monumento funebre a Giovan Battista Niccolini nella basilica di Santa Croce. Fu probabilmente la fonte di ispirazione più vicina alla celeberrima Statua della Libertà di Auguste Bartholdi. Infatti l’opera fu sicuramente vista da Viollet Le Duc, architetto e scultore che più volte visitò Firenze in quel periodo. Egli, col suo allievo Auguste Bartholdi, costruì a partire dai primi bozzetti, proprio del 1870, lo scheletro per la scultura monumentale della Statua della Libertà, che la Francia donò agli Stati Uniti nel 1889 e che oggi è tra i simboli più noti di New York e del "mondo libero".  Accanto a un cippo con ritratto del poeta di profilo entro un medaglione, si erge la figura all'antica della Poesia, essere femminile drappeggiato, indossante una corona di raggi e con il braccio destro sollevato, che tiene una catena spezzata. La mano sinistra, abbassata, tiene invece una ghirlanda di alloro, allusione all'incoronazione poetica. Tali similitudini formali con la statua newyorkese ne fanno sospettare una possibile derivazione, seppure con esiti formali diversi. (Fonte Wikipedia)


Il sogno del poeta, o, Il bacio della Musa - Paul Cézanne

Oltre che gli “esiti formali diversi”, è interessante abbracciare il richiamo invisibile di questa scultura che nella versione newyorkese è diventata simbolo di una libertà ben più superficiale che nella versione fiorentina.

Dialogare con questa bellissima immagine non risuona forse con la libertà che la visione poetica del mondo risveglia?

Liberiamo il poeta, il mistico, il sacro che è in noi!
Non sono immagini astratte sganciate dalla realtà queste, e tantomeno immaginazioni suggestionanti. 
Liberare il Poeta che è in noi vuol dire far riemergere dagli abissi dell’errata visione (logocentrica, materialistica, dualistica - in sanscrito avidya e nel buddhismo chitta maya ovvero inganno della coscienza) qualità spiccatamente poetiche e unificanti quali la gentilezza, l’accoglienza, la pazienza, la non violenza.

Liberiamo il poeta, non il colonizzatore che è in noi! Non l’evangelizzatore, non il sapiente saccente, non il politico, non il filosofo, non l’intellettuale, non il retorico. No! Il Poeta. Che è un mistico, uno sciamano, una benedizione vivente. Il Poeta a sua volta ci renderà davvero liberi, non finti liberati avviluppati in schiavitù sempre diverse. Non a caso Poesia è raffigurata come essere femminile drappeggiato.

Poesia è mistica femminile per eccellenza, è atto fecondativo, il che non ha niente a che vedere con il genere sessuale bensì con qualità energetiche, spirituali.
Stare poeticamente al mondo, ovvero tornare all'essere anima che spezza le catene dei condizionamenti e dei soprusi egoici, è davvero l'unico atto rivoluzionario possibile ai fini del risveglio di una nuova umanità. 
È una presa di coscienza. (Cediamo la strada agli alberi, abbiamo bisogno di poeti e di contadini). Si sposa con la gratitudine di Essere e fa dell’amore molto più che un teorema da spiritualisti accaniti o da accademici plurilaureati. Ci ricollega all'anima del mondo, ci rende spontaneamente bio-etici, perché ci risveglia alle radici essenziali della vita. 
Radici, non nuvole passeggere. 
Linfa vitale, non surrogati esistenziali.

Le Cave di Orfeo

L’incoronazione poetica e l’alloro quale simbolo è una bella metafora di iniziazione, salvo concedere all'Iniziazione tutta la pregnanza a cui rimanda il suo etimo e non altre divagazioni esoteriche. (Leggi: Cosa vuol dire essere degli Iniziati).

Accordiamoci con il monito di Rilke “la vita comincia ogni giorno così intriso di quell’Adesso advaita (non duale) che spezza i vincoli del tempo (passato, futuro e presente interpretato) lasciandoci liberi di essere, momento per momento, sempre nuovi alla vita, spiritualmente vergini, creativamente vitali. Svegli, non dormienti (Leggi anche: Buona parte della vita si svolge nello stato di sogno).

Poeticizzare è universalizzare, fare dei propri vissuti personali un canto e non una malattia, trasmutare le angustie di ciò che chiamiamo destino in cibo per l’anima. Ecco perché il poeta non sbaglia mai.

Poesia indossa la corona raggiante di una rivoluzione pacifica, silenziosa, che sprofonda nell'interiorità per manifestarsi spontaneamente all'esterno con intelligenza intuitiva funzionale a ciascuna circostanza. È radianza che sgorga spontanea dalle Origini (per questo sa essere davvero originale), è Noesis, Intuizione, pensiero del cuore. Tao.



Nessuna liberazione autentica proviene da fattori esterni. 
Le vere conquiste utili a risvegliarsi dal sonno dell'ipnosi collettiva del materialismo, sono quelle interiori che spostano l'attenzione dal piccolo mondo individualistico degli attaccamenti personali al più esteso universo dell'inter-relazione, a una visione più universale che espande i nostri confini, le nostre barriere, le frontiere della separazione…

"Raggiungere le frontiere dell'essere non è come sperimentare i propri limiti. Impegnarsi completamente in tale impresa, che richiede di sprofondare nella terra del non-ritorno, non è come provare un po' di yoga, di advaita e di tantrismo."   (Raimon Panikkar)

Sprofondare nella terra del non-ritorno. Questa è Poesia. Questo è davvero il “mondo libero”.

Le sere azzurre d'estate, andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a calpestare erba fina:
Trasognato, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, - felice come con una donna.

(Sensazione, Arthur Rimbaud)




PROSSIMI APPUNTAMENTI


Presentazione a BOLOGNA
sabato 15 Giugno, ore 17.30

Reading poetico a TORINO presso Samveda - 
Centro Yoga del Kashmir, Advaita e Mindfulness, 

Mercoledì 19 Giugno, dalle ore 20.00


COSA È LA POESIA PER ME -
INTERVISTA DI ARACNE TV MARZO 2019






PUOI SEGUIRMI SU

Instagram Ceciliaisha
Twitter @mestieredeldare



Il Mestiere del Dare
€ 8,00

IllogicaMente
€ 7,00

Meditare con Raimon Panikkar
Come presi per mano
€ 10,00

Ecosofia - La Saggezza della Terra Voto medio su 1 recensioni: Sufficiente
€ 12,00

Orfeo. Euridice. Hermes
€ 12,00