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04 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody il film e la complessa umanità di Freddie Mercury


Vado subito al sodo. Al di là di tutte le possibili critiche o valutazioni cinematografiche riguardo all'interpretazione dell'attore Rami Malek, alla sua verosimiglianza etc. o ad altre valutazioni più da addetti ai lavori, quello che a me è rimasto impresso durante e dopo aver visto il film, è una tonalità di fondo. 

Una nota dominante e sublime, universale, ineccepibile, inarrestabile: quella della Musica (con la m maiuscola sì, perché di capolavori che hanno fatto storia stiamo parlando) e quella dell'anima di un essere umano con tutte le sue problematicità. Che sono sue ma non solo sue, squisitamente peculiari alla biografia di Mercury ma anche garbatamente riverse su tanti destini di chi, per un motivo o per un altro, avverte nel suo percorso esistenziale “chiamate” nude e crude a cui fanno eco senso di solitudine, inadeguatezza, diversità, pericolosità, sconforto, noia ed eccitazione. Con esiti spesso nefasti. 

Eppure ... The Show Must Go On! La vita va avanti, spettacolare nella sua ineluttabilità che, in certi casi di individui marchiati ad uscire dall'anonimato per compiere il proprio destino, come Freddie in questo caso, ammanta la determinazione con un non so che di crudeltà. Mi viene in mente Antonin Artaud e il suo "teatro della crudeltà", sorretto proprio da questo substrato invisibile ma palpabile di "inellutabile necessità".  

Avrai una vita molto difficile Freddie” – sussurra Mary Austin a Freddie quando proprio lui, l’amore della sua vita, le confessa con audacia e sincerità la sua natura più profonda, ammettendo di voler essere sé stesso fino in fondo, vivendosi appieno la sua bisessualità. Una delle scene questa – tra le tante per la verità - a mio avviso molto toccanti del film. Solo lo sguardo di un amore vero può cogliere certe profondità andando oltre la sofferenza personale. Mary Austin rimarrà sempre nella vita di Freddie più di un punto di riferimento, e viceversa, quella controparte energetica mi viene da dire in cui fondersi al di là di ogni apparenza, definizione o ambiguità. Un legame che per certi versi ricorda quello del poeta Rilke con Lou Von Salomé, qualcosa che perdura anche dopo il lasciarsi andare e nonostante le nuove relazioni affettive di entrambe le parti.

Essere sé stessi fino in fondo, costi quel che costi, richiede coraggio. 

Il primo passo per essere all'altezza dei propri destini è non vivere nella menzogna. L’arte dell’abitare la propria autenticità, buona o cattiva sia allo sguardo di una morale socialmente condivisa (o imposta), non è per tutti. Freddie Mercury l’ha fatto, e attraverso di lui si è compiuto il disegno musicale di una band che ci ha lasciato melodie indimenticabili. E attraverso gli altri componenti della band, Freddie è uscito fuori quale realmente era, l’animale da palcoscenico che vuole dare piacere, il performer (così si definiva lui stesso e viene rimarcato anche nel film) in grado di cambiare lo spessore dell’aria a ogni passo e gesto che compie … Il piacere è la vita che danza melodiosamente scomposta tra sogni personali di gloria e cospirazione universale. 



"Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere. " (F.M.)

Di nuovo, eccola, quella tonalità di fondo a cui mi riferisco pensando al film Bohemian Rhapsody e che mi è rimasta vibrante addosso anche nei giorni dopo aver visto il film, la visione che ruggisce nell’intraprendenza degli impavidi; una lucida follia che indossa le vesti di un uomo dalle origini indiane, dall’identità sessuale promiscua, dai tratti somatici innegabilmente irregolari e dalle corde vocali imbevute di grazia. 

Un uomo che anche di una sua imperfezione ha saputo fare poesia e talento, convertendo in tesoro il fatto di essere nato con 4 incisivi in più e dunque, a detta sua, avere più spazio nella bocca e una maggiore estensione vocale. 

Un uomo con un destino da gigante che a tratti lo ha schiacciato, a tratti sollevato fino a farlo volare, fino a farlo sentire infallibile, una hýbris prometeica che è “costata” al nostro eroe la trasmissione del virus dell’HIV e la conseguente morte a soli 45 anni, ma non la fama. E nemmeno l’umanità. 
La profonda umanità del Freddie Mercury che era già Leggenda è quanto a mio avviso rende straziante in senso epico la performance del celeberrimo concerto dell’86 allo stadio di Wembley, con cui termina il film e così minuziosamente reso fedele all'originale. 

Il bacio promesso e reso alla madre durante la diretta, è un tocco intimista, più che fanciullesco, da far venire gli occhi lucidi all'istante. Un dettaglio restituito nel film cui vale la pena soffermarsi, non foss’altro per la sensibilità con cui è stato restituito. Il sipario delle riprese cinematografiche non può che chiudersi con quello che è stato uno dei concerti più famosi di sempre, e non solo dei e per i Queen.

Ai titoli di coda, dopo tanto Rami Malek Mercury a cui ci siamo ormai abituati, compare lui, l’originale, il “vero” Freddie, Farrokh Bulsara Mercury che, in piedi con una mano sul pianoforte canta Don’t Stop Me Now. 

L’emozione prende il sopravvento. Tornare all'Origine, e agli originali, fa sempre bene!




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06 febbraio 2018

Film Midnight in Paris, significato nascosto e frasi da meditare


A sollecitare questo articolo è stata una duplice ispirazione: una citazione e un film. Inizio dalla citazione, che è la seguente:

L’amore, nella sua essenza, è fuoco spirituale

(Emanuel Swedenborg)


Il fuoco spirituale è fuoco creativo, animico, che s’infiamma nell’essere continuamente in relazione con la sostanza invisibile delle cose, la stessa dei sogni per evocare Shakespeare.
Essere in relazione con questa realtà vuol dire amare profondamente perché per amare l’invisibile ci vuole coraggio, fede e la visionarietà di aderire a nuovi linguaggi sconosciuti alla mente.
Il vero amore è sempre irrazionale e illogico, non può essere spiegato né compreso, è un Mistero e come tale va trattato, cioè accolto, incorporato nelle proprie vite diffondendo creatività. Perché l’amore, il vero amore, è sempre creativo, anzi è Creazione in se stesso e, come tale, basta a se stesso.
Per creare bisogna essere in due, la parte che insemina e quella che feconda, e questo sul piano della manifestazione visibile è alquanto evidente nella dinamica dell’accoppiamento del maschile con il femminile, ma su un altro livello (che poi altro non è bensì il medesimo simultaneamente a volerlo ricontattare con la nostra attenzione) è il matrimonio mistico che avviene dentro di noi a realizzarsi mediante la nostra adesione, appunto, a quel Mistero: la realizzazione dell’androgino è la completezza che si compie nel tener vivo il ricordo della nostra completezza originaria, sradicando condizionamenti e attaccamenti che sono la causa di ogni relazione “sbagliata” dentro e fuori di noi.


LA RELAZIONE - DIALOGO CON CIO' CHE CI ANIMA

Chi insemina e chi feconda siamo noi in relazione al divino, al nostro spirito guida o amante invisibile per dirla con gli sciamani, al nostro Daimon per citare Hillmann, al nostro vero Sé ispirandoci all’Advaita Vedanta, e se non vogliamo dargli un nome, c’è anche il dio ignoto dei Greci, appunto. Ad ogni modo, è con l’invisibile che abbiamo, o dovremmo avere, la relazione privilegiata per partorire la nostra vita nel migliore dei modi, dove “migliore” non intende definire un metro di giudizio, ma accennare a quella dimensione che si dovrebbe poter raggiungere compiendo la propria missione dell’anima: gioia ininterrotta, piacere immoto, ananda, beatitudine, armonia, entusiasmo 

… Se la vita sembra vuota di significato, povera di relazioni, noiosa e insoddisfacente, probabilmente si sta tradendo l’unico amante al quale bisognerebbe consacrarsi, il che non equivale – beninteso – a ritirarsi a vita monastica, non è di questo che sto parlando nonostante possa essere una vocazione che alcuni incontrano nel loro percorso. Si tratta piuttosto di uno “stato naturale” il sahaj samadhi di cui parlano i maestri della Via Diretta come Ramana Maharshi di cui riporto le seguenti parole:


"uno stato dove ci si trova in pace e tranquillità, anche nell’attività più intensa. Uno stato dove si è senza paura, senza ansia, senza bisogno. In quello stato riuscite a capire che nulla è vostro – nulla appartiene all’ego. Tutto è compiuto da Qualcosa con cui siete in unione costante"


BECAUSE THE NIGH BELONGS TO LOVERS


Recentemente ho rivisto il film di Woody Allen “
Midnight in Paris” e niente mi è parso così romantico e feroce di quell’onesta adesione finale del protagonista Gil al suo sentire, al suo essere magnificamente se stesso con le sue passioni letterarie, il talento da scrittore e la forte chiamata a trasferirsi nella città dove la sua anima potesse sentirsi maggiormente ispirata.

Rispondere alla Chiamata per non tradire quella volontà di splendere che è propria del destino di ciascuno, richiede spesso scelte coraggiose ma se è l’amore a sostenerle, appunto, non ci sono limiti a quanto ci si possa far sorprendere dalla vita stessa.

Nel film Gil si unisce ai suoi "amanti invisibili" che prendono letteralmente corpo nella forma dei suoi eroi letterari (dai Fitzgerald a Hemingway fino a Picasso con la sua seducente amante Adriana …), con tanto di “segnale” che fa da spartiacque per lo slittamento nei mondi, il rintocco  della  campana  che  segna  la Mezzanotte.

Il viaggio di Gil nei reami della seduzione nottambula parigina altro non è se non il suo 
matrimonio mistico con Se stesso. Qualcosa che, alla fine, lo sprona a prendere coscienza della relazione insoddisfacente che stava vivendo con la sua futura moglie tanto che decide di lasciarla, proprio a un passo dalle nozze, e di trasferirsi a Parigi. 


L’irraggiungibile Diventa evento, 
L’indescrivibile Si adempie, 
L’Eterno Femminino Ci attira lassù
(dal Faust di Goethe)


Gil sceglie di sposare il suo Daimon, abbandonandosi a una buona dose di mistero e di incertezza su come vivrà da quel momento in poi, salvo incontrare quasi simultaneamente al suo audace gesto di ribellione, una donna parigina che – guarda caso – ama come lui camminare per Parigi sotto la pioggia … Una cosa insolita, un incontro magico scaturito dalla prima relazione essenziale che Gil ha nutrito prima di tutto: quella con la sua anima. Solo dopo aver sposato la sua amante invisibile (Adriana, musa ispiratrice di Picasso dalla quale Gil si sente fortemente attratto e decide di vivere a fondo tale passione che è movimento erotico creativo), egli incontra sul suo cammino l’amante visibile, l’anima gemella che gli corrisponde perfettamente…


“Il Rg Veda insegna che prima della manifestazione molteplice tutte le forme erano un’unica forma, l’uomo Cosmico, e tutti i nomi erano un unico nome, la Voce, e i due erano uno: l’Androgino Primordiale o Torovacca. Quando l’uomo si astrae dall’ipnotizzante molteplicità dell’esistenza e si ritrae nella sua unicità che coincide con l’Unità primordiale, prova un senso di estasi e ‘riceve la forma di Voce come una moglie amante’. Egli dimora allora nel silenzio della Voce primordiale cioè preverbale e la sua estasi è erotica“. (Elémire Zolla, L’amante invisibile)




Non c’è relazione più grandiosa di quella che si può vivere con l’intero universo, perché fondamentalmente siamo tutti collegati ma fintantoché la mente egocentrica ci offusca la vista non si percepiranno che distanze, separazioni e vuoti da colmare.


Prendete un profondo respiro e andate a fare una bella passeggiata notturna da soli, da sole, meravigliosamente soli e sole, acuite i sensi e la presenza – come un felino nella foresta o un rapace nei cieli sconfinati – sentitevi parte di un Qualcosa di più grande, senza cercare di comprenderlo.
Fatene semplicemente esperienza.
Probabilmente non incontrerete Hemingway che con impeto esclama “Non scrivi mai bene se hai paura della morte!”, ma lasciatevi aperta qualsiasi possibilità.
L’Amore della vostra vita vi attende.
Ed è molto più vicino di quanto possiate immaginare…


 

"Quando si viva così allucinati da coincidenze, da ispirazioni repentine, condotti come per mano a divinazioni trasognate, arriva il momento quando basta osare, darsi appena una spinta, e si entra nella più totale, sontuosa follia, ci si allucina, finché ecco, compare Lei, la donna di sogno, l’angelicata" (Elémire Zolla)


Ernest Hemingway nel film “Midnight in Paris

 

“Tutti gli uomini temono la morte. È una paura naturale che ci consuma tutti. Temiamo la morte perché sentiamo che non abbiamo amato abbastanza  o  non  abbiamo  amato  affatto,  che  alla  ine  sono  la  stessa  cosa.  Comunque,  quando  fai  l’amore  con  una  donna  davvero eccezionale, una che merita il massimo rispetto in questo mondo e che ti fa sentire davvero potente, quella paura della morte sparisce completamente. Perché quando condividi il tuo corpo ed il tuo cuore con una donna eccezionale il mondo svanisce. Voi due siete le uniche persone nell’intero universo. Stai conquistando quello che non molti uomini hanno conquistato prima, hai conquistato il cuore di una donna eccezionale, la cosa più vulnerabile che lei può offrire ad un’altra persona. La morte non indugia più nella mente. La paura non annebbia più il tuo cuore. Solo la passione per vivere, e per amare, diventa la tua unica realtà. Questo non è un compito facile, per esso ci vuole un insormontabile coraggio. Ma ricorda questo, nel preciso momento in cui farai l’amore con una donna davvero eccezionale ti sentirai immortale!” (Ernest Hemingway nel film “Midnight in Paris”)




Chi è amato non conosce morte, perché l’amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perché l’amore fa rinascere la vita nella divinità. (Emily Dickinson)


              Altre ispirazioni cinematografiche

 






15 gennaio 2018

Film Coco - L'importanza degli antenati e dei sogni ribelli



Il viaggio tra gli spiriti defunti del dodicenne Miguel alla ricerca del segreto di famiglia, ovvero come risanare il dialogo perduto con l'anima - le proprie origini - e incarnare il proprio Destino. Il viaggio del piccolo eroe protagonista del film d'animazione Coco, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, è un vero e proprio viaggio sciamanico di caccia all'anima, con tanto di spiriti guida animali e altri fantastici dettagli su cui non mi dilungo affinché ciascuno possa riconoscerli nella sua personale visione del film che, ovviamente, consiglio. 




IL DIALOGO CON GLI ANTENATI

Che si dialoghi con essi mediante una accentuata ritualizzazione secondo un approccio più sciamanico oppure mediante una celebrazione più "intimista" e meditativa, la sostanza non cambia: è l'essenza spirituale, animica o animista della vita che si va a contattare, ricordandone l'importanza per mettere radici su questa terra. Ricordare l'importanza del nostro albero genealogico non vuol dire identificarci con tutte le problematiche legate alla parentela di sangue, anzi. Vuol dire accogliere ciò che ci spetta come parte della nostra "storia personale" nel tempo storico della nostra incarnazione attuale e dei nostri legami di parentela, vuol dire prendere tutto questo e svuotarlo di significato personale. Sembra un paradosso ... e infatti lo è, come ogni mistero che si rispetti. Il divino non può che essere paradossale! In un certo senso è come celebrare l'importanza della tradizione familiare per negarne l'importanza, o meglio negarne l'importanza "oggettiva" per restituire il corso delle nostre vicende di famiglia al tempo che spetta loro: quello del mito.  




OFRENDAS, RITO E CELEBRAZIONE DELL'AMORE 

Cosa sono le tradizioni se non storie che si tramandano di generazione in generazione, racconti che perpetuano ricordi veicolando e molto spesso vincolando (come nel caso del film "Coco") destini. Solo chi non viene ricordato muore davvero, è questo ciò che scopre il piccolo Miguel nel suo viaggio tra i mondi. L'importanza dell'ofrenda e dell'esposizione della foto nell'altare di famiglia sostiene la necessità di essere ricordati per non "morire definitivamente". La morte, di fatto non esiste se non come concetto culturale (approfondisci in questo articolo: Lo stato intermedio, quella "gaffe" chiamata morte)


Di nuovo, ricordare l’importanza dell’albero genealogico vuol dire restituirlo alla sua essenza simbolica e renderlo potente viatico per compiere qualcos'altro, che è il sacro della nostra vita qui e ora, dove non esiste che un unico tempo, quello della presenza e un unico tempio, la consapevolezza, un unico fondamentale rito senza il quale la vita sarebbe impossibile: il respiro. Ogni membro del nostro albero genealogico è il ramo di un albero che ha radici molto più profonde e sconfinate di quelle a cui solitamente vogliamo affidare le nostre preghiere e benedizioni, è il meraviglioso campo universale così ben rappresentato in un altro film (Avatar) dallo Spirito della Grande Madre Eywa (ne ho scritto qui: Il significato esoterico di Avatar e Pandora. Essere animisti vuol dire tornare a dialogare con tale parte invisibile della realtà, benedicendola e propiziandola con l'ardore della nostra fede e dell'amore, vuol dire incorporare letteralmente lo spirito di ogni cosa, evento, situazione, avi e antenati inclusi. Vuol dire ripristinare il contatto tra viventi e morenti accogliendo la ciclicità del tempo non come una suggestiva teoria a cui aggrapparsi per non fare niente di significativo e lasciarsi esistere fatalisticamente ispirati da un "tutto va come deve andare", ma come visione creativa dell'esistenza in grado di allinearsi talmente a fondo a uno specifico destino, da poterlo persino cambiare. 

DESTINO O KARMA FAMILIARE?

Se sei nato per fare l'artista e qualcosa nella tua vita - magari nella forma proprio di un impedimento imposto dai familiari come nel caso di Miguel nel film - ti impedisce di esprimerlo liberamente e totalmente, probabilmente c'è qualcosa che ancora non sei stato in grado di vedere (vedere ha a che fare con Visione). Qualcosa che attiene alla sfera dell'invisibile, appunto, e che magari ha le sembianze di un tuo trisavolo. Se vuoi, approfondisci in questo articolo: "Scoprire la missione della propria vita e fare scelte davvero libere"




TORNARE A CASA ... 

Il monito tanto caro al Buddha di “ricordare chi siamo”, dunque, non è un tornare a casa e non trovarci nessuno, ma un tornare a Casa e trovare tutta la molteplicità del reale e poterla accogliere senza esserne più schiacciati, anzi trovando in essa molti validi alleati. Accogliere disidentificandosi, non uscire dal mondo ma esplorare il mondo con la visione aperta dell’occhio interiore in grado di risanare l’unica vera grande colpa di cui siamo artefici: l’interruzione del dialogo con l’anima. Se siamo peccatori non lo siamo nel senso cristiano del termine, ma nel senso originario del termine, etimologico: "peccato" vuol dire "mancare il bersaglio", oppure in un’altra accezione, "che sta all'esterno". In entrambi i casi, indica una devianza dalla giusta direzione. La direzione è quella dell’anima, del cammino spirituale, interiore, animico, esoterico. (Leggi anche: Sentirsi a casa ovunque)



COME RIAPPACIFICARSI CON GLI ANTENATI

Le costellazioni familiari sono forse uno dei metodi più conosciuti. Paternità: Bert Hellinger. Tuttavia si stanno sempre più diffondendo approcci diversi che offrono visioni complementari, se non del tutto originali, al tema della psicogenealogia familiare e transgenerazionale. Di impronta sciamanica, visionaria e poetica quella proposta dall'Imaginal Academy di Selene Calloni Williams


Thich Nath Hanh dedica alcune pagine molto significative al culto degli antenati nel suo libro "Paura", a conferma del fatto che essere cultori della Presenza e di un approccio più contemplativo estatico di indole zen non vuol dire rifiutare, reprimere, ignorare il "passato", in quanto tutto è simultaneamente presente nel medesimo istante del qui e ora. Riporto un brano tratto dal libro, dedicato alla "Pratica di accettare i nostri antenati": 

"Per accettare sinceramente gli altri così come sono dobbiamo cominciare con l'accettare noi stessi. Se non riusciamo ad accettarci come siamo, non riusciamo mai ad accettare gli altri. Quando guardo a me stesso vedo cose positive, ammirevoli e addirittura straordinarie, ma so anche che in me ci sono lati negativi. Così dovrò prima riconoscere e accettare me stesso. Inspirando ed espirando visualizzate i vostri antenati e scorgetene i lati positivi e negativi.  Siate determinati ad accettarli tutti come vostri antenati senza esitazione.


Cari antenati, io sono voi, con tutti i vostri punti di forza e di debolezza. Vedo che in voi ci sono semi positivi e negativi. Comprendo che siete stati fortunati e che i semi buoni come la bontà d'animo, la compassione e l'assenza di paura sono stati coltivati dentro di voi. Comprendo anche che, se non siete stati fortunati, e dentro di voi sono cresciuti i semi negativi della paura, dell'avidità e dell'invidia, quelli positivi non hanno avuto la possibilità di svilupparsi.
Che i semi positivi che abbiamo dentro di noi possano essere coltivati nel corso della vita, dipende in parte dalla fortuna e in parte dall'impegno. Le circostanze della vita ci possono aiutare a nutrire i semi della pazienza, della generosità, della compassione e dell'amore. Le persone che ci circondano possono contribuire a innaffiare questi semi, così come può farlo la pratica della consapevolezza. Se una persona nasce in tempo di guerra o in una famiglia o in una comunità che affronta la sofferenza, potrà essere piena di disperazione e di paura. I genitori che soffrono molto e hanno paura del mondo e degli altri innaffiano nei loro figli i semi della paura e della rabbia. Se i bambini crescono nell'abbraccio della protezione e dell'amore, i semi buoni verranno nutriti e cresceranno forti.[...] Accettare tutti i vostri antenati con le loro forze e debolezze vi aiuterà a diventare più sereni e meno timorosi. [...] 
Riappacificarsi con i propri antenati richiede un pò di esercizio, tuttavia è davvero importante riconciliarsi con loro se desiderate placare la paura dentro di voi.

Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città. Basterà visualizzare la presenza dentro di voi di tutti gli antenati: voi siete la loro continuazione. Solo quando vi sarete riappacificati con loro potrete vivere totalmente nel momento presente".

"Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città"...  Alcuni "dialoghi" con i miei spiriti antenati possono essere fiutati in questi post: 



APPENDICE
All the things you said to me today Changed my perspective in every way Then things come to mean To much to me Into my faith you And your baby It's out there If you want me I'll be here It's out there I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place That I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you It's out there If you want me, I'll be here I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place that I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you (Dreaming my dreams, The Cranberries, 1994)

Lo stesso giorno in cui ho scritto questo articolo, ho appreso della morte di Dolores O' Riordan, la vocalist dei Cranberries, un gruppo musicale che ho amato molto, colonna sonora della mia adolescenza e dei miei primi accordi di chitarra. La voce di Dolores ha qualcosa di simile a un ululato in una notte di luna piena. Traghetta nei mondi e nei mondi dell'anima non esiste né incontro né separazione, ma un unico campo al di là del bene e del male dove poter gioire dell'unica sostanza di cui siamo fatti: quella dei sogni. Il protagonista del film Coco crede nel suo sogno di diventare musicista, perché ciò corrisponde a incarnare il suo destino. Per farlo ha bisogno di riconnettersi con le sue radici familiari, quelle visibili e quelle invisibili. Scelgo questi due video per far dialogare la bellezza del Tutto in cui siamo immersi, e come personale ringraziamento a Dolores, la quale certo avrà una vita molto, molto lunga. Infatti, chi muore veramente se rimane nel cuore di chi ha molto amato?


ODE TO MY FAMILY



Il ricordo di chi non c'è più può fare anima ... 




Paura


Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale



L'eroe dai Mille Volti


Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari con DVD
Uno strumento per parlare con gli antenati (con 37 carte e un DVD)


31 luglio 2017

AGOSTO 2017 IL MESE DELL’ECLISSI SOLARE TOTALE: SIGNIFICATI E PRATICHE



Il Sole si eclissa, la fonte primaria della vita sulla Terra si oscura, si rende invisibile, diventa ombra. Cosa vi rimanda istintivamente questa immagine? Cosa vi scuote nel profondo? Che avvertite nel vostro corpo? I fenomeni naturali più eclatanti (come eclissi, aurore boreali ma anche i pleniluni mensili), sono tra i momenti migliori per accogliere l’invito delle parti più sottili di cui è composta l’esistenza a ricordarci della sostanza di cui siamo fatti: quella dei sogni, come direbbe Shakespeare. Anima, direbbe Hillman e non solo lui. Impermanenza e Vuoto direbbero i buddhisti, Maya direbbero Veda e Vedanta degli induisti. 

Il 21 Agosto 2017 si verificherà una spettacolare Eclissi Solare Totale che interesserà soprattutto gli Stati Uniti d’America, alcune zone del Canada, del Messico, Cuba e Caraibi e, marginalmente, anche l’area più settentrionale dell’America Latina, la Groenlandia, l’Europa occidentale (Islanda, Scozia e Irlanda) e l’estremo nord/ovest dell’Africa, soprattutto il Marocco. Ma questo vale dal punto di vista strettamente geografico in quanto sappiamo bene l’Unità che ci coinvolge nella rete di interconnessione al di là di confini territoriali e persino di limiti spazio-temporali. 


Detto questo, sta per avvenire qualcosa di speciale: una forza di volontà guerriera ci spingerà a diventare i Sovrani della nostra vita, a essere finalmente i Soli della nostra esistenza, a non vivere di luce riflessa come vittime di eventi, circostanze, relazioni, ma come emanatori di luce splendente che pulsa dall’Origine più autentica del nostro essere. Il richiamo alla nostra autenticità e alle nostre origini non è stato mai tanto eclatante! 

E cosa vuol dire tornare alle origini? Essere davvero originali, non assomigliare a nessuno, non avere più bisogno di conferme dall'esterno, muoversi dal centro della propria personale “chiamata”, avere il coraggio di ascoltarla e da lì potersi muovere in tutte le dimensioni e direzioni possibili, perché la “realizzazione spirituale” non è un’ascesi, ma una espansione che ci vuole plurali, come l’universo appunto. Splendenti come stelle e soli senza dimenticarci la materia oscura che tutto questo rende possibile. Ed eccolo il punto cruciale dell’eclissi, se vogliamo: riconoscere le parti oscure della nostra psiche che poi oscure non sono, bensì potenziali di luce che premono per potersi realizzare. Il Sistema Solare, le galassie e l’intero Universo si reggono sull'equilibrio imprescindibile di materia oscura e corpi di luce, buchi neri e masse luminescenti… L’Ombra è ciò che ci fa splendere, come in alto così in basso. 





La riconquista della nostra piena Volontà di auto-realizzazione in allineamento perfetto con le trame cosmiche dell’evoluzione, è un diritto di nascita per cui vale la pena lottare. La buona notizia però è che servirà sempre meno lottare se ci si arrende alla pazienza attiva che contraddistingue l’energia femminile tipicamente Yin (ricettiva, passiva, accogliente, fiduciosa, paziente e amorevole) alla quale la Terra pian piano sta tornando dopo secoli di predominio Yang della cultura patricentrica improntata sul dominio e sull'azione indefessa che ha trasformato il potere in prepotenza. Riprendersi il giusto potere in tal senso vuol dire proprio accantonare arroganza ed egocentrismo a favore di una Forza che è pura coscienza d’amore in azione.


Alba sul mare, Bianco (RC)

Il Sole che si oscura è un Sole che si sposa con l’aspetto lunare femmineo, s’inchina al suo mistero, non ne tradisce l’appartenenza, anzi, ne ribadisce la complementarietà. A livello microcosmico, il maschile che è in noi deve essere risanato dal potere guaritore del femminile, un femminile non più represso e mortificato da millenni di soprusi bensì rigenerato da questa Nuova Coscienza che è propria dell’epoca che stiamo vivendo. E questo vale sia per gli uomini che per le donne, perché stiamo parlando di poli energetici presenti in ognuno di noi e di coscienza vibrazionale che permea tutta la materia.

L'eclissi di sole è un momento privilegiato per aprire la visione della Medesimezza, dell'unione degli opposti con la complicità del cosmo e il favore degli dei. Dal punto di vista archetipico-immaginale, simbolismo patricentrico è "logos", pensiero ordinatore, raziocinio, solarità, evidenza, scienza, controllo, gestione, dimostrazione, luce. Simbolismo matricentrico è lunarità, invisibilità, caos creativo, fede, missione, passione, ombra, estasi. Matricentrismo e patricentrismo dovrebbero sempre essere in equilibrio, appunto, ma quasi mai è stato così, se non in rari momenti d'eccezione, in straordinarie culture, dove la Bellezza era la forma sotto il cui il Bene si manifestava nel mondo sensibile. Il patricentrismo non mediato dai simboli dell'eterno femmineo è autodistruttivo: la sistematica distruzione della vita sul pianeta e la violenza della nostra cultura lo dimostrano. Il matricentrismo lasciato solo a se stesso diviene ugualmente aberrante, per cui è sempre la terra di mezzo, l’equilibrio degli opposti a cui bisogna tendere.




Il mio incoraggiamento è a fare sempre più nostro quell'indomito invito del Daimon a realizzare la pienezza della nostra vita, come il Sole che sorge e tramonta senza darsi pena e, ugualmente, la Luna che appare e scompare nell'arco della sua ciclicità mensile senza darsi tregua… 

Rinnovo pertanto la suggestione che a suo tempo avevo lanciato in un articolo di cui ripropongo qualche passo: 



"Il sole che sorge al mattino si preoccupa forse di quel qualcuno che potrebbe scottarsi all'esposizione prolungata dei suoi raggi? Non è affar suo, la sua vocazione è di splendere e donare la vita alla terra con il suo calore che può avere anche effetti nefasti ma non se ne prende pena. Chi si scotta, ha un motivo per scottarsi, non è certo colpa del sole. Poteva prendere precauzioni e non l’ha fatto, meglio ancora l’esperienza della scottatura lo renderà più vigile per le prossime volte. In ogni caso, è una sua scelta. Il sole deve splendere con tutta la sua energia, niente di più e niente di meno. Ci dimentichiamo spesso che noi siamo come il sole, in quanto parte integrante dell’universo, e abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di splendere. Se il sole smettesse di irradiare la sua luce vitale, non ci sarebbe più vita sulla terra. Immedesimatevi con il sole e capirete il danno che perpetuate se limitate la vostra espansione luminosa per difendere preventivamente qualcuno da qualche eventuale danno. 

Non esistono errori nel piano cosmico dell’esistenza, esistono solo esperienze. Non esistono fallimenti, solo grandi opportunità. Se qualcuno che amiamo “soffre a causa nostra” è una sua scelta, e noi non lo aiutiamo pensando di difenderlo sminuendo chi siamo, stemperando i nostri impulsi più arditi, dimettendoci dalla nostra sacrosanta volontà di essere pienamente felici. Assecondare le paure degli altri imponendo alla nostra vita limitazioni mortificanti non aiuta nessuno. L’amore rende liberi, non schiavi. Se amate davvero qualcuno, liberatelo da voi. Se si scotta, magari si lamenterà e cercherà di farvela pagare ma poi … vi ringrazierà per l’abbronzatura che ha colorito la sua pelle. Per i nuovi colori che avete aggiunto alla sua vita. Se amate davvero qualcuno, non limitatevi a compiacerlo. Splendete come foste l’ultima luce rimasta sulla terra prima della fine del mondo" (Tratto da Cecilia Martino, “
Se ami qualcuno, liberalo da te”)






Vi lascio alcune citazioni che possiamo usare come “Sankalpa” (affermazioni di potere, propositi) durante tutto il mese di Agosto, il mese dell’eclissi, ma sempre buone per ogni momento in cui sentiamo di averne più bisogno. Concediamoci anche solo qualche minuto al giorno per leggerle, fiutarle, respirarle, corteggiarle. Possiamo pronunciarle ad alta voce, oppure in silenzio, possiamo meditarle o cantarle, metterle sotto al cuscino o semplicemente lasciare che facciano su di noi ciò che vogliono. Anche questa è ricettività femminile: avere fiducia che qualsiasi cosa compie sempre il suo dovere per il nostro sommo bene. Noi mettiamoci l'intento di un cuore puro, disinteressato e poi fidiamoci, con amore. Tutto il resto, come mi piace sempre dire, avverrà per complicità universale. 


"Nelle profondità si celano ulteriori profondità, 
nelle altezze un'altezza ancora maggiore. 
L'uomo giungerà più velocemente 
ai confini dell'infinito 
che alla pienezza del proprio essere, 
poiché quell'essere è l'infinito.  
Aspiro ad una forza infinita, 
ad una conoscenza senza limiti 
e ad una gioia infinita. 
Potrò mai ottenerla? 
Sì, ma la natura dell'infinito 
è di non avere fine.  
Perciò non puoi dire io la ottengo, 
ma piuttosto io la divento" 

(Sri Aurobindo)





"Vacuità e luminosità 
sono la natura propria della mente: 
riconoscendola come 
consapevolezza luminosa e vuota 
si dissolve spontaneamente 
nello stato originario e autentico. 
Non valuto se la meditazione é buona o cattiva. 
La mente lasciata inalterata é Felicità... 
Riconoscendo che la dualità 
di soggetto e oggetto non esiste, 
piacere e dolore si dissolvono ambedue 
in un'unica cosa, 
si dissolvono spontaneamente 
nello stato originario e inalterato"

(Milarepa)



























“Tutti i fenomeni sono solo 
magie della mente;
non c’è nulla da temere 
nello spazio interno.
Tutto ciò non è che la naturale 
luminosità della chiara luce;
non c’è motivo di reagire.
Poiché tutte le attività 
sono un mio ornamento
… devo restare assorta 
in muta meditazione”

(Yeshe Tsogyal)








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Grecia, a Sifnos l'isola dei poeti, il giorno del mio 40mo compleanno

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Cosa chiedere alla luna 
per farci un regalo "salvavita"