Pur non avendo amato in modo particolare tutto il film, se non per una certa nostalgia che mi dava rivedere i panorami di una Roma che avevo appena lasciato per trasferirmi a Torino, questa scena del film mi rimase impressa subito e l'ho sempre custodita, senza capire troppo il perché. E più la guardo, più mi ispira.
... L'essenziale è invisibile agli occhi, eppure è da lì che nasce la grande bellezza.
Dare nutrimento alle radici, a ciò che è sotterraneo e non si vede, ma che dà le fondamenta per una vita vissuta con la qualità della profondità e non della banalità.
Cercavo la grande bellezza ma non l'ho trovata.
Non è vero che non l'ha trovata, semplicemente, non l'ha vista.
Errore di visione, fuori invece che dentro. Il peccato originale. "Peccato" nel suo significato etimologico vuol dire "sbagliare mira", sbaglio di prospettiva.
Durante le vacanze natalizie mi è capitato di rivedere in TV il film La Bella e la Bestia. Mi hanno colpito le parole finali, pronunciate da Bella a mò di “morale della favola”: “Se vuoi essere amante non devi fare altro che questo: amare”.
Indipendentemente dalla relazione con l’Altro che ci fa per di più da specchio, riusciamo davvero a farlo con le parti più “bestiali” di noi? E, per conseguenza, degli altri?
Io mi sono data una seconda chance scegliendo di ripubblicare illogicaMente che è una personale dichiarazione d’amore agli aspetti meno docili dell’esistenza…
Come scrivo nella nota che precede questa seconda edizione, illogicaMente
“è stata un po’ come una figlia nata prematura, una creatura fragile di cui quasi mi vergognavo perché, come tutte le forze meno addomesticabili che attraversano certi momenti dell’esistenza, è una creatura ribelle, audace e spietata. Più che vagabonda, spaesata. Più che amorevole, disincantata. Più che docile, disadattata. E ora più che mai degna di amore.”
E ora più che mai degna di amore.
Non c’è nessuna parte di noi – quantunque oscura e indomabile possa sembrarci e per questo spaventosa – che non sia degna del nostro amore e, soprattutto, che non possa tornarci “utile”.
I demoni possono essere i nostri maggiori alleati, se sappiamo come nutrirli! Dialogare con l’anima vuol dire accogliere tutto, ogni parte di noi, bella o brutta ci possa apparire, scomoda o terribilmente ferita e farne tesoro. Non vuol dire certo soccombere, indulgere o agire tali parti scomode, ma iniziare a concedere loro uno spazio libero da dove probabilmente la paura che ci immobilizza può iniziare a prendere il largo, danzando improvvisi, inconsueti, impensabili ribaltamenti di scena. All’inizio del film la cosa meno probabile che si pensa possa succedere è che Bella si possa innamorare della Bestia!
“Ci vuole un po’ di pazzia sennò non potrai mai strappare la corda ed essere libero …” (Zorba il Greco) L’amore è la via, insieme alla conoscenza. La redenzione della Bestia avviene nel preciso momento in cui ha sentito che c’era ancora speranza per lui, ovvero che qualcuno (e lui stesso in primis) potesse cogliere la sua bellezza dietro le apparenze. La salvezza di Bella avviene quando la confusione sui suoi sentimenti diventa certezza, chiara visione. Saggezza e amore, discernimento del cuore. A cui segue, spontaneamente, la giusta azione. Nella terminologia Yoga si tradurrebbe come Jnana (saggezza) Bhakti (amore, devozione) e Karma (azione disinteressata), le tre Vie maestre, riunite nello Yoga Integrale di Sri Aurobindo e Satyananda, ma fondamentalmente dentro ogni visione autenticamente yogica, ovvero unificante. Bestiale è solo chi interrompe il dialogo con l’anima, sentendosi per conseguenza isolato, separato, disperato. Non mi stancherò mai di riportare questi bellissimi versi di Rilke, tratti dai Quaderni di Malte Laurids Brigge: Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada. Imparare a “vedere”… Il mio augurio per ogni nuovo passo in questo 2019!
Vado
subito al sodo. Al di là di tutte le possibili critiche o valutazioni
cinematografiche riguardo all'interpretazione dell'attore Rami Malek, alla sua
verosimiglianza etc. o ad altre valutazioni più da addetti ai lavori, quello
che a me è rimasto impresso durante e dopo aver visto il film, è una tonalità
di fondo.
Una nota dominante e sublime, universale, ineccepibile,
inarrestabile: quella della Musica (con la m maiuscola sì, perché di capolavori
che hanno fatto storia stiamo parlando) e quella dell'anima di un essere umano
con tutte le sue problematicità. Che sono sue ma non solo sue, squisitamente
peculiari alla biografia di Mercury ma anche garbatamente riverse su tanti
destini di chi, per un motivo o per un altro, avverte nel suo percorso
esistenziale “chiamate” nude e crude a cui fanno eco senso di solitudine,
inadeguatezza, diversità, pericolosità, sconforto, noia ed eccitazione. Con esiti
spesso nefasti.
Eppure ... The Show Must Go On! La vita va avanti, spettacolare
nella sua ineluttabilità che, in certi casi di individui marchiati ad uscire
dall'anonimato per compiere il proprio destino, come Freddie in questo caso,
ammanta la determinazione con un non so che di crudeltà. Mi viene in mente Antonin Artaud e il suo "teatro della
crudeltà", sorretto proprio da questo substrato invisibile ma palpabile di
"inellutabile necessità".
“Avrai una vita molto difficile Freddie” – sussurra Mary Austin a Freddie quando
proprio lui, l’amore della sua vita, le confessa con audacia e sincerità la sua
natura più profonda, ammettendo di voler essere sé stesso fino in fondo,
vivendosi appieno la sua bisessualità. Una delle scene questa – tra le tante
per la verità - a mio avviso molto toccanti del film. Solo lo sguardo di un
amore vero può cogliere certe profondità andando oltre la sofferenza personale.
Mary Austin rimarrà sempre nella vita di Freddie più di un punto di
riferimento, e viceversa, quella controparte energetica mi viene da dire in cui
fondersi al di là di ogni apparenza, definizione o ambiguità. Un legame che per
certi versi ricorda quello del poeta Rilke con Lou Von Salomé,
qualcosa che perdura anche dopo il lasciarsi andare e nonostante le nuove
relazioni affettive di entrambe le parti.
Essere
sé stessi fino in fondo, costi quel che costi, richiede coraggio.
Il primo
passo per essere all'altezza dei propri destini è non vivere nella menzogna. L’arte
dell’abitare la propria autenticità, buona o cattiva sia allo sguardo di una
morale socialmente condivisa (o imposta), non è per tutti. Freddie Mercury l’ha
fatto, e attraverso di lui si è compiuto il disegno musicale di una band che ci
ha lasciato melodie indimenticabili. E attraverso gli altri componenti della
band, Freddie è uscito fuori quale realmente era, l’animale da palcoscenico che
vuole dare piacere, il performer (così si definiva lui stesso e viene rimarcato
anche nel film) in grado di cambiare lo spessore dell’aria a ogni passo e gesto
che compie … Il piacere è la vita che danza melodiosamente scomposta tra sogni
personali di gloria e cospirazione universale.
"Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere. " (F.M.)
Di nuovo, eccola, quella tonalità
di fondo a cui mi riferisco pensando al film Bohemian Rhapsody e che mi è rimasta vibrante
addosso anche nei giorni dopo aver visto il film, la visione che ruggisce nell’intraprendenza
degli impavidi; una lucida follia che indossa le vesti di un uomo dalle origini
indiane, dall’identità sessuale promiscua, dai tratti somatici innegabilmente irregolari
e dalle corde vocali imbevute di grazia.
Un uomo che anche di una sua imperfezione ha saputo fare poesia e talento, convertendo in tesoro il fatto di essere nato con 4 incisivi in più e dunque, a detta sua, avere più spazio nella bocca e una maggiore estensione vocale.
Un uomo con un destino da
gigante che a tratti lo ha schiacciato, a tratti sollevato fino a farlo volare,
fino a farlo sentire infallibile, una hýbris prometeica che è “costata” al
nostro eroe la trasmissione del virus dell’HIV e la conseguente morte a soli 45
anni, ma non la fama. E nemmeno l’umanità.
La profonda umanità del Freddie
Mercury che era già Leggenda è quanto a mio avviso rende straziante in senso
epico la performance del celeberrimo concerto dell’86 allo stadio di Wembley, con
cui termina il film e così minuziosamente reso fedele all'originale.
Il bacio promesso
e reso alla madre durante la diretta, è un tocco intimista, più che fanciullesco, da far venire gli occhi lucidi all'istante. Un dettaglio restituito nel film
cui vale la pena soffermarsi, non foss’altro per la sensibilità con cui è stato
restituito. Il sipario delle riprese cinematografiche non può che chiudersi con
quello che è stato uno dei concerti più famosi di sempre, e non solo dei e per
i Queen.
Ai
titoli di coda, dopo tanto Rami Malek Mercury a cui ci siamo ormai abituati, compare
lui, l’originale, il “vero” Freddie, Farrokh Bulsara Mercury che, in
piedi con una mano sul pianoforte canta Don’t Stop Me Now.
L’emozione prende il
sopravvento. Tornare all'Origine, e agli originali, fa sempre bene!
A sollecitare questo articolo è stata una duplice ispirazione: una citazione e un film. Inizio dalla citazione, che è la seguente:
L’amore, nella sua essenza, è fuoco spirituale
(Emanuel Swedenborg)
Il fuoco spirituale è fuoco creativo, animico, che s’infiamma nell’essere continuamente in relazione con la sostanza invisibile delle cose, la stessa dei sogni per evocare Shakespeare. Essere in relazione con questa realtà vuol dire amare profondamente perché per amare l’invisibile ci vuole coraggio, fede e la visionarietà di aderire a nuovi linguaggi sconosciuti alla mente. Il vero amore è sempre irrazionale e illogico, non può essere spiegato né compreso, è un Mistero e come tale va trattato, cioè accolto, incorporato nelle proprie vite diffondendo creatività. Perché l’amore, il vero amore, è sempre creativo, anzi è Creazione in se stesso e, come tale, basta a se stesso. Per creare bisogna essere in due, la parte che insemina e quella che feconda, e questo sul piano della manifestazione visibile è alquanto evidente nella dinamica dell’accoppiamento del maschile con il femminile, ma su un altro livello (che poi altro non è bensì il medesimo simultaneamente a volerlo ricontattare con la nostra attenzione) è il matrimonio mistico che avviene dentro di noi a realizzarsi mediante la nostra adesione, appunto, a quel Mistero: la realizzazione dell’androgino è la completezza che si compie nel tener vivo il ricordo della nostra completezza originaria, sradicando condizionamenti e attaccamenti che sono la causa di ogni relazione “sbagliata” dentro e fuori di noi.
LA RELAZIONE - DIALOGO CON CIO' CHE CI ANIMA
Chi insemina e chi feconda siamo noi in relazione al divino, al nostro spirito guida o amante invisibile per dirla con gli sciamani, al nostro Daimon per citare Hillmann, al nostro vero Sé ispirandoci all’Advaita Vedanta, e se non vogliamo dargli un nome, c’è anche il dio ignoto dei Greci, appunto. Ad ogni modo, è con l’invisibile che abbiamo, o dovremmo avere, la relazione privilegiata per partorire la nostra vita nel migliore dei modi, dove “migliore” non intende definire un metro di giudizio, ma accennare a quella dimensione che si dovrebbe poter raggiungere compiendo la propria missione dell’anima: gioia ininterrotta, piacere immoto, ananda, beatitudine, armonia, entusiasmo
… Se la vita sembra vuota di significato, povera di relazioni, noiosa e insoddisfacente, probabilmente si sta tradendo l’unico amante al quale bisognerebbe consacrarsi, il che non equivale – beninteso – a ritirarsi a vita monastica, non è di questo che sto parlando nonostante possa essere una vocazione che alcuni incontrano nel loro percorso. Si tratta piuttosto di uno “stato naturale” il sahaj samadhi di cui parlano i maestri della Via Diretta come Ramana Maharshi di cui riporto le seguenti parole:
"uno stato dove ci si trova in pace e tranquillità, anche nell’attività più intensa. Uno stato dove si è senza paura, senza ansia, senza bisogno. In quello stato riuscite a capire che nulla è vostro – nulla appartiene all’ego. Tutto è compiuto da Qualcosa con cui siete in unione costante"
BECAUSE THE NIGH BELONGS TO LOVERS
Recentemente ho rivisto il film di Woody Allen “Midnight in Paris” e niente mi è parso così romantico e feroce di quell’onesta adesione finale del protagonista Gil al suo sentire, al suo essere magnificamente se stesso con le sue passioni letterarie, il talento da scrittore e la forte chiamata a trasferirsi nella città dove la sua anima potesse sentirsi maggiormente ispirata.
Rispondere alla Chiamata per non tradire quella volontà di splendere che è propria del destino di ciascuno, richiede spesso scelte coraggiose ma se è l’amore a sostenerle, appunto, non ci sono limiti a quanto ci si possa far sorprendere dalla vita stessa.
Nel film Gil si unisce ai suoi "amanti invisibili" che prendono letteralmente corpo nella forma dei suoi eroi letterari (dai Fitzgerald a Hemingway fino a Picasso con la sua seducente amante Adriana …), con tanto di “segnale” che fa da spartiacque per lo slittamento nei mondi, il rintocco della campana che segna la Mezzanotte. Il viaggio di Gil nei reami della seduzione nottambula parigina altro non è se non il suo matrimonio mistico con Se stesso. Qualcosa che, alla fine, lo sprona a prendere coscienza della relazione insoddisfacente che stava vivendo con la sua futura moglie tanto che decide di lasciarla, proprio a un passo dalle nozze, e di trasferirsi a Parigi.
L’irraggiungibile Diventa evento,
L’indescrivibile Si adempie,
L’Eterno Femminino Ci attira lassù
(dal Faust di Goethe)
Gil sceglie di sposare il suo Daimon, abbandonandosi a una buona dose di mistero e di incertezza su come vivrà da quel momento in poi, salvo incontrare quasi simultaneamente al suo audace gesto di ribellione, una donna parigina che – guarda caso – ama come lui camminare per Parigi sotto la pioggia … Una cosa insolita, un incontro magico scaturito dalla prima relazione essenziale che Gil ha nutrito prima di tutto: quella con la sua anima. Solo dopo aver sposato la sua amante invisibile (Adriana, musa ispiratrice di Picasso dalla quale Gil si sente fortemente attratto e decide di vivere a fondo tale passione che è movimento erotico creativo), egli incontra sul suo cammino l’amante visibile, l’anima gemella che gli corrisponde perfettamente…
“Il Rg Veda insegna che prima della manifestazione molteplice tutte le forme erano un’unica forma, l’uomo Cosmico, e tutti i nomi erano un unico nome, la Voce, e i due erano uno: l’Androgino Primordiale o Torovacca. Quando l’uomo si astrae dall’ipnotizzante molteplicità dell’esistenza e si ritrae nella sua unicità che coincide con l’Unità primordiale, prova un senso di estasi e ‘riceve la forma di Voce come una moglie amante’. Egli dimora allora nel silenzio della Voce primordiale cioè preverbale e la sua estasi è erotica“. (Elémire Zolla, L’amante invisibile)
Non c’è relazione più grandiosa di quella che si può vivere con l’intero universo, perché fondamentalmente siamo tutti collegati ma fintantoché la mente egocentrica ci offusca la vista non si percepiranno che distanze, separazioni e vuoti da colmare.
Prendete un profondo respiro e andate a fare una bella passeggiata notturna da soli, da sole, meravigliosamente soli e sole, acuite i sensi e la presenza – come un felino nella foresta o un rapace nei cieli sconfinati – sentitevi parte di un Qualcosa di più grande, senza cercare di comprenderlo. Fatene semplicemente esperienza. Probabilmente non incontrerete Hemingway che con impeto esclama “Non scrivi mai bene se hai paura della morte!”, ma lasciatevi aperta qualsiasi possibilità. L’Amore della vostra vita vi attende. Ed è molto più vicino di quanto possiate immaginare…
"Quando si viva così allucinati da coincidenze, da ispirazioni repentine, condotti come per mano a divinazioni trasognate, arriva il momento quando basta osare, darsi appena una spinta, e si entra nella più totale, sontuosa follia, ci si allucina, finché ecco, compare Lei, la donna di sogno, l’angelicata" (Elémire Zolla)
Ernest Hemingway nel film “Midnight in Paris
“Tutti gli uomini temono la morte. È una paura naturale che ci consuma tutti. Temiamo la morte perché sentiamo che non abbiamo amato abbastanza o non abbiamo amato affatto, che alla ine sono la stessa cosa. Comunque, quando fai l’amore con una donna davvero eccezionale, una che merita il massimo rispetto in questo mondo e che ti fa sentire davvero potente, quella paura della morte sparisce completamente. Perché quando condividi il tuo corpo ed il tuo cuore con una donna eccezionale il mondo svanisce. Voi due siete le uniche persone nell’intero universo. Stai conquistando quello che non molti uomini hanno conquistato prima, hai conquistato il cuore di una donna eccezionale, la cosa più vulnerabile che lei può offrire ad un’altra persona. La morte non indugia più nella mente. La paura non annebbia più il tuo cuore. Solo la passione per vivere, e per amare, diventa la tua unica realtà. Questo non è un compito facile, per esso ci vuole un insormontabile coraggio. Ma ricorda questo, nel preciso momento in cui farai l’amore con una donna davvero eccezionale ti sentirai immortale!” (Ernest Hemingwaynel film “Midnight in Paris”)
Chi è amato non conosce morte, perché l’amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perché l’amore fa rinascere la vita nella divinità. (Emily Dickinson)
Il viaggio tra gli spiriti defunti del dodicenne Miguel alla ricerca del segreto di famiglia, ovvero come risanare il dialogo perduto con l'anima - le proprie origini - e incarnare il proprio Destino. Il viaggio del piccolo eroe protagonista del film d'animazione Coco, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, è un vero e proprio viaggio sciamanico di caccia all'anima, con tanto di spiriti guida animali e altri fantastici dettagli su cui non mi dilungo affinché ciascuno possa riconoscerli nella sua personale visione del film che, ovviamente, consiglio.
IL DIALOGO CON GLI ANTENATI
Che si dialoghi con essi mediante una accentuata ritualizzazione secondo un approccio più sciamanico oppure mediante una celebrazione più "intimista" e meditativa, la sostanza non cambia: è l'essenza spirituale, animica o animista della vita che si va a contattare, ricordandone l'importanza per mettere radici su questa terra. Ricordare l'importanza del nostro albero genealogico non vuol dire identificarci con tutte le problematiche legate alla parentela di sangue, anzi. Vuol dire accogliere ciò che ci spetta come parte della nostra "storia personale" nel tempo storico della nostra incarnazione attuale e dei nostri legami di parentela, vuol dire prendere tutto questo e svuotarlo di significato personale. Sembra un paradosso ... e infatti lo è, come ogni mistero che si rispetti. Il divino non può che essere paradossale! In un certo senso è come celebrare l'importanza della tradizione familiare per negarne l'importanza, o meglio negarne l'importanza "oggettiva" per restituire il corso delle nostre vicende di famiglia al tempo che spetta loro: quello del mito.
OFRENDAS, RITO E CELEBRAZIONE DELL'AMORE
Cosa sono le tradizioni se non storie che si tramandano di generazione in generazione, racconti che perpetuano ricordi veicolando e molto spesso vincolando (come nel caso del film "Coco") destini. Solo chi non viene ricordato muore davvero, è questo ciò che scopre il piccolo Miguel nel suo viaggio tra i mondi. L'importanza dell'ofrenda e dell'esposizione della foto nell'altare di famiglia sostiene la necessità di essere ricordati per non "morire definitivamente". La morte, di fatto non esiste se non come concetto culturale (approfondisci in questo articolo: Lo stato intermedio, quella "gaffe" chiamata morte)
Di nuovo, ricordare l’importanza dell’albero genealogico vuol dire restituirlo alla sua essenza simbolica e renderlo potente viatico per compiere qualcos'altro, che è il sacro della nostra vita qui e ora, dove non esiste che un unico tempo, quello della presenza e un unico tempio, la consapevolezza, un unico fondamentale rito senza il quale la vita sarebbe impossibile: il respiro. Ogni membro del nostro albero genealogico è il ramo di un albero che ha radici molto più profonde e sconfinate di quelle a cui solitamente vogliamo affidare le nostre preghiere e benedizioni, è il meraviglioso campo universale così ben rappresentato in un altro film (Avatar) dallo Spirito della Grande Madre Eywa (ne ho scritto qui: Il significato esoterico di Avatar e Pandora. Essere animisti vuol dire tornare a dialogare con tale parte invisibile della realtà, benedicendola e propiziandola con l'ardore della nostra fede e dell'amore, vuol dire incorporare letteralmente lo spirito di ogni cosa, evento, situazione, avi e antenati inclusi. Vuol dire ripristinare il contatto tra viventi e morenti accogliendo la ciclicità del tempo non come una suggestiva teoria a cui aggrapparsi per non fare niente di significativo e lasciarsi esistere fatalisticamente ispirati da un "tutto va come deve andare", ma come visione creativa dell'esistenza in grado di allinearsi talmente a fondo a uno specifico destino, da poterlo persino cambiare.
DESTINO O KARMA FAMILIARE? Se sei nato per fare l'artista e qualcosa nella tua vita - magari nella forma proprio di un impedimento imposto dai familiari come nel caso di Miguel nel film - ti impedisce di esprimerlo liberamente e totalmente, probabilmente c'è qualcosa che ancora non sei stato in grado di vedere (vedere ha a che fare con Visione). Qualcosa che attiene alla sfera dell'invisibile, appunto, e che magari ha le sembianze di un tuo trisavolo. Se vuoi, approfondisci in questo articolo: "Scoprire la missione della propria vita e fare scelte davvero libere"
TORNARE A CASA ...
Il monito tanto caro al Buddha di “ricordare chi siamo”, dunque, non è un tornare a casa e non trovarci nessuno, ma un tornare a Casa e trovare tutta la molteplicità del reale e poterla accogliere senza esserne più schiacciati, anzi trovando in essa molti validi alleati. Accogliere disidentificandosi, non uscire dal mondo ma esplorare il mondo con la visione aperta dell’occhio interiore in grado di risanare l’unica vera grande colpa di cui siamo artefici: l’interruzione del dialogo con l’anima. Se siamo peccatori non lo siamo nel senso cristiano del termine, ma nel senso originario del termine, etimologico: "peccato" vuol dire "mancare il bersaglio", oppure in un’altra accezione, "che sta all'esterno". In entrambi i casi, indica una devianza dalla giusta direzione. La direzione è quella dell’anima, del cammino spirituale, interiore, animico, esoterico. (Leggi anche: Sentirsi a casa ovunque)
COME RIAPPACIFICARSI CON GLI ANTENATI
Le costellazioni familiari sono forse uno dei metodi più conosciuti. Paternità: Bert Hellinger. Tuttavia si stanno sempre più diffondendo approcci diversi che offrono visioni complementari, se non del tutto originali, al tema della psicogenealogia familiare e transgenerazionale. Di impronta sciamanica, visionaria e poetica quella proposta dall'Imaginal Academydi Selene Calloni Williams.
Thich Nath Hanh dedica alcune pagine molto significative al culto degli antenati nel suo libro "Paura", a conferma del fatto che essere cultori della Presenza e di un approccio più contemplativo estatico di indole zen non vuol dire rifiutare, reprimere, ignorare il "passato", in quanto tutto è simultaneamente presente nel medesimo istante del qui e ora. Riporto un brano tratto dal libro, dedicato alla "Pratica di accettare i nostri antenati":
"Per accettare sinceramente gli altri così come sono dobbiamo cominciare con l'accettare noi stessi. Se non riusciamo ad accettarci come siamo, non riusciamo mai ad accettare gli altri. Quando guardo a me stesso vedo cose positive, ammirevoli e addirittura straordinarie, ma so anche che in me ci sono lati negativi. Così dovrò prima riconoscere e accettare me stesso. Inspirando ed espirando visualizzate i vostri antenati e scorgetene i lati positivi e negativi. Siate determinati ad accettarli tutti come vostri antenati senza esitazione.
Cari antenati, io sono voi, con tutti i vostri punti di forza e di debolezza. Vedo che in voi ci sono semi positivi e negativi. Comprendo che siete stati fortunati e che i semi buoni come la bontà d'animo, la compassione e l'assenza di paura sono stati coltivati dentro di voi. Comprendo anche che, se non siete stati fortunati, e dentro di voi sono cresciuti i semi negativi della paura, dell'avidità e dell'invidia, quelli positivi non hanno avuto la possibilità di svilupparsi.
Che i semi positivi che abbiamo dentro di noi possano essere coltivati nel corso della vita, dipende in parte dalla fortuna e in parte dall'impegno. Le circostanze della vita ci possono aiutare a nutrire i semi della pazienza, della generosità, della compassione e dell'amore. Le persone che ci circondano possono contribuire a innaffiare questi semi, così come può farlo la pratica della consapevolezza. Se una persona nasce in tempo di guerra o in una famiglia o in una comunità che affronta la sofferenza, potrà essere piena di disperazione e di paura. I genitori che soffrono molto e hanno paura del mondo e degli altri innaffiano nei loro figli i semi della paura e della rabbia. Se i bambini crescono nell'abbraccio della protezione e dell'amore, i semi buoni verranno nutriti e cresceranno forti.[...] Accettare tutti i vostri antenati con le loro forze e debolezze vi aiuterà a diventare più sereni e meno timorosi. [...] Riappacificarsi con i propri antenati richiede un pò di esercizio, tuttavia è davvero importante riconciliarsi con loro se desiderate placare la paura dentro di voi.
Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città. Basterà visualizzare la presenza dentro di voi di tutti gli antenati: voi siete la loro continuazione. Solo quando vi sarete riappacificati con loro potrete vivere totalmente nel momento presente".
"Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città"... Alcuni "dialoghi" con i miei spiriti antenati possono essere fiutati in questi post:
All the things you said to me today Changed my perspective in every way Then things come to mean To much to me Into my faith you And your baby It's out there If you want me I'll be here It's out there I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place That I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you It's out there If you want me, I'll be here I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place that I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you (Dreaming my dreams, The Cranberries, 1994)
Lo stesso giorno in cui ho scritto questo articolo, ho appreso della morte diDolores O' Riordan, la vocalist dei Cranberries, un gruppo musicale che ho amato molto, colonna sonora della mia adolescenza e dei miei primi accordi di chitarra. La voce di Dolores ha qualcosa di simile a un ululato in una notte di luna piena. Traghetta nei mondi e nei mondi dell'anima non esiste né incontro né separazione, ma un unico campo al di là del bene e del male dove poter gioire dell'unica sostanza di cui siamo fatti: quella dei sogni. Il protagonista del film Coco crede nel suo sogno di diventare musicista, perché ciò corrisponde a incarnare il suo destino. Per farlo ha bisogno di riconnettersi con le sue radici familiari, quelle visibili e quelle invisibili. Scelgo questi due video per far dialogare la bellezza del Tutto in cui siamo immersi, e come personale ringraziamento a Dolores, la quale certo avrà una vita molto, molto lunga. Infatti, chi muore veramente se rimane nel cuore di chi ha molto amato?
Mi sono imbattuta in questo film e non ho potuto fare a meno di vederlo. Lascio da parte la trama (facilmente reperibile su Internet) per dare spazio alle quattro frasi che più mi hanno colpito durante la visione e da cui trae ispirazione questo post.
I 7 chilometri, quelli da Gerusalemme ad Emmaus compiuti dal protagonista Alessandro, richiamano nemmeno troppo velatamente il "viaggio dell'eroe" tra i perpetui dilemmi della vita: l'esistenza di Dio, la morte, la malattia, i ruoli sociali. Un apparente fuorviante caos a cui si può rispondere con le comode scorciatoie dell'ego, che si rivelano o prima o dopo anguste strade senza uscita, oppure con i pellegrinaggi interminabili dell'anima che, quando meno te lo aspetti, schiudono davanti agli occhi orizzonti sconfinati. Tutto sta a saperli vedere. Interessante che il focus geografico e psichico del film non sia Gerusalemme bensì Emmaus, il luogo dove Gesù apparve per la prima volta dopo la morte, da risorto, ma senza essere riconosciuto, nemmeno dai suoi discepoli ("in un primo momento i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo" Luca 24:13-53). È il luogo del non riconoscimento del divino che si ha a un palmo dal naso! Tutto sta a saper vedere. Questione di prospettiva, insomma, e di sguardi sul mondo, anzi sui mondi.
1. "Si progredisce, dimenticare può essere opportuno"
Alessandro chiede a Gesù di dimostrargli di essere davvero Gesù compiendo davanti ai suoi occhi qualche miracolo. Per l'esattezza gli chiede di fargli vedere la madre morta. Gesù accondiscende ma l'incontro madre-figlio non va secondo quanto si era immaginato Alessandro ed ecco che in lui subentra sofferenza, rabbia e frustrazione. Addirittura pare che la madre non l'abbia riconosciuto, da qui la frase di Gesù, molto significativa a più livelli: "Si progredisce, dimenticare può essere opportuno", preceduta da un non meno pregnante "Cosa ti aspettavi di vedere?" Il punto su cui riflettere secondo me è proprio questo: cosa ti aspetti di vedere dall'altro mondo? Pensi di poter vedere l'invisibile con i soliti occhi con cui guardi il visibile, di poter accedere al mistero mediante linguaggi noti e prevedibili? Di poter contattare lo spirito con le aspettative dell'Io personale?
2. "Ti ho aiutato, a modo mio"
L'intervento del divino nelle nostre vite avviene in modalità che spesso e volentieri vanno contro ogni logica, per cui il rischio per chi non è radicato in fede, presenza vigile e consapevolezza è di non saperlo riconoscere… Si cerca dio troppo lontano, poi ci "appare" davanti agli occhi e non lo riconosciamo… Ma chi crediamo sia dio? Ciò in cui crediamo modifica la realtà che percepiamo e viviamo. "Ero tornato, ma non mi hanno riconosciuto" dice Gesù nei Vangeli… La Provvidenza, la Forza intelligente della vita, che è una energia evolutiva intrinsecamente spirituale, accade "a modo suo". Puoi forse scendere a patti con un dio? Puoi trattare il mistero con le stesse regole prefabbricate con cui sbrighi le pratiche dell'ordinaria vita quotidiana? (Che poi, tutta la vita è straordinaria, a guardarla bene ma questo è un altro punto!) L'ignoto è e rimane ignoto, altrimenti è solo un'altra menzogna mascherata da dio. È l'ego spirituale che ha trovato altri idoli a cui aggrapparsi per pacificare i suoi aneliti di trascendenza. Ma il divino che si svela è amore in creazione pura e non può esserci nulla di rassicurante in questo, ci si può solo dare al mistero, arrendersi, farsi breccia in esso con l'ardore di quando si è innamorati, essere pronti a perdere qualsiasi certezza. Allora, Tutto accade. Non per niente nel film Alessandro è stato "prescelto" nel momento in cui ha perso tutto e si ritrova a raggiungere la Terra Santa perché "non aveva niente di meglio da fare". La notte buia dell'anima risveglia la chiamata. Certo, a modo suo… e ognuno di noi, a modo nostro, possiamo farci portatori sani di una nuova coscienza. Il che si lega alla terza battuta del film che riporto a seguire…
3. "Che ne sarà di me?" - "Diventerai un discepolo di stile diverso, un portatore sano".
Quando accade l'incontro con il divino - che è incontro con ciò che realmente si è, matrimonio mistico, unione esistenziale con la fiamma ardente nel cuore sacro della vita - si diventa originali davvero. Perché si torna alle origini, appunto. E ciascuno a suo modo, in base a predisposizioni, talenti e vocazioni personali, può farsi tramite di tale Sorgente di creatività che sgorga ininterrotta e donarla agli altri non necessariamente facendo cose straordinarie, a volte basta la semplice presenza. Non c'è niente di più rivoluzionario di un essere in Presenza. Alessandro nel film, da pubblicitario qual è, sa bene l'importanza del "vendere" immagini allettanti, dell'audience e del successo. La sua trasmutazione di valori avviene nell'istante in cui si addentra nelle profondità di tale clamore superficiale per ritrovare il silenzio del vincente che non dipende dal plauso esterno, "il genio non ha bisogno di audience" afferma a un certo punto la presa di coscienza di Alessandro via via che il suo dialogo con Gesù prende letteralmente corpo. Diventa cioè esperienza tangibile, seppur invisibile, del divino in azione. "Sia fatta la tua volontà", attraverso di me. Come dire, la scelta è tra la libertà dell'ego e la libertà dall'ego. Il vero amore, l'incontro autentico con il mistero, con il divino, accade nel secondo caso. E dona la libertà suprema, quel vuoto splendente da cui attingere ogni forma di abbondanza. Il primo passo per creare le condizioni dell'incontro è... l'apertura, l'arrendersi, la resa, il Surrender nella non-mente, la disponibilità a farsi penetrare dal mistero senza volerlo a tutti i costi risolvere. E siamo all'ultima frase che riporto…
4. "Tranquillizzati, e ritorna nella disponibilità…"
C'è più di un momento del film in cui Alessandro è colto da rabbia, sconforto, aggressività, pena… Cedere è parte essenziale di un cammino trasformativo, "non si può conoscere il Paradiso se non si è passati dall'Inferno" (Savitri, Aurobindo). Anzi, si tratta di condizioni simultanee perché l'alto non è scisso dal basso e viceversa, e questo vale per tutte le coppie di opposti (Festina lente!)… Tuttavia, indulgere in stati di depressione, turbolenza emotiva e sofferenza, non è utile. Non dico che è sbagliato o è male, dico che non è utile. Può essere un'esperienza catartica e di fatto lo è, come ci insegna lo stesso Gesù con la sua notte buia dell'anima nel Getsemani. Lo è se si rimane disponibili. E se si rimane disponibili, non avversi cioè a qualsiasi cosa accada, si torna a contattare una sorta di quiete che può esistere anche nel bel mezzo della tempesta. Se non accade, si è ancora identificati con qualcos'altro di non essenziale. "Sii tranquillo, ogni giorno ha la sua pena" … Sembra una contraddizione in termini, ma l'abbiamo detto più volte: l'unico modo per sposare un dio è non seguire nessuna logica. Alla fine Alessandro si "tranquillizza" non perché ha trovato tutte le prove che cercava dell'esistenza di dio, ma perché ha smesso di cercarle prendendo parte al mistero e diventando egli stesso portatore sano di amore, a modo suo. Il suo dialogo con Gesù, reale o immaginario che sia stato, ha trasfigurato la materia, la pesantezza di una vita senza senso, in uno stato di grazia dal lessico inconfondibile: stupore, compassione, audacia, Surrender, in una parola soltanto: Amore.
(Sul tema dell'amore quale condizione esistenziale e non come relazione di dipendenza dall'altro, suggerisco la lettura del libro di Osho "Con te e senza di te")
"Perché mi hai abbandonato? Mi hai dimenticato?", ma non c'è risposta. Sta aspettando il miracolo. Tutta la folla riunitasi per osservare il miracolo comincia a disperdersi. Fa troppo caldo e la loro attesa è inutile. Non accadrà nulla; se qualcosa doveva succedere sarebbe già successo. Dopo sei ore restavano solo tre donne che ancora credevano a un miracolo. Una era la madre di Gesù […] Un'altra donna che amava Gesù era una prostituta, Maria Maddalena: quella donna, pur essendo una prostituta deve aver amato Gesù. Persino i discepoli, i cosiddetti apostoli, che nella storia del cristianesimo divennero secondi solo a Gesù in importanza, scapparono tutti e dodici per paura di essere catturati o di venire riconosciuti, visto che erano sempre stati intorno a Gesù […] Rimasero solo tre donne. Anche la terza era una donna che amava Gesù. Negli ultimi momenti restò solo l'amore, sotto forma di queste tre donne.[…] Solo l'amore può essere coraggioso."(Osho, Con te e senza di te)
"Amatevi" - Questa bellissima canzone degli Agricantus fa parte della colonna sonora del film.