Passaggio con il "libro verde" a Borgopoesia 2026, sotto il segno di Amore e Psiche...
Tante belle sorprese nella cornice storica di Villa Marazza, come la voce e il violoncello della giovanissima Diletta Fosso, la gioia del premio condiviso - finalmente dal vivo - con l'editore Giuliano Ladolfi e il suo "pupillo", l'artista Giulio Greco, contagiosa energia vitale in opera.
La penna piuma blu continua a svolazzare leggiadra e vediamo dove si poserà per il prossimo viaggio, fino alle radici del cuore ...
Testo gentilmente concesso da Giuliano Ladolfi, editore del libro Che cos'è Poesia? e fondatore della rivista Atelier, in occasione della Premiazione ufficiale al 17° Concorso Letterario Città di Grottammare Franco Loi, avvenuta il 9 maggio 2026.
"Quali sono i motivi per i quali l’opera ha superato la selezione che le nostre edizioni compiono nei confronti dei lavori che giungono in redazione?
La risposta è molto chiara: perché l’autrice ha tradotto in termini pratici i principi epistemologici e poetici sui quali si basano sia la nostra casa editrice sia la rivista “Atelier” che nel 2026 compie trent’anni. Dal 1996 ci interroghiamo sul significato della poesia nel tempo presente e abbiamo pubblicato molti saggi sull'argomento per tracciare linee originali di composizioni in versi. Abbiamo così creato un movimento che ha dato i suoi frutti non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Se esiste un rapporto tra parola e realtà, se esiste un dialogo tra gli esseri umani, il compito principale della poesia è quello di offrire un'interpretazione originale alle domande esistenziali: perché viviamo, perché soffriamo, perché esiste il mondo, qual è la posizione dell'individuo nel contesto sociale...
Cecilia Martino, pertanto, si unisce alla schiera di altri contemporanei scrittori che alla poesia affidano l’antica missione di affrontare con coraggio l'uomo e i suoi problemi, il suo rapporto con se stesso e con il mondo, i suoi ideali, la sua grandezza e la sua miseria, nel tentativo di ridefinire all'inizio del millennio un nuovo concetto di "umanesimo", come una sfida a un'umanità ancora persa nelle sabbie mobili del relativismo, padre della morte delle Lettere, perché, nonostante il male presente nel mondo, vince la speranza vince l’amore."
Comunicati ufficialmente il 20 aprile i nomi dei vincitori nelle varie categorie del 17 ° Concorso Letterario "Città di Grottammare FRANCO LOI", organizzato dall'Associazione Culturale Pelasgo968.
Edito da Giuliano Ladolfi Editore(novembre 2025) e già arrivato alla sua prima ristampa, il libro è stato presentato in varie città italiane, da Ancona a L'Aquila, Bari e nel territorio marchigiano grazie a un Tour, tutt'ora in essere, di divulgazione del messaggio poetico contenuto nel libro-progetto ruotante attorno alla domanda Che Cos'è Poesia?
le zolle che le mani aprono, come il cuore che miete il grano.
Ringraziare desidero "l'altezza dell'universo senza risposte"
e la profonda quiete delle dimore erranti,
delle domande aperte come finestre su cui sporgersi... e come ali.
Ringraziare desidero il gesto bimbo dello stupore,
"la corsa celeste verso il nulla, nell'Aperto",
la premura dell'ascolto attento, la pazienza,
il riconoscimento, la grazia del ritrovamento, la dedica sul foglio bianco.
Ringraziare desidero ciascuno di quegli sguardi che ho incontrato,
posati su firmamenti di silenzio e moltitudini di creato, "plurali, come l'universo".
Ringraziare desidero tutti gli ulivi, ogni raggio di sole,
le nuvole, l'uccello del paradiso, le palme, i muretti a secco,
la danza di Magritte, le reti sulle case bianche e le crepe spaziose sulle cose circolari,
i cannoni arrugginiti nelle bombarde, i sapori dell'agricoltura
e la costellazione di abbracci che ha reso il mio corpo quasi più reale,
ricamato in uno sfondo blu cobalto.
Ringraziare desidero Alessandra, Maria Rosaria, Stefania, Vincenzo del "Kinè, la cinegiocoteca", Rosanna De Stefano per lo splendido bouquet-poesia dei fiori di carta intorno al cerchio... Iris, pratoline, passiflora, tulipani, fiordalisi, rosa blu dell'Himalaya... E ogni singola presenza umana che ha restituito così tanto calore e colore al libro verde e alla sua testimonianza d'Amore.
Difficile riassumere il "miracolo" della giornata di ieri a L'Aquila dove il "libro verde" (Che Cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondoGiuliano Ladolfi Editore), leggero come piuma profondo come radici, ha tessuto trame di inestimabile valore tra cuori in palpitante presenza interiore.
Grazie alla Festa che Nicoletta e Beatrice, le libraie dagli occhi di fiamma del Punto Giusto(Einaudi) hanno allestito per la Poesia.
Grazie alla scrittrice Mariaester Graziano che ha offerto dal suo poetico nido di oceano e sale le parole più saporite per accompagnare l'attraversamento di questo libro di "poesia nomade, poesia essenziale".
Grazie alle molte anime presenti in carne ed ossa, ad ascoltare e fare anima insieme, circondate da libri come spartiti da suonare e da un calore umano che non si può dire, ma dare.
Grazie all'Art Café che ha ristorato la nostra sosta con armonia di dettagli e cura dell'ospitalità, con molte proposte vegetariane.
Grazie alle fioriture di mandorli e ciliegi che ricamano bellezza nei meandri di una città che sta rinascendo, antica e fresca.
Grazie alla Poesia che ci espone al territorio del vento, ad abitare lo spaesamento, a "morire di canto", come le cicale e così per sempre vivere...
"Questo libro fiorisce da dieci anni di humus poetico: riflessioni, appunti, meditazioni, ispirazioni, voci, sussurri e molto, moltissimo silenzio, cura e amore. In un certo senso, si è scritto da solo, dal momento che raccoglie le tracce più urgenti seminate sul mio blog “ilmestieredeldare”, terreno virtuale che sin dal 2015 lo ha tenuto in serbo, fertilizzandolo, affinché venisse alla luce al momento opportuno, proprio come un organismo vivente non può sottrarsi all’urgenza del suo nascere. E di vivente questo manoscritto mantiene lo stile, ovvero quella spontaneità e immediatezza proprie di un dialogare a voce alta con interlocutori – reali o immaginari – più che di un argomentare fine a sé stesso. Scegliendo di mantenere la stesura il più possibile fedele agli scritti di partenza, non si sono volutamente smussati gli angoli delle ridondanze, ogni capitolo vive di vita propria pur dialogando con tutti gli altri in evidenti intime corrispondenze. In tale dialogo, gli interrogativi hanno sempre la meglio sulle risposte certe, perché l’apertura e l’ascolto nell’accoglienza del nuovo in uno stupore sempre vivo è parte integrante del poetare stesso.
La Poesia tesse le trame di queste pagine dalla prima all’ultima riga. Poesia non solo come scrittura, bensì come visione. Una visione differente delle cose che si traduce nella possibilità di incarnare il verbo poetico e tornare ad essere davvero “originali”, ovvero “originari” in quanto sensibili, a contatto con l’anima che è il luogo delle Origini. Tornare ad essere in un mondo del fare. È con lei e attraverso di lei è possibile dedicarsi una lettura che si rivelerà intimamente trasformativa, accompagnati per mano da molti personaggi - poeti, yogi, filosofi, santi, divinità, miti e archetipi – e da altrettante forze interiori da cui lasciarsi liberamente ispirare.
Vi si troveranno consigli e spunti pratici da portare nella vita quotidiana, affinché si compia quel destino poetico che è il ritorno alla nostra vera natura: non un mero esercizio stilistico, ma la sorprendente grazia del ritrovamento.
La domanda che dà il titolo al libro è come la lente che fa convergere su un solo punto i raggi del sole, condensandovi la maggiore quantità possibile di calore, luce ed energia. È il punto di partenza per un viaggio di consapevolezza che percorre la Via della Bellezza (in alchimia è la terza strada della Triplice Via del Fuoco , per l’esattezza l’Amore del Bello) sconfinando nella terra senza frontiere della Metafisica e dei sentieri esperienziali dello Yoga e della Meditazione. È un libro “plurale, come l’universo” – direbbe Pessoa – pertanto, non destinato agli addetti ai lavori, ai soli conoscitori di poesia o amanti di questo genere letterario, ma dedicato a tutti indistintamente perché chiunque ha dentro di sé il proprio tesoro poetico da riscoprire.
Alcuni “strumenti”, o indizi o, ancora meglio, indicatori di percorso, si sono sviluppati nel tempo, sono cresciuti insieme a me, maturando spontaneamente in corso d’opera. Tra questi, l’invito ad un ascolto differente di testi poetici, che ho definito “intuitivo”, e da cui nel 2021 ha preso vita il progetto itinerante La Gioia di Dialogare con la Voce dei Poeti, tutt’ora in essere; si troveranno molti spunti a riguardo soprattutto nella seconda parte del libro (Il mandala delle Cinque Esse:semplicità, sensibilità, spaziosità, stupore, silenzio).
L’ultima parte (Voci poetiche) si snoda attraverso azzardi di narrazioni ai margini del nulla con un unico autentico slancio: ricordare la bellezza della parola viva, dell’anima dentro il linguaggio quotidiano, della poesia non come mestiere letterario ma come un mestiere del dare.
Concludo questa introduzione con una forse ovvia ma per me mai banale dichiarazione d’amore e di gratitudine per la Poesia. Ho sempre sentito la Poesia come qualcosa di vivo, vivente, organico e funzionale, non un mestiere letterario, non un genere da intrattenimento per eruditi o svampiti spiriti romantici. Scrivevo poesie da bambina perché mi sembrava di poter parlare un linguaggio più autentico, al di là delle formalità e dei grandi discorsi in cui spesso mi perdevo invece che ritrovarmi. Da allora, non ho più smesso. Ma la Poesia che sento vibrare non è lontana, oggi, dal cuore di ogni cosa che osservo con una partecipazione intima che non vuole afferrare alcunché. “Divenire cosa tra le cose”, direbbe l’amato poeta Rilke per esprimere quel suo apprendistato a farsi “strumento cieco e puro” - in quanto poeta ed essere umano – “dell’inconoscibile che lo adopererà”.
Apprendista di stupore sempre rinnovato, mi dà gioia condividere la forza pacifica che il gesto poetico ha in serbo per ciascuno di noi.
Dice un proverbio sufi: “Le parole che dici diventano la casa in cui vivi”. Pertanto, considero valore la cura nello scegliere i vocabolari del nostro quotidiano e ritornare alla matrice da cui ogni suono ha origine, il silenzio.
Poesia, il segreto ultimo custodito nel cuore dell’essere umano."
(Tratto dall'Introduzione del libro Che cos'è Poesia? Spunti di vista per abitare poeticamente il mondo, Giuliano Ladolfi editore, I edizione Novembre 2025, Collana Smeraldo Critica letteraria)
Il libro è acquistabile su ordinazione nelle librerie e in pronta consegna nei vari circuiti di distribuzione online (IBS,Amazon, Feltrinelli, Mondadori Store etc.)
RASSEGNA STAMPA
"Un’opera che assomiglia più a un itinerario iniziatico che a un semplice saggio critico; il libro nasce dalla sedimentazione di dieci anni di scritture, riflessioni e dialoghi interiori nati sul blog dell’autrice “ilmestieredeldare”, e conserva infatti l’immediatezza, la fragilità feconda e la spontaneità del pensiero che si elabora mentre accade. Un testo da leggere lentamente, come si approccerebbe un diario sapienziale o un libro-oracolo, e che domanda al lettore non solo di capire ma di sentire." L'Opinionista
"Uno dei meriti dell’autrice è la sua capacità di rendere accessibili concetti complessi, senza però banalizzarli: le parole di filosofi come Heidegger, di poeti come Rilke e di mistici orientali entrano nel flusso narrativo non come autorità accademiche ma come compagni di viaggio. Diventano ponti verso un’idea di poesia che si intreccia con la spiritualità, la meditazione, lo yoga, la ricerca dell’originario; ogni riferimento appare naturale, organico, parte di un discorso che non vuole erigere teorie ma evocare possibilità." LiquidArte Magazine
"Un saggio breve e intenso che riporta la poesia dove dovrebbe stare: nella vita quotidiana, nel linguaggio, nell’ascolto. Per chi vuole tornare all’essenziale e smettere di parlare “a caso”. Questo libro parla soprattutto a: chi sente di vivere “in automatico” e vuole tornare a uno sguardo più presente; chi ama la poesia ma la percepisce lontana, “alta”, intimidatoria; chi cerca un ponte tra spiritualità, contemplazione e vita quotidiana; chi scrive (o vorrebbe scrivere) e vuole ritrovare una relazione più vera con le parole; chi è stanco di manuali e definizioni, e preferisce una mappa aperta." WordNews.it
Roma, 6 novembre 2025 - Bibliothè, cuore orientale di Roma, centro pulsante di cultura indiana e ayurvedica. Presentazione del libro Un qualsiasi giorno a Varanasi, insieme alla giornalista Ester Paparozzi Ippolito, professionista dedita al mondo dei viaggi, turismo, culture popolari e attualità.
Se ridi, sei nel posto giusto... Bibliothè, Roma 6 novembre 2025
Il firmacopie nella mia città natale mi ha riempito di gioia, leggerezza d'essere, senza convenevoli e condivisione sincera, in un luogo caro alle mie scorribande giovanili nei sapori di un'India che da sempre mi ha voluta un po' adottare. Non poteva che essere Bibliothè il focolare per dare voce - proprio come attorno a un fuoco che mette a proprio agio - alle ispirazioni di un viaggio a Varanasi che, ormai, risale a più di dieci anni fa ma che ha lasciato tracce irreversibili sul terreno della mia maturazione personale e che si rivolge a tutti, indistintamente, in quanto viaggiatori "nel mondo ma non del mondo"...
Una delle domande che mi sono state fatte è Cosa è cambiato in me dopo quel viaggio "spirituale". Posso senz'altro dire il rapporto con la morte, e dunque con la vita. Ho affrontato una delle mie paure più grandi, il senso della perdita delle persone care, una paura collegata ad una allora non pienamente risolta comprensione del reale processo del nascere e morire, dell'istinto di sopravvivenza, dell'attaccamento a identità illusorie e tanto altro... Leggendo il libro è possibile entrare a vari livelli in questo processo di "disvelamento" nel quale si riconosce la vera natura delle cose.
Il soffio delle cose è una vita immortale, ma in cenere finisce questo corpo. OM! (17, Isa Upanisad)
Degustazione del menu ayurvedico da Bibliothè - Roma 6 novembre 2025
Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti in presenza, ma anche i tanti che ci sono stati con il cuore, e nell'invisibile che tutto plasma e niente spreca. Ringrazio la stimata giornalista, nonché cara amica Ester per essermi stata accanto in questo viaggio, riaccendendo la miccia entusiasmante della città della Luce, della Vita e della Morte: quel nocciolo di esistenza paradossale che ha nome Varanasi, Banaras, Kashi o, perché no, Anima.
Il video dell'evento in diretta è ora disponibile sul canale YouTube.
RASSEGNA STAMPA
"Un piccolo libro denso di storie, di emozioni, di abbandoni, di ricerca, di spiritualità e devozione, di domande, di risposte , di confronti tra la vita e la morte. Ma ricco anche di colori, di suoni, di profumi, di danze, di giochi, di allegria. Di caos e di silenzi. Cecilia Martino, giornalista, scrittrice, poetessa e insegnante di Yoga, in " Un qualsiasi giorno a Varanasi" ci racconta il suo viaggio nella città della luce a lungo desiderato , e con impeto e passione avvolge il lettore nella sua scoperta della città e dei suoi riti, nei suoi momenti di misticismo e di abbandono." (Ballareviaggiando.it: articolo completo)
"Ricerca di se stessi e rinascita nel libro di Cecilia Martino
Cecilia Martino, giornalista, scrittrice, poetessa e insegnante di Yoga, in " Un qualsiasi giorno a Varanasi" ci racconta il suo viaggio nella città della luce a lungo desiderato, e con impeto e passione avvolge il lettore nella sua scoperta della città e dei suoi riti, nei suoi momenti di misticismo e di abbandono.
Più si legge e si rilegge il libro (perché si presta a più letture), più si evidenziano aspetti di questa città colta , tra l'altro , nell'allegria della festa Holi, colorata e trasgressiva. E tanti sono gli scorci , i momenti, le emozioni e lo spirito della città che raggiungono in forma " poetica" il lettore: i riti quotidiani della casa del bramino, le cerimonie sul Gange, le cremazioni quotidiane, dove la vita e la morte si incontrano , la navigazione sul Gange, le sue acque sacre e morbide che regalano espiazione, albe e tramonti, la visita ai principali templi dove la devozione scorre ininterrotta..." (Consiglidiviaggio.it: articolo completo)
Bibliothè, via Celsa 5, Roma
Il libro è acquistabile su Amazon in versione cartacea a 12 euro, o formato kindle 3,99 euro.
“ Dedico questo libro a tutti coloro che lo leggeranno” (Cecilia Martino)
È caduto dallo scaffale, rovesciando una ciotola di pietre e cristalli a forma di cuore, facendo quel giusto rumore da soprassalto. Ero in un'altra stanza. Un richiamo come da un altro paese, un'altra galassia, una pietra a terra tipo mollica di Pollicino, poi un'altra e un'altra ancora fino a guidare lo sguardo sul punto della caduta. C'era lui, il libro. Dimenticato, impolverato, fermo a Roma, nella cameretta della mia adolescenza. Lo prendo tra le mani e solo a leggere il titolo mi sussulta l'anima. Nome proprio di persona, lui in tre parole, nome proprio di Poesia. Rainer Maria Rilke, l'amato Rilke.
Cosa è venuto a dirmi?
Intuitivamente apro, annuso e mi si spalanca una dedica che mi riprecipita a un incontro antico, uno di quelli belli in una libreria-bugigattolo-scrigno di tesori tra i vicoli di Genova in uno dei mesi più freddi dell'anno. Eppure, dentro a quel metro quadro pieno zeppo di carta, libri rari e storie raccontate a voce, c'era il calore esatto della corrispondenza. Rispondere ascoltando, in silenzio. Corrispondere a un invito intimo, che sa di tempo propizio, la giustezza del Kairos che sospende l'irriverenza cronologica della fretta e dell'ipocrisia. Quando non c'è mai tempo per le cose che contano.
Ho realizzato solo ora, in questo Ora carpito all'eterno, la rarità non solo del libro che ha preso improvvisamente e letteralmente vita nella stanza di gioventù romana, ma di quel momento di scambio e della stupefacente commozione di una dedica scritta a mano, calligrafiche venature d'anima con echi che parlano più di quanto non dicano.
Ringrazio il messaggio in codice di tutto questo, la Poesia che sempre dona alla mia vita il tocco assoluto della Bellezza, proprio quando finisco un po' più incerta in vertigini di imprecise scoperte, e ringrazio lui, Rainer Maria Rilke che in ostinate dolci maniere si prende cura di me, chiunque io sia.
Allegria è la parola chiave.
E grazie universo, che ami parlarci per simboli, affinché possiamo riprendercelo quel ruolo nel mondo che si compie nel dialogo con l'invisibile, lo spirito in sé stessi e negli altri che dovrebbe unirci, inequivocabilmente, in disarmate complicità.
Il fuoco e l'acqua sono senz'altro i suoi elementi più significativi, eclatanti, visibili... Il fuoco delle pire per le cremazioni, il fuoco dei rifiuti, il fuoco delle puja (cerimonie) con la luna piena, e l'acqua laboriosa, instancabile, imperturbabile della "Madre Ganga", "il fiume sacro che impone la sua reverenza all'India come una apoteosi senza scampo ... quel grembo maturo e malleabile così gravido di responsabilità".
Ma poi c'è tutto l'universo condensato qui, a Varanasi, una delle città più emblematiche dell'India, la città dai molti nomi, tra cui Kashi che deriva da kash (brillare): la splendente Kashi, "mokha prakashika Kashi", "città della luce, che illumina la liberazione"; ma anche Avimukta "la mai abbandonata", la dimora che mai il Signore Shivaavrebbe lasciato essendone parte costituente - si dice "le stesse pietre di Kashi sono Shiva"... e Shiva è della Trimurti indiana (Brahma/Vishnu/Shiva) l'energia che distrugge per trasformare, per consentire l'eterna danza della creazione universale.
Città shivaita per eccellenza e, dunque, inesorabilmente trasmutatrice di quanto deve essere lasciato andare: a Varanasi tutto brucia come un fuoco e tutto scorre come l'acqua del fiume Gange, e la mente dualistica è necessariamente messa alla prova, il ragionamento dei contrasti che si escludono a vicenda turbina fino a non trovare alcuna via d'uscita se non nelle stesse indicazioni che la città osa offrire a chi vi si reca con cuore umile, puro e aperto. A queste indicazioni mi sono totalmente arresa durante il viaggio a Varanasi che racconto nel libro recentemente pubblicato in versione cartaceaUn qualsiasi giorno a Varanasi, di cui riporto un breve estratto qui a seguire.
"Varanasi all’incedere dell’aurora è una nuvola di ovatta pronta a esplodere da un momento all’altro. Il silenzio è irreale, i suoni di questa città sono così incisivi e persistenti che la loro quietanza momentanea restituisce all’atmosfera qualcosa di soprannaturale, un inquietante ma seducente stato di sospensione in cui le dimensioni più sottili si condensano e assumono quasi una tattilità direttamente esperibile, un silenzio atroce in cui gli spiriti del luogo dialogano sotto forma di impercettibili fluorescenze che dal cielo si catapultano nello sguardo interiore scavalcando qualsiasi pretesa di controllo o comprensione.
Davvero non c’è nulla da sapere, sono tutt’uno con questa muta trepidante attesa, con il cielo ancora scuro e il suolo maleodorante che sostiene ogni mio passo, incondizionatamente. La mia attenzione è catalizzata dall’andare verso il fiume là dove prende forma e si dissolve contemporaneamente ogni pensiero di me e di ciò che mi sta accadendo. Abbiamo l’appuntamento con l’imbarcatore e c’è già una manciata di persone che attende, da lontano sembrano ombre riflesse nell’acqua sul manto sabbioso dell’Assi Ghat, inconsistenti come la proiezione di un sogno ad occhi aperti.
L’aurora inizia a far accorrere i celebranti di Shiva al cospetto di Maha Ganga per il rituale di ringraziamento. Ed eccolo il suono primordiale, il mantra Om accarezzato da lievi ritmi di accompagnamento, che sancisce l’incedere di un nuovo giorno, quando l’albeggiare è alle porte e il sole fuoriesce dall’acqua preoccupandosi solo di splendere, e pare che dai fondali emani fuoco vivo per quanto l’acqua si tinge di tonalità arancioni, rosse, violacee, rosate. Allora lo sguardo si alterna tra le sponde, quella sinistra dove sta per prendere vita il brulicare quotidiano consacrato dai rituali shivaiti, e quella destra solitamente deserta, da dove sta sorgendo il sole..." (Tratto dal capitolo Alba sul Gange)
Alba sul Gange, foto scattata a Varanasi, marzo 2015
Varanasi che brucia arde la fiamma del fuoco psichico, come alchimia senza vie di fuga: brucia il karma del tempo personale, le convinzioni, le idee fisse, i preconcetti, la paura di vivere e di morire per restituirti, nudo, rarefatto e trasparente all'a-temporalità della vita senza ego, senza ammassi di memorie, senza accumuli di ingombrante personalità.
“Nella polvere dell’umana presenza, il piccolo fuoco diventa grande - leggo tra le pagine del mio taccuino - sulle sponde dei sadhu e dei mendicanti macchie di colori a schernire lo sguardo che da curiosità diventa certezza. Mi accingo a ricordare quello che non finisce dove si arrendono gli dèi”.
Varanasi che scorre benedice ogni gesto, a cominciare dal respiro, quell'offerta interiore che soffia vitalità se non si arresta sui pensieri. L'acqua che non ristagna, fluisce, come le emozioni non represse o respinte, come le molteplici impressioni della mente, latenti (vasanas), fluttuanti e insidiose solo per chi non le sa guardare con equanimità.
"Sputo lacrime, muco e polvere, e mi garantisco così l’ingresso a pieno titolo nella ritualità di Varanasi perché qui sputare è necessario almeno quanto respirare a fondo, possibilmente con il naso, se non si vuole ingoiare fino all’inverosimile la densa polverosa sporcizia che tinge l’aria con i suoi odori e dissapori".
Varanasi è una dimensione della Coscienza, un luogo dell'anima che produce humus fertile alla comprensione integrale degli opposti, la riappacificazione totale che non può avvenire a mezzo della logica mentale. Arrendendosi alla vastità dell'infinito inconcepibile dall'intelletto ma comprensibile dal Cuore, ci si conferma particelle universali del divino. Shivoam! Il Beato Tremendo, un paradosso che non si può spiegare.
Shiva, dal corpo cosparso simultaneamente da olio di sandalo e ceneri dei morti, la ricongiunzione degli opposti nella Coscienza dell'Uno. Shiva, il Lingam senza inizio nè fine, la colonna portante dell'estasi luminosa (Jyotir-lingam) che qui a Varanasi ciascuno può riconoscere mantenendosi sveglio al linguaggio inusuale proprio degli dei: dall'oscurità dell'ignoranza alla luce della conoscenza e alla consapevolezza divina del nostro Sé.
Shiva lingam con Yoni (la base - il femminile ricettivo - su cui è appoggiata la forma fallica - il maschile creativo), circondato da altri lingam dalla forma di "uovo cosmico" (brahmanda) e una vacca simbolo di prosperità. Il Lingam a un livello più interiore e profondo rappresenta il Sé Universale, la forma senza forma dell'Adi-guru, maestro interiore, nè maschio nè femmina, al di là degli opposti e dell'apparente dualità, che risiede nella caverna del Cuore. Foto scattata a Varanasi, marzo 2015, contenuta nel libro Un qualsiasi giorno a Varanasi
"Dedico questo racconto a tutti coloro che lo leggeranno.
Un libro da tenere tra le mani aggiunge alle parole l'intimità del calore. Ho sempre sentito che il mio ebook Un qualsiasi giorno a Varanasi fosse vivo solo a metà. Adesso è interamente al mondo, disponibile anche in versione cartacea in edizione aggiornata.
"Dedico questo racconto a tutti coloro che lo leggeranno.
"Quando sono partita per Varanasi, non sapevo quello a cui andavo incontro, nemmeno che sarei finita sul giornale. Non sono mai stata davvero pronta a tutte le cose più importanti della vita, e loro sono accadute con una disinvoltura molto più talentuosa di me e che ha fatto sempre il resto. Per questo ormai ho smesso di prepararmi, perché ho compreso che il mistero non lo posso anticipare, sarebbe come credere di essere pronta a conoscere l’inconoscibile. È una menzogna. Non ci vuole nessun talento particolare per andare incontro alla Vita e viverla pienamente, ma coraggio sì, tanto. L’unico coraggio richiestomi, quello di essere me stessa fino in fondo, aperta e sensibile alle circostanze. Per vedere cosa ha in serbo la vita per noi - che spesso non è esattamente ciò che ci fa più comodo - è necessario prima di tutto vedere. Avere occhi innamorati che aprono all’altro, ai cambiamenti, al beneficio del dubbio e non binocoli sui vicoli ciechi dei pregiudizi e delle fissazioni mentali.
Ringrazio ogni volta che, del tutto impreparata a qualcosa, ho avuto fiducia nella parte più profonda di me, in quelle “abissali profondità dove il nostro essere si conserva come oro nella roccia”, citando il poeta Rilke a me così caro".
(Estratto da Un qualsiasi giorno a Varanasi, edizione cartacea 22 ottobre 2024)
Agnes si ricordò uno strano momento vissuto quel pomeriggio, prima della partenza, quando per l'ultima volta si era messa a vagare per il paesaggio. Era giunta a un ruscello e si era stesa sull'erba. Era stata sdraiata lì a lungo, con la sensazione che la corrente entrasse dentro di lei e lavasse via tutti i dolori e le sporcizie: il suo io. Strano, indimenticabile momento: aveva dimenticato l'io, aveva perso l'io, era senza io; e in questo stava la felicità.
Ricordando quel momento, ad Agnes viene in mente un pensiero, vago, fuggevole, eppure così importante, forse il più importante di tutti, tanto che cerca di coglierlo con le parole:
Quel che nella vita è insostenibile non è essere, ma essere il proprio io. Il Creatore con il suo computer ha fatto entrare nel mondo miliardi di io con le loro vite. Ma oltre a questa quantità di vite, è possibile immaginare un essere più fondamentale che era qui ancor prima che il Creatore iniziasse a creare, un essere sul quale egli non ha avuto e non ha influenza. Oggi, mentre era stesa sull'erba ed entrava in lei il canto monotono del ruscello, che lavava via il suo io, la sporcizia dell'io, Agnes partecipava di quell'essere fondamentale che si manifesta nella voce del tempo che scorre e nell'azzurro del firmamento; ora sa che non c'è niente di più bello.
La strada statale, sulla quale era uscita lasciando l'autostrada, è silenziosa e sopra ad essa brillano stelle lontane, infinitamente lontane. Agnes si dice:
Vivere: nel vivere non c'è alcuna felicità. Vivere: portare il proprio io dolente per il mondo.
Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia.
(Milan Kundera, L'immortalità)
Aperture all'essere - Yoga al tramonto presso Agriturismo Hornos (AN), 1 settembre 2024