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03 febbraio 2025

Arunachala La Via della Montagna | Tiruvannamalai Tamil Nadu India

Da chi sono stato attirato qui? Da Arunachala. Il Potere non può essere negato, comunque vi ripeto che Arunachala è all'interno e non all'esterno. Arunachala è il Sé (Ramana Maharshi)

212. Il Maharshi osservò: - Il pradakshina (il rito indù che consiste nel girare intorno all'oggetto della propria adorazione) vuol dire: "Tutto è in me".
Si dice che il giro fatto intorno alla montagna di Arunachala sia altrettanto efficace del giro fatto intorno al mondo. Ciò significa che il mondo intero è condensato in questa montagna. Il giro fatto attorno al tempio di Arunachala è molto favorevole e girare su se stessi è altrettanto buono. Tutti questi giri sono contenuti nel Sé.
La Ribhu Gita dice: "Io resto fermo mentre innumerevoli Universi, che diventano concetti nella mia mente, ruotano in me. Questa meditazione è il giro (pradakshina) supremo".

216. Il Maharshi spiegò il significato di Arunachala. 
Aruna =  rosso, brillante come il fuoco. Questo "fuoco" non è quello comune, che è solo caldo. Si tratta del "fuoco della saggezza" (jnanagni) che non è né caldo né freddo. 
Achala = montagna. Arunachala è dunque la Montagna della Saggezza.

218. Oggi il Maharshi ha dato un'occhiata allo Shiva Purana. Poi ha detto: - Gli aspetti trascendente e immanente di Shiva sono rappresentati rispettivamente dal suo essere invisibile e trascendentale e dal lingam. Il lingam che si è manifestato anticamente nella forma di Arunachala esiste ancora oggi. Questa manifestazione ebbe luogo quando la luna si trovava nella costellazione di Orione (Ardra) in dicembre. Il lingam fu però adorato per la prima volta nel giorno dello Shivaratri, data considerata sacra anche adesso.

219. Ramakrishna Swami, un discepolo da tempo residente, chiese al Maharshi il significato di Twairyarunachala Sarvam, un verso dei Cinque Inni ad Arunachala. Maharshi - L'universo è come un dipinto su una tela. La tela è la montagna rossa: Arunachala. Ciò che si eleva e si abbassa è fatto della stessa sostanza della sorgente da cui proviene. La finalità dell'universo è Dio Arunachala. Quando si medita su di Lui o sul Veggente, il Sé, si produce la vibrazione mentale "Io", alla quale tutto si riduce. Quando si va alla ricerca della sorgente di questo "Io", rimane soltanto l'"Io" primordiale, che è inesprimibile. La sede della realizzazione è dentro e il ricercatore non la può trovare come fosse un oggetto al di fuori di sé. Questa sede è Beatitudine ed è l'essenza centrale di tutti gli esseri. Per questo viene chiamata Cuore. L'unico scopo della presente nascita è quello di volgersi all'interno e realizzare ciò. Non vi è altro da fare.

273. [...] Da chi sono stato attirato qui? Da Arunachala. Il Potere non può essere negato, comunque vi ripeto che Arunachala è all'interno e non all'esterno. Arunachala è il Sé.






VIAGGIO A TIRUVANNAMALAI GENNAIO 2025






Appunti di viaggio ... 

Suoni in lontananza, canti con il riverbero di vento e silenzio,
aria di sacralità senza nessun officiante.
L'uccello azzurro gorgheggia in prossimità della finestra,
il canto del gallo riecheggia insieme ai primi ruggiti di motori e faccende umane.
La montagna di fuoco Arunachala osserva il transito di ogni cosa.
Le vacche vestite a festa, le donne curve sui loro escrementi sacri,
accendono fuochi e tengono cesti pesanti sulla testa.
Tra elemosina e Assoluto che differenza fa?






10 ANNI PRIMA... 


Un grande viaggio di iniziazione, 
forti emozioni, poesia 
e una piccola-grande chiave 
per trasformare la paura di morire. 





30 agosto 2024

La prima volta che si sperimenta il corpo vuoto

"Quando cogli la spazialità luminosa del tuo corpo che irradia in tutte le direzioni, ti liberi dalla dualità e ti fondi nello spazio" (Vijnanabhairava tantra) 

Spaziosità e Vuoto sono le "esperienze fondamentali" nello yoga della tradizione non duale. E della vita intera. Farsi spazio allarga visuali e geometrie del corpo, concede erranze gioiose nella dimora dell'essere, la nostra vera natura. "L'uomo è il pastore dell'essere" vaticinava il filosofo poetante Heidegger mentre si domandava: "Si tratta ora di capire come l'uomo è nello spazio e non è nello spazio come un corpo. L'uomo dispone dello spazio. Diciamo infatti "fare spazio" per lasciare libero e, cedendo del proprio spazio, facciamo essere qualcun altro. L'uomo non ha un corpo e non è un corpo, bensì vive il suo corpo vivente."

A dispetto di quanto la mente concettuale potrebbe indurre a pensare, non si tratta di esperienze che astraggono, al contrario, conducono al risveglio della sensibilità integrale di ampiezze sconfinate, radicando nella Realtà organica e cosciente, l'unica che resta quando si dissolve il senso dell'io personale (ahamkara), che è la radice di ogni astrazione psichica e fantasia di separazione.



IL CORPO - ERIC BARET
Non ci concediamo molto tempo per sentire il corpo.
Ad un certo punto,
invece di riflettere sulla tua vita affettiva, sulla spiritualità o altro,
ti concedi uno spazio durante la giornata, dove sei presente sensorialmente:
magari esplori un movimento
del dito,
del polso,
del respiro...
Sei presente.
Le tue domande vengono fatte in modo tattile,
come un musicista che fa domande uditive.
Così, poco a poco, le zone addormentate riprendono coscienza.
Devi essere gentile, essere paziente.
Lo scopo della vita è iniziare ad osservare gli ostacoli.
Non guardiamo verso un obiettivo, ma verso il sentito che l'ostacolo genera per sentire le zone del corpo che bloccano e impediscono raggiungimento dell'obiettivo.
Diventiamo disponibili agli automatismi e alle reazioni psicologiche, all'insoddisfazione,
al rifiuto,
all'amarezza,
al fallimento,
al dubbio,
all'agitazione.
Attraverso la sensibilità decodifichiamo il modo in cui questi elementi si sovrappongono costantemente al nostro sentito.
La reazione della nostra psiche attraverso le reazioni del corpo è il cuore del lavoro.
Ciò che accade è necessario,
che sia tristezza o gioia,
che sia estasi o difficoltà,
e ad un certo punto c'è questo ascolto,
che sarà sempre più lì,
dove divento ascolto di ciò che accade.
L'enfasi non è su ciò che si presenta,
su ciò che ascoltiamo,
ma sul sentire.
È normale che la prima volta che si sperimenta il corpo vuoto,
una vibrazione molto forte,
si provi una sorta di gioia.
Non ci incolperemo perché siamo felici di sentire finalmente la vibrazione,
ma ad un certo punto non c'è più questo elemento psicologico,
stiamo ascoltando e ciò che si ascolta passa in secondo piano.
Il processo di ascolto del corpo rifletterà sempre più la Coscienza.
È l'insegnamento tradizionale, che viene fatto prima di tutto sul corpo.
Il corpo è il simbolo della vita.
Il rapporto con il corpo è quello che abbiamo con il mondo.
Il modo in cui tratti il ​​tuo corpo è il modo in cui tratti il ​​mondo.
Il disagio del corpo è il disagio che si ha nei confronti del mondo.
Quando il corpo diventerà Coscienza, il mondo diventerà Coscienza.
Il mondo è una proiezione del corpo.
Ci relazioniamo al mondo esattamente come ci relazioniamo al corpo.
È molto importante rendere consapevole questo processo.


Yoga davanti al mare - Rigenerazione Gratitudine Respiro - Estate 2024 Porto Recanati



IL MANTO DI SPAZIO - JEAN ABSAT

Accogli tutto in te, sin dalle più distanti contrade di questo infinito cosmo. Quando poi sentirai che è giunto il momento, discendi infine nello spazio del tuo corpo. Percepisci ora come lo spazio occupato dal tuo corpo, in realtà, in nulla sia diverso dallo spazio in cui risiedono tutte le cose che sono attorno a te. Lo spazio che accoglie le montagne, i mari e i continenti tutti. Lo spazio che ospita la terra, gli astri e tutto quanto esiste. Tu, oh uomo fatto di spazio, fonditi ora nell'immenso e illimitato spazio che è madre di ogni cosa e che, prima di ogni cosa, esiste. SPAZIO CHE SI VERSA NELLO SPAZIO. INFINITO CHE SI MESCOLA AD INFINITO. Questo tu sei. In questo sconfinato spazio dimora. (Tratto da "Corpo e Preghiera. Nobiltà di un filo d'erba")




LO SPAZIO SI FA SPAZIO - MARTIN HEIDEGGER
Lo spazio fa spazio. 
Fare spazio significa sfoltire e render libero, liberare un che di libero, un che di aperto. Solo quando lo spazio fa spazio e rende libero un che di libero, lo spazio accorda, grazie a questo libero, la possibilità di contrade, di vicinanze e lontananze, di direzioni e limiti, le possibilità di distanze e di grandezze.
Si tratta ora di capire come l'uomo è nello spazio e non è nello spazio come un corpo. L'uomo dispone dello spazio. Diciamo infatti "fare spazio" per lasciare libero e, cedendo del proprio spazio, facciamo essere qualcun altro. 
L'uomo non ha un corpo e non è un corpo, bensì vive il suo corpo vivente. 
L'uomo vive, vivendo come-corpo, e così è ammesso all'aperto dello spazio e da lì soggiorna in una relazione col prossimo e le cose. 
Il fare-spazio è la libera donazione del luogo dove si manifesta Dio, da dove gli dei sono scappati, luogo in cui il manifestarsi del divino a lungo ritarda. 
In ogni caso gli spazi profani sorgono sullo sfondo di spazi sacri.

... E come non udire l'eco dei versi del poeta Rainer Maria Rilke
"La nostra pienezza si compie da lontano, nello splendore degli sfondi" 




"Yatha pinde tatha brahmande
Yatha brahmande tatha pinde"




17 agosto 2024

Perché pratichiamo lo yoga | Gérard Blitz Un maestro del nostro tempo


La domanda che noi possiamo porci è di sapere perché pratichiamo lo yoga. La risposta  a questa domanda è semplice: lo yoga è un mezzo per permetterci di apprezzare meglio la vita. Lo yoga  è un mezzo concreto. Chiaro e preciso. Non vi è  nessun mistero in questa pratica. Non vi è alcun posto per l’ immaginazione. Sappiamo che facendo una determinazione azione otteniamo un determinato effetto.
La scienza moderna, quella legata alla fisiologia e la neurofisiologia , conferma quanto già detto dai grandi Maestri dello Yoga del passato. Essenzialmente lo yoga equilibra le nostre funzioni. Facilita, regola, coordina il funzionamento estremamente complesso del corpo. È con l’equilibrio del corpo, con l’equilibrio fisiologico che creiamo l’equilibrio psicologico e psichico che ci manca.  Ecco la ragion d’essere dello Yoga.


C’è effettivamente un segreto nel yoga. È quello della sua trasmissione. È iniziatica. Avviene da una persona ad un’altra persona. La difficoltà è data dal fatto che l’esperienza è sempre differente, sempre rinnovata. Non ci sono due esperienze che sono identiche.
La stessa persona è diversa ogni giorno. Inoltre, non si tratta inizialmente di una conoscenza. Nello yoga, la conoscenza nasce da un’esperienza.

Si scopre ciò che già esiste.

Si sviluppa coscienza per potere situarsi a livello estremamente sottile del funzionamento di corpo.

Ecco l’essenziale.

L’unità (Yoga) di cui s’intende riguarda il corpo ed il mentale.

Siamo prigionieri degli automatismi del circuito mentale. Della dipendenza a memoria.
La nostra vita è programmata perché il nostro cervello è programmato. 
La pratica di yoga consiste nel liberarci da questa dipendenza. Di trovare la libertà del pensiero e dell’azione. Di trovare la creatività e l’amore. Cioè la disponibilità agli altri.

Occorre cancellare un malinteso. Si pensa generalmente che lo Yoga sia legato ad una forma che si dovrebbe cercare di copiare. Quando si dice “Yoga„ l’immagine che si presenta è quella di una persona seduta, le gambe incrociate e gli occhi chiusi. Ripensandosi...

Yoga è uno stato.
Ecco ciò che ci rende perplessi. Uno stato può soltanto sperimentarsi. Viversi.

Non si può apprendere. Non possiamo conoscerlo passando attraverso  il significato delle parole, con la lettura, con l’accumulo del sapere intellettuale.

Vedete ora  in cosa lo Yoga è originale? 
In cosa il suo approccio  è così particolare?

Non si tratta neppure nel Yoga di isolarsi. Ecco ancora un’idea falsa.
Lo yoga non è una scienza astratta o teorica.
Non è neppure un sistema.
Lo Yoga non è legato ad un metodo.

Lo yoga consiste nello sviluppare, amplificare, approfondire la coscienza. Questo è l’opposto della dispersione e della confusione. Ciò che illumina. Ciò che semplifica. Ciò che decondiziona. Ciò che permette di vivere la vita pienamente, di istante in istante.

I mezzi che abbiamo, lo ripeto, sono semplici e concreti. Accurati. Chiunque può praticare yoga poiché lo yoga si pratica a partire da ogni individuo, partire dalla propria personalità, dalla propria  morfologia. Vengono forniti mezzi precisi che lo permettono.

È grazie a questa libertà nella pratica, grazie a questa scoperta ininterrotta che fa ciascun  individuo, che si trova interesse e gioia nelle nostra pratica. Lo Yoga è buono per tutti. È un preliminare a tutto. Decondiziona. Dà accesso alla spontaneità, alla creatività.

Permette di ricevere. Di ricevere gli altri. Di ricevere Dio.

La pratica del yoga non è legata particolarmente ad una cultura. All’origine era indiano. Ora è anche occidentale. Diventa per noi sempre più occidentale.

Siamo coscienti che per giudicare l’opportunità di praticare lo Yoga, dobbiamo ragionare a partire da ciò che siamo.

(PHILOSOPHIE PREAMBULE AU YOGA, Gérard Blitz, tratto dalla Rivista “Les Chemins du Yoga n.43, mars 1999)


“Per accedere all’esperienza dello Yoga (uno stato che non può essere descritto dalle parole) è indispensabile partire da voi stessi, accettando di praticare ed esprimervi secondo le vostre possibilità fisiche, emotive eccetera… È una regola fondamentale! Il vostro vissuto è unico, non ha nulla a che fare con quello della persona che pratica vicino a voi! Non c’è nulla da copiare o imitare. Solo la vostra personale esperienza si inscriverà in voi e, come diceva il Budda, ‘senza di essa nessun progresso è possibile’. Nello Yoga, ognuno è unico. È lo Yoga che si adatta a ogni individuo e non il contrario. Dobbiamo renderci conto che ciò che si insegna non è una tecnica, ma qualcosa che aiuta l’allievo a scoprire ciò che già esiste in lui”.


Zinal 1980, Gérard Blitz, Swami Satchitananda https://ifry.yoga/gerard-blitz/



Gérard Blitz (Anversa 1912 – Parigi 1990) dopo aver fondato il Club Méditerranée, si avvicina al buddhismo zen e alla pratica dello yoga. Ordinato monaco zen dal Maestro Taisen Deshimaru, divenne maestro di yoga seguendo l’insegnamento di T.K.R. Krishnamacharya. Amico di Krishnamurti e di T.K.W. Desikachar, ha trasmesso in Occidente uno yoga che ha il suo fondamento negli yoga sutra di Patanjali, elaborando una pedagogia basata su principi chiari e semplici, adatta a ogni individuo. Fu fondatore e presidente dell’Unione Europea delle Federazioni di Yoga. 



Portiamo in noi
due “regimi” diversi
che coabitano e funzionano insieme
Uno è volontario
ci spostiamo nello spazio
pensiamo parliamo
L’altro non è volontario
qualcosa in noi
agisce a nostra insaputa
aziona i nostri organi
equilibra la nostra posizione nello spazio
coordina regola corregge
Questo “qualcosa” è intelligente

Questa intelligenza è diversa
più profonda
complementare alla prima
che chiamiamo mentale

Il ruolo dell’Hațha Yoga
è quello di insegnare all’uomo a creare le condizioni
in cui quest’altra intelligenza
che è in lui
possa manifestarsi e partecipare
alle sue azioni  al suo pensiero alla sua parola
Quando queste condizioni esistono
siamo nello stato di Yoga

(Gérard Blitz, Il filo dello yoga. Gli a capo sono nell'originale)


Il Filo dello Yoga

L'esperienza del gruppo di Milano
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Sentire il corpo di luce durante la pratica yoga

State dove siete, non cambiate nulla! Jean Klein e la non-direzione

Il valore dello yoga per l'umanità


Corpo e Preghiera
Nobiltà di un filo d'erba
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€ 15,00

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Eric Baret - 250 Domande sullo Yoga
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18 luglio 2023

Sentire il "corpo di luce" durante la pratica Yoga


Il rilassamento dallo sforzo è l'esperienza fondamentale che permette l'accadere di quella che Krishnamurti ha definito "l'immensa bellezza di una percezione profonda". 


"Il corpo è fatto di energia. 
Nell’osservare il corpo, sentirete, avrete la sensazione, di diversi livelli di energia. 
È una percezione: può apparire solida, fluida o come aria, può anche apparire come luce. Tutte queste qualità sono evocate e, infine, arrivate a sentire il vostro corpo come luce. 

La natura del corpo è trasparenza.
Quando arrivate alla sensazione di pura trasparenza quello è il corpo che cura. 

Il corpo organico è il corpo di luce. 
Il corpo semplicemente rilassato è un corpo morto, un corpo passivo. 
Il corpo organico è all’erta, sensibile, elastico, pronto in ogni momento per il giusto funzionamento. 

Quando il corpo è solo rilassato, siete persi nel rilassamento: questo è uno stato passivo, pigro. 
Ma il corpo di luce è nella consapevolezza
Sii quindi consapevole del corpo rilassato. 
Quando ne sarai consapevole, non ti sentirai più in esso. 

In questa consapevolezza c’è un trasferimento dall’oggetto (il corpo) al soggetto (la consapevolezza).
Allora il corpo, liberato dalla sua oggettività appare nella consapevolezza come luce, pura energia".

(Jean Klein musicologo e medico dell'Europa Centrale, dal 1960 ha insegnato il Vedanta e lo Yoga in Europa e negli Stati Uniti).

Yoga davanti al mare - Rigenerazione Gratitudine Respiro - Estate 2023 Porto Recanati

RESPIRARE PROFONDAMENTE È SENTIRE PROFONDAMENTE 


La base fisica della spiritualità ha come tramite il RESPIRO. 

Nella Bibbia si dice che, quando Dio creò l’uomo, prese un pezzo di argilla e vi soffiò la vita. L’aria contiene una forza essenziale alla vita, la forza vitale: Prana

Nella respirazione poco profonda i movimenti sono limitati al torace e alla zona del diaframma. Spesso il torace è rigido e relativamente immobile il che sottopone il cuore a un enorme stress. 

Se respiriamo in profondità nella cavità addominale, quella regione si anima.

Abbandonandosi alla respirazione profonda – senza forzare, lasciando che emerga dall’intelligenza spontanea del corpo quando si rilassa – la qualità energetica del corpo cambia, è possibile iniziare a percepire il corpo energetico e, a livello profondo, avvengono purificazioni e trasformazioni spontanee. 


ABBANDONARSI è la parola chiave, implica un agire senza la partecipazione della mente cosciente, senza sforzarsi di ottenere un risultato, uno svuotamento del senso dell’Io personale che porta riposo e vitalità, grazie alla forza intelligente che anima e spiritualizza il corpo e alla consapevolezza più ampia e profonda della nostra coscienza (Io impersonale, Testimone).  

Lasciandoci andare e abbandonandoci al misterioso potere del corpo spiritualizzato, recupereremo grazia e salute. 

La spiritualità del corpo 

è il sentimento di un legame con l’universo.

Yoga davanti al mare - Rigenerazione Gratitudine Respiro - Estate 2023 Porto Recanati

SAPER ASCOLTARE

Vi siete mai seduti in silenzio senza fermare l’attenzione su una cosa qualsiasi, senza fare il minimo sforzo per concentrarvi, con una mente davvero calma? Se lo fate, potete ascoltare i rumori lontani e quelli vicinissimi a voi: siete in contatto coi suoni. Allora state veramente ascoltando. La vostra mente non si limita a funzionare attraverso un solo insufficiente canale. Quando ascoltate in questo modo, con grande tranquillità, senza sforzo, scoprite che dentro di voi avviene un cambiamento straordinario, un cambiamento che non dipende dalla vostra volontà e che si produce senza che voi lo chiediate; ed è un cambiamento che porta con sé l’immensa bellezza di una percezione profonda. (Jiddu Krishnamurti)



"Niente ti appartiene! Tutto è come una brezza.
Lascia la tua mente libera come la brezza, senza attaccarti a nulla.
Questo è il segreto della felicità: 
gioisci del giardino
senza attaccarti a nulla!"

(Poonja, Il Vuoto che Danza)



"Com’è fresco il soffio del vento!

La pace è ogni passo.

E fa gioioso il sentiero senza fine." 

(Thich Nhat Hanh)

Yoga davanti al mare - Rigenerazione Gratitudine Respiro - Estate 2023 Porto Recanati



"La materia, il sentiero e la meta, tutti dimorano in te.
Su di essi siedi, in essi riposi, grazie ad essi tu sei". 

(Jean Absat, Corpo e preghiera - Nobiltà di un filo d'erba




Yoga con Cecilia Savitri 
 Rigenerazione Gratitudine Respiro



17 maggio 2021

L'illusione di avere una missione nella vita | Achhan Sumedho


Ora, quanti di voi sentono di avere una missione da assolvere nella vita?

Qualcosa che dovete fare, un qualche compito importante che Dio o il destino vi ha affidato? 

Accade spesso che una persona si faccia prendere dall'idea di avere una particolare missione da svolgere.

Chi sa semplicemente accontentarsi del modo in cui stanno le cose, di non essere altro che un corpo che respira, che è cosciente, e cresce, invecchia e muore? Possiamo praticare, rispettare i precetti morali, comportarci bene, rispondere ai bisogni e alle esperienze della vita in maniera consapevole e saggia, ma nessuno di noi deve fare nulla. Non c'è nessuno con una missione da svolgere, nessun eletto da Dio, nessuno di noi è un santo, un avatar, un tulku, un messia o maitreya, e neppure una persona.

Persino se pensate: "Io sono un nessuno", sbagliate. Anche essere nessuno significa essere qualcuno in questa vita. Si può essere orgogliosi di non essere nessuno come di essere qualcuno, e altrettanto illusi nel proprio attaccamento all'essere nessuno.

Ma, qualunque cosa possiate credere, di non essere nessuno, di essere uno che ha una missione, di essere un peso e un fastidio per il mondo, insomma qualsiasi cosa, sempre e comunque c'è la conoscenza che permette la cessazione di tale modo di vedere.



Le opinioni sorgono e cessano, non è così? "Io sono qualcuno, una persona importante, uno che ha una missione nella vita": questa opinione sorge e si estingue nella mente. Osservate l'estinguersi dell'essere una persona importante come dell'essere nessuno o quello che sia: tutto finisce, non è così? Tutto ciò che sorge cessa: per cui, non c'è attaccamento all'idea di di essere uno che ha una missione o all'idea di essere nessuno. C'è la fine di tutta quella massa di sofferenza: la sofferenza che è nel dover svolgere qualcosa, diventare qualcuno, cambiare qualcosa, mettere tutto a posto, liberarsi di tutte le proprie lordure o salvare il mondo. Anche gli ideali più alti e i pensieri migliori possono essere visti come dhamma* che sorgono e cessano nella mente.

A questo punto potreste pensare che questa è una filosofia della vita arida e sterile, e che c'è molto più cuore e sentimento nell'essere uno che vuole salvare tutti gli esseri senzienti.

Le persone dotate di spirito di sacrificio che hanno la missione di aiutare gli altri e un compito importante da svolgere hanno l'ispirazione a farlo. Ma quando osservate questo come dhamma, vedete le limitazioni delle ispirazioni e la loro cessazione. A quel punto, anziché esserci qualcuno che deve fare o diventare qualcosa, c'è il dhamma di quelle aspirazioni e azioni. L'intera illusione è lasciata cadere e ciò che resta è la purezza della mente. Perciò la reazione all'esperienza viene dalla saggezza e dalla purezza anziché dalla convinzione personale di una missione da svolgere con il suo senso di sé e tutte le complicazioni connesse con l'intero schema dell'illusione.


Riuscite a credere in tutto ciò? Riuscite a fidarvi del semplice lasciar andare ogni cosa e cessare di essere chiunque siate e di avere una missione e di dover diventare chissà chi? Riuscite a credere veramente in questo, o lo trovate pauroso, arido o deprimente? Forse volete realmente l'ispirazione. "Dimmi che va tutto bene; dimmi che mi ami veramente, che quello che sto facendo è giusto …"

Ciò che vi sto mostrando è cos'è l'ispirazione in quanto esperienza. E' idealismo. Non è per volerla liquidare o giudicare in alcun modo ma per riflettervi su, per riconoscere cosa essa è nella mente, e come facilmente possiamo essere illusi dalle nostre idee e dalle nostre nobili opinioni. E vedere quanto insensibili, duri e spietati possiamo essere con il nostro attaccamento alle nostre opinioni sull'essere caritatevoli e sensibili. 

È qui che occorre esaminare veramente il Dhamma* 

Riflettete su questo: per quanti segni di vite  passate possiate aver avuto, per quante voci da Dio o messaggi dal cosmo o qualunque cosa abbiate ricevuto, nessuno nega queste cose, o afferma che non siano vere, ma sono impermanenti. … 

Stiamo meditando su di esse come sono in realtà: sorgono e cessano. 

[...] 

Tutto è Dhamma. Non solo le cose che vediamo con gli occhi fisici, ma anche quelle che vediamo con la mente. Un pensiero nasce, si trasforma e svanisce. E’ nama-dhamma, una semplice impressione mentale che nasce e svanisce. Questa è la vera natura della mente. In una parola, questa è la Nobile Verità del Dhamma. Se non si guardano e non si osservano le cose da questo punto di vista, non si vede veramente! (Achhan Sumedho)

Quindi,
le nostre missioni nella vita sono le risposte, ma non alle esperienze della nostra vita: sono risposte assolutamente non personali. Non si tratta più di me, con una missione per cui sono stato scelto specificatamente dal cielo su tutti gli altri. Tutto questo modo di pensare viene abbandonato. E che io salvi o no il mondo e migliaia di esseri … non è per l'illusione di essere una persona che ciò può accadere, ma per una naturale risposta che viene dalla saggezza.

In questo io credo … Il vero credere e avere fiducia nel Dhamma, nel semplice aspettare, senza essere nessuno né diventare nulla, ma solo capace di aspettare e rispondere. E se non c'è niente di importante a cui rispondere, solamente aspettare; con in mano una tazza di caffè, osservare la pioggia, il tramonto, invecchiare, assistere al trascorrere degli anni, … alle esaltazioni e le depressioni, gli alti e i bassi, dentro la mente o fuori nel mondo. E c'è la risposta: perché quando abbiamo energia, intelligenza e talento, sempre la vita viene a chiederci di risponderle in maniera retta e compassionevole, cosa che siamo pronti e ben contenti di fare. …

Ma non si tratterebbe di una missione: non sarei io che faccio qualcosa. … A quel punto, la risposta alla vita sarebbe chiara e utile, perché non deriverebbe da me come persona, nè dalle illusioni dell'ignoranza che condizionano le formazioni mentali.

Si osserva l'irrequietezza, la meccanicità, l'ossessività della mente e la si lascia cessare. Lasciamo andare tutto e tutto cessa.

* Forse è utile ricordare che dhamma (nel presente libro con la minuscola) significa "cosa", "fenomeno", come parte dell'universo (non come appartenente a una persona). Il Dhamma invece (con la maiuscola) si riferisce agli insegnamenti del Buddha e alla visione profonda della realtà umana.

(Tratto dal libro "Così com'è - Discorsi sul "lasciar andare" e sul "non sé")



Altri spunti sulla Via diretta, non dualismo Advaita


La persona non può amare - Voler essere amati è un concetto (Eric Baret)


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14 novembre 2020

Il significato del mantra Om Asato ma



Nei tre versi del mantra vedico l'essenza della vera ricerca spirituale

Dalle tenebre alla luce è il salto metaforico verso la conoscenza della propria vera natura, del luminoso Sé, quando si dissipa il velo delle tenebre dell'ignoranza, scambiare per reale ciò che è illusorio, identificarsi con ciò che è mutevole nel divenire dimentichi dell'eternità dell'essere. 

In tre versi lo esprime poeticamente uno dei mantra vedici più famosi, Om asatoma mantra, o Sat mantra, il mantra della Conoscenza interiore: 

Om Asato ma sat gamaya, - Dall’irreale conducimi alla realtà vera (asat irrealtà – sat verità)

tamaso ma jyotir gamaya – dalle tenebre alla luce (tam, pesante, tenebroso – joty luce)

Mrityur ma amritam gamaya  - dalla morte all’immortalità – (amrita, acqua della vita eterna)


In questo video puoi ascoltare il mantra cantato da me

in occasione del Diwali, la "festa delle luci"



Nella via diretta non duale dell'Advaita Vedanta, il fuoco, la fiamma, la luce sono metafore della discriminazione (Viveka), la chiara visione che realizza l'illusione del mondo fenomenico e la vera realtà dell'eterno Brahman. Chi si risveglia a tale visione discriminante ottiene la libertà (moksha), dimorando in pace e beatitudine che sono propri del Sé. Chi è nella verità della saggezza illuminata è nell'abbondanza perché nella visione unitiva, unificante, poetica, mistica, in una parola yogica, l'ego non è più attaccato a niente. Nella mitologia indù la dea Lakshmi rappresenta questa simultaneità di abbondanza e saggezza, fertilità e gioia creativa.

Vichara, la ricerca del Sé, è una ricerca interiore, non intellettuale. 

"Sappi che la vera conoscenza non crea qualcosa di nuovo, ma semplicemente rimuove l'ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, ma si rivela come il tuo vero stato naturale, eterno e imperituro. … L'oblio della nostra vera natura è la vera morte, il suo ricordo è la vera nascita." (Ramana Maharshi)





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