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29 agosto 2025

Abitare il riposo: Yoga Nidra e il Silenzio del Cuore

Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. 

Testo di Simone Carbonardi, Turiya Yoga Academy 

Lo Yoga Nidra, così come tramandato nel nostro lignaggio, non è una semplice tecnica di rilassamento né un esercizio mentale di suggestione, ma un processo filosofico e psicologico che riconduce la mente a quella soglia invisibile in cui il sonno incontra la veglia e l’essere umano può riscoprire la propria vera natura. Parlare di Yoga Nidra significa parlare della possibilità di ridare dignità all’atto più trascurato della vita contemporanea: il riposo. Un riposo che non è fuga nell’incoscienza, ma conquista consapevole di uno stato in cui la mente, silenziosa, impara a non disperdersi e a non lasciarsi travolgere dalle sue stesse modificazioni. Nella nostra epoca, in cui il tempo è diventato merce e il sonno stesso viene frammentato e impoverito, proporre una filosofia del riposo cosciente assume un valore politico, perché tocca la radice di una società che non sa più fermarsi.

La tradizione da cui riceviamo questo insegnamento non concepisce lo Yoga Nidra come un percorso di visualizzazioni guidate, affermazioni o costruzioni di scenari interiori. Tutti questi elementi possono avere la loro utilità, ma restano secondari rispetto al cuore della pratica: la sospensione consapevole tra veglia, sogno e sonno, in cui la mente impara a restare vigile mentre il corpo e le emozioni si immergono nel silenzio. Inoltre ben consci del ruolo e delle problematiche del processo immaginativo che prende il nome di Vikalpa e del suo imponente fattore di distrazione e di replica klistha (imbevuto di afflizione e potere associativo e distraente) lo utilizziamo come struttura il più lineare e scarna possibile in modo da creare il meno possibile associazioni che non potremmo indirizzare con la nostra, per quanto sapiente, guida.  Non vi è alcuna contrapposizione con le vie che hanno divulgato una versione più immaginativa, ma piuttosto una diversa profondità di prospettiva. La filosofia che sostiene il nostro approccio non cerca di riempire la coscienza di nuove immagini, bensì di educarla al vuoto che libera, al silenzio che rigenera, al riposo che non è interruzione, ma ritorno a una sorgente più profonda. Pensiamo però, sapendo bene che ogni mente, volente o nolente, produce una modificazione nel campo del ricevente (Agama), che l'insegnante che lo eroga debba essere in un continuo processo di purificazione del proprio campo mentale.


Il procedimento è semplice, ma non banale. Ci si prepara sdraiandosi in shavasana su un piano stabile, coprendosi se necessario e predisponendo il corpo a non sentire disagio. Il respiro diaframmatico diventa la base, stabilendo un’onda regolare e silenziosa. Talvolta si disegna mentalmente attorno a sé un mandala di luce, tre cerchi concentrici che proteggono lo spazio interiore e impediscono alla mente di vagare, un simbolo che nel nostro lignaggio si oppone alle tre modalità di sofferenza. Poi si comincia a scivolare in un rilassamento progressivo, punto per punto, sciogliendo i nodi del corpo e con essi quelli della mente. Il corpo nello yoga è sempre prodotto dell'accumulo delle azioni mentali che vi riversiamo e viene considerato prarabdha karma.
Questo rilassamento non è un massaggio immaginato, ma un’educazione all’ascolto sottile: la mente viene insegnata a penetrare nei tessuti, negli organi, nelle articolazioni, per riconoscere che il corpo fisico e quello energetico sono due facce dello stesso respiro vitale.

Nella mitologia induista, Vishnu, il dio protettore, viene spesso rappresentato in stato di Yoga Nidra, spesso sull'oceano primordiale, simboleggiando il suo riposo tra i cicli cosmici.

Il passo successivo è il respiro psichico. L’inspirazione viene vissuta come se scendesse dalla sommità del capo, l’espirazione come se uscisse da punti diversi del corpo: le dita dei piedi, le ginocchia, il perineo, l’ombelico, il cuore, la gola, il centro fra le sopracciglia. Questo non serve a creare una mappa simbolica, ma a insegnare alla mente la continuità dell’attenzione, la capacità di scorrere senza interruzioni. Non ci sono mantra a differenza della meditazione supercosciente per come insegnata da Swami Rama né immagini: solo il fluire del respiro come unico oggetto di coscienza.
A questo punto si entra nel cuore della pratica. La mente è invitata a dimorare nel cavo del cuore, luogo delle emozioni e dei sogni, ma ora privo di agitazione. Lo Yoga Nidra è definito “silenzio del cuore” perché non è un semplice rilassamento cardiaco, ma l’esperienza di un cuore che riposa senza pensiero, senza immagine, senza parola. È un silenzio vivo, che non addormenta, ma vigila.

Questo stato ha una portata filosofica enorme. Secondo la visione vedantica e secondo la nostra tradizione yogica, il sonno profondo è un’esperienza di contatto con una dimensione più vasta, ma che normalmente attraversiamo in incoscienza. Yoga Nidra è la possibilità di entrare in quello stesso spazio restando svegli. È un allenamento alla soglia, un’arte di vivere ciò che di solito si subisce. Non si tratta di ottenere nuove esperienze straordinarie, ma di riscoprire la qualità originaria della mente: la capacità di essere testimone anche quando ogni altro contenuto si ritira. Una propedeutica essenziale per fare sì che la mente cominci a lavorare in piena accordanza e sincronia con il divenire.

Chi ha praticato seriamente sa che pochi minuti di questo riposo cosciente possono rigenerare più di ore di sonno. Ma ridurre Yoga Nidra a una tecnica per dormire meglio o per recuperare energia sarebbe ancora una volta un impoverimento. Il vero senso di questa disciplina è psicologico ed esistenziale: si tratta di imparare a non essere trascinati dalle modificazioni del campo mentale facendolo in un luogo e con una attitudine preferenziale e comoda. La mente che si abitua a sostare tra veglia e sonno, senza cadere nell’oblio, diventa stabile anche nella vita quotidiana. L’attenzione acquista radici, non viene più spazzata via da ogni stimolo, e in quella stabilità può nascere una comprensione più profonda di sé e del mondo.

Nella fase più avanzata della pratica si incontra la cosiddetta shava-yatra, il “pellegrinaggio del corpo”, in cui la consapevolezza viaggia da un punto all’altro del corpo accompagnata da un punto di luce e dalla reintroduzione del mantra che vibra come una stella. Questa esperienza non è un esercizio immaginativo, ma un atto di interiorizzazione estrema: il corpo intero diventa paesaggio della coscienza, la mente si ritira dalle distrazioni esterne e si ricongiunge con il campo vitale universale. È qui che si compie la fusione tra la consapevolezza sulla propria energia come prāṇa individuale e quella universale che prende il nome di prāṇa cosmico: il respiro non è più solo dell’organismo, ma onda unica che scorre nel mare infinito dell’esistenza.

Ciò che distingue radicalmente questa visione è che non si cerca di indirizzare la mente verso nuove costruzioni, ma di liberarla da ogni costruzione, lo spazio cognitivo che si vuole creare è uno spazio vuoto di ciò che può dividerlo che è proprio vikalpa l'immaginazione e lasciarlo finalmente pieno solo della propria vera natura. 

Troppo spesso Yoga Nidra viene venduto come un accompagnamento immaginativo, una favola da vivere distesi con l'utilizzo di alcune immagini di cui non si comprende portata e delle volte il potere associativo che filtrato da memorie personali può condurre ad una esperienza poco piacevole.

Invece di riempire il cuore di immagini, lo si lascia vuoto, e proprio in questo vuoto si manifesta la sua vera potenza. La mente diventa specchio puro, capace di riflettere senza deformare. Questo non è un ideale mistico, ma un’esperienza concreta che chiunque può toccare con la pratica corretta. È un ritorno a ciò che siamo prima delle nostre storie interiori, prima delle nostre identificazioni. Yoga Nidra può essere considerata propriamente, in tale accezione, vera e propria pratica di pratyahara.

In una società che corre, produce, consuma e accumula, l’atto di fermarsi e riposare coscientemente diventa gesto rivoluzionario. Lo Yoga Nidra ci restituisce il diritto a non essere continuamente inghiottiti dall’efficienza e dalla distrazione. Restituirci al silenzio del cuore significa affermare che l’essere umano non è fatto solo per funzionare, ma per conoscere se stesso nella sua radice. La filosofia dello Yoga Nidra è allora un atto di resistenza: resistenza al sonno inconsapevole che domina le nostre vite, resistenza al dominio della mente dispersa, resistenza a un sistema che ci vuole sempre anestetizzati in produttività e mai presenti.

La forza di questa disciplina non sta nel promettere esperienze straordinarie, ma nel restituirci ciò che abbiamo dimenticato: la possibilità di abitare il riposo. Non un riposo passivo, ma un riposo cosciente che diventa conoscenza, che diventa via di trasformazione. Il silenzio del cuore non è assenza, è pienezza. 

Ed è qui che Yoga Nidra mostra il suo vero volto: un cammino semplice, che non richiede posture complicate né visualizzazioni complesse, ma che chiede soltanto la disponibilità a restare vigili dentro il silenzio.

Così, in un mondo che ci educa a fuggire da noi stessi attraverso distrazioni continue, lo Yoga Nidra ci educa a rimanere. 

Ci mostra che non abbiamo bisogno di riempire la coscienza per sentirci vivi, ma di alleggerirla per scoprire la vita stessa.

È teoria incarnata, pedagogia della soglia, arte di risvegliare la mente dentro al sonno. In questa prospettiva, parlare di Yoga Nidra non significa diffondere un’altra tecnica di rilassamento, ma restituire all’umanità un sapere antico che oggi appare più che mai rivoluzionario: il diritto al riposo cosciente ed una induzione cosciente a ritornare a studiare l'immensità della Darshana per come descritta dagli Yoga Sutra di Patanjali.

(Fonte: Simone Carbonardi, Il Silenzio del Cuore: la Filosofia dello Yoga Nidra - Turiyayoga.it

 


Leggi anche: Yoga e meditazione: l'importanza del "vero cuore"


La consapevolezza è una forma di amore. 
La parola pali da cui proviene è sati, che è ricordare, riportare al cuore. 

[...] La postura è soprattutto una postura del cuore...

La postura del cuore è: io sono qui, aperta a qualsiasi cosa sorga e mi visiti, sono radicata a terra, sento il suo sostegno e insieme mi alzo verso il cielo, nello spazio, li cucio. Il respiro è il mio alleato, mi fa stare in questo momento che fugge, nel presente che non è un tempo [...]

Nel Buddhismo si dice che un essere risvegliato abbia il cuore vuoto, che significa spazioso, ampio, un cielo in cui le emozioni, gli affetti, i pensieri, le opinioni (in sanscrito cuore e mente sono un termine solo: citta) passano, ma non permangono, sorgono e svaniscono. La non-identificazione con le ineffabili emozioni, i discontinui pensieri, illumina la fondamentale vacuità dello sfondo, della coscienza, la vivezza di uno spazio che riceve con freschezza l'esperienza senza interpretarla, nè evitarla, senza aggiungere, senza togliere, nudamente.  (Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva - L'arte della meditazione



Tu cerchi la vera coscienza.  Dove la puoi trovare? Puoi forse trovarla al di fuori di te? Devi trovarla dentro di te. Perciò rivolgiti all'interno. Il cuore è la sede della coscienza, o la coscienza stessa. (Ramana Maharshi, Consigli per la pratica spirituale)

 

02 luglio 2025

Rigenerazione Yoga


Ci rigeneriamo ogni volta che ci connettiamo di più con l’essere, che ci sintonizziamo con una frequenza più ampia, in un luogo più intimo dove ascoltare senza filtri ciò che c’è, ogni volta che ci con-sentiamo, ci permettiamo di percepire in maniera differente dall’ordinario, aprendoci all’apertura, senza difese egoiche favorendo un processo di consapevolezza (
Yoga) che purifica in profondità il sistema nervoso. Tutte le volte che la gabbia dell’ego separato – la grande illusione creata dalle ingannevoli percezioni mentali (Maya) – viene smascherata anche solo da un istante di integrità tra le braccia dell’infinito, in una Presenza vitale senza impedimenti.


La rigenerazione è una cura che passa dal generarsi nuovamente (ri-generazione), ovvero, nascere a nuove visioni, prospettive e a quell’unica Saggezza di fondo che cela la più luminosa verità sulla nostra natura essenziale: il Sé, l’essere, la pura coscienza, atman/Brahman, nomi che indicano ma non possono definire l’essenza innominabile di tale principio di Unità fondamentale, “Amor che move il Sole e l’altre stelle”.

Ci rigeneriamo quando andiamo al di là dei nomi e delle forme (Namarupa) che ci costringono in false identità, su tutte il corpo-mente.

Ci rigeneriamo quando ci immergiamo con presenza piena in ambienti di natura ricchi di prana, energia vitale, dove poter ampliare il respiro non solo nei polmoni, ma anche nella prospettiva delle cose. Davanti al mare, la ricchezza di ioni negativi nell’aria che veicolano la vitalità energetica (prana) è al massimo. (Yoga e mare, i benefici della "pratica oceanica")

Ci rigeneriamo in Ananta Samapatti, contemplando l’infinito, immergendo la mente nel cuore e in orizzonti che si estendono, dimorando senza fretta nell’apertura stessa, abbandonando la pretesa di sforzo personale e procedendo con grazia nell’oceano dell’ignoto in sospensione di reazione, pionieri di osservazione equanime e di stupore senza censura. La contemplazione è la porta suprema.

Contempliamo le sensazioni del corpo assumendo la postura (asana) che è una posa della mente e dell’anima sul mistero dell’esserci, un mistero sempre nuovo mai ripetitivo da attraversare sempre nuovi mai ripetitivi, come? Scomparendo, essendo talmente tanto da non essere più nulla, nulla di definitivo e vincolante … quando anche l’ultimo frammento di sé ha trovato, riconoscendola, la via maestra del Sé.

Tra le pieghe di un corpo che si risveglia alla vitalità rilassata, di una mente senza arroganza che ritrova la chiarezza trasparente di un lago senza increspature e la calma rasserenante di una eco nel vento che risuona senza trattenere, si compie il rito della rigenerazione yogica, una gratitudine sollecita nel respiro che accompagna il cambiamento di rotta. Ci ri-posizioniamo (asana) nella giusta visione (ad Est, quella dell’orientamento, Oriente, sorgere del Sole, sole che illumina le tenebre dell’ignoranza/avidya).

Ci rigeneriamo perché torna a splendere il sole dentro di noi. Senza essersi mai spento, siamo noi che ritorniamo a Casa.


Perché pratichiamo lo yoga | Gérard Blitz Un maestro del nostro tempo

La prima volta che si sperimenta il corpo vuoto


ESTATE 2025 PORTO RECANATI YOGA DAVANTI AL MARE


RIGENERAZIONE GRATITUDINE RESPIRO

MERCOLEDI ORE 6.30-7.30
VENERDI  ORE 19.00-20

Da luglio, all'alba e al tramonto due incontri alla settimana, davanti al mare per riconnetterci al "sentimento oceanico" del nostro vero Sé. E' pratica "avanzata" ogni movimento che ci porta più vicini al riconoscimento del nostro vero Sé. Il Sé non è un obiettivo esterno da raggiungere ma la base essenziale alla quale tornare. Il nostro stato naturale.  Connettersi alla nostra vera natura è Yoga, Unione a tale essenza libera, non condizionata, ampia, rilassata, quieta, spaziosa, atemporale. 


"Yatha pinde tatha brahmande

Yatha brahmande tatha pinde"


12 settembre 2024

Poesia Lord Shiva Nataraja (il trionfo della Bellezza)



Questi versi sgorgati stamattina dal cuore, come i grani di un rosario e semi di Rudraksha, hanno il profumo di storace e copal, e la carezza del Maha Mrityunjaya Mantra (Om Trayambakam), il sacro mantra per la guarigione e la protezione.



E Tu arrivi danzando
E Tu arrivi giocando
E Tu arrivi creando
all’insaputa del mondo

E tu arrivi pulsando
E Tu arrivi ruotando
E Tu arrivi piacendo
all’insaputa del mondo

E Tu arrivi cantando
E Tu arrivi fluttuando
E Tu arrivi scuotendo
all’insaputa del mondo

E Tu arrivi gioendo
E Tu arrivi destando
E Tu arrivi benedicendo
all’insaputa del mondo

E Tu arrivi arrivando
E Tu arrivi andando
E Tu arrivi restando
all’insaputa del mondo

Possano saperlo i molti e i pochi
in un solo istante imbevuto di Te
che la Bellezza salverà il mondo
e che tutto si compie da Sé.

(Cecilia Savitri)

Questi versi sgorgati stamattina dal cuore, come i grani di un rosario e semi di Rudraksha, hanno il profumo di storace e copal, e la carezza del Maha Mrityunjaya Mantra (Om Trayambakam), il sacro mantra per la guarigione e la protezione.
Om Shivoam 

Ogni massimo bene per chiunque li leggerà ....
Meglio se ad alta voce, poi sussurrati, poi mentalmente! 




INSTAGRAM CECILIA SAVITRI
CANALE YOUTUBE CECILIA MARTINO


PROGETTO ITINERANTE 




Poesie di Cecilia Martino




Un grande viaggio di iniziazione, 
forti emozioni, poesia 
e una piccola-grande chiave 
per trasformare la paura di morire. 


30 agosto 2024

La prima volta che si sperimenta il corpo vuoto

"Quando cogli la spazialità luminosa del tuo corpo che irradia in tutte le direzioni, ti liberi dalla dualità e ti fondi nello spazio" (Vijnanabhairava tantra) 

Spaziosità e Vuoto sono le "esperienze fondamentali" nello yoga della tradizione non duale. E della vita intera. Farsi spazio allarga visuali e geometrie del corpo, concede erranze gioiose nella dimora dell'essere, la nostra vera natura. "L'uomo è il pastore dell'essere" vaticinava il filosofo poetante Heidegger mentre si domandava: "Si tratta ora di capire come l'uomo è nello spazio e non è nello spazio come un corpo. L'uomo dispone dello spazio. Diciamo infatti "fare spazio" per lasciare libero e, cedendo del proprio spazio, facciamo essere qualcun altro. L'uomo non ha un corpo e non è un corpo, bensì vive il suo corpo vivente."

A dispetto di quanto la mente concettuale potrebbe indurre a pensare, non si tratta di esperienze che astraggono, al contrario, conducono al risveglio della sensibilità integrale di ampiezze sconfinate, radicando nella Realtà organica e cosciente, l'unica che resta quando si dissolve il senso dell'io personale (ahamkara), che è la radice di ogni astrazione psichica e fantasia di separazione.



IL CORPO - ERIC BARET
Non ci concediamo molto tempo per sentire il corpo.
Ad un certo punto,
invece di riflettere sulla tua vita affettiva, sulla spiritualità o altro,
ti concedi uno spazio durante la giornata, dove sei presente sensorialmente:
magari esplori un movimento
del dito,
del polso,
del respiro...
Sei presente.
Le tue domande vengono fatte in modo tattile,
come un musicista che fa domande uditive.
Così, poco a poco, le zone addormentate riprendono coscienza.
Devi essere gentile, essere paziente.
Lo scopo della vita è iniziare ad osservare gli ostacoli.
Non guardiamo verso un obiettivo, ma verso il sentito che l'ostacolo genera per sentire le zone del corpo che bloccano e impediscono raggiungimento dell'obiettivo.
Diventiamo disponibili agli automatismi e alle reazioni psicologiche, all'insoddisfazione,
al rifiuto,
all'amarezza,
al fallimento,
al dubbio,
all'agitazione.
Attraverso la sensibilità decodifichiamo il modo in cui questi elementi si sovrappongono costantemente al nostro sentito.
La reazione della nostra psiche attraverso le reazioni del corpo è il cuore del lavoro.
Ciò che accade è necessario,
che sia tristezza o gioia,
che sia estasi o difficoltà,
e ad un certo punto c'è questo ascolto,
che sarà sempre più lì,
dove divento ascolto di ciò che accade.
L'enfasi non è su ciò che si presenta,
su ciò che ascoltiamo,
ma sul sentire.
È normale che la prima volta che si sperimenta il corpo vuoto,
una vibrazione molto forte,
si provi una sorta di gioia.
Non ci incolperemo perché siamo felici di sentire finalmente la vibrazione,
ma ad un certo punto non c'è più questo elemento psicologico,
stiamo ascoltando e ciò che si ascolta passa in secondo piano.
Il processo di ascolto del corpo rifletterà sempre più la Coscienza.
È l'insegnamento tradizionale, che viene fatto prima di tutto sul corpo.
Il corpo è il simbolo della vita.
Il rapporto con il corpo è quello che abbiamo con il mondo.
Il modo in cui tratti il ​​tuo corpo è il modo in cui tratti il ​​mondo.
Il disagio del corpo è il disagio che si ha nei confronti del mondo.
Quando il corpo diventerà Coscienza, il mondo diventerà Coscienza.
Il mondo è una proiezione del corpo.
Ci relazioniamo al mondo esattamente come ci relazioniamo al corpo.
È molto importante rendere consapevole questo processo.


Yoga davanti al mare - Rigenerazione Gratitudine Respiro - Estate 2024 Porto Recanati



IL MANTO DI SPAZIO - JEAN ABSAT

Accogli tutto in te, sin dalle più distanti contrade di questo infinito cosmo. Quando poi sentirai che è giunto il momento, discendi infine nello spazio del tuo corpo. Percepisci ora come lo spazio occupato dal tuo corpo, in realtà, in nulla sia diverso dallo spazio in cui risiedono tutte le cose che sono attorno a te. Lo spazio che accoglie le montagne, i mari e i continenti tutti. Lo spazio che ospita la terra, gli astri e tutto quanto esiste. Tu, oh uomo fatto di spazio, fonditi ora nell'immenso e illimitato spazio che è madre di ogni cosa e che, prima di ogni cosa, esiste. SPAZIO CHE SI VERSA NELLO SPAZIO. INFINITO CHE SI MESCOLA AD INFINITO. Questo tu sei. In questo sconfinato spazio dimora. (Tratto da "Corpo e Preghiera. Nobiltà di un filo d'erba")




LO SPAZIO SI FA SPAZIO - MARTIN HEIDEGGER
Lo spazio fa spazio. 
Fare spazio significa sfoltire e render libero, liberare un che di libero, un che di aperto. Solo quando lo spazio fa spazio e rende libero un che di libero, lo spazio accorda, grazie a questo libero, la possibilità di contrade, di vicinanze e lontananze, di direzioni e limiti, le possibilità di distanze e di grandezze.
Si tratta ora di capire come l'uomo è nello spazio e non è nello spazio come un corpo. L'uomo dispone dello spazio. Diciamo infatti "fare spazio" per lasciare libero e, cedendo del proprio spazio, facciamo essere qualcun altro. 
L'uomo non ha un corpo e non è un corpo, bensì vive il suo corpo vivente. 
L'uomo vive, vivendo come-corpo, e così è ammesso all'aperto dello spazio e da lì soggiorna in una relazione col prossimo e le cose. 
Il fare-spazio è la libera donazione del luogo dove si manifesta Dio, da dove gli dei sono scappati, luogo in cui il manifestarsi del divino a lungo ritarda. 
In ogni caso gli spazi profani sorgono sullo sfondo di spazi sacri.

... E come non udire l'eco dei versi del poeta Rainer Maria Rilke
"La nostra pienezza si compie da lontano, nello splendore degli sfondi" 




"Yatha pinde tatha brahmande
Yatha brahmande tatha pinde"




17 agosto 2024

Perché pratichiamo lo yoga | Gérard Blitz Un maestro del nostro tempo


La domanda che noi possiamo porci è di sapere perché pratichiamo lo yoga. La risposta  a questa domanda è semplice: lo yoga è un mezzo per permetterci di apprezzare meglio la vita. Lo yoga  è un mezzo concreto. Chiaro e preciso. Non vi è  nessun mistero in questa pratica. Non vi è alcun posto per l’ immaginazione. Sappiamo che facendo una determinazione azione otteniamo un determinato effetto.
La scienza moderna, quella legata alla fisiologia e la neurofisiologia , conferma quanto già detto dai grandi Maestri dello Yoga del passato. Essenzialmente lo yoga equilibra le nostre funzioni. Facilita, regola, coordina il funzionamento estremamente complesso del corpo. È con l’equilibrio del corpo, con l’equilibrio fisiologico che creiamo l’equilibrio psicologico e psichico che ci manca.  Ecco la ragion d’essere dello Yoga.


C’è effettivamente un segreto nel yoga. È quello della sua trasmissione. È iniziatica. Avviene da una persona ad un’altra persona. La difficoltà è data dal fatto che l’esperienza è sempre differente, sempre rinnovata. Non ci sono due esperienze che sono identiche.
La stessa persona è diversa ogni giorno. Inoltre, non si tratta inizialmente di una conoscenza. Nello yoga, la conoscenza nasce da un’esperienza.

Si scopre ciò che già esiste.

Si sviluppa coscienza per potere situarsi a livello estremamente sottile del funzionamento di corpo.

Ecco l’essenziale.

L’unità (Yoga) di cui s’intende riguarda il corpo ed il mentale.

Siamo prigionieri degli automatismi del circuito mentale. Della dipendenza a memoria.
La nostra vita è programmata perché il nostro cervello è programmato. 
La pratica di yoga consiste nel liberarci da questa dipendenza. Di trovare la libertà del pensiero e dell’azione. Di trovare la creatività e l’amore. Cioè la disponibilità agli altri.

Occorre cancellare un malinteso. Si pensa generalmente che lo Yoga sia legato ad una forma che si dovrebbe cercare di copiare. Quando si dice “Yoga„ l’immagine che si presenta è quella di una persona seduta, le gambe incrociate e gli occhi chiusi. Ripensandosi...

Yoga è uno stato.
Ecco ciò che ci rende perplessi. Uno stato può soltanto sperimentarsi. Viversi.

Non si può apprendere. Non possiamo conoscerlo passando attraverso  il significato delle parole, con la lettura, con l’accumulo del sapere intellettuale.

Vedete ora  in cosa lo Yoga è originale? 
In cosa il suo approccio  è così particolare?

Non si tratta neppure nel Yoga di isolarsi. Ecco ancora un’idea falsa.
Lo yoga non è una scienza astratta o teorica.
Non è neppure un sistema.
Lo Yoga non è legato ad un metodo.

Lo yoga consiste nello sviluppare, amplificare, approfondire la coscienza. Questo è l’opposto della dispersione e della confusione. Ciò che illumina. Ciò che semplifica. Ciò che decondiziona. Ciò che permette di vivere la vita pienamente, di istante in istante.

I mezzi che abbiamo, lo ripeto, sono semplici e concreti. Accurati. Chiunque può praticare yoga poiché lo yoga si pratica a partire da ogni individuo, partire dalla propria personalità, dalla propria  morfologia. Vengono forniti mezzi precisi che lo permettono.

È grazie a questa libertà nella pratica, grazie a questa scoperta ininterrotta che fa ciascun  individuo, che si trova interesse e gioia nelle nostra pratica. Lo Yoga è buono per tutti. È un preliminare a tutto. Decondiziona. Dà accesso alla spontaneità, alla creatività.

Permette di ricevere. Di ricevere gli altri. Di ricevere Dio.

La pratica del yoga non è legata particolarmente ad una cultura. All’origine era indiano. Ora è anche occidentale. Diventa per noi sempre più occidentale.

Siamo coscienti che per giudicare l’opportunità di praticare lo Yoga, dobbiamo ragionare a partire da ciò che siamo.

(PHILOSOPHIE PREAMBULE AU YOGA, Gérard Blitz, tratto dalla Rivista “Les Chemins du Yoga n.43, mars 1999)


“Per accedere all’esperienza dello Yoga (uno stato che non può essere descritto dalle parole) è indispensabile partire da voi stessi, accettando di praticare ed esprimervi secondo le vostre possibilità fisiche, emotive eccetera… È una regola fondamentale! Il vostro vissuto è unico, non ha nulla a che fare con quello della persona che pratica vicino a voi! Non c’è nulla da copiare o imitare. Solo la vostra personale esperienza si inscriverà in voi e, come diceva il Budda, ‘senza di essa nessun progresso è possibile’. Nello Yoga, ognuno è unico. È lo Yoga che si adatta a ogni individuo e non il contrario. Dobbiamo renderci conto che ciò che si insegna non è una tecnica, ma qualcosa che aiuta l’allievo a scoprire ciò che già esiste in lui”.


Zinal 1980, Gérard Blitz, Swami Satchitananda https://ifry.yoga/gerard-blitz/



Gérard Blitz (Anversa 1912 – Parigi 1990) dopo aver fondato il Club Méditerranée, si avvicina al buddhismo zen e alla pratica dello yoga. Ordinato monaco zen dal Maestro Taisen Deshimaru, divenne maestro di yoga seguendo l’insegnamento di T.K.R. Krishnamacharya. Amico di Krishnamurti e di T.K.W. Desikachar, ha trasmesso in Occidente uno yoga che ha il suo fondamento negli yoga sutra di Patanjali, elaborando una pedagogia basata su principi chiari e semplici, adatta a ogni individuo. Fu fondatore e presidente dell’Unione Europea delle Federazioni di Yoga. 



Portiamo in noi
due “regimi” diversi
che coabitano e funzionano insieme
Uno è volontario
ci spostiamo nello spazio
pensiamo parliamo
L’altro non è volontario
qualcosa in noi
agisce a nostra insaputa
aziona i nostri organi
equilibra la nostra posizione nello spazio
coordina regola corregge
Questo “qualcosa” è intelligente

Questa intelligenza è diversa
più profonda
complementare alla prima
che chiamiamo mentale

Il ruolo dell’Hațha Yoga
è quello di insegnare all’uomo a creare le condizioni
in cui quest’altra intelligenza
che è in lui
possa manifestarsi e partecipare
alle sue azioni  al suo pensiero alla sua parola
Quando queste condizioni esistono
siamo nello stato di Yoga

(Gérard Blitz, Il filo dello yoga. Gli a capo sono nell'originale)


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Sentire il corpo di luce durante la pratica yoga

State dove siete, non cambiate nulla! Jean Klein e la non-direzione

Il valore dello yoga per l'umanità


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20 giugno 2024

Il valore dello Yoga per l'umanità


La risoluzione dell'ONU, approvata da 177 nazioni e proposta dal Primo Ministro dell'India Narendra Modi, di dedicare una G
iornata Internazionale allo Yoga (21 giugno), segna un importante riconoscimento al valore dello Yoga nelle sue immense possibilità, come contributo a una cultura di pace, e al miglioramento dei valori etici, psicologici e spirituali a favore dell'intera umanità.

"Questa è una giornata per riflettere su tali valori e apprendere anche quei mezzi psicofisici che lo Yoga insegna per ottenere un corpo e una mente sani ed efficienti" - afferma Swami Yogananda Ghiri, fondatore dell'Unione Induista Italiana. 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito la salute “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto un’assenza di malattie e di infermità” 
Lo Yoga lo afferma da più di 5000 anni! 


Stare bene non è solo una questione personale, bensì un dovere collettivo, evolutivo. Maggior vigore e equilibrio fanno di noi individui più realizzati, liberandoci da complessi e ampliando il nostro orizzonte. Non basta essere vivi al mondo, bensì vitali e connessi al nostro potenziale interiore che custodisce il segreto per vivere una vita piena e non conflittuale, dunque, pacifica. Se c'è guerra dentro di noi ci sarà sempre anche fuori. La vera libertà è una conquista interiore. Una volta ridestate, le forze interiori dormienti e per lo più inutilizzate dall'essere umano "addormentato", incominciano ad agire, modificando il nostro organismo e tutto il nostro modo di essere


Dal punto di vista dello Yoga
la vita è permeata da una forza che viene chiamata Prana (energia vitale). Tutti gli esseri viventi devono continuamente ricevere questa energia per sostenersi. Questo vale per il regno umano, animale e vegetale. Più energia vitale un organismo possiede, migliore è il suo modo di vivere. Quando l'energia vitale è insufficiente e non equilibrata, il modo di vivere è mediocre e possono insorgere disturbi mentali ed emotivi. 
Lo Yoga asserisce che gran parte delle malattie e dei disturbi a livello fisico, emotivo e mentale, derivino da una insufficiente quantità di energia vitale nell'organismo. La pratica dello Yoga aiuta a mantenere alto il livello di tale energia, incanalandola verso le parti del corpo che ne sono carenti e portando consapevolezza su tutte le modalità con cui si assorbe tale energia (respirazione, alimentazione, traspirazione cutanea, qualità del sonno notturno, etc.) 

Maggiore energia vitale equivale a maggiore vitalità dell'organismo da cui resistenza alla fatica, energia e buonumore. Viceversa,  una minore energia vitale produce scarsa vitalità organica, cattivo umore, nervosismo, e via dicendo. 



Lo Yoga si occupa di eliminare gli ostacoli allo STARE BENE (BEN-ESSERE), primo su tutti la resistenza al fluire della vita che è espansione, apertura, creatività gioiosa, vitalità, movimento, flessibilità, armonia con tutto ciò che c’è. Se non si prova questo stato (che è lo stato naturale dell’essere quando liberato dalle false identificazioni egoiche), a qualche livello c’è un blocco. Lo Yoga ci dice che quasi tutti i blocchi sono di origine nervosa (contrazioni, tensioni, irrigidimento causati dalla mente egoica), ecco perché il rilassamento psico-fisico ha un ruolo chiave nel processo di ri-armonizzazione dell’essere umano al fine di riscoprire una dimensione di esistenza più vasta, sovra-mentale, intuitiva, atemporale, vibrante e persino felice (la felicità sembra un'utopia di questi tempi!)

Approfondimento in questo articolo: Corpo e Universo: la metamorfosi dell'Uomo Cosmico, dal "corpo fatto di cibo" al "corpo fatto di felicità": l'avventura interiore del genere umano che ha dimenticato la propria vera natura. 

Il circolo virtuoso è: corpo rilassato, mente serena, spirito gioioso, sensazione di Unità. 


Lo Yoga è una delle vie più antiche conosciute dall’uomo verso l’Armonia.
Armonia è yoga”, è scritto infatti nella Bhagavad Gita, uno dei testi antichi indiani più importanti. Pur avendo delle radici culturalmente e storicamente definite (l’Oriente, e India in particolare), lo Yoga è un sistema universale, si rivolge a tutti senza distinzione di sesso, etnia, culto, credo e persino età. Chiunque lo può praticare e trarne beneficio.

Lo Yoga lavora a più livelli, considerando l’essere umano nella sua integrità: livello fisico, energetico, emotivo-mentale e spirituale. Non importa da quale livello inizialmente si venga più toccati dalla pratica, perché essendo interconnessi, vengono stimolati tutti nell’insieme. Lo Yoga consente di mettersi in contatto con il corpo per mantenerlo sano, purificando i livelli mentale ed emotivo che sono la causa principale di tutte le tensioni, stress, malesseri e malattie e fare un ulteriore passo: riconnetterci con la dimensione dell’Anima, riarmonizzando lo Spirito.

Lo Yoga è un cammino di autorealizzazione spirituale, non religioso, non dogmatico, basato su principi universali a favore dell’amore e della benevolenza per tutti gli esseri viventi, con un principio che sta alla base di tutto: la non violenza, Ahimsa.

L’approccio non violento al corpo, "tempio dello Spirito" , è più affine al sentire dello Yoga autentico delle origini, uno Yoga che non venga vissuto come mera ginnastica e con atteggiamento acrobatico, competitivo, perfezionistico, tipico del Bhoga

 L’atteggiamento o attitudine (BHAV) è fondamentale: ci si rilassa dallo sforzo (tutto il contrario del fitness!)

Approfondimento sull'importanza del Bhav in questo articolo su Yoga Magazine.

Il rilassamento yogico lavora stimolando il sistema nervoso parasimpatico che riporta il corpo a uno stato di calma, inducendolo a rilassarsi e a digerire: la frequenza cardiaca diminuisce, il respiro rallenta, la digestione si attiva e vengono ripristinate le riserve di energia. L'attività più dinamica, isotonica, ripetitiva tipica degli esercizi ginnici, invece, stimola il sistema nervoso simpatico atto alla reazione attacco-difesa-fuga, rilasciando ormoni: i battiti del cuore aumentano, la frequenza respiratoria accelera, la digestione rallenta, il fegato rilascia energia sotto forma di glucosio.  

Gli esercizi di yoga non sono esercizi bensì asana, che vuol dire posizione, postura, indicando più la stasi che il movimento, il mantenimento in rilassatezza ricettiva più che la ripetitività in azione volitiva.  È uno slittamento di posizione coscienziale: dal fare all'essere. 


Tramite la pratica yoga, che implica un profondo rilassamento del sistema nervoso, si purificano e liberano i ristagni energetici (energia psichica a carattere nervoso) e l’energia scorre più libera e riarmonizzata con il
sistema-Vita: si fluisce con le circostanze esistenziali, sentendosi parte di qualcosa di più vasto e riposante, parte integrante di un Tutto armonioso (Yoga vuol dire questo: Unione) a beneficio di tutti gli esseri viventi. 

"Tutta la vita è yoga", proclamarono tutti i grandi maestri della tradizione, e lo yoga non è ginnastica, è sempre opportuno ricordare. Da qui senz'altro il valore di questa antica sacra via di saggezza, inserita anche dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità

"Ogni yoga è, per la sua natura, una nuova nascita;
è una nascita fuori della vita ordinaria,
della vita materiale mentalizzata,
in una superiore coscienza spirituale,
una più grande e più divina esistenza."
(Sri Aurobindo)

Approfondimento: Origini dello Yoga: significato autentico e pratica nella vita quotidiana


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